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“Person of Interest”, series di J.J.Abrams e Jonathan Nolan

Person of Interest è la serie tv firmata J.J.Abrams e Jonathan Nolan pone al centro della propria vicenda dei temi diventati sempre più attuali e scottanti a partire dall’11 settembre di quel 2001 così lontano quanto ancora vivo e presente nella vita di tutti noi. Temi di interesse per gli americani ma, sostanzialmente, per chiunque viva nel mondo occidentale: sicurezza e controllo. E’ noto come a seguito del giorno degli attentati ci sia stata una reazione negli USA quanto nel resto del mondo per reagire ai nuovi pericoli del terrorismo internazionale. La famosa Patriot Act fu il primo immediato provvedimento USA che interveniva direttamente su quello che era l’inizio dell’era di internet così come la conosciamo oggi e, in breve, autorizzava il Governo (via le varie organizzazioni militari) a controllare qualunque cittadino americano in ogni sua più piccola attività telematica senza alcuna restrizione. Si può dire forse che fu il via a tutte le questioni e dibattiti sulla privacy che continuiamo a trascinarci dietro ancora oggi. Fatto sta che ad oggi si sono certamente moltiplicati tutti i sistemi di sorveglianza e controllo: milioni di occhi elettronici delle telecamere di sorveglianza (con relativa implementazione del riconoscimento facciale) sparse nelle città di tutto il mondo, intercettazioni telefoniche e ambientali, senza contare che le possibilità di tracciabilità di un cittadino sono pressoché totali dal momento che ormai quasi tutto quello che facciamo avviene per via elettronica: dalla registrazione dei nostri dati anagrafici alle transazioni bancarie, da come utilizziamo internet, la corrispondenza mail e così via, mentre per quanto riguarda il mondo fisico siamo localizzabili in qualunque momento, basta avere con sé un cellulare (via gps o celle).
Ok, questo è lo scenario nel quale Person of Interest si incastra e nel quale ci fa entrare. Un enorme sistema software, “the machine” in lingua originale, in grado di controllare i cittadini americani incrociando tutti i dati generati dai sistemi sopraesposti per arrivare a individuare qualunque potenziale terrorista. La trama arriva subito al dunque e non lascia troppo spazio al mistero, spiegandoci abbastanza esplicitamente anche il senso del tutto: Finch (Michael Emerson) è un miliardario con risorse pressoché illimitate che è l’uomo che ha creato “la macchina” per il Governo americano.  Ben presto si è reso conto del fatto che le potenzialità di questa macchina sono non solo individuare i terroristi ma, proprio grazie all’incrocio di tutti i dati raccolti, di poter individuare qualunque soggetto “interessante” (da qui il titolo della serie) nel senso di potenziale vittima o carnefice di un qualche crimine. Fatto sta che al Governo Americano queste persone non interessano e sono sacrificabili per il bene comune più grande, ovvero non c’è alcuna azione di prevenzione di questi crimini, la macchina viene utilizzata unicamente con lo scopo di individuare i terroristi che rappresentano la sola priorità. Finch si ricrede sulla bontà della sua opera e decide quindi di agire da sè sfruttando la sua possibilità di accesso al sistema per ottenere quelle che chiama “le liste” di queste person of interest che la macchina elabora ogni giorno, per poter intervenire a prevenire i crimini. Ovviamente non può fare tutto da solo e qui entra in gioco Reese (James Caviezel), un ex militare che ha perso tutto (ovvero la donna amata) e che dopo le prime perplessità accetta la proposta di Finch ad aiutarlo in questa sua missione. E qui comincia l’avventura dei due neo-partner che ogni puntata (almeno così sembra) dovranno risolvere un caso e salvare o fermare qualcuno.
Sulle possibilità concrete di un sistema software simile, in grado di tracciare e incrociare i dati in modo da prevedere di fatto il futuro di certi eventi, vi rimando a questo articolo che avevo scritto tempo fa sul tema (e questo post invece sul riconoscimento facciale disponibile su qualunque iPhone grazie all’app KLIK). Motivo per il quale trovo che questa serie sia attualissima quanto interessante al di là della sua capacità di intrattenerci, proprio perché compie una riflessione concreta su come oggigiorno vengano raccolti e trattati tutti questi dati che, ci piaccia o meno, consapevoli o no, generiamo.
Tecnicamente molto ben fatto, un ritmo sostenuto che non lascia spazio alla noia e una interpretazione notevole, anche se bisogna ammettere che non si può più fare a meno di (intra)vedere sempre il volto di Gesù in Jim Caviezel e qualcosa di Benjamin Linus in Michael Emerson, del resto quando si interpretano ruoli così ben caratterizzati è difficile scrollarseli poi di dosso. Bellissima la sigla costruita tutta con grafiche e inquadrature chiaramente di stile da telecamera di sorveglianza, tema poi ripreso da continui intermezzi durante la puntata che ci offrono una visuale dal punto di vista della macchina. Inquadrature prese dalle telecamere di sorveglianza con grafiche che mostrano il funzionamento di tracciamento e riconoscimento del sistema (timer, numeri di camera, riquadri sui volti delle persone, frammenti audio chiaramente sintetizzati e così via) che puntano gli stessi attori protagonisti. Ci è quindi data la possibilità di entrare dentro la macchina e vedere gli eventi dal suo punto di vista ed è curioso l’effetto che fa, lo stacco dalle inquadrature normali a questo occhio neutro, freddo, meccanico nei movimenti lineari di una telecamera di sorveglianza, sembra proprio di cambiare regia che ci fa sentire la differenza tra l’essere dentro gli eventi (pur se stiamo guardando una fiction su schermo) e il guardarli freddamente dal di fuori e forse sono gli unici momenti in cui percepiamo che stiamo guardando un film, che ci sentiamo spettatori e ci vediamo per quello che siamo: un occhio esterno che segue una vicenda su di uno schermo.
Se devo fare una critica, è quella già accennata della rapidità col quale ci viene spiegato tutto fin da subito e si lascia ben poco spazio al mistero o a questioni irrisolte. Ma, di buona regola (e gli americani di regole della narrazione fiction ne sanno parecchio), come insegna Pamela Douglas nei primi tre episodi solitamente le cose restano sostanzialmente invariate per permetterci di entrare nel mondo proposto e dare tempo ai ritardatari di ambientarsi anche se han perso la prima o seconda puntata, quindi non è affatto scontato che non ci siano colpi di scena anche clamorosi nella vicenda -e lo dico dopo aver visto appunto solo i primi 3 episodi-. Io provo a buttarne lì un paio, tanto per vedere se ci azzecco: possibile che a nessuno del Governo possa cominciare a dar fastidio l’attività di Finch e Reese? Tutti questi dati raccolti, oltre che interessare solo per scovare i terroristi, non hanno nessun altro interesse per le varie agenzie militari? Insomma i complottismi riguardo le cospirazioni governative USA sono un tema piuttosto ricorrente. Infine, la prima cosa che ho pensato è stata: ok, abbiamo i due protagonisti e una macchina che tutti i giorni fornisce loro i nomi di queste “person of interest“.. stai a vedere che un giorno o l’altro la macchina fornirà proprio il nome di uno dei due protagonisti? Chissà.
Intanto, ricordate.. You are being watched.

Fonte: Noisymag

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