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Archive for January 9, 2012

Downton Abbey, anticipazioni della seconda stagione

January 9, 2012 Leave a comment

Downton Abbey. Cosa succederà nella seconda stagione? Downton Abbey si è conclusa da pochi giorni con l’ultima puntata, ma sul web continua la ricerca di nuove anticipazioni sulla seconda stagione della serie british trasmessa in prima tv su Rete 4. Quale destino per la famiglia Grantham, a chi andrà l’eredita di Downton? La Prima guerra mondiale no n lascerà indenne la famiglia Grantahm. Mary e Matthew si riappacificheranno? Prima di lasciarvi alcuni sviluppi della trama della prossima stagione, ecco una breve sintesi dell’ultima puntata. Sibyl Crawley è del tutto intenzionata a fare della propaganda politica in favore del diritto al voto delle donne. La sua famiglia però si mostra decisamente contraria a questa iniziativa, in particolar modo suo padre e sua nonna, Lord Robert Grantham e la contessa Violet. Durante le elezioni a Sybil accade un incidente, che per fortuna non ha gravi conseguenze per la ragazza. A causa di tutto ciò potrebbe essere licenziato il suo autista, da tempo innamorato di lei, dal momento che Sir Robert è davvero furioso con entrambi. Mary, che nella scorsa puntata aveva ricevuto una proposta di matrimonio da Matthew, decide di rifiutare. Lo sfortunato consiglio arriva dalla zia Rosamund, che sottolinea in particolar modo il problema della gravidanza di Cora. Intanto la situazione tra Edith e Mary è del tutto irrecuperabile. Tra le due infatti è guerra aperta, dal momento che Edith ha messo in giro una voce inerente la morte di Kemal Pamuk diplomatico turco che ha perso la vita durante una notte d’amore con sua sorella. Ai piani bassi però la situazione non va meglio: la cuoca, Mrs Patmore deve fare i conti con seri problemi di vista, che le causano non pochi guai con lo svolgimento del lavoro in cucina. Thomas invece continua a maltrattare e tormentare il timido e giovanissimo William, in difesa del quale si schiera poi Bates. Proprio questi si ritrova a dover fronteggiare una dura e difficile situazione. Per proteggere sua moglie, donna calcolatrice e senza scrupoli, colpevole di un furto, Bates si è preso la colpa e viene per questo arrestato. Anna, dopo aver parlato con la moglie di Bates,  viene a conoscenza di tutta la verità. Vera, la moglie del valletto, dopo il furto si è data alla fuga, lasciando nei guai suoi marito. Intanto Bates, parlando con Moseley, confessa d’essere profondamente innamorato di Anna. Tra Mary e Matthew invece il rapporto inizia a incrinarsi bruscamente, dal momento che il ragazzo non riesce davvero a farsi una ragione del rifiuto ricevuto alla sua proposta di matrimonio, soprattutto perché tra i due sembrava essersi instaurato un certo rapporto d’intimità. Intanto Sarah O’Brien, cameriera di Lady Cora, crede che la  signora stia cercando una nuova cameriera e sia  del tutto intenzionata a licenziarla così decide di mettere in atto una vendetta. Cora, dal canto suo, sta realmente cercando una nuova domestica, ma non per lei, bensì per sua suocera. Il piano della O’Brien però è ormai in atto e, inconsapevole dell’innocenza di Cora, lascia cadere in terra una saponetta, proprio mentre la donna sta facendo il bagno. Il risultato è atroce, dal momento che Cora, uscita dalla vasca, scivola e cade rovinosamente a terra, perdendo il bambino. Intanto si sta avvicinando l’inevitabile primo conflitto mondiale. E’ il 1914 e, data l’imminente entrata nel conflitto del suo paese, Thomas decide di arruolarsi, partendo per il fronte e abbandonando così Downton. Tutti o quasi sono davvero entusiasti della notizia dell’uomo. Lord Grantham decide di organizzare una festa per allietare tutta la famiglia, in tensione a causa proprio della tragedia familiare e della complessa situazione politica che da tempo si respira. Improvvisamente però arriva un telegramma: Sir Robert annuncia a tutti che l’Inghilterra è ufficialmente in guerra. Intanto Mary cambia idea sulla proposta ricevuta da Matthew,  la ragazza che confessa all’uomo di volerlo sposare. Matthew però è decisamente ferito e deluso dal suo comportamento, decide così di andar via da Downton Abbey, lasciando tutti.
La prima Guerra Mondiale è in una fase decuisiva per l’Ingilterra, schierata contro la Germania. Anche Lord Granthsm viene chiamato alle armi. Sibyl intanto cerca di farsi insegnare alcuni ridumenti base di cucina da Mrs Patmore e Daisy per poter fare l’infermiera in ospedale. Continua la rivalità tra Edith e Mary, che torna a Downton. La ragazza è felice perchè anche Matthew sta per tornare, ma per la ragazza sarà una doccia fredda. Matthew porta con sè la fidanzata, la futura Lady Grantham. intanto “downstairs” Mr Bates chiede ad Anna di sposarlo, ma l’uomo dovrà rinunciare ai suoi progetti, perchè riappare Vera, la moglie dei valletto, che lo ricatta. Se non tornerà con lei rovinerà la reputanzioni di Mary Crawley dicendo che è a conoscenza del fatto che Pamuk è morto menre era a letto con lei. Bates lascia Anna. Prima che parta per il fronte, Mary corre da Matthew. Avrà il coraggio di confessargli il suo amore?

Fonte: Il Sussidiario.net

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David Cameron, no alla Tobin Tax

January 9, 2012 Leave a comment

“Se la Francia vuole adottare la Tobin Tax sulle transazioni finanziarie è libera di farlo. Noi non la seguiremo”. Lo ha affermato il premier britannico, David Cameron in un’intervista alla Bbc in cui ha ribadito ancora una volta la sua posizione di distacco dall’Europa.
“L’idea di una nuova tassa europea – ha detto Cameron – non applicata da tutti non penso che sia un’ipotesi fattibile. Quindi noi la bloccheremo”. “A meno che tutto il mondo non vada avanti con questa imposta. Ha aggiunto il premier britannico – allora noi non andremo avanti insieme a loro”.
Sulla Tobin Tax, idea fortemente spinta dalla Francia nonostante le resistenze inglesi, Sarkozy ha già fatto sapere che Parigi è intenzionata ad andare avanti anche da sola. Per quanto riguarda la Germania il governo punta a ottenere un’introduzione dell’imposta a livello europeo e anche per il premier Mario Monti “sarebbe necessario che i Paesi non vadano avanti da soli nell’applicazione della tassa”.
Sulla Tobin tax esiste una proposta della Commissione europea entro il 2014 per un incasso di circa 50 miliardi di euro. Il progetto è caldeggiato da Germania e Francia mentre si oppongono, oltre che la Gran Bretagna anche Svezia e Malta.

