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Archive for June, 2012

“Profumo – Storia di un assassino” di Tom Tykwer [2006]

June 30, 2012 Leave a comment

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L’odore dell’animo umano
La storia, il film, il cuore sono tutti in un unico incredibile personaggio, Jean-Baptiste Grenouille, e nel suo errare nel mondo sconosciuto ed in conoscibile se non attraverso gli odori.
Si credeva opera intraducibile in linguaggio filmico Il profumo di Patrick Süskind, uno dei romanzi più fortunati della storia della letteratura tedesca, arrivato inizialmente in Italia a puntate sul Corriere della sera per poi conoscere 11 differenti edizioni, e diventato in breve tempo un vero e proprio caso editoriale, con 15 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Quando ancora l’autore si rifiutava di cedere i diritti, Stanley Kubrick si dichiarò interessato a dirigerne la trasposizione cinematografica, abbandonando poi l’idea dopo aver verificato l’effettiva impossibilità di rendere sullo schermo lo straordinario, ma impalpabile mondo degli odori nato dalla penna ironica e brutale di Süskind. Bernd Eichinger, storico produttore di pellicole tratte da romanzi cult, tra cui La storia infinita e Il nome della rosa, è riuscito a convincere solo nel 2001 lo scrittore a dare il via libera alla realizzazione del film, e ha voluto che a dirigere un’opera così complessa e seducente fosse uno dei più talentuosi registi in circolazione, Tom Tykwer, un tecnico delle emozioni, esploso nel 1998 con Lola corre, ma poi poco valorizzato per i suoi successivi, meravigliosi lavori, La principessa e il guerriero e Heaven, regalo postumo di/a Kieslowski di inesprimibile bellezza.
Il regista tedesco si è trovato così tra le mani, per la prima volta, una materia estremamente difficile da dominare perché per sua natura sfuggente: l’universo impenetrabile degli odori. Jean-Baptiste Grenouille, una “tra le figure più geniali e scellerate” della Francia del diciottesimo secolo, rifiuto umano e artista “assoluto”, sguardo innocente e mano assassina, arriva oggi finalmente sul grande schermo, per disturbare e scuotere gli spettatori, ma soprattutto per mendicare quel briciolo di pietà che non gli è mai stato concesso. Una storia eccessiva, sempre sopra le righe, tra orrore e fiaba, quella del garzone Grenouille, dotato di un olfatto così acuto da poter far propri tutti gli odori del mondo, da riuscire ad arrivare, anche a grandi distanze, nell’anima di ogni più piccola cosa, ma vittima della tragedia massima per un essere umano: la mancanza d’amore, di attenzione, di calore, dovuta ad una diversità che spaventa ed allontana. E la diversità di Grenouille non sta nel suo aspetto fisico, ma nel fatto imperdonabile che il suo corpo non emana alcun odore, un’anomalia “demoniaca” che disgusta e terrorizza chi se lo ritrova intorno. E’ la beffa più grande ed inaccettabile per chi riesce ad entrare in contatto con il mondo solo attraverso il proprio naso: ecco allora che il non sentirsi lo consegna definitivamente a quella solitudine senza speranza che apre le porte al dramma.
Come in tutti i suoi precedenti film, anche in questo caso Tykwer va concentrando la sua attenzione sull’aspetto del crimine come motore della storia, come gesto disperato per arrivare all’amore. C’è sempre stata una agrodolce distanza tra i protagonisti dei suoi lavori e gli spettatori, perché per le sue storie la scelta è sempre caduta su personaggi fondamentalmente innocenti, ma costretti ad efferate azioni criminose. E’ così anche Grenouille che, per conoscere il cuore degli uomini, non esita ad uccidere le vergini di Grasse, deciso a distillarne il profumo estatico, una sfida impossibile, il motivo ultimo per la sua inutile esistenza. Gli viene fuori l’opera d’arte totale, la luce che da sul Paradiso, la magnificenza insopportabile che fa colare la bava al cannibale. Ma, come si è detto, la storia di Grenouille è troppo stupefacente per riuscire in una sua adeguata resa sullo schermo: si rischia sempre di cadere nel ridicolo, di suscitare le risa volgari degli onnipotenti spettatori, quando la sospensione dell’incredulità diviene sfida troppo grande. Tykwer riesce a cavarsela quasi sempre, anche nelle due difficilissime scene conclusive per le quali sceglie la via della delicatezza (con Grenouille trasformatosi in angelico direttore d’orchestra dell’animo umano, uno spettacolo!) rispetto alla brutalità che avrebbe forse richiesto un epilogo così sorprendente, che segna l’ingresso dell’uomo nell’era moderna.
