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Archive for April 28, 2012

Norvegia, banca genetica dell’Apocalisse nuovo bunker nelle isole Svalbard

April 28, 2012 Leave a comment

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“Nessuna paura. E’ solo l’Arca dell’Apocalisse”
In Norvegia stanno costruendo il più grande e inquietante bunker di tutti i tempi. Si tratta di un gigantesco deposito sotterraneo che dovrebbe ospitare quella che è stata ribattezzata come la Banca Genetica dell’Apocalisse. Scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba, e difesa da una muraglia di cemento armato spessa un metro, secondo alcuni, la “Grotta” sarebbe il “luogo privilegiato” dove i grandi della terra avrebbero organizzando la loro sopravvivenza in caso di catastrofi naturali.
“E’ una sciocchezza”, la pronta risposta di Bill Gates (tra i finanziatori del progetto insieme ai Rockefeller). Quella che vi presenteremo presto è solo una banca per tutti i semi del mondo. Il luogo lo avrebbe scelto anche Crichton per ambientarci uno dei suoi romanzi. L’arcipelago delle Svalbard, nel mare di Barents, vicino all’Oceano Artico. A circa un migliaio di chilometri dal Polo Nord. Un’isola dimenticata da Dio a largo della Norvegia. Si chiama Spitsbergen. Fu scoperta per caso da Willem Barents alla fine del ‘500. Ma divenne famosa durante la seconda guerra mondiale  a seguito di uno dei più leggendari e controversi ufo-crash di tutti i tempi. Su quell’isola, il 9 luglio del 1946, il Colonnello Arneson , ufficialmente addetto ai recuperi top secret della Norwegian Air Force, si portò via un “oggetto del diametro di 47 metri, realizzato con materiale sconosciuto e segnato da misteriose iscrizioni”. Da allora Spitsbergen è stata sempre considerata territorio di caccia per gli appassionati del genere. Oggi però è tecnicamente impossibile perlustrarla da cima a fondo. Perché intere zone dell’isola sono improvvisamente diventate “off limits”. E’ vietato, ad esempio, inoltrarsi sulle montagne che circondano il piccolo villaggio di Longyearbyen. Da quelle parti, è un po’ di tempo, che eserciti di operai stanno scavando nelle viscere dell’isola. Obiettivo? Realizzare un bunker. Ma non un bunker qualsiasi. Il più grande e sicuro rifugio di tutti i tempi. E fino a che l’opera non verrà ultimata i committenti del progetto preferiscono evitare occhi indiscreti. Secondo i bene informati il bunker ospiterà una sorta di Banca Genetica Mondiale. In quella immensa grotta verranno conservati circa tre milioni di diverse varietà di semi, che arriveranno da tutte le parti della terra. Tra i “mecenati” del Progetto “Svalbard Seed Bank” ci sono nomi da brivido: Bill & Melinda Gates Foundation, la DuPont/Pioneer Hi-Bred, il gigante statunitense dell’agroalimentare, la Syngenta, la più importante azienda svizzera di agrochimica, e la fondazione Rockefeller, il gruppo privato che già negli anni ‘70 aveva dato vita alla “rivoluzione genetica” con un giro d’affari di oltre 100 milioni di dollari in sementi.Tutti insieme per salvare il mondo e assicurare all’umanità una continuità genetica in caso di calamità naturali definitive. Fin qui niente di male. Anzi. I problemi sono cominciati quando sul sito del Progetto Camelot è apparsa una lettera di un sedicente “politico norvegese” che collega, tra le righe, il bunker di Spitsbergen ad una lunga e complessa rete di rifugi sotterranei che a partire dagli inizi del 2000 si starebbero realizzando in Norvegia. “Vorrei parlare delle cose difficili che accadranno dal 2008 al 2012. Il governo norvegese sta costruendo basi sotterranee e bunker in numero sempre maggiore. Israele e molti altri paesi stanno facendo la stessa cosa. Quando ho chiesto spiegazioni, hanno semplicemente risposto: per proteggere il popolo norvegese. Ho chiesto anche quando avrebbero pensato di terminare il lavoro e la risposta è stata: prima del 2011”. Apriti cielo. Le parole di questo misterioso “uomo politico” hanno fatto il giro del web creando scompiglio e ansia. E c’è anche chi collega la notizia alla tanto paventata distruzione totale del 2012. “Il pianeta X sta arrivando – scrive il nostro – e la Norvegia ha cominciato con l’approvvigionamento di cibo e sementi nella zona di Svalbard e nel Nord artico con l’aiuto degli US e UE e di tutto il paese. Salveranno solamente chi fa parte dell’elite di potere e coloro che potranno ancora creare o costruire: dottori, scienziati e così via”. La lettera è datata febbraio 2008. E per due anni, intorno a quelle parole, si è detto e scritto di tutto. E deve essere stata proprio l’impressionante tam tam mediatico che ha convinto i fondatori del Progetto ad uscire allo scoperto e dichiarare che entro l’estate del 2010 la Svalbard Seed Bank verrà illustrata in tutte le sue potenzialità. Per Bill Gates e soci non c’è più niente da nascondere. Si tratta solo di una enorme banca di semi.  Ma le mura di cinta del bunker, i sistemi di sicurezza, e il carattere di assoluta segretezza del progetto non tranquillizzano di certo. E il Popolo della Rete ha deciso di stare con le antenne drizzate. Ci stanno nascondendo qualcosa? Gates e Rockefeller sanno più di quanto dicono? Perché questa corsa a concludere i lavori entro il 2011?
Nessun dubbio: bisogna fare chiarezza. E in fretta.
In un isola in mezzo al mare sono conservati in scatole grigie ermeticamente sigillata, riposti ordinatamente in una grotta sotterranea a prova di terremoti, situata a 130 m sotto il Permafrost (ovvero il ghiaccio perenne) più o meno mezzo milione di diversi tipi di sementi. Non è fantascienza si tratta del deposito di sementi delle isole Svalbard!