Fonte: RaiNews24

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Mario Monti, in diretta da Fazio “Non ci sarà una nuova manovra”

January 9, 2012 Leave a comment

Il presidente del Consiglio ospite a Che tempo che esclude nuove stangate e rilancia sulle liberalizzazioni. Sul fronte lavoro: “L’articolo 18 non deve essere un tabù”. Mentre sulla legge elettorale “il compito di modificarla spetta alla politica e al parlamento”.
“L’Italia è stata messa in sicurezza”, ma ora “bisogna fare in fretta”. E dunque sotto alla fase due. Tradotto: liberalizzazioni. Il premier Monti ospite di Fabio Fazio a Che tempo Che fa segna il punto e rilancia. “Saranno provvedimenti certamente meno indigesti agli italiani e che punteranno sullo sviluppo della nostra economia”. “Credo – ha proseguito il presidente del Consiglio – che un certo disarmo multilaterale di tutte le corporazioni possa consentirci di dare più spazio alla concorrenza ed ai giovani”.
Il presidente del Consiglio parla circa mezz’ora, toccando diversi argomenti: dalla competitività alle tasse, dal lavoro all’euro fino alla Rai e qui annuncia che l’esecutivo interverrà scatenando le ire del Pdl. Dopodiché non esclude di proseguire nella sua carriera politica (anche se dice: “Nela vita ci sono altre priorità”) e sulla legge elettorale auspica che sarà il Parlamento ad occuparsene. Ma fin da subito fissa un punto: niente manovre aggiuntive. Dunque, così come il ministroCorrado Passera sul Corriere della sera esclude l’arrivo di nuove tasse, anche il presidente del Consiglio scarta fin da subito l’ipotesi di nuove stangate. ”La tranquillità nelle cose l’abbiamo raggiunta con l’operazione di consolidamento dei conti dello Stato italiano che il governo ha proposto, il Parlamento l’ha approvato e gli italiani molto responsabilmente lo hanno accettato. E un’operaizone grossa anche in base agli standard Ue mette in sicurezza i conti pubblici conseguendo l’obittivo che non il mio governo ma quello precente ha accettato e cioè il pareggio di bilancio nel 2013″.
Nessun dubbio, poi, che l’euro abbia una sua solidità. ”La moneta unica ha mantenuto il potere d’acquisto rispetto ai beni che compriamo ed il rapporto di cambio con il dollaro. Il problema è che nella zona euro un certo numero di Paesi hanno avuto o hanno gravi squilibri nelle finanze pubbliche”.
Mentre sul fronte tedesco e in vista dell’incontro con Angela Merkel, il premier non ha dubbi: “Quello che abbiamo fatto può essere da esempio per altri paesi”. L’Italia dunque ha fatto i compiti a casa. “E non  perché ce lo ha chiesto l’Europa, ma per assicurare un futuro ai nostri figli”. Ma “certamente quella che abbiamo davanti è una crisi di sistema”. Parole legate in particolare alla questione banche e al terremoto che in questi giorni sta scuotendo il comparto. Il premier però rassicura: “Il nostro sistema è considerato uno dei più stabili”. Sul punto di Unicredit “il tracollo è legato alla questione del rifinanziamento”.
E dunque si passa alle ricette. Una di queste è certamente uscire dal giogo della finanza. Insomma che la politica si riprenda il proprio ruolo. Dopodiché la tobin tax “che non deve essere applicata solo all’Italia”. Ma certamente l’Italia la adotterà se sarà decisione condivisa anche dagli altri paesi. E dopo la tassazione delle rendite finanziarie il tema dell’accordo con la Svizzera sui capitali italiani espatriati. “Stiamo guardando a questo argomento” ma precisa Monti “Germania e Gran Bretagna hanno fatto qualcosa che l’Ue non ha gradito: accordi bilaterali”. Quindi spiega: “Sono stato il primo quando ero Commissario europeo nel 1999. A nome della Commissione europea sono andato a Berna per avviare il primo duro negoziato con la Svizzera perché accettasse di applicare alcuni principi sulla direttiva della tassazione del risparmio e sono stati fatti passi avanti”. Quindi spiega: “Se vogliamo gli accordi di Germania e Gran Bretagna sono il risultato ultimo di questo accordo. La pressione sulla Svizzera viene esercitata. La Svizzera non è l’unico Paese al mondo che ha un occhio di riguardo, magari chiuso, sui capitali esteri ma in questi anni la politica nei confronti di questi paradisi fiscali è cambiata. E la Svizzera si è comportata di conseguenza. Non è più come prima”.
Sulla questione lavoro e soprattutto sull’articolo 18, il premier sottolinea: “Per noi nulla è un tabù”. Mentre sul dialogo con le forze sociali Monti ribadisce da un lato la volontà di non spaccare i sindacati, ma dall’altro la necessità di non stare legati “ai simboli” ma al lavoro “di cui abbiamo un disperato bisogno”. Da qui la necessità di puntare sulla “competitività” per “arrivare ad avere durevoli posti di lavoro”.
E sulla riforma del lavoro da domani entra nel vivo il confronto fra Governo e parti sociali. Dopo aver incontrato giovedì il segretario della Cgil Susanna Camusso, il ministro del Lavoro Elsa Fornero incontrerà, separatamente, i segretari di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Martedì vedrà il segretario dell’Ugl Giovanni Centrella mentre mercoledì toccherà al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. “Un confronto – ha spiegato il premier Monti – per il quale il governo ha un atteggiamento mentale e un’agenda specifica. L’atteggiamento mentale – ha spiegato – è quello di considerare che niente debba essere considerato un tabù tra le forze civili come il sindacato, il mondo produttivo e il governo pensando al futuro del Paese.
Ma certamente la crescita del Paese passa attraverso la lotta all’evasione sulla quale il premier ribadisce “una lotta senza quartiere”. Senza però demonizzare la ricchezza che “è un valore e non è vero che operazioni come quelle di Cortina la trasformano in un demonio”. Quindi la conclusione: “Il mio è un governo che di fronte ad un Parlamento così responsabile è riuscito a fare cose importanti”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Tiziano Ferro, nuovo singolo del cantante

January 9, 2012 Leave a comment

Tiziano Ferro il ritorno in radio con il nuovo singolo “L’ultima notte al mondo”, estratto dall’album “L’amore è una cosa semplice”, ch’è stato pubblicato verso la fine di novembre   primo posto nelle classifica dei dischi più venduti in Italia in questa settimana.
Tiziano Ferro descrive il nuovo singolo e la sua genesi: “Il disco è iniziato da qui. E’ la prima canzone che ho scritto per l’album e da qui è partita l’avventura de ‘L’amore è una cosa semplice’. La neve che cade sull’erba inglese, il freddo, i dubbi e un sorriso che apre le porte alla speranza e al coraggio. Come sempre, l’amore semplifica la vita di chi sa coglierne i segnali. Dopo anni di esilio volontario, questa canzone ha segnato l’inizio di una nuova consapevolezza: tornare a casa, in Italia, e riprendersi la vita perché amare non è un privilegio ma un’abilità”.
“L’ultima notte al mondo” segue, nei singoli del cantante di Latina, “La differenza tra me e te” che è rimasto per undici settimane al primo posto delle classifiche radiofoniche.

