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Archive for January 7, 2012

Marocco, rifiuto di ingresso alla carovana Anti-Aids a Tarfaya

January 7, 2012 Leave a comment

Queste sono le notizie che fanno sprofondare il Marocco ai margini dei paesi sottosvillupati del mondo intero. Un aura di modernità, di tecnologia, di occidentalizzazione voluta sia dagli ultimi governi che dai cittadini, si disintegra davanti a informazioni come queste: semplicemente aberranti! Nel quadro del programma speciale destinato all’organizzazione di una carovana medica nelle città portuali marocchine, voluta da Sidaction (Associazione che combatte contro il propagarsi dell’AIDS), per diagnosticare in forma anonima e gratuita la positività o meno all’AIDS, un camper medico  è stato preparato allo scopo ed inviato nelle città di Essaouira, Agadir, Tan Tan sino a Dakla, attraversando tutte le piccole città costiere. All’arrivo dell’equipe medica a Akhfannir, comune rurale nella provincia di Tarfaya, i membri della Sidaction sono rimasti sorpresi dalla decisione del Caïd che a loro proibito di accompiere alla loro missione, che  era stata autorizzata dalle Autorità marocchine.  Il Caïd non ha giustificato il suo atto disgraziato e quindi i medici del gruppo si sono recati a Tarfaya, sede della Provincia, dove speravano di avere una spiegazione logica. Tragicomica, gli ausiliari della amministrazione hanno confermato l’indesiderabilità della carovana nella città, conformemente alle istruzioni ricevute dal Pacha e del Governatore, che hanno deciso di interdire l’accesso  all’equipe medica. I membri della Associazione, che ha una sede anche a Layoune, dopo aver appreso l’informazione, si sono recati a Tarfaya per chiedere spiegazioni su questo divieto e sono stati investiti da una valanga di ingiurie e insulti da parte del Pacha, comportamento poco affine al posto di responsabilità che il signore occupa. Dopo questo, i membri dell’Associazione hanno deciso di denunciare sia il Pacha che il Governatore della Regione, ma è quasi certo che la cosa verrà insabbiata a causa del posto di potere che occupano questi due personaggi ignoranti e incivili. Povero Marocco, come potrà progredire in mano a certe figure…sempre peggio, e siamo nel 2012!

Fonte: My Amazighen

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Quasi-cristallo di Koryak, di origine extraterrestre l’unico quasi cristallo mai scoperto in natura

January 7, 2012 Leave a comment

Scoperto in un meteorite caduto in Russia e conservato a Firenze…
E’ di origine extraterrestre l’unico quasi cristallo mai scoperto in natura, ossia un cristallo la cui struttura è solo apparentemente regolare. Lo ha scoperto il gruppo coordinato dall’italiano Luca Bindi, dell’università di Firenze e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). A differenza dei cristalli, i quasi-cristalli hanno la caratteristica di avere una struttura ordinata ma che segue schemi che non si ripeton mai, per la cui scoperta David Shechtman ha vinto il premio Nobel per la chimica 2011.
L’inclusione trovata nel frammento di meteorite è costituita da un minerale chiamato icosaedrite, composto di alluminio, rame e ferro. La sua struttura tipica di un quasi cristallo era già stata scopertanel 2009 e descritta in un articolo pubblicato su Science sempre a firma di Bindi. IL minerale trovato in questo campione è stato il primo quasi cristallo scoperto in natura ed ora, dopo le analisi condotte presso il California Institute of Technology (Caltech) con tecniche sofisticate, ”abbiamo scoperto che il campione esaminato è di origine extraterrestre, cioè la roccia che contiene l’inclusione è un meteorite”, spiega Bindi.
Scoprire l’origine del quasi cristallo è stato possibile, prosegue il ricercatore, ”esaminando gli isotopi di ossigeno del campione, le cui firme, cioè i rapporti fra gli isotopi 16, 17 e 18, ci dicono che si tratta di un meteorite”. Caduto in Russia, nelle montagne Koryak il meteorite è conservato presso il Museo di Storia Naturale di Firenze. ”E’ la prima volta – aggiunge Bindi – che in un meteorite si scopre una lega con alluminio metallico è ciò vuol dire che siamo di fronte a un nuovo tipo di meteorite il cui studio potrebbe rivelarsi importante per ricostruire la storia del Sistema Solare”.
Nel meteorite i quasi cristalli sono intervallati da cristalli di metalli e silicati; il frammento contiene anche grani di stishovite, un minerale che ha una composizione chimica analoga a quella dei silicati e che si forma in condizioni estreme, come l’alta pressione tipica del mantello terrestre e nei materiali che si formano dopo gli impatti di meteoriti.
Secondo gli autori il frammento è simile ad una famiglia di meteoriti ricchi di composti organici, i meteoriti carboniosi, e potrebbe essersi formato circa 4,5 miliardi di anni fa, quando il Sistema Solare era giovanissimo. Gli eventi che hanno portato allo straordinario assemblaggio di minerali trovati nel frammento di roccia restano un mistero, sottolineano gli autori. ”La scoperta – rilevano – suggerisce che i quasi cristalli, che fino alla scoperta di questo meteorite erano rappresentati solo da materiali fatti dall’uomo, possono formarsi anche in natura e restano stabili per miliardi di anni”.

