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“Giuseppe Palanti. Pittore, Urbanista, Illustratore”, personale per il Centenario dell’artista a Cervia

May 30, 2012 Leave a comment

Cervia (RA) DAL 12 MAGGIO A CERVIA LA PIÙ GRANDE MOSTRA MAI DEDICATA A GIUSEPPE PALANTI.
Nell’ambito dei festeggiamenti per il suo Centenario, Milano Marittima rende omaggio all’artista che così tanto influì sulla sua stessa nascita e conformazione.
Giuseppe Palanti è l’artista milanese che i cervesi chiamavano e nostár pitór, questo perché spesso era a Cervia a ritrarre la bellezza di questi luoghi con tela e pennelli. Ma Palanti è anche l’artista che ebbe l’idea di trasformare il suo mare preferito nella spiaggia dei milanesi, creando così Milano Marittima.
Per celebrarlo, il Comune di Cervia in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e i Musei San Domenico di Forlì, nell’ambito delle grandi mostre programmate nel 2012 sul Novecento (tra cui Wildt, L’anima e le forme da Michelangelo a Klimt, attualmente in corso), ha pensato una mostra a lui dedicata, la più grande retrospettiva completa mai esposta prima che raccoglie 160 opere del Maestro, per restituire al pubblico l’opera di un artista eclettico, di uno sperimentatore curioso che accolse e praticò un’eccezionale varietà di arti, dalla grafica all’urbanistica, dall’illustrazione alla decorazione, per dare forma ai desideri e alle proiezioni del mondo attivissimo che lo circondava.
L’esposizione, dal titolo “Giuseppe Palanti. Pittore, urbanista, illustratore” allestita a Cervia negli spazi del Magazzino del Sale, aperta dal 12 maggio al 30 agosto, presenta uno spaccato della vita del Novecento esempi di pittura, disegno, grafica pubblicitaria, illustrazioni per il teatro e la moda; discipline attraverso cui si esprimeva il poliedrico artista e a cui si deve, oltre all’ispirazione di Milano Marittima, la progettazione del suo piano regolatore e la realizzazione delle prime cartoline promozionali e dei manifesti fra cui il primo manifesto pubblicitario della città di Cervia realizzato nel 1928.
Divisi in sezioni, le pitture, i ritratti, le nature morte, le scene di atelier, i paesaggi, i manifesti, le riviste, le stampe, i bozzetti, gli studi grafici, i documenti inediti, provenienti dal Museo della Scala di Milano, da musei pubblici con cui Palanti collaborava e da collezioni private, ci parlano di un artista inserito in una rete di relazioni culturali e produttive, in un mondo in espansione, fervido e audace, che rappresenta ancora oggi una pagina nella storia del nostro Novecento. In mostra molte opere inedite e unicum come il modello, ritrovato recentemente, realizzato da Palanti per Milano che riproduceva in ceraica la scala del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza andata distrutta.
È il 1912 quando Palanti pittore e grafico pubblicitario milanese, nato alla fine del 1800, pensa a una spiaggia per Milano, la capitale senza mare, su quel tratto di costa da lui così amato. Pensa a Milano Marittima e la concepisce come una Città giardino, quell’innovativo concetto urbanistico, nato nell’Inghilterra del XIX secolo per opera di Ebenezer Howard, a contrastare il degrado nelle città dovuto all’opera di industrializzazione e all’aumento della popolazione. In contrapposizione, l’idea della città giardino si focalizzava su un’area urbana che mostrasse un’attenzione particolare alle esigenze primarie dell’individuo: case unifamiliari immerse nel verde collegate tra loro con servizi comuni a disposizione.