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Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling

January 9, 2012 Leave a comment

Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (Leonberg, 27 gennaio 1775 – Bad Ragaz, 20 agosto 1854) è stato un filosofo tedesco, il secondo dei tre grandi esponenti dell’idealismo tedesco, successore di Fichte e predecessore di Hegel, del quale tuttavia era anagraficamente più giovane.
La vita
Schelling nacque a Leonberg, in Germania, da un colto sacerdote protestante. Ragazzo precoce, gli fu concesso di entrare a soli quindici anni nel Tübinger Stift, il seminario di Tubinga, dove studiò teologia assieme a Friedrich Hölderlin e Georg W. F. Hegel, coi quali si legò in amicizia. L’entusiasmo suscitato in lui dal rinnovamento culturale che sembrava innescato dal pensierokantiano e dalla rivoluzione francese, lo spinse ad accogliere e assimilare rapidamente la filosofia di Fichte. Nel 1796 si trasferì come precettore a Lipsia, dove si occupò di scienze naturali. Il successo delle sue prime opere gli fece ottenere nel 1798 una cattedra a Jena, dove frequentò il circolo romantico legandosi ai maggiori esponenti del Romanticismo: Goethe, Novalis, Schiller,Hölderlin, i fratelli Wilhelm e Friedrich Schlegel, e Fichte, della cui cattedra diventò ben presto il successore, dopo che quegli era stato costretto alle dimissioni. Sempre a Jena Schelling ritrovò anche Hegel; insieme, i due collaborarono alla pubblicazione del Giornale critico della filosofia. All’interno del circolo romantico Schelling conobbe Caroline Michaelis, sposata con Wilhelm August von Schlegel, ma da cui ella si separerà per diventare sua moglie. Cominciarono intanto a manifestarsi gravi dissapori e polemiche con Fichte, dovute più che altro all’incapacità di ciascuno dei due di comprendere il punto di vista dell’altro.
Dopo aver ottenuto un’altra cattedra a Würzburg, nel 1806 Schelling si trasferì a Monaco, dove maturò una svolta profonda nella sua filosofia, a cui contribuirono vari eventi: l’incontro con Baader, che gli fece conoscere il pensiero di Böhme, la morte di Carolina, gli attacchi alla sua filosofia da parte di Hegel, Jacobi ed altri, ma anche esigenze interne al suo percorso filosofico. Dopo il1809 si isolò in un lungo silenzio, impegnandosi nella stesura di un’opera mai conclusa, Le età del mondo.[1] Nel 1812 sposò Paulina Gotter, che gli resterà sempre accanto e gli darà sei figli. Nel 1821 Schelling insegnò a Erlangen e dal 1826 a Monaco, dove l’anno seguente terrà le Lezioni monachesi sulla storia della filosofia moderna. Nel 1841 venne chiamato alla cattedra di Berlinoche era stata di Hegel. Qui, dove ebbe tra i suoi uditori anche Kierkegaard, sviluppò l’ultima fase del suo pensiero, in aperta polemica contro l’idealismo hegeliano, riaffermando il primato dell’essere attraverso l’auto-negazione della ragione dialettica. Suscitò grande attrazione, ma i suoi richiami caddero nel vuoto. Ritiratosi definitivamente dall’insegnamento, morirà quasi dimenticato a Bad Ragaz, in Svizzera, il 20 agosto 1854.
L’idealismo estetico
Schelling si occupò inizialmente soprattutto di Immanuel Kant e Johann Gottlieb Fichte. La sua prima dissertazione L’io come principio della Filosofia (1795) era molto vicina alle idee di Fichte. Schelling mantiene infatti il motivo fichtiano del primato della filosofia pratica, come attività articolata in tre momenti: espansione creativa e infinita dell’Io, produzione inconscia di un limite che vi si contrappone, presa di coscienza e superamento di una tale auto-limitazione tramite l’agire etico; Schelling le dà però una diversa connotazione, nella quale anche il momento del non-Io viene valorizzato. Non più solo l’idealismo, ma anche il realismo viene dunque giustificato, nel tentativo di dare organicità e coerenza al kantismo su un piano ontologico. Influenzato da Spinoza, finisce così per conciliare il criticismo con il dogmatismo: questi due sistemi filosofici, che a prima vista sembrano inconciliabili, sono in realtà convergenti, perché l’uno parte dal soggetto, l’altro dall’oggetto, mirando entrambi al loro punto di unione. Ma partendo ciascuno da un punto di vista unilaterale, rischiano di smarrire il principio ad esso complementare: soggetto e oggetto infatti sono una realtà sola, visibile ora in un verso, ora nell’altro, ma comunque non scomponibile. Dialetticamente infatti un soggetto è tale solo in rapporto a un oggetto, e viceversa.
Compito della filosofia è allora raggiungere l’Assoluto, inteso alla maniera di Plotino e Cusano come l’Uno nel quale gli opposti coincidono, e situato al di là del processo conoscitivo, cioè di quella conoscenza puramente teoretica che in quanto tale comporta opposizione con l’oggetto reale della propria indagine ed è perciò limitata e finita. L’Assoluto è inconoscibile perché conoscere significa collegare, relazionare qualcosa con altro da sé; ma poiché l’Assoluto ha già tutto dentro, non ha un termine di riferimento esterno con cui possa relazionarsi; tuttavia va ammesso, con un’autocoscienza immediata che è la fichtiana intuizione intellettuale, perché altrimenti si rimane nella contrapposizione di soggetto e oggetto, che è una contraddizione logica. La reciproca complementarietà di questi due termini opposti, però, si realizza come piena identità solo nell’azione pratica, mentre sul piano teorico si resta nel dualismo tra criticismo e dogmatismo, e il finito può accedere all’infinito solo negando se stesso. Il motivo di questa antitesi tra identità e dualismo, teoria e pratica, finito e infinito, costituisce secondo Schelling il problema centrale di ogni filosofia. Per superarlo, come spiega nel Panorama della più recente letteratura filosofica, occorre postulare che l’assoluto non sia né infinito, né finito, bensì l’originaria unione dell’infinità e della finitezza: il soggetto infatti, cioè lo Spirito infinito, è pura attività soggettiva, ma un’attività è tale solo in quanto produce un’azione, cioè si fa oggetto. E a sua volta l’oggetto, che èspinozianamente la natura, ha bisogno di un soggetto o una ragione che lo ponga. Così da un lato lo Spirito, conoscendo se stesso, risulta condizionato da se stesso, e perciò si auto-limita, diventando finito; d’altra parte, nella sua attività è al tempo stesso incondizionato, non avendo nulla fuori di sé. Lo Spirito si riflette nella Natura che è dunque spirito pietrificato. La loro unione immediata è il vero Assoluto, in quanto ha in sé la soggettività e l’oggettività, l’essere e il pensiero, il finito e l’infinito, spirito e materia, attività e passività; esso è l’Indifferenza di Natura e Ragione.
Per l’importanza attribuita all’arte come punto di fusione di questi due estremi, l’Idealismo di Schelling sarà detto estetico.
La filosofia della Natura
Schelling muove quindi alla ricerca della struttura ontologica dell’assoluto, che in Fichte restava invece irraggiungibile. L’attenzione viene rivolta allo spirito oggettivato, che è «lo specchio finito dell’infinito»: la natura. Tale oggettivazione è pur sempre spirito, e quindi un assoluto che ha le stesse qualità dell’Io, però è inconscio e in quanto oggettivato si rende indipendente. La scienza della natura deve dunque possedere in sé il suo proprio principio (da osservare con le sue discipline quali chimica e fisica), si costituisce cioè in scienza autonoma rescindendo la dipendenza dall’Io fichtiano. Ciò comporta che la natura non può essere un semplice meccanismo eterònomo (soggetto a leggi esterne), ma va concepita come una vita retta interiormente da una profonda unità: come un organismo vivente. Riprendendo un’antica immagine plotiniana, Schelling chiama anima del mondo (Weltseele) la forza unitaria che muove la natura.
Poiché l’unità è tale sempre solo in rapporto a un’opposizione, in quanto cioè unifica un dualismo (quale era la dinamica io/non-io), ciò deve valere anche per lo spirito inconscio o natura, nel quale è presente così una polarità, principio attestato anzitutto dal magnetismo. Nella sua visione di totalità della natura, che era propria della filosofia rinascimentale e Schelling recupera in particolare da Giordano Bruno (al quale dedicherà uno scritto, Bruno del 1802), vi è compreso anche l’uomo, che rappresenta il vertice, il punto di passaggio in cui lo spirito inconscio oggettivato prende coscienza di sè. Si tratta di una concezione della natura antitetica al meccanicismo determinista, perché in essa non sono le singole parti a formare e spiegare il tutto, ma, al contrario, è a partire dall’autocoscienza intelligente che è possibile comprendere i gradi inferiori, i quali sono solo aspetti o limitazioni dell’unico organismo universale: nella natura vi è un’intenzionalità, un evoluzionismo finalistico che la fa passare dagli organismi più semplici a quelli più complessi. La natura, dice Schelling, è un’«intelligenza sopita», uno «spirito in potenza». Scrive ad esempio:
« La tendenza necessaria di tutte le scienze naturali è di andare dalla natura al principio intelligente. Questo e non altro vi è in fondo ad ogni tentativo diretto ad introdurre una teoria nei fenomeni naturali. La scienza della natura toccherebbe il massimo della perfezione se giungesse a spiritualizzare perfettamente tutte le leggi naturali in leggi dell’intuizione e del pensiero. I fenomeni (il materiale) debbono scomparire interamente, e rimanere soltanto le leggi (il formale). Accade perciò che quanto più nel campo della natura stessa balza fuori la legge, tanto più si dissipa il velo che l’avvolge, gli stessi fenomeni si rendono più spirituali ed infine spariscono del tutto. I fenomeni ottici non sono altro che una geometria, le cui linee sono tracciate per mezzo della luce, e questa luce stessa è già di dubbia materialità. Nei fenomeni del magnetismo scompare ogni traccia materiale, e dei fenomeni di gravitazione non rimane altro che la loro legge, la cui estrinsecazione in grande è il meccanismo dei movimenti celesti. Una teoria perfetta della natura sarebbe quella per cui la natura tutta si risolvesse in un’intelligenza. »
I principi fondamentali che reggono la Natura possono essere così sintetizzati:Questa finalità della natura è risaltata dall’introduzione del concetto di potenza, col quale Schelling designa i tre diversi momenti del rapporto di identità tra realtà e idea: dal regno dell’inorganico, stadio della realtà, al quale appartengono le tre forze del magnetismo, dell’elettricità e del chimismo (che è l’insieme dei legami e dei rapporti derivanti dalla chimica), la natura passa al secondo livello, quello della luce, considerato il momento dell’idealità, in quanto nella luce essa in un certo senso prende coscienza di sé; la terza potenza, unificatrice delle prime due, è il mondo organico, retto dalle tre forze della sensibilità, eccitabilità e riproduzione, al vertice del quale, come si è detto, c’è l’uomo.

