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“Rot & Ruin” di Jonathan Maberry, Delos Books

October 4, 2011 Leave a comment

ROT & RUIN di Jonathan Maberry

Delos Books, Odissea Zombie, pagg. 460, euro 14,90

Abbiamo fatto amicizia con i vampiri. Abbiamo preso il tè con le streghe. Adesso però ci sono loro a tenerci compagnia: sono i non-morti, o meglio – per dirla con la lingua del voodoo – gli zombie, protagonisti della nuova collana di Delos Books e del primo romanzo della stessa: il super premiato Rot & Ruin di Jonathan Maberry.

Il nuovo millennio ha una vera passione per il gotico. Perché sa prenderlo e trasformarlo, dandogli nuova vita. È accaduto con i vampiri, che hanno aperto la strada. Poi sono arrivati gli altri, tutti gli altri: lupi mannari e streghe. E infine, buoni ultimi, loro. Certo che parlare di nuova vita quando si parla di zombie sembra quasi una presa in giro…

Ma non è così: anche queste figure del folklore haitiano che la cultura popolare americana e il cinema hanno saputo fare proprie fino a renderle celebri in tutto il mondo meritano una nuova chance. A dargliela oggi ci ha pensato Jonathan Maberry, scrittore sceneggiatore di successo, che arriva nelle librerie italiane per la prima volta con Rot & Ruin, edito naturalmente per i tipi di Delos Books che ormai ci ha abituato al suo ruolo di talent scout per il mercato nostrano di autori e generi che godono poi di grande e meritato successo.

Nell’America post-apocalittica infestata dagli Zombie dove Benny Imura vive, ogni adolescente deve trovarsi un lavoro al compimento del quindicesimo anno di età, o dimezzare per sempre la propria razione quotidiana di cibo. Benny, però, non è interessato a portare avanti il business di famiglia, ma non ha scelta visti i precedenti fallimenti lavorativi; così accetta di diventare un cacciatore di zombie come quel vigliacco di Tom, il suo fratellastro. Il ragazzo si addentra nella desolata Rot & Ruin, il territorio in cui sono confinati gli zombie, con riluttanza, convinto di svolgere un lavoro noioso e pressoché inutile… prima di imbattersi in un terra senza dio, che gli aprirà gli occhi su un mondo totalmente diverso dalla vita a cui era abituato. Conoscerà il suo passato, i lati nascosti della personalità di Tom e il motivo per cui viene considerato da tutti come un eroe: perché là fuori, lontano dalle recinzioni del fortilizio, le distese aride di Rot & Ruin pullulano di rinnegati assassini a caccia
di adolescenti, di segreti mortali, di zombie e di bellezze cresciute nelle oscurità del tempo. Rot & Ruin è molto più che un deserto senza vita.

CONTAMINAZIONE

Forse la parola chiave del successo di questi romanzi che stanno dettando le regole dell’etertainment letterario è questa. Generi che si mescolano, personaggi che vengono traslati dal loro ambiente originario in nuove situazioni, nuovi scenari. Il gotico si mescola con la fantascienza e con i supereroi producendo un nuovo epos: lo urban fantasy, che pesca a mani libere da un immaginario vastissimo. Nella carriera di Jonathan Maberry, autore di Rot & Ruin, questa cosa è altamente visibile, appariscente: romanziere, drammaturgo, sceneggiatore, Maberry è cresciuto alla scuola della Marvel Comics – scrivendo storie di personaggi blasonati come Spider-Man e Wolverine. Più volte premiato al prestigioso Bram Stoker Award per i suoi romanzi, vanta già una opzione da parte del canale tv ABC per alcuni suoi lavori, che diverranno presto serie tv. Con Rot & Ruin, primo Zombie Novel ha vinto un Gold Star Award nel 2010: giusto coronamento per un autore che è iscritto tanto alla Science Fiction Writers Associations che alla Horror Writers Association.

FUTURO MORTALE

Lo scenario in cui si svolge l’appassionante trama di Rot & Ruin è infatti quello tipico di molta fantascienza post-apocalittica: un mondo devastato, dove vigono nuove regole e popolato da esseri spietati. Come gli zombie, appunto, confinati nel territorio di Rot & Ruin, terra senza Dio e senza leggi. È in questa riserva di disperazione che si avventura Benny, un giovane che ha accettato, per sopravvivere, di fare il cacciatore di zombie. Ed è qui, in questo che credeva essere un deserto senza vita, che scoprirà molte cose che non credeva possibili né tantomeno reali.