Gli estimatori del libro non potranno dirsi delusi: l’adattamento è estremamente fedele, sono fatte salve l’ironia e la fascinazione misteriosa del romanzo, la voce fuori campo (certo invasiva e didascalica) legge proprio le pagine scritte da Süskind, la ricostruzione della Francia del ‘700, delle botteghe, dei laboratori è commovente nella sua accuratezza. Eppure, c’è una precisa scelta degli sceneggiatori che grava come un macigno su tutto il film: il non aver svelato immediatamente, come nel libro, quella anomalia che rende Grenouille un uomo totalmente scollato rispetto al mondo che lo circonda. Tykwer sceglie infatti di rivelare quell’informazione fondamentale per capire ed entrare nella profondità del personaggio dopo troppo tempo, in una sequenza senza dubbio d’effetto nella sua drammaticità, ed evita di sottolineare successivamente questo che nel libro di Suskind è l’aspetto più importante. Si crea così una distanza troppo grande tra chi guarda e il personaggio, figura ambivalente che ha un modo tutto suo di vivere le emozioni, da sembrarne quasi privo. Ma le sensazioni che muovono Grenouille traspaiono sempre, nelle sue corse, nei suoi affanni, nei suoi silenzi curiosi. In fondo, anche quando spezza la vita di fanciulle innocenti, non si può non sentirlo vicino, non si può non comprendere la sua glaciale disperazione.
Tykwer, solito chirurgo dell’immagine filmica, sembra maneggiare con qualche difficoltà di troppo una storia che evidentemente non sente sua fino in fondo e va spesso in confusione, osando dove non dovrebbe, frenando dove bisognerebbe calcare la mano. Il montaggio frenetico delle immagini più disturbanti che accolgono Grenouille nel mondo sono uno stratagemma insignificante, i viaggi di camera in fast motion per raggiungere l’origine dei profumi sono disorientanti, alcune scelte (come la penosa sequenza kitsch di Hoffman nel giardino dell’amore) troppo azzardate. Ma quando si concentra su ciò che sa fare meglio (i primi e primissi piani, l’indagine minuziosa dei corpi) Tykwer sorprende come al solito, incanta con la sua fine sensibilità, ci regala pura poesia d’immagini (una su tutte la sequenza della ragazza delle mirabelle) che non può essere facilmente dimenticata, grazie anche alla fotografia del solito Frank Griebe, che si lascia andare a continui, raffinati giochi di luci ed ombre, che svelano e nascondono, immergendo la storia nelle tonalità scure che rimarcano la miseria del tempo narrato, e nella luminosità degli spazi aperti quando la libertà per il protagonista sembra essere ad un passo. Ben Whishaw nel ruolo di Grenouille è francamente eccezionale, un talento incredibile: riesce a sostenere più di due ore di film senza quasi dire una parola, lasciando parlare essenzialmente il corpo, come chi, smarrito nel mondo sconosciuto, è guidato solo dal proprio naso.
Cinema e letteratura tornano ad incontrarsi, ma mai come questa volta la trasformazione della parola in immagine è stata così faticosa. Il profumo è un romanzo peculiare, giocato su quel senso, l’olfatto, difficile da stimolare fuori dalla realtà tangibile della vita vera. Tykwer esce dalla crisi artistica in cui era sprofondato dopo la fredda accoglienza riservata al suo Heaven, e si confronta con un blockbuster ad alto budget, che lo allontana per un po’ dalle storie minime che hanno caratterizzato la sua filmografia. Stavolta la storia, il film, il cuore sono tutti in un unico incredibile personaggio, Jean-Baptiste Grenouille, e nel suo errare nel mondo sconosciuto ed in conoscibile se non attraverso gli odori. Il risultato è contraddittorio, ma guai ad archiviare Profumo con superficialità, perché ricco di implicazioni sociologiche, esperimenti comunicativi, sfide percettive e di un formidabile discorso sull’Arte e sul genio. Finalmente cinema che torna a stimolare, finalmente una vera sfida per lo spettatore.

