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“Leonardo da Vinci. Painter at the court of Milan”, evento imperdibile alla National Gallery di Londra

La mostra “Leonardo da Vinci. Painter at the court of Milan” promette di essere un evento imperdibile per gli appassionati e gli studiosi del grande e poliedrico artista toscano.
Curata da Luke Syson e Arturo Galansino, è incentrata sul periodo che il maestro passò a Milano alla corte di Ludovico il Moro, tra il 1482 e il 1499, uno dei più interessanti per la comprensione della suacarriera artistica, e si sviluppa in sei sale, secondo una divisione che è al contempo tematica e cronologica. La visione dei capolavori dell’artista trova completamento grazie alla presenza dei suoi disegni e delle opere degli allievi che mostrano le modalità di ricezione delle innovazioni introdotte dal maestro.
Nella prima sala è il Ritratto di musico della Pinacoteca Ambrosiana, che si guadagna la scena. Qui si intende approfondire lo studio dell’artista sull’anatomia umana e, in particolare, la fisiognomica e la costruzione della scatola cranica, su cui si concentra l’artista, che ritrae il suo soggetto a tre quarti nel tentativo di superare la ritrattistica tradizionale, che proponeva di riprendere il soggetto di profilo. Il Ritratto di giovane del Boltraffio mostra come la posa a tre quarti scelta dal maestro fu subito adottata dall’allievo.
Nella seconda sala si fronteggiano due ritratti femminili di suprema bellezza e raffinatezza esecutiva. Da un lato, Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro, ritratta nella Dama con l’ermellino, dall’altro la Belle Ferronière, opera in cui la perfezione geometrica sfida la bellezza frutto della natura. I disegni nella medesima sala testimoniano lo studio intrapreso prima della redazione delle sue opere. Si segnala in particolare lo Studio di mani, forse preparatorio per il ritratto di Cecilia Gallerani, che mostra come esse possano essere state tratte dal vero e successivamente rielaborate in un processo di idealizzazione.
La terza sala ospita il non finito San Gerolamo penitente(1488-90) e una serie di disegni che permettono di scoprire l’interesse di Leonardo per le proporzioni umane e per l’anatomia muscolare.
Ma è la quarta sala che lascia senza fiato: le due versioni della Vergine delle
rocce esposte una di fronte all’altra. La prima, eseguita poco dopo l’arrivo dell’artista nella capitale del ducato; la seconda, successiva, che ebbe un forte impatto sulla cultura figurativa milanese, dove si vede la mano degli allievi. Completano la visione dei due capolavori i disegni preparatori dell’artista e, soprattutto, risultano interessanti le tavole di Ambrogio de’ Predis e dell’altro collaboratore del maestro, che dovevano far originariamente parte della pala d’altare per la chiesa di San Francesco Maggiore a Milano.
Nella quinta sala la controversa Madonna Litta e le Madonne degli allievi, Marco d’Oggiono e Giovanni Antonio Boltraffio. Interessanti gli studi di panneggi, che mostrano l’elevata qualità e tenuta stilistica che potevano raggiungere gli allievi di Leonardo.
La novità attributiva introdotta nella mostra si trova nella sesta sala, ove è esposto il recentemente restaurato Salvator Mundi, su cui il consenso degli studiosi converge verso il genio toscano, e che fu forse dipinto per il re di Francia Luigi XII, dopo l’invasione   francese e la conseguente fuga di Ludovico il Moro da Milano nel 1499. Accanto vi è il cartone di Sant’Anna, opera già conservata alla National Gallery e la Madonna dei Fusi, in cui si legge la mano del maestro, attivo insieme agli aiuti.
Al secondo piano del museo, nella Sunley Room, è allestita la sala dedicata all’Ultima Cena, il capolavoro milanese del refettorio di Santa Maria delle Grazie, di cui è esposta la copia del Giampietrino, risalente al 1520 circa, che si ritiene sia la più fedele all’originale, insieme a tutti i disegni preparatori dell’artista, che mostrano le ricerche compiute da Leonardo per esprimere i moti dell’animo. Nel complesso, una mostra che fa luce sugli studi e le innovazioni compiute durante il periodo milanese dall’artista, con un contributo attributivo nuovo e la possibilità di ammirare capolavori del maestro uno accanto all’altro per la prima volta.

9 novembre 2011 –  5 febbraio 2012

Fonte: Noisymag

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