Alzheimer, 4 nuovi geni responsabili del restringimento cerebrale

Lo “spettro” Alzheimer oggi continua a far paura tra coloro che ne sono vittime, ma la malattia fu individuata circa 100 anni fa, precisamente nel 1901, quando il dottor Alois Azheimer, psichiatra tedesco, ne identificò i primi sintomi in una sua paziente , ( la sig. ra Auguste D.) di 51 anni, forse oggi presuppone una possibile via di sperimentazione sulla quale percorrere studi di interesse scientifico. La malattia, comunemente meglio conosciuta come demenza senile, colpisce prevalentemente fasce di età oltre i 65 anni, anche se in alcuni casi può svilupparsi prima. Il dottor Alzheimer, intervistando la sua paziente e chiedendole i nomi di alcuni oggetti, presi in visione,si accorse che la Signora Auguste D, non era in grado di ricordare i loro nomi , e identificò la malattia all‘inizio come “ disordine di amnesia di scrittura”, successivamente, sarebbe stata meglio conosciuta come malattia di Alzheimer. Altri casi furono individuati negli anni a seguire, in altri 11 pazienti, tant’è che la malattia fu classificata e registrata per la prima volta nel 1910, dallo psichiatra tedesco, Emil Kraepelin, nel suo Manuale di Psichiatria e a tutt’oggi meglio conosciuta tra i manuali di Medicina. Il morbo di Alzheimer, ha un declino molto invalidante per chi ne soffre e attualmente una recente scoperta effettuata su circa 20000 persone, ha dimostrato che chi possiede quattro varianti genetiche corre il rischio di ammalarsi ben quattro volte prima rispetto allo standard ovvero la soglia dei 65 anni d’età. A decidere se e quando il cervello o la materia cerebrale tende a rimpicciolirsi è la presenza di geni, responsabili nell’area di “cabina di regia” di apprendimento e memoria. Lo studio, effettuato da 200 neuro scienziati della University of California di Los Angeles, ha convalidato l‘ipotesi secondo la quale, esiste una netta correlazione tra influenza genetica (DNA) e intelligenza, tale teoria è stata anche pubblicata sulle pagine della rivista scientifica Nature Genetics, e uno dei ricercatori Paul Thompson, ha spiegato che chi possiede un ippocampo più piccolo, ha una barriera più debole al declino della memoria. Infatti è proprio in questa porzione cerebrale che si riscontrano i primi sintomi del morbo, che rende difficile l’associazione tra nomi e persone, oltre ad un burrascoso disorientamento spaziale. Non è una grande speranza, però offre qualche possibilità in più per poter intraprendere un cammino per lo meno più veloce su cui basare i futuri studi scientifici.

Loredana Marangi

Fonte: AGS Cosmo

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XNA, primo DNA creato in laboratorio

April 28, 2012 Leave a comment
Si chiama l’Xna, il primo Dna creato in laboratorio, chiamato Xna (ossia Acido Xeno-Nucleico, a sottolineare la sua origine non naturale). E’ una sorta di parente del Dna, capace di immagazzinare informazioni e di evolversi come il Dna naturale, ma modificato in modo da avere un aspetto diverso. Descritto sulla rivista Science, il Dna artificiale è stato sintetizzato da un gruppo internazionale guidato dal britannico Medical Research Council, lo stesso laboratorio in cui nel 1952 Watson e Crick avevano scoperto la doppia elica del Dna. A differenza della cellula artificiale ottenuta nel 2010 dall’americano Craig Venter, nella quale il Dna era costruito in laboratorio ma era comunque una copia fedele del Dna naturale.
Gli scienziati stanno diventando sempre piu’ bravi a costruire polimeri genetici artificiali che possono andare ad interferire con il dna e poter manipolare le informazioni genetiche di ciascuno individuo, siamo all’alba di una nuova umanita’?E chi ci dice che questo non sia gia’ un processo in atto sperimentato sulla popolazione in modo clandestino con le scie chimiche?
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Terra, terremoti intensi rischiano collasso secondo Gheorghe Marmureanu

