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Archive for April 11, 2012

“Hugo Cabret” di Martin Scorsese [2011]

April 11, 2012 Leave a comment

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Il fantastico viaggio di Hugo
Hugo Cabret è principalmente un lirico omaggio tributato da Scorsese alla Settima Arte e ad uno dei suoi pionieri; ma è anche una favola moderna, romanzo di formazione su un ragazzino che cerca il suo posto nel mondo, in una società vista come un enorme ingranaggio in cui ogni pezzo deve trovare la sua collocazione e la sua funzione.
Parigi, 1931. La stazione è un crocevia di uomini e vite che si sfiorano distrattamente, in una metropoli che ormai, assorbita l’ondata di invenzioni della fine del secolo precedente, vive un’esistenza scandita dagli onnipresenti orologi, che ne compartimentano rigorosamente ogni aspetto. Una città nella quale non si è ancora spenta l’eco delle perdite della Grande Guerra, ma che già sente nell’aria il vento di una nuova, imminente tragedia. Nella stazione parigina, però, c’è anche chi ci vive stabilmente: come Hugo Cabret, orfano e ladro per necessità, silenzioso guardiano e manutentore degli orologi, custode di un segreto lasciatogli da suo padre di cui ancora non comprende a pieno la portata. Quando il ragazzino viene scoperto a rubare da Georges, l’anziano giocattolaio che ha il suo negozio all’interno della stazione, si rende presto conto di essere misteriosamente legato a quell’uomo burbero; e che, probabilmente, il legame sta proprio nel lavoro lasciato incompiuto dal genitore, uno strano automa che lui e Hugo stavano riparando, testimone di un tempo diverso e dimenticato. Georges non vuole ricordare, e anzi sequestra il taccuino di appunti che scopre in possesso di Hugo, deciso a seppellire per sempre un passato il cui ricordo gli procura solo dolore; ma Hugo vuole al contrario ricostruire la sua storia, trovare il suo scopo e il suo posto nel mondo, proprio attraverso quel silenzioso testimone meccanico, che forse può finalmente riuscire a far parlare. Per far questo, potrà contare sull’aiuto della coetanea Isabelle, figlia adottiva di Georges, elettrizzata all’idea di vivere un’avventura dagli esiti imprevedibili.
Con Hugo Cabret, a quasi settant’anni, Martin Scorsese si cimenta per la prima volta in più di una sfida. Si tratta innanzitutto dell’esordio del regista italoamericano nel campo del cinema per ragazzi, genere teoricamente lontano dall’universo di riferimento del regista di Mean Streets e Taxi Driver, lontano dalle sue figure di gangster e dai suoi lividi affreschi metropolitani, ma anche dalle eleganti rivisitazioni dell’action movie e del thriller offerte nei recenti The Departed – Il bene e il male e Shutter Island. Si tratta, secondariamente, della prima volta in cui Scorsese si cimenta col 3D: tecnologia da sempre molto amata dal regista (che ha dichiarato che il primo film che vide fu proprio una pellicola tridimensionale: si trattava de La maschera di cera di André de Toth, datato 1953) e che in questo periodo sta vivendo una faticosa e in parte contraddittoria (ri)affermazione. Ma si tratta anche, in fondo, della prima volta in cui Scorsese parla direttamente, e in modo esplicito, del cinema e della sua storia, ma soprattutto del suo (e nostro) rapporto con esso: il regista si mette senza pudore “ad altezza di bambino” e narra della meraviglia, unica e irripetibile, provata da un ragazzino di fronte a quel fascio di luce proiettato su uno schermo gigante, dell’inesplicabile senso di magia che quelle immagini trasmettono la prima volta che le si guarda, della ricerca caparbia del modo di catturare, sia pure per un solo istante, un po’ di quella originaria meraviglia. In questo senso, l’uso del 3D per una pellicola come Hugo Cabret è non solo opportuno: è probabilmente necessario, e con questo film siamo forse di fronte a uno dei pochissimi casi (il pluricitato Avatarne è l’esempio più scontato) in cui si può dire che, senza l’ausilio della stereoscopia, non saremmo davvero di fronte allo stesso film.
