Archive

Archive for December 29, 2011

“I figli di Babbo Natale” di Italo Calvino

December 29, 2011 Leave a comment

I figli di Babbo Natale

Non c’è epoca dell’anno più gentile e buona, per il mondo dell’industria e del commercio, che il Natale e le settimane precedenti. Sale dalle vie il tremulo suono delle zampogne; e le società anonime, fino a ieri freddamente intente a calcolare fatturato e dividendi, aprono il cuore agli affetti e al sorriso. L’unico pensiero dei Consigli d’amministrazione adesso è quello di dare gioia al prossimo, mandando doni accompagnati da messaggi d’augurio sia a ditte consorelle che a privati; ogni ditta si sente in dovere di comprare un grande stock di prodotti da una seconda ditta per fare i suoi regali alle altre ditte; le quali ditte a loro volta comprano da una ditta altri stock di regali per le altre; le finestre aziendali restano illuminate fino a tardi, specialmente quelle del magazzino, dove il personale continua le ore straordinarie a imballare pacchi e casse; al di là dei vetri appannati, sui marciapiedi ricoperti da una crosta di gelo s’inoltrano gli zampognari, discesi da buie misteriose montagne, sostano ai crocicchi del centro, un po’ abbagliati dalle troppe luci, dalle vetrine troppo adorne, e a capo chino dànno fiato ai loro strumenti; a quel suono tra gli uomini d’affari le grevi contese d’interessi si placano e lasciano il posto ad una nuova gara: a chi presenta nel modo più grazioso il dono più cospicuo e originale.
Alla Sbav quell’anno l’Ufficio Relazioni Pubbliche propose che alle persone di maggior riguardo le strenne fossero recapitate a domicilio da un uomo vestito da Babbo Natale.
L’idea suscitò l’approvazione unanime dei dirigenti. Fu comprata un’acconciatura da Babbo Natale completa: barba bianca, berretto e pastrano rossi bordati di pelliccia, stivaloni. Si cominciò a provare a quale dei fattorini andava meglio, ma uno era troppo basso di statura e la barba gli toccava per terra, uno era troppo robusto e non gli entrava il cappotto, un altro troppo giovane, un altro invece troppo vecchio e non valeva la pena di truccarlo.
Mentre il capo dell’Ufficio Personale faceva chiamare altri possibili Babbi Natali dai vari reparti, i dirigenti radunati cercavano di sviluppare l’idea: l’Ufficio Relazioni Umane voleva che anche il pacco-strenna alle maestranze fosse consegnato da Babbo Natale in una cerimonia collettiva; l’Ufficio Commerciale voleva fargli fare anche un giro dei negozi; l’Ufficio Pubblicità si preoccupava che facesse risaltare il nome della ditta, magari reggendo appesi a un filo quattro palloncini con le lettere S, B, A, V.
Tutti erano presi dall’atmosfera alacre e cordiale che si espandeva per la città festosa e produttiva; nulla è più bello che sentire scorrere intorno il flusso dei beni materiali e insieme del bene che ognuno vuole agli altri; e questo, questo soprattutto – come ci ricorda il suono, firulí firulí, delle zampogne -, è ciò che conta.
In magazzino, il bene – materiale e spirituale – passava per le mani di Marcovaldo in quanto merce da caricare e scaricare. E non solo caricando e scaricando egli prendeva parte alla festa generale, ma anche pensando che in fondo a quel labirinto di centinaia di migliaia di pacchi lo attendeva un pacco solo suo, preparatogli dall’Ufficio Relazioni Umane; e ancora di più facendo il conto di quanto gli spettava a fine mese tra ” tredicesima mensilità ” e ” ore straordinarie “. Con qui soldi, avrebbe potuto correre anche lui per i negozi, a comprare comprare comprare per regalare regalare regalare, come imponevano i più sinceri sentimenti suoi e gli interessi generali dell’industria e del commercio.
Il capo dell’Ufficio Personale entrò in magazzino con una barba finta in mano: – Ehi, tu! – disse a Marcovaldo. – Prova un po’ come stai con questa barba. Benissimo! Il Natale sei tu. Vieni di sopra, spicciati. Avrai un premio speciale se farai cinquanta consegne a domicilio al giorno.
Marcovaldo camuffato da Babbo Natale percorreva la città, sulla sella del motofurgoncino carico di pacchi involti in carta variopinta, legati con bei nastri e adorni di rametti di vischio e d’agrifoglio. La barba d’ovatta bianca gli faceva un po’ di pizzicorino ma serviva a proteggergli la gola dall’aria.
La prima corsa la fece a casa sua, perché non resisteva alla tentazione di fare una sorpresa ai suoi bambini. ” Dapprincipio, – pensava, non mi riconosceranno. Chissà come rideranno, dopo! ”
I bambini stavano giocando per la scala. Si voltarono appena.
– Ciao papà.
Marcovaldo ci rimase male. -Mah… Non vedete come sono vestito?
– E come vuoi essere vestito? – disse Pietruccio. – Da Babbo Natale, no?
– E m’avete riconosciuto subito?
– Ci vuol tanto! Abbiamo riconosciuto anche il signor Sigismondo che era truccato meglio di te!
– E il cognato della portinaia!
– E il padre dei gemelli che stanno di fronte!
– E lo zio di Ernestina quella con le trecce!
– Tutti vestiti da Babbo Natale? – chiese Marcovaldo, e la delusione nella sua voce non era soltanto per la mancata sorpresa familiare, ma perché sentiva in qualche modo colpito il prestigio aziendale.
