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Meryl Streep, premio Orso d’oro alla carriera con matrioska a Berlino

L’attrice è arrivata a Berlino per ricevere l’Orso d’oro alla carriera. L’affetto dei fan.
Più che un incontro stampa, è una dichiarazione d’amore della folla di giornalisti a Meryl Streep, ammirazione e affetto in ogni domanda, regali, un mazzo di fiori da un giovane tedesco, dalla Siberia una matrioska con i volti dei suoi personaggi dipinti sulle bamboline. «Non avrei potuto avere un San Valentino migliore», dice l’attrice che scioglie la commozione con una delle sue risate musicali che illuminano ogni sua risposta. È qui per riceve l’Orso d’oro alla carriera e «per me, cresciuta nel New Jersey in un paese di 5 mila abitanti, è incredibile che un Paese fuori dall’America voglia onorarmi. Non ci si abitua ai premi, ad ogni film non si può prevedere come sarà accolto. L’Oscar? Sempre la stessa sensazione, le farfalle nello stomaco, un’eccitazione da finale di Superbowl».
Meryl Streep parla di Margaret Thatcher che «ho interpretato senza giudicarla. Negli anni 80, da liberale e di sinistra, la mia opinione su di lei, amica di Reagan, era pessima. Da attrice, come faccio con ogni personaggio, ho cercato nella sua umanità qualcosa in cui riconoscermi. La metà del film è immaginazione, abbiamo cercato di vederla oggi, di fronte a se stessa, dopo aver conquistato tanto potere e averlo perduto, che cosa conta per lei veramente a questo punto della vita. L’altra metà, la sua vita pubblica, ha riservato sorprese anche a chi credeva di conoscerla. I conservatori americani per esempio non avevano capito che la Thatcher non era antiabortista, era per la libera scelta della donna ed è documentata la sua accusa ai politici americani di usare l’aborto come arma elettorale». Thatcher femminista? «Se qualcuno gliel’avesse detto l’avrebbe preso a calci. Arrogante, autoritaria, decisionista, priva di humour, ma bisogna riconoscere che ha aperto alle donne la strada per le zone alte del potere. Prima di allora si poteva emergere in tanti mestieri, ma mai entrare nella stanza dei bottoni. Senza di lei mia figlia avrebbe trovato un mondo diverso».

Fonte: La Repubblica

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