Massimo Borriello

Fonte: Movieplayer

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Sergio Castellitto, imminente su Sky con “In treatment”

Ritorno imminente sul piccolo schermo di Sky: “Torno in tv con un bellissimo progetto, ‘In treatment’, tratto da una magnifica serie israeliana”. Sergio Castellitto, ospite al TaorminaFilmFest, ha rivelato il suo imminente ritorno sul piccolo schermo. “Gireremo fra dicembre e marzo dell’anno prossimo – ha aggiunto -. Viene realizzata per Sky che punta a una qualità popolare”. “In treatment” è liberamente ispirato alla serie israeliana “BeTipul” e ruota attorno alla vita privata e professionale di uno psicanalista e alle sedute con i suoi pazienti. La HBO ha già prodotto l’edizione americana della serie, con Gabriel Byrne protagonista. Castellitto, protagonista dell’incontro “La scrittura e il cinema” insieme alla compagna scrittrice Margaret Mazzantini, da poco sono terminate le riprese del film tratto dal suo best seller “Venuto al mondo” con la partecipazione dell’attrice Penelope Cruz come protagonista insieme a Castelletto. Molto impegnato, infatti  a breve inizieranno le riprese di “Una famiglia perfetta” di Paolo Genovese.

Emilio Di Iorio

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Il Pianeta dei Bambini, nuove aperture nel primo semestre 2012

June 30, 2012 Leave a comment

Cresce il franchising degli asili nido: 8 nuove aperture nel primo semestre 2012
Una formula affidabile e di successo per il marchio Il Pianeta dei Bambini
Otto nuove aperture in sei mesi e altre già in programma: è positivo il bilancio del franchising di asili nido Il Pianeta dei Bambini, un business che non sembra conoscere crisi. «C’è una maggior richiesta di strutture valide a cui affidare i piccoli mentre i genitori sono al lavoro – afferma Cristina Malvini, che nel 1999 ha fondato il marchio Il Pianeta dei Bambini -. Si tratta però di un settore molto delicato, anche perché al centro di tutta l’attività ci sono i bimbi, la loro crescita ed educazione» In quasi 15 anni di attività, Il Pianeta dei Bambini ha accumulato un’esperienza importante: «L’offerta comunale troppo spesso è inadeguata all’alto numero di richieste, quindi entrano in gioco gli asili privati – prosegue Malvini -. Negli ultimi anni sono nate molte strutture, tuttavia non ci si può improvvisare imprenditori nel settore degli asili: i genitori chiedono standard qualitativi sempre più alti e la burocrazia è molto complessa»
Nel settore il marchio Il Pianeta dei Bambini è diventato sinonimo di affidabilità e qualità e questo fa la differenza, sia per i genitori che devono scegliere la struttura a cui lasciare il proprio piccolo, sia per chi decide di mettersi in proprio e di investire in un asilo nido. «La nostra formula di franchising ha successo perché prende per mano in franchisee fin dall’inizio, occupandosi di tutto: dalla ricerca della sede, alle procedure burocratiche e alla ricerca di personale – prosegue Malvini -. E’ necessaria una programmazione funzionale e modalità di lavoro efficienti, per offrire un servizio di alto livello: con noi si risparmiano settimane di lavoro per definire il progetto d’impresa. Offriamo un servizio a 360 gradi, occupandoci della ricerca della location, dello studio di fattibilità, delle procedure per ottenere le autorizzazioni necessarie e della progettazione di spazi e arredi. Informiamo in anticipo sull’investimento necessario per l’avvio dell’attività e il possibile guadagno, aiutando negli adempimenti burocratici, nell’ottenere autorizzazione ed eventuali agevolazioni finanziarie. Diamo inoltre consulenza a livello pedagogico, metodologico ed educativo, ma anche gestionale e organizzativo». Già, perché dopo aver sbrigato tutte le pratiche necessarie per aprire, quello che interessa davvero ai genitori è il fatto di avere del personale valido, un ambiente sereno e proposte per stimolare e divertire i piccoli: «L’offerta formativa del Pianeta è sempre aggiornata e al passo con i tempi – spiega l’imprenditrice -. Organizziamo laboratori creativi che sono improntati verso la multiculturalità, l’inglese e attività con materiali eco compatibili o di riciclo. Attenzione è dedicata anche a mamme e papà, con incontri formativi specifici e progetti come lo Sportello dei Genitori, dove una psicologa è a disposizione per ascoltare e consigliare su dubbi e difficoltà». Si offre inoltre consulenza per la promozione e il marketing, senza dimenticare il web: ogni affiliato ha a disposizione un sito dedicato con una chat per comunicare con i genitori tramite una password privata e il manuale che contiene le procedure igienico sanitarie da seguire.
I termini del franchising prevedono una initial fee, o diritto di entrata, alla firma del contratto e royalties periodici calcolate in base al numero dei bambini e al fatturato.
Il Pianeta dei Bambini® – Catena di asili nido in franchising fondata nel 1999 a Bareggio (Mi) da Cristina Malvini. Oggi conta 17 associati ed è in continua crescita, grazie anche alle due nuove socie Eleonora e Laura Falsone. I molti anni di esperienza nel settore, permettono a Il Pianeta dei Bambini di offrire un servizio di qualità dal punto di vista metodologico e pedagogico, attento ai rapporti con le famiglie e con gli enti locali. Gli asili nido del brand accolgono bambini dai 3 mesi ai 3 anni e offrono, oltre alle consuete attività, una serie di laboratori, programmi e servizi per stimolare la creatività dei bambini e aiutarli a crescere. Attualmente il Pianeta dei Bambini è presente a: Abbiategrasso, Bareggio, Carimate, Caronno Pertusella, Castano Primo, Corbetta, Legnano, Malnate, Meda, Milano via Bramante, Milano via Brusuglio, Milano v.le Caterina da Forlì, Monza, Rho, San Giorgio su Legnano, Senago, Vittuone.