Il 3D di questo film, al pari di quello che ci ha mostratoJames Cameron nella succitata pellicola, è bello, potente, espressivo. E’ una vera gioia per gli occhi vedere la profondità e l’incredibile senso di realismo che emanano dalle scenografie di Dante Ferretti, la verticalità e il senso di vertigine della torre dell’orologio in cui vive Hugo, la resa minuziosa delle distanze e il grande lavoro del regista sulla costruzione dell’immagine e sulla profondità di campo: interni ed esterni, la stazione e la Parigi degli anni ’30 accarezzata dalla neve, gli anfratti del nascondiglio del protagonista e il fiabesco esterno della residenza del vecchio Georges Méliès, tutto urla meraviglia e parla delle potenzialità di una tecnologia tanto versatile quanto, finora, poco compresa e mal utilizzata. Ma la tridimensionalità di Hugo Cabret è qualcosa di più, qualcosa che nelle mani di Scorsese diventa discorso metacinematografico, riflessione sulla Settima Arte, sulla sua storia e sul modo di fruirla: è commosso e sincero l’omaggio del regista all’arte di Méliès (interpretato nel film da un grande Ben Kingsley) non a caso illusionista prima che cineasta, pioniere degli effetti speciali e di un cinema che (al di là delle infinite discussioni storiografiche sulla paternità del cinema “narrativo”) per la prima volta basava sulla meraviglia, sul coinvolgimento emotivo e sulla rappresentazione stessa dei sogni, la sua intima essenza. E’ la magia la chiave (non solo simbolica) di accesso alla storia, quella magia ricreata artigianalmente, con infinita pazienza, dalle mani di Méliès coi suoi trucchi e i suoi macchinari, quella che lo stesso Hugo vuole caparbiamente far rivivere nell’automa lasciatogli da suo padre, quella che, alla fine dell’Ottocento, ammaliava gli spettatori e li rendeva testimoni di uno spettacolo che era la versione moderna della lanterna magica. Un sortilegio di cui il grande artista francese capì per primo le reali potenzialità (quando i suoi stessi inventori, i fratelli Lumière, l’avevano già bollato come “moda passeggera”) e la cui potenza affabulatrice rivive ora grazie a una stereoscopiache, se usata nel modo giusto, ne restituisce in pieno il limpido potere mesmerico.
Hugo Cabret, ispirato a un romanzo per ragazzi dello scrittore Brian Selznick è dunque, principalmente, un lirico omaggio tributato da Scorsese alla Settima Arte e ad uno dei suoi pionieri; ma è anche una favola moderna, romanzo di formazione su un ragazzino che cerca il suo posto nel mondo, in una società da lui vista come un enorme ingranaggio in cui ogni pezzo deve trovare la sua collocazione e la sua funzione. Lo sguardo di Hugo, interpretato al meglio dal bravo Asa Butterfield, è quello di un personaggio dickensiano che non smette mai di osservare con fiducia, e inesausta curiosità, un mondo che a molti adulti (tra i quali lo stesso, invecchiato e disilluso Méliès) appare invece disordinato e incomprensibile; che divora i suoi libri di avventura con la stessa fame di emozioni e meraviglia con cui si pone davanti allo schermo, che cerca un cuore, e infine lo trova, in una creatura meccanica che porta in sé il ricordo e il perenne legame con un genitore che non ha mai smesso di amare. A fargli da spalla, e da supporto in una ricerca non priva di difficoltà e momenti oscuri (la sequenza dell’incubo è tra le più efficaci e significative del film) una Chloe Moretz altrettanto intensa, il cui personaggio, in questo viaggio che è insieme crescita e scoperta delle proprie radici, avrà modo di conoscere meglio le persone con cui vive, riuscendo infine a legarvisi definitivamente. Un cast messo insieme con grande intelligenza è completato, ma sarebbe meglio dire arricchito, dalle presenze di un sempre carismaticoChristopher Lee nel ruolo del saggio libraio, di un divertente Sacha Baron Cohen che dà il volto all’ispettore ferroviario perennemente sulle tracce di Hugo, e di un intenso Jude Law, fantasmatica guida e costante, tranquillo punto di riferimento per le azioni del protagonista. Non semplici comprimari, ma piuttosto compagni di un viaggio in cui, grazie al potere della stereoscopia, veniamo imbarcati quasi fisicamente, e in cui la memoria personale di chi lo ha voluto si mescola, senza soluzione di continuità, a quella cinefila, di noi tutti. L’approdo, per già noto che fosse a molti, non può che toccarci ed emozionarci. Profondamente.

