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Archive for March 8, 2012

Russia, ritrovato fossile in grado di cambiare la storia del mondo

La strana quanto misteriosa roccia è stata rinvenuta nella cittadina di Tigil, nella zona della penisola di Kamchatka in Russia. La roccia apparentemente normale, presenta però delle particolarità che hanno notevolmente sorpreso gli archeologi e potrebbe modificare sostanzialmente la storia del mondo. Infatti nella pietra ritrovata sono presenti parti meccaniche probabilmente di ferro, del tutto simili a degli ingranaggi di un orologio o di un computer. La pietra, una volta eseguite tutte le verifiche del caso, risale a circa 400 milioni di anni fa, periodo in cui presumibilmente, non sarebbero dovuti essere stati già inventati né i computer e né gli orologi ed in cui la scienza moderna non ritiene che potesse esistere nemmeno l’umanità così come la conosciamo. Yuri Golubev, lo studioso che si sta occupando del caso, ha commentato: “Abbiamo ricevuto la chiamata da parte del sindaco che ci ha detto che gli escursionisti che si trovavano nei pressi della cittadina di Tigil, hanno trovato i resti di questa roccia misteriosa e subito ci siamo trasferiti sul luogo. Inizialmente non abbiamo dato credito a quello che abbiamo visto. C’erano centinaia di rulli che sembravano formare una macchina. Si presentavano perfettamente conservati, come se fossero congelati in un breve periodo di tempo. Abbiamo dovuto sorvegliare la zona a causa di visitatori curiosi che poi si sono centuplicati. L’altro giorno ho avuto diversi gruppi di geologi americani che hanno definito il pezzo ritrovato, come un manufatto incredibile e misterioso. Quindi, nessuno poteva credere che 400 milioni di anni fa poteva essere esistito un uomo sulla Terra. In realtà le forme di vita a quel tempo erano molto semplici. Questo suggerisce molto chiaramente che gli uomini che hanno portato questo tipo di tecnologia, sicuramente provenivano da altri pianeti. Forse la loro astronave si era danneggiata ed è dovuta rimanere bloccata sul nostro pianeta. Col passare del tempo probabilmente ha iniziato a sviluppare, con la loro conoscenza, una tecnologia grazie ai materiali trovati sparsi sul territorio. Si tratta forse di un computer utilizzato per calcolare un percorso, come il famoso meccanismo di Antikythera”. Il ‘Calcolatore di Antikyhera’ è un particolare meccanismo risalente al primo secolo AC ritrovato nell’omonima isola greca da cui prende il nome, situata nel tratto di mare fra il Mar Egeo, il Peloponneso e Creta. Il ritrovamento del calcolatore è avvenuto nel 1902 nelle acque circostanti. Il prof. Golubev ha inoltre aggiunto: “Sulle prove finora, abbiamo trovato che i pezzi si erano fossilizzati in un breve periodo di tempo. Questo frammento cadde in un pantano e quindi si é fossilizzato a causa di un cataclisma forte.
Negare l’esistenza della tecnologia nel passato è un grave errore, perché l’evoluzione non è lineare”.

Carla Liberatore

Fonte: MondoRaro

Categories: Archeo, Mysterium Tags: ,

Autonomous Agile Arial Robots, quadricotteri tecnologici intelligenti di Vijay Kumar

March 8, 2012 Leave a comment

Torniamo con una nuova entusiasmante conferenza al TED. Questa volta sul palco troviamo Vijay Kumar che mostra i suoi Autonomous Agile Arial Robots, ossia dei robot quadricotteri in grado di volare in qualsiasi circostanza modificando l’assetto di volo in base alle necessità. Ma questo a Kumar non bastava e con il suo team ha fatto in modo che i suoi piccoli robots imparassero anche a cooperare tra loro, persino nella costruzione di semplice strutture o nella produzione di musica. Alla fine del video ne vorrete uno, ve lo assicuro.