Giuseppe Palanti ebbe così un ruolo decisivo nel determinare la curiosa conformazione di Milano Marittima, che occupa una ex zona di relitti marini donata dal comune di Cervia a una ditta meneghina perché la bonificasse. Gli eleganti villini, costruiti e decorati in stile Liberty, ancora oggi perfettamente conservati, tra cui anche la casa di Palanti, furono inseriti nella pineta in modo armonioso, come se facessero parte del paesaggio naturale.
Tra gli artisti più versatili della prima metà del Novecento, in lui si fondono le principali tendenze dell’epoca: dall’esito borghese dell’ultimo romanticismo, al tardo Impressionismo, al Novecento e agli anni Trenta, fino agli esiti degli anni Quaranta.
Le figure di Palanti, le sue donne ridenti colte nel pieno di una spensierata giovinezza, le nature morte carnose, i paesaggi assolati interpretano con taglio psicologico-mondano una modernità che cresce delineata in morbidi vortici di colore. Illustratore per eleganti riviste e per i manifesti delle opere liriche (per le quali disegnò spesso anche scene e costumi), autore di disegni per oggetti d’arredo e, infine, ideatore di quel paradiso vacanziero che è stata, ed è tuttora, Milano Marittima riassume ed interpreta i miti e i sogni del primo Novecento.
La modernità di Palanti era proprio in quella volontà di testimoniare la forza, la sicurezza, il gaudio di una classe media e alto borghese che il secolo nuovo coglie nel pieno del suo vigore: industriali, professionisti, signore dell’alta società che sfogliano riviste alla moda, giocano a tennis e frequentano i teatri, ridendo ad un’Italia in crescita economica, fiduciosa, che sarà piegata da due guerre ma che acquisterà proprio in quel lasso di tempo una consapevolezza destinata a durare.
Figlio di falegname, eccezionale “artista-artigiano” lui stesso, Palanti sembra così coniugare alla perfezione l’antica tradizione artistica lombarda con le esigenze di un “nuovo” che non è stato rappresentato, nell’Italia prima e dopo la I Guerra Mondiale, solamente dalle straordinarie esperienze delle Avanguardie.
La mostra curata da Anna Villari, coordinata da Gianfranco Brunelli, vede i contributi scientifici in catalogo (edito da Silvana Editoriale) di Vittoria Crespi Morbio, Ennio Nanni, Susanna Massari. L’allestimento è stato curato da Alessandro Lucchi (Studio Lucchi & Biserni di Forlì).
Il Comune di Cervia e la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ringraziano particolarmente Paola Motta Romagnoli, Piero Palanti ed Edoardo Romagnoli.
La mostra gode del patrocinio del Comune di Milano ed è organizzata dal Comune di Cervia grazie alla collaborazione della Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì e al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Ravenna e della Camera di Commercio di Ravenna.
Con il contributo di Cna Servizi Ravenna, Assicoop e Unipol, Leonardo Design, Cear, Moviter Strade e F.lli Gasperoni.
Info mostra: GIUSEPPE PALANTI. PITTORE, URBANISTA, ILLUSTRATORE
Cervia, Magazzini del Sale, dal 12 maggio al 30 agosto 2012.
Orari: dal 13 maggio al 15 giugno dal martedì alla domenica ore 10-13 e ore 15.30-18.30, dal 16 giugno al 30 agosto dal martedì alla domenica ore 17.30-23.00, sabato e domenica anche ore 9.30-12.30. Chiusa il lunedì.
Ingresso: 5 euro interi; 4 euro ridotti.
Inaugurazione: sabato 12 maggio 2012 ore 17.30.
Preview per la stampa sabato 12 maggio ore 11,30.
Per informazioni turistiche: tel. 0544 993435 http://www.turismo.comunecervia.it
iatcervia@cerviaturismo.it
http://www.centenariomilanomarittima.comunedicervia.it
Per prenotazioni hotel: tel. 0544 72424 http://www.cerviaturismo.it, info@cerviaturismo.it
Ufficio Stampa Turismo Comune di Cervia:
Annalisa Canali tel. 0544 915262 canalia@comunecervia.it
In collaborazione con:
Tatiana Tomasetta ufficiostampa@tatianatomasetta.it

“Avanguardie russe”, mostra al nuovo spazio espositivo Museo dell’Ara Pacis di Roma