Marco Minniti

Fonte: Movieplayer.it

“La scomparsa di Lauren Armstrong” di Gaia Manzini, Fandango

April 11, 2012 Leave a comment

LA SCOMPARSA DI LAUREN ARMSTRONG
Gaia Manzini
“Una scrittura affilata che non affonda ma graffia, che non cerca effetti speciali ma lascia l’inquietudine di un’incertezza.”
Corriere della Sera
È nata un’autentica nuova scrittrice.
Alessandro Piperno
Le storie di Gaia Manzini sono il nuovo lessico familiare.
L’Unità
SINOSSI
LA SCOMPARSA DI LAUREN ARMSTRONG di Gaia manzini
Possiamo lasciare tutto e sparire nel nulla nell’era dei social network e nella civiltà dell’immagine?
Di Lauren Armstrong nessuna traccia, se non i pochi e impercettibili indizi lasciati nel suo ultimo film. Una delle più luminose star del cinema mondiale scompare così, all’improvviso, dalle scene e dal suo mondo, senza che nessuno sappia dire dove sia andata. Un esilio volontario che si carica di mistero. Eva Loi, la sua giovane doppiatrice italiana, viene travolta dalla notizia in una giornata inquieta, strana, una di quelle in cui le capita di interrogarsi sulla propria vita, sul passato e su Vittorio, l’uomo che le è accanto ma che lei sente sempre più inadeguato. D’un tratto non ha più film da doppiare, espressioni da imitare, distrazioni mondane che facciano risplendere la sua grigia esistenza. Solo un brusco ritorno alla realtà e a un passato mai completamente rimosso. Non saprebbe dirlo a parole, ma quel viaggio a ritroso è una discesa verso qualcosa di buio e indefinibile. In quel buio incrocia sua madre, Ella. Una donna fuori dal comune, molto diversa da Eva, inquieta, misteriosa, malata di leucemia. L’unica cosa che le unisce sembra essere la compatibilità di midollo osseo per la donazione. E quella storia, che si ripete. Perché anche Ella, come Lauren, ha tentato di sparire nel nulla nascondendosi a Berlino, insoddisfatta della sua vita familiare. Era il 1989, l’autunno in cui cadeva il Muro. Lì ha lasciato una scia di relazioni e amicizie che vent’anni dopo Eva proverà a ricostruire.
Un romanzo denso, dalla scrittura asciutta che non perde mai il controllo e ci costringe a domandarci se, come scriveva Baudrillard, le stelle non brillino per il loro talento, ma per la loro assenza.
NOTE
Gaia Manzini è nata a Milano. Ha lavorato per dieci anni in una grande agenzia di pubblicità. Oggi vive a Roma, fa la consulente di comunicazione e collabora con l’Unità. In passato ha scritto per Gente Viaggi, Cosmopolitan e IO Donna. Alcuni suoi racconti sono comparsi su la Repubblica, il Magazine de Il Sole 24 Ore, Flair, Nuovi Argomenti, e nelle raccolte Il lavoro e i giorni (Ediesse, 2008) e E lieve sia la terra (Textus Edizioni, 2011). Nel 2009 ha esordito per Fandango Libri con la raccolta di racconti Nudo di Famiglia, ritratto disincantato della famiglia italiana contemporanea. Questo è il suo primo romanzo.

