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Archive for October 8, 2011

Nasa, ammissione parziale Pianeta X… alias ‘Tyche’ o ‘Nibiru’

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NASA, conferenza NEOWISE – 29 September 2011

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“Tesis ” di Alejandro Amenábar (1996)

October 8, 2011 Leave a comment

Tesis è un film a colori di genere drammatico, horror, thriller della durata di 125 min. diretto da Alejandro Amenábar e interpretato da Ana Torrent, Fele Martínez, Eduardo Noriega, Xabier Elorriaga,Miguel Picazo, Rosa Campillo.
Prodotto nel 1996 in Spagna.

Angela è una studentessa di cinema impegnata nella preparazione della propria tesi: violenza e audiovisivi. Un tema delicato, che la porta a sfiorare il terribile mondo degli snuff movies. Dopo la morte del suo professore, Angela entra in possesso di uno di questi film e vi scopre l’omicidio di una studentessa del suo stesso istituto scomparsa un paio di anni prima.

Fonte: Movieplayer.it

“Fattorie Didattiche aperte”, manifestazione per la promozione dell’agricoltura del Veneto

October 8, 2011 1 comment

FATTORIE DIDATTICHE APERTE IN VENETO DOMENICA 9 OTTOBRE

Domenica 9 ottobre torna in Veneto la giornata delle “Fattorie Didattiche aperte”, manifestazione proposta dalla Regione e dal mondo agricolo del Veneto come occasione per far conoscere a tutti l’agricoltura e il suo mondo, a diretto contatto con chi vive e lavora ogni giorno nelle nostre campagne.

All’iniziativa, giunta quest’anno alla nona edizione, aderiscono 152 fattorie nelle sette province del territorio regionale, che apriranno le loro porte a gruppi, singoli e famiglie desiderosi di imparare e gustare saperi e sapori locali.

La visita è gratuita. Per motivi organizzativi, ai partecipanti è però richiesta la prenotazione nella fattoria didattica prescelta.

“Sarà un’opportunità speciale – ha sottolineato l’assessore alla promozione del Veneto Marino Finozzi – per toccare con mano, assaggiare, avvicinarsi e vivere la vita rurale, in particolare per i più giovani, ma non solo per loro”.

Le aziende, agricole e agrituristiche, che aderiscono alla Giornata sono iscritte all’Elenco regionale delle Fattorie Didattiche e quindi rispondono ai requisiti previsti dalla specifica “Carta della qualità”, in termini di sicurezza, accoglienza e capacità didattica. La proposta è molto diversificata, perché le fattorie didattiche, normali aziende agricole, operano nei più diversi settori: dalla conoscenza delle vacche in stalla con gare di mungitura all’osservazione di sciami di api in volo; dalle passeggiate in sella ad un pony o un asinello, alla scoperta dei pollai, delle conigliere e degli animali da cortile; dalle escursioni nella natura alla ricerca della fauna selvatica a quattro passi nei frutteti e negli orti; dai laboratori didattici e di manipolazione per fare pane, dolci, formaggi, succhi e marmellate, ai laboratori artistici, filò, favole, racconti dei nonni e tanti giochi antichi, nelle aie e nei cortili.

La Giornata è organizzata dalla Regione del Veneto – Assessorato al Turismo, in collaborazione con le Organizzazioni Professionali agricole (Coldiretti, Confagricoltura, CIA e Copagri) e le Associazioni Agrituristiche regionali (Terranostra, Agriturist, Turismoverde e Agrivacanze). Per saperne di più: http://www.regione.veneto.it e http://www.veneto.to Le Fattorie didattiche aperte sono anche su Facebook: http://www.facebook.com/profile.php?id=100002958781424

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“Passannante” di Sergio Colabona (2010)

October 8, 2011 Leave a comment

Passannante è un film a colori di genere drammatico, storico della durata di 81 min. diretto da Sergio Colabona e interpretato da Ninni Bruschetta, Roberto Citran, Alberto Gimignani, Maria Letizia Gorga, Luca Lionello, Massimo Olcese, Ulderico Pesce, Andrea Satta, Bebo Storti, Fabio Troiano.
Prodotto nel 2010 in Italia e distribuito in Italia da Emme cinematografica il 24 giugno 2011.