May 30, 2012 Leave a comment

Avanguardie russe. Malevič, Kandinskij, Chagall, Rodčenko, Tatlin e gli altri
Le principali correnti dell’arte russa di inizio ‘900 – il cubofuturismo con la sua singolare sintesi delle tendenze europee dell’epoca, l’originale astrattismo, il costruttivismo con le sue composizioni architettoniche e il suprematismo con la sua purezza geometrica – trovano espressione in un’unica grande esposizione: Avanguardie russe.
L’esposizione offre l’opportunità straordinaria di poter ammirare circa 70 capolavori dei più grandi artisti russi del secolo scorso, provenienti da importanti musei quali la Galleria statale Tret’jakov e da musei regionali russi poco conosciuti dal grande pubblico come quelli di Kazan, Kirov, Krasnodar, Saratov, Samara.
Dopo il successo della tappa palermitana, l’esposizione arriva a Roma accresciuta di 7 nuove opereLo spazzino e gli uccelli di Chagall per la prima volta Italia ed altre significative opere di Malevich (La mietitrice e Suprematismo. Composizione non-oggettiva), le suggestive tele di Kandinskij (MeridionaleMuro rosso. Destino e Composizione. Ovale grigio) Composizione non-oggettiva di Rozanova.
La mostra sarà arricchita da un’installazione firmata dall’artista Pablo Echaurren tesa a comunicare ai visitatori quanto le avanguardie influenzarono tutte le arti dal teatro al cinema, dalla poesia alla musica e da un’analisi sui rapporti tra futurismo italiano e russo di Claudia Salaris.
Infine alcuni video racconteranno il contesto storico in cui sono nate le avanguardie.
Otto sezioni tematiche scandiscono l’esposizione delle opere:
Kazimir Malevich: dal cubofuturismo al suprematismo
Dopo un’iniziale influenza postimpressionista, Malevich sperimenta una sorta di neoprimitivismo rappresentando, con colori accesi e forti contrasti, soggetti di ambiente contadino. In seguito alle sue riflessioni sulla strutturazione del volume, realizza figure più solide e schematizzate, come il Falciatore del 1912. Passa poi al cubofuturismo (esemplificato in mostra dall’operaVita in un grande albergo) che supera già nel 1913 con la teorizzazione del suprematismo, ovvero la necessità per l’artista di abbandonare ogni relazione con la realtà e mirare alla rappresentazione della purezza geometrica. A questo periodo appartengono le sue famose raffigurazioni dei Quadrati.
Vasilij Kandinskij. Dal paesaggio stilizzato all’astrattismo
Pur vivendo all’estero fino al 1921, Kandinskij partecipa attivamente alla vita culturale russa e la influenza fortemente con le sue rivoluzionarie teorie sull’uso del colore e sul nesso inscindibile tra opera d’arte e dimensione spirituale. Tra le 5 opere in mostra si segnala la famosa Mosca. Piazza Rossa un paesaggio urbano dal sapore fantastico in cui l’artista rappresenta la sua visione della città: sono riconoscibili alcuni elementi architettonici che si mescolano al volo degli uccelli ed al grande arcobaleno.
Marc Chagall