Fonte: Fandango

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Fabbrica Eos, partecipazione a nuova edizione di Arte Accessibile Milano

April 11, 2012 Leave a comment

Milano – Fabbrica Eos partecipa alla nuova edizione di Arte Accessibile Milano con un’idea innovativa e stimolante che coinvolge il visitatore in una visione del tutto unica dello stand.
Personal view è un’esposizione personalizzata delle opere che ciascun visitatore sceglierà di osservare comodamente seduto come se fosse a casa propria. Lo stand infatti ricrea una sorta di piccolo studio arredato con una poltrona posizionata di fronte ad una parete bianca e ogni visitatore potrà decidere di “colorare” la parete con l’opera che più gli interessa, ammirandola in silenzio oppure accompagnato dalla descrizione del gallerista.
Per chi non conoscesse gli artisti di Fabbrica Eos sarà l’intuito artistico di Giancarlo Pedrazzini a guidare l’ospite attraverso una personal view creata appositamente con la sinergia del momento.
Dal 12 al 15 aprile 2012 – Spazio Eventiquattro, via MonteRosa91 Milano
ingresso libero
13-14 aprile dalle 12 alle 22 – 15 aprile dalle 11 alle 22
http://www.fabbricaeos.it

Sumatra, violenta scossa di terremoto

Una fortissima scossa di terremoto, pari a magnitudo 8,9 della scala Richter, è stato registrato al largo dell’isola di Sumatra. Scattata l’allerta tsunami in 28 paesi fra Sri Lanka, India e Thailandia. L’epicentro riguarda la medesima zona che fu colpita nel 2004 dal terremoto e dall’onda anomala che spazzò via diversi villaggi. La Farnesina, coadiuvata dall’unità di crisi al proprio interno, sta verificando se vi siano italiani nella zona e le loro condizioni di salute. Il panico si è immediatamente diffuso fra la gente e sono già state evacuate le coste della Thailandia e il sisma è stato nettamente avvertito anche a Singapore ed in India. È seguita un’altra scossa di minore intensità, subito dopo, pari a magnitudo 6.5 Richter. Tutte le zone costiere dell’oceano indiano sono in allerta e le autorità stanno provvedendo all’evacuazione della popolazione.

Fonte: AGS Cosmo

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Aforisma di Philippe Starck

“L’intelligenza moderna é femminile”