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Veneto, guerra delle arance autentica fanta politica

June 30, 2012 Leave a comment

LA GUERRA DELLE ARANCE. MANZATO: AUTENTICA FANTA-POLITICA
Venezia – “Se c’era bisogno della prova che nel nostro Paese domina la Fanta-Politica, oggi ci siamo. La guerra delle arance, che non so se considerare ridicola o preoccupante, o forse tutte e due le cose, lo dimostra”. Franco Manzato, assessore all’agricoltura e alla tutela del consumatore del Veneto, è turbato e sconcertato per il disaccordo che si è profilato tra maggioranza parlamentare e governo circa la percentuale minima di succo d’arancia “autentico” che deve essere presente nelle cosiddette “aranciate”; “forse non il maggiore problema italiano oggi sul tappeto, ma pur sempre un problema”.
“Intendiamoci – aggiunge – io su questo tema sono abbondantemente con la maggioranza parlamentare e penso, che quando si andrà vada al voto parlamentare, i numeri dei favorevoli supereranno la somma dei rappresentanti dei partiti cui appartengono i proponenti. Chiamare aranciata una bevanda che dell’arancia ha nel suo contenuto solo il 5 per cento è un inganno sostanziale per i consumatori. Se qualcuno è convinto del contrario scriva in chiaro sull’etichetta “bevanda con il 5 per cento di succo d’arancia” al posto di aranciata, e a caratteri grandi, in modo che da un metro di distanza si riesca a leggere solo quello”.
“Mi domando peraltro quali siano le motivazioni con le quali il ministero dell’Economia si è pronunciato contro la procedura accelerata, impedendo l’approvazione della legge direttamente in Commissione: pare che discettare di aranciate sia complesso come discutere di anticorruzione, che per fortuna non si beve al bar e non si compra al supermercato. Sono certo che, come sempre, qualche portatore d’interesse avrà fatto sentire la sua voce; il che forse significa – conclude Manzato – che quella dei consumatori non arriva ai ministeri. Bisognerà rimediare”.

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“ARTA – Femminile di Arte”, primo festival internazionale dedicato alla creatività femminile n provincia di Siena