– Certo, tal quale come te, uffa, – risposero i bambini, – da Babbo Natale, al solito, con la barba finta, – e voltandogli le spalle, si rimisero a badare ai loro giochi.
Era capitato che agli Uffici Relazioni Pubbliche di molte ditte era venuta contemporaneamente la stessa idea; e avevano reclutato una gran quantità di persone, per lo più disoccupati, pensionati, ambulanti, per vestirli col pastrano rosso e la barba di bambagia. I bambini dopo essersi divertiti le prime volte a riconoscere sotto quella mascheratura conoscenti e persone del quartiere, dopo un po’ ci avevano fatto l’abitudine e non ci badavano più.
Si sarebbe detto che il gioco cui erano intenti li appassionasse molto. S’erano radunati su un pianerottolo, seduti in cerchio.
– Si può sapere cosa state complottando? – chiese Marcovaldo.
– Lasciaci in pace, papà, dobbiamo preparare i regali.
– Regali per chi?
– Per un bambino povero. Dobbiamo cercare un bambino povero e fargli dei regali.
– Ma chi ve l’ha detto?
– C’è nel libro di lettura.
Marcovaldo stava per dire: ” Siete voi i bambini poveri! “, ma durante quella settimana s’era talmente persuaso a considerarsi un abitante del Paese della Cuccagna, dove tutti compravano e se la godevano e si facevano regali, che non gli pareva buona educazione parlare di povertà, e preferì dichiarare:
– Bambini poveri non ne esistono più!
S’alzò Michelino e chiese: – È per questo, papà, che non ci porti regali?
Marcovaldo si sentì stringere il cuore.
– Ora devo guadagnare degli straordinari, – disse in fretta, – e poi ve li porto.
– Li guadagni come? – chiese Filippetto.
– Portando dei regali, – fece Marcovaldo.
– A noi?
– No, ad altri.
– Perché non a noi? Faresti prima..
Marcovaldo cercò di spiegare: – Perché io non sono mica il Babbo Natale delle Relazioni Umane: io sono il Babbo Natale delle Relazioni Pubbliche. Avete capito?
– No.
– Pazienza -. Ma siccome voleva in qualche modo farsi perdonare d’esser venuto a mani vuote, pensò di prendersi Michelino e portarselo dietro nel suo giro di consegne.
– Se stai buono puoi venire a vedere tuo padre che porta i regali alla gente, – disse, inforcando la sella del motofurgoncino.
– Andiamo, forse troverò un bambino povero, – disse Michelino e saltò su, aggrappandosi alle spalle del padre.
Per le vie della città Marcovaldo non faceva che incontrare altri Babbi Natale rossi e bianchi, uguali identici a lui, che pilotavano camioncini o motofurgoncini o che aprivano le portiere dei negozi ai clienti carichi di pacchi o li aiutavano a portare le compere fino all’automobile. E tutti questi Babbi Natale avevano un’aria concentrata e indaffarata, come fossero addetti al servizio di manutenzione dell’enorme macchinario delle Feste.
E Marcovaldo, tal quale come loro, correva da un indirizzo all’altro segnato sull’elenco, scendeva di sella, smistava i pacchi del furgoncino, ne prendeva uno, lo presentava a chi apriva la porta scandendo la frase:
– La Sbav augura Buon Natale e felice anno nuovo,- e prendeva la mancia.
Questa mancia poteva essere anche ragguardevole e Marcovaldo avrebbe potuto dirsi soddisfatto, ma qualcosa gli mancava. Ogni volta, prima di suonare a una porta, seguito da Michelino, pregustava la meraviglia di chi aprendo si sarebbe visto davanti Babbo Natale in persona; si aspettava feste, curiosità, gratitudine. E ogni volta era accolto come il postino che porta il giornale tutti i giorni.
Suonò alla porta di una casa lussuosa. Aperse una governante.
– Uh, ancora un altro pacco, da chi viene?
– La Sbav augura…
– Be’, portate qua, – e precedette il Babbo Natale per un corridoio tutto arazzi, tappeti e vasi di maiolica. Michelino, con tanto d’occhi, andava dietro al padre.
La governante aperse una porta a vetri. Entrarono in una sala dal soffitto alto alto, tanto che ci stava dentro un grande abete. Era un albero di Natale illuminato da bolle di vetro di tutti i colori, e ai suoi rami erano appesi regali e dolci di tutte le fogge. Al soffitto erano pesanti lampadari di cristallo, e i rami più alti dell’abete s’impigliavano nei pendagli scintillanti. Sopra un gran tavolo erano disposte cristallerie, argenterie, scatole di canditi e cassette di bottiglie. I giocattoli, sparsi su di un grande tappeto, erano tanti come in un negozio di giocattoli, soprattutto complicati congegni elettronici e modelli di astronavi. Su quel tappeto, in un angolo sgombro, c’era un bambino, sdraiato bocconi, di circa nove anni, con un’aria imbronciata e annoiata. Sfogliava un libro illustrato, come se tutto quel che era li intorno non lo riguardasse.
– Gianfranco, su, Gianfranco, – disse la governante, – hai visto che è tornato Babbo Natale con un altro regalo?
– Trecentododici, – sospirò il bambino – senz’alzare gli occhi dal libro. – Metta lí.
– È il trecentododicesimo regalo che arriva, – disse la governante. – Gianfranco è cosí bravo, tiene il conto, non ne perde uno, la sua gran passione è contare.
In punta di piedi Marcovaldo e Michelino lasciarono la casa.
– Papà, quel bambino è un bambino povero? – chiese Michelino.