  • Polarità: ogni grado della natura è costituito da una coppia antitetica ma complementare;
  • Coesione: l’interazione delle forze che mirano a riequilibrarsi;
  • Metamorfosi: la trasformabilità degli elementi gli uni negli altri;
  • Potenza: ogni grado della scala evolutiva è il risultato della trasformazione dal suo precedente;
  • Analogia: l’affinità dei fenomeni, con la quale Schelling abilmente utilizza e generalizza alcune importanti scoperte scientifiche.

In questa prima fase del suo pensiero però Schelling rifiuta il principio della forza vitale intesa come origine sconosciuta e oscura delle forze organiche, poiché vi vedeva un’affinità con l’inconoscibilità kantiana della cosa in sè.
L’idealismo trascendentale
Come la natura si evolve verso il principio intelligente, così lo Spirito percorre il processo inverso, che si attua nella Storia: nel Sistema dell’idealismo trascendentale Schelling affronta così la “filosofia della coscienza”, parallela alla filosofia della natura, ricostruendo le attività dell’Io, al quale si accede soltanto con un’intuizione immediata e interna, poiché esso non è un semplice sapere oggettivabile dall’esterno, ma è un sapere del sapere.
La prima epoca di sviluppo della Coscienza è il momento dell’oggettività nel quale l’oggetto viene appreso come estraneo al soggetto, perché in realtà esso è frutto di una produzione inconscia, che la coscienza non riconosce ancora come tale. La seconda epoca è invece caratterizzata dal sentimento di sé: l’Io scopre come le sue categorie di pensiero siano i prodotti della sua stessa attività, prendendo consapevolezza della propria produzione inconscia. Nella terza epoca l’Io si innalza al di sopra della conoscenza, costituita dalla corrispondenza tra forme inconsce della natura e forme consce del pensiero, per manifestare la sua spontaneità pura. In quest’ultima fase l’Io pone se stesso ed è essenzialmente volontà, non oggettivabile perché implica un superamento della stessa fase conoscitiva.
Nella Storia agisce e si attua questa volontà. Schelling vede la storia, come già la natura, in un’ottica finalistica, come una progressiva realizzazione del Soggetto trascendentale nell’assoluto; (trascendentale è un termine kantiano per indicare appunto l’attività del soggetto nel suo rapportarsi all’oggetto, attività che si produce nella coscienza critica del filosofare stesso). Ma la libertàdell’Io qui può apparire come arbitrio, perché la legge del dovere non è come la necessità naturale: l’Io può seguirla o non seguirla. E tuttavia la libertà non è qualcosa di irrazionale, ma piuttosto di sovra-razionale, poiché essa si attua nella volontà di scegliere la razionalità stessa dell’etica, divenendo condizione della sua realizzazione. Per cui la storia non è un seguito sconnesso di azioni puramente arbitrarie: essa è paragonata da Schelling a un dramma in cui Dio è autore e l’uomo l’attore che collabora all’invenzione del proprio ruolo. Nell’agire etico così la filosofia pratica da un lato si avvicina progressivamente e indefinitamente all’assoluto, ma come già in Kant e Fichte, ha il limite di non poterlo realizzare compiutamente. Essa è una “dimostrazione” mai conclusa dell’assoluto, che come tale resta quindi ancora (seppure in forme via via minori) oggetto di fede.
A differenza di Fichte però, Schelling, recuperando l’idea kantiana del bello di natura, riconosce nel momento estetico dell’arte il punto in cui lo scarto tra idea e realtà, spirito e natura, attività conscia e inconscia, si annulla in maniera definitiva. Nell’arte agisce infatti quell’intuizione produttiva che la filosofia teoretica può solo riconoscere, ma non realizzare. L’azione estetica è paragonabile a una natura creatrice che obbedisce alle leggi che essa si dà. Il genio cioè non opera in vista di un fine esterno, ma l’unico scopo del suo operare è l’operare stesso; guidato da un’ispirazione profonda, che egli domina lasciandosene dominare, egli è consapevole e inconsapevole nello stesso tempo. L’artista nella sua attività creatrice realizza così l’unità di ideale e realedopo che questi due, nella coscienza dell’uomo, sono stati separati. Per questo l’intelletto non può mai esaurire la comprensione dell’opera d’arte: essa infatti è un infinito, e non essendo finito non è oggettivabile. Solo con l’intuizione artistica la filosofia raggiunge il suo scopo, perciò l’arte è per Schelling l’organo principe della filosofia.
Con Schelling la teoria romantica dell’arte ha ricevuto così la sua più profonda teorizzazione. Presentando l’arte come manifestazione dell’assoluto in cui cogliere l’indifferenza degli opposti, Schelling è considerato il maggior esponente della corrente dell’Idealismo Estetico.
La filosofia dell’identità assoluta
A fronte delle obiezioni di Fichte, secondo cui dal punto di vista del soggetto e del filosofare critico non può sussistere il supposto parallelismo tra il procedere della filosofia della natura e il procedere dell’idealismo trascendentale (poiché, se dall’autocoscienza è possibile andare alla natura, il percorso che va dalla natura all’autocoscienza si comprende solo in quanto quest’ultima è già presupposta dalla stessa filosofia trascendentale), Schelling nell’Esposizione del mio sistema di filosofia del 1801 chiarisce di volersi porre non dal punto di vista del soggetto trascendentale, ma dal punto di vista dell’assoluto, nel quale la soggettività e l’oggettività sono coessenziali e hanno pari dignità ontologica. Ora egli vuole partire così dal loro punto di unità e identità, nel quale la ragione non ha bisogno di uscire da se stessa e dalla propria visione unilaterale per attingere l’assoluto (com’era nella prospettiva limitata della coscienza critica trascendentale che doveva superarsi nella creazione artistica), ma si identifica immediatamente con l’assoluto stesso. Questa sua filosofia dell’identità vuole essere una “filosofia assoluta” perché identità non significa sintesi e nemmeno indifferenziazione, ma necessaria relazione e unità degli opposti: l’idealità cioè implica il reale e viceversa. Sono due poli dei quali l’uno è la potenza dell’altro. Come spiega nel Bruno, dove emergono chiare ascendenze neoplatoniche, all’assoluto sono essenziali due momenti: l’identità e la differenza, o in altre parole, unità e opposizione. L’assoluto va cioè definito come l’identità di “identità e differenza”. L’introduzione della differenza rende possibile la molteplicità. L’esplicazione dell’assoluto nell’infinita molteplicità dell’universo è necessaria proprio perché il momento della differenza è essenziale come quello dell’identità. Tale attività si dualizza così in una polarità di forze opposte, una positiva e una negativa ( + / – ), ma quella positiva (attrazione) la configura come Una, quella negativa (repulsione) la configura come molteplice e polarizzata, tale per cui ogni polo è a sua volta l’unione di un ‘ + ‘ e un ‘ – ‘. L’Uno si ritrova nei molti, e i molti sono infinite sfaccettature dell’Uno.