Lo stile fantastico e intimista di Chagall si caratterizza per la sua straordinaria originalità. Elementi costanti delle sue opere sono l’espressione della sua sensibilità interiore e il legame indissolubile con il mondo contadino dei villaggi russi. Nel 1914, dopo un soggiorno di alcuni anni a Parigi, Chagall rientra nella sua città natale, dove dipinge una serie di quadri dai soggetti poetici e numerosi scorci della cittadina dipinti dal vero. A questo periodo appartengono due delle tele presenti in mostra:Negozio a Vitebsk (1914) e Bagno di bimbo (1916) a cui si aggiunge Lo spazzino e gli uccelli (1914) inedito per l’Italia.
Mikhail Larionov e Natalia Goncharova
I due artisti, uniti nell’arte e nelle vita, in breve passano da uno stile impressionista e simbolista ad uno neoprimitivista. Si distaccano dal gruppo Fante di Quadri, accusandolo di sottostare troppo all’influenza straniera, e fondano il gruppo Coda dell’Asino per sostenere un’arte russa nazionalista. A questi anni risalgono alcuni dei dipinti presenti in mostra tra cui:Paesaggio e Donne col rastrello della Goncharova (1907-1908), Notte. Tiraspol (1907) e Rissa in un locale (1911) di Larionov. Anche nella loro elaborazione del raggismo – una sintesi di cubismo, futurismo e orfismo – resta esplicita l’esigenza di trovare un proprio linguaggio peculiare. Il raggismo ebbe notevole influenza su diverse personalità di spicco dell’avanguardia russa, ma andò ad esaurirsi a partire dal 1915 con la partenza di Larionov e Goncharova dalla Russia.
Fante di quadri, cézannismo e post-impressionismo
Il gruppo Fante di Quadri, nato a Mosca nel 1910 con il desiderio di rompere provocatoriamente con la società dell’epoca, fin dall’inizio lega l’arte popolare russa con le diverse poetiche figurative dei movimenti occidentali, dal postimpressionismo, al fauvismo, al cubismo. Per alcuni esponenti del gruppo, come Konchalovskij, Kuprin e Mashkov, diventa preponderante l’influenza di Cézanne tanto che verranno indicati come “i cézannisti russi” per la vividità cromatica e la semplificazione della maniera pittorica (si vedano in mostra Piazza della Signoria a Siena e Pesche di Konchalovskij o Paesaggio con chiesa di Kuprin, Ritratto di poeta di Mashkov, Chiatta e Ritratto femminile Robert Falk).
Cubofuturismo
Il futurismo russo prende il nome di cubofuturismo; in questo movimento la scomposizione dei punti di vista del cubismo si fonde con il movimento e la simultaneità del futurismo. È fondamentale anche l’influenza del neoprimistivismo per l’uso di colori vivaci e di linee di contorno ma anche per l’attenzione alla dimensione popolare e mistica della cultura tradizionale.
In questa sezione della mostra si possono ammirare, tra le altre opere: Figura femminile (Nudo) di Rodchenko, Natura mortadi Lubov Sergeevna Popova, Sinfonia (Violino) di Mikhail Ivanovich Menkov, Composizione di Vera Pestel.
Astrattismo