Fonte: Ansa

Cleveleys, cittadina invasa da schiuma bianca proveniente dal mare

Dalle foto e dalla riprese sembra che si tratti di neve e invece no! Si tratta infatti di una strana schiuma proveniente dal mare che ha invaso la cittadina della costa inglese di Cleveleys vicino a Blackpool. Le strade, le automobili, le case, tutte ricoperte dalla schiuma biancastra che pare sia stata generata dai forti venti che colpiscono le onde e sembra che solo nel 2011 ci sono stati altri due episodi simili sempre nella stessa cittadina. L’Agenzia Ambientale Governativa ha raccolto dei campioni ed analizzandoli ha dichiarato che non si tratta di alcun agente chimico ed ha ipotizzato che si tratti di un fenomeno derivato dalla decomposizione delle alghe. I più scettici però non ci stanno e qualcuno ha ipotizzato invece che possa trattarsi di un fenomeno derivante dai componenti naturali che vengono usati nei mari laddove transitano navi che trasportano petrolio o in cui sono presenti le piattaforme petrolifere. I componenti che vengono utilizzati da navi e piattaforme consistono in dei batteri del tutto naturali senza aggiunte di sostanze chimiche, i quali divorerebbero il petrolio o i residuati di questo e dal risultato di questo processo si forma appunto una schiuma del tutto simile a quella che ha invaso la cittadina inglese. Altri avvistamenti di schiuma strana sui bagnasciuga dei litorali, sono stati fatti anche sulle coste del Mar Adriatico, in luoghi come Falconara, Porto San Giorgio, Rimini, Riccione e sulle coste a sud dell’Abruzzo e del Molise. Lo strano fenomeno trova così finalmente una spiegazione scientifica e sicuramente molto più convincente di quella data in un primo momento dai ricercatori britannici i quali asserivano che si trattasse della decomposizione di alcune alghe marine.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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Stonehenge, localizzata origine della roccia del primo cerchio di pietre

