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Archive for March 26, 2012

USA, confermata esistenza extraterrestri dal National Security Agency

March 26, 2012 Leave a comment
Sembra ufficiale… secondo alcuni documenti rilasciati dall’organo nazionale della sicurezza americana NSA (National Security Agency) non ci sono più dubbi sull’effettiva esistenza degli extraterrestri. Dalle documentazioni emerse é confermato che sono stati intercettati 31 messaggi di origine non terrestre provenienti dallo spazio. Nel file le informazioni sono confuse sulla data certa degli eventi e sull’ente che ne abbia effettuato le intercettazioni. Non si conosce nemmeno il contenuto integrale del messaggi, quindi incerta la reale destinazione, se siano rivolti agli abitanti della terra o se trattasi  di una forma di comunicazione riservata. Nonostante la notizia possa far ipotizzare eventuali o possibili tentativi di manipolazione dell’informazione, idonei a vanificare l’esistenza di essere viventi di origine extraterrestre, é possibile leggere il file contente una serie elencata di testimonianze rese note, direttamente sul sito dell’agenzia NSA.
Il file contenente i messaggi reso pubblico é corredato di un manuale per la decodificazione. Eclatante,  é chiaro che “Non siamo soli” nell’Universo.

Marocco, il fantasma degli orientalisti

March 26, 2012 Leave a comment

Al debutto del XIX° secolo, gli occidentali sono divorati dall’ambizione colonialista e dall’Oriente in generale e, del Marocco in particolare, non ne sapevano nulla o quasi. Per loro, il Marocco non era che una parte dell’Oriente, senza un proprio carattere, descritto come un impero ostile e rinchiuso in se stesso. Scientifici ed esploratori, ma anche  artisti e romanzieri, hanno contribuito ad alzare il velo di mistero dell’Oriente. Questi “orientalisti”  si lanciarono anima e corpo in quello che credevano essere uno studio razionale e rigoroso dell’enigmaticità della società marocchina. Ma l’etnocentrismo è tenace e gli europei  guardavano lo stile di vita dei marocchini attraverso il prisma dei loro fantasmi. Pur di fare sensazione, gli orientalisti riportano quasi esclusivamente i costumi che loro stessi trovavano più eccentrici e insoliti. E’ grazie all’ispirazione di Victor Hugo, all’epoca 27 enne, che dobbiamo il termine “orientalista”, nato attorno alla sua raccolta di poemi “Gli Orientali” (1829). Da allora, il movimento, nato essenzialmente dalla letteratura e  nutrito dalla campagna d’Egitto di Napoleone, ebbe inizio. L’interesse europeo andava di pari passo con i progetti di conquista del XIX° Secolo ed era  logico in quel momento per la Francia informarsi sul Marocco, paese su cui aveva puntato i suoi interessi. Per fare questo, invio’ in missione alcuni artisti con lo scopo di portare nuove conoscenze nella metropoli. Queste sensibilità giocarono un ruolo chiave nelle derive dell’orientalismo perchè la finalità del romanticismo era quella di opporre la ragione al sentimento. I lavori sul Marocco si orientarono rapidamente verso l’esaltazione dei sentimenti personali, creando un impasse sulla realtà della società. “Quanto è bello, ho creduto di perdere la testa!” scrisse nella sua corriposndenza Alfred Dehodenq (1822-1882), uno dei primi pittori francesi a visitare il Marocco. Eugène Delacroix, un altra importante figura dell’orientalismo in Marocco, dono’ dei consigli ai suoi concittadini dopo il suo soggiorno in Marocco nel 1832: “Se avete qualche mese da perdere, qualche giorno, venite in Barbaria, voi vedrete il naturale che è sempre fuori dal nostro controllo, sentirete la preziosa e rara influenza del sole che dona a tutte le cose una via penetrante”. Le impressioni quindi donate dai primi orientalisti rilevavano sempre un approccio esaltante e naïf sul Marocco. La corrente orientalista risultava ugualmente senza una rappresentazione figurativa del mondo musulmano, un mondo che gli europei non potevano conoscere diversamente se non con la pittura.I marocchini e i musulmani in genererale, non erano  autorizzati dalla religione ha disegnare dei ritratti, o approcciarsi all’arte nella realtà. Tutti i tentativi di dipingere o di scolpire un essere vivente è un offesa alla realizzazione divina, perchè un musulmano non puo’ rivaleggiare con Dio. Questo vuoto artistico alimento’  dunque i fantasmi dell’inconscio. Con il processo di colonizzazione , l’orientalismo inizio’ ad essere usato a scopi politici. Il generale Lyautey mise gli orientalisti  al lavoro con l’intento di provocare seduzione per attrarre nuovi coloni francesi. Il suo obiettivo era chiaramente di far loro amare il Marocco, di suscitare la lor curiosità e di dirigerli verso un mondo incantato.  Jaques Majorelle (1886-1962), diede al generale molte soddisfazioni dipingendo una Marrakech carica di magia e di favole. Ma per attirare i nuovi coloni, Lyautey comprese bene che doveva mettere le mani sui fantasmi maschili e quindi non si privo’ di incoraggiare le rappresentazioni dei famosi harem orientali.  