Nulla dunque si trova al di fuori dell’assoluto: esso è l’Uno e il Tutto. La natura è in Dio, e poiché ogni realtà è rispecchiamento dell’assoluto, il mondo è perfetto da sempre. Come mai però esso non ci appare affatto così, ma sottoposto alla temporalità e alla contingenza? Questo fatto viene spiegato da Schelling come la conseguenza di una conoscenza inadeguata e ancora allo stadio inconsapevole. Si tratta cioè di una semplice apparenza. Per spiegare come questo punto di vista inadeguato, tipico dell’uomo, sia potuto sorgere, in Filosofia e religione del 1804 egli risale all’assoluto: l’assoluto oggettivandosi pone l’assoluto oggettivato. Quest’ultimo, essendo a sua volta un assoluto (non potendo l’infinito essere logicamente diviso), può porsi in autonomia, ma così facendo perde il vincolo dell’unità fornito dall’assoluto originario e si disperde nella temporalità e nella contingenza. Schelling parla a questo proposito di caduta, introducendo nel sistema un momento di irrazionalità: questa caduta secondo Schelling è legata ad un atto di libertà umana, non spiegabile razionalmente perché essendo libero non è riconducibile a una necessità logica. Una simile lacerazione e dualità in potenza fornisce però una preziosa indicazione: l’universo schellinghiano non è mai esaurito dalla sola razionalità, il che lo colloca in prospettiva in un superamento dell’idealismo assoluto che troverà invece in Hegel il maggiore e definitivo interprete.
La “filosofia dell’identità assoluta” intendeva tuttavia proporsi in quegli anni come un’interpretazione estremamente statica dell’universo, cosa che venne alquanto contestata dall’amico Hegel: questi rimproverava a Schelling di aver in sostanza annullato la storicità e la molteplicità del divenire, annacquandone le diversità e le particolarità nell’unità indifferenziata dell’Assoluto, riducendo tutto a spirito; è rimasta celebre la definizione dell’idealismo estetico da parte di Hegel, che lo paragonò a «una notte in cui tutte le vacche sono nere».
Il secondo Schelling
Assistendo al trionfo di Hegel, che aveva creduto di risolvere l’intera realtà e le sue contraddizioni nella Ragione assoluta, Schelling svilupperà in una fase più matura della sua vita una nuova filosofia, nello sforzo di confutare e superare il pensiero di Hegel e rispondere alle critiche mossegli dal suo ormai ex-amico. Egli reinterpreterà così l’idealismo tedesco non più nell’ottica hegeliana dell’immanentismo logico, ma riaffermando i valori della libertà e della trascendenza. Come già era successo al suo predecessore Fichte, egli si attesterà inoltre su posizioni sempre più vicine al Cristianesimo, quello cattolico in particolare.
L’inizio della seconda fase del pensiero di Schelling è generalmente situato nel 1809, quando vengono pubblicate le sue Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana. Riprendendo alcuni temi già elaborati dai mistici tedeschi, e in particolare da Jakob Böhme, Schelling ripercorre il problema già affrontato in precedenza di come far derivare lamolteplicità dall’Uno indifferenziato. Per giustificare la presenza della diversità e della storicità, senza ridurle a semplici inganni e apparenze (che era l’accusa mossagli da Hegel), e per evitare al contempo la caduta in un dualismo insanabile in cui l’unità indistinta di Dio risulti contrapposta alla dispersione e mutevolezza del mondo, secondo Schelling occorrerà ammettere che la storia e il divenire abbiano in Dio stesso il loro fondamento.
Ciò è possibile solo se Dio viene inteso non come un essere statico, ma come un Dio vivo ed esistente, che accolga in sé la storia e la vita, tale per cui Egli non soltanto è, ma diviene. Rifacendosi al precedente bipolarismo spirito/natura, Schelling afferma che la Natura rappresenta l’aspetto oscuro e inconscio di Dio, un abisso profondo a partire dal quale però Dio emerge, rivelando se stesso come Persona e facendo trionfare la luce sull’oscurità. Le tenebre di per sé non sono un principio del male, ma piuttosto il fondamento attraverso il quale Dio si attua come causa sui, cioè causa di sè. È tuttavia in questo fondo oscuro che risiede la possibilità del male, che dunque non è un semplice non-essere, ma una potenzialità, che richiede di essere sconfitta.
Dio, scegliendo il bene, ha testimoniato la vittoria sulla morte, riconciliando e riunificando in sé la natura e lo Spirito, il fondamento e l’esistenza, in maniera definitiva; l’uomo invece, che è un Dio in divenire, dove tutto è ancora provvisorio, può decidere di separare i due princìpi opposti, lacerandone l’unità. Il male è dunque il risultato della liberavolontà dell’uomo che ha scelto la strada della ribellione, mettendo in atto quella scissione che in Dio era presente in forma latente, seppure come possibilità già vinta. A causa dell’intrinseca irrazionalità del male, la sola ragione non è sufficiente per sconfiggerlo, ma è necessaria anche la fede. L’uomo, che è fatto a immagine di Dio, è un essere spirituale nel quale si mostra il Creatore, ma è un Dio caduto che ha all’unione ha preferito la via della discordia e della molteplicità. Il tentativo dell’uomo di ricucire la separazione tra il fondo oscuro della Natura e la luce della Ragione, è indice però non solo della sua natura peccaminosa, ma anche di quella divina. Nella caduta Schelling vede già implicita la redenzione.
In questo modo Schelling ha ottenuto tre risultati:
ha dato vita, in maniera più decisa rispetto alla prima fase del suo pensiero, a una concezione di Dio come Persona e come Dio vivente, molto simile al cristianesimo;
ha riconosciuto che il male non è soltanto negatività o privazione di essere come sosteneva l’agostinismo filosofico, ma possiede una sua positività, che però non è da intendersi neppure in forma manichea come assoluta contrapposizione al Bene;