Novembre 1878. Giovanni Passannante, giovane cuoco lucano, vende la propria giacchetta per otto soldi e compra un coltello, che somiglia più a un temperino: il suo obiettivo è realizzare un attentato al Re d’Italia. Gli procura solo qualche graffio, ma viene condannato a morte. Successivamente viene graziato e sbattuto a marcire in una segreta sotto il livello del mare e infine imprigionato in un manicomio criminale dove morirà nel 1910. Gli verrà negata la sepoltura e il cranio verrà esposto nel Museo Criminologico di Roma. Da allora Passannante e la sua storia cadono nel dimenticatoio, fino a quando tre uomini testardi, idealisti e un po’ incoscienti decidono d’intraprendere una lunga battaglia per dare sepoltura ai resti del cuoco anarchico. Un teatrante, un giornalista e un cantante combattono la loro battaglia con tutti i mezzi: il teatro e le piazze davanti a gente inconsapevole e compassionevole, nei ministeri, in situazioni grottesche, davanti a funzionari inconsapevoli e indifferenti. La missione dei tre uomini si concluderà nel maggio 2007, quando finalmente Giovanni Passannante verrà tumulato nel cimitero di Salvia di Lucania, il paese che gli diede i natali.

Perché vederlo: Per seguire la vera storia del cuoco anarchico che attentò alla corona italiana pagando un prezzo fin troppo alto. Un’opera interessante per gli intenti divulgativi del regista esordiente Sergio Colabona che affida a Fabio Troiano (protagonista di Goodbye, Mister Zeus!) la responsabilità di un personaggio ingombrante e spigoloso. Con immagini di repertorio.

Fonte: Movieplayer.it

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“Assassinato n. 48” di Mahmoud Darwish

October 8, 2011 Leave a comment

Assassinato n. 48

Nel suo petto trovarono
una lanterna di rose
e una luna.

Giaceva morto su una pietra
trovarono… monetine
nella sua tasca,
e sopra di lui
una scatola di zolfanelli
e un passaporto.

Sul morbido braccio, invece,
c’erano dei tatuaggi.
La madre l’aveva baciato,
l’aveva pianto un anno dopo l’altro.

Spini cervini gli crebbero negli occhi
e le tenebre si addensarono.

Anche il fratello, quando crebbe,
e andò per le vie della città
cercandosi un lavoro, lo buttarono in cella.

Lui non possedeva un passaporto,
ma portava per le strade
una cassa di marciume… ed altre casse…

O bambini del mio paese:
così morì la luna!

poesia tratta dall’opera ‘La fine della notte’ – raccolta ‘I fiori del sangue’

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Antelope Spring, le origini dell’ uomo

October 8, 2011 Leave a comment

Un fossile di piede umano che schiaccia un trilobite fornirebbe la prova che sulla Terra ci sono state antiche civiltà a noi sconosciute, oppure visitatori da altri mondi sul nostro pianeta.