Erika Gherardi

Fonte: Skimbu

“Terra Futura”, mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità a Firenze

March 8, 2012 Leave a comment

 
TERRA FUTURA, mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità Firenze, Fortezza da Basso, dal 25 al 27 maggio 2012 (nona edizione).
“LAVORIAMO PER IL FUTURO. LAVORO, SOSTENIBILITÀ ED EQUITÀ”
Ridare senso e valore al lavoro per ri-convertire l’economia e vincere la crisi.
Firenze, 5 marzo 2012 – È un confronto sulle diverse idee di società, quello animato dal tema del lavoro. Perché intorno ad esso si declina anche il modello di economia, di relazione, di democrazia, di comunità che vogliamo per il futuro. Proprio per questa sua funzione fondamentale e fondante occorre restituire valore e dignità al lavoro: per tale strada sarà possibile ridare un senso nuovo al produrre, attraverso una riconversione ecologica e sociale dell’economia.
Si riassume qui il tema di fondo della nona edizione di Terra Futura, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, dal 25 al 27 maggio 2012 a Firenze, alla Fortezza da Basso (www.terrafutura.it). Promossa da Fondazione culturale Responsabilità etica per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente.
Il sistema attuale, improntato su una finanziarizzazione estrema dell’economia, ha visto imprese e lavoratori indebitarsi per recuperare i soldi che la finanza stessa aveva sottratto loro. E ancora la tirannia della finanza malata ha provocato uno spostamento devastante della ricchezza prodotta, dirottata dagli investimenti (per innovazione, nuovi posti di lavoro, aumento dei salari,…) alle attività speculative.
Così questa crisi ha contribuito a privare il lavoro del suo valore economico (fattore di sviluppo) e sociale (fattore di realizzazione degli individui, di coesione e partecipazione), marginalizzandolo pesantemente e minando anche l’equità sociale. «Non solo questo sistema oggi non viene rimesso in discussione – commenta Andrea Baranes, presidente della Fondazione culturale Responsabilità etica, ma addirittura le istituzioni europee e internazionali chiedono alle lavoratrici e ai lavoratori di pagare ancora una volta il conto: il lavoro viene sacrificato per “ridare fiducia” ai mercati finanziari, che però di fiducia non ne meritano affatto». «La finanza deve tornare a essere un mezzo al servizio dell’economia e della società – prosegue -, non un fine in se stessa per fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. A Terra Futura vogliamo ribaltare completamente la questione e rimettere al centro il lavoro. È questa la soluzione per un’uscita dalla crisi duratura e fondata su basi diverse: la  sostenibilità ambientale e sociale e i diritti», come si legge nel Position Paper, il documento condiviso che riassume la visione politica dei partner di Terra Futura.
A far conoscere questa nuova direzione, alla quale già in tanti hanno puntato la propria bussola, e a confermare le forti potenzialità di un mondo che sa produrre nuova economia e creare occupazione rimettendo al centro la persona, sono le buone pratiche di vita, di governo e di impresa in mostra alla Fortezza da Basso: prodotti, progetti e percorsi frutto di azioni e scelte di vita di singoli cittadini, enti locali e istituzioni, di associazioni e organizzazioni del non profit, infine di imprese eticamente orientate che nella sostenibilità hanno trovato anche una leva competitiva.
Diverse le sezioni tematiche della vasta rassegna espositiva (con le ultime novità del settore e i progetti più innovativi) dedicate a finanza etica ed economia sostenibile, consumo critico, impegno per la pace, welfare, e solidarietà sociale, cittadinanza attiva e partecipazione, tutela dell’ambiente, energie alternative, commercio equo, agricoltura biologica, edilizia e mobilità sostenibili e turismo responsabile.
Come sempre anche la proposta di un programma culturale particolarmente ricco e di alta qualità per i temi trattati e gli ospiti: seminari e convegni, dibattiti con esperti e testimoni di livello internazionale; e ancora numerosi workshop e laboratori, per far comprendere ai visitatori di tutte le età come sia possibile costruire la sostenibilità a partire dal quotidiano di ciascuno.
Nella scorsa edizione 94.000 i visitatori, 600 le aree espositive con 5.000 realtà rappresentate, 280 gli appuntamenti culturali con 1.000 relatori e più di 250 tra animazioni e laboratori.
Terra Futura, a ingresso libero, è un evento sostenibile grazie alle sue scelte e azioni responsabili.
Per informazioni, iscrizioni e prenotazioni di stand: Adescoop, segreteria organizzativa, tel.049 8726599.