ha risposto alle accuse di Hegel escludendo ogni possibilità di intesa con il suo sistema e il suo panlogismo; la pretesa hegeliana di razionalizzare tutto non teneva conto infatti della presenza del male, che consiste proprio nell’impossibilità di trovare spiegazione ad ogni problema.
Questo non vuol dire che la filosofia non debba cercare in tutti i modi di penetrare il significato dell’irrazionale, compito che Schelling perseguirà fino alla fine.
La filosofia positiva come filosofia dell’esistenza
L’ultimo periodo della filosofia schellinghiana, che giunse dopo un lungo periodo di silenzio, è denominato “filosofia positiva”; questa venne elaborata in due momenti successivi: dapprima con la Filosofia della mitologia, e quindi con la Filosofia della Rivelazione.
Secondo Schelling, se la mitologia viene colta nel suo lato essenziale e non giudicata a prima vista come un insieme di credenze antiche e superate, essa riesce a svelare i segni e le forme in cui si articola la storia umana. Mentre il pensiero logico rimane incapace di afferrare la particolarità e la concretezza della realtà in divenire, quello mitologico ne consente una conoscenza più appropriata. Il mito infatti è tautegorico, non allegorico, nel senso che non va spiegato sulla base di presunte verità ad esso pregresse, ma esprime solo se stesso come nodo particolare di sviluppo del lungo e travagliato cammino della coscienza umana.
Mentre però la mitologia non va oltre una concezione puramente naturalistica di Dio, la filosofia della Rivelazione, resa possibile dall’annuncio cristiano, riesce ad innalzarsi a una conoscenza di tipo soprannaturale. Per Schelling l’essenza del cristianesimo è data dalla sua natura intimamente storica, che si esprime in particolare nell’Incarnazione delCristo. In ciò sta l’immenso valore della religione cristiana, il cui contenuto fondamentale non dev’essere ridotto, come voleva Hegel,[3] a un insieme di precetti morali dettati dalla ragione, delle quali la vicenda umana di Gesù rappresenterebbe solo l’involucro esteriore: «Il contenuto fondamentale del Cristianesimo è appunto Cristo stesso, non ciò che Egli ha detto, ma ciò che Egli è, ciò che Egli ha fatto. Il Cristianesimo non è immediatamente una dottrina, esso è una realtà».[4]
Una filosofia razionalistica come quella hegeliana avrebbe dovuto limitarsi a studiare l’essenza della realtà da un punto di vista logico-formale, senza pretendere di stabilirne l’esistenza, ossia il contenuto storico e sostanziale. Hegel invece ha avuto la presunzione di costruire un sistema sia razionale che storico. Ma questa è per Schelling una mistificazione: Hegel non ha operato nessuna conciliazione tra Ragione e Realtà, ha soltanto messo la ragione al posto del reale, non avendo voluto distinguere tra filosofia positiva e filosofia negativa, confondendole.
La filosofia negativa può stabilire soltanto le condizioni negative o necessarie (ma non sufficienti) perché qualcosa esista. Essa coglie il dato empirico su un piano concettuale, racchiudendolo in un sistema, senza poterlo in nessun modo farlo venire all’essere, dal momento che l’esistenza nasce da una volontà libera e irriducibile alla mera necessità razionale. Alla filosofia negativa è quindi affidato un compito importante, in vista però di qualcos’altro: essa cioè deve essere integrata da una filosofia positiva, dove anche gli eventi e la storia trovino una loro ragion d’essere.
La filosofia positiva rappresenta così l’aspetto complementare a quello puramente logico-negativo della filosofia. Essa si rende conto che il suo pensare è reso possibile da un Essere sovra-razionale da cui procede, ma poiché la ragione non lo può dedurre da sé in termini logici, ha per questo bisogno di una rivelazione da parte di Dio stesso. Per accoglierla la ragione deve sapersi aprire, con l’estasi, a un sapere trascendente posto fuori di sè, che diventa condizione del dato empirico e dell’esistenza. Si tratta di un sapere “positivo” perché rivelato direttamente da Dio e non per via negativa o indiretta. Gli autori a cui Schelling intende chiaramente rifarsi in quest’ultima fase del suo pensiero sono ancora una volta Plotino e i mistici neoplatonici.
L’eredità
Per quasi tutto l’Ottocento Schelling venne interpretato alla luce di Hegel, come un momento determinante dello sviluppo dell’Idealismo che trovi il suo compimento nel pensiero hegeliano. Tale linea interpretativa tendeva a offuscarne le enormi differenze, e in particolare la sua seconda filosofia, che ebbe influenze profonde, anche se spesso sotterranee, nelle correnti anti-positiviste e anti-marxiste della seconda metà dell’Ottocento (parallelamente a Schopenhauer). L’interesse che Schelling aveva suscitato con l’enunciazione della filosofia positiva era stato peraltro vivissimo; ad ascoltarla convenirono tra gli altri Engels, Bakunin, e Kierkegaard, il quale ne recepì il richiamo all’esistenza, che per lui tuttavia sembrava non tradursi mai concretamente nella scoperta della singolarità dell’uomo. Influssi più o meno sotterranei sono rintracciabili anche nell’antroposofia di Steiner, nonché nelle correnti estetiche decadentiste e nell’irrazionalismo di Nietzsche, sebbene Schelling non volesse fare dell’assoluto e dell’esistenza un fatto soltanto irrazionale e del tutto incomprensibile. Non si può trascurare neppure il rilievo dato da Schelling alla nozione diinconscio, contribuendo alla formazione del contesto culturale in cui sarebbe sorta la psicanalisi, e in particolare quella di Carl Gustav Jung.[5] Dell’idealismo schellinghiano si nutrì inoltre il pensiero francese fino a permeare soprattutto la filosofia di Bergson.[6] La sua filosofia della natura e il concetto di persona sviluppato nell’ultimo periodo ebbe poi un influsso decisivo sull’antropologia filosofica di Max Scheler.[7] A Schelling si ispirò anche la filosofia esistenzialistica di Heidegger, Jaspers e Marcel. Sul piano teologico l’importanza di Schelling sta nell’aver recuperato la Rivelazione nella sua positività e storicità. La recente riscoperta dell’ultimo Schelling, infine, è stata conseguenza dello sforzo di superamento del pensiero di Hegel e di un’interpretazione dell’idealismo tedesco non più nell’ottica hegeliana.