June 30, 2012 Leave a comment

Il primo Festival internazionale dedicato alla creatività femminile sbarca in provincia di Siena. Dal 5 al 7 luglio, presso la suggestiva Villa Bianchi Bandinelli di Geggiano, nel comune di Castelnuovo Berardenga, si terrà “ARTA – Femminile di Arte”, nato con l’obiettivo di far conoscere le espressioni artistiche di donne di nazionalità e generazioni diverse.
“Opere d’arte, spettacoli, racconti e momenti di incontro – spiega Tatiana Campioni, direttrice del Festival – daranno visibilità a ciò che le donne pensano, dicono, fanno, progettano, sentono, immaginano, scrivono e cantano. Le artiste protagoniste, scelte da un Comitato artistico composto da grandi nomi dello spettacolo e non solo come Francesca Comencini, Serena Dandini, Maura Misiti, Carolina Taddei e Bianca Boscu, saranno sia italiane che straniere. Al fianco di personalità già affermate, verrà dato ampio spazio anche a giovani artiste emergenti sia nel campo della arti visive, del teatro e del cinema che della letteratura, della musica e dell’arte culinaria. Il Festival – prosegue Campioni – potrà essere seguito anche da chi non potrà essere presente a Geggiano grazie alle trasmissioni e alle interviste che saranno mandate in diretta web e grazie a postazioni internet a disposizione del pubblico e web-cam permanenti. Gli utenti avranno anche la possibilità di interagire con noi attraverso la rete, ponendo domande e offrendo il loro contributo durante le discussioni”.
Durante il Festival saranno presentati anche alcuni progetti internazionali a sostegno delle donne nei Paesi in via di sviluppo. Quest’anno “ARTA” sostiene l’associazione Camfed – Campaign for female education, che si propone di investire nell’educazione delle ragazze e delle donne in Zimbabwe, Zambia, Tanzania, Ghana e Malawi, rendendole protagoniste del proprio riscatto, e l’associazione Oxfam con la sua iniziativa “The Circle”, nata a Londra nel 2008 per volontà di Annie Lennox e che unisce donne di differenti ambiti per la realizzazione di progetti a sostegno delle donne che vivono in povertà nel mondo.
Il Festival è organizzato dall’associazione culturale “ARTA”, con il patrocinio di Regione Toscana, Provincia di Siena e Comune di Castelnuovo Berardenga. Per prenotazioni e maggiori informazioni è possibile visitare il sito internet www.artafestival.com oppure chiamare il numero 338 5611063.
Il programma degli eventi
Giovedì 5 luglio. Alle ore 18 si terrà l’inaugurazione della tre giorni con una visita all’esposizione di arte contemporanea delle artiste Kan Xuan, Sabrina Mezzaqui eMargherita Morgantin allestita in collaborazione con “Galleria Continua” e che resterà aperta per i tre giorni della kermesse. Alle ore 19, presso l’area cinema, la regista e scrittriceFrancesca Comencini presenterà il documentario “Agelorand” di Carlotta Cerquetti. Dalle ore 21.30, presso il Teatrino di Verzura si terrà l’esibizione della giovanissima cantante inglese, Evelyn Burke e, a seguire, la performance delle Dj, Nico de Transilvania e Nelic.
Venerdì 6 luglio. Alle ore 18, presso l’area cinema, si terrà l’incontro con Helen Cotton, dell’associazione Internazionale Camfed, che presenterà i progetti che l’associazione realizza per debellare la povertà in Africa e, a seguire, si terrà la proiezione del film-documentario “Where the Water Meets the Sky”, interamente realizzato dalle donne del villaggio di Samfya, in Zambia. L’appuntamento proseguirà, alle ore 19.30, presso il Teatrino di Verzura conSerena Dandini che insieme all’autrice Orsetta de Rossi, racconterà il suo ultimo libro “Grazie per quella volta. Confessioni di una donna difettosa”. Alle ore 21, sempre presso il Teatrino, Lunetta Savino leggerà “Una telefonata” di Dorothy Parker e “Sono una moralista” di Lidia Ravera e a seguire ci sarà lo spettacolo teatrale “Me Vojo Sarvà – Nessuno ci guarda” due atti unici scritti, diretti e interpretati da Eleonora Danco.
Sabato 7 luglio. Nel giorno di chiusura, alle ore 18, presso il Teatrino di Verzura si terrà un incontro con Ilaria Lenzi, dell’associazione Oxfam Italia, che presenterà il progetto “The Circle” e, alle ore 19, uno spettacolo di musica e poesia con Patrizia Cavalli e Diana Tejera. Alle ore 21, infine, si terrà la cena di chiusura del Festival – su prenotazione – con chef Katharina Wolf.

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Roberto Benigni, esodati come in un girone dantesco

Parole dure per il grande oratore Roberto Benigni con il termine “Esodati” che definisce una fetta del nostro paese che in futuro prossimo potrebbero trovarsi senza pensione, senza stipendio a causa dell’aumento dell’età pensionabile, lui che da sempre è legato alle problematiche  sociali, ci mette sempre del suo anche ironizzando. “Gli esodati? Sembra un termine inventato da Dante per un girone di penitenza – ha dichiarato l’attore a Supercinema, il rotocalco di Mediaset – Loro sì che scontano una pena terribile, ma in vita, non da morti”.                                                                                                             “La punizione infernale più tremenda? Penso sia senza dubbio una manovra finanziaria decisa dalla Merkel”.                       Nel 2006 Benigni ha iniziato a girare per teatri e piazze con lo spettacolo TuttoDante, in cui ha recitato e spiegato le cantiche del celebre poema. Con Il Premio Oscar è legato da un rapporto particolare a Dante Alighieri e alla Divina Commedia. Dopo aver tenuto letture sull’argomento in numerose Università Italiane. Benigni, dopo essere tornato recentemente al cinema con il film di Woody Allen “To Rome with Love”, è atteso dal 20 luglio al 6 agosto in piazza Santa Croce a Firenze per 12 appuntamenti in cui riproporrà l’interpretazione di 12 canti dell’Inferno.

Emilio Di Iorio

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“Charlot” di Richard Attenborough [1992]

