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Pinterest, social network contestualmente utile (parte 2)

March 22, 2012 Leave a comment

Una settimana fa si era parlato delle possibilità di Pinterest in ambito museale. Veniamo ora alla applicazione pratica delle idee formulate nel caso dello Schulmuseum di Lipsia.
Il museo in questione è di carattere prettamente storico e ospita materiali che illustrano la storia della scuola in Germania, e nello specifico, a Lipsia, nel corso dei secoli. Particolare attenzione viene rivolta a due fondamentali nuclei tematici: la scuola durante il Kaiserzeit, il secondo Reich tedesco, e l’educazione scolastica durante la DDR.
Il museo non è solo un luogo di conservazione ed esposizione di materiali storici e archivistici, bensì una istituzione viva, un laboratorio per la storia della scuola. Questo si traduce nell’offerta di due momenti educativi cardine: la lezione dell’epoca del Kaiserzeit e quella DDR, entrambe svolte in aule storiche. Sono eventi di grande richiamo per le scolaresche, che animano continuamente il museo.
Il profilo di Pinterest che ho realizzato per il museo è stato pensato proprio in relazione alla sua offerta culturale. Innanzitutto, vi è un album che illustra gli spazi del museo con delle brevi didascalie esplicative. Si è scelto di dedicare gli altri due album “Kaiserzeit” e “DDR-Zeit” ai nuclei principali del museo, che sono peraltro legati anche alle occasioni educative. L’album dedicato alle mostre temporanee permette al visitatore di cogliere in maniera immediata le ultime novità nell’offerta culturale, così come la raccolta dedicata al tema “Education” si indirizza a coloro che cercano occasioni di formazione.
Gli altri quattro album da me creati rispecchiano le altre possibilità della piattaforma comunicativa Con l’album “DDR-Zeit” si intende fornire possibilità di approfondimento sul tema della DDR, con immagini che spaziano dalla scuola, al design, all’architettura. L’album “Schulen in Leipzig” si lega direttamente alla natura del museo, ovvero quella di raccontare la storia della scuola e del territorio, così come la raccolta “German schools”. Entrambi consentono anche una buona interazione con altri utenti e ampliano il raggio d’azione del museo online mediante la condivisione per interesse. Interessante è anche l’album dedicato alla città, che annovera anche fotografie d’epoca che consentono di apprezzare i cambiamenti urbanistici nell’area ove sorge oggi il museo.
L’esperienza come curatrice del profilo online del museo è stata una interessante sfida sul piano della comunicazione, che mi ha permesso di giungere a delle prime conclusioni, in questa fase ancora sperimentale di utilizzo del network. Innanzitutto, ritengo che non vada mai trascurata la qualità dell’offerta culturale online: i temi scelti per le raccolte e i materiali in esse inseriti devono riflettere pienamente l’identità dell’istituzione. Vi deve essere dunque un chiaro progetto curatoriale dietro l’utilizzo di un mezzo come Pinterest, che altrimenti rischia di ridursi ad una raccolta di immagini che poco senso hanno per l’utente.
Bisogna porsi poi delle domande circa l’ampiezza di raggio che si desidera dare al progetto culturale e le concrete possibilità di contatto con altri utenti. Interessante è la possibilità di “pinnare” le proprie immagini su più bacheche in contemporanea, creando collegamenti tra l’offerta culturale e le attività educative, piuttosto che con le risorse esterne.
Un’altra delle possibilità del mezzo è quella di creare delle raccolte in cui anche gli utenti possano interagire caricando loro delle immagini. Pinterest ha le potenzialità per diventare un vero e proprio strumento educativo per il museo, che coinvolge i giovani visitatori, invitandoli a commentare, postare e lavorare direttamente alle raccolte.
Vi è ancora da chiarire il problema dei diritti d’autore, per i quali rinvio al contributo http://greekgeek.hubpages.com/hub/Is-Pinterest-a-Haven-for-Copyright-Violations. Caricando le immagini sul social network si accettano automaticamente le clausole del regolamento, che nella sezione Member Content stabilische che: “By making available any Member Content through the Site, Application or Services, you hereby grant to Cold Brew Labs a worldwide, irrevocable, perpetual, non-exclusive, transferable, royalty-free license, with the right to sublicense, to use, copy, adapt, modify, distribute, license, sell, transfer, publicly display, publicly perform, transmit, stream, broadcast, access, view, and otherwise exploit such Member Content only on, through or by means of the Site, Application or Services”. E’ difficile dunque prefigurare la possibilità di proteggere i diritti d’autore delle immagini. A questo proposito vi è da menzionare almeno il caso del DDR Museum di Berlino, che, mediante le didascalie sottostanti alle immagini, sancisce la protezione del diritto d’autore.
Non resta che augurarsi che, presto, anche i musei italiani comincino ad adottare la piattaforma Pinterest (come è già avvenuto per Palazzo Madama a Torino).