Intervista di Carla Liberatore a Maria Rossi

Maria Rossi, artista e cabarettista scoperta da Enzo Jannacci, dopo una serie di fortunate esperienze allo Zelig, al Maurizio Costanzo Show e nella fiction di Mediaset ‘Belli Dentro, arrivò il baratro e la sua stella si spense, ma solo per un istante. Ora torna a brillare con il suo nuovo spettacolo ‘Hai da spegnere’? In cui racconta nel modo che più le si addice, quello comico, la distruttiva esperienza di alcolista non senza alcuni spunti di riflessione.

C.L.: Maria, perché ora ‘hai da spegnere’?

M.R.: Perché quando sono stata ricoverata in clinica dopo 10 anni di alcolismo la seconda persona che ho incontrato mi chiese: “Hai da spegnere”?.. Allora io risposi: “Come hai da spegnere, vorrai dire: hai da accendere”? E lui mi rispose: “Massì, da accendere ce l’ho pure io”… E da lì è nata l’idea del titolo che ho dato al mio nuovo spettacolo.

C.L.: Come e perché sei scivolata nella dipendenza da alcol e psicofarmaci?

M.R.: Gli psicofarmaci ho iniziato a prenderli durante un episodio di prima depressione perché le mie amiche si sposavano tutte e io no, ero terrorizzata all’idea di sposarmi. Ancora non diventavo una cabarettista e credevo di dover fare anche io quella fine. Invece per fortuna la mia vita ha preso una piega diversa e invece di sposarmi ho fatto tutt’altro, fra cui la cabarettista. L’alcolismo invece è arrivato a causa della non accettazione della morte di mia madre. Fra l’altro ero completamente astemia però bere alcol mi faceva star bene di umore. Iniziai a bere quando seppi che per mia madre non c’erano speranze di salvarsi quindi ogni volta che andavo da lei a trovarla volevo apparire quella di sempre, serena e giocosa senza far trasparire il mio dolore e la mia preoccupazione.

C.L.: In che modo hai preso coscienza del fatto che avevi un grosso problema?

M.R.: Il dramma di chi beve è che prendere coscienza è estremamente difficile. Personalmente ne ho preso coscienza quando ho iniziato a fare cose folli come reazioni esagerate a normali situazioni della vita e in particolare il giorno che con la mia macchina andai addosso all’automobile della persona che amavo perché sospettavo mi tradisse. Mi è capitato di scavalcare cancellate, sfondare porte e distruggere vetri delle auto. Quando si è alcolisti la realtà è completamente distorta e non ci si rende conto del dolore che si provoca a chi ci vuole bene, alla famiglia, agli amici a tutte quelle persone che ci amano. Decisi di entrare in clinica dopo l’ennesima bonaria minaccia nel tentativo di convincermi da parte di una bravissima psichiatra, la quale mi disse varie volte che se continuavo a bere sarei morta, ma mi convinsi definitivamente quando mi disse che se continuavo così non sarei più salita su di un palcoscenico. L’impatto che ebbi con la clinica fu strano, mi ritrovavo fra personaggi che stavano peggio di me e tutti erano lì per disintossicarsi da qualcosa. I primi 15 giorni furono tremendi perché gli psicofarmaci me li levarono immediatamente appena entrai e io mi portai dietro di nascosto 3 birre per ogni evenienza, che poi mi furono subito sequestrate.

C.L.: Con ‘hai da spegnere’? Il tuo nuovo spettacolo, quale messaggio ti proponi di dare?