Marcovaldo era intento a riordinare il carico del furgoncino e non rispose subito. Ma dopo un momento, s’affrettò a protestare:
– Povero? Che dici? Sai chi è suo padre? È il presidente dell’Unione Incremento Vendite Natalizie! Il commendator…
S’interruppe, perché non vedeva Michelino. Michelino, Michelino! Dove sei? Era sparito.
” Sta’ a vedere che ha visto passare un altro Babbo Natale, l’ha scambiato per me e gli è andato dietro… ” Marcovaldo continuò il suo giro, ma era un po’ in pensiero e non vedeva l’ora di tornare a casa.
A casa, ritrovò Michelino insieme ai suoi fratelli, buono buono.
– Di’ un po’, tu: dove t’eri cacciato?
– A casa, a prendere i regali… Si, i regali per quel bambino povero…
– Eh! Chi?
– Quello che se ne stava così triste.. – quello della villa con l’albero di Natale…
– A lui? Ma che regali potevi fargli, tu a lui?
– Oh, li avevamo preparati bene… tre regali, involti in carta argentata.
Intervennero i fratellini. Siamo andati tutti insieme a portarglieli! Avessi visto come era contento!
– Figuriamoci! – disse Marcovaldo. – Aveva proprio bisogno dei vostri regali, per essere contento!
– Sí, sí dei nostri… È corso subito a strappare la carta per vedere cos’erano…
– E cos’erano?
– Il primo era un martello: quel martello grosso, tondo, di legno…
– E lui?
– Saltava dalla gioia! L’ha afferrato e ha cominciato a usarlo!
– Come?
– Ha spaccato tutti i giocattoli! E tutta la cristalleria! Poi ha preso il secondo regalo…
– Cos’era?
– Un tirasassi. Dovevi vederlo, che contentezza… Ha fracassato tutte le bolle di vetro dell’albero di Natale. Poi è passato ai lampadari…
– Basta, basta, non voglio più sentire! E… il terzo regalo?
– Non avevamo più niente da regalare, così abbiamo involto nella carta argentata un pacchetto di fiammiferi da cucina. È stato il regalo che l’ha fatto più felice. Diceva: ” I fiammiferi non me li lasciano mai toccare! ” Ha cominciato ad accenderli, e…
-E…?
– …ha dato fuoco a tutto!
Marcovaldo aveva le mani nei capelli. – Sono rovinato!
L’indomani, presentandosi in ditta, sentiva addensarsi la tempesta. Si rivesti da Babbo Natale, in fretta in fretta, caricò sul furgoncino i pacchi da consegnare, già meravigliato che nessuno gli avesse ancora detto niente, quando vide venire verso di lui tre capiufficio, quello delle Relazioni Pubbliche, quello della Pubblicità e quello dell’Ufficio Commerciale.
– Alt! – gli dissero, – scaricare tutto; subito!
” Ci siamo! ” si disse Marcovaldo e già si vedeva licenziato.
– Presto! Bisogna sostituire i pacchi! – dissero i Capiufficio. – L’Unione Incremento Vendite Natalizie ha aperto una campagna per il lancio del Regalo Distruttivo!
– Così tutt’a un tratto… – commentò uno di loro. Avrebbero potuto pensarci prima…
– È stata una scoperta improvvisa del presidente, – spiegò un altro. – Pare che il suo bambino abbia ricevuto degli articoli-regalo modernissimi, credo giapponesi, e per la prima volta lo si è visto divertirsi…
– Quel che più conta, – aggiunse il terzo, – è che il Regalo Distruttivo serve a distruggere articoli d’ogni genere: quel che ci vuole per accelerare il ritmo dei consumi e ridare vivacità al mercato… Tutto in un tempo brevissimo e alla portata d’un bambino… Il presidente dell’Unione ha visto aprirsi un nuovo orizzonte, è ai sette cieli dell’entusiasmo…
– Ma questo bambino, – chiese Marcovaldo con un filo di voce, – ha distrutto veramente molta roba?
– Fare un calcolo, sia pur approssimativo, è difficile, dato che la casa è incendiata…
Marcovaldo tornò nella via illuminata come fosse notte, affollata di mamme e bambini e zii e nonni e pacchi e palloni e cavalli a dondolo e alberi di Natale e Babbi Natale e polli e tacchini e panettoni e bottiglie e zampognari e spazzacamini e venditrici di caldarroste che facevano saltare padellate di castagne sul tondo fornello nero ardente.
E la città sembrava più piccola, raccolta in un’ampolla luminosa, sepolta nel cuore buio d’un bosco, tra i tronchi centenari dei castagni e un infinito manto di neve. Da qualche parte del buio s’udiva l’ululo del lupo; i leprotti avevano una tana sepolta nella neve, nella calda terra rossa sotto uno strato di ricci di castagna.
Usci un leprotto, bianco, sulla neve, mosse le orecchie, corse sotto la luna, ma era bianco e non lo si vedeva, come se non ci fosse. Solo le zampette lasciavano un’impronta leggera sulla neve, come foglioline di trifoglio. Neanche il lupo si vedeva, perché era nero e stava nel buio nero del bosco. Solo se apriva la bocca, si vedevano i denti bianchi e aguzzi.
C’era una linea in cui finiva il bosco tutto nero e cominciava la neve tutta bianca. Il leprotto correva di qua ed il lupo di là.
Il lupo vedeva sulla neve le impronte del leprotto e le inseguiva, ma tenendosi sempre sul nero, per non essere visto. Nel punto in cui le impronte si fermavano doveva esserci il leprotto, e il lupo usci dal nero, spalancò la gola rossa e i denti aguzzi, e morse il vento.
Il leprotto era poco più in là, invisibile; si strofinò un orecchio con una zampa, e scappò saltando.
È qua? È là? no, è un po’ più in là?
Si vedeva solo la distesa di neve bianca come questa pagina.