L’astrattismo trova terreno assai fertile in Russia, dove comincia a diffondersi negli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale (1905-1914) rielaborando in modo autonomo le tendenze che si diffondevano in Europa. Con il raggismo teorizzato da  Larionov e Goncharova (1909), gli oggetti vengono esclusi dalla pittura ma restano il volume e la profondità. A portare l’arte russa verso l’astrazione assoluta sarà Malevich, con la sua teorizzazione del suprematismo che dichiara  l’illimitata “supremazia” nelle arti figurative della pura sensibilità plastica. Collaborano al suprematismo, già a partire dal 1915-1916, Aleksandra Ekster, Lubov Popova e Olga Rozanova, rappresentate in mostra rispettivamente dai dipinti Paesaggio urbano(1916), Architettura pittorica (1918) e Costruzione di Forza nello Spazio (1921), Composizione (1915).
Costruttivismo
Il costruttivismo, che si espresse in architettura così come nelle arti plastiche, si integra compiutamente con lo spirito della Rivoluzione d’ottobre del 1917. Le prime opere costruttiviste furono i Contro rilievi di Tatlin, installazioni composte da diversi materiali  “non artistici”: ne è un esempio Scelta di materiale di alto livello, 1914-1915 (presentata, come altre opere costruttiviste tridimensionali in mostra, in una ricostruzione recente). In seguito, nella sua totale adesione all’ideale rivoluzionario, Tatlin arriva a sostenere l’abolizione dell’arte come tale, considerata un estetismo borghese, concependo come possibili solo le attività strettamente utili alla società come l’architettura, la grafica, l’arredamento e il design. Altro ideale estetico viene invece seguito da  Karl Ioganson e dalla Makarova che sostengono la necessità di un’arte “esatta”, basata sulla “trasparenza” e sui vuoti della costruzione plastica. Il costruttivismo incide in modo radicale anche nella pittura dove forme astratte vengono utilizzate per creare strutture ispirate a macchinari tecnologici, sospese nello spazio quasi come composizioni architettoniche (si veda in mostra Disegno in una cornice di Rodchenko).
Curatore/i
Victoria Zubravskaya – Coordinamento scientifico: Federica Pirani
Catalogo
Silvana Editoriale
Il Museo dell’Ara Pacis ospiterà “La Rivoluzione Pacifica a Colori” di 24 Artisti Russi
Il Museo dell’Ara Pacis ospita fino al 2 Settembre la Mostra Le Avanguardie Russe; un’occasione Unica per poter ammirare le opere delle più importanti personalità artistiche della Russa di inizio ‘900: CHAGALL, RODCHENKO, KANDINSKIJ e molti altri ancora. L’Esposizione prosegue al più alto livello la partecipazione di Roma Capitale all’Anno Bilaterale Italia Russia 2011. Un anno celebrato con grande successo con scambi artistici, teatrali e musicali tra Roma e Mosca. Nello spazio Mostre, recentemente rinnovato del Museo dell’Ara Pacis trovano ideale collocazione alcuni Capolavori d’Eccezione provenienti dalle Collezioni dei più importanti musei Russi, opera di ventiquattro artisti di fama mondiale.  La Russia qui si racconta nel suo modo di guardare l’Occidente, e farsi guardare, nei tanti fascini che l’hanno sedotta, trasformandosi in influssi, da Cézanne, Gauguin e Picasso alle Espressioni Cubofuturiste, fino ad arrivare al Suprematismo e Costruttivismo, per poi andare oltre.
05/04 – 02/09/2012
Avanguardie russe
Malevič, Kandinskij, Chagall, Rodčenko, Tatlin e gli altri
Nuovo spazio espositivo Ara Pacis
Tipologia: Arte Contemporanea
Per info – redazione@irradiazioni.it
Cristina 338.9553314