M.R.: Mi propongo di donare un messaggio forte, specialmente ai ragazzi e alle ragazze più giovani che già a 15-16 anni bevono come spugne e vederli alle 6 del pomeriggio del venerdì e del sabato sera mi fa spavento e spesso uniscono l’alcol con droghe più o meno leggere. Oggi non c’è più nessuno che va a ballare o ad ascoltare musica nei locali senza avere un bicchiere in mano con dentro dell’alcol. Si è perso il gusto speciale del divertirsi col niente, o meglio solo con sé stessi, inebriandosi solo di ciò che siamo. Il bere, così come il drogarsi, è l’autodistruzione della persona. È un falso mito il fatto che il vero artista quando beve o si droga è più creativo, non è così, è soltanto uno scemo di alcolista e tossico.

C.L.: Gli amici di un tempo, ti sono rimasti vicino nei momenti bui?

M.R.: Si ma non tutti. Molto spesso però si sentivano come la mia famiglia, molto preoccupati ed impotenti. Si sentivano anche presi in giro perché mentivo anche davanti ad ogni evidenza e anche se avevo bevuto 10 birre, raccontavo che ne avevo bevuta solo una. Mi scusavo continuamente con me stessa e mentivo talmente tanto che credevo ad un certo punto che le mie bugie fossero verità. Credevo che l’alcol mi aiutasse a scrivere cose fantastiche. Una volta ero in un bar, ho scritto per ore.. in quel momento quando ero ubriaca credevo di aver scritto un capolavoro. Il giorno dopo mi accorsi che si trattava di una sola frase insulsa e senza senso, ripetuta più volte su di un fogliettino quando invece il giorno prima che ero completamente sbronza, credevo di aver scritto chissà cosa. Quando uscii mi resi conto che gli amici veri erano rimasti, quelli falsi si erano dissolti nel nulla. Ma magari non era neanche a causa della loro falsità, forse erano soltanto impotenti davanti al mio dramma, che era solo mio e solo io potevo risolverlo.. Uno degli amici veri e lo è tutt’ora, è stato Giancarlo Bozzo, regista di Zelig che ebbe il coraggio di dirmi ‘fatti curare’. Lo chiamai quando mi ero completamente disintossicata e lui mi dette fiducia e ricominciò a farmi lavorare. Secondo me, Giancarlo Bozzo fra tutti quelli che ho conosciuto, è la persona migliore che esista nel mondo dello spettacolo perché è un uomo vero, sincero e al di là dell’importanza che ha come regista famoso, al di là del suo ruolo ha dimostrato una sensibilità e una umanità non comuni.

C.L.: Quanto è stato difficile riprendere in mano la tua vita e il tuo lavoro dopo il periodo di dipendenza?

M.R.: È stato difficilissimo. E pensare che quando entrai in clinica feci il diavolo a quattro per non stare lì. Poi invece alla fine non me ne volevo più andare via. Ero in un mondo protetto, lì in clinica, nulla mi faceva paura, la vita lì fuori era piena di insidie e di dispiaceri di ogni tipo. Quando mi ritrovai fuori avevo l’impressione di essere senza una gamba. Uscii comunque dalla clinica dopo aver provato a nascondermi dentro ad un armadietto da cui venni strappata via e mi dissero: “Vada, Signora Rossi”.. E io andai, fuori dalla porta, armata di Antabuse, un farmaco terrorista per ogni alcolizzato. Da quel giorno ho ricominciato a costruire la mia vita e il mio lavoro. L’Antabuse non l’ho mai usato, perché uscii con la convinzione profonda e sincera di non voler mai più tornare a bere e a prendere psicofarmaci.

C.L.: Oggi che sei una donna adulta vicina ai 50 anni, cosa diresti a quella ragazza che si distruggeva con alcol e psicofarmaci?