Islam, simbologia dell’acqua

April 11, 2012 Leave a comment

Nell‘Islam, pìù di ogni altro elemento, l’acqua è benedetta perchè con il suo zampillo inonda l’uomo della sua provvidenza divina e dei suoi favori: “Noi faremo scendere dal cielo un acqua benedetta grazie alla quale cresceranno giardini, grano e palme slanciate che nutriranno i nostri servitori” (Qaf, L, 9-11). L’acqua ha differenti origini e funzioni: l’acqua per le abluzioni, l’acqua del pozzo di Zemzem, l’acqua delle otri dei carovanieri, l’acqua dei pozzi nelle oasi e l’acqua delle fontane e dei rubinetti. Si può leggere nella Soura dei Profeti: “Gli increduli non hanno visto che i cieli e la terra formano una massa compatta? Noi le abbiamo in seguito separate e abbiamo creato, a partire dall’acqua, tutte le cose viventi. Non credono loro?“ (I Profeti, XXI, 30). A riguardo dei dogmi musulmani, e tenuto conto delle forti prescrizioni sull’igiene dell’Islam, l’acqua è presente all’inizio dei riti di sacralizzazione e purificazione. In questi insiemi simbologici il più importante è forse l’acqua sacra del pozzo di Zemzem, la cui sorgente è situata nella corte di Hijr, ai piedi della Kaaba, sempre impressionante per i pellegrini che vi giungono per l’annuale momento di preghiera collettiva. Ibn Battuta (1304-1377), geografo e viaggiatore tangerino, descrive una credenza dei suoi tempi secondo la quale l’acqua di Zemzem aumenta e gonfia miracolosamente tutte le notti dal giovedì al venerdì. L’istoriografia musulmana avanza l’ipotesi che l’acqua di Zemzem zampilla sotto i piedi di Ismaël, figlio di Abramo, dopo che la madre Hagar, senza acqua per il figlio e per se stessa, la trovò tra due colline vicine alla Kaaba, chiamate Safa e Marwa. Secondo il grande storico arabo Tabari (838-923), è Ismaël che provocò il miracolo: “Ismaël si mise a piangere dopo aver visto l’uso che si faceva dei bambini che si trovavano senza la loro madre, e iniziò a pestare i piedi contro la terra, come ancora oggi fanno i bambini, e una sorgente scaturì sotto i suoi talloni“. Se Zemzem ha una tale importanza nel dispositivo rituale del pellegrino, è perchè questo rappresenta e simbolizza al meglio la mitologia degli antichi arabi, che accordavano all’acqua un importanza smisurata. Ricordiamo anche la potenza maestosa che occupano i quattro fiumi Kawtar, Salsabil, Eufrate e Nilo. I primi due, chiamati fiumi interiori, sono dei Paradisi. Gli altri due, chiamati fiumi esteriori, sono appunto l’Eufrate e il Nilo. L’Eufrate scorre in Irak dove, con il Tigri, forma un immenso delta sul golfo arabico-persiano. Il Nilo è un fiume immenso con i suoi 6.671 km e attraversa il Kenia, Rwanda, Burundi, Congo, Etipia, Sudan e l’Egitto per gettarsi nel Mediterraneo. Dall’antichità (Plutarco già ne parlava) sino alla costruzione della diga di Assouan da parte dei sovietici nel 1958, le sue acque sono state vitali (e devastanti)  per l’agricoltura egiziana e per gli abitanti. Nel paradiso musulmano, immenso giardino verdeggiante, scorrono Kawtar e Salsabil, due fiumi citati nel Corano, ma scorrono anche ruscelli di latte, di vino, di miele e d’acqua: ” Ecco la descrizione del Giardino Promesso a quelli che credono nel Signore: ci saranno dei fiumi dove l’acqua è incorruttibile, dei fiumi di latte dal gusto inalterabile, dei fiumi di vino, delizia per chi lo berrà, e ancora dei fiumi di miele puro. E si troveranno ogni tipo di frutto e il perdono del Signore…” (Mohammed, XLVII, 15). Infine, per quanto idilliaco sia già dalla descrizione, bisogna aggiungere evocazioni di una natura lussureggiante, di oasi, di otri piene di acqua e caraffe d’argento dove cola un vino raro e misterioso. La benedizione dispensata dall’acqua è alle volte immediata (l’acqua mantiene in vita il carovaniere nel deserto) e alle volte purificatrice, benefattrice e rigeneratrice. L’acqua opposta al fuoco, a volte alla Terra, rappresenta la parte fredda della natura umana ma sembra che l’islam non sia sensibile a questa dimensione, privilegiando al contrario, il suo zampillio, il suo movimento e il suo dinamismo. Non simbolizza di fatto la natura rigenerata, la potenza divina, la misericordia di Allah?. Nella Sura n-Nour, il Corano attesta chiaramente che: ” Dio ha creato tutti gli esseri viventi a partire dall’acqua” (La Luce, XXIV, 45).

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Premio Moda “Città dei Sassi”, manifestazione per nuova generazione di stilisti creatori di moda

April 11, 2012 Leave a comment

PREMIO MODA “CITTA’ DEI SASSI”

