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Il Sufismo, dalla spiritualità all’ascetismo (parte I)

Il sufismo (in arabo tassawwuf) è un movimento spirituale, mistico e ascetico dell’Islam, una dottrina esoterica apparsa nel VIII° secolo, prendendo le sue radici iniziali dall‘ortodossia sunnita, ma che si trasformo’ rapidamente in correnti autoctone, influenzando anche i dissidenti sciiti (ismaeliti, drusi). La parola Sufi deriva dall’arabo sûf (lana), in quanto i primi asceti musulmani venivano designati a causa delle loro tuniche in lana grezza che indossavano. Per altri la parola deriva dal greco “sofia” (la saggezza). Altri avanzano l’ipotesi che la parola sufi derivi dall’arabo “suffa” (banco), collegando il banco sul quale il profeta si sedeva per pregare nella moschea di Yathrib (Medina). I musulmani sufi sono dei credenti che privilegiano l’interiorizzazione, l’amore di Dio, la contemplazione e la saggezza. Sovente sono stati messi in opposizione all’Islam tradizionale dai clichés occidentali (insegnamento ortodosso). I sufi coltivano volentieri il mistero, l’idea per la quale Mohammed ricevette nello stesso momento il Corano e alcune rivelazioni esoteriche che condivise soltanto con alcuni dei suoi compagni. Essendo notabili, i sufi combattono, nel nome dell’Islam, i vizi sotto tutte le forme mostrando il comportamento corretto e la piena apllicazione delle leggi islamiche: bevande alcoliche, vino in primis, haschich, prostituzione ecc.. Le loro lotte sono sovente rivolte verso chi minaccia di carpire la spiritualità dei credenti, compresi alcuni emiri libertini. Al debutto dell‘Islam, Abû Dharr, per esempio, un Compagno di Maometto, si distinse per le sue condanne ai potenti, cosa che gli valse la prigione da parte delle autorità locali del tempo, i potenti appunto. Il sufismo ha per obiettivo la ricerca del consenso di Dio, la promozione della “tawhîd” (scienza dell’unicità di Dio). Combina la “charia” ( la legge islamica), e la “al-haqîqa” (la verità). L’adesione al Corano è una necessità preliminare alla comprensione del mondo. I riti sono inutili se non sono compiuti con sincerità. Per alcuni volgaristi il sufismo non è altro che l’esistenza di una conoscenza nascosta (‘ilmoul Batîn) e un ideale di non attaccamento alle cose del mondo unito alla lotta interiore contro i vizi. Questo ultimo punto è verificato ma il principo del “‘ilmoul Batîn” è una referenza alla accettazione del cuore ai versetti che puo’ essere tradotto in “niente assomiglia a Dio“; per questo motivo Al Halladj venne rinnegato e condannato dai musulmani quando pretese di essere “confuso‘ con Dio. Nel sufismo l’Essere supremo è Dio e vi si accede tramite l’Amore per Lui. I clichès occidentali sono tanti, di fianco alle verità scientifiche: il simbolismo dell’Albero della Conoscenza che rappresenta i progressi della meditazione e della saggezza: la barriera che separa l’uomo da Dio è simbolizzato invece dalla Montagna Cosmica (Qâf), una pretesa presenza invisibile di Dio nel cuore dei credenti, perseguita attraverso l‘esperienza ascetica e l’unione estatica (nell’amore fisico) che permetterebbe di rivelarsi all’amore e alla conoscenza del Creatore. Questo sufismo “in salsa occidentale” si riduce ad un movimento pacifista che utilizza certe idee sufiste. Il vero sufismo trae le sue origini dall’ascetismo monastico cristiano, la religione zoroastriana, buddista o indù, e dalle idee platoniche. La pratica dell’Islam è uno dei principali pre-requisiti del “tassawwuf“; ma se per alcuni il sufismo consiste nel “fare di più” degli altri musulmani, in materia di preghiere e di digiuno, per altri “si situa unicamente a livello di orientazione interiore e non cerca nè di aggiungere nè di togliere riti” (Ahmad Al Alawi). E’ caratterizzato,a volte, dalle pratiche ascetiche per purificare l’Ego (con la meditazione, Mouraqaba), ma l’elemento comune a tutti i sufi, senza eccezione,è il “dhikr“, che potremo tradurre come “chiamata” o “invocazione“, che consiste nel pronunciare il nome di Dio ripetendo tutti i suoi nomi divini oppure delle formule tradizionali prese dal Corano, come la “shahâda“, la testimonianza di fede. Lo scopo del sufismo è quello di condurre all’eccellenza della fede e del comportamento (al-ihsân) che, con la purificazione del cuore, conduce alla sincerità spirituale (ikhlâs), con la quale “si conosce”, “si vede”. Chi raggiunge questo scopo, il sufi, dopo aver compiuto il grande combattimento, si spoglia della sua individualità (ego) o meglio ancora il suo “essere domestico“, e spogliato di tutte le visioni parziali e illusorie accede al grado ricercato nella conoscenza di Dio, adorandolo. L’esercizio spirituale che i sufi prediligono è appunto il “dhikr” (ricordo); è una pratica che evoca Allah ripetendo il suo nome in maniera ritmata ed è considerata come una pratica purificatrice dell’anima, perchè si crede che il nome di Allah possieda una sorta di valore teugirco che smuove l’anima. Un’altra pratica comune è la recitazione di poemi a carattere spirituale, conosciuta come la lode al profeta dell’Islam, Maometto. Fine 1a parte

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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