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Messico, conto alla rovescia per la fine del mondo

December 19, 2011 Leave a comment

A Tapachula, città nel sud del Messico, inizierà presto il conto alla rovescia per la fine del mondo.
Il comune ha installato un orologio digitale che a partire da mercoledì segnalerà il tempo rimanente prima del solstizio del 21 dicembre del 2012, quando secondo alcune credenze terminerà il calendario Maya e arriverà l’apocalisse.
Gli studiosi ritengono che l’annuncio della fine del mondo sia un’inesatta interpretazione delle scritture, che indicano invece il passaggio tra due età.

A city in southern Mexico wants to live each moment as if it were the last. Tourism officials in Tapachula have installed a digital clock to count down the time left before the Dec. 21, 2012, solstice, when some believe the world will end. The clock starts Dec. 21, a year before the supposed apocalypse. Chiapas state tourism regional director Manolo Alfonso Pinot said Friday that Mayan priests will perform a ceremony at the nearby archaeological site of Izapa. Maya experts say the doomsday fears are a misreading of Maya stone inscriptions that mention the date, saying the Mayans only considered it the end of one calendar cycle and the beginning of another. Pinot said he doesn’t believe the world will end, but looks at it as a sort of beginning, in the business sense at least. “A lot of people know they can fill their body with energy if they come to these exceptional sites,” he said. “If people are interested, we have to take advantage of this.” Tapachula, best known as a gritty border town crossed by Central American migrants en route to the United States, is not a popular Mayan tourism destination. But nearby Izapa is a place where many stelae have been found, including the “Tree of Life” stone discovered in the 1950s and thought to convey an ancient Mayan tale. At Izapa, close to the Tajumulco volcano, Pinot says a Mesoamerican ball court, a carved stone and the throne of the Izapa ruler face a straight line that on Dec. 21, 2012 is expected to align with the planets. “It is hard to say what you will be able to see that day,” he said. The doomsday theories stem from a pair of tablets that describe the return of a Mayan god at the end of a 13th period of 400 years, which falls on Dec. 21, 2012. Experts say the date marks the end of a 5,125-year cycle that began in 3113 B.C., and the start of another. Follow Adriana Gomez Licon on Twitter at http://twitter.com/agomezlicon

Fonte: Mysterium

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Sherlock Holmes, qualcosa di nuovo inventato da Guy Ritchie

December 19, 2011 Leave a comment

Per i cinefili, il 16 dicembre 2011 è stato un grande giorno, infatti è uscito Sherlock Holmes: Gioco di Ombre. Dato che, come immagino a molti di voi (l’ho dedotto dai numerosi tweet su Twitter), è piaciuto il primo episodio, non mi sono fatto mancare il secondo film al day one. E devo dire che è stato molto interessante, in certi versi simile al primo, in altri molto diverso. In questo articolo ho voluto esporre alcune delle mie impressioni avute…
Introduzione
Dopo un grande successo al botteghino nel 2009 con mezzo miliardo di dollari di incassi, Guy Ritchie, il regista del film, ha deciso di registrare un secondo episodio, ed ecco che il 16 dicembre 2011 è uscito Sherlock Holmes: Gioco di Ombre, già preannunciato come un grande successo. Per chi sicuramente avrà visto il primo episodio, sarà rimasto sorpreso da alcune scene chiave che probabilmente hanno determinato il successo del film:
Quando Holmes riesce a mettere a terra degli avversari prevedendo ogni minimo loro movimento anticipatamente
Quando la genialità del classico investigatore non si realizza attraverso degli indizi, ma attraverso l’osservazione attenta dei minuscoli dettagli, che pare più un metodo scientifico che investigativo.
Sherlock Holmes non è stato reso l’investigatore tipico, magro (come descritto anche nei libri) e solitamente incapace di combattere fisicamente. Sherlock Holmes nel film di Guy Ritchie è un esperto di arti marziali e allo stesso tempo geniale.
Guy Ritchie ha reso il film a tratti comico, forse ispirato dal Dottor House (che è stato probabilmente colui che ha introdotto la genialità comica nei film in un modo tutto nuovo). Sherlock Holmes infatti è una figura geniale ma a volte ingenua, sbadata o che indaga a volte anche in modo ridicolo, assumendo strani travestimenti.
L’utilizzo di (semi) verità scientifiche e linguaggi tecnici hanno reso il film quasi reale.
In più una colonna sonora perfetta realizzata dal grandissimo Hans Zimmer e una serie di effetti speciali eccezionali ma non invadenti hanno permesso il successo di questo film. E devo dire che il successo non si nota dalle statistiche del botteghino, ma dalle voci che circolano tra amici e sui social network, non ho ancora sentito nessuno dire che il film non è stato di suo gradimento, magari c’è chi non ne è rimasto entusiasta, ma molti sono coloro che ne sono rimasti esterrefatti.
Le differenze con il primo
La prima differenza che gli uomini noteranno tra il primo e il secondo è la scarsa presenza della bella attrice Rachel Mccadams, che sparirà dalla scena dopo i primi minuti del film, il suo non sarà un bel destino… Scherzi a parte, il secondo film è sicuramente molto più dinamico. C’è molta più azione e molti più effetti speciali. Se il primo non era piaciuto alle donne, il secondo probabilmente confermerà Sherlock Holmes come un film molto d’azione. Nonostante questo ci sono degli elementi che attutiscono l’azione, la comicità e qualche donna in mezzo rendono il film sicuramente più leggero rispetto ad altri film ben più da “maschi”. E in ogni caso, le scene con più effetti speciali sono veramente ben realizzate, ci sono delle scene in slow motion con una qualità che sinceramente non ho mai visto. Per la cronaca, gli effetti speciali sono stati realizzati da un’emergente casa di produzione di effetti speciali: BlueBolt.
Oltre a più azione, Guy Ritchie ha insistito molto sugli elementi di successo del primo episodio. Ha mantenuto i combattimenti con previsioni anticipate di Holmes, forse comunque non così netti come nel primo film ma soprattutto ha puntato molto sulla capacità di travestirsi di Holmes, che nel primo episodio si era notata in una sola scena. Nel secondo film Holmes impara addirittura a mimetizzarsi. E non mancano le scene in cui Holmes esperimenta nuovi prodotti sul cane. E dunque, cosa c’è di nuovo? È quello che mi sono chiesto anche io nei primi 20 minuti del film. Guy Ritchie non mi deluso.
La vera novità è lo scontro culturale tra il professor Moriarty e Holmes. Entrambi geniali, la differenza è, come dice Holmes fin dal primo incontro con Moriarty, che quest’ultimo è in parte un folle. Ed è proprio per questa follia che Moriarty non può andare d’accordo con Holmes. In alcune scene il confronto verbale tra Moriarty e Holmes mi ha entusiasmato, e la scena finale in cui giocano a scacchi è veramente epica. Alla fine anche essi faranno “a botte”, ma è certamente la scena meno interessante.
Quindi, ricapitolando, la più grande novità del secondo film è lo scontro culturale tra il genio del bene, Holmes, e quello del male, Moriarty. Oltre a questo vorrei ripetere la bellezza degli effetti speciali e di alcune scene slow motion fantastiche. Non mancano dei colpi di scena clamorosi, come quando Holmes getta in mare la moglie di Watson o quando il fratello di Holmes (nuovo personaggio del film) si mostra tranquillamente nudo di fronte sempre alla moglie di Watson.

Alberto Ziveri

Fonte: Skimbu

Map works, collage geografici di Matthew Cusick

December 19, 2011 Leave a comment

Come abbiamo visto altre volte la geografia può diventare fonte di ispirazione artistica; Matthew Cusick, artista che utilizza il collage come tecnica principale, nella sua serie Map works interpreta vari soggetti utilizzando ritagli di carte geografiche. Sfogliando le varie immagini presenti sul sito condivido con voi la mia top 3: Blue Horse, 2011 – Three Horses, 2011 – Geronimo, 2007
Se cliccate sui particolari delle opere vedrete la grandissima preicisione ed attenzione al dettaglio con cui vengono eseguite.

Fonte: Linea Di Sezione

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“Swingers” di Doug Liman (1996)

December 19, 2011 Leave a comment

Swingers è un film a colori di genere commedia, drammatico della durata di 96 min. diretto da Doug Liman e interpretato da Jon Favreau, Vince Vaughn, Ron Livingston, Patrick Van Horn, Alex Désert, Heather Graham, Deena Martin, Katherine Kendall, Brooke Langton.
Prodotto nel 1996 in USA e distribuito in Italia da Medusa.

Mike (Favreau, autore della sceneggiatura) ha ambizioni di comico e, anche per dimenticare la fidanzata che l’ha scaricato, va da New York a Los Angeles a cercare fortuna, ma anche là rimane ossessivamente legato alla segreteria telefonica. Inutilmente gli amici tentano di distrarlo. Finalmente trova la ragazza giusta. Nonostante le apparenze, non è una commedia sentimentale qualsiasi: sotto le sue immagini corre una storia nascosta. Anche responsabile della fotografia (con la cinepresa superleggera Aaton 35, ideata e realizzata da Jean-Pierre Beauviala) l’esordiente Liman parte da una sorta di documentario su Los Angeles “per arrivare alla verità della finzione” con una produzione indipendente a basso costo. Molto parlato, zeppo di citazioni filmiche. Si ride poco, ma lascia lo spazio per riflettere.

Fonte: Mymovies

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Teatro dell’Opera di Firenze, inaugurazione teatrale con ouverture di Ludwig van Beethoven

December 19, 2011 Leave a comment

Il maestro Zubin Mehta dirigerà l’ouverture Leonore n. 3, in do maggiore op. 72°, di Ludwig van Beethoven

Sara’ inaugurato mercoledi’ 21 dicembre il nuovo, Maggio Musicale Fiorentino, primo atto di una maratona di dieci giorni di eventi che concludera’ le celebrazioni per i 150 anni dell’Unita’ d’Italia. Il 21 dicembre, alle ore 20.30, il maestro Zubin Mehta dirigera’ l’ouverture Leonore n. 3, in do maggiore op. 72°, di Ludwig van Beethoven, seguita dalla prima esecuzione assoluta di Gegenliebe (Amore ricambiato) per orchestra di Sylvano Bussotti, un brano appositamente commissionato dal Maggio Musicale Fiorentino, a testimoniare la continua attenzione per la musica contemporanea ed un genius loci, che trova in Bussotti un vanto per la citta’ di Firenze.
Il concerto inaugurale proseguira’ con la Sinfonia n. 9 in re minore op. 125, per soli, coro e orchestra sempre di Beethoven, eseguita da grandi interpreti di fama internazionale: Anja Kampe, Stella Grigorian, Michael Schade, Juha Uusitalo, che insieme all’Orchestra e al Coro del Maggio Musicale Fiorentino, intoneranno il celebre Inno alla gioia, incastonato in una delle sinfonie piu’ note al mondo, che ha ispirato non da ultimo lo stesso Inno Europeo.
Due grandi brand storici, della tradizione e dell’eccellenza fiorentina, hanno deciso di legare la loro immagine ed il loro nome a quest’importante inaugurazione. Gucci partecipera’ all’inaugurazione del Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze in qualita’ di Concert Partner. La prosecuzione della serata sara’ firmata Ferragamo, in qualita’ Dinner Partner.
L’inaugurazione del Teatro dell’Opera sara’ un evento di straordinaria importanza per Firenze, patria del melodramma dal 1600, per l’Italia nell’anno delle celebrazioni, per l’Europa, che trova nel nuovo complesso ideato da Paolo Desideri un polo culturale pionieristico, di fatto il piu’ recente e all’avanguardia in Europa, con tre sale in grado di ospitare simultaneamente performances di ogni tipo, per un numero complessivo di 5000 spettatori. Durante le cerimonie decembrine verra’ intanto inaugurata la sala piu’ grande, destinata a 1.800 spettatori.
Sara’ un teatro che ritorna alla sua funzione originale, secondo quella concezione antica che identificava il teatro come un luogo di aggregazione fondamentale per la polis e, come avveniva nella polis greca, l’edificio non si trova nel centro geografico della citta’, ma la sovrasta e la domina, proprio come avviene per il nuovo complesso, che permette, a chi si affaccia dalla cavea, di scrutare Palazzo Vecchio, il Duomo, i luoghi piu’ sacri di Firenze e la citta’ intera.
I volumi, avvolti da quella che diventera’ la piazza -l’agora’- piu’ grande di Firenze, sfiorati dal verde del Parco delle Cascine e dai rivoli d’acqua previsti, saranno un domani accessibili nell’intero arco della giornata e lo spazio potra’ essere visitato e contemplato di giorno e di sera, non solo durante gli spettacoli: uno spazio immerso nella natura per la citta’ e per i turisti, destinato alla musica e all’arte, all’intrattenimento.
Il programma artistico, studiato per gli eventi d’inaugurazione, mira a dischiudere da subito la predisposizione del nuovo complesso ad accogliere ogni tipo di musica e di spettacolo.”Il programma degli eventi e’ stato studiato per permettere a tutti i complessi artistici del teatro di inaugurare il nuovo auditorium”, afferma Francesca Colombo, sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, ”e permettere a tutti i nostri artisti di provare l’ebbrezza di inaugurare la nuova casa del Maggio, un edificio che sara’ in grado di ospitare ogni genere di musica, e sara’ aperto ad ogni fascia di pubblico”.
”E’ un onore ed un privilegio, oltre che una grande responsabilita’, aver ereditato questo progetto e assistere ad una tappa fondamentale: l’inaugurazione in occasione dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia – aggiunge Colombo – nell’anno che ha visto il Maggio ambasciatore della cultura in 47 diverse citta’, in numerose tournees all’estero ed in Italia. La cultura ha trovato la sua casa: Firenze ha da oggi una ‘casa d’arte’, dove il Maggio Musicale Fiorentino continuera’ a tenere alta la qualita’ artistica che lo contraddistingue”.
La dieci-giorni inaugurale avra’ inizio, dunque, mercoledi’ 21 dicembre. Il 23 dicembre, alle ore 20, vedra’ l’attesissimo ritorno sul podio fiorentino del maestro Claudio Abbado, che dirigera’ un’orchestra, frutto della fusione di alcuni elementi del Maggio con alcuni professori dell’Orchestra Mozart, insieme al Coro del Maggio Musicale Fiorentino, chiamati ad interpretare Schicksalslied (letteralmente Canto del destino) op. 54, per coro e orchestra di Johannes Brahms, a precedere la Sinfonia n. 9 di Gustav Mahler.
Il 27 dicembre, alle ore 20.30, in collaborazione con gli Amici della Musica di Firenze, il Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze, Maggio Musicale Fiorentino ospitera’ Andras Schiff, pianista bachiano di rinomata fama, interprete delle Variazioni Goldberg BWV 988.
Il 28 dicembre, alle ore 20.30, Fabio Luisi, ora direttore principale al Metropolitan di New York, dirigera’ il celebre pianista rumeno Radu Lupu e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in un programma ancora una volta studiato per conciliare tradizione e innovazione, classicita’ e contemporaneita’: Haydn allo specchio di Matteo D’Amico, ad incipit del concerto, sara’ seguito dal Concerto n. 4 in sol maggiore op. 58 per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven; nella seconda parte l’Orchestra del Maggio eseguira’ la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 di Johannes Brahms.
Il 31 dicembre doppio appuntamento: alle ore 21, l’ultimo concerto, con Zubin Mehta che chiude le celebrazioni con i complessi artistici del Maggio, accanto a tre grandissimi interpreti: Leonidas Kavakos, Fabio Sartori, Patrizia Ciofi, impegnati in un repertorio romantico, noto e popolare, con una sequenza di cammei tratti da Verdi, Beethoven, Puccini, Ravel e Rimskij-Korsakov, in un concerto che anticipa di poche ore il tradizionale concerto di Capodanno di Vienna (dal Musikverein) e il piu’ recente concerto di Venezia (dalla Fenice).
Primo tedoforo di questa ipotetica staffetta, che partira’ da Firenze e risuonera’ per tutta Europa, il Maggio Musicale Fiorentino traghettera’ la sua tradizione interpretativa, i suoi artisti, ed i suoi fedeli spettatori al 2012. Seguira’ una festa danzante di Capodanno.
Si intersecano fra questi cinque appuntamenti, consacrati ai geni della musica classica e contemporanea, una serata jazz, giovedi’ 22 dicembre, alle ore 21.30, affidata a Stefano Bollani in trio, con al pianoforte Stefano Bollani, al contrabbasso Jesper Bodilsen, alla batteria Morten Lund, ed un Gala di Danza il 29 dicembre, alle ore 20.30, un’occasione in cui MaggioDanza, sotto la guida di Francesco Ventriglia, battezzera’ il palcoscenico del nuovo teatro con le suites piu’ celebri tratte dai grandi balletti, che si alterneranno a coreografie contemporanee, in una fusione che lega repertorio classico e contemporaneo senza soluzione di continuita’. Etoile ospite residente Alessandro Riga.
Non solo classica, jazz e danza, ma anche un’occasione di studio, ad ingresso libero e accessibile a tutti, per scoprire i segreti del nuovo edificio attraverso i progettisti che ne hanno ideato la struttura e i dettagli: venerdi’ 23 dicembre, alle 11.00, l’auditorium offrira’ il palco ad un colloquio con Paolo Desideri, Maria L. Arlotti, Michele Beccu, Filippo Raimondo, Jurgen Reinhold, Gregorio Botta, Valerio Magrelli.
La serata inaugurale del 21 dicembre verra’ trasmessa in diretta da Rai 5 e sulle frequenze di Rai Radio 3. Il concerto del 31 dicembre sara’ sempre in diretta su Rai Radio 3, che invece trasmettera’ in differita il concerto di Claudio Abbado del 23 dicembre.
Il Teatro dell’Opera di Firenze e’ stato realizzato grazie ai contributi stanziati dalla Presidenza del Consiglio, dalla Regione Toscana e dal Comune di Firenze.

“La vera storia di Capitan Uncino” di Pierdomenico Baccalario, Edizioni Piemme

December 19, 2011 Leave a comment

Collana Il Battello a Vapore
Pagine 320
ISBN 978-88-566-1775-7
Prezzo consigliato € 15,50
LA VERA STORIA DI CAPITAN UNCINO
di Pierdomenico Baccalario
Il 28 aprile del 1829 nasce un bambino che potrebbe cambiare le sorti dell’Inghilterra: è il figlio illegittimo di re Giorgio IV, e per questo viene subito allontanato da corte. Esiliato nelle Indie Orientali porta con sé un antico orologio, unico legame con il suo passato. James Fry, questo è il suo nome, s’imbarca a soli tredici anni e inizia la carriera da pirata che ne farà l’uomo più ricercato dell’Impero.Passerà alla storia come “il giovane lord”, “lo scalzo”, “il principe dei mari”… Nessuno sa invece che lui è Capitan Uncino.

Fonte: Edizioni Piemme

Magazine digitali, rivoluzione tecno-culturale a confronto

December 19, 2011 Leave a comment

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Giornali, cappuccino, chiacchere da bar sono un lontano ricordo. Oggi abbiamo la possibilità di costruire, in piena autonomia, un flusso di fatto ininterrotto di notizie. Il merito di questa che, a tutti gli effetti, è una rivoluzione non solo tecnologica ma anche (e soprattutto) culturale è il magazine digitale. Ne abbiamo selezionati due fra tutti quelli presenti in AppStore e li abbiamo messi a confronto. Questi due programmi condividono l’ambiente di lavoro, iOS, e rappresentano quanto, a nostro avviso, vi sia di meglio nel panorama delle apps di informazione. Molto più che semplici aggregatori di feed RSS, questi magazine digitali autoprodotti recuperano storie interessanti dall’intero Web e dal sistema di social network di riferimento dell’utente impacchettando le informazioni in una veste grafica particolarmente gradevole, in grado, tra l’altro, di esaltare device come iPad.
Flipboard: tutto é cominciato da qui
Flipboard è il più noto digital digest ed è stata considerata una delle prime killer application per iPad. Di fatto Flipboard si può considerare una sorta di esperimento pionieristico in grado di mixare le informazioni dei social network con le news delle testate selezionate dall’utente. Il tutto in un contesto visuale decisamente piacevole. Non a caso, Filpboard è stata inseritantra le 50 migliori invenzioni del 2010 da Time Magazine. L’applicazione ha una UI decisamente ben disegnata e può vantare un design di primissimo livello. Diciamocelo: l’iPad può assomigliare, a volte, ad una bella cornice digitale piena di fotografie che scorrono ininterrottamente. Usare Flipboard in combinazione con il nostro account Facebook trasforma le foto delle nostre vacanze o delle feste di un nostro amico in un rotocalco patinatissimo e molto elegante. Le immagini riempiono in maniera perfetta la superficie visibile dell’iPad ed i caratteri on screen sono sempre facilmente leggibili e graficamente puliti. Queste caratteristiche fanno dell’utente medio di Flipboard un “volta-pagine” compulsivo, uno di quelli che “ancora una pagina…” fino a notte fonda. Se questa caratteristica del programma rappresenta il suo biglietto da visita più attraente, non c’è dubbio che il vero strumento di fidelizzazione dell’utente è costituito dalla capacità dell’app di interfacciarsi con i vari social a cui siamo iscritti. La modalità di presentazione dei tweet del nostro account rappresentano indubbiamente un passo avanti di rilevante entità rispetto alla visualizzazione testuale originale e consentono di approfondire “in app” le tematiche che più ci interessano.
Come detto, Flipboard consente di tenere sotto controllo tutti i nostri socialcosi; il tutto con una interfaccia funzionale ed una bella grafica. Ovviamente possiamo caricare anche i feed dei blog e delle pagine web che seguiamo abitualmente. Questi feed sono presentati attraverso uno stream diretto da Twitter; il risultato, nella maggior parte dei casi, è poco attraente, dal momento che risulta possibile visualizzare solo il primo paragrafo dell’articolo che stiamo leggendo con la necessità di abbandonare Flipboard ed avviare una sessione di Safari per leggere direttamente sul browser il resto del testo. Spesso questo passaggio può essere deludente tenuto conto della qualità medio-alta della visualizzazione e dell’impaginazione degli articoli garantite dall’applicazione.
Il nostro è certamente un verdetto positivo; rimane comunque la sensazione di una applicazione che di fatto appartiene a quella categoria di software che potremmo definire “ehi, guarda cosa può fare il mio iPad”; ottima veste grafica, buona usabili ma sostanziale limitazione nell’utilizzo e nella visualizzazione di fonti alimentate via feed rss ed opzioni di condivisione non sempre brillanti.
Zite: lui sa cosa vuoi
Come Flipboard, Zite consente di fondere i propri account social con i propri feed web e, feature decisamente apprezzabile, con il proprio account di Google Reader per una completa esperienza di lettura online. La cosa interessante di questa app è rappresentata dalla capacità del programma di imparare le abitudini di lettura dell’utente usando un algoritmo sviluppato dai laboratori per l’Intelligenza Computazionale della University of British Columbia; non solo, ma Zite si “permette” di consigliare all’utente possibili articoli di interesse relativi agli argomenti maggiormente consultati. L’applicazione verifica quali articoli vengono letti e quanto tempo il lettore passa a leggere quella determinata tipologia di contributi; dunque il processo di determinazione delle “preferenze” dell’utente è molto più accurato rispetto al classico approccio, pur presente, thumbs up-thumbs down (basato cioè sul mero scrolling delle pagine visualizzate). Insomma, se ci passi del tempo è perché ti interessa leggerlo e, dunque, puoi essere interessato ad altri articoli simili; se scrolli rapidamente, di fatto, non te ne importa granché.
Il design di Zite è a metà strada tra il look nerd-style di Flipboard e la severa austerità di Google Reader. E’ una applicazione intuitiva e molto ben realizzata. Raramente si verifica quella sensazione di confusione nella presentazione dei contenuti che affligge il suo “avversario”. Una volta caricate le categorie di interesse è decisamente facile sfogliare le pagine ed interagire, in maniera del tutto naturale, con l’applicazione. In verità la UI di Zite è il secondo miglior aspetto del programma dopo la sua capacità di imparare le abitudini del lettore e suggerire contenuti in linea con le preferenze dell’utente. A dire il vero sembra quasi aleggiare una sorta di influsso vodoo se è vero, come è vero, che l’applicazione è in grado, dopo circa un paio di giorni di “istruzione”, di suggerire al lettore articoli che neanche si pensava esistessero o che si avesse in mente di leggere. Attraverso un semplicissimo panello è possibile raffinare ulteriormente i risultati di questa attività. E’ inoltre possibile avviare il consueto sharing dei contenuti attraverso tutti i i principali social disponibili.
A dirla tutta, Zite ha qualche difetto; il più rilevante fra questi è rappresentato dall’impossibilità di caricare il proprio account Facebook così da poterlo visualizzare nel proprio flusso informativo nè è possibile visualizzare i tweet degli utenti “followati” così come avviene per Flipboard. Di fatto, queste caratteristiche trasformano Zite in un aggregatore di notizie e, per quanto presenti ampie opzioni di condivisione dei contenuti, non consente di interagire appieno con i propri social. Zite, inoltre, è stata recentemente acquistata da CNN; di certo questo non comporterà rilevanti cambiamenti in ordine alla struttura del programma ma, probabilmente, ne condizionerà l’indipendenza culturale.
Il nostro è un verdetto indubbiamente positivo; di certo, se la nostra passione è l’interazione spinta sui vari social, Zite non fa per noi. L’ottimo algoritmo di AI disponibile rende questo programma una perla assoluta, in grado di ottimizzare la nostra esperienza di acquisizione di informazioni e di ampliamento dei nostri interessi attraverso i sempre puntuali e congrui suggerimenti proposti. Zite è diventata l’app che uso di più sul mio iPad ed è la mia scelta numero uno quando scatta il “divano moment”.

Fonte: Skimbu

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“Van Gogh e il viaggio di Gauguin”, esposizione al Palazzo Ducale di Genova

December 19, 2011 Leave a comment

Genova “riparte”, dopo i giorni disastrosi dell’alluvione che l’ha colpita lo scorso 4 novembre, dalla mostra: “Van Gogh e il viaggio di Gauguin”, un’esposizione che può essere definita a tutti gli effetti epocale. Non è così facile poter ammirare sotto un unico tetto una quarantina di opere di Van Gogh, per non parlare della straordinaria opera di Gauguin “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”.
Ottanta capolavori della pittura europea e americana del XIX e del XX secolo giunti a Genova dai musei di tutto il mondo sono il percorso ideale da cui origina l’idea dell’esposizione: riconoscere la centralità della figura di Vincent Van Gogh per il 1800 e il 1900. Intorno a questo straordinario artista si è venuto sviluppando quel senso del viaggio che è il vero fil rougedella mostra.
Il viaggio non è da intendere necessariamente come quello verso un luogo nuovo ma anche come un viaggio all’interno di se stessi: Van Gogh li unisce perfettamente nella sua persona e nelle sue opere; proprio per testimoniare questo sono arrivate ben trentacinque opere prestate dal Van Gogh Museum di Amsterdam e dal Kröller-Mullër di Otterlo che sono il fulcro di questa esposizione. Esemplare per sottolineare questo concetto c’è il famosissimo “Autoritratto al cavaletto” dove il pittore olandese si osserva e si ritrae quasi a verificare la sua identità ispirandosi a Cèzanne, non a caso l’opera nell’esposizione è collocata nella cappella dogale, la penultima sala della mostra, al buio, proprio prima dell’ultima opera esposta “Covone sotto un cielo nuvoloso”, dove ritorna il tema dei corvi che volano verso territori di un viaggio apparentemente senza ritorno, i corvi figure del fato che si stagliano su masse luminose di colore “…Mi capita di sospirare dopo l’epoca delle messi e di pensare a quando anch’io sarò parte della natura e creerò qualcosa nella mia pittura…”A tutto questo splendore si aggiungono alcune lettere originali scritte da Van Gogh al fratello Theo. Come non citare poi la celebre versione del“Seminatore” dipinto ad Arles o le “Scarpe”  o la suggestiva ricostruzione della stanza da letto di Vincent ad Arles che accoglie i visitatori all’ingresso della mostra e che suscita una certa emozione, come a testimoniare che il viaggio comincia da una piccola stanza e percorre le strade sconfinate del mondo. Altro fulcro importantissimo della mostra è la strepitosa opera diGauguin “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” che rappresenta il testamento artistico e spirituale dell’artista: la tela è una sintesi dei temi della sua pittura e della visione del mondo, e alla cui realizzazione lavorò giorno e notte per oltre un mese; l’opera è una vera e propria metafora della vita: dall’infanzia alla vecchiaia ma anche una meditazione sul suo senso, un confronto tra la ragione e la natura. Composizione  così maestosa (139×374 cm) e complessa in cui Gauguin fa una sintesi di tutta una serie di elementi realizzati in opere precedenti. Il Fine Arts di Boston che custodisce questa preziosa opera l’ha concessa in via del tutto eccezionale, come ha tenuto a precisare il curatore della mostra Marco Goldin, solo per la quarta volta in un secolo.
Intorno a questa serie di straordinaria di capolavori ci sono altri viaggi che spaziano dall’America all’Europa: in America la pittura esplora paesaggi sconosciuti, incontaminati simbolo di questa pittura le opere di Edwin Church, Albert Bierstadt, Winslow Homer e Edward Hopper, quest’ultimo che più di altri ha saputo far parlare il silenzio interiore con le sue figure immobili e silenziose. L’esposizione continua il suo percorso  con le superfici monocrome di Mark Rothko: uno dei viaggi nell’interiorità più straordinari che la storia dell’arte ricordi. La sezione dedicata alla pittura europea partirà dal viaggio della mente davanti all’infinito di Caspar David Friedrich, mentre William Turner fonde materia e colore nel gorgo di un viaggio che sposa la potenza degli elementi, ed ancora alcune opere di Claude Monet. Fino ad arrivare ai  viaggi tutti mentali di Wassily Kandinsky. Ma in mezzo a tutto questo Van Gogh e Gauguin con i loro colori, le loro linee, le loro gioie e il loro abissi, ci conducono per mano in quel complicato ma straordinario viaggio che è la vita, cercando di rispondere alle tre fatidiche domande: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?….Siamo decisamente in buona compagnia!
Isabella Martinelli

Informazioni: 
“Van Gogh e il viaggio di Gauguin”
 Palazzo Ducale, piazza Matteotti n. 9, Genova.
Dal 12 novembre 2011 al 15 aprile 2012.
Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19; sabato e domenica dalle 9 alle 20.
Biglietti: intero 13 euro, ridotti 10-7 euro.
Info: 0422. 429999
www.lalineadombra.it
Catalogo: Lineadombra, 35 euro al bookshop.

Giulio Tremonti, doppia crisi in un paese cannibalizzato

December 19, 2011 Leave a comment

L’Italia e’ stata vittima di ”due crisi: una esterna e una interna”. ”In Italia si parla male dell’Italia, questo e’ il punto che ci ha devastato, il fatto che tutti parlavano male degli altri”. ”Da almeno un anno questo paese si e’ cannibalizzato”. Lo afferma Giulio Tremonti che sceglie un abbigliamento informale per la sua prima comparizione in televisione da ex ministro; un pullover scuro che a Lucia Annunziata ricorda l’ad della Fiat, Sergio Marchionne. ”Non possono non notarlo” , dice Annunziata. ”Lavoro in proprio”, risponde l’ex ministro, precisando subito dopo la risposta e’ ”casuale”. E alla domanda se sia piu’ riformatore Marchionne o Tremonti risponde: ”Fanno due mestieri diversi”.

Fonte: IGN Adnkronos

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“B/N”, mostra collettiva da Soqquadro & Vanio a Roma

December 19, 2011 Leave a comment

Roma – Venerdi 16 dicembre 2011 si inaugura alle ore 18.30 presso Vanio, il nuovo spazio dedicato al design e alla fotografia immaginato e creato dalla galleria Vista e dall’Ass. Cult. Soqquadro, in Via Ostilia 43 (Colosseo) a Roma, la mostra B/N degli artisti Andrea Angeletti, Francesca Bianchi, Hans Burger, Enrico Montanari, Yari Sgambato.
Soqquadro & Vanio
Presentano
B/N
Mostra collettiva
DURATA: dal 16 dicembre 2011 al 6 gennaio 2012
INAUGURAZIONE: venerdi 16 dicembre ore 18.30
ORARI: dal martedi al venerdì 15.30-20.00, sabato 17.30-19.30
LUOGO: galleria Vanio,Via Ostilia 43, Roma (zona Colosseo)
CHIUSURA: la galleria rimarrà chiusa nei giorni 25-26 dicembre e 1-6 gennaio, mentre nei giorni 24 e 31 dicembre l’orario di chiusura sarà anticipato alle 18.30
CURATRICE: Marina Zatta
COLLABORATRICI: Mara Valente, Silvia Cicio
INFO: tel. 06.45449756, cell. 333.7330045, 349.6309004
@mail: soqquadro@interfree.it http://www.soqquadro.eu
“Vanio” ha una visione minimale e di ricerca dell’eccellenza attuata attraverso la cultura dello stile, della sapienza artigianale e della cura dei dettagli. Ogni mese sarà dedicato a un colore, a dicembre la scelta è caduta sul bianco e nero. Tutti gli oggetti esposti, abiti, maglie, bigiotteria, gioielli in materiali riciclati, piccole cose di arredo per la casa, saranno esclusivamente nei colori bianco e nero.
Allo stesso modo, ogni mese è previsto l’inserimento di una mostra di fotografia anch’essa centrata su un tema che si collega al colore del mese. La prima mostra sarà quindi dedicata a ricerche di fotografie d’arte che si sviluppano sul bianco e nero.
Vi partecipano gli artisti Andrea Angeletti, Francesca Bianchi, Hans Burger, Enrico Montanari e Yari Sgambato. Ciascuno di questi cinque fotografi ha una narrazione diversa e complementare agli altri espositori, quello che ne scaturisce è una mostra che si completa nel raffronto tra le diverse modalità di narrare lo spazio e la vita con l’uso del bianco e nero che all’interno della fotografia è da sempre una scelta narrativa di grande impatto stilistico.