M.R.: Io lo facevo perché avevo avuto una vita molto facile molto felice, con una infanzia stupenda, con due genitori che si amavano alla follia. Quello che mi fa più male è sapere di aver buttato via tanto, troppo tempo. Ho dovuto quindi rimettermi in coda, fare la fila e nonostante avessi fretta ho dovuto accettare di ricominciare tutto con la massima pazienza. Ad una ragazza così non direi niente, la prenderei di peso e la porterei in clinica anche se non si può fare. Non servono parole, farei l’unica cosa che si può fare, costringerla a curarsi. O forse farei un casino pazzesco per costringerla ad andare in clinica ma con la forza farei tutto, è l’unica maniera per non rimanere impotenti.

C.L.: Un tuo sogno nel cassetto da realizzare?

M.R.: Un film sulla mia storia e spero proprio di riuscirlo a fare.. voglio che la mia vicenda sia conosciuta da tutti e che la gente prenda coscienza del fatto che l’alcolismo è una condizione disumana che distrugge e devasta la vita di ognuno.

Fonte: MondoRaro


Categories: Interviste Culturali Tags:

British Geological Survey, imminente inversione dei poli magnetici

March 8, 2012 Leave a comment

Ricercatori della British Geological Survey in base alle loro indagini scientifiche sostengono che i poli magnetici della terra sarebbero in procinto di invertirsi; ne danno notizia sul sito Bgs, portale del medesimo centro di ricerca. I ricercatori hanno adottato misure di controllo al fine di monitorare ininterrottamente tale processo mediante l’installazione di un Osservatorio Magnetico nel sud dell stato della Georgia, Stati Uniti, che monitora la SAA, ovvero la South Atlantic Anomaly (Anomalia del Sud Atlantico), una regione terrestre particolare ad alta intensità di radiazioni di particelle provenienti dallo spazio che rappresentano un pericolo per satelliti, navi spaziali e aeromobili proprio perchè lo scudo del campo magnetico terrestre si presenta insolitamente più debole in quest’area rispetto al resto del pianeta, e, a attraverso questo studio si cercherà perciò di comprendere i meccanismi che causano questa carenza di “difesa” nello scudo terrestre.
In questa anomalia quindi, le radiazioni provenienti dallo spazio profondo penetrano direttamente nell’atmosfera della Terra, e secondo Jean-Pierre Valet supervisore della ricerca sull’inversione geomagnetica presso l’Institute of Earth Physics di Parigi afferma: “Uno dei cambiamenti più drammatici che potrebbero verificarsi con un’inversione dei poli sarebbe l’affievolimento dell’intensità dello scudo”.
La prova che i poli magnetici sono in spostamento l’ha rilevato proprio L’Osservatorio Magnetico nel sud della Georgia che ha osservato la SAA in estensione e nello specifico si sta estendendo verso ovest. Questa per i ricercatori del Bgs potrebbe essere la prova che il campo magnetico della Terra si stia invertendo; e altresì non sanno quale possibile scenario potrà prefigurarsi sul pianeta ad inversione avvenuta.
Indizi ci arrivano dal remoto passato del nostro pianeta. L’ultima inversione avvenne 800 mila anni or sono e la terra fu investita da repentini cambiamenti climatici nonchè dall’estinzione di diverse specie animali. Ma dopo un certo tempo il campo magnetico si ri-stabilizzò fino a come lo conosciamo noi oggi.
“Anche se il campo dovesse diventare molto debole, sulla superficie terrestre siamo protetti dalle radiazioni atmosferiche. Allo stesso modo, come non vediamo e percepiamo la presenza del campo geomagnetico ora, è possibile che potremmo non accorgerci di alcun cambiamento significativo dopo l’inversione”, afferma Monika Korte, direttore scientifico del Niemegk Geomagnetic Observatory al GFZ di Potsdam, in Germania.
Gli scienziati del Bgs vanno avanti nelle loro ricerche nella South Atlantic Anomaly coscienti del fatto che aree come questa possono fornire importanti risposte e significative interpretazioni sul processo di inversione magnetica dei poli terrestri e del suo impatto sull’ecosistema.

Fonte: Noi e gli Extraterrestri