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“L’ultima onda del lago” di Stefano Paolo Giussani, Bellavite

Stefano Paolo Giussani
L’ultima onda del lago
Bellavite
PP 187
Euro 12
Il romanzo di Stefano Paolo Giussani intitolato “L’ultima onda del lago”, pubblicato dalla casa editrice Bellavite, è ambientato nell’ultima parte della Seconda Guerra Mondiale.
Le prime pagine, molto efficaci per la tensione evocata, ci presentano tre personaggi in disperata fuga, immersi in un bosco delle pendici lariane, braccati da una pattuglia di soldati tedeschi.
Anna è una giovanissima ebrea milanese, poco più che adolescente, che si prende amorevolmente cura del fratellino Davide, quest’ultimo purtroppo è sia sordo che cieco e i loro genitori sono già stati deportati.
Il terzo personaggio è Sebastiano, loro vicino di casa, il cui compagno è stato arrestato dalla milizia fascista e che, sconvolto dalla ferocia dell’occupazione tedesca a Milano, si offre di accompagnare i due fratelli in fuga verso la Svizzera.
Sui monti lariani la loro fuga si incrocerà con la vita di Valerio, un ragazzo che fugge per mestiere, uno spallone, un contrabbandiere che ogni giorno si mimetizza nel bosco per sfuggire ai finanzieri e ai nazifascisti. Ma Valerio insegue anche un sogno: costruire un sommergibile per contrabbandare indisturbato lungo il confine, mentre le pattuglie setacciano i boschi alla ricerca di partigiani e fuggiaschi.
I luoghi sono tratteggiati in maniera efficace e anche la trama, che si sviluppa con leggeri salti temporali, mantiene un buon ritmo. In particolar modo è ben rappresentata l’atmosfera di confine, di limite, non solo fisico, di un microcosmo in cui è molto sottile il limite tra l’illegalità e la salvezza, il benessere e la fame, la paura e il sogno.
Un romanzo che si legge agilmente, ma che non è banale e che una volta di più ci obbliga a non dimenticare, affinchè non succedano di nuovo, le atrocità e gli orrori commessi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

  1. Milli Meyer - Barlassina
    April 28, 2012 at 2:15 pm

    Sto leggendo il romanzo con molto piacere per la descrizione di luoghi a me noti, per la narrazione dei fatti della guerra in questi luoghi, che ho sentito raccontare fin da bambina. Nei primi capitoli mi hanno disturbata errori di stampa o meglio di ortografia-grammatica (un unghia, le punta, e altri), ma, giunta al capitolo ottavo, sono in dubbio: la fuga di Anna e compagni non avviene nell’ottobre 1944? Ed il bombardamento della polveriera di Solaro non fu il 25/12/1944? Come potevano allora vedere la distruzione provocata dal bombardamento, leggere il foglio di giornale esposto nel tabernacolo? Sbaglio io in qualche punto?
    Mi farebbe molto piacere ricevere una risposta.

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