Questo aspetto dell’orientalismo è quello che chocco i marocchini, perchè metteva a nudo un tabù di una società ultraconservatrice. Questi luoghi normalmente inviolabili servirono agli appetiti (non solo politici) degli occidentali. I dipinti più conosciuti sono quelli che cristallizzano i fantasmi intorno agli harem. Eugène Delacroix (1798-1863) e più tardi Henri Matisse (1869-1954), fecero di queste rappresentazioni il soggetto-faro delle loro tele consacrate all’Oriente e al Marocco in particolare. Dipinti che sovente rappresentano donne orientali “denudate” la cui sola funzione è apparentemente di soddisfare le voglie dei loro padroni e signori. Ancor più dei personaggi, sono i luoghi che appassionano e intrigano i pittori orientalisti. Gli harem rappresentano inconsciamente il desiderio  maschile universale di possedere numerose donne. Un desiderio proibito, cosa che li rende ancora più affascinanti e in arabo la parola “Harem è appunto sinonimo di “proibito” (Haram). Vista la quantità impressionante dei dipinti prodotti su questo tema, gli osservatori musulmani del XIX° secolo si sono legittimamente posti  la domanda sull’accesso agli harem da parte degli occidentali. Infatti, pare evidente, conoscendo l’impenetrabilità dei luoghi privati nel Marocco dell’epoca, che molti pittori dipinsero questi luoghi solo con la loro immaginazione. Attardandosi sui dettagli dei dipinti, alcuni elementi  suscitano diversi interrogativi. Abdelkrim Belamine, un artista pittore marocchino, rileva che “i corpi delle donne orientali corrispondono stranamente ai criteri di bellezza occidentale dell’epoca”. Per il pittore, il trucco consiste nel riprendere schizzi di nudi realizzati in Europa ed “aggiungere volti di tipo orientale”, il tutto completato con un decoro arabo-musulmano. La tecnica risponde alle attese dei mecenati europei, tutti presi a realizzare molti soldi con pochi mezzi. Per usare un vocabolo moderno, molte di queste tele sono infatti ilprodotto di un montaggio.  L’assemblaggio estetico dei corpi dei marocchini con quello delle donne europee non è solo dovuto alla mancanza dei modelli locali ma è anche la proiezione dei fantasmi degli occidentali sulle loro società. Gli orientalisti trasposero quello che credevano essere la realtà della morale sessuale marocchina a loro modo, immaginando un ideale di donna sottomessa e schiava. E’ la definizione stessa del fantasma. La sociologa Fatima Mernissi, nel suo saggio “L’Harem e l’Occidente”, giudica oltraggioso lo spazio accordato alle donne arabe dagli orientalisti. La scrittrice traccia un parallelo con Sherazade, incarnazione della donna orientale nell’immaginario occidentale. Nel libro “Le Mille e una notte“, Sherazade utilizza la sua intelligenza e la sua arte di cantastorie per salvarsi, e salvare il suo popolo, dalla tirrania del marito sanguinario. Pertanto Fatima Mernissi nota che questo aspetto primordiale del personaggio e volontariamente occultato nelle rappresentazioni dell’Occidente. Lo spirito orientalista non fa altro che veicolare l’immagine carnale della sposa del sultano, sottomessa nel letto del suo crudele sposo. La scrittrice evoca ugualmente un dipinto di Henri Matisse, “L’odalisca con le culotte rosse”: “Il dipinto di Matisse conserva un potere più forte della realtà storica perché, ancora oggi (…) molti degli occidentali  pensano che in Oriente, niente è cambiato e che i musulmani non richiedano mai delle riforme o la modernità”. Questi dipinti rivelano una volontà politica di inserire il mondo arabo musulmano in un immagine decadente o perlomeno stagnante, che mette in luce, per contrasto, una società occidentale moderna e sempre in movimento.

Paolo Pautasso

Betelgeuse, possibili due soli nei prossimi mesi del 2012

Pare che tutta la comunità scientifica internazionale ne sia ormai convinta: Nei prossimi mesi del 2012 nel cielo appariranno due soli. Si tratta di un fenomeno cosmico di cui è attrice la stella Betelgeuse, la quale perderà costantemente di massa fino a trasformarsi in una supernova. È un evento eccezionale per l’umanità e sarà qualcosa anche di molto spettacolare, assicurano i ricercatori. La supernova infatti, nel suo processo di collassamento, apparirà ai nostri occhi come fosse un secondo sole e sembra che invaderà il nostro pianeta con una gigantesca tempesta di neutrini per la quale fra l’altro non si prevedono conseguenze di nessun genere. Il fenomeno sarà visibile per ben due settimane ad ogni latitudine e longitudine terrestre. Betelgeuse attualmente è una supergigante rossa di classe spettrale M1-2Iab, ossia una stella che esprime una luminosità 135mila volte superiore a quella del nostro sole e con una massa di 20 volte più grande. Il processo di collassamento della stella in questione potrebbe portarla a diventare un enorme buco nero, ma la scienza ufficiale non può ancora garantire che effettivamente la supernova arrivi a questo punto in breve tempo poiché non è possibile elaborare previsioni attendibili su questa eventualità. Il dato scientifico dell’imminente avvenimento, da credito ad una antica profezia Hopi che annunciava per l’appunto, ed in maniera alquanto verosimile, la nascita in cielo di un doppio sole. La profezia cita: “Quando il Purificatore arriverà lo vedremo prima come una piccola Stella Rossa che verrà molto vicina e siederà nei nostri cieli a guardarci. Ci osserverà per vedere come abbiamo ricordato gli insegnamenti sacri. Questo Purificatore ci mostrerà molti segni miracolosi nei nostri cieli. In questo modo sapremo che il Creatore non è un sogno. Anche coloro che non sentono il loro collegamento con lo Spirito potranno vedere il volto del creatore nel cielo. Le cose invisibili si faranno sentire molto forte”.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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“I buoi” di Antonio Guerra

