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“Britannia Mews” di Margery Sharp, Astoria Edizioni

Margery Sharp
Britannia Mews
traduzione di Bettina Cristiani
13,5 x 19 cm, 384 pp.
euro 18,00
ISBN 978-88-96919-26-2

Ipotizziamo di prendere una ragazza viziata di buona famiglia, con una carattere fatto tutto a modo suo, non una ribelle, semplicemente una fanciulla che segue i propri istinti, e di buttarla in un quartiere povero e degradato, senza lasciarle vie di fuga.
Se ambientiamo il tutto nel 1875 a Londra e chiamiamo il personaggio Adelaide, ci troveremo di fronte a Britannia Mews, uno dei più importanti romanzi di Margery Sharp, pubblicato nel 1946.

Il romanzo è ambientato a Britannia Mews, un quartiere di Londra nato per ospitare gli stallieri e i cavalli delle ville che davano sull’elegante Albion Place, diventato poi nel corso di mezzo secolo quartiere misero e degradato, poi bohemienne, poi alla moda, ma sempre con una fama poco raccomandabile per i borghesi di Londra.
Viverci diventa un segno esistenziale, un giudizio sulle scelte di vita della protagonista, Adelaide Culver. Ragazzina di buona famiglia, da subito poco incline ad accettare le convenzioni sociali con le loro regole e, in un certo senso, il loro vuoto, si innamora del maestro di disegno e contro il parere della famiglia, lo sposa. Questo ovviamente determinerà tutto il corso della sua vita e l’allontanamento dalla famiglia, dagli zii, dalla cugina Alice, dal fratello Treff e da tutto il suo mondo.
Presto il marito si rivela essere un alcolizzato e i due vivono grazie a una piccola rendita di lei. Passano alcuni anni e, forse involontariamente forse no, Adelaide causa la morte del marito. L’inchiesta la proscioglie, ma una vecchia orribile, soprannominata la Scrofa, la ricatta e le impedisce di realizzare il suo sogno: tornare a casa.
Adelaide è prigioniera, di sé e dei suoi sogni infranti prima ancora che della ricattatrice. Un giorno, per caso, incontra Gilbert, un gentiluomo che come lei è fuori del proprio ambiente sociale ma non sembra dispiacersene troppo. Gilbert, di cui Adelaide si innamora e con cui condividerà l’esistenza, le dimostra che il ricatto che sta subendo è inconsistente: a questo punto la nostra eroina potrebbe tornare a casa, ma d’un tratto si scopre orgogliosa della propria vita, strana e fuori delle convenzioni, certo, ma più interessante.
I due creano un Teatro delle marionette, perché l’unica cosa davvero straordinaria che avesse fatto il marito di Adelaide era stato costruire, durante un soggiorno in Francia, delle marionette bellissime e questo regalerà loro una certa agiatezza economica, che però non li farà traslocare da Britannia Mews.

Margery Sharp (1905-1991) nacque in Inghilterra ma trascorse gran parte della propria infanzia a Malta. Cominciò a scrivere molto giovane per Punch, Saturday Evening Post, Harper’s, Ladies’ Home Journal e quest’attività le permise, all’epoca in cui divideva un appartamento a Londra con altre ragazze facendo la dattilografa, di guadagnare un po’ più di soldi (la pubblicazione di un racconto al mese le faceva guadagnare 12 sterline) e di potersi permettere di scrivere un romanzo. La presenza di altri non la distraeva, e per tutta la vita scrisse del tutto a proprio agio in mezzo al caos quotidiano. Britannia Mews fu scritto quasi tutto in alberghi, mentre viaggiava durante la guerra dando lezioni ai membri dell’esercito.
Sebbene non avesse mai dubitato di voler diventare scrittrice, le sarebbe piaciuto molto anche fare la cameriera a causa “della sua passione per i lavori domestici, i pettegolezzi e le tazze di tè.” Ed è proprio il suo approccio leggero e un po’ pettegolo alla natura umana che le ha permesso di creare personaggi deliziosi che danzano attraverso le pagine.
Pubblicata in modo diffuso anche in Italia dopo la guerra, oggi di lei sono presenti sul mercato solo i libri della serie Bianca e Bernie. Da alcuni suoi libri vennero tratti film: nel 1949 venne filmato Britannia Mews col titolo The Forbidden Street con Maureen O’Hara e Dana Andrews, nel 1946 venne tratto un film da Cluny Brown(di prossima pubblicazione presso astoria) con Charles Boyer e Jennifer Jones, del 1962 è L’affittacamere con Kim Novak e Jack Lemmon, tratto da un suo racconto.

Fonte: Astoria Edizioni

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