April 28, 2012 Leave a comment

La Terra trema troppo! Gli scienziati non trovano alcuna spiegazione riguardo ai 39 terremoti che hanno sconvolto il pianeta in soli due giorni. “Qualcosa non va! Ci sono terremoti troppi forti “questo è quanto afferma un sismologo romeno molto famoso, Gheorghe Marmureanu, che trova l’ultimo terremoto indonesiano molto insolito.
La serie di scosse (8.6 e 8.2 sulla scala Richter) che hanno scosso l’Indonesia in questi giorni e altri tre terremoti Poche ore dopo, nel Messico (7, 6.9 e 6.2 sulla scala Richter). Poi altri due terremoti minori si sono verificati in Romania – magnitudo 3.5 sotto il ripiano del Mar Nero e magnitudine 3,5 a Vrancea.
“Un evento straordinario che non può essere spiegato dalla scienza”
Secondo Marmureanu, non vi è alcuna relazione tra i terremoti che hanno scosso il pianeta negli ultimi giorni, ma quello che è successo in Indonesia è arrivato in maniera imprevista, non può essere spiegato dalla scienza. “Le statistiche mostrano che, in questa regione dell’Asia, c’è un grande terremoto ogni 500 anni, circa. Tuttavia, dal 2004, ci sono stati già tre terremoti con magnitudo superiore a 8, e questo è fuori dalle statistiche sismologiche. Qualcosa non va! Ci sono troppi grandi terremoti nella zona indonesiana, “avverte” lo scienziato.
Gheorghe Marmureanu che lavora all’Istituto Nazionale di Fisica della Terra in Romania, ritiene che il pianeta potrebbe collassare dopo una serie di terremoti massicci verificatesi in sole 48 ore.

Fonte: Express-news

Dr. Farrukh Saleem, perché gli ebrei sono potenti e i musulmani impotenti?