La più antica impronta fossile umana mai rivenuta
Era l’estate del 1968, quando William J. Meister, si trovava nei pressi di Antelope Spring, 43 miglia da ovest di Delta, Utah, alla ricerca di fossili per la sua collezione privata. Era in compagnia della moglie e due figlie, e da Mr. e Mrs. Francis Shape con le loro due figlie. Durante la campagna di scavo scoprirono diversi fossili di trilobiti quando ad un certo punto Meister scoprì l’incredibile impronta aprendo una spessa lastra di circa due pollici di roccia, con il suo martello. La roccia si aprì come un libro, rivelando su una parte l’impronta di un piede umano, con un trilobite nella stessa impronta destra.
“La roccia si aprì come un libro” Meister ebbe modo poi di dire “su di un lato dell’impronta di un uomo”.
L’altra metà della lastra di roccia mostrò un altro perfetto modello dell’impronta del piede e del fossile.
Ma la sorpresa più grande era che l’impronta umana indossava un sandalo!
Un sandalo che sembrava proprio aver schiacciato un trilobite* vivente. Quindi ci troviamo nell’epoca del Cambriano, periodo in cui secondo la scienza non c’era ancora la vita sulla terraferma ad eccezione di licheni, alghe e microscopici funghi, però abbondava nel mare con i suoi piccoli esseri come i brachiopodi, meduse, onicofori, spugne, trilobiti e trilobitiformi.
Il sandalo umano era lungo 26,03 cm e largo 8,9 cm; il calcagno era intagliato più leggermente della suola, con la sporgenza del tacco ben visibile, come dovrebbe essere l’impronta di una calzatura umana.
In un primo tempo Meister non trovò nessun geologo disposto ad esaminare l’ingombrante impronta, per cui si trovò costretto a pubblicare la notizia su un giornale locale, il “The desert news” e in non molto tempo la notizia divenne di diffusione nazionale. E arrivarono coloro che Meister aspettava.
Il 4 luglio 1968, Meister finalmente portò sul luogo del ritrovamento il dottor Clarence Coombs, del Columbia Union College e il geologo Maurice Carlisle, dell’Università del Colorado. Carlisle scavò per due ore prima di trovare uno strato di fango, che rappresentava la prova del fatto che la formazione si era trovata un tempo in superficie ed era pertanto adatta per la conservazione di tracce fossili autentiche.
Ma la formazione non era più in superficie da lunghissimo tempo: lo scisto che recava la traccia della scarpa proveniva da uno strato del Cambriano risalente nientemeno che a 505 – 590 milioni di anni fa (altre fonti invece dicono tra i 300 e i 600 milioni di anni fa).
Purtroppo tale scoperta – com’è logico – irritò il mondo accademico e la comunità scientifica che non vollero prendere sul serio la clamorosa scoperta, giacchè avrebbe portato a rivedere tutta l’attuale storia “costruita” sulle origini dell’essere umano a cui siamo tutt’ora ufficialmente indottrinati e che alla luce di queste scoperte non rappresenta più la verità di come andarono le cose nella storia. Così quando Meister sparse la notizia della sua scoperta questa non venne presa in seria considerazione come dovuto: un geologo della Brigham Young University replicò seccamente che la «traccia» era in realtà un bizzarro esempio di erosione. Un professore del Michigan liquidò il fatto come un travisamento o un falso. «Non si è mai avuto un ritrovamento autentico di questo tipo» fu la sua conclusione. Diedero giudizi affrettati senza studiare scientificamente la prova come sarebbe stato corretto, chiudendo così “volutamente” la porta a un fatto che avrebbe fatto crollare come un castello di carte la storia delle origini, che di certo non è più (e non è mai stata) quella che la scienza e la religione hanno costruito ed elaborato per poi darcela in pasto.

Scoperta Confermata da analisi computerizzata
Michael A. Cremo e Richard L. Thompson due ricercatori americani di frontiera e saggisti, forti sostenitori dell’implicazione extraterrestre con le origini dell’essere umano avendone studiato reperti archeologici miti e leggende, hanno provveduto ad analizzare al computer l’impronta concludendo che essa non differiva in alcun modo dal tipo di impronta che avrebbe lasciato una scarpa moderna; quindi l’impronta Cambriana è autentica anche se la comunità scientifica nega per fede senza averla mai esaminata, ben sapendo sotto sotto che è un reperto veritiero.