DESCRIZIONE
Il Premio Moda “Città dei Sassi” è una manifestazione riservata alla nuova generazione italiana ed internazionale di stilisti creatori della moda. Nato nel 2008 dalla passione che caratterizza l’azienda promotrice, la Publimusic, nel 2011 il Premio ha rafforzato la sua dimensione con la Terza Edizione dell’evento.
E’ un marchio registrato, elemento questo a supporto della volontà della Publimusic di investire sul prodotto nel medio/lungo periodo.
Da sempre convinti, e i dati del settore lo confermano, che la moda rappresenta in Italia uno dei principali settori caratterizzanti l’economia del paese capace di contribuire ad affermare il made in Italy in numerosi Paesi ad economia avanzata, i promotori hanno da subito creduto che l’idea di ospitare l’Alta Moda nella Città dei Sassi fosse un’idea vincente capace di valorizzare ulteriormente il patrimonio storico architettonico che caratterizza la città.
Questi ultimi hanno fermamente creduto e concretamente investito tempo e dedizione nell’idea progettuale determinati a creare un brand unico nel suo genere. Tale convinzione è stata supportata da numerose considerazioni legate alla particolarità del settore moda, ma, soprattutto, dalla individuazione di un connubio esclusivo tra il fascino della città dei Sassi e la creatività della moda. Si tratta, infatti, di due patrimoni completamente differenti che però hanno in comune la non riproducibilità in contesti diversi: in altre parole, i Sassi non sarebbero tali in nessuna altra parte del mondo e, allo stesso modo, la creatività italiana nella moda ha da tempo conquistato un primato a livello mondiale finora imbattuto anche dalle inesorabili leggi della globalizzazione.
Creare un evento, quindi, che leghi fortemente il patrimonio storico architettonico e la bellezza del talento creativo applicato alla moda, determina una unicità sulla quale è diventato naturale puntare.
I numerosi punti di forza insiti in tale visione, nonché gli aspetti innovativi legati alla natura di premio internazionale dedicato agli stilisti professionisti,  emergenti e non, hanno contribuito a determinare la costruzione di un evento che si concretizza in una serata estiva ma che comporta mesi di lavoro dietro le quinte, tra pubbliche relazioni, progettazione, contatti con ospiti illustri, casting e soprattutto cura e scrupolo nella selezione degli stilisti candidati. E’ quest’ultimo aspetto, infatti, che determina una crescita di credibilità dello stesso premio nel momento in cui la selezione difficile e l’aggiudicazione di un premio conferito da una giuria illustre consentono ai vincitori di spendere la propria vittoria nel mondo della moda e dello spettacolo e contemporaneamente contribuire ad accrescere la notorietà del premio e della stessa città.
MODALITA’ DI SVOLGIMENTO
Nato come Concorso Nazionale per  Stilisti di moda, a partire dall’edizione 2012 il Premio Moda “Città dei Sassi” diventerà un Concorso Internazionale.
La partecipazione alla competizione prevede una procedura di iscrizione reperibile, come l’insieme delle altre informazioni inerenti il concorso, sul sito www.premiomoda.it .
Successivamente, a chiusura dei termini di iscrizione, una Giuria Tecnica, appositamente nominata,  decreta gli otto stilisti finalisti che avranno la possibilità di presentare una  collezione di  creazioni di moda, nello specifico di Alta Moda donna, sezioni Abbigliamento e Accessori.
Nella serata dell’evento, davanti a una Giuria Speciale composta da esperti e rappresentanti illustri del mondo della moda italiana, dell’imprenditoria locale e delle associazioni di categoria, affiancata da una Giuria composta da rappresentanti della stampa, gli stilisti proporranno le proprie originali creazioni nella splendida P.zza San Francesco d’Assisi con una scenografia naturale ed imponente quale è quella della facciata in stile barocco della omonima chiesa. L’atmosfera è ricercata e creata illuminando ad arte la facciata in tufo e la sua scalinata bianca che con eleganza dominano la piazza. Due maxischermi laterali completano il palcoscenico. Una competizione che assume il taglio di un vero e proprio spettacolo di moda, articolato in tempi televisivi, con ospiti di livello nazionale.
Sono assegnati: il Premio Moda “Città dei Sassi” (premio in denaro),
