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60° TrentoFilmFestival, alpinismo come spazio avventura per il futuro delle montagne

La montagna è da sempre per l’uomo luogo di avventura, di rischio e di sperimentazione dell’impossibile. Essa permette di confrontarsi con se stessi, con i propri limiti e di provare emozioni uniche. Ma per quanto ancora ciò sarà possibile?
L’ultimo secolo è stato una corsa alla “turisticizzazione” delle aree montane e all’incremento dei pernottamenti. Per fare ciò è stato necessario rendere accessibile la montagna a tutti creando infrastrutture, accoglienza e sicurezza. Ciò comporta la contaminazione e l’inquinamento dei luoghi selvaggi e la conseguente distruzione della loro integrità. Certamente l’accessibilità è un indicatore di progresso e un fattore di civilizzazione, ma com’è noto, la corsa dell’uomo verso il futuro non ha limite. Esempio di questa tendenza è l’Everest, vittima di un progetto turistico, che nel lungo periodo porterà gravi e irrevocabili conseguenze per la più alta montagna al mondo.
Questo l’input dato nell’incontro del 6 maggio 2012 ore 14.00, al Castel Firmiano, dove una cerchia di alpinisti e la stampa internazionale si sono incontrati per dibattere con occhio critico sul problema della preservazione della montagna. La discussione, nata da una cooperazione tra TrentoFilmfestival, Messner Mountain Museum e International.Mountain.Summit., ha visto Hervè Barmasse, Heinz Mariacher, Hanspeter Eisendle, Albert Precht, Denis Urubko, Roger Schäli e Reinhold Messner seduti ad un unico tavolo. Un podio unanime per quanto riguarda la necessità di fermare la corsa della “montagna accessibile per tutti”. La discussione, però si è accesa nel momento in cui hanno avuto inizio le domande dal pubblico.
Qual è l’alpinismo corretto? Chi deciderà chi ha diritto di fare parte dell’elite degli alpinisti? Come si può salvare la montagna? Chi ha questa responsabilità?
Reinhold Messner ha replicato che non esiste alpinismo corretto o sbagliato. Questa non è una discussione su tecniche alpinistiche o su una volontà egoistica di questa elite di preservare il proprio spazio d’avventura. “Questa è una questione di valori che riguarda tutti. Gli input devono venire dai protagonisti della montagna, come club alpini e alpinisti stessi, ma sopratutto dai media.”
Jacopo Merizzi della Valdimello ha sostenuto: “Non conta solo l’alpinismo, bensì gli spazi selvaggi, come luoghi d’immaginazione e di libertà per tutti sono importanti.”
Hanspeter Eisendle e Reinhold Messner hanno confermato: “La montagna va lasciata selvaggia. Sarà la natura a decidere chi farà parte dell’elite e la paura mostrerà a tutti i propri limiti. Solo così il futuro dell’alpinismo e delle montagne sarà garantito.”
“L’uomo ha bisogno dell’impossibile per sentirsi vivo!” – Hervè Barmasse.

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