Fonte: Delos Books

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“Amore e Guerra” di Woody Allen [1975]

October 4, 2011 Leave a comment

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Le notti bianche del sosia dell’idiota

Forse i ragazzi delle nuove generazioni sentendo il nome di Woody Allen potrebbero fare una smorfia contrariata, associando il nome del regista pantofobico newyorkese a quello commediucole pseudo-chic girate negli ultimi anni come Scoop, Basta Che Funzioni e Incontrerai L’Uomo Dei Tuoi Sogni. Non avrebbero tutti i torti. I film più recenti di quel vecchio sposato con la figliastra coreana sono pretenziose divagazioni più o meno sul nulla che continuano a poggiare imperterrite le proprie solide basi sul nome dell’autore e sull’ottima tecnica registica, ormai divenuta accademica.
Eppure quello stesso Woody Allen negli anni ’70 ha saputo rivoluzionare il cinema mondiale per mezzo delle sue straordinarie commedie intellettualoidi post-freudiane. Già, perché dietro ai [buffi] drammi esistenziali dei protagonisti dei suoi film non vi è una regia invisibile atta alla semplice proposizione delle condite battute, bensì si trova una impareggiabile conoscenza della storia del cinema, intelligentemente rimaneggiata e riadattata ai propri propositi, sempre diversi in ogni occasione.
Se quindi si fosse in una scuola di cinema e si stesse affrontando l’argomento Allen, non credo sarebbe sbagliato proporre come uno dei film più rappresentativi Manhattan. A precedere il capolavoro in bianco e nero del ’79 però, credo anche sarebbe opportuno proporre una visione di un altro film, quello che forse più di ogni altro ha saputo cadere nel continuo citazionismo, uscendone persino vincitore.
Sto parlando di Amore E Guerra, film del ’75 dove vengono portate sul grande schermo le vicende donchisciottesche di un imbranato Woody Allen nei panni d’un improbabile rivoluzionario russo alle prese con l’omicidio addirittura di Napoleone Bonaparte.Ecco la prima citazione! La storia infatti non è altro che una riproposizione del canovaccio di Guerra E Pace scritto nella seconda metà dell’ottocento da Lev Tolstoj. L’ambientazione e la trama sono i due indizi più evidenti dell’influenza che il romanzo ha avuto sul film.

Ma Allen non si accontenta di Tolstoj e in un impeto di amore per i romanticamente decadenti romanzi russi si mette addirittura a stilare una lista delle maggiori opere di Dostoevskij.
Allen desidera proprio far vedere il suo attaccamento agli ideali tragico-esistenziali di questi scrittori, entrando direttamente a far parte di quegli autori di opere che a partire da esperienze di vita finiscono inevitabilmente con l’interiorizzazione di ogni avvenimento al fine di restituirne una condizione cosmica di non-essenza dell’uomo, dagli impossibili esiti positivi. In altre parole, l’uomo è costretto a soffrire perché non può entrare in unione intima con ciò che lo circonda e i soli piaceri della carne non sono sufficienti a sfamare la sete di serenità d’una mente costantemente tormentata dall’esistenzialismo.
Amore E Guerra è il primo vero film che Allen realizza in questo senso. Dopo il freudiano Tutto Quello Che Avreste Voluto Sapere Sul Sesso Ma Non Avete Mai Osato Chiedere e il futuristico Il Dormiglione, rispettivamente del ’72 e del ’73, ecco che con Amore E Guerra il regista americano dà il via alla sua fase di analisi del sé attraverso i rapporti interpersonali, sia nel senso dell’individuo nei confronti dell’intera società, anzi umanità, sia nel senso del singolo individuo rapportato a un altro singolo individuo di sesso opposto. Da qui verranno realizzati Io E Annie e Manhattan, soltanto per citare altri due film che vedono come protagonista l’allora compagnia di Allen, Diane Keaton.

Come il titolo originale recita questo film affronta in primis le tematiche di Love and Death, non Amore e Guerra come nell’errata traduzione italiana, bensì Amore e Morte, proprio come nella migliore tradizione romanzesca russa. Il non troppo noto Romanzo Con Cocaina del misterioso M. Ageev è forse uno dei migliori esempi di questa letteratura che contrappone al contempo l’effimera inafferrabilità dell’amore sentimentale, alla fisicità dell’amore carnale all’onnipresente e talvolta ricercata morte.

