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Evasione fiscale… scandalo anche a Pescara

La lotta contro l’evasione fiscale funziona realmente? Questo é il quesito che intendo analizzare. Siamo in grado di stabilire se l’Italia sia pronta a combattere definitivamente una delle piaghe più dissolute della nostra società? Lo Stato é pronto a scontrarsi duramente contro una realtà radicata da secoli nel nostro sistema economico basilare? Quanto si é davvero pronti a cambiare modus operandi sociale?
La motivazione che mi ha spinto a fare un’indagine sulla città di Pescara é quella di verificare se, nonostante lo Stato si impegni contro l’evasione fiscale mediante l’informazione preventiva anti-evasione, esistano persone sul territorio nazionale che non interagiscono minimamente con la nuova politica del fisco. Ho trascorso parte delle mie giornate della scorsa settimana tra Centri Commerciali e negozi della città di Pescara. E fin qui tutto regolare, ma nell’istante in cui si interagisce con il settore dell’acquisizione dei servizi o sulla fruizione del divertimento il discorso assume un connotato diverso.
Mercoledì pomeriggio decido di andare dal parrucchiere, prenoto un appuntamento per un trattamento estetico generale che si quantifica in una spesa totale di euro 30,00. Importo riportato sulla ricevuta rilasciata dall’esercente euro 12,00. Diamine, non mi sono reso conto di aver speso meno del previsto!
Giovedì sera coinvolgo un paio di amici per andare a cena fuori, pesa complessiva per tre persone di euro 44,00, ma nessuna emissione di regolare scontrino o ricevuta.
Sabato sera coinvolgo nuovamente degli amici per convogliare nel centro di Pescara Porta Nuova, un tempo dimora del grande poeta Gabriele D’Annunzio. Verso le due del mattino ci rechiamo presso un noto locale, ormai storico nella zona, ordinando dal menu, una volta seduti, tre dolci e due flûtes di prosecco al sidro di mele. Al suo interno il locale é ancora gremito di persone, quasi tutti i tavoli occupati. Le nostre consumazioni arrivano dopo circa dieci minuti di attesa, causa l’affollamento, nonostante il supporto di quattro o cinque camerieri. Spendiamo la modica somma di euro 17,20, il resto viene restituito immediatamente, ma la ricevuta si fa attendere. Intanto domando cortesemente ad alcuni ragazzi seduti accanto a noi se per caso a loro hanno portato lo scontrino fiscale: la risposta é negativa. Nessuno di essi si é domandato se fosse necessario chiederlo, tra l’altro uno di loro mi dice che “potrebbe risultare imbarazzante chiedere lo scontrino”. E’ veramente imbarazzante richiedere lo scontrino?
I minuti passano e noi attendiamo ancora… Dopo altri dieci minuti chiedo esplicitamente lo scontrino. Nell’arco di 30 minuti conto una media di quaranta tavoli occupati da circa sessanta clienti, ma il numero dello scontrino segna 35. Solo 35 scontrini? Il locale era aperto da molte ore prima che noi arrivassimo.
La mia piccola indagine mi ha permesso di constatare il comportamento di alcuni esercenti della città di Pescara: gli scontrini non vengono emessi o emessi per importi minori, con la conseguenza che le tasse vengono ancora eluse con eccessiva “naturalezza” e nonchalance. Spero che gran parte di autonomi e imprenditori abbiano un comportamento più esemplare, tutto sommato deduco dalla mia indagine che l’evasione fiscale esiste ancora… e ‘che scandalo’ anche nella città di Pescara.
La politica di anti-evasione del nuovo governo non può garantire conformità nei controlli e in troppi sfuggono. Le nuove leggi risultano incongrue se simili azioni perpetrano indissolubilmente all’interno della sfera economica del paese. Però in fondo basterebbe poco: é solo necessario che ognuno di noi richieda lo scontrino per l’importo esatto pagato e in caso di rifiuto bisognerebbe denunciare i responsabili alla Guardia di Finanza. Se tutti pagano le tasse si paga meno, ma se c’è chi paga e chi no, allora è un’altra storia… una storia tutta Italiana di “furbetti”…
Tutti dovrebbero conservare lo scontrino all’uscita…

Marius Creati

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