Sloughi, levrieri d’Arabia nella Storia (1a parte)

May 30, 2012 Leave a comment

Nella regione che noi chiamiamo Maghreb, parola che deriva dall’arabo e designa “il luogo dove il sole tramonta”, le popolazioni utilizzano dei levrieri per la caccia da migliaia di anni. Le prime prove di questa utilizzazione si trova nei petroglifici  di scene di caccia con dei cani di Tassili n’Ajjer, al sud dell’Algeria, che risalgono alla fine del VI° millenio a.C.; altri levrieri, più sottili, si ritrovano nelle pitture rupestri della stessa regione che risalgono al II° secolo a.C. Nel periodo romano, la rappresentazione di questi levrieri, che i romani chiamavano Vertragus, era presente negli innumerevoli mosaici delle ville e delle fattorie, nella Tunisia romana. Uno dei migliori mosaici datato III° secolo D.C., è stato scoperto a El Djem, tra le rovine della città antica di Thysdrus. E’ interessante notare che un levriero nero quasi identico si ritrova in un mosaico situato sul Monte Nebo, in Giordania, fatto che suggerisce come i romani utilizzassero lo stesso tipo di levriero in tutti i loro territori africani del nord e del Medio Oriente. Più tardi, nel IV°-V° secolo, i mosaici tunisini sono sovente più grossolani, ma presentano sempre chiaramente dei cani da caccia similari, che si ritrovano anche negli edifici romani in Siria e in Giordania. Un illustrazione di Kitâh al- Hayâwân (Il Libro degli Animali), scritto da Al-Jahiz in Irak, dimostra che nel X° secolo, gli artisti impiegavano sempre le stesse linee fluide di un levriero che era descritto chiaramente in arabo come un Salüqï . Dopo l’introduzione dell’Islam nel Maghreb, alla fine del VII° secolo, gli sceicchi arabi e i loro seguiti, in primis quelli della tribù Bani Hilal, arrivarono dall’Arabia probabilmente accompagnati dai loro levrieri che si chiamavano anche’essi Salüqï. Non è dato a sapere se i loro levrieri erano simili a quelli che trovarono nel Maghreb. Certo è che con l’arabizzazione delle popolazioni indigene del Maghreb, Salüqï è il nome con cui erano conosciuti i cani da caccia. Salüqï è una parola ereditata dagli arabi preislamici d’Arabia. Il termine è menzionato per la prima volta nella letteratura araba in un poema del VI° secolo. La sua origine è oscura. La tradizione araba vuole che derivi da Salûq, una città antica dello Yemen, situata nelle vicinanze della moderna Ta’izz; secondo le regole grammaticali dell’arabo, questa parola designa una persona o una cosa appartenente a quella persona e non ha il senso generico del levriero, ma il Prof. Rex Smith, nel bollettino della “Scuola Orientale e Studi Africani“, ha avanzato l’ipotesi (convincente) associandola all’Impero seleucide che, dal IV° secolo a.C. sino al I° secolo d.C., copriva l’attuale Siria e l’Irak. In arabo, seleucide si traduce con Salûqî. Comunque siano i fatti e che in tutto il mondo arabofono e sino ai giorni nostri, gli arabi utilizzano la parola Salûqî nella letteratura per descrivere i loro cani da caccia. Il nome ha dato luogo a numerose discussioni in Occidente, che si sono ribaltate sovente in dispute accese, in ragione di interpretazioni divergenti del termine arabo originale: chiariamo il concetto. Per gli Occidentali, la difficoltà proviene dal fatto che l’arabo è molto diverso nella sua forma scritta da quella parlata o, piuttosto, le sue forme parlate, perchè esistono numerosi dialetti. Se tutti gli arabi scrivono Salûqî (m), Salûqîyya (f) e Salaq o Sulqân (pl) esattamente nella stessa forma e lo leggono in maniera identica, la pronuncia differisce molto nell’uso quotidiano. La prima vocale si elide e la lettera “qâf” diventa “gâf” e dona “Sloo-gui” (m), “Sloo-guiyya” (f) e “Slaag (pl), anche se il plurare puo’ contenere diverse forme. Quando ascoltarono queste parole, molti occidentali che non avevano sovente grande conoscenza dell’arabo tentarono di trascrivere quello che udivano o credevano di intendere, utilizzando l’ortografia inglese o francese. Questo spiega perchè, alla fine del XIX° secolo e al debutto del XX° secolo, quando i coloni britannici e francesi entrarono in contatto con dei levrieri, donarono loro dei nomi differenti con delle ortografie differenti. Gli inglesi adottarono diverse ortografie. Per esempio, nel suo libro sull’oasi di Siwa dove viveva, nel deserto occidentale vicino alla frontiera libica, Charles Belgrave designo’ i suoi levrieri frangiati con la parola Silugi. Altri adottarono Seleughi, Slughi, Salugi, Sluqi e Sloughi, ma i fondatori del club della razza in Gran Bretagna si accordarono su Saluki, mentre i francesi optarono per Slougui o Sloughi, che poi divenne definitivo. La loro scelta,  secondo gli anglofoni, è discutibile, perchè le lettere “gh” non sono normalmente usate per transilettare la lettera araba “qâf“, ma si usa piuttosto una lettera completamente diversa, “ghayn“, come, ad esempio, nel Maghreb.

