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“La bambina di neve” di Eowyn Ivey, Giulio Einaudi Editore

La bambina di neve
Eowyn Ivey
2011
pp. 414
€ 19,00
ISBN 9788806209087
Traduzione di Monica Pareschi
Una notte fatata porta la prima neve dell’anno.
Stregati dai fiocchi che volteggiano nell’aria, Jack e Mabel costruiscono un pupazzo.
Una bimba di neve.
Che il mattino dopo misteriosamente scompare.
Al suo posto, forse, una bimba bionda che corre nei boschi. Una bimba selvaggia che di tanto in tanto torna a trovarli.
Una presenza struggente nelle terre estreme d’Alaska.
La neve fresca ricopriva il terreno e luccicava e brillava argentea al chiaro di luna. La stalla e piú in là gli alberi sembravano sagome indistinte. Ai margini del bosco, lo vide di nuovo. Un bagliore azzurro e bianco. Era ancora intontito dal sonno. Chiuse gli occhi lentamente, li riaprì e cercò di mettere a fuoco.
Eccola lí. Una minuscola figura che sfrecciava tra gli alberi. Era una gonna quella che le copriva le gambe? Una sciarpa azzurra al collo, e capelli bianchi che le ricadevano sulla schiena. Esile. Rapida. Una bambina. Che correva ai margini della foresta. E che poi svaní tra gli alberi.
Jack si strofinò gli occhi con il palmo della mano. Non aveva dormito abbastanza. Doveva essere per quello. Troppe giornate interminabili. Si allontanò dalla finestra e infilò gli scarponi, lasciandoli slacciati. Aprí la porta e l’aria gelida gli tolse il respiro. La neve crepitava sotto le suole mentre si avviava verso la catasta della legna. Fu solo mentre stava tornando con un mucchio di legna di betulla spaccata fra le braccia che si accorse della loro bambina di neve.
Posò la legna a terra e con le braccia libere si diresse verso il pupazzo. Al suo posto c’era un mucchietto disordinato di neve. I guantini e la sciarpa erano spariti.
Spinse da parte la neve con la punta dello scarpone.
Un animale. Forse ci era finito in mezzo un alce. Ma la sciarpa e i guantini? Un corvo o una ghiandaia, forse. Era risaputo che certi uccelli selvatici rubano gli oggetti. Girandosi, si accorse delle orme. Il chiaro di luna illuminava le cavità. Le impronte affondavano nella neve, partendo dalla capanna in direzione degli alberi. Si chinò a esaminarle. La luce blu-argentea era fioca, perciò sulle prime non si fidò dei propri occhi. Un coyote, o magari una lince. O qualcos’altro. Si chinò ancora di piú e toccò l’orma con la punta delle dita nude. Impronte umane. Minuscole. Come quelle di un bambino.
La bambina di neve
***
Le sere in cui scrivevo questa storia, nella mia casa in Alaska, non avrei mai immaginato che il mio romanzo un giorno avrebbe attraversato l’oceano intero per arrivare fino al vostro paese.
Io e mio marito siamo entrambi cresciuti in Alaska e abbiamo uno stile di vita che per alcuni aspetti è molto simile a quello dei protagonisti del romanzo: coltiviamo un orto, alleviamo galline, andiamo a pesca di salmoni, raccogliamo bacche selvatiche, andiamo a caccia di alci e caribù. Durante l’inverno, lungo e pieno di neve, portiamo le nostre due bambine sullo slittino, oppure a sciare, o a pattinare sul ghiaccio, e anche noi abbiamo creato i nostri pupazzi e i nostri angeli di neve.
Sono un’avida lettrice e lavoro part-time in una libreria. Proprio lì, nelle pagine di un libro illustrato per bambini, ho scoperto per la prima volta la fiaba russa Snegurochka. Ho capito subito che quella era la storia che avrei raccontato. E quando immaginavo Jack e Mabel nella loro fattoria, o Pruina e la sua volpe che correvano nella foresta, la mia musa era sempre l’Alaska, con il suo paesaggio.
Eowyn Ivey
***
A guardarla nelle foto, con i capelli sciolti, le guance rosse e neppure un filo di trucco, Eowyn Ivey sembra una ragazzina. Se pensi all’Alaska come a un paesaggio di sconfinata bellezza, con le distese innevate, le foreste, gli animali selvatici e i panorami mozzafiato, non hai nessuna difficoltà a immaginartela lì, una specie di folletto che vive fuori dal tempo.
Più difficile, invece, figurarsela alle prese con la vita quotidiana, durissima, di chi ha scelto di non estirpare le proprie radici e vivere in una terra affascinante quanto inospitale. Perché l’Alaska, come ogni estremo Nord, è un paese che ha due anime diversissime, e Eowyn Ivey, che dell’Alaska ha fatto la sua musa, nel suo libro è riuscita a metterle entrambe.
Jack e Mabel, due coniugi non più giovani, vivono in una fattoria isolata al limitare della foresta, immersi nella brutale meraviglia del paesaggio più incontaminato. Ogni giorno per loro è una sfida continua ed estenuante per la sopravvivenza nella natura selvaggia. Alla fatica quotidiana si aggiunge, insieme alla consapevolezza del tempo che passa, il rammarico di Mabel per non essere riuscita ad avere figli.
Il primo giorno d’inverno, però, sotto una nevicata silenziosa, i due sembrano dimenticare ogni difficoltà e, improvvisamente vicini dopo tanto tempo, costruiscono un pupazzo, una bambina di neve. La mattina successiva, quando Jack apre la porta del cottage, il pupazzo è scomparso. In lontananza, una bimba bionda corre via tra gli alberi.
La piccola si chiama Pruina, e tornerà a visitare Jack e Mabel più volte, accompagnata da una volpe rossa o arrivando alla radura dopo la caccia nei boschi, come uno spirito dell’inverno che ha sempre abitato quei luoghi, e loro finiranno per amarla come la figlia che non hanno mai avuto. Ma, presto o tardi, dovranno fare i conti con la realtà: scoprire chi è davvero Pruina, e imparare che il destino può regalare e togliere con la stessa inspiegabile imprevedibilità.
L’ispirazione per La bambina di neve nasce da una fiaba russa, quella Snegurochka già tante volte riscritta e reinterpretata in letteratura, a teatro, nel balletto e nel cinema. Ma il risultato raggiunto dalla Ivey è molto più che un adattamento o una riscrittura in chiave moderna: lasciando intatti alcuni elementi della trama, questa giovane scrittrice ne ha ricavato un romanzo che sorprende per la costruzione perfetta dell’intreccio e per la ricchezza dei temi, e che incanta con una lingua che è insieme misura e poesia.
Leggero e delicato come un fiocco di neve, questo esordio letterario è anche un romanzo durissimo, profondamente umano, che ci restituisce il ritratto di un mondo sospeso tra incanto e miseria, contemplazione e lotta, un mondo nel quale convivono bellezza e minaccia. Una storia preziosa e struggente, abbagliante come la superficie di un lago ghiacciato oltre cui batte un cuore caldissimo.
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