Nel film troviamo quindi quella che diventerà una cifra stilistica di Allen, ovvero l’amore corrisposto a singhiozzo tra i due protagonisti, allo stimolo onnipresente sessuale all’ineluttabile morte, vista dall’autore come sempre pronta a portarci via. Il tutto, ed ecco un’ulteriore indice dell’intelligenza del regista, condito da dialoghi che a battute che a causa della traduzione in italiano diventano banalotte, alterna momenti di pura incompresa filosofia nichilista. Qui forse più che mai i dialoghi sono tendenti alla filosofia piuttosto che alla psicologia tanto cara ad Allen.
Se quindi l’amore vive in bilico tra desiderio sentimentale e irrefrenabile pulsione sessuale, la morte invece è totalmente immersa in un discorso che oltre che filosofico è anche fortemente morale e, soprattutto nella prima parte, religioso. La morte per l’autore è onnisciente ed è lei a suggerirci i comportamenti. La morte è la ragione e il fine. La morte, non è dunque Dio stesso?
A fare da contraltare alle teorie da scomunica ci pensa la razionale Keaton che alla sua filosofia associa una dogmatica fede nell’esistenza di Dio che però, e Allen ne è ben consapevole, non fa altro che conferire alla giovane libertina un’ulteriore aura d’ingenuità al suo personaggio.

Ed ecco che si torna alle citazioni. A quelle letterarie e quelle filosofico-teologico-morali [e non per niente viene esplicitamente citato Tommaso d’Aquino], il regista affianca una marea di citazioni cinematografiche tanto da rendere questo film una delle migliori re-interpretazioni di scene di altri film mai viste nella storia del cinema.
Dietro la patina da commedia, Allen crea un’opera fortemente strutturata che si esalta nella forma registica.
Senza voler individuare ogni riferimento al cinema del passato, credo sia importante sottolineare come la prima citazione cinematografica, sia in realtà un riferimento musicale. La colonna sonora è infatti quasi interamente tratta da brani musicali composti dal russo Sergej Prokof’ev che oltre ad essere, per l’appunto, russo di nascita, aveva anche collaborato direttamente alla realizzazione di brani originali per alcuni lungometraggi del cineasta russo dagli intenti filosofici [tanto per cambiare] Sergej Ėjzenštejn. Ėjzenštejn che tra l’altro viene più volte citato all’interno del film con una quasi copiatura di una scena de La Corazzata Potëmkin e con alcune geometrie “gerarchizzanti”.
La forte integrazione con le musiche di Prokof’ev è oltre che tematica anche, e forse soprattutto, un sostegno fantastico a quanto avviene a livello visivo sullo schermo. La musica è quindi un abilissimo espediente per allacciarsi al cinema del passato, quando le peripezie di un Charlie Chaplin piuttosto che di un Buster Keaton erano costantemente accentuante dal tono sonoro. Allen conosce bene questo procedimento e sa come utilizzarlo. Allontanandosi leggermente dagli estremi visti ne Il Dormiglione, il cosidetto stile della slapstick comedy, ovvero della commedia basta sulle gag fisiche del cinema muto degli anni ’10 e ’20 del novecento, è anche in Amore E Guerra ben presente ed è uno degli assi portanti dell’intera opera. Di straordinaria efficacia è la scena del neo-arruolato Allen che non riesce a sparare un colpo con il fucile, così come quando l’eroico protagonista urta continuamente le gran dame con la sua lunghissima spada di rappresentanza nel foyer d’un teatro.
E non si escluda l’accelerato che fa tanto cinema delle origini!
D’altronde la mimica per Allen ha sempre rivestito un’importanza centrale nelle sue opere. Come nel muto sono l’espressione facciale e la teatralità dei movimenti a generare l’ilarità nello spettatore, anche nei suoi film questi caratteri sono sostanziali per creare un senso d’ingenuità e di buffo dei protagonisti.

Malgrado le similitudini con la situazione inversa rispetto a quella della carriera del libertino magistralmente inscenata da Kubrick in Barry Lyndon siano da escludere a causa di una quasi concomitanza dell’uscita nelle sale, non è possibile scindere Amore E Guerra dal cinema di Ingmar Bergman.

Bergman, il regista faro per Allen in quanto psicologico, onirico e al contempo direttamente legato a quel cinema scandinavo dei primi vent’anni del ‘900 che ha saputo così fortemente fare da guida per il cinema mondiale. Anche in altri film di Woody Allen troviamo vari echi bergmaniani, ma qui in Amore E Guerra sono decisamente più che esplicite le citazioni. Due su tutte sono assolutamente degne d’essere evidenziate. La prima è la sovrapposizione parziale dei volti di due donne [una è la Keaton protagonista, l’altra si presta soltanto al gioco] che assieme formano un unico volto visto di fronte e contemporaneamente di profilo. E’ l’esatta riproposizione dell’ineguagliabile trovata registica proposta da Bergman nel suo capolavoro Persona del 1966.