Paolo Pautasso

Fonte: Lo Sloughi in Marocco

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” Napoleone e Noi “, due mostre per la manifestazione transfrontaliera a Carrara

May 30, 2012 Leave a comment

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Carrara – dal 10 maggio al 10 settembre 2012 l’’ Accademia di Belle Arti di Carrara e la Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara partecipano alla manifestazione transfrontaliera “Napoleone e Noi” “”, progetto volto alla valorizzazione del patrimonio napoleonico, organizzato dalla Provincia di Massa Carrara, con due mostre: “Il tempo di Elisa: il mito e la bellezza,” allestita nella sede dell’ ’Accademia delle Belle Arti, e “Gianni Dessì VIS-A-VIS”, allestita a Palazzo Binelli e all’ ’Accademia delle Belle Arti. Attraverso l’’esposizione di 21 modelli e calchi in gesso, restaurati per l’occasione e provenienti dalla collezione dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, la mostra, Il tempo di Elisa: il mito e la bellezza, come dichiara il titolo, vuole riportare alla giusta considerazione gli effetti che l’’accorta politica di Elisa Bonaparte Baciocchi determinò sulle arti a Carrara nel periodo del suo principato compreso fra il 1805 e il 1814. Nel periodo del suo regno, a Carrara, vengono prodotti tutti i busti della famiglia imperiale, i cosiddetti “napoleonidi” diffusi in tutto l’impero ed è a Carrara che si precisano le note poetiche del primo e del secondo neoclassicismo. Legate al recupero del mito e all’ideale di grazia e bellezza esse, poi, si stemperano in un nuovo ed inedito naturalismo. Grazie ad Elisa, infatti, Carrara diventa meta prediletta di Antonio Canova, l’artista scelto dalla committenza napoleonica per tramandare le immagini dell’imperatore Napoleone e dei suoi familiari come divinità che abitano un nuovo Olimpo. A Carrara opera e lavora in qualità di Direttore del Banco elisiano ma anche in qualità di insegnante di scultura dell’ ’Accademia di Belle Arti, Lorenzo Bartolini che sperimentando un nuovo modo di guardare al reale sostituisce ai modelli classici i modelli presi dal vivo. Al “tempo di Elisa”, soggiorna e lavora a Carrara, anche l’altro grande protagonista del neoclassicismo, Bertel Thorvaldsen. Insieme a Christian Daniel Rauch – che ne eseguirà un suggestivo ritratto – sarà l’artista che nel periodo della restaurazione, grazie anche al favore di Maria Beatrice d’Este, porterà avanti il linguaggio legato al mito e all’ideale di bellezza appreso negli ateliers di Elisa così anche favorendo l’’attività dei laboratori che continueranno ad essere fiorenti per tutto il corso del 1800, grazie anche ai numerosissimi allievi che alla scuola di Canova, Bartolini e Thorwaldsen si erano formati e che la recente mostra D’’ Apres Canova ha messo in evidenza. Il Tempo di Elisa rappresenta, dunque – anche nell’ ’ottica di continuare l’opera di valorizzazione e di restauro dell’’ingente patrimonio storico dei gessi che si conservano in Accademia – la naturale e necessaria premessa alla precedente mostra D’’Apres Canova, allestita dal giugno 2011 a Palazzo Binelli.

Gianni Dessì – VIS-A-VIS”, presenta nove opere all’interno della mostra “D’’Après Canova L’Ottocento a Carrara. L’’accademia e i suoi maestri”, ospitata a Palazzo Binelli, generando così un dialogo per assonanza e dissonanza, con le voci del passato. Il tema della mostra di Dessì, come evocato dal suo titolo, è incentrato su un doppio sguardo: cioè sul sentimento di se stesso che viene restituito dalla propria immagine e da quella dei ritratti di alcuni cari amici, figure quotidiane. A Palazzo Binelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, tra i 27 gessi ottocenteschi eseguiti da artisti ispirati al magistero di Antonio Canova, Bertel Thorwaldsen e di Lorenzo Bartolini, provenienti dalla Gipsoteca dell’’Accademia, si incontrano tre ritratti in gesso, di gusto naturalistico, di figure che compongono il mondo quotidiano del’l’artista : “Paola”, “Stefano”, “Marco”, dove inserti pittorici ridisegnano la volumetria della scultura, così come accade nell’’autoritratto in gesso “Faccia a faccia” (2003), dove il rettangolo nero dipinto sul giallo del volto, ne ricompone i volumi. Nei dipinti “Dittico”, “Senza titolo” e in “Disegno (Io)”, quest’ultimo a carboncino, ricorrono le mani e il volto dell’artista, che diventa il soggetto del video “Autofocus”: breve narrazione dell’atto mattutino del rasarsi, che si trasforma a poco a poco, tramite l’apposizione della schiuma da barba, nella copertura totale della faccia. Il dialogo col mondo che mettono in atto queste opere passa dunque attraverso il corpo, che viene trattato a tutto tondo nella grande scultura “In piedi” (2007): una figura dai particolari anatomici abbozzati e acefala, una forma cava che mette ipoteticamente in luce il corpo della scultura.