June 28, 2012 Leave a comment

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“Il film ha pennellate eleganti che però, messe insieme, non fanno un ritratto. Manca una visione d’insieme, un’ipotesi d’interpretazione forte del personaggio. Mille sono i punti di vista dai quali Chaplin può essere analizzato: l’ossessione erotica per le ragazzine, l’impegno politico, le accuse (ebreo, comunista) inventate dall’FBI e però da lui mai del tutto negate, l’odio-amore per l’America, il retaggio dickensiano dell’infanzia londinese, e tanti, tanti altri. Attenborough non ne sceglie uno: tenta di farli tutti confezionando un centone affascinante ma troppo didascalico. Alla fine del quale Chaplin rimane un mistero. Come si diceva: se volete saperne di più, guardate i suoi film.” (Alberto Crespi, ‘l’Unità’, 26 febbraio 1993)”Dopo Gandhi, Chaplin. Richard Attenborough continua con le sue biografie filmate. Questa volta, però, il personaggio era più complesso. Il problema era non solo dir tutto, ma anche condensare senza tradire: né il carattere rimasto sempre un po’ oscuro del protagonista, (nonostante le molte confidenze e confessioni), né l’epoca, il cinema e la gente che lo avevano accolto e in cui, qualche volta perseguitato, aveva saputo dominare. Attenborough ha pensato di vincere la difficile battaglia affidandosi a tre sceneggiatori di fama (William Boyd, Bryan Forbes, William Goldman) e rifacendosi, per le fonti, debitamente citate, all’autobiografia dello stesso Chaplin, ‘La mia vita’ e al bellissimo libro storico-critico di David Robinson, ‘Chaplin: la vita e l’arte’. Un’idea giusta, non sorretta però da una vera analisi del personaggio e affidata poi, come struttura narrativa, ad un seguito di eventi visti più come in uno sceneggiato tv che non come in un film, prodighi, in qualche momento, di invenzioni suggestive, ma ora troppo diluiti ora troppo rapidi per arrivare, come si voleva, ad un ritratto.” (‘Il Tempo’, 27 febbraio 1993)”Qualche momento intenso lo dobbiamo a Geraldine Chaplin nel ruolo di sua nonna Hannah, la mamma di Charlie e di Sydney Chaplin che tutta la vita combatte contro uno stato di depressione prossimo alla follia. Kevin Kline è irresistibilmente simpatico nella parte di Douglas Fairbanks, il grande amico di Chaplin e cofondatore della United Artists. E Milla Jovovich è molto bella e inquietante nel ruolo di Mildred Harris, la diciassettenne furba che divenne la prima moglie bambina di Chaplin. Ma su questa come sulle altre sue vicende amorose, si sente l’inevitabile autocensura che gli autori si sono imposti: Lady Oona era ancora viva ai tempi della preparazione del film. Per fortuna c’è Chaplin, quello vero. Quando sullo schermo compaiono la fioraia, il monello, il vagabondo, il suo finto Dittatore – e quello vero – improvvisamente si torna a ridere e a commuoversi, e appare più chiaro l’unico senso possibile di ‘Charlot’: ricordare uno dei massimi poeti di questo secolo. E spedire gli spettatori a rivedere i suoi film”.
Irene Bignardi
la Repubblica, 27 febbraio 1993

Angelina Jolie, bella e tenebrosa strega in “Maleficient”

Le belle di Hollywood interpretano le streghe cattive, dopo Charlize Theron nel ruolo della regina Ravenna di “Biancaneve e il Cacciatore” di Rupert Sanders ora tocca alla bellissima Angelina Jolie, protagonista di “Maleficent”, bella e tenebrosa. Sono iniziati  le riprese del film l’annuncio arriva dagli Walt Disney Studios, diretto dal production designer due volte premio Oscar Robert Stromberg (“Avatar”, “Alice in Wonderland”), ecco la prima foto che ritrae Angelina nei panni della strega con il famoso cappuccio nero  da cui escono due corna come nel cartoon del 1959 de “La bella addormentata nel bosco”. Il debutto  come   regista nel suo primo film,  ed prodotto da Joe Roth, scritto da Linda Woolverton (“Il re leone”, “La bella e la bestia”) e vede come produttori esecutivi la stessa Jolie, Don Hahn, Matt Smith e Palak Patel. In uscita nel 2014, anche in versione 3D, “Maleficent” è la storia mai raccontata di una delle più amate cattive delle favole Disney e svela per la prima volta gli eventi che hanno reso duro il suo cuore e che l’hanno portata a maledire la piccola Aurora. Tra gli altri attori  nel cast troviamo Sharlto Copley, Elle Fanning, Sam Riley, Imelda Staunton, Miranda Richardson, Juno Temple e Lesley Manville.

