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Intervista a Gli Atlantis a cura di Stefania Ciocca

Atlantide è una mitica città sorta in tempi remoti e poi scomparsa nello spazio di un giorno e di una notte, punita per aver invaso Atene. Il filosofo greco Platone parla di Atlantide nei suoi scritti, ma (come tanti altri miti) oggi non si ha la certezza se sia esistita davvero. Se, però, Atlantide fosse davvero esistita, sarebbe stata il regno ideale di un tempo remoto fatto anche di armonia e potenza.

Armonia e potenza sono proprio le parole che meglio descrive quattro atleti che si sono ispirati nel nome, nell’immaginifica estetica e nella suggestione, proprio alla “perduta” Atlantide.
Gli Atlantis sono un gruppo acrobatico formato da quattro ragazzi ucraini che si sono riuniti nel 2000 sotto il nome della famosa città sommersa e, come la loro omonima, nell’esecuzione del numero che propongono sanno davvero affascinare con potenza, equilibrio, grazia ed eleganza. Il numero in sé consiste in una serie di prove di equilibrismo, acrobazia in banchina ed anche verticalismo, ma gli Atlantis non nascondono la loro provenienza e la formazione sportiva.
Oleksiy Artemchyk, Valery Katyushyn, Sergiy Sevastyanov, Sergiy Artemchyk, tutti e quattro di Kiev, sono di età compresa tra i 27 e i 33 anni, sono abbigliati con un costume azzurro, resi uguali dal medesimo trucco e dalla stessa tinta di capelli e rappresentano esseri riemersi dalla mitica Atlantide: delle onde del mare conservano la flessuosità, e di quella che la mente umana ha immaginato potesse essere la città scomparsa conservano i colori.

S.C.: Qual è la vostra provenienza artistica?

A: Noi ci siamo formati alla scuola sportivo-acrobatica di Kiev nella quale siamo entrati tutti all’età di circa sette anni. La scuola ci ha offerto una formazione atletica e professionale tanto che, prima del circo, abbiamo avuto diverse esperienze di tipo professionistico nello sport.

S.C.: E l’incontro con il circo quando è avvenuto?

A: Nel 2000 abbiamo fatto il nostro ingresso nel circo con il nome e l’esibizione di Atlantis, ma ufficialmente il primo contratto della nostra carriera è stato nel 2001 con la vittoria di una medaglia di bronzo al Golden Circus Festival di Liana Orfei a Roma. Abbiamo continuato a lavorare in Italia anche per la televisione partecipando al programma tv Circo Massimo. Nel 2004 siamo stati invitati a Parigi al Festival du Cirque de Demain e lì abbiamo vinto l’oro, così da quel momento abbiamo avuto molte più possibilità di poterci esprimere nell’ambito del circo.

S.C.: Com’è la vostra giornata tipo?

A: Varia molto a seconda se si è sotto contratto o meno. Se siamo scritturati dedichiamo buona parte della giornata all’esercizio, alle prove e agli allenamenti per mantenere la forma fisica. Poi intervengono altri fattori che determinano la tipologia delle prove: per esempio se nel corso di una giornata ci sono uno o due show, oppure se abbiamo qualcosa da migliorare ed errori da correggere, o ancora se dobbiamo imparare a muoverci in uno spazio che ancora non si conosce bene.

S.C.: Chi ha ideato la vostra “estetica”, cioè trucco e costumi?

A: Al momento eseguiamo solo questo numero e siamo noi quattro i principali fautori delle scelte estetiche, sia per i costumi che per la modalità con cui ci presentiamo (la tinta di capelli biondo platino e il makeup li rendono identici, ndr). Del costume abbiamo un paio di versioni diverse e ci capita di avvalerci anche dell’aiuto di un’altra persona che lavora nel mondo del circo che ci dà dei suggerimenti e delle direttive utili.

S.C.: Prima della vostra presenza all’American Circus dove avete lavorato?

A: Le nostre ultime esperienze sono state una tournée estiva in Svezia e cinque stagioni passate in Germania al Circus Krone. In Germania, avendoci trascorso tanto tempo, ci siamo ambientati e ci siamo anche trovati molto bene. Abbiamo lavorato anche in show che ci hanno portati un po’ ovunque: Svizzera, Polonia, Inghilterra, Libano, Giappone…

S.C.: E l’esperienza italiana come procede?

A: E’ già la quarta volta che veniamo in Italia e ci troviamo benissimo, l’adoriamo: il paese è molto bello, è stupendo viaggiare attraverso l’Italia. Il clima è ovviamente fantastico così come lo sono le persone e il pubblico. Inizialmente ci avevano avvertito che avremmo trovato un pubblico “strano” ma a ben vedere ogni paese ha le sue peculiarità e noi troviamo che il pubblico italiano sia caloroso. In più essere qui all’American Circus è per noi motivo di grande soddisfazione: si lavora bene a contatto con gli altri artisti e la direzione è ottima, sono persone corrette, disponibili ad aiutare e supportare ogni richiesta. Siamo contenti di aver conosciuto la famiglia Togni, persone davvero buone.

Tante sono le domande che possono sorgere se si pensa al mito di Atlantide ma una risposta è davvero suggestiva, ed è riportata proprio sul sito web degli Atlantis: Atlantide è un’isola che si trova nascosta in qualche angolo del cuore umano, un luogo dove ancora si sogna un posto migliore e fatto di speranza.

Traduzione dal russo di Sasha Galkin

a cura di Stefania Ciocca

Fonte: Il Circo

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