April 28, 2012 Leave a comment

Concordo con l’interessante e lucida l’analisi (non di parte essendo l’autore musulmano) proposta dal direttore pakistano del Centro per la Ricerca e gli Studi sulla Sicurezza, creato nel 2007. L’autore è il Dr Farrukh Saleem, giornalista indipendente a Islamabad.
Ci sono solamente 14 milioni di ebrei nel mondo, di cui sette milioni negli Stati Uniti d’America, cinque milioni in Asia, due milioni in Europa e 100.000 in Africa. Per ogni ebreo nel mondo ci sono 100 musulmani. Ma  gli ebrei sono cento volte più potenti che tutti i musulmani riuniti. Vi siete mai chiesti perchè? Gesù è nato ebreo, Albert Einsten è lo scienziato più influente di tutti i tempi, e la rivista Time ha designato “persona del secolo” Sigmund Freud, padre della psicanalisi che era ebreo. Stesso discorso per Karl Marx, Samuelson Paul e Milton Fridman. Ecco altri ebrei, la cui produzione intellettuale  ha arricchito tutta l’umanità.Benjamin Rubin ha donato al mondo  l’ago da siringa per le vaccinazioni,Jonas Salk ha messo a punto il primo vaccino antipoliomelitico mentreSabin ha sviluppato e migliorato lo stesso vaccino, Gertrude Elion ha creato una medicina contro la leucemia, Baruch Blumberg il vaccino contro l’epatite B, Paul Ehrlich ha scoperto un trattamento contro la sifilide, Elie Metchnikoff ha vinto un premio Nobel per la sua ricerca contro le  malattie infettive mentre Andrew Schally ha vinto un Nobel per l’endocrinologia. E poi ancora Gregory Pincus, che ha sviluppato la prima pillola contraccetiva,Aaron Bech che ha fondato la terapia Cognitiva e Willem Kolff  inventore della prima macchina per la dialisi renale. Nel corso degli ultimi 150 anni, gli ebrei hanno vinto 180 premi Nobel mentre soltanto 3 di questi premi sono stati vinti da musulmani. I più importanti magnati della finanza mondiale sono ebrei. Senza contare Ralph Lauren (Polo), Levi Strauss (Levi’s), Howard Schultz (Starbuck’s), Sergey Brin (Google), Michael Dell (Dell Computers), Larry Ellison (Oracle), Donna Karan (DKNY), Robbins Irv (Baskin & Roobings). Richard Levin, presidente dell’Università di Yale, era ebreo. Cosi’ come Henry Kissinger, al pari di Alan Greenspan (Presidente della Banca Federale sotto Regan, Bush, Clinton e Bush jr), Joseph Lieberman, senatore USA e Madeline Albright, anziana segretaria di Stato americana. Quale è stato il filantropo più generoso nella storia del mondo? George Soros, un ebreo, che ha donato oltre 4 miliardi di dollari per l’aiuto nella ricerca scientifica e delle università; il secondo dopo Soros è Walter Annenberg, un altro ebreo, che ha costruito un centinaio di biblioteche donando circa 2 miliardi di dollari. Ai Giochi Olimpici, Mark Spitz stabilì un record assoluto vincendo sette medaglie d’oro mentre  Lenny Krayzelburd è medaglia d’oro olimpica a tre riprese. Spitz, Krayzelburg e Boris Beker sono ebrei. Sapete che Harrison Ford, George Burns, Tony Curtis, Charles Bronson, Sandra Bullok, Barbra Streisand, Billy Kristal,Woody Allen, Paul Newman, Peter Selles, Dustin Hoffman, Michael Douglas, Ben Kingsley, Kirk Douglas, William Shatner, Jerry Lewis e Peter Falk sono tutti ebrei?  Allora, perchè gli ebrei sono cosi’ potenti? Risposta: L’educazione. Washington è la capitale che conta e a Washington la lobby che conta è l’American Israel Public Affairs Commintee (AIPAC). William James Sidis, con un QI di 250 su 300 è il più brillante uomo che esista; indovinate a quale religione appartiene?  Allora, perchè gli ebrei sono così potenti? Risposta : L’educazione.  Perchè i musulmani sono così impotenti ? Si stima che vivano sul globo 1.476.233,470 di musulmani : un miliardo in Asia, 400 milioni in Africa, 44 milioni in Europa e sei milioni in America. Un quinto del genere umano è musulmano. Per ogni hindou ci sono due musulmani, per ogni buddista ci sono due musulmani, e per ogni ebreo ci sono cento musulmani.  Mai ci si è mai chiesto perchè i musulmani sono cosi’ impotenti?  Ecco perchè: ci sono 57 paesi membridell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), e in tutti gli stati  membri esistono 500 università: una università per tre milioni di musulmani.  Gli Stati Uniti hanno 5.758 università (1 per 57.000 americani). Nel 2004, la Shanghai Jiao Tong University ha comparato le performances delle università nel mondo e curiosamente, neanche una università di un paese islamico si trova nella top 500. Secondo i dati raccolti dal PNUD,l’alfabetizzazione nel mondo cristiano è pari al 90% e i 15 Stati a maggioranza cristiana raggiungono il 100%. Uno stato a maggioranza musulmana ha una media di alfabetizzazione intorno al 40% e non esisteun solo stato musulmano con un tasso di alfabetizzazione pari al 100%. Qualcosa come il 98% degli alfabetizzati nel mondo cristiano finisce le scuole primarie, mentre meno del 50% degli alfabetizzati nel mondo musulmano fanno la stessa cosa. Perchè i musulmani sono impotenti? Perchè noi non sappiamo produrre e applicare un sapere musulmano. I paesi a maggioranza musulmana hanno 230 scienziati per  un milione di musulmani. Negli Stati Uniti sono 4.000 scienziati per milione e in Giappone 5.000 per un milione d’abitanti. Nel mondo arabo, il numero totale dei ricercatori a tempo pieno è di 35.000 e ci sono solo 50 tecnici per un milione di arabi. Inoltre, il mondo arabo dispensa lo 0,2 per cento del suo PIL alla ricerca e allo sviluppo mentre in tutto il mondo cristiano si consacra all’incirca il 5% del PIL. Conclusione: il mondo musulmano non ha la capacità di produrre conoscenza. I quotidiani per 1.000 abitanti e il numero dei titoli di libri permilioni sono due indicatori per sapere se la conoscenza è diffusa in una società. In Pakistan, esistono 23 quotidiani per 1.000 pakistani mentre la stessa ratio è di 360 a Singapore. Nel Regno Unito, il numero di libri pubblicati per milioni di abitanti si eleva a 2.000 mentre si attesta a 20 in Egitto!. Conclusione: il mondo musulmano non si preoccupa di diffondere il sapere. Le esportazioni di prodotti di alta tecnologia del Pakistan si attestaall’1% del totale delle sue esportazioni. Dati tragici per l’Arabia Saudita, il Kuweit, il Marocco e l’Algeria (tutti a 0,3%) mentre Singapore è al 58%. Perchè dunque i musulmani sono impotenti? Perchè noi non siamo in grado di produrre conoscenza, diffondere il sapere e incapaci di trovare delle applicazioni alle nostre conoscenze.  E l’avvenire appartiene alle società del sapere. Fatto interessante, il PIL annuale di tutti i paesi dell’OCI è meno di 2 mila miliardi di dollari. L’America, da sola, produce beni e servizi per un valore di 12 mila miliardi di dollari, la Cina 8 miliardi di dollari, il Giappone oltre 3,8 miliardi e la Germania 2,4 miliardi di dollari (a parità di potere d’acquisto).  I paesi ricchi di petrolio come l’Arabia Saudita, il Kuwait e il Qatar collettivamente producono dei beni e servizi (con il petrolio in primis) per un valore di 500 miliardi di dollari, mentre la cattolica Spagna produce beni e servizi per un valore di oltre 1.000 miliardi di dollari, la Pologna (cattolica anch’essa) di 489 miliardi di dollari e la buddista Thailandia 545 miliardi di $. La parte musulmana del PIL, in percentuale al PIL mondiale, si è abbassata rapidamente. Allora, perchè i musulmani sono cosi’ impotenti? Risposta: la mancanza di educazione.Tutto quello che noi facciamo è pregare Dio tutta la giornata e biasimare tutto il mondo per i nostri fallimenti multipli.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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“Anna Karenina”, balletto in due atti del Eifman Ballet Theatre al Teatro degli Arcimboldi di Milano

