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“Blooms of Daphne”, mostra collettiva presso la Fabrica Fluxus Art Gallery di Bari

December 16, 2011 Leave a comment

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BLOOMS OF DAPHNE
Group show
a cura di Francesco Paolo Del Re e Roberta Fiorito

INAUGURAZIONE: 17 dicembre 2011 ore 19.00
ARTISTI IN MOSTRA: Nicola Alessandrini, Alessio Bogani, Arrington De Dionyso, FIDIA Falaschetti, Ferencz Kilian, Lucamaleonte, Luigi Massari, Pierpaolo Miccolis, Nunzio Paci, Riot Queer, Thomas Raimondi, Elena Rapa, Marco Rea, Denis Riva, Teresa Romano, Patrizia Emma Scialpi, Fernanda Veron, YoIrene (Studio Arturo), Red Zdreus
SEDE: Fabrica Fluxus Art Gallery – via Marcello Celentano 39, 70121 Bari
PERIODO: dal 17 dicembre 2011 al 14 gennaio 2012
ORARI: lunedì 17.30/20.30; dal martedì al sabato dalle 11.30 alle 13.30 e dalle 17.30 alle 20.30. domenica chiuso. 
INFORMAZIONI: +39 080.5236319 – fabricafluxus@gmail.comhttp://www.fabricafluxus.com

Diciannove artisti, diciannove sguardi diversi sulle forme di una contemporaneità in perenne trasformazione. Chiude l’anno con una grande collettiva dedicata alle mille possibilità creative della metamorfosi la Fabrica Fluxus Art Gallery di Bari (via Marcello Celentano 39, www.fabricafluxus.com), che inaugura sabato 17 dicembre alle ore 19.00: la mostra “Blooms of Daphne”, a cura di Francesco Paolo Del Re e Roberta Fiorito, propone al pubblico fino al 14 gennaio un percorso ammaliante e vertiginoso attraverso le opere di Nicola Alessandrini, Alessio Bogani, Arrington De Dionyso, FIDIA Falaschetti, Ferencz Kilian, Lucamaleonte, Luigi Massari, Pierpaolo Miccolis, Nunzio Paci, Riot Queer, Thomas Raimondi, Elena Rapa, Marco Rea, Denis Riva, Teresa Romano, Patrizia Emma Scialpi, Fernanda Veron, YoIrene (Studio Arturo), Red Zdreus.
Per rendere omaggio al solstizio d’inverno, momento simbolico del passaggio di stato di una natura che si risveglia e muta, seguendo il ritmo naturale delle giornate che cominciano ad allungarsi, i curatori Francesco Paolo Del Re e Roberta Fiorito fanno sbocciare sulle pareti della galleria Fabrica Fluxus di Bari i visionari boccioli che, a distanza di millenni e attraverso le culture, ingemmano i rami dell’alloro di Dafne, la fanciulla che nell’antico mito greco si tramutò in albero per sfuggire agli assalti appassionati del dio Apollo, divenendo la madre di tutte le metamorfosi.
I diciannove ‘figli di Dafne’ della mostra barese raccontano le possibili metamorfosi del nuovo millennio. “In risposta alle criticità della vita contemporanea – scrive Francesco Paolo Del Re – il divenire dell’umanità sviluppa particolari forme di adattamento, possibilità di superare con la fantasia e il sogno difficoltà e ostacoli dell’esistente. Come reagire? Non è più tempo di rivoluzioni. Ad articolate strategie di cambiamento a lungo termine e a progetti rivoluzionari che hanno storicamente mostrato il fallimento della loro utopia, si oppongono metamorfosi tattiche, espedienti di felicità provvisoria, insubordinazioni alla fissità di una forma data. Modi di liberazione di un potenziale di consumo della forma. Sbocciano forme inedite, insurrezionali, spregiudicate, inebrianti di metamorfosi, interventi tattici di resistenza contro l’oppressione del reale”.
Cercando di interpretare la liquidità di un sentire, il progetto espositivo descrive, attraverso i linguaggi del disegno, dell’illustrazione, della pittura, dell’incisione, della scultura, della fotografia e del collage, atti ed effetti delle mutazioni contemporanee, per ipotizzare traiettorie per interventi tattici di metamorfosi. Nell’accostamento dei due termini metamorfosi e tattica, l’uno proveniente dalla sfera letteraria e immaginativa e l’altro dal lessico militare, trova spazio la possibilità di cogliere un fruscio dell’aria, un sentimento di stupore aleggiante tra le fronde del bosco dell’oggi.
“Da Ovidio agli avatar della comunicazione digitale – prosegue Del Re – il gioco della trasformazione si fa complesso e i passaggi di stato fanno riverberare gli echi di un sentimento di meraviglia. Le divisioni tra i regni della natura crollano, la diversità delle culture collide, l’osmosi accelera e forza genealogie e percorsi evolutivi, alla ricerca di salti esperienziali capaci di trasformare la realtà in sogno, il dolore in euforia, il dogma in fiction. E l’uomo, quell’arcaico e futuribile vettore di meraviglia che cammina su due zampe e crede di poter inventare un ordine nel caos e nell’imponderabile, scopre affinità, contagi, traslazioni, geminazioni, ambivalenze, polisemie di desiderio. Diventando altro, mutando forma e affidandosi alle possibilità di un incessante morphing identitario”.
Non è tutto. Nella seconda sala di Fabrica Fluxus si snoda, infatti, un secondo percorso espositivo, che propone al pubblico le opere di alcuni degli artisti più amati : Karin Andersen, Mariantonietta Bagliato, Ciou, Alessia Cocca, Claudia Giannuli, Ester Grossi, Jennybird Alcantara, Lisa Mei, Ling Fong, Lostfish, Bethany Marchman, Dario Molinaro, Michael Rotondi, Paola Sala e Marco Testini.
INFORMAZIONI:
Francesco Paolo Del Re – cell. 320.0823405 / 392.8918793 – mostracrocevia@gmail.com
Fabrica Fluxus Art Gallery – 080.5236319 – fabricafluxus@gmail.comhttp://www.fabricafluxus.com