Emilio Di Iorio

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Woody Allen, sogno di girare un capolavoro

Nel cassetto un sogno molto particolare  per l’attore-regista Woody Allen, quello di realizzare un capolavoro: “Ho 76 anni perciò non penso che succederà, ma continuo a provare”, ha detto a Parigi, in occasione della presentazione del suo ultimo film ” ‘To Rome with love’, girato in Italia.
con alle spalle 45 film, il celebre regista ne considera solo sette o otto “migliori degli altri” e il suo sogno è quello di “dirigerne uno che posso mostrare senza vergogna ai festival, uno del calibro di ‘Rashomon’ o di ‘Il settimo sigillo’, e di ‘8 1/2′”, ha detto. Una nuova sfida per lui dunque , e confessa che non ha nessuna intenzione di ritirarsi in pensione: “Non riesco a immaginarmi una vita senza lavoro”. Ci sono pregi e svantaggi  nell’essere una celebrità, questi i temi trattati nel suo prossimo  lavoro, su uno sfondo in altre città dopo Roma questa volta saranno New York e San Francisco. “Essere una celebrità comporta mancanza di privacy, persone che ti chiedono costantemente l’autografo o una fotografia ed essere inseguiti dai paparazzi. Ma i privilegi superano di gran lunga questi inconvenienti, ce ne sono così tanti che molte volte sono anche immeritati”.

Emilio Di Iorio

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“Profumo – Storia di un assassino” di Tom Tykwer (2006)