April 28, 2012 Leave a comment

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EIFMAN BALLET THEATRE di San Pietroburgo
Anna Karenina
Balletto in due atti basato sull’omonimo romanzo di Lev Tolstoj
Coreografia: Boris Eifman
Musica: Pëtr Il’ič Čajkovskij
Serenata per orchestra d’archi, Suite n.1, ballata sinfonica Il VoivodaScherzo op.42Sinfonia n.6 “patetica”,
poema sinfonico Manfred, fantasia sinfonica Francesca da RiminiAdagio Cantabile, Sinfonia n.2Amleto ouverture fantasia, Suite n.3,
Souvenir d’un lieu cher, fantasia sinfonica La tempesta,
Romeo e Giulietta ouverture fantasia
Scene: Zinovij Margolin
Costumi: Vjačeslav Okunev
Luci: Gleb Fil’štinskij
Effetti speciali: Leonid Eremin
Teatro degli Arcimboldi di  V.le dell’Innovazione 20 – Milano
Mercoledì 9 e giovedì 10 maggio 2012 ore 21:00
“La danza è un’arte che permette di realizzare i drammi psicologici. Offre la possibilità di sondare l’inconscio. Ogni nuovo spettacolo è una ricerca dell’ignoto. Il romanzo di Anna Karenina mi ha sempre affascinato. Quando si legge Tolstoj, si percepisce lo sguardo acuto che indaga il mondo psicologico dei suoi personaggi. In Anna Karenina troviamo non soltanto lo studio profondo del mondo psicologico della sua eroina, ma una vera rivelazione psico-erotica della sua personalità. Tutto questo è diventato il senso delle mie riflessioni coreografiche. Il ritmo tranquillo della famiglia Karenin (funzionario di stato, rispetto rigoroso, convenzioni sociali) lascia trasparire un’illusione di armonia e di pace. La passione di Anna per Vronskij sconvolge la loro vita abituale. Anna è completamente invasa dalla sua nuova passione, trascura perfino i suoi doveri di madre. Troppo per la società ipocrita e convenzionale che la circonda e che la condannata a una vita da esclusa. Anna dipende dal suo amante e questa dipendenza si trasforma in sofferenza, malattia. Per me Anna è un camaleonte, perché ha in sé due esseri. È emblema del desiderio inappagato di essere compresi, sia nella vita che nella morte”.
Boris Eifman
Eifman Ballet di San Pietroburgo
Boris Eifman fonda la sua Compagnia nel 1977, rompendo con le rigide regole dell’accademismo russo e rivelando così una feroce voglia d’indipendenza. Sviluppa un suo stile apprezzato tanto dagli amanti della danza classica quanto dagli appassionati di danza contemporanea. In anni difficili resiste alle correnti e alle mode, difendendo l’esigenza di dar vita a una forma espressiva molto personale.
A proposito della capacità creativa dice: “Tutto risiede nell’estetica, ma la bellezza formale del gesto non è mai fine a se stessa. Ciò non significa che la qualità plastica della coreografia sia meno importante della ricerca di una certa intensità drammatica delle situazioni. Credo semplicemente che non si possa cogliere la bellezza come una nozione astratta. Quando creo un movimento, lo faccio con l’ idea di dare un’emozione ed esprimere un sentimento. Questa emozione passa necessariamente attraverso un bisogno estetico”. “Creare per me significa la vita e la libertà.”
Oggi la Compagnia guidata da Eifman comprende circa sessanta ballerini e ha un suo centro coreografico istituito dallo Stato e dalla città di San Pietroburgo.
Nel 1997, l’ Eifman Ballet presenta il balletto intitolato Red Giselle a San Pietroburgo, che narra la vita della celebre ballerina russa Olga Spessivtseva. Nell’Ottobre 1997, per la prima volta, il Teatro Bol’šoj apre le sue porte alla Compagnia. Boris Eifman presenta le sue ultime tre creazioni: TchaikovskyRed Giselle e Russian Hamlet che narra la vita dello Zar Paolo I.
Il successo è immediato: la stampa russa celebra Boris Eifman non solo come l’unico coreografo che sappia far progredire la danza in Russia, ma definisce l’Eifman Ballet come una delle migliori compagnie russe odierne. Nel febbraio 2000, la direzione del Teatro Bol’šoj include Russian Hamlet nel repertorio del suo Corpo di Ballo. Nell’Aprile 1998, invitato al City Center di , Boris Eifman presenta Red Giselle: è un trionfo. Il City Center lo invita a tornare la stagione successiva con quattro programmi diversi. In seguito verrà invitato ad anni alterni per tournée di tre mesi tra Stati Uniti e Canada. Il successo del coreografo negli Stati Uniti è tale che il New York City Ballet lo invita, nel 2004, per una creazione in omaggio a Balanchine dal titolo Musagète. Nel luglio 2001, il Teatro Bol’šoj presenta per la prima volta una retrospettiva dei balletti di Boris Eifman, mentre il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo mette in scena Monsieur Molière e Don Juan.
Nel 2002 Boris Eifman festeggia i 25 anni della sua compagnia e, per l’occasione, presenta numerosi suoi balletti al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Il repertorio di Boris Eifman conta oltre quaranta balletti. Indiscusso punto di riferimento della cultura russa contemporanea, “Culture France‟ ha voluto che l’Eifman Ballet fosse parte degli eventi organizzati in occasione delle celebrazioni dell’anno della Russia in Francia. Grazie a questo sostegno, la compagnia si è esibita alla Maison de la Danse di Lione nel dicembre 2010 e al Théâtre des Champs Elysées a Parigi. In riconoscimento alla sua considerevole carriera, Boris Eifman è stato nominato in Francia, “Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere”.
Anteprima Danza
Il 9 maggio 2012 alle 19:30, nel foyer del Teatro degli Arcimboldi – in occasione del debutto di Anna Karenina di Boris Eifman, Maria Luisa Buzzi presenterà, con l’ausilio di video, la storia del Eifman Ballet Theatre di San Pietroburgo.
Curatrice del progetto Anteprima Danza – in collaborazione con CRoME – è Annamaria Onetti, presidente di ArtedanzaE20.
Teatro degli Arcimboldi
Viale dell’Innovazione, 20 – 20126 Milano
Tel. 02.64.11.42.212/214
www.teatroarcimboldi.it
www.ipomeriggi.it/facebook
www.ipomeriggi.it/youtube
Biglietteria Ticketonewww.ticketone.it
Biglietti da euro 24,00 a euro 40,00 (+ prevendita)
Sono previste riduzioni per giovani, gruppi e anziani.
 