Albero cosmico, simboli natalizi

December 16, 2011 Leave a comment

Da una conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Berlino il 17 dicembre 1906)
[…]Così, nel significato della festa del Natale, noi sentiamo un’eco delle feste più antiche dell’umanità. E questa eco ci è tramandata particolarmente nella sfumatura del rito cristiano. Nei suoi simboli noi ritroviamo le immagini simboliche dell’umanità più antica. Anche l’albero, coi suoi lumini, è uno di questi simboli. E’ il simbolo dell’albero del paradiso. Il paradiso rappresenta l’insieme della natura materiale. In essa, la rappresentazione della natura spirituale è data dall’albero della conoscenza e dall’albero della vita. C’è una leggenda che rende mirabilmente il significato dell’albero della conoscenza e dell’albero della vita. Set sta davanti alla porta del paradiso e chiede di entrare. Il cherubino che sta a guardia dell’ingresso lo fa entrare. Questo è il simbolo dell’iniziazione. Quando dunque Set fu nel paradiso, trovò che l’albero della conoscenza e l’albero della vita erano strettamente intrecciati tra loro. L’arcangelo Michele, che stava davanti a Dio, gli concedette di prendere tre semi di questo albero intrecciato. Questo albero accenna profeticamente all’avvenire dell’umanità: quando tutta quanta l’umanità sarà iniziata, quando avrà conseguito la conoscenza, allora ci sarà ormai solo l’albero della vita, e la morte non esisterà più. Per il momento, però, solo all’iniziato è lecito prendere da quest’albero tre semi, i tre granelli che significano i tre elementi superiori dell’uomo. Alla morte di Adamo, Set gli mise nella bocca quei tre granelli, e da essi germogliò un roveto ardente che aveva una virtù speciale: dal legno che se ne tagliava, germogliavano sempre gemme nuove e verdi foglie. Ma nel roveto ardente stava scritto: Io sono colui che fu, colui che è, colui che sarà. Ossia ciò che attraversa tutte le incarnazioni, la forza dell’uomo che sempre si rinnova e diviene, dell’uomo che dalla luce discende nelle tenebre, e dalle tenebre ascende alla luce.
La verga con cui Mosè compì i suoi miracoli è intagliata nel legno del roveto. La porta del tempio di Salomone è fatta con quello stesso legno, che fu trasportato nelle acque dello stagno di Bethsda, che ne ricevette la virtù di cui la leggenda ci narra. E del medesimo legno è fatta la croce del Cristo Gesù, quella croce che ci mostra che la vita convertita in morte ha in sé la forza di generare nuova vita. Nella croce ci sta davanti il simbolo stesso del mondo: la vita che vince la morte. Il legno di questa croce è germogliato dai tre semi dell’albero del paradiso. Anche nella rosacroce è espresso questo simbolo, è espressa la morte di ciò che nell’uomo è inferiore, e il risveglio, che ne deriva, dell’uomo superiore; è espresso quello che Goethe coniò poeticamente nelle parole:

  • E fino a tanto che non sei padrone
  • di questa verità: muori e diventa!
  • non sei che un offuscato ospite sopra
  • l’oscura terra.

Qual mirabile rapporto fra l’albero del paradiso e il legno della croce! Anche se la croce è un simbolo pasquale, essa ci svela il segreto per immergerci nell’atmosfera natalizia. Sentiamo così l’idea del Cristo fluire in noi, nella notte della natività, come una nuova sorgente di vita. Le vivide rose che adornano l’albero di Natale ci dicono che se anche esso non è ancora diventato legno della croce, la forza necessaria per diventarlo comincia e ricevere a Natale il primo impulso all’ascesa. Le rose, che germogliano dal verde, sono un simbolo dell’imperituro che si genera dall’effimero.
Oltre alle rose, sette altri simboli sono atti ad ornare l’albero natalizio:
il quadrato, simbolo della tetrade umana: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’io.
Il triangolo, simbolo del sè spirituale, per lo spirito vitale e per l’uomo spirituale.
Più sopra, il simbolo del tarocco. Quelli che erano iniziati nei misteri egizi sapevano interpretarlo. E sapevano anche leggere il Libro dei morti, che constava di settantotto fogli, nei quali erano scritti tutti i segreti del cosmo, dal principio alla fine, dall’alpha all’omega; i quali si potevano leggere, se si riusciva a connetterli e a combinarli fra loro nel modo giusto. Il libro dei morti conteneva i simboli della vita, che nella morte si estingue, per risorgere poi a nuova vita. Chi era in grado di connettere fra loro nel modo giusto i suoi numeri e i suoi simboli, riusciva a leggerlo. E questa saggezza riposta nei numeri e nei simboli, è stata tramandata fin da tempi primordiali. Ancora nel medio evo essa era tenuta in gran conto; oggi però non ce ne rimane che ben poco.
Troviamo poi il segno del tao, quel segno che ci ricorda la pia religiosità dei nostri lontani antenati, il segno che deriva dalla parola tao. Prima ancora che esistesse la civiltà europea, asiatica, africana, quei nostri lontani antenati dimoravano nell’Atlantide, che poi fu sommersa dalle acque del diluvio. Nelle leggende germaniche è ancora vivo il ricordo di questo continente ora sommerso; ne parla il mito dei Nibelunghi (dal tedesco Nibelheim ossia paese della nebbia). L’Atlantide non era circondata da un’atmosfera di aria pura. Grandi e possenti masse di nebbia avviluppavano il continente, in modo simile a come oggi, in alta montagna si è avvolti da nuvole e banchi di nebbia. Il Sole e la Luna non apparivano chiari in cielo; erano circondati dall’arcobaleno, dall’iride sacra. L’uomo di allora comprendeva ancora il linguaggio della natura. Ciò che oggi parla all’uomo nello scrosciare delle onde, nel mormorio del vento, nel fruscio delle fronde, nello strepitio del tuono, senza esserne ormai più compreso, tutto ciò allora gli era comprensibile. Gli uomini sentivano in ogni luogo che qualcosa parlava loro. Nel linguaggio delle nuvole, dell’acqua, delle fronde e del vento, risuonava loro una parola: tao (questo sono io). L’Atlantide la udiva e la comprendeva. Il tao pervadeva il mondo intero.
In fine, dalla cima dell’albero di Natale, ci saluta, per cosi’ dire, il pentagramma ossia tutto ciò che, in quanto uomo, pervade l’universo. Qui non è il caso di soffermarci sul senso recondito di questo pentagramma. Possiamo però dire che esso ci appare come la stella dell’umanità, dell’umanità in continua evoluzione. E’ la stella che tutti i savi seguono, come la seguirono in un remoto passato i savi sacerdoti. E’ il senso stesso della Terra, che nasce nella notte sacra del Natale, quando la somma luce irraggia dalle più profonde tenebre. L’uomo si trova ora in una condizione, per cui la luce deve generarsi in lui; per cui una parola significativa deve lasciare il posto ad un’altra parola. Non si dovrà più ora dire che le tenebre non comprendono la luce; bensì, nello spazio universale, dovranno risuonare, come una verità, queste parole: al cospetto della luce che si irraggia dalla stella dell’umanità, le tenebre si ritraggono e comprendono la luce. Queste parole ci devono risuonare nella festa del Natale. Da esse deve risplenderci la luce spirituale. Celebriamo dunque il Natale come la festa del sommo ideale dell’umanità, e suscitiamo nell’anima nostra questa fiducia gioiosa: sì, anch’io sperimenterò in me stesso quella che dobbiamo chiamare la nascita dell’uomo superiore; anche in me avrà luogo la nascita del Salvatore, la nascita del Cristo.

(Rudolf Steiner)

Fonte: Postimago

“Contrappunti”, sedicesima edizione al Teatro delle Maddalene di Padova… in scena “PICABLO dedicato a Pablo Picasso”

December 16, 2011 Leave a comment

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Da venerdì 16 dicembre a giovedì 22 dicembre al teatro delle Maddalene di Padova prosegue la sedicesima edizione di “CONTRAPPUNTI”.
In scena “PICABLO dedicato a Pablo Picasso”, prodotto da Tam Teatromusica tra pittura, suoni e trasformazioni pittoriche.
Padova, 14 dicembre 2011 –  Secondo appuntamento in cartellone per  la 16a edizione di Contrappunti,  la rassegna di teatro, musica e danza promossa e organizzata da Tam Teatromusica al Teatro delle Maddalene di Padova, con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, della Regione del Veneto e di Arteven, e il sostegno del Ministero per i Beni e le attività culturali.
In scena dal 16 dicembre al 22 dicembre alle ore 21 (domenica 18 dicembre alle ore 17)  l’ultima produzione del Tam Teatromusica, ossia “PICABLO dedicato a Pablo Picasso”,  spettacolo che ben si inserisce in Contrappunti 1_RAM, all’insegna dei nuovi linguaggi del contemporaneo. Selezionato al festival Sguardi Venezia 2011 e al Premio Off  Teatro Stabile del Veneto, Picablo rappresenta l’arte della trasformazione e della scomposizione, proprio come il cubismo di Pablo Picasso: al centro, la pittura e le opere dell’artista spagnolo. Sul palco Flavia Bussolotto e Alessandro Martinello; l’ideazione è di Michele Sambin, che ne ha curato anche la regia, le immagini e i suoni (assieme a Kole Laca, Luca Scapellato, Davide Sambin), la scrittura scenica è di Pierangela Allegro, mentre le video animazioni portano la firma di Raffaella Rivi.
Pablo Diego Josè Francisco Juan Maria Cipriano Clito Patricio sono solo alcuni dei tanti nomi di Picasso. Il Tam li ha considerati l’indizio di una personalità sfaccettata e multiforme della quale ha ricercato i motivi ricorrenti e le invenzioni straordinarie, fino ad accorgersi che gli sarebbe piaciuto mettere in scena la sua pittura. All’inizio è un vecchio Picasso quello che dal suo studio ci guarda. Lentamente andrà indietro nel tempo fino a tornare bambino… È nello studio del pittore che tutto ha inizio, è lì che i quadri prendono vita, vengono interpretati abitati e trasformati. È nello studio che avvengono scoperte e rivelazioni che ci portano fuori in spazi aperti in compagnia di saltimbachi e tori, ballerine, colombe, arlecchini e toreri…
Giocano tra loro i due protagonisti nello studio del pittore, manipolano, ricompongono, reinterpretano, danno vita scenica ai tanti quadri dipinti da Picasso. Il desiderio è che ogni spettatore sappia lasciarsi coinvolgere da uno spettacolo che volutamente lascia aperta la porta dell’immaginazione, perché ognuno entri e giochi a suo modo. Perchè nel  Picablo di Tam Teatromusica non c’è nulla da capire, molto da sentire.
Il calendario di questa prima parte della rassegna Contrappunti prosegue a gennaio con uno spettacolo di Tam Teatromusica che dal 2007, anno della sua produzione, ha riscosso un grande successo sia in Italia che all’estero: “Anima Blu” dedicato a Marc Chagall,  vincitore del  Premio Eolo Awards 2008 per il miglior spettacolo di Teatro Ragazzi italiano e del Premio Festival Feten 09 – Gijon (Spagna) per la migliore scenografia. Anima Blu è un viaggio nella poesia e nell’emozione dei quadri di Chagall, accompagnato e generato dalle suggestioni videoartistiche, dal ritmo e dalla musicalità del gesto in forma coreografica. A conclusione della prima parte della rassegna, “Circoparola”, prodotto dalla compagnia Pantakin Circo Teatro. Spettacolo che mette a confronto il linguaggio circense con alcuni interpreti dell’arte contemporanea, come la coreografa Silvia Gribaudi e lo scrittore-drammaturgo Tiziano Scarpa. Sono tutti spettacoli che prevedono anche una visione pomeridiana, per portare insieme a teatro anche i più piccoli e le famiglie.
Per prenotare: paola@tamteatromusica.it 049-654669/656692 (dalle 9.00 alle 13.00); 334-7685121 (il pomeriggio dei giorni dello spettacolo); per informazioni: http://www.tamteatromusica.it. Biglietto intero: 8 euro, ridotto 6€ (anche per i possessori della “Studiare a Padova card”); ridotto 2,50€ per i possessori della “Giovani a teatro card”, un’iniziativa di Fondazione Venezia ed Euterpe Venezia.

Albero di Natale, simbolo cosmico

December 16, 2011 Leave a comment

Questa volta la facciamo facile, facile… Non è un mistero per nessuno che l’albero rappresenti un simbolo e non è un’idea di un qualche assessore all’urbanistica. Gli alberi, infatti, fortunatamente sono comparsi su questo pianeta molto prima degli assessori. E, anche se ci stiamo impegnando a distruggerli, finiranno molto dopo…
L’Albero è da considerarsi una sorta di “cattedrale” delle culture animiste più antiche e il suo culto è tuttora piuttosto diffuso. Presente in tutte le religioni arcaiche, è l‘albero cosmico della mitologia germanica (e la tradizione del nostro abete natalizio prende piede proprio dai germani), ma anche l’albero indiano dei Veda, l’albero della Vita persiano e biblico, e così via…
D’altronde, si tratta di un elemento che si presta: rappresenta la vita, dà alimento e rifugio, purifica l’aria che respiriamo, collega terra e cielo, ha a che fare con tutti e quattro gli elementi, affonda solide radici nella Terra Madre e si eleva, con una struttura piramidale, verso le gerarchie celesti (e le conifere si prestano perfettamente a tale lettura).
Chi ha viaggiato nell’India del Nord, in Asia Centrale, in Cina, in Tibet, in Siberia e in diversi Paesi africani, avrà sicuramente notato che alcuni alberi – in genere i più antichi o maestosi – sono oggetto di culto: vengono legati sottili fili intorno al tronco per accendervi incensi e infilarvi ghirlande di fiori; alla base dell’albero vengono deposti fiori, cibo, lumi accesi. Una tradizione ancor viva un po’ in tutto il mondo.
Su una tavoletta babilonese molto antica (1850 a.C.) è raffigurato un albero stilizzato, ai cui rami sono appese delle losanghe che raffigurano gli astri mentre, alla sommità, è raffigurato il Sole, che domina. Si tratta certamente del più antico albero di Natale finora rinvenuto (ricordiamo che a Babilonia il Dio Sole Samash era festeggiato il 25 dicembre). Si sa comunque che i babilonesi usavano anche decorare l’albero appendendovi diverse varietà di frutti.
Celti, Sassoni, Normanni portavano alberi in casa per tener lontani gli spiriti cattivi, gli Egiziani vi portavano le palme e i Romani gli abeti. Come segno di venerazione verso gli alberi consacrati, gli antichi erano soliti appendere mele e altri frutti come offerte alle divinità. La tradizione era estesa in tutto il nord Europa: per ringraziare la terra della sua generosità, e in segno di buon auspicio per i successivi raccolti, i contadini appendevano sugli alberi i frutti dei loro raccolti. Gli antichi Germani appendevano anche pietre ai rami delle querce, per far tornare gli spiriti fuggiti con la caduta delle foglie. Successivamente, gli alberi si arricchirono di frutti colorati, ghirlande, e candeline.
La prima ripresa di questa antica usanza viene documentata a Strasburgo, in Germania, nel 1539, ma pare che fino all’Ottocento sia rimasto un semplice fenomeno locale. In questo secolo, fabbricanti germanici e svizzeri cominciarono a produrre ninnoli di vetro soffiato, gli americani successivamente aggiunsero l’idea delle lampadine. Poi, nel 1840, la duchessa di Orléans, imitando l’ambasciatore asburgico, fece addobbare un enorme albero nel giardino delle Tuilleries a Parigi, e la moda dilagò così tra tutte le corti europee.

Fonte: Adea Edizioni

Silvio Berlusconi, difficile governare gli italiani… Mario Monti costretto alla retromarcia su tutto