IL TEMPO DI ELISA: IL MITO E LA BELLEZZA Accademia di Belle Arti di Carrara, – Palazzo Cybo Malaspina, Via Roma 1, Carrara. Durata: dal 10 maggio-10 settembre 2012; Orari: mattina dal martedì al sabato 10/13, pomeriggio: sino al 26 maggio, dal martedì al sabato 16.00/18.30, dal 26 maggio sino al 3 giugno dal martedì al sabato 19.00/23.00, dal 4 giugno al 10 settembre dal giovedì al sabato 19.00/23. Gianni Dessì VIS-A-VIS, Palazzo Binelli- Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, Via Verdi 7, Carrara; Durata:dal 10 maggio-10 settembre 2012;Orari: da mercoledì a sabato 16-18,30, fatta eccezione per i giorni di Marble weeks quando l’apertura sarà dalle 19 alle 23; Ingresso: biglietto per entrambe le mostre (in vendita a Palazzo Binelli): 5 euro;

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Ghisa Art Fusion, rassegna scledense progetto di fusione tra arte, musica ed enogastronomia

May 30, 2012 Leave a comment

Schio (Vicenza) – Si apre domenica 10 giugno alle ore 18:30 la rassegna scledense GHISA ART FUSION progetto di fusione tra arte, musica ed enogastronomia. Il programma, di cui il primo appuntamento presso il Lanificio Conte in via XX Settembre (Schio), mira a rivitalizzare le realtà storiche industriali della città di Schio. Le fabbriche scledensi tornano alla ribalta quali protagoniste questa volta di un’“industria culturale”. Quattro distinti appuntamenti in orario aperitivo daranno modo al pubblico di accostarsi a uno spazio “nuovo”e, al contempo, ad alcune opere di artisti visuali locali e a gruppi musicali di provenienza jazz e fusion. Un’esperienza sincretica che sarà arricchita con degustazioni di vini e cibi proposte da realtà enogastronomiche del territorio.
Il progetto ideato da Petra Cason e Anna Zerbaro assieme a Metamorfosi Gallery è patrocinato dal Comune di Schio che apre gli spazi dell’archeologia industriale del centro scledense: oltre al Lanificio Conte, anche il Giardino Jacquard e la Fabbrica Saccardo.
Prima tappa tra i linguaggi del contemporaneo dunque, domenica 10 giugno presso il Lanificio Conte (via XX settembre, Schio) con l’inaugurazione della mostra di Mauro Gobbo, accompagnata dalle musiche del gruppo Alma Swing e dalle degustazioni a cura di Tenuta l’Armonia. La mostra sarà presentata da Petra Cason e Anna Zerbaro e resterà aperta al pubblico per alcuni giorni.
Gli altri appuntamenti della rassegna, a cadenza mensile e sempre alle 18.30, sono in programma per domenica 1 luglio, domenica 9 settembre e sabato 6 ottobre.
Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito metamorfosi-gallery.tumblr.com/ghisa o telefonando al 348.0435597.
GHISA ART FUSION
10 giugno ore 18:30 – Lanificio Conte, Schio