L’altra citazione è quella, decisamente più popolare, dell’incontro fra il protagonista e la Morte. L’esempio de Il Settimo Sigillo, opera del maestro svedese del ’57, non è in questo caso seguito alla lettera, ma ne è evidente la derivazione. Oltretutto l’ultima scena della cosidetta danza macabra pare evidente che non potrebbe esistere senza che Allen abbia visto la scena finale de Il Settimo Sigillo. La rivistazione è ironica, ma al contempo non molla la presa da quella filosofica riflessione sulla serietà nel trattare il tema della morte.Amore E Guerra è un film divertente e intelligente che a tratti, proprio per la sua spiccata vena intellettuale, potrebbe leggermente annoiare uno spettatore totalmente spensierato. Eppure questa resterà sempre come una delle opere più riuscite di Woody Allen. Una pietra miliare, che ogni appassionato di cinema dovrebbe aver visto.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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“Una luce d’ombra”, retrospettiva di Carlo Mattioli a Città del Vaticano

October 4, 2011 Leave a comment

Città del Vaticano – Roma e il Vaticano celebrano Carlo Mattioli nel centenario della nascita. Lo fanno con una ampia retrospettiva che sarà ospitata dal 16 settembre al 13 novembre nel Braccio di Carlo Magno.
Per Mattioli sarà un ritorno all’ombra di San Pietro visto che qui è stato tra i protagonisti, giusto 34 anni fa, della storica mostra “Gli artisti contemporanei a Paolo VI” che aveva dato vita alla sezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani.
L’esposizione, coordinata da Giovanni Morello e curata da Maurizio Calvesi, Antonio Paolucci, Antonio Natali, Gloria Bianchino, Augusta Monferini, Anna Zaniboni Mattioli, Marcella Mattioli e Micol Forti, celebra uno dei grandi del Novecento italiano, un artista che dimostrando sensibilità modernissima e attenzione alle nuove tendenze, ha, con assoluta coerenza, perseguito una poetica ed una tecnica che non hanno mai abbandonato i mezzi tradizionali della “pittura”.
Carlo Mattioli è nato a Modena l’8 maggio 1911. Nel 1925 si trasferisce con i genitori a Parma dove studia all’Istituto d’arte Toschi ove si diploma ed inizia ad insegnare.
Alla fine degli anni Trenta sempre a Parma, incontra un gruppo di giovani intellettuali tra i quali Mario Luzi, Oreste Macrì, Attilio Bertolucci, Ugo Guanda e in quell’ambito matura l’interesse per i capolavori della letteratura italiana ed europea che costituirà una chiave di lettura del suo intero percorso artistico.
Durante tutto l’arco della sua attività si rivelerà molto forte il rapporto di Mattioli con i letterati e soprattutto con i poeti, che diventeranno, per sua consapevole scelta, i veri interpreti delle sue opere.
La sua vastissima e profonda cultura figurativa (che spazia dal Romanico padano e, attraverso il manierismo, Rembrandt e Goya approda a Fautrier e all’Espressionismo tedesco) si arricchirà con l’incontro fondamentale sia sul piano artistico che umano con Roberto Longhi che proporrà alla sua attenzione e al suo studio nuove aree artistiche prima neglette dalla critica.
Coerentemente mai schierato in nessuna corrente o movimento artistico, convinto della propria libertà ed autonomia rispetto ad ideologie culturali e politiche e a scelte di convenienza di mercato, ha preferito vivere e lavorare a Parma senza per questo chiudersi alla “modernità”, anzi, rimanendo fortemente aperto alle principali questioni artistiche che hanno accompagnato il suo tempo, come la dialettica fra figurazione ed astrattismo e l’Informale.
Nel 1943, su sollecitazione di Ottone Rosai, tiene la sua prima personale alla Galleria del Fiore di Firenze con presentazione di Alessandro Parronchi, mentre esporrà continuativamente alle Biennali di Venezia dal ’48 al ‘56 anno questo in cui riceve dalla giuria presieduta da Roberto Longhi il premio per il Disegno.
La natura e la “storia dell’arte” (intesa però come storia della pittura in sé, creazione dell’immagine e del suo carattere metamorfotico, svincolata da ogni ideologia e relazione teorico-filosofica) rimarranno sempre al centro della sua meditazione e della sua attività artistica.