“Marrakech”, mostra fotografica di Nour Eddine Tilsaghani presso l’Almazar di Marrakech

April 28, 2012 Leave a comment

Immagini dove la vista respira beatitudine e dove la voglia si infiltra nel cuore dei tanti scatti virati nell’ossessivo, talmente la realtà presentata  e sinonimo di fascino. Nour Eddine Tilsaghani, l’artista fotografo e cineasta adora la città ocra, si ispira per eccellere e lei si ispira del suo sguardo per farsi più bella e più seducente. La nuova esposizione dell’artista pare completi il puzzle di ammirazione che Nour le dedica: l’amore per questa città, il respiro di questa città, il vivere di questa città, e si prende tutte le delicatezze per rappresentarla nella serie di fotografie che ovviamente sono titolate “Marrakech”. E Marrakech ringrazia l’artista, posando al suo sguardo; si denuda, si pavoneggia dei suoi uno e mille sentori; lascia sfilare le sue silhouettes e posa davanti alla visione pensosa e pensata dell’artista.  “Nour Eddine Tilsaghani ci ricorda questa evidenza: bisogna ri-apprendere a guardare quello si ama..e noi amiamo questa città, noi amiamo queste immagini”, ha scritto il drammaturgo e uomo di teatro Brahim Hanaï. L’artista espone le sue fotografie “Marrakech” presso l’Almazar, in occasione del 2° anniversario del centro, dal 15 aprile al 15 maggio 2012.

Fonte: My Amazighen

Marocco, cannabis e Islam liason dangereuse

April 28, 2012 Leave a comment

Qualcosa come 550 ettari di terreni appartenenti al Ministero degli Habous e degli Affari islamici (massima autorità nell’ambito religioso), nella regione di Ouezzane, saranno dati in affitto a degli agricoltori che coltivano cannabis. Questo è quello che ha rivelato lunedì il consigliere del Partito Autenticità e Modernità (PAM) Larbi Mharci, durante una seduta della seconda camera del Parlamento. Una parte del budget del Ministero degli Habous e degli Affari Islamici proverebbe dunque dalla coltura della cannabis, e servirebbe a pagare i salari di certi oulemas, imam e impiegati delle moschee.   Diverse personalità della regione di Ouezzane, interpellate dalla redazione di Bladi.net, hanno affermato che non si tratta di una novità per tutta la regione di Mokrisset, a circa 30 km a nord di Ouezzane, dove le terre degli Habous sono affittate regolarmente ai produttori di cannabis da circa una decina di anni. In Marocco, uno dei primi produttori mondiali di cannabis, 47.500 ettari di terreno  sono consacrati alla cultura del cannabis nel 2010, contro i 134.000 ettari del 2003, secondo una stima dell’Organo Internazionale di controllo degli stupefacenti (OICS). Della serie si predica bene (molto bene) e si razzola male!