Altre impronte di piedi umani ad Antelope Springs
Ma le sorprese non finiscono qui.
Il 20 luglio di quel medesimo anno, il sito di Antelope Spring, fu esaminato dal Clifford Burdick, professore e geologo di Tucson, Arizona. Egli trovò il segno di un piede di bambino impresso in un letto di roccia.
Burdick disse:”Il segno era di circa 6 pollici in lunghezza, con le dita estese, come se il ragazzo non avesse mai calzato scarpe, le quali, al contrario, comprimono generalmente le dita. Queste invece non appaiono essere molto inarcate, e il dito grande non è prominente”.
Il dottor Burdick stabilì:” Su una sezione trasversale la struttura della roccia sporge su strati fini e piani. Dove le dita pressarono nel materiale morbido, gli strati sono schiacciati verso il basso dall’orizzontale, indicando un peso che ha pressato nel fango..”.
Nell’agosto del 1968 Mr. Dean Bitter, un insegnante di Salt Lake city, dichiarò di aver scoperto altre due impronte di scarpe o sandali ad Antilope Spring. Secondo il prof Cook, nessun trilobite era presente in quest’impronta, ma un piccolo trilobite fu scoperto vicino alla stessa roccia, indicando che la piccola creatura marina e il viandante che girovagava con sandali ai piedi erano contemporanei.Orme umane nell’era dei dinosauri
Per concludere è bene anche ricordare che sono state ritrovate anche altre antiche impronte umane fossilizzate insieme a quelle di dinosauri, documentate da Cremo e Thompson nel loro libro “Archeologia Proibita: la storia segreta della razza umana” e che confermerebbero la convivenza uomo-dinosauro; scoperte snobbate come al solito dal mondo scientifico, eccone alcune:
A Carson City, nel Kentuky sono state ritrovate impronte di piedi e di calzature in uno strato antico di 110 milioni di anni.
A Laetoli in Tanzania, le tracce fossili umane sono mescolate a quelle dei dinosauri.
A Macoupin nell’Illinois orme umane fossilizzate si trovano in uno strato del Carbonifero e risalenti quindi a 300 milioni di anni fa.
Nel Canyon Havasupai si trovano le pitture murali di un T-Rex, nel Big Sandy River quelle di uno Stegosauro.
Nel Turkmenistan una impronta umana è accanto a quella di un animale preistorico. Dalla posizione delle impronte sembra che l’uomo stesse cacciando l’animale.
Nel letto del fiume Paluxy, in Texas, paleontologi dell’Università della California hanno considerato autentiche le tracce di impronte di dinosauri e di piedi umani.
Altre impronte umane fossili in Messico, Arizona, Texas, Illinois, New Messico, Kentucky e altri stati in rocce vecchie di 250 milioni di anni.
Carl Baugh, della Pennsylvania State University, in Texas rinvenne, in uno strato di roccia databile 140 milioni di anni fa, le impronte dei piedi di un uomo accanto a quelle di un dinosauro.
L’incredibile scoperta fu presto bollata come un clamoroso falso; ma nel 1984, a seguito di ulteriori scavi nella stessa zona condotti dall’archeologo Hilton Hinderliter, gli scettici furono costretti a ricredersi in virtù del ritrovamento delle impronte di due sauri e di un umano in uno stesso strato geologico risalente come minimo a 65 milioni di anni fa.
Nella stessa Ocucaje, dal Dottor Jimenez del Oso sono stati scoperti scheletri umani vicino a quelli di dinosauri.

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{to} PLOT, anteprima della Otto Gallery in occasione di ArtVerona 2011

October 8, 2011 Leave a comment

ANDREA FACCO GIANNI MORETTI GIOVANNI

TERMINI

{to} PLOT

A CURA DI ALBERTO ZANCHETTA

OTTO GALLERY: PADIGLIONE 7 – STAND L5

In occasione di ArtVerona 2011, lo stand della Otto Gallery ospiterà il progetto {to} plot, presentando in anteprima alcune opere di Andrea Facco, Gianni Moretti e Giovanni Termini che il prossimo 15 ottobre inaugureranno a Bologna la mostra {to} puzzle presso gli spazi della galleria.

In inglese, to plot significa “tracciare” (lasciare quindi un segno), “complottare” (così come faranno gli artisti coinvolti, chiamati a coordinarsi nello spazio espositivo), “fare il rilievo di un terreno” (in questo caso lo stand della fiera).

Gli artisti invitati a esporre nello stand indagheranno il processo da cui ha origine il proprio lavoro, esercitandosi intorno al linguaggio dello scetticismo, di chi cioè questiona l’esistenza di ogni opera ricacciandola nel dubbio dell’origine.

Andrea Facco si cimenta con la grande tradizione della pittura ponendosi il problema della forma e dell’originalità; ciò che rende affascinante il suo linguaggio è l’incrollabile fiducia nell’inganno visivo e nella capacità di rivelarne i “residui” formali. Le opere di Gianni Moretti si connotano come esercizi – di aderenza, avvicinamento, approssimazione, misurazione, salvataggio – che fanno leva sull’ossessione dell’errore per diventare strumenti di comprensione e significazione delle cose.

Giovanni Termini indaga il concetto di opera aperta opera chiusa attingendo alla “estetica dei cantieri”, luoghi di seduzione e fonte d’ispirazione da cui poter attingere quella sovrastruttura che gli permetterà di approdare alla forma finale.