January 7, 2012 Leave a comment

Gli scienziati sono riusciti a localizzare esattamente l’origine della roccia usata cinquemila anni fa per creare il primo cerchio di pietre a Stonehenge.
Dal confronto dei frammenti lapidei trovati intorno a Stonehenge con le rocce del Galles sud-occidentale, è stata identificata l’origine di una parte del materiale usato.
Lo studio è stato condotto dai geologis Robert Ixer della University of Leicester e Richard Bevins del National Museum of Wales, che hanno identificato l’origine delle pietre in una grande formazione rocciosa, lunga 70 metri, chiamata Craig Rhos-y-Felin, presso Pont Saeson nel Pembrokeshire settentrionale. E’ la prima volta che si trova un’origine esatta per una parte delle pietre usate per costruire Stonehenge.
La scoperta ha rinvigorito uno dei più duraturi dibattiti accademici: se le piccole pietre erette di Stonehenge fossero cavate e trasportate per tutta la strada da Pembrokeshire dagli uomini preistorici, oppure esse fossero state distaccate dalla madre roccia originaria e trasportate lungo tutto o parte del cammino verso Wiltshire dai chiacciai, centinaia di millenni prima. 
Gli archeologi tendono a sostenere la teoria del trasporto umano, mentre alcuni geo-morfologisti sono a favore dell’ipotesi glaciale. La discussione riguarda soltanto le pietre più antiche e più piccole di Stonehenge (spesso definite ‘pietre azzurre’) e non le più grandi (la maggior parte delle quali sono chiamate ‘sarsens’), incorporate al monumento diversi secoli dopo.
La scoperta degli scienziati della Leicester University e del National Museum of Wales, riferita dalla rivista “Archaeology in Wales”, non risolve il mistero di come le pietre di Stonehenge siano state portate dal Galles in Inghilterra, ma apre potenzialmente la strada al ritrovamento di evidenze archeologiche di attività cavatorie condotte dagli uomini, piuttosto che ad una spiegazione glaciale. Al contrario, la mancanza di qualsiasi evidenza di questo tipo avrebbe naturalmente favorito l’ipotesi contraria. Poiché la ricerca geologica prosegue, è possibile che numerose altre emergenze rocciose in varie parti del Pembrokeshire siano positivamente identificate come cave per le altre pietre usate nelle costruzioni più antiche di Stonehenge. Nei decenni scorsi, l’area approssimativa di provenienza era stata identificata, e il progresso della ricerca contribuirà certamente a identificare le posizioni con maggior precisione. 
Mentre però i frammenti di pietra di Stonehenge possono permettere ai ricercatori di identificarne l’origine materiale, gli stessi frammenti nel loro insieme rappresentano un mistero di natura differente.
Migliaia di frammenti di roccia, infatti, sono stati trovati tutt’intorno, quasi certamente provenienti dai monoliti usati per Stonehenge.
Questi frammenti (per lo più inferiori a 50 grammi di peso ciascuno) rivelano di essere stati deliberatamente asportati dagli antichi monoliti in qualche momento dell’antichità, molti probabilmente già nel Neolitico.
Tuttavia, molti dei frammenti esaminati appartengono a tipi di roccia che furono poco usati nei monoliti di Stonehenge, in meno del 10% di essi (proprio quelli di origine gallese). I frammenti, trovati tutt’intorno sparsi nella zona, sono geologicamente diversi dalla grande maggioranza delle pietre erette della prima Stonehenge (fatte per lo più d’un tipo diverso di roccia, proveniente dal Pembrokeshire). Invece il tipo di roccia proveniente da Craig Rhos-y-Felin (e indicato dalla ricerca attuale) fu probabilmente usato per uno solo dei monoliti di Stonehenge (una pietra oggi sepolta, vista per l’ultima volta negli anni 1950).
Ciò suggerisce che dovessero esserci altri cerchi di pietre o altri monumenti di ‘pietre erette’ nei dintorni, oggi scomparsi, ma che potrebbero essere scoperti in futuro. 
Un altro mistero irrisolto è perché gli uomini preistorici staccassero frammenti dai monoliti. E’ possibile che lo facessero per migliorare la sagoma degli stessi monoliti. Oppure, alcuni monoliti o altri materiali rocciosi potrebbero essersi rotti ed essere stati riciclati per farne asce, che potenzialmente avevano assorbito l’energia del luogo ed erano perciò percepite come dotate di poteri magici.
La ricerca che la University of Leicester e il National Museum of Wales hanno dovuto svolgere, per definire l’origine precisa nel Pembrokeshire della maggior parte di questi frammenti, è stata estremamente complessa.
Innanzitutto i geologi hanno dovuto raccogliere migliaia di piccoli frammenti di roccia del Pembrokeshire, trovata dagli archeologi a Stonehenge e nei dintorni nel corso degli ultimi 70 anni.
Poi I due scienziati hanno cominciato a esaminarne da vicino circa 700, fatti con una specifica roccia di tipo vulcanico chiamata “riolite stratificata” (che risale, geologicamente, a circa 460 milioni d’anni fa).
Quindi sono riusciti a localizzata l’area approssimata del Pembrokeshire settentrionale da cui provenivano quei 700 frammenti.
Ciò è stato in seguito confermato dal confronto tra la composizione chimica dei cristalli dei frammenti di Stonehenge con quelli delle rocce del Pembrokeshire (cristalli del diametri di 1/500 di millimetro).
Infine, dall’esame dei rapporti intimi tra i minerali negli esempi provenienti da Stonehenge e dal Pembrokeshire settentrionale, sono riusciti a identificare con precisione la roccia madre.
Se le pietre furono portate a Stonehenge dal Pembrokeshire con lo sforzo umano, la localizzazione della cava scoperta (Craig Rhos-y-Felin) ha implicazioni culturali interessanti, perché si trova a circa cinque miglia di distanza da un’area più ampia, nota come la cava di provenienza di altri monoliti eretti a Stonehenge.
Se le pietre furono cavate e trasportate dagli uomini dal Pembrokeshire, ciò potrebbe suggerire che i progettisti neolitici di Stonehenge fossero estremamente selettivi e desiderassero usare in modo specifico proprio quelle pietre. 
La ricerca condotta in anni recenti da Tim Darvill della Bournemouth University e Geoffrey Wainwright, già capo degli archeologi di English Heritage, suggerisce che le pietre del Pembrokeshire potessero avere un particolare significato culturale o magico.
Le rocce madri da cui alcune di queste pietre provengono sono ritenute associate con sacre sorgenti e con cerchi di pietre dalla tradizione locale gallese. 
Se ne deduce che, importando quelle particolari rocce provenienti da 160 miglia, dal Pembrokeshire al Wiltshire, i costruttori di Stonehenge pensassero d’impadronirsi di qualcosa di più che di semplici pietre. Possono averle considerate estremamente importanti, e persino aver pensato che possedessero poteri soprannaturali.
L’origine ora scoperta è significativa anche per la sua localizzazione, al piede settentrionale delle Preseli Mountains. Questo avrebbe reso il trasporto verso il Wiltshire molto più difficile che per le altre pietre del Pembrokeshire usate a Stonehenge e provenienti dalle High Preseli, diverse miglia più a sud.
Il trasporto delle pietre dal Pembrokeshire settentrionale per via marittima avrebbe richiesto di fare rotta intorno al capo di St. David’s Head, una rotta particolarmente difficile e pericolosa per un’imbarcazione del Neolitico. In alternativa i cavatori e i costruttori avrebbero dovuto innalzare le pietre sino alla cima delle vicine Preseli Mountains. In ogni modo, se gli uomini trasportarono le pietre sino a Stonehenge, è anche possibile che le pietre fossero già state usate per costruire cerchi nel Pembrokeshire, e poi venissero spostate dalle loro posizioni d’origine per portarle a Stonehenge, invece di portarle laggiù direttamente dalle cave d’origine.

Fonte: The Independent, 18 dicembre 2011

Fonte: Liutprand

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