Fonte: My Amazighen

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Rutherford Appleton Laboratory, allarme pianeta Terra flebile in caso di forte tempesta solare

April 28, 2012 Leave a comment

Il Sole è la nostra fonte di calore e di vita, ma periodicamente può essere causa di forti tempeste in grado di mettere in serio pericolo la nostra tecnologia. A questo scopo un ricercatore del Rutherford Appleton Laboratory, Mike Hapgood, avverte che l’umanità ha necessità di prepararsi al meglio nell’eventualità che questo accada. A sostegno di questa idea c’è la storia, dal momento che la nostra stella in passato ha scatenato tempeste molto più violente di quelle attuali, e con tutta probabilità tornerà a farlo. Ma al momento la nostra capacità di prevedere questi eventi è molto flebile. Hapgood ha proposto sulla rivista Nature di costruire una banca dati storica dell’attività solare. L’obiettivo è ottenere dati statistici significativi e la proposta arriva nel momento in cui il Sole è tornato a svegliarsi, all’inizio di un nuovo ciclo di attività di undici anni.

”Anche se la Nasa ed altre organizzazioni stanno sviluppando sistemi sempre più accurati per prevedere l’arrivo di tempeste geomagnetiche, fino a poche ore o giorni prima che colpiscano la Terra, non è ancora possibile stabilire quanto potenti potrebbero essere questi eventi”, commenta Hapgood. “Abbiamo necessità di comprendere meglio il rischio che potrebbe apportare una tempesta di questo genere e svilupparne le conoscenze adeguate in modo rapido”, sostiene il ricercatore sulla rivista. Le tempeste solari che fanno più paura sono le espulsioni di massa coronale, enormi nubi di plasma incandescente espulse nello spazio a 5 milioni di Km/h, o anche più. All’interazione con il nostro campo magnetico, possono danneggiare i segnali GPS, le comunicazioni radio e le reti elettriche per giorni. Il mondo in passato è stato testimone di tali effetti. Nel Marzo 1989, una CME ha causato un blackout in Quebec per ore, lasciando al freddo e al buio 5 milioni di canadesi. L’evento causò circa 2 miliardi di dollari di danni. Ma le espulsioni di massa coronale possono causare danni anche più gravi: un’enorme tempesta solare nel 1859, oggi nota come “Evento Carrington”, innescò incendi negli uffici telegrafici e aurore boreali sino all’equatore. Il mondo a quel tempo non era tecnologicamente avanzato per subire danni maggiori. Danni simili furono registrati nel Regno Unito e le agenzie spaziali del mondo persero temporaneamente il contatto con circa 1.600 satelliti. Ma se accadesse nuovamente nel presente o nel prossimo futuro? “Assisteremmo a diversi giorni di caos economico e sociale, mancanza di alimentazione di rete in molti paesi del mondo, la perdita diffusa di segnali GPS per la navigazione e la tempistica, il turbamento dei sistemi di comunicazione, arresto del traffico aereo, estesi blackout in tutto il mondo”, sostiene Hapgood. E questi problemi potrebbero durare per lungo tempo. Negli ultimi tempi siamo diventati molto più dipendenti della tecnologia per sostenere la notra vita quotidiana. Usiamo l’elettricità per pompare acqua pulita alle nostre case e rimuovere liquami, utilizziamo i bancomat e le carte di credito per lo shopping di tutti i giorni, passiamo il nostro tempo in modo dipendente dall’elettricità. Nonostante un crescente senso di preoccupazione da parte degli scienziati, la nostra tecnologia resta vulnerabile ad una tempesta solare molto forte. Tanto per cominciare, la nostra capacità di previsione, nonostante i miglioramenti degli ultimi tempi, è ancora carente. Il centro di previsione di meteorologia spaziale degli Stati uniti può fornire attualmente avvisi di forti tempeste geomagneticche da 10 a 60 minuti di anticipo con circa il 50% di precisione. Davvero molto poco per adottare una seria protezione.La maggior parte degli scienziati si attiene alle osservazioni fatte dai veicoli spaziali un po’ obsoleti, che in caso di tempeste molto violente, potrebbero anche perdere i contatti con la Terra. “Abbiamo bisogno di sostituire quei veicoli spaziali e i loro strumenti in modo che siano ottimizzati per il monitoraggio, al fine di estrarre i dati più critici e trasmetterli alla Terra il prima possibile”, continua il ricercatore. Hapgood sostiene che questo tipo di tempeste, di queste proporzioni, possano accadere ogni 1000 anni; non è facile trovare fonti storiche in merito a questi avvenimenti, ma Hapgood sostiene che gli scienziati potrebbero avere un’idea più chiara analizzando altri dati, comprese le osservazioni di oltre un secolo fa. Gran parte di queste informazioni storiche esiste solo sulla carta. I ricercatori hanno anche bisogno di sviluppare migliori modelli basati sulla fisica, al fine di migliorare la loro comprensione della meteorologia spaziale estrema. E inoltre il ricercatore suggerisce che lo studio su altre tempeste, come quelli sulle stelle simili al nostro Sole, potrebbero essere utili. Hapgood considera le tempeste geomagnetiche rischi naturali come i grandi terremoti e le eruzioni vulcaniche. Eventi certamente non frequenti ma potenzialmente devastanti. Questi eventi spesso trascendono l’esperienza di ogni individuo, perché accadono così raramente che vi è una tendenza ad ignorarle. Probabilmente ognuno di noi pensa che possa non verificarsi nel corso della nostra vita; magari accadranno tra 100-500 o 1000 anni, ma in realtà non è detto che non accada. Se davvero dovessero accadere tempeste geomagnetiche molto intense, il mondo piomberebbe nel caos per moltissimo tempo. E’ necessario migliorare quindi la comprensione di questi fenomeni affinché l’attuale tecnologia sappia affrontare eventi di questo tipo. In conclusione però, vogliamo tranquillizzare i lettori che nessuna tempesta solare, sino ad oggi, è stata documentata come causa di danni alla salute della popolazione mondiale. Questo articolo, e l’allarme del ricercatore, si prefigge lo scopo di informare la popolazione che in tale eventualità piomberemmo nel passato, in un caos sociale, e che saremmo incapaci di gestire la nostra vita quotidiana come facciamo al momento. Ma con molta probabilità anche una tempesta di notevoli dimensioni non apporterebbe danni insuperabili alla nostra salute.