I bu

Andé a di acsè mi bu ch’i vaga véa,
che quèl chi à fat i à fatt,
che adèss u s’èra préima se tratour.
E’ pianz e’ còr ma tòtt, ènca mu mè,
avdai ch’i à lavurè dal mièri d’ann
e adèss i à d’andè véa a tèsta basa
dri ma la còrda lònga de’ mazèll.

I buoi

Andate a dire ai miei buoi che vadano via
che quel che hanno fatto hanno fatto,
che adesso si fa prima col trattore.
E piange il cuore tutto, qui dentro me,
a vedere che hanno lavorato da migliaia d’anni
e ora devono andar via a testa bassa
dietro la corda lunga del macello.

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Lux in Arcana, due documenti templari inseriti nella mostra

March 26, 2012 Leave a comment

TEMPLARI
Due documenti faranno parte della mostra
LUX IN ARCANA – L’ARCHIVIO SEGRETO VATICANO SI RIVELA
Rivelati oggi sulle pagine de Il Venerdì di Repubblica due attesissimi documenti che faranno parte della mostra Lux in arcana – L’Archivio Segreto Vaticano si rivela, ai Musei Capitolini da febbraio 2012. Si tratta di due documenti del 1308-1311 che appassioneranno un vasto pubblico: la pergamena di Chinon con l’assoluzione sacramentale dei dignitari del Tempio e il Processo contro l’Ordine dei Templari contenuto in ben 60 metri lineari di rotolo.
L’assoluzione sacramentale dei dignitari del Tempio arriva nell’agosto del 1308. I Templari erano già stati sottoposti a processo dagli inquisitori di Francia ammettendo, sotto tortura, le proprie colpe. In seguito, tra il 17 e il 20 agosto 1308, Clemente V inviò nel castello di Chinon tre cardinali incaricati di interrogare il gran maestro e gli altri dignitari: Hugues de Perraud, visitatore dell’Ordine, Raymbaud de Caron e Geoffroy de Charny, precettori di Oltremare e Normandia, Geoffroy de Gonneville, precettore di Poitou e Aquitania. I cinque, confessate le loro colpe, ottennero l’assoluzione sacramentale e vennero reintegrati nella comunione cristiana. Da quel momento in poi solo il papa avrebbe potuto interrogarli, vincolandoli alla loro deposizione; ritrattare, infatti, li avrebbe resi relapsi, cioè ricaduti negli errori commessi prima di essere assolti. E la pena prevista per i relapsi era la morte sul rogo.
Templari alla sbarra: il processo contro l’Ordine in terra di Francia. Dopo aver annullato tutte le precedenti inchieste condotte dall’Inquisizione di Francia contro i Templari – arrestati a sua insaputa per ordine del re di Francia Filippo il Bello – papa Clemente V avocò a sé la conduzione del processo a carico dell’Ordine. Sin dal giorno dell’arresto dei Templari di Francia (venerdì 13 ottobre 1307), Clemente V aveva tentato con mille stratagemmi di porre freno alle mire del re: facendo arrestare preventivamente i Cavalieri del Tempio sottraendoli così all’arbitrio delle autorità secolari, annullando tutti i procedimenti promossi dall’Inquisizione di Francia e dagli uomini del re, assolvendo infine settantadue Cavalieri e i cinque grandi dignitari. Ma sarebbe riuscito ad evitare – pur agendo secondo giustizia – la condanna dell’Ordine, una condanna che il re di Francia voleva a tutti i costi? Dalla soppressione del Tempio Filippo il Bello avrebbe ottenuto soltanto benefici: gli ingenti debiti contratti con i Templari, banchieri della Corona francese, sarebbero stati azzerati, inoltre, sarebbe riuscito, con qualche stratagemma, ad incamerare i beni di quell’ordine ricco e potente. Il processo iniziò formalmente il 22 novembre 1309 e la difesa dei Templari si fece man mano più solida, ma, a questo punto, intervenne il re boicottando magistralmente il procedimento. L’arcivescovo Philippe de Marigny, fedelissimo di Filippo e membro del suo Consiglio, l’11 maggio 1310 convocò il concilio provinciale della sua