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Giappone, caccia alle balene con fondi vittime tsunami

La denuncia viene da Greenpeace ed è di quelle che fanno riflettere soprattutto se si è stati tanto caritatevoli da fare un offerta per i danni dello tsunami che ha colpito il Giappone nel marzo 2011. L’associazione ambientalista denuncia il fatto che il Giappone avrebbe utilizzato parte dei fondi destinati alle vittime del terremoto e del disastro nucleare di Fukushima per finanziare la caccia alle balene. Oltre venti milioni sarebbero gli euro investiti in una pratica illegale. Il Giappone si è giustificato adducendo come motivo (e dunque confermando quanto sopra detto) che i soldi erano stati investiti in misure di sicurezza aggiuntive e per coprire i debiti della flotta, che molti villaggi dipendevano proprio dalla caccia alle balene per la propria sopravvivenza e che molte barche avrebbero subito danni dallo tsunami. Dunque, ai sensi della legge, il denaro sarebbe stato effettivamente riutilizzato per la ricostruzione post-terremoto.
Una risposta molto ironica e fuori luogo così come lo è il modo in cui il Giappone continua a cacciare indisturbato; oltretutto nelle acque antartiche, considerate da Australia e Nuova Zelanda il «santuario internazionale delle balene», dove questi animali dovrebbero godere della protezione da parte delle autorità, grazie anche al loro indiscutibile valore di attrazione turistica.
C’è da scommettere, visto quanto detto,che quest’anno la tradizionale caccia alle balene del Giappone non attirerà le critiche della comunità internazionale soltanto perché si tratta di una pratica barbara e, oltretutto, illegale: sulle autorità nipponiche grava la pesante accusa mossa da Greenpeace che ha immediatamente fatto il giro del mondo, destando unanime indignazione; quella di aver finanziato il programma annuale di caccia nei mari con denaro proveniente da fondi destinati alle vittime del terremoto e del disastro nucleare di Fukushima.

Fonte: Net1News

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