il Premio della Critica,
il Premio della Camera della Moda della Calabria (Presidente onorario Santo Versace).
Ai premi già previsti si aggiungerà:
il Premio Speciale “Premio Moda al Cinema”, un premio appositamente ispirato al cinema e che sarà aggiudicato da colui il quale avrà, nel corso della sua sfilata, saputo meglio interpretare il significato e il ruolo del cinema nella moda.
Il Premio Moda “Città dei Sassi” dedica il suddetto premio, nell’edizione 2012, all’attrice Sophia Loren, icona del cinema italiano nel mondo, in occasione della celebrazione dei 50 anni del Premio Oscar quale migliore attrice nel film “La Ciociara”.
Concluso il premio, le creazioni di tutti gli stilisti finalisti continuano a rivivere attraverso il sito web che supporta, in tal modo, il lavoro degli stilisti cha hanno scelto il Premio Moda per promuovere il loro talento nell’alta moda. Una vetrina virtuale che continua a far rivivere non solo la serata ma anche il fascino della città dei Sassi.
Dall’edizione 2012, vi sarà, oltre all’introduzione del “Premio Moda al Cinema” un’ulteriore novità: la Publimusic ha ideato, infatti, due eventi espositivi nella settimana che precede e in quella che segue la serata evento del 30 giugno. In particolare, trattasi, nel primo caso, di una esposizione di abiti delle prime edizioni aventi la finalità di focalizzare l’attenzione della città sull’evento ed accrescerne la visibilità oltre che l’attesa; nel secondo caso, nella settimana che segue, la medesima esposizione continuerà nella location già individuata e si arricchirà degli abiti che gli stilisti avranno appositamente disegnato per il Premio dedicato al cinema, oltre che di foto, immagini, proiezioni video relativi al Premio appena concluso.
Infine, va ricordato che il Premio Moda è già inserito nella programmazione dei festeggiamenti in onore di Maria. SS. della Bruna, ed è gratuitamente fruibile dal pubblico presente, composto non solo da materani ma anche da numerosi turisti che potranno così apprezzare un evento moda nella  Città dei Sassi, Patrimonio Unesco dell’umanità, candidata a Capitale europea della cultura 2019.
VISIBILITA’
Il premio è presente on line sul sito www.premiomoda.it , strumento di divulgazione dell’evento, nonché canale attraverso il quale gli stilisti interessati possono conoscere il regolamento e iscriversi al concorso, mentre gli utenti interessati alla manifestazione possono trovare tutto il materiale video e fotografico relativo alle precedenti edizioni. La versione inglese del sito è attualmente in fase di completamento: ciò favorirà un ulteriore potenziamento dell’evento e amplierà le prospettive di crescita sia in termini di stilisti partecipanti che di visitatori.
FINALITA’ ED OBIETTIVI
L’obiettivo principale della Publimusic è quello di accreditare il premio tra gli eventi di riferimento del settore nel panorama italiano. In altre parole, creare un appuntamento annuale della Moda a carattere nazionale e internazionale. A tal scopo il premio è stato già trasformato in premio internazionale.
Con questo nuovo concept dell’evento il lavoro per la realizzazione della 4^ edizione si è avviato.
La sua realizzazione è prevista nell’ultimo fine settimana di Giugno 2012, a Matera, con  la partecipazione di personalità del mondo del giornalismo, della TV e del cinema. Gli organizzatori, allo scopo, hanno stretto importanti collaborazioni con stilisti e personaggi illustri del panorama italiano i cui nomi verranno resi pubblici durante la conferenza stampa, giugno 2012.

 

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Carnagie Mellon University, stress indebolisce l’organismo

Uno studio condotto da alcuni ricercatori della Carnagie Mellon University, ha evidenziato il modo con cui lo stress indebolisce l’organismo dei soggetti affetti. Infatti il corpo umano sottoposto ad uno stress psicologico, soprattutto quando è prolungato diviene molto più fragile a causa di una serie di processi infiammatori che si scatenano nell’organismo. La ricerca ha preso in esame 355 soggetti e ne è scaturito che le persone sottoposte a stress psicologico vengono in breve tempo interessate da uno scatenarsi di infiammazioni sparse di ogni tipo.

Fonte: AGS Cosmo

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