June 28, 2012 Leave a comment

Profumo – Storia di un assassino (Perfume: The Story of a Murderer) è un film di genere drammatico, thriller della durata di 147 min. diretto da Tom Tykwer e interpretato da Ben Whishaw, Dustin Hoffman,Alan Rickman, Corinna Harfouch, Rachel Hurd-Wood, Karoline Herfurth, Sara Forestier, Ramon Pujol, Birgit Minichmayr, Simon Chandler.
Prodotto nel 2006 in Germania e distribuito in Italia da Medusa il giorno 22 settembre 2006.
Il trovatello Jean-Baptiste Grenouille, nato privo di odore, è dotato di un olfatto superiore a quello degli altri esseri umani e lo utilizza per creare i migliori profumi del mondo. Le cose prenderanno una piega drammatica quando Grenouille inizierà a cercare l’essenza suprema…
Francia, XVIII secolo – Jean-Baptiste Grenouille (Ben Whishaw) nasce da una ragazza madre tra i rifiuti di una Parigi povera e sporca. Una pescivendola al mercato si sente male, si sdraia dietro il banco ed espelle il feto (che la voce del narratore ci informa essere il quinto di una serie di feti nati morti) tagliandone il cordone con abitualità e noncuranza. Ma il neonato, abbandonato dalla madre tra sporcizia, topi e resti di pesce, inizia a respirare, e le sue urla subitanee richiamano l’attenzione di alcuni presenti. La madre, accusata di tentato infanticidio, viene impiccata.
Finisce in un orfanotrofio gestito da una megera che lo venderà, ormai ragazzo, a un conciatore. Parlerà tardi, dopo i 5 anni, ma presto scoprirà di avere un olfatto assolutamente fuori dal comune. Gli odori divengono il fulcro della sua esistenza: riesce a distinguere l’odore dell’erba, della pietra calda, del legno bagnato, dell’acqua e della rana che vi nuota.
Un giorno, in città per una consegna, incontra l’odore della sua vita: proviene da una fanciulla venditrice di prugne (Karoline Herfurth). La segue, l’odora e incidentalmente la soffoca tentando di farla star zitta per non essere scoperto.
Sempre per una consegna, capita nel negozio di Monsieur Baldini (Dustin Hoffman), un profumiere italiano in declino. Qui, nel suo studio, ricrea in poco tempo il famoso e vendutissimo profumo Amore e psiche del profumiere concorrente Pélissier. Baldini lo assume e Jean-Baptiste viene iniziato all’arte della profumeria e della distillazione. Modifica e migliora il profumo di Pélissier, la voce si sparge a Parigi e gli affari del negozio rifioriscono grazie alle creazioni dell’allievo.
Ma a Jean-Baptiste interessa soprattutto sapere come estrarre e distillare gli odori di tutte le cose. Cerca di distillare l’odore del rame, del vetro e persino del gatto di Baldini. Capisce che deve esistere qualche altra tecnica e, su consiglio del maestro, parte per la provenzale Grasse, il più rinomato centro per la produzione di profumi.
Qui, nel paese della lavanda, impara nuove tecniche e si sente pronto finalmente per creare il profumo perfetto, quello che lo renderà famoso in tutto il mondo. Ossessionato dal profumo di quella giovane venditrice di prugne, incontrata tempo prima, comincia a distillare il profumo di donna: ma gliene servono almeno 13. Un buon profumo è costituito da 12 essenze – diceva Baldini -: 4 per l’accordo di testa, 4 per l’accordo di cuore, 4 per l’accordo di base e l’ultima, la più potente, che farà di quel profumo l’unico e impareggiabile.
Uccide 12 bellezze e ne estrae l’essenza; gli manca l’ultima, la più bella, e la identifica nella bellissima Laura (Rachel Hurd-Wood), figlia del potente Richis (Alan Rickman). Grasse è in allarme per gli efferati delitti; non si riesce a trovare la chiave di lettura dei crimini. Le modalità sono sempre quelle: giovani donne belle vengono trovate nude, coi capelli rasati ma senza tracce di violenza sessuale. Richis ha paura per la figlia, la porta via da Grasse ma fallisce. E Jean-Baptiste, che nel frattempo è stato identificato come l’assassino ed è ricercato, riesce a estrarre l’ultima essenza. Il profumo perfetto è pronto ma egli viene catturato. Grazie proprio a quel profumo riesce a sfuggire il patibolo e si dirige verso Parigi.
La voce del narratore racconta: “Aveva ancora profumo a sufficienza da asservire il mondo intero se avesse voluto; sarebbe potuto andare a Versailles a farsi baciare i piedi dal Re, scrivere al Papa una lettera profumata e rivelarsi come il nuovo Messia. Avrebbe potuto fare questo e molto di più, se avesse voluto. Possedeva un potere più forte del potere del denaro o del terrore o della morte, l’invincibile potere di suscitare l’Amore nell’Umanità”.
Il 25 giugno 1767, entra in città da Rue Saint-Jacques. Avendo capito che il profumo, nonostante potesse farlo apparire come una divinità per il mondo intero, non poteva trasformarlo in un essere capace di amare e di essere amato veramente, si versa sul capo tutto il profumo con un gesto lento, davanti a una folla di poveracci infreddoliti, e si lascia uccidere inerte dalla smania e dall’adorazione di questi in quello che si rivelerà, il giorno seguente, essere un mercato del pesce, lo stesso posto dov’era nato.
Curiosità
Nota curiosa è come tutti i padroni di Jean-Baptiste siano morti subito dopo averlo lasciato: la madre viene impiccata poco dopo averlo partorito; la direttrice dell’orfanotrofio non fa in tempo a godersi i 7 franchi per cui ha venduto Jean-Baptiste, rapinata e sgozzata subito dopo averlo venduto; il proprietario della conceria per scansare una carrozza cade battendo la testa e poi dentro il fiume, dopo averlo venduto per 50 franchi; la casa di Monsieur Baldini crolla uccidendo sua moglie e Baldini stesso, con ancora fra le mani il libretto con le cento formule lasciategli da Jean-Baptiste e un sorriso sulle labbra; il proprietario dell’ultima azienda profumiera viene ucciso per il ritrovamento dei capelli delle vittime nel suo cortile, nascoste da Jean-Baptiste.
Tutti i personaggi del libro, infatti, per un motivo o per l’altro non riescono a portare a termine i loro scopi tranne Grenouille. Per esempio: la madre, avendo 25 anni, sperava un giorno non tanto lontano di poter diventare la moglie di qualche artigiano vedovo, per questo non si pente di lasciar morire i suoi precedenti 4 figli che avrebbero solamente decimato le sue possibilità, invece viene fatta impiccare; Grimal, dopo aver concluso il miglior affare della sua vita vendendo Grenouille, si compra delle bottiglie di vino, ma, ubriacatosi, confonde la strada del ritorno e muore di colpo gettandosi nella Senna; Madame Gaillard aveva progettato di morire in privato in casa sua evitando una morte pubblica e disgustosa come quella del marito nell’Hotel-Dieu, invece, a causa della vecchiaia, di una malattia tumorale alla gola e della rivoluzione che mise in crisi l’economia e il suo piccolo patrimonio, è costretta ad arrendersi e viene sepolta in una fossa comune; Giuseppe Baldini, dopo aver pianificato di vivere felicemente fino a vecchiaia inoltrata godendosi il ricco frutto delle creazioni di Grenouille, muore travolto dalle macerie dei due piloni del Pont au Change che sorreggevano la sua casa e il laboratorio; la ragazza di Rue des Marais viene strangolata per il semplice motivo che ha un profumo sublime, come anche le altre 25 vergini di Grasse, lo strumento per la realizzazione del profumo perfetto; il marchese della Taillade-Espinasse ingannato da Grenouille, crede di poter dimostrare come, salendo sulla montagna più alta della Francia e trascorrendovi una settimana di riposo, sia reale la sua teoria del fluidum vitale, ma muore nel tentativo sottovalutando i pericoli della montagna; Druot, il primo garzone di Madame Arnulfi, aveva sposato la sua datrice di lavoro ed era contento della sua situazione, ma siccome Grenouille era stato scarcerato, viene accusato e confessa, sotto tortura, di essere l’autore dei delitti. Ed ecco che così il nostro protagonista lascia sul sentiero dove è passato una scia di 33 morti alquanto stranamente correlate con lui (preso in considerazione il libro).
Nella versione italiana la voce narrante è di Omero Antonutti.

Fonte: Wikipedia

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