Dai primi anni Sessanta all’opera grafica si affianca sempre più quella pittorica. Nascono i nudi, i ritratti e le nature morte. L’artista procede per cicli che, pur avendo caratteri propri, tuttavia non sono mai chiusi ma confluenti, collegati gli uni agli altri, in un gioco di rimandi e rielaborazioni.
Negli anni Settanta una rinnovata attenzione al paesaggio lo porta a dipingere I notturni, i cieli e le spiagge; e ancora i campi di papaveri, i campi di lavanda, le ginestre e gli alberi.
Nel 1983 lo CSAC dell’Università di Parma riceve dall’artista un’imponente donazione: quaranta opere ad olio, duecentocinquanta tecniche miste e centocinquanta grafiche acquerellate. Sono tra le opere che Mattioli considerava il culmine espressivo della propria produzione e che intendeva lasciare alla all’Università perché fossero esposte e godute dalla comunità.
Carlo Mattioli si spegne a Parma il 12 luglio 1994.
Si sono occupati di Carlo Mattioli le maggiori personalità della critica d’arte del XX sec: Alessandro Parrocchi, Roberto Longhi, Marcello Venturoli, Marco Valsecchi, Enzo Carli, Valerio Zurlini, Gian Alberto Dall’Acqua, Luigi Carluccio, Giovanni Testori, Renzo Zorzi, Carlo Ludovico Ragghianti, Pier Carlo Santini, Arturo Carlo Quintavalle, Licisco Magagnato, Antonello Trombadori, Lorenzo Mondo, Vittorio Sgarbi, Roberto Tassi, Erich Steingreber, Severino Dianich, Crispino Valenziano, Giorgio Soavi.
Dalla metà degli anni Sessanta sono numerosissime le esposizioni personali ospitate nelle sedi più prestigiose in Italia e all’estero tra cui: Palazzo Strozzi, Firenze (1965), Pilotta di Parma (1970), Accademia di Carrara (1971), Showroom Olivetti, Venezia, (1979) Palazzo Reale di Milano (1984), Palazzo Te a Mantova e Palazzo dei Diamanti a Ferrara (1986), Musèe Rimbaud, Charleville Mézières (1986), Fondazione Magnani Rocca (1995), Museo della Cattedrale di Barcellona e Palazzo del Governatore Lussemburgo (1998), Galleria Nazionale di Parma (2004-2005). Sin qui i dati di una biografia fatta di riconoscimenti, successi e infinito lavoro.
Ma al di là delle parole e delle date a parlare del vero Mattioli sono le sue opere: tele, tavole, carte che raccontano la straordinaria quotidianità di un grande artista e di un fine intellettuale. Opere che, come cartine tornasole mutano tavolozza con il progredire delle stagioni della vita, trapassando ad un bianco e nero assoluti da cui solo il sorriso di una bimba, l’amata nipote, farà riemergere per un attimo i colori d’un tempo, ormai sopiti.
“Dove mi porti mia arte?/In che remoto/ deserto territorio / a un tratto mi sbalestri?”: l’interrogativo che Mario Luzi, amico di una vita, gli coniuga, ben rappresenta l’unicità di Mattioli uomo e Mattioli straordinario, intenso pittore. Di lui si è scritto come dell’anti-Morandi. Per i diversi stili di vita, per la forza dei colori, forse. Non certo per l’assoluto che l’arte è stata nella vita di entrambi.
Informazioni:
Carlo Mattioli “Una luce d’ombra” – Citta’ del Vaticano, Braccio di Carlo Magno, 16 settembre – 13 novembre 2011. Mostra a cura di Maurizio Calvesi, Giovanni Morello e Anna Zaniboni Mattioli. Comitato Scientifico: Maurizio Calvesi, Giovanni Morello, Anna Zaniboni Mattioli, Antonio Paolucci, Antonio Natali, Marcella Mattioli, Augusta Monferini, Gloria Bianchino, Micol Forti.
Ente Organizzatore: Associazione Culturale Carlo Mattioli, Parma.
Coordinamento: Artifex S.r.l. – Comunicare con l’Arte in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù.
Orario: 10:00 – 18:00
Chiuso il mercoledì
Informazioni e prenotazioni:Artifex S.r.l. – comunicare con l’arte,
tel: 06 68193064 – e-mail: info@artifexarte.it

Fabrica Fluxus Art Gallery, terza stagione espositiva dal 1° Ottobre 2011

October 4, 2011 Leave a comment

AL VIA LA TERZA STAGIONE ESPOSITIVA DELLA FABRICA FLUXUS ART GALLERY: 

UN AUTUNNO VISIONARIO E UN INVERNO DI METAMORFOSI

Giