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“31 Ottobre” di Maurizio Clicech, Rupe Mutevole Edizioni

31 OTTOBRE
Maurizio Clicech
Collana – La quiete e l’inquietudine – nr. 10
Euro 10,00

ISBN 978-88-96418-26-0

31 ottobre nacque dall’idea del 1992 di raccogliere alcune novelle che avevo scritto a corollario del mio primo romanzo, intitolato “Rio Ospo”.  Rio Ospo non venne mai pubblicato, in quanto legato alla contemporaneità del momento storico, era il 1980, e soprattutto al gruppo di amici che ne erano involontari protagonisti. Passato qualche anno alla ricerca infruttuosa di un editore disposto almeno a leggerlo, decisi di lasciarlo nell’oblio dei ricordi.

Rimasero le novelle.

Una, intitolata proprio 31 ottobre 1849, nella sua parte centrale divenne il “Prologo” del romanzo successivo.

Era il 1994, il 31 ottobre 1994. Ed era una pura casualità.

Trieste è un luogo strano, contradittorio. Nei risvolti di un feroce e radicato passatismo malinconico ed autonostalgico, possono nascere degli slanci di modernità pionieristica quasi fantascientifica, tanto che il tizio che dondola davanti a te in autobus, alle sette del mattino, potrebbe essere un ricercatore ritornato a casa dopo sei mesi di antartide, o peggio, un aspirante premio Nobel per la fisica.

Ma Trieste è anche un posto zeppo di gente ferita, dai ricordi ancora vividi di tragedie e sofferenze. Meglio non essere empatici se i luoghi della memoria sono gli stessi della propria contemporaneità.

Ciò nonostante, tutto va avanti.

Era la location ideale per la storia che avevo in mente, Trieste e soprattutto i suoi dintorni, e la sua gente, così diversa e mischiata da essere imparentata col mondo intero.

Iniziai a scrivere. Le sensazioni autunnali, i campi impensabili, la gente che incontravo, si fusero nella storia. Impiegai quasi un anno a completarlo. Poi, nulla. Anni di diversa difficoltà esistenziale mi spinsero a prediligere la composizione, e soprattutto la sintesi poetica.

31 ottobre rimase uno dei tanti file nel pc. Finchè non lo proposi a Rupe Mutevole, e finalmente venne pubblicato, a 15 anni dalla stesura.

Un avvenimento narrato è successo realmente, mentre i personaggi ed i loro nomi, le loro vicende, sono di pura fantasia. Gli spettri della storia purtroppo sono autentici.

Maurizio Clicech

Maurizio Clicech ha tra le dita una tastiera di luce, d’inquietudine meravigliosa e forte, come la luna che fa capolino mensilmente e si lascia scoprire. E’ questo ciò che mi viene da dire leggendo queste piccole perle di saggezza d’un libro che a mio avviso non sarà per tutti, ma per pochi attenti, capaci di comprendere, dotati di acutezza e di cultura, una raccolta con solo ventidue poesie che aprono però gusci durissimi e difficili da scovare, come scrigni contenenti rarità. Eccolo qui uno dei miei primi autori inquieti, capostipite di una corrente letteraria che sta accogliendo sempre più seguaci, ma il Nostro rimane un padre, un esempio, un folle sano. Sano nella forza e nei concetti, nelle corde speciali che qui si percepiscono in una maturità piena, sia estetica che umana. Non manca l’ironia dura, la tragica comprensione dei fallimenti umani, delle facciate da esibire di cui l’uomo si nutre per nascondere la propria miserabile essenza. E Clicech lo grida, non si fa scalfire da timori né da titubanze, lui corre dritto verso la conoscenza poiché sa, ha capito che la vita vola, è il soffio lungo al massimo cent’anni a cui tutti soccomberemo. Da lì la frenesia lucida che sovverte in maniera magica colori, espressioni, tematiche. Cosa importa se esistono le alienazioni da stress di guadagno, di potere e politica (  … Per soldi e potere ogni sistema tradisce, e per se stesso, di vanagloria perisce!), cosa se questa corsa è solo fatta di anse di tempo e noi lo rincorriamo come mediocri e ne facciamo santuari di futilità? La spugna impregnata di tasti dolenti schiaccia la penna e sbrodola verità che qui, alla luce di un cammino sempre in ascesa per l’Autore, vengono snocciolate con finezza, classe, vortici immateriali, spesso satirici, altre volte dolcissimi, profondi sempre e comunque.  Quindi l’esistenza non è una gara, non uno sfarzo di oggetti da possedere, bensì “Arcobaleni di sensazioni dal tavolino di un caffè,intorno bianca pietra d’Istria del mare il riverbero diffondere,sotto lo sguardo complice di Micheze e Jackeze, statue da sempre,l’orizzonte guardare”! Tale comprensione rimane il quid fondamentale di  SINTESI DI SEGNI, mi sovviene a questo proposito un poco il pensiero ginsberghiano, tipico della beat generation tradotto in inquietantismo, sì, nel senso più pacato del termine, laddove il senso putrescente del male sociale viene sterminato dall’ideale. Così eccola qui la vera poesia, lirica e musicale, dalle tonalità a tratti acute, che mai però stridono. Come non emozionarsi con il testo dal sapore leopardiano di Luna moderna nell’attesa?, o ancora, nella lirica Peripli : “… attorno al nostro sentire, di mare, di pace, nel volo immerso di un cormorano, turbini di argentei minuti guizzi sfidare, attorno al nostro volere, abitudinari bagnanti in circoli di mezz’acqua antico, desueto ciarlare, attorno al nostro domani, cerchi di bimbi felici il futuro sognare”. Grande Maurizio Clicech, che con questo suo ultimo lavoro sta conquistandosi sempre più il meritato podio.

SILVIA DENTI

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni

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