Fonte: Wikipedia

“L’amore quando c’era” di Chiara Gamberale, Libri Mondadori

January 9, 2012 Leave a comment

Editore: Mondadori
Anno: 2012
Pagine: 96
Prezzo: 10.00 €
ISBN: 978880461783
Chiara Gamberale
L’amore quando c’era
Uno dei casi della vita, un momento triste, diventa l’occasione forse a lungo cercata per ricucire un filo che si era spezzato: Amanda, che ha amato perdutamente Tommaso e lo ha lasciato senza spiegazioni da dodici anni, scrive una mail di condoglianze che è anche un messaggio nella bottiglia – come stai, dove sei, chi sei diventato? E, soprattutto: l’hai trovata, tu, mio antico grande amore, la Ricetta per la Felicità?
Tommaso risponde, prima cauto, poi incapace di resistere alla voce di un passato bruciante che si fa viva e presente domanda. Tommaso è sposato, ha due splendidi bimbi e un equilibrio che pare felicità. Amanda no, lei vive sola e alla perpetua ricerca di una compiutezza senza rimpianti: quell’alchimia misteriosa che solo gli altri, accanto a noi, sembrano trovare, ma che a noi è quasi sempre preclusa. Ai suoi alunni di scuola Amanda affida un tema sulla felicità, e le risposte sono tanto semplici e autentiche da lasciarla incerta sulla soglia di se stessa.
Forse solo l’antico amore, oggi ritrovato, può offrire la chiave della gioia senza compromessi. O, invece, sono i compromessi la sola chiave della gioia possibile?
Con coraggio Amanda rivela a Tommaso la sua risposta a questa domanda che tutti, prima o poi, ci poniamo. Come una mail inattesa, come un sms che giunge nella notte, come un tema scritto da ragazzi e ritrovato per caso: così la pienezza di un amore passato ci ritorna addosso all’improvviso, quasi a tradimento, con il rischio che tutto, al confronto, impallidisca. E allora bisogna decidere se guardare avanti – dove nulla è certo, ma tutto possibile – o indietro, dove la sirena confortante di una pienezza perduta ci chiama con il suo canto…

Fonte: Libri Mondadori

Monti e Sarkozy, asse per l’euro… Ue debole necessita ‘azione’

