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Federico Barbarossa, imperatore contro i Comuni Italiani

Nel 1176 le truppe dell’imperatore Federico Barbarossa, sceso in Italia per la quinta volta, vengono annientate nella battaglia di Legnano: le truppe confederate della Lega Lombarda, composta da numerose città dell’Italia settentrionale protette da papa Alessandro III (in nome del quale, nel 1168, è stata fondata la città di Alessandria in Piemonte), sbaragliano l’esercito imperiale. Dopo vent’anni di campagne militari, la sconfitta di Legnano pone fine alle pretese del Barbarossa di esportare in Italia il suo «modello tedesco».
In Germania, Federico – sulla base del diritto feudale – aveva imposto che le terre del demanio imperiale dovessero essere considerate, chiunque ne fosse stato in possesso, feudi dell’Impero. In base a questo principio – applicato con ottimi risultati per i rapporti tra imperatore e suoi feudatari in terra tedesca – tutti i detentori delle terre demaniali diventavano diretti vassalli dell’imperatore, titolare del dominio assoluto (dominium) delle terre del demanio. Anche in Italia c’erano terre appartenenti al demanio imperiale, sulle quali Federico poteva esercitare, almeno in linea di principio, quel complesso sistema di diritti demaniali denominati regalìe (iura regalia), stilati nella seconda dieta di Roncaglia (1158) e riconosciuti legittimi da quattro insigni giuristi dell’Università di Bologna.
In virtù di questi iura l’imperatore era riconosciuto signore assoluto di terre libere, strade, ponti, fiumi; aveva facoltà di imporre tasse di passo e di dazio; poteva battere moneta, riscuotere multe, acquisire i beni confiscati ai condannati per gravi delitti, disporre dei palazzi regi delle città demaniali; nominare magistrati o richiedere somme di denaro alle comunità che volessero nominarne di propri; amministrare i più alti gradi di giustizia, richiedere la partecipazione alle spedizioni militari, riscuotere il fodrum, una tassa imposta in cambio del servizio militare, esigere contributi straordinari per spedizioni militari di interesse comune e altro ancora.
Nelle sue prime discese in Italia, Federico era riuscito ad imporre ai Comuni italiani la sua autorità, rivendicando le regalìe, pacificando i comuni in lotta tra loro e distruggendo le città ribellatesi alla sua autorità (Asti, Chieri, Tortona nel 1155; Crema, Milano, Brescia, Piacenza, Bologna nel 1162), ma a partire dalla quarta discesa (1166) il clima in Italia diventa più ostile. I comuni si sono organizzati nella Lega Lombarda, reclamano l’esercizio delle regalìe, concesse loro dall’imperatore Enrico V (+ 1125). Ricostruiscono Milano, fondano Alessandria che nel 1174 (quinta discesa) resiste all’attacco delle truppe imperiali, divenendo il simbolo della riscossa antimperiale. La sconfitta di Legnano impone un cambiamento di rotta nella politica italiana: la tregua e la mediazione politica. Nel 1183 i Comuni italiani firmano con l’imperatore la pace di Costanza: Federico accoglie le richieste della Lega e annulla le deliberazioni di Roncaglia. I comuni, per parte loro riconoscono a Federico le regalìe, ma ottengono di esercitarle in nome dell’imperatore dietro il pagamento di un censo annuo; accettano inoltre che l’imperatore rinnovi loro ogni cinque anni l’investitura feudale (i comuni sorgevano pur sempre sulle terre imperiali), e promettono di fortificare le loro città e mantenere un esercito da inviare all’occorrenza, al loro imperatore, proprio come tutti i buoni vassalli.

Fonte: Lux in Arcana

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