Categories: Fabula Tags:

Sogni, come prenderne il controllo

December 29, 2011 Leave a comment

In quelli lucidi si mantiene la capacità di guidare azioni e pensieri. Perché non usarli quindi per svolgere compiti e migliorare le nostre performance reali?
Il sogno? Una palestra onirica, da sfruttare per migliorare le proprie performance fisiche, così come quelle mentali. Oppure anche per il solo piacere di vivere l’esperienza tanto desiderata. Un’opportunità che colgono però solo i sognatori lucidi, ovvero coloro che sono coscienti di sognare e mentre lo fanno mantengono la capacità di controllare azioni e pensieri. Così bene che potrebbero sfruttare il tempo passato a dormire per allenarsi. Ma se è vero che non tutti sono dei sognatori lucidi, guidare la propria immaginazione mentre si dorme si può imparare, come spiega il New Scientist 
Per farlo basterebbe seguire dei piccoli consigli. Primo: mettere in discussione la realtà mentre si è svegli, per imparare a prendere coscienza dei sogni, in una sorta di logica del contrappasso. Secondo: decidere cosa sognare. Terzo: tener nota dei propri viaggi onirici. Ma per aumentare le probabilità di trasformarsi in sognatori lucidi sembrerebbe efficace anche concentrare l’azione durante il giorno su un compito in particolare e svegliarsi presto la mattina per poi rituffarsi sotto le coperte.
Perché provarci? I sognatori lucidi sembrerebbero avere una serie di vantaggi. Come spiega Ursula Voss della University of Bonn, immaginare scenari fantastici aiuterebbe infatti a svegliarsi con un senso di euforia, gratificati dalla sensazione di aver realizzato qualcosa. A dimostrarlo anche lo studio  condotto da Evelyn Doll della Medical University of Vienna. Analizzando le sensazioni provate da un gruppo di sognatori lucidi e confrontandole con quelle di persone che raramente sperimentano il fenomeno, gli scienziati hanno scoperto che il sogno cosciente rende chi lo prova più deciso, più sicuro di sé e più soddisfatto della propria vita. E in alcuni casi anche meno sensibile agli stati di angoscia, come suggerisce lo studio  di Nirit Soffer-Dudek della Ben-Gurion University of the Negev (Israele).
Riferendosi agli episodi del conflitto israelo-palestinese del 2008 nella striscia di Gaza e al loro peso sullo sfera psicologica delle persone che lo avevano vissuto, gli scienziati israeliani hanno osservato come i sognatori lucidi sentissero meno il peso delle violenze di cui erano stati testimoni, riportando più bassi livelli di angoscia. Forse, proprio per la capacità di allontanare gli incubi, per esempio svegliandosi nel momento in cui sentono di averne appena cominciato uno.
Ma lungi dall’essere solo un elemento passivo, legato allo stato generale della salute psicologica dell’individuo, il sogno cosciente può essere sfruttato anche attivamente per imparare a svolgere dei compiti, migliorando le proprie performance e abilità anche da svegli. Praticarlo, per esempio, immaginando di giocare a far centro con una monetina in una tazza, in sogno, aumenterebbe  davvero la probabilità di riuscire nell’impresa a occhi aperti.
Ma secondo quanto riporta il New Scientist, allenarsi nei sogni a compiere determinati compiti potrebbe funzionare anche nelle terapie mediche.
Come? Le aree cerebrali che si attivano quando si immagina di compiere un’azione da svegli o quando la si sogna sono praticamente le stesse (un indizio che i ricercatori potrebbero sfruttare per leggere nei sogni attraverso tecniche di brain imaging). E i soggetti colpiti da ictus e con zone del corpo paralizzate spesso immaginano di muovere la parte addormentata, come attività di riabilitazione. Così che, per aumentare le probabilità di recupero, i malati potrebbero raddoppiare la dose di allenamento mentale, esercitandosi anche nei sogni.

Anna Lisa Bonfranceschi

Fonte: Daily Wired

Categories: Salus, Scientia Tags:

MIPS, tecnologia sicura per caschi rivoluzionari

December 29, 2011 Leave a comment

Qui amiamo parlare di idee e brevetti che poi vengono concretamente messi in atto. E oggi parliamo della tecnologia MIPS, una tecnologia che ha fatto il suo debutto già in molti caschi da sci o di altri sport ed in futuro forse la vedremo nei caschi da moto. Il concetto di MIPS è semplice: dare una forma al casco! Ma scopriamo meglio questa interessante invenzione…
Il concetto di casco reinventato
Purtroppo, lo ricordiamo, il casco non salva mai la vita, ma almeno la protegge. Finire contro un albero a 150 km/h è probabilmente fatale, ma già con 50-60 km/h forse un casco può evitarti un trauma cranico o altre brutte conseguenze. La ricerca per la sicurezza nelle macchine, nei caschi, nelle moto, nelle protezioni di ogni genere va, fortunatamente, sempre avanti e si scoprono ogni anno nuove tecnologie che in futuro adotteremo per evitare che brutti incidenti si trasformino in tragedia. MIPS è una nuova tecnologia che ogni produttore di caschi di ogni genere può acquistare, l’ha già fatto POC, una grande azienda svedese produttrice di caschi per vari sport.
MIPS sta per Multi-Directional Impact Protection System, ovvero il concetto di MIPS consiste nel proteggere la testa da varie direzioni di impatti. Il casco che tutti noi abbiamo infatti ha solitamente la forma a scodella e non si adatta alla nostra testa. Il nostro cranio infatti non ha una forma precisa, significa che nei punti in cui il nostro cranio di avvicina di più alla superficie interna del casco, tale parte sarà più soggetta all’impatto. L’immagine sotto mostra il livello di deformazione del cranio quando esso subisce un impatto.


Come noti la zona più a rischio di impatti è sicuramente la parte superiore del cranio, ogni casco MIPS ha dunque una forma che si adatta al nostro cranio in modo che quando subiamo un impatto non rischieremo di più con una parte della testa rispetto ad un altra. In poche parole, che tu cadrai verticalmente o in modo diagonale subirai lo stesso impatto. Per questo MIPS significa protezione multi-direzionale. Come spiega il video qui sotto, un casco MIPS non ha una forma diversa, ma è costituito da una membrana intermedia che adatta il casco al nostro cranio.

La grande curiosità di questo brevetto è che imita il vero cranio umano. Il cranio umano, come forse già saprai, è circondato da uno strato che fa da ammortizzatore formato da liquido cerebrospinale. I caschi con tecnologia MIPS funzionano in modo simile, la membrana MIPS è posta tra la membrana del casco esterna e lo strato interno, e la membrana MIPS funge proprio come ammortizzatore degli impatti.
Conclusioni
MIPS è una tecnologia buona che per ora sembra aver avuto buoni riscontri, almeno nei caschi da sci, equitazione e bici. In questa pagina sempre aggiornata troverai tutti i prodotti equipaggiati con questa tecnologia.

Alberto Ziveri

Fonte: Skimbu

Categories: Tecno-Logie Tags:

Nasa, cambiamenti climatici per l’ecosistema futuro

December 29, 2011 Leave a comment


I cambiamenti climatici ‘cambieranno i connotati’ di almeno meta’ delle aree della Terra coperte da vegetazione, provocando la conversione del 40% degli ecosistemi in un’altra forma, ad esempio da foresta a tundra, o da prateria a deserto. Lo afferma uno studio del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, pubblicato dalla rivista Climatic Change.
I ricercatori hanno elaborato un modello che tiene conto di quali piante si adattano ad ogni tipo di clima, adattandolo alle proiezioni dell’Ipcc sulle variazioni di temperatura e piovosita’ previste per i prossimi decenni. Il risultato e’ stato una mappa delle aree sensibili del pianeta, da cui emerge che quasi tutte le aree del mondo dovranno affrontare cambiamenti in almeno il 30% della vegetazione, e soprattutto l’emisfero nord dovra’ affrontare le modifiche agli ecosistemi piu’ radicali: ”Lo studio introduce un nuovo modo di guardare ai cambiamenti climatici – spiega Jon Bergengren, uno degli autori – anche se gli allarmi sui ghiacciai che si sciolgono o sul livello del mare che sale sono importanti, sono le conseguenze sugli ecosistemi quelle piu’ importanti”.
Un esempio di quello che puo’ succedere lo ha trovato un altro studio, stavolta di Lisa Oberg della Mid Sweden University, pubblicato dalla rivista Landscape. La ricercatrice ha trovato in alcuni siti di montagna in Svezia una volta coperti da ghiacciai ora sciolti dei fossili di betulle e pini risalenti a 4400 anni fa: ”All’epoca la temperatura era di 3,5 gradi piu’ alta che adesso – spiega – una condizione che potrebbe ripetersi in un futuro prossimo”.

Fonte: Ansa

Categories: Warning Tags: , ,

NOAA, tempesta solare in arrivo senza rischio blackout

December 29, 2011 Leave a comment

Effettivamente un’espulsione di massa coronale dovrebbe colpire il nostro campo magnetico da un momento all’altro, anche se il suo impatto sarà più debole del previsto. Le previsioni del NOAA hanno declassato la possibilità di una tempesta geomagnetica al 20%. E mentre si è in attesa della seconda eruzione solare, la Finlandia la notte scorsa è stata interessata da un grande spettacolo della natura: le aurore boreali. Lo scatto è stato realizzato dal fotografo naturalista Keen Andy, il quale riferisce al sito spaceweather: “abbiamo guidato verso Nord per sfuggire alla copertura nuvolosa e abbiamo trovato uno sprazzo di cielo sereno. Dopo aver parcheggiato l’aurora è comparsa proprio sopra le nostre teste. Come potete immaginare l’intero gruppo era molto emozionato come mai prima d’ora. Effettivamente il gruppo proveniva dall’Australia, da Hong Kong, e da Israele, per cui hanno coronato il loro sogno”, conclude il fotografo. Intanto, come spesso accade in questi frangenti, si è sparsa la voce di un’imminente e massiccio blackout radio per i prossimi giorni. In realtà l’espulsione è stata generata da un flare di classe M, non in grado di produrre questo genere di problemi. Le espulsioni di massa coronale, chiamate anche CME, sono costituite da enormi nubi di plasma che vengono inviate attraverso lo spazio in ogni direzione e a velocità notevoli. Quando queste nubi vanno a colpire il nostro campo magnetico possono appunto generare tempeste geomagnetiche che devastano i segnali GPS, i segnali radio e le reti elettriche. Sono anche nocive per i satelliti in orbita intorno alla Terra. Gli scienziati classificano questi brillamenti solari in tre categorie: C, M ed X, gli ultimi dei quali più potenti. I brillamenti di classe M, nonostante possano essere considerati abbastanza influenti, non hanno la capacità di eguagliare le potenti eruzioni di classe X, le quali sono le uniche a preoccupare i sistemi di comunicazioni, sistemi radio, i satelliti in orbita ed eventualmente le linee elettriche. Tutte queste eruzioni attive sono considerate normali per questo livello di attività solare. “Durante il minimo solare, c’è una media di un CME ogni cinque giorni, e durante il massimo solare, la media è di circa tre al giorno“. Catastrofismo a parte, in questi giorni le alte latitudini saranno interessate dagli entusiasmanti fenomeni delle aurore polari.

Fonte: MeteoWeb

Categories: Astro Tags:

Alaska, foche moribonde per presunte radiazioni nucleari

December 29, 2011 Leave a comment

Gli scienziati in Alaska stanno indagando sulla moria di foche sigillo che sta colpendo la regione, secondo alcuni contaminate dalle radiazioni nucleari provenienti dallo stabilimento giapponese di Fukushima. I biologi in un primo momento avevano pensato che le foche fossero affette da un virus, che non sono riusciti finora ad identificare dopo numerosi test. Le foche presentano i seguenti sintomi: lesioni sanguinanti sulle pinne posteriori, la pelle irritata intorno al naso e gli occhi, e perdita di capelli a chiazze sulle pellicce degli animali ‘. John Kelley, professore emerito presso l’Istituto di Scienze Marine presso l’Università di Fairbanks in Alaska ha detto: “Abbiamo recentemente ricevuto campioni di tessuto di animali malati catturati vicino a St Lawrence Island con una richiesta di esaminare il materiale per la radioattività. C’è preoccupazione espressa da alcuni membri delle comunità locali che ci possa essere qualche relazione con il disastro nucleare di Fukushima. “I risultati del test non saranno disponibili per diverse settimane. Non dimentichiamo che secondo un articolo pubblicato su una famosa rivista medica statunitense ci sarebbe stato un incremento della mortalita infantile nelle settimane seguenti in disastro giapponese che ha sprigionato una nube radioattiva che ha investito la costa occidentale degli Stati Uniti appena 6 giorni dopo Fukushima.

Fonte: Terra Real Time

Categories: Artide Tags:

Cnr, cellulari nocivi per la salute come le sigarette

December 29, 2011 Leave a comment

Secondo Settimio Grimaldi, ricercatore del Cnr, l’avviso riportato sui pacchetti delle bionde dovrebbe comparire anche su tutti i telefonini e apparecchi wi-fi
I telefonini “possono nuocere gravemente alla salute”. Secondo Settimio Grimaldi, ricercatore del Cnr, l’avviso normalmente riportato sui pacchetti delle sigarette, dovrebbe comparire anche sui sistemi wireless per il collegamento internet in quanto produttori, come i cellulari, di campi elettromagnetici classificati dallo Iarc, l’agenzia internazionale di ricerca sul cancro con sede a Lione, come “possibili cancerogeni” (classe 2B). E delle valutazioni dello Iarc, “dovrebbero prendere atto i Governi fornendo un’informazione il piu’ chiara possibile, proprio come succede per gli alcolici e per le sigarette”, spiega Grimaldi all’Adnkronos.
MAL DI TESTA E … – Un “possibile cancerogeno” ha una probabilita’ di cancerogenicita’ del 50%, ma ad aggravare la posizione dei campi elettromagnetici e’ il fatto che “al di la’ di essere possibilmente cancerogeni, sono piu’ genericamente nocivi per la salute in caso di abuso e in grado di far insorgere stati patologici di varia natura – specifica l’esperto – L’avanzamento tecnologico, pero’, e’ cosi’ rapido da non permetterci di mettere in piedi una casistica precisa”. Tra gli effetti indesiderati piu’ riscontrati, pero’, c’e’ la diminuzione della capacita’ di attenzione e il mal di testa, e “abbiamo indicatori precisi che ci forniscono l’evidenza dell’effetto biologico che i campi elettromagnetici hanno sull’uomo, cosi’ come su piccoli animali e su cellule osservati”, spiega Grimaldi.
LA PUBBLICITA’ – Per questo “non concordo con la pressione esercitata dalla pubblicita’, non si puo’ indurre ad un uso smodato di qualcosa di potenzialmente nocivo e soprattutto sconsiglio l’utilizzo di telefoni cellulari da parte di bambini e adolescenti in fase di sviluppo”, aggiunge il ricercatore del Cnr. Insomma, il pericolo rappresentato dai campi elettromagnetici e’ concreto ed e’ consigliabile tenere alta la guardia, cercando di monitorare almeno l’inquinamento elettromagnetico sul quale abbiamo margini di controllo, ovvero quello casalingo. ”Il primo consiglio e’ di ridurre l’utilizzo del telefono cellulare, preferendo quello tradizionale con il filo, che tra l’altro – sottolinea – ci aiuta anche a ridurre l’impatto ambientale dovuto alla montagna di batterie che risultano dai telefonini dismessi e che sono altamente inquinanti. E poi, evitare la connessione wireless in casa, optando per il sistema ad onde convogliate che e’ anche piu’ sicuro da eventuali attacchi esterni”.
I LIMITI – Il parere del Cnr (“assolutamente indipendente”, ci tiene a sottolineare Grimaldi) arriva proprio all’indomani dell’allarme lanciato da Ispra, Legambiente e Arpa in merito a un provvedimento, contenuto nel maxiemendamento alla legge di stabilita’, che avrebbe cambiato le regole di misurazione dei limiti dei campi elettromagnetici e potenziato del 30% i limiti per gli impianti radio e tv e del 70% gli impianti di telefonia mobile. Provvedimento poi ritirato dal decreto, “per fortuna – sottolinea Grimaldi – visto che recentemente in Consiglio europeo ha invitato gli Stati membri ad essere cauti su tutti gli agenti ambientali, tra cui i campi elettromagnetici, che possono arrecare danno alla salute. Un provvedimento del genere sarebbe stato non in linea con la politica comunitaria”. Ma soprattutto, sarebbe stato non in linea con la posizione stessa dell’Italia, “primo Paese al mondo a discostarsi dalle regole adottate nei Paesi fuori dall’Ue, ad esempio negli Usa, e a porsi quello di 6 volt per metro come limite di cautela e di 20 volt per metro come limito sanitario”.

Fonte: Adnkronos

Categories: Salus Tags:

Namibia, misteriosa sfera caduta dal cielo

December 29, 2011 Leave a comment

Le autorità del luogo non riescono a dare una spiegazione e né tanto meno una connotazione alla misteriosa sfera metallica ritrovata in Namibia. Alcuni testimoni hanno riferito di aver udito delle esplosioni nel raggio di pochi chilometri dal luogo in cui quasi cinque giorni dopo è stata ritrovata la misteriosa sfera metallica che apparentemente sembrerebbe vuota all’interno e formata da due unità identiche saldate fra loro. Durante i rilevamenti, il personale preposto ha constatato che la sfera avrebbe tracciato, nel cadere, un cratere profondo 33 cm e largo 4 metri e ad una prima osservazione apparirebbe come un oggetto bellico, una specie di bomba. Dello strano corpo di origine quasi certamente non terrestre, poiché secondo le autorità esiste la reale possibilità che si tratti di un oggetto caduto da un qualche veicolo spaziale, se ne occuperanno a breve la NASA e l’ESA.

Fonte: AGS Cosmo

Categories: Mysterium Tags:

USA, soldatesse si baciano al ritorno dall’Iraq

December 29, 2011 Leave a comment

È una tradizione consolidata quella secondo cui quando una nave della Marina statunitense rientra in porto, le mogli e le compagne bacino i propri marinai. In questo caso, il marinaio in questione si chiama Marissa Gaeta, sottufficiale che è stata impegnata per diversi mesi in Iraq a bordo della nave da guerra USS Oak Hill. Marissa appena scesa a terra nel molo in Virginia, ha abbracciato la sua compagna, Citlanic Snell, baciandola davanti a tutti. Il fatto curioso è che anche Citlanic a sua volta è un sottufficiale della Marina americana. Questo bacio saffico è stato già definito storico ed è stato reso possibile dopo che Barack Obama ha fatto sì che si chiudesse definitivamente il ‘Don’t ask don’t tell’, principio imposto dall’esercito che non consentiva ai militari in servizio di dichiarare la propria omosessualità.

Fonte: AGS Cosmo

Categories: Curiosità Tags: ,

“La pelle e la principessa” di Sebastià Alzamora, Marcos Y Marcos

December 29, 2011 Leave a comment

SEBASTIÀ ALZAMORA
La pelle e la principessa
Una catapecchia ai margini del bosco. Mentre fuori impazza la tempesta, un vecchio è chino sul suo lavoro: rilega libri in pelle a regola d’arte. Per un libro speciale – l’ultimo canto dell’Odissea, il ritorno a Itaca – vuole qualcosa di unico. Sono anni che attende l’occasione. Quel libro lo deve rilegare in pelle umana.
Dietro, c’è una storia. Una storia d’amore e di avventura.
Lo stesso uomo, cinquant’anni prima. Solo e sperduto su una strada di campagna, a sud di Praga. Non ha un soldo, non ha nemmeno un nome. La madre è morta mettendolo al mondo, il padre l’ha venduto a un contadino. Sta fuggendo.
Varca le porte di Praga in un mattino assolato del 1618. La città è in rivolta: sta per scoppiare la Guerra dei Trent’anni. Trascinato dalla folla, si avvicina al Palazzo Reale. Quasi per caso, salva la vita della principessa Maria e viene accolto a palazzo.
Nella vita di corte, conosce il vizio, il potere, la follia.
Impara ad amare la bellezza, carnale e spirituale, sopra ogni cosa.
Fino alle più estreme conseguenze.
Così in quella catapecchia ai margini del bosco, mentre fuori impazza la tempesta, cinquant’anni dopo…
Una straordinaria combinazione di avventura, Storia e sensualità.
“Vorrei essere uno scrittore romantico” dice Sebastià Alzamora, nato a Llucmayor, sull’isola di Mallorca, nel 1972. “La bellezza è decisamente sottovalutata, nel mondo contemporaneo: accettare la bellezza è un segno di intelligenza, anche se a volte può essere terribile”. Alzamora esordisce giovanissimo come poeta, ottenendo riconoscimenti e premi letterari. Anche quando scrive in prosa, la sua scrittura è musicale, meravigliosamente espressiva. Difende a spada tratta la lingua e la letteratura catalana, che ritiene ingiustamente relegate a un ruolo subordinato, ed è fiero di appartenere a un terzetto di giovani poeti che si sono scherzosamente definiti “gli incomparabili”.
Con il romanzo storico e fantastico La pelle e la principessa ha vinto il premio Josep Pla ed stato lo scrittore che ha firmato più autografi a Barcellona, in occasione dell’ultima grande festa di san Jordi.

Fonte: Marcos Y Marcos