Fonte: MeteoWeb

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“Il castello nel cielo” di Hayao Miyazaki [1986]

April 28, 2012 Leave a comment

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L’Atlantide del cielo
Questo film, realizzato nel 1986, è il terzo lungometraggio di Hayao Miyazaki, il secondo a portare il marchio dello Studio Ghibli dopo il precedenteNausicaa (1984). Con quest’ultimo, così come con la serie televisiva Conan, questo film ha in comune l’ambientazione, a metà tra il fiabesco e il futuristico, e le tematiche di base, che sono l’ecologismo, l’antimilitarismo, l’avversione per la sete di potere umana e la fiducia, malgrado tutto, in sentimenti come l’amore e l’amicizia. Qui troviamo una società industriale apparentemente simile alla nostra, che si capisce però essere “regredita” dopo uno sviluppo tecnologico spropositato che le ha portato danni enormi; la città volante di Laputa, fiore all’occhiello di questa tecnologia, è infatti rimasta deserta a causa dell’atteggiamento irresponsabile e della brama di potere di chi la governava. Un atteggiamento, quello di Miyazaki nei confronti del potere, che appare evidente anche nella caratterizzazione dei personaggi: quelli negativi, qui, sono unicamente quelli dell’esercito, subdoli e folli nella loro brama di dominio; al contrario, i pirati appaiono simpatici, anarchici e un po’ pasticcioni, ma anche pieni di umanità, e presto si guadagneranno infatti la fiducia dei due protagonisti.
Il film parte con un’impostazione tipicamente fiabesca: i protagonisti sono due ragazzini, entrambi orfani, legati dal mistero e dall’emozione rappresentata dalla prospettiva di scoprire la leggendaria città fluttuante. Il clima è sognante, avventuroso, gioioso e carico di emozioni: un’impostazione debitrice di tanta narrativa, occidentale e non, per ragazzi, da Verne a I viaggi di Gulliver fino alle Mille e una notte. Non si deve pensare, però, che si tratti di un film rivolto esclusivamente a un pubblico infantile: tutt’altro. Non mancano momenti di grande tensione, alternati anche a scene di una certa crudezza: tra queste è da ricordare quella, impressionante, del risveglio del robot all’interno del palazzo dei militari, con la distruzione da esso seminata e la grande pietà che questa creatura meccanica, imprigionata per anni e costretta a distruggere, suscita nonostante tutto nello spettatore. Un motivo, questo dei robot “vivi”, tipico di certa animazione giapponese (si pensi al recente Metropolis) e che qui ritroviamo alla fine, all’interno della città sospesa nell’aria, trattato con un notevole lirismo: è facile provare simpatia per questi silenziosi custodi dei resti di una civiltà dimenticata, che rivelano comportamenti e modi di agire tipicamente umani. La città di Laputa è rappresentata con un misto, originale e riuscito, di scenari naturali e tecnologia futuristica, che creano un amalgama perfetto per quella che è a tutti gli effetti la visualizzazione di un sogno.
Visivamente, il film è di una bellezza tale da lasciare senza fiato. Prati sconfinati, splendidi scenari, il cielo e le nuvole, il grande segreto da esse rivelato: tutto concorre a creare una meraviglia intrisa di grande poesia. Miyazaki riesce a creare le immagini e l’atmosfera giusta per raggiungere l’obiettivo che qualunque opera fantasy si dovrebbe prefiggere: quello di sorprendere, ammaliare e far sì che lo spettatore si lasci andare alla meraviglia e all’emozione. Un impatto che si deve anche alla splendida colonna sonora di Joe Hisaishi: il tono sognante ed epico del commento musicale contribuisce in modo decisivo alla grande suggestione delle immagini create da Miyazaki e dal suo staff. Il livello tecnico del film è altissimo, e guardandolo oggi non si direbbe affatto che ci si trova di fronte ad una pellicola del 1986: molte produzioni recenti non reggono infatti il confronto. Le animazioni sono perfette, il character design accuratissimo, i fondali splendidamente disegnati. Uno sforzo produttivo enorme, insomma, per un film con un’anima, che, con intelligenza diverte, emoziona e commuove.

Marco Minniti

Fonte: Movieplayer.it