January 9, 2012 Leave a comment

Premier a Parigi rivendica: da Italia sforzi senza pari. Ora l’Europa agisca. Il 20 gennaio a Roma summit con Sarkozy e Merkel.
L’Italia sta compiendo uno sforzo “senza pari”, ma ora ogni singolo Stato può e deve fare la propria parte. Adesso è l’Europa nel suo complesso a dover agire per superare la crisi. E’ su questo punto che si è incentrata la giornata parigina di Mario Monti. A pranzo un colloquio con il premier Francois Fillon, poi l’intervento a un convegno e, soprattutto il faccia a faccia con Nicolas Sarkozy. Un incontro strategico per il Professore convinto che l’Ue debba andare oltre la rigidità delle politiche di bilancio e pensare anche alla crescita. Concetto condiviso dall’Eliseo e su cui Monti vuole fare leva per incunearsi nel non più solidissimo asse franco-tedesco e superare così le resistenze della Cancelliera Angela Merkel.
Il presidente del Consiglio punta a innescare la crescita in un’Unione che – è la convinzione a palazzo Chigi – non può vivere di sola disciplina finanziaria. Al termine dell’incontro tra Sarkozy e Monti i due ci tengono a mettere l’accento su una “identità di vedute” per uscire dalla crisi e su una forte fiducia nei confronti dell’euro. Certo, nessuno dei due entra nel merito. E’ tuttavia noto che la posizione dell’Italia mira a un netto incremento del Fondo salva-Stati, ma anche su un nuovo ruolo della Bce.
Non è Monti direttamente a parlarne, ma il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, anche lui ospite a Parigi del Convegno ”Nuovo Mondo”. Per affrontare la crisi – dice – serve una “autentica Banca centrale” europea che abbia a disposizione “strumenti e risorse necessarie”. Vola più alto il Professore nel suo intervento, ma la sostanza non si discosta. Soprattutto quando spiega che gli Stati membri dell’Unione devono fare in modo che ci siano “munizioni sufficienti “per fare sì che sparisca dalla mente dei mercati, un rischio relativo alla permanenza dell’euro”.
D’altra parte, nell’ennesima giornata di spread ben oltre la soglia di sicurezza il presidente del Consiglio vuole lasciare ben impresso in Europa: L’Italia i suoi compiti li ha fatti, eccome. Anzi è arrivata a fare “sforzi senza pari” e nei prossimi due mesi metterà a punto misure che le consentiranno di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Il punto – osserva – è che l’Europa si è mostrata “più debole di quanto pensavamo” e ora deve capire che è il momento di agire attraverso uno sforzo collettivo. Come a dire che lasciarsi tentare da logiche “casalinghe”, come rischia di fare la Germania, potrebbe finire per alimentare il germe della divisione.
Ed è questo, afferma Mario Monti, il timore principale che chiunque dovrebbe avere. Mentre, è convinto, il Professore, l’Europa è di fronte a una sfida e “il destino è nelle sue mani”, proprio come un “alpinista” che si trova “su un crinale pericoloso” ma può ancora raggiungere la meta. Una meta che per palazzo Chigi passa anche attraverso una modifica del Trattato salva-euro su cui pesa il freno a mano tedesco e su cui l’Italia è riuscita, in parte, a far passare una linea più soft rispetto alla stretta su debito e deficit.
Prima che il Consiglio europeo torni ad occuparsene, comunque, Mario Monti vedrà il 20 gennaio a Roma Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, occasione per tornare in pressing sugli eurobond nei confronti della Cancelliera.

Fonte: TMNews

“Shame” di Steve McQueen (2011)

January 9, 2012 Leave a comment

Shame è un film a colori di genere drammatico della durata di 99 min. diretto da Steve McQueen e interpretato da Michael Fassbender,Carey Mulligan, James Badge Dale, Hannah Ware, Nicole Beharie,Amy Hargreaves, Lucy Walters, Elizabeth Masucci, Anna Rose Hopkins, Briana Marin.
Prodotto nel 2011 in Gran Bretagna – uscita originale: 13 gennaio 2012 (UK) – e distribuito in Italia da Bim Distribuzione il giorno 13 gennaio 2012.
Brandon è un trentenne di successo che vive in un confortevole appartamento di New York. Per evadere dalla monotonia della vita d’ufficio seduce le donne, dividendosi tra una serie di storie senza futuro e incontri di una notte. Il ritmo metodico e ordinato della vita di Brandon, però, entra in crisi con l’arrivo imprevisto di sua sorella Sissy, ragazza ribelle e problematica. La sua presenza dirompente spingerà Brandon a inoltrarsi nelle pieghe più oscure dei bassifondi di New York, per sfuggire al difficile rapporto con la sorella e ai ricordi che risveglia in lui.
Perché vederlo – Dopo ‘Hunger’, Michael Fassbender torna a collaborare con Steve McQueen (regista di colore omonimo dell’attore di ‘Papillon’) per un dramma duro che ha raccolto ampi consensi da parte della critica e nel quale interpreta un sex addict, un malato di sesso. Non mancano le scene esplicite quindi, anche se viene dato più spazio al dramma che all’erotismo.

Fonte: Movieplayer.it

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Germania, pericolo lago vulcanico Laacher See

Sta attirando l’attenzione degli esperti il lago vulcanico Laacher See in Germania a causa di una serie di anomalie che presenta dall’inizio di questo nuovo anno. Il Laacher See infatti è il più grande vulcano d’Europa e se dovesse effettivamente eruttare creerebbe una serie di disastrose problematiche in moltissimi stati confinanti fra i quali l’Italia. A darne notizia per primo è stato il tabloid britannico Daily Mail risaputo per l’attendibilità delle informazioni. Secondo il giornale inglese, il vulcano Laacher See avrebbe eruttato l’ultima volta circa 12.900 anni fa ed infatti si calcola che esploda ogni 12000 anni circa. Le dimensioni del vulcano sono impressionanti, simili a quelle del vulcano Monte Pinatubo in Indonesia che eruttò nel 1991 dando vita alla più disastrosa eruzione del XX secolo causando una diminuzione delle temperature a livello mondiale di 0,5 gradi centigradi fino al 1992. Secondo gli scienziati se anche questo vulcano dovesse
esplodere, darebbe vita ad una eruzione le cui conseguenze non sono minimamente immaginabili, ma in via ipotetica potrebbe far ricadere nell’intera Europa, immense quantità di polvere vulcanica. La polvere vulcanica per l’appunto genera conseguenze devastanti poiché è talmente densa tanto da poter far crollare interi edifici e bagnandosi diviene conduttrice di elettricità e potrebbe causare nell’atmosfera delle gigantesche tempeste elettriche. Inoltre, se la si respira, si solidifica nei polmoni come fosse cemento e causando quindi la morte di centinaia di migliaia di persone. Gli studiosi hanno per ora rilevato che nel lago vulcanico Laach See si stanno formando, sulla superficie, delle piccole bolle di gas, segnale inequivocabile del fatto che il vulcano sta rilasciando del magma, ma la comunità scientifica per ora non si è ancora pronunciata sulla possibilità di un imminente reale pericolo a livello europeo. Nel frattempo i vulcani europei e mondiali, compreso il Laach See, vengono costantemente monitorati con il progetto finanziato dalla comunità europea, denominato ‘MIA-VITA’, che comprende 15 partner-ship scientifiche ed ha una durata di 48, partito nel 2008, avrà termine quest’anno. Il progetto MIA-VITA si propone di costruire un metodo integrato per valutare e gestire nel miglior modo possibile, tutte quelle situazioni che presentano una reale pericolosità vulcanica attraverso i dati che pervengono dall’EO (Earth Observation) il quale trasmette informazioni a tutti i sistemi d’allerta basandosi su dati scientifici ben precisi. Tale progetto dovrebbe dunque garantire una concreta possibilità di pre-allarme che consentirebbe di salvare milioni di vite. Fra i rischi a cui sono esposte le popolazioni delle zone vulcaniche, vi sono tutti i prodotti eruttivi come le colate di lava, lahars, flussi piroclastici, ricaduta di tephra, emissioni di CO2 SO2, ceneri vulcaniche ed altre problematiche come le frane, le colate di fango, cadute di massi, terremoti vulcanici e tsunami. L’auspicio è che i sistemi d’allerta fin’ora messi a punto siano davvero utili alla salvaguardia, per quanto possibile, dell’ambiente e soprattutto per salvare delle vite umane dalle probabili catastrofi e dalle conseguenze che queste generano.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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