diocesi a Parigi, facendo condannare i cinquantaquattro Templari soggetti alla sua giurisdizione come relapsi, perché nell’inchiesta diocesana avevano confermato le confessioni rilasciate dopo l’arresto del 1307, ma dinanzi ai commissari papali avevano ritrattato. Dopo il rogo dei cinquantaquattro, gli altri Templari, terrorizzati, gettarono la spugna: tra il novembre e il giugno 1311, circa un terzo dei seicento Cavalieri comparirono spontaneamente di fronte ai giudici, e solo per riconfermare quanto dichiarato nelle precedenti deposizioni. Ritrattare significava morire. Quelle duecentotrentuno strazianti deposizioni, rese tra il timore di non contraddirsi e il frustrato desiderio di difendere l’Ordine, sono contenute nei circa 60 metri lineari del rotolo pergamenaceo.L’esposizione, ideata in occasione del IV Centenario dalla fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano – in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico-Sovraintendenza ai Beni Culturali e Zètema Progetto Cultura – vuole spiegare e raccontare che cos’è e come funziona l’Archivio dei Papi e, nel contempo, rendere visibile l’invisibile e far sì che anche il normale visitatore possa accedere, per una volta, alle meraviglie finora custodite nei circa 85 km lineari dell’Archivio Segreto Vaticano.
Il titolo Lux in arcana comunica anche il principale obiettivo della mostra: la luce che filtra nei recessi dell’Archivio (lux in arcana) illumina una realtà preclusa ad una conoscenza superficiale, ma fruibile solo attraverso il contatto diretto e concreto con le fonti dell’Archivio, che apre le porte alla scoperta della storia, a volte inedita, raccontata nei documenti.
Allestimenti multimediali, guidati da una rigorosa quanto coinvolgente narrazione storica, faranno sì che il visitatore possa “rivivere” i documenti, che si animeranno con il racconto dei retroscena e dei personaggi coinvolti, permettendogli così di assaporare alcuni famosi eventi del passato. Inoltre sarà possibile seguire attraverso i più conosciuti social network le attività collaterali alla mostra e scoprire curiosità e approfondimenti sul sito http://www.luxinarcana.org che, a partire dal mese di luglio, di giorno in giorno si è arricchito di contenuti e che già, a poche settimane dalla sua pubblicazione, ha già attirato migliaia di visitatori da oltre cento Paesi di ogni parte del mondo.
I 100 documenti – scelti tra codici e pergamene, filze, manoscritti e registri – rimarranno in esposizione ai Musei Capitolini per circa sette mesi, da febbraio a settembre 2012: un’iniziativa senza precedenti che sta già creando un’enorme aspettativa, alimentata dal misterioso fascino che l’Archivio Segreto Vaticano genera nell’immaginario collettivo.
I documenti fino ad oggi rivelati, sono online sul sito della mostra http://www.luxinarcana.org insieme con notizie e approfondimenti su personaggi e curiosità legate all’Archivio Segreto Vaticano.
L’Archivio Segreto Vaticano rappresenta un patrimonio culturale dell’umanità che ha come epicentro la città di Roma. La sede prescelta per ospitare questo evento memorabile, i Musei Capitolini, sottolinea il profondo legame fra la città di Roma e il Papato fin dall’età medioevale. Alla sensibilità per le arti di Sisto IV si legano le origini di entrambe le istituzioni coinvolte nell’evento. Ma allo stesso tempo la storia custodita nell’Archivio Segreto Vaticano si intreccia con la storia dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero.
Tutto ciò renderà Lux in arcana – L’Archivio Segreto Vaticano si rivela un evento dal valore scientifico e mediatico senza precedenti.

“La Guerra Del Fuoco” di Jean-Jacques Annaud [1981]

March 26, 2012 Leave a comment

 

Trentennale l’anno scorso per questo film originale, sperimentale, che racconta un’immaginaria vicenda accaduta 80 mila anni fa ad uomini primitivi, quando si stava affacciando sul pianeta l’homo sapiens. Meritava celebrazione. Per dare idea dell’importanza dell’opera, comincio ad elencarne i premi: Oscar 1983: miglior trucco; 2 César 1982: miglior film e miglior regista; Saturn Award 1982: miglior film internazionale; 5 Genie Awards 1983: costumi, suono, realizzazioni, attrice principale.Grazie alla pagina Wiki posso attingere, tradotta, l’introduzione del film: “80.000 anni fa, la sopravvivenza degli uomini nelle immense distese inesplorate dipendeva dal possesso del fuoco. Per quegli esseri primitivi, il fuoco rimase un oggetto misterioso fino a quando non impararono a crearlo. Il fuoco doveva essere rubato alla natura, mantenuto in vita, protetto da vento e pioggia, difeso dai nemici. Il fuoco divenne simbolo di potere e sinonimo di sopravvivenza. Coloro che possedevano il fuoco, possedevano la vita.“.
E’ esattamente quello a cui si assisterà.
Una tribù, direi di neandertaliani, conserva un piccolo fagotto con all’interno una brace che si premura di mantenere sempre ardente, al fine di poter accendere in ogni momento il fuoco. Disporre del fuoco è vitale, serve certo a cuocere la carne delle prede ma soprattutto, cosa fondamentale, a non diventare preda! Li vedremo quegli animali che ancora risiedono nelle nostre paure ancestrali, e tra queste quella di morire sbranati è ancora la più temuta: lupi, mammuth, tigri dai denti a sciabola, orsi.
C’è però un nemico, ed è il più imprevedibile di tutti, che non viene allontanato dal fuoco, ne è anzi attratto e non esita ad ucciderti per procurarselo. Sono gli altri uomini. Saranno lotte sanguinose. Solo i primi sapiens, capaci di produrselo sfregando legni, usciranno da questa vita nomade, perennemente violenta, e saranno capaci di creare i primi insediamenti stabili. Il film ci mostrerà quel periodo in cui sapiens e neandertaliani (si pensa) hanno convissuto, la fase di passaggio e il finale sarà davvero commovente in questo senso, mostrandoci proprio una metamorfosi, col neandertal legato alla donna sapiens che guarda alla luna dopo essere riuscito ad accendere un fuoco dal nulla. Ci sarà un caldo senso di umanità in questo, nell’uomo che finalmente occupa la sua mente in qualcosa di più alto, che non sia il semplice sopravvivere: si comincia forse a Vivere.
Sempre dal citato wiki altre info molto importanti:
La guerra del fuoco (La guerre du feu) è un film del 1981 diretto da Jean-Jacques Annaud, ispirato all’omonimo romanzo di J. H. Rosny aîné.
Si tratta di un film d’avventura di ambientazione preistorica, la cui caratteristica peculiare è che gli interpreti si esprimono solo tramite gesti e suoni gutturali incomprensibili. Per rendere efficace questa scelta azzardata, Annaud si è servito di illustri consulenti: lo scrittore Anthony Burgess, noto per aver creato una lingua artificiale, il Nadsat, per il suo romanzo Arancia meccanica, ha ideato un linguaggio fittizio per il film, l’Ulam; l’etologo Desmond Morris si è occupato invece del linguaggio gestuale.
Questa del linguaggio, insieme alla ricostruzione ambientale e all’uso estremamente realistico degli animali, è la cosa che alla fine più mi ha colpito, anche e soprattutto dal punto di vista cinefilo. Non preoccupatevi di cercarlo in alcuna lingua o doppiaggio: si sentono solo dei suoni che nella vostra onomatopeica interpretazione, unita alla gestualità che comunque non è assimilabile alla nostra moderna, assumeranno i significati che voi spettatori vorrete dargli. Scoprirete lo stupore di “cominciare a capirli”, inteso non in modo testuale ovviamente. Ci si calerà nel contesto del periodo, e il poco che si faceva era brevemente descrivibile. Chiaro che il linguaggio non è una scienza indipendente, s’è evoluta con l’evolversi delle esigenze, ha seguito di pari passo il progresso delle organizzazioni sociali e dell’evoluzione tecnica/tecnologica.
Rappresentazione che raramente indugia sulla bellezza di paesaggi, non punta a commuovere e intenerire, ci sono anche momenti di vero “horror”. Bastante però a fornire fin troppe riflessioni in merito ai contenuti, cosa ancora più apprezzata vista la totale assenza di retorica. E’ un mini-ciclo virtuoso quello a cui si assiste. C’è un bene primario scarso, le inevitabili guerre, c’è chi ha trovato alternative per procurarsi quel bene senza dover combattere con altri simili, la trasmissione della conoscenza tra individui e individui, l’accrescimento della qualità della vita complessiva. Non è questo, ripeto, un CICLO VIRTUOSO che sempre dovrebbe contraddistinguere la storia dell’umanità?
Già troppe parole scritte per un film “muto”, tale lo è rispetto al linguaggio moderno.
Capolavoro notevolissimo per i tempi e ancora molto attuale, per qualità d’immagini, di trucco e di contenuti.
Visione obbligatoria.

Fonte: Robydickfilms

“Cavalleria Rusticana”, opera in scena presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma

March 26, 2012 Leave a comment
SABATO 31 MARZO – ORE 18
LUNEDÌ 02 APRILE – ORE 21
MERCOLEDÌ 04 APRILE – ORE 19.30
Cavalleria Rusticana
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
James Conlon direttore
Aleksandrs Antonenko tenore – Turiddu
Luciana D’Intino mezzosoprano – Santuzza
Roberto Frontali baritono – Alfio
Elena Zilio contralto – Lucia
Marta Vulpi mezzosoprano – Lola
Mascagni Cavalleria Rusticana (opera in forma di concerto)
È l’opera che squarciò il sipario del teatro musicale italiano con l’urlo vero lanciato, e non cantato, dopo la morte del protagonista, Compare Turiddu. È l’opera che strappò dalla loro poltrona gli ascoltatori di fine ‘800 che non avevano mai messo piede in Sicilia e li immerse con la violenza di chi vuole affogarti, nella calura, nel torpore, nell’omertà che sudano le pietre e le case dell’isola dalla sensualità e dai sapori più forti e conturbanti del nostro paese, come solo il Cinema Neorealista avrebbe saputo fare qualche decennio più tardi. Capolavoro assoluto di Pietro Mascagni, per tre serate Cavalleria Rusticana – tratta da una novella di Giovanni Verga – andrà in scena in forma di concerto sul palcoscenico dell’Auditorium Parco della Musica affidata alla bacchetta di James Conlon, all’Orchestra e al Coro dell’Accademia di Santa Cecilia, e ad una compagnia di voci tra le migliori in circolazione. Nessun problema se, in assenza di scenografia, non si vedranno i limoni, le àgavi e i muri secchi e assolati sullo sfondo sfumato del mare: c’è tutto nella musica.
La trama
Unico atto, ambientato in Sicilia alla fine dell’800.
All’alba della domenica di Pasqua Turiddu, figlio di Lucia, intona un canto malinconico (“O Lola ch’hai di latti la cammisa”) a Lola, la bella ragazza di cui si era perdutamente innamorato prima di partire militare e che, al suo ritorno, aveva trovato sposa del carrettiere Alfio. Turiddu, ancora innamorato di Lola, aveva cercato di dimenticarla con un’altra donna, Santuzza. Non vi fu nulla da fare purtroppo, e Turiddu, dopo avere sedotto Santuzza e avere promesso di sposarla, veniva “rapito” dalla gelosa Lola intrattenendo con questa relazioni amorose durante le lunghe assenze del marito.
Santuzza, si reca a casa di Lucia, per parlare di Turiddu. Mamma Lucia, crede che il figlio sia andato a Francofonte a fare provvista di vino, e non sa che invece è in paese.
Frontespizio dell’opera – 1906
Sopraggiunge nel mentre Alfio, che intona un canto che esalta la bellezza del suo mestiere (“Oh, che bel mestiere fare il carrettiere”). Alfio chiede a mamma Lucia un bicchiere di vino, Lucia afferma che non ha vino e che suo figlio si è recato nel paese vicino ad acquistarlo. Alfio allora soggiunge di avere visto Turiddu quella stessa mattina nei pressi di casa sua. Lucia viene fermata da Santuzza circa ulteriori spiegazioni e nel mentre passa la processione dei fedeli diretti in chiesa, e tutti intonano intonano il canto del Regina Coeli.
Terminato il canto la gente entra nella chiesa e Santuzza e Lucia rimangono sole. Mamma Lucia chiede il perché della visita e Santuzza le confida che Turiddu, dopo averle tolto l’onore e promesso di sposarla ha ricominciato a trescare con Lola. Scossa dalla notizia, mamma Lucia si reca in chiesa. Giunge intanto Turiddu sulla piazza del paese: egli risponde evasivamente alle domande di Santuzza tentando invano di calmarla. Il dialogo è interrotto dall’arrivo di Lola che sta per recarsi in chiesa cantando una stornello. Dopo avere chiesto se il marito fosse da quelle parti, si reca in chiesa percependo l’atteggiamento ostile di Santuzza.
Santuzza intanto trattiene Turiddu per un braccio impedendogli di seguire Lola. Disperata e piangente lo implora di non abbandonarla. Turiddu seccato la respinge con violenza e si reca in chiesa.
Santuzza lo maledice per avere infranto la promessa delle nozze (“A te la mala Pasqua! Spergiuro!”) e rivela ad Alfio, appena sopraggiunto, l’infedeltà della moglie che riceve Turiddu in casa quando egli è al lavoro, e la sua disperazione per essere stata disonorata . Alfio incredulo minaccia di morte Santuzza in caso abbia raccontato una menzogna, diversamente il carrettiere si ripromette di vendicarsi entro la stessa giornata. Santuzza esca di scena e con la piazza vuota si odono le struggenti note dell’Intermezzo.
Pietro Mascagni – Foto autografata del 1890
Archivio Accademia di Santa Cecilia
Al termine della messa uomini e donne escono di chiesa e Turiddu invita gli amici a bere (“Viva il vino spumeggiante”) e inneggia alla festa e alla bellezza di Lola. Sopraggiunge Alfio che, invitato al brindisi, rifiuta sdegnato. Turiddu comprende il gesto di sfida e butta a terra il vino, le donne si ritirano spaventate. I rivali si abbracciano e Alfio morde l’orecchio a Turiddu, segno, nella tradizione siciliana, della sfida a duello. Turiddu si addossa la responsabilità dell’accaduto ma Alfio non lo perdona. I due si lasciano e Alfio soggiunge che attenderà Turiddu dietro l’orto. Turiddu ha un ultimo pensiero di pietà per Santuzza ed allora, fingendo di essere ebbro, dichiara di volere prendere una boccata d’aria. Prima di uscire raccomanda Santuzza alla madre alla quale poi chiede di essere benedetto. Subito dopo fugge via. Giunge Santuzza che in preda ad un presentimento fatale abbraccia Mamma Lucia, ignara del duello, angosciata e in preda ad un triste presentimento invano domanda spiegazioni delle sue parole e del suo comportamento; ella non riesce a trattenerlo. Giunge poco dopo un mormorio lontano, poi il grido delle donne: “Hanno ammazzato compare Turiddu” .

Regione Lombardia, aiuto nel conciliare l’essere ‘’mamma in azienda’’

March 26, 2012 Leave a comment

Progetto sperimentale per la diffusione nelle PMI di strumenti organizzativi a supporto della Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Se stai andando in maternità o conosci un’amica o una collega che sta per diventare mamma, chiedi al datore di lavoro di candidarsi al progetto per avere un consulente da Regione Lombardia che studi un piano di congedo e un piano di flessibilità.
Tutte le informazioni su: http://www.cestec.it/conciliazionevitalavoro
per le MAMME che lavorano
Un supporto concreto e personalizzato per aiutarti ad affrontare la maternità in azienda
Regione Lombardia mette a disposizione del tuo imprenditore un consulente specializzato in organizzazione aziendale che lo aiuti a gestire nel migliore dei modi l’intero periodo legato alla maternità, dal momento in cui hai comunicato lo stato di gravidanza fino al momento in cui tornerai al lavoro.
I benefici
A partire da un’analisi dell’azienda, lo specialista propone un ventaglio di possibili strumenti organizzativi (es. il telelavoro, la banca ore, il part-time, l’orario flessibile, i servizi di cura offerti dalle strutture vicine alla tua impresa ecc.), che permettono al tuo datore di lavoro di venire incontro alle tue esigenze di flessibilità e contemporaneamente tutelare l’azienda e la produttività.
Dalla collaborazione con il consulente nascerà così un piano di congedo personalizzato, un documento con le indicazioni e opportunità che ti aiuta a bilanciare gli impegni di lavoro con quelli familiari, a migliorare il clima lavorativo e soprattutto vivere con serenità il distacco dal lavoro ed evitare così lo ‘stress’ da rientro.
Come partecipare
Se stai per diventare mamma e ti interessa un piano di congedo personalizzato, consiglia alla tua azienda di partecipare al progetto.
per le IMPRESE
Un consulente specializzato che fornisce informazioni e strumenti organizzativi per gestire la maternità in azienda
I benefici
Partecipando a questo progetto, le imprese usufruiscono di servizi gratuiti di consulenza finalizzati a conciliare la vita e il lavoro dei propri dipendenti. I vantaggi misurabili che ne derivano sono economici, gestionali e organizzativi, ma non solo. Di riflesso migliora l’immagine aziendale verso l’esterno e soprattutto aumenta il benessere e la motivazione al lavoro dei dipendenti.
Partecipare al progetto per le imprese significa:
• ridurre il turn-over del personale • ridurre le assenze per malattia e le assenze impreviste •trattenere il know-how e il capitale intellettuale delle
risorse umane • migliorare la produttività aziendale e semplificare la
gestione • migliorare l’immagine aziendale sia verso l’esterno
che agli occhi dei dipendenti.
Chi può candidarsi al bando
Le micro e piccole-medie imprese fino a 249 dipendenti.
Come partecipare
Iscrizioni online riservate alle imprese su http://www.cestec.it/conciliazionevitalavoro.
Oltre al piano di congedo, le imprese possono richiedere il servizio di consulenza anche per lo sviluppo di un Piano di Flessibilità Aziendale, un documento che individua gli obiettivi e gli strumenti operativi per bilanciare le esigenze specifiche dell’impresa con le richieste di flessibilità dei lavoratori.
E’ vero che il part-time costa di più all’impresa? Come posso introdurre l’orario flessibile? E’ meglio il telelavoro o la banca ore per i miei dipendenti? Come posso venire incontro alle esigenze di flessibilità che mi chiedono i miei dipendenti?
Il consulente aiuterà l’imprenditore a trovare le risposte a queste e altre domande, e definire così il Piano di Flessibilità migliore per l’impresa.

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Cassazione, coppie gay diritto alla vita familiare

Secondo la Suprema Corte pur non avendo una tutela legale le unioni omosessuali devono poter avere un trattamento omogeneo a quello assicurato ai coniugati.
Le coppie omosessuali, se con l’attuale legislazione “non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all’estero”, tuttavia hanno il “diritto alla ‘vita familiare’” e a “vivere liberamente una condizione di coppia” con la possibilità, in presenza di “specifiche situazioni”, di un “trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”. Lo afferma la Cassazione, in una sentenza depositata il 15 marzo 2012. Il verdetto è arrivato a conclusione di un iter giudiziario avviato da una coppia gay della provincia di Roma che si era sposata all’Aja, in Olanda, e chiedeva la trascrizione dell’atto di nozze in Italia. Richiesta che la prima sezione civile della Cassazione ha respinto, stabilendo però che anche per le coppie gay devono valere gli stessi diritti assicurati dalla legge a qualsiasi coppia etero e pertanto “possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.
“La sentenza della Cassazione è importantissima: fa una fotografia della realtà delle coppie lesbiche e gay, stabilendo che anche per le coppie gay devono valere gli stessi diritti assicurati dalla legge a qualsiasi coppia eterosessuale. Sono parole chiare e nette di fronte alle quali il Parlamento e il Governo sono chiamati a dare una risposta”, commenta il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo. “Ormai – aggiunge – sono diverse le istituzioni politiche, come il Parlamento Europeo, o giurisdizionali come la Cassazione che delineano come l’assenza di leggi in Italia rappresenti un vuoto da colmare e stabiliscono principi di pari diritti. E’ una realtà di fatto anche quella per cui molte coppie gay italiane stanno contraendo matrimonio all’estero in altri paesi europei. Serve una presa di coscienza politica urgente e finalmente decisiva”.

Fonte: La Repubblica

“Lux in Arcana – L’Archivio Segreto Vaticano si rivela”, evento dal valore scientifico e mediatico a Città del Vaticano

March 26, 2012 Leave a comment
Sarà la prima e forse unica volta nella storia che valicheranno i confini della Città del Vaticano. E lo faranno per essere accolti ed esposti nelle splendide sale dei Musei Capitolini di Roma. Si tratta di 100 originali e preziosissimi documenti scelti fra i tesori che l’Archivio Segreto Vaticano da secoli conserva e protegge.
La mostra organizzata in occasione del IV Centenario dalla fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano vuole spiegare e raccontare che cos’è e come funziona l’Archivio dei Papi e, nel contempo, rendere visibile l’invisibile e permettere di accedere ad alcune meraviglie finora custodite nei circa 85 km lineari di scaffali dell’Archivio Segreto Vaticano; verranno infatti esposti documenti di straordinaria valenza storica, che coprono un arco temporale che va dall’VIII secolo d.C. fino al XX secolo.
Il titolo “Lux in arcana” comunica il principale obiettivo della mostra: la luce che filtra nei recessi dell’Archivio illumina una realtà preclusa ad una conoscenza superficiale, ma fruibile solo attraverso il contatto diretto e concreto con le fonti dell’Archivio, che per la prima volta apre le porte alla scoperta della storia, a volte inedita, raccontata nei documenti. La mostra verrà arricchita da allestimenti multimediali, guidati da una rigorosa quanto coinvolgente narrazione storica, per permettere al visitatore di assaporare alcuni famosi eventi del passato e di “rivivere” i documenti, che si animeranno con il racconto dei retroscena e dei personaggi coinvolti.
I 100 documenti – scelti tra codici e pergamene, filze e registri e manoscritti – rimarranno in esposizione per circa sette mesi, dal 1° marzo a settembre 2012, ai Musei Capitolini.
Una prestigiosissima sede, prescelta per ospitare questo evento memorabile che sottolinea il profondo legame fra la città di Roma e il Papato fin dall’età medioevale; alla sensibilità per le arti di Sisto IV si legano infatti le origini di entrambe le istituzioni coinvolte nell’evento, ma allo stesso tempo la storia custodita nell’Archivio Segreto Vaticano si intreccia con la storia dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero.
L’Archivio Segreto Vaticano costituisce un patrimonio culturale dell’umanità che ha come epicentro la città di Roma. È per questo che la mostra è stata realizzata in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma e Zètema Progetto Cultura.
Questa memorabile mostra sta già creando un’enorme aspettativa, alimentata dal misterioso fascino che l’Archivio Segreto Vaticano genera nell’immaginario collettivo.
Tutto ciò farà di Lux in arcana – L’Archivio Segreto Vaticano si rivela un evento dal valore scientifico e mediatico senza precedenti.
GIORNI E ORARI
È possibile visitare la mostra Lux in Arcana – L’Archivio Segreto Vaticano si rivela tutti i giorni tranne il lunedì.
Dal martedì alla domenica dalle ore 9.00 alle ore 20.00. Ingresso consentito fino alle ore 19.00.
Per informazioni contattare il numero +39 060608.
BIGLIETTI
Biglietto integrato Museo + Mostra: € 12,00 intero, € 10,00 ridotto, € 2,00 ridottissimo.
Per i cittadini residenti nel Comune di Roma (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): € 11,00 intero – € 9,00 ridotto – € 2,00 ridottissimo.
Come da disposizione di delibera comunale n.32 del 26/03/2009 e data la straordinarietà della manifestazione, in occasione della mostra Lux in Arcana anche le categorie aventi diritto a gratuità dovranno munirsi di un biglietto ridottissimo del costo di € 2,00.
La gratuità è prevista per bambini sotto i 6 anni, gruppi di scuole elementari e medie (inferiori), portatori di handicap e accompagnatore e possessori della RomaPass
e Roma&Più Pass.
PRENOTAZIONI
Contattare il numero +39 06 0608
Tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 21.00
Acquisto online: www.omniticket.it
GRUPPI (max 30 partecipanti): è disponibile un servizio di visite guidate, tra percorso museo e/o percorso mostra. È previsto un costo addizionale per la prenotazione di € 25,00.
SCUOLE (max 30 partecipanti): è disponibile un servizio di visite guidate; è richiesta la prenotazione del turno di ingresso.
La prenotazione per singoli visitatori è possibile solo con il pre-acquisto online del biglietto di ingresso.
Con la prenotazione è possibile evitare la fila presentandosi direttamente alla cassa.