Fonte: Noisymag

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Ciclista urbano, sostenibilità e sopravvivenza

March 22, 2012 Leave a comment

La bici con cui ho imparato ad andare senza rotelle è stata una piccola Graziella smessa da mia cugina. Con alterni successi, sia chiaro. Ricordo ancora l’avambraccio sinistro scartavetrato dopo una caduta sul “Liscio” (che di liscio non aveva un bel niente).
Gli anni ’80 portarono la moda delle BMX. Mi resi subito conto che c’era poco feeling tra me e quel mezzo tanto ardito. Non ce la facevo ad andar senza mani, non sapevo impennare ed ogni derapata si concludeva con una rovinosa caduta. Il gesto più “criminale” in cui riuscivo era incastrare una mezza bottiglia di plastica tra il forcellino posteriore ed il copertone così da produrre un rumoraccio tipo moto enduro.
Con gli anni ’90 arrivò la rivoluzione delle MTB. La mia era bellissima, ma fu usata poco. L’adolescenza, con le sue pulsioni ed i suoi ormoni, premeva. La bicicletta non era così figa da essere un mezzo di trasporto o un passatempo… Ed io avevo troppo poco carattere per andare controcorrente. Comunque, tutte le mie bici erano prodotte in Italia ed acquistate da rivenditori locali. Oggi averne una “made in Italy” vuol dire pagarla un occhio della testa, comprarla a Brindisi, pura utopia.
Se ciò è vero per questo mezzo che non ha fatto ancora breccia nell’immaginario collettivo e nei costumi dei brindisini, non è invece così per i prodotti della terra, che ostinatamente sfidano globalizzazione e delocalizzazione. Carciofi, pumbitori e muluni sarginischi vanno acquistati alla chiazza e non negli ipermercati, colpevoli di portare fuori città i flussi economici, rendendo tutti più poveri.
Le parole d’ordine oggi sono approccio critico, equo e solidale al consumo, precedenza ai prodotti locali ed al biologico vero. Facile da dire ma di difficile attuazione pratica direbbe qualcuno. Ed invece anche da noi, grazie all’impegno di Giovanna, Nicola e Renè, esiste un Gruppo di Acquisto Solidale. A pochi km dal centro cittadino, nelle campagne tra Brindisi e Mesagne, c’è chi ha scelto di lavorare la terra nel rispetto dell’ambiente e dell’individuo.
Se ci andate, magari in bicicletta, sul primo tratto del percorso ciclabile della Civiltà Rupestre vi capiterà di incrociare qualche antica masseria testimone di un passato in cui era l’agricoltura a misura d’uomo a farla da padrone.
Questa non è pubblicità, sia ben chiaro, è istinto di sopravvivenza. Non lamentiamoci quindi se fra qualche anno nel piatto, invece dell’insalata, troveremo pepite di carbone e panneli fotovoltaici.

Maura Cesaria

Fonte: IloveBrindisi

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