December 16, 2011 Leave a comment

Il Cavaliere: “Non è detto che il professore duri fino al 2013”. Poi sulla Ue dice: “L’obbligo di arrivare alla parità di bilancio eliminando il deficit con una data decisa da Bruxelles? Assurdo, io mi ero opposto”. Bocciate le norme su pensioni e scudo fiscale. Apertura per una cancellazione dell’articolo 18. Poi rivela: ”Sto leggendo Mussolini, mi ritrovo in molte cose. Aveva ragione quando diceva che non è difficile governare gli italiani, ma è inutile”.
“In Italia nessuno riesce a fare quello che vuole. Lo stesso Monti aveva proposto un provvedimento di riforma, ma poi ora il Professore è stato costretto a fare retromarcia su tutto. Monti è davvero disperato”. Così Silvio Berlusconi al Tempio di Adriano per la presentazinoe del libro di Bruno Vespa ‘Questo amore’. Ma anche “Passera è disperato – aggiunge – perché ha visto i tempi delle opere pubbliche”.
Poi l’ex premier spiega: ”Io avrei messo il veto” in Europa ”contro questa politica recessiva”. Ma “siamo in un’emergenza e quando si è in emergenza si tratta di scegliere il male minore”, dice ancora l’ex premier, spiegando che per questo il Pdl ”voterà la manovra” del governo Monti.
“Un movimento politico è sempre in campagna elettorale. Noi siamo pronti al voto in qualsiasi momento e questo può capitare domani o dopodomani. Non c’è nessuna certezza che questo governo possa andare avanti fino alla legislatura”.
L’ex premier spiega che ”rispetto alla manovra europea mi ero già opposto diverse volte a questa volontà di introdurre come obbligo assoluto il fatto che i vari Paesi puntassero, entro il 2013, 2014 o 2015 a seconda dei Paesi, alla parità di bilancio eliminando il deficit. Questa è una cosa assolutamente assurda. E appena io non sono stato là a porre il veto è passata”, rimarca.
Quindi entrando nel merito della manovra, il Cavaliere boccia le norme su pensioni e scudo fiscalementre dice sì alla cancellazione dell’articolo 18. ”Non si possono cambiare le pensioni se si toccano i diritti acquisiti, o fare la patrimoniale continuativa per i capitali rientrati con lo scudo fiscale. Non ne facciamo una battaglia, perché gli evasori non sono simpatici, ma uno Stato non può e non deve fare queste cose”. Il Pdl invece appoggerebbe modifiche allo statuto dei lavoratori. ”Abolire l’articolo18 – spiega – sarebbe un bene per l’Italia, ma la vedo come cosa molto difficile da realizzare. Ci abbiamo già provato, ma sempre senza successo”. Bocciate per Berlusconi anche le liberalizzazioni per taxi e farmacie. ”Per molti tassisti – spiega il Cavaliere – la licenza è l’unico bene che hanno, è il loro tesoro personale, ci hanno lavorato per tutta la vita. Io – avverte – dissento dal fatto che l’importante per il Paese sia liberalizzare i taxi e le farmacie, non penso siano un ostacolo allo sviluppo, non mi piace la moda di queste liberalizzazioni”.
Parlando della politica interna si concede una battuta su Casini: “Gli elettori votano Casini perché è un bel ragazzo. E’ così, non lo dico io, lo dicono i sondaggi”.
Quanto a Bossi “non sono riuscito a vederlo. La Lega è tornata al suo carattere quello che sono riuscito a contenere in queste anni di alleanza. Non ci sono rapporti tesi con la Lega. Un conto è ciò che appare un conto è ciò che è. Bossi sta facendo il suo gioco sta pensando a conquistare più consensi”. Quando gli fanno notare che oggi il Senatur ha detto che se “vede Berlusconi si mette a ridere”, il Cavaliere replica: “Bossi lo conosciamo ha queste uscite rustiche e ruvide. Sono capace anch’io di rispondere ‘Bossi mi fa piangere’ ma non lo dico…”. In ogni caso “non penso che l’alleanza con la Lega sia persa e finita, anche perché non sono così masochisti. Se vanno da soli alle prossime amministrative non vincono. Senza di noi perdono. Non sono riuscito a vedere Bossi. La Lega è tornata a comportarsi in una certa maniera perché cerca di conquistare più voti. Io l’ho contenuta, ma ora è tornata a fare come prima”.
Tremonti? ”E’ meglio che non risponda alla sua domanda, perché una mia risposta avrebbe conseguenze negative”. Meglio ”tornare al tema dell’amore”.
Il Cavaliere torna quindi a parlare delle sue cene “del tutto eleganti e normali” per le quali ”sono stato sottoposto a un linciaggio da parte dell’opposizione, della stampa italiana e di una parte della stampa internazionale”. Ma ”io rifarei tutto, non cambierei nulla”.
Sull’asta delle frequenze tv Berlusconi si dice del tutto “indifferente, non me ne sono per niente interessato. Ma ho una consapevolezza: con il numero incredibile di frequenze oggi disponibili ci sarà pochissima gara per occuparle”. ”Non credo che Mediaset farà offerte perché i costi per occupare le poche frequenze rimaste sono elevati. E d’altronde anche Sky ha rinunciato. E credo che anche la Rai sia sulla stessa posizione”.
In fine, cita Mussolini: ”Questo Paese è ingovernabile. Mussolini aveva ragione quando diceva che non è difficile governare gli italiani, ma è inutile”. Il Cavaliere rivela sta in questi giorni sta leggento i diari di Benito Mussolini e le lettera di Clara Petacci. ”Debbo dire che in quelle lettere -spiega- mi ci ritrovo. Chi governa l’Italia non ha potere, puo’ al massimo chiedere una cortesia, ma non può dare ordini”. L’ex premier ricorda come il Duce si lamentasse del fatto di non potere neppure raccomandare una persona. ”Che democrazia e’ questa?”, si chiedeva Mussolini. E infatti, fanno notare a Berlusconi, non era una democrazia quella del dittatore fascista. ”Beh era una democrazia minore”, replica il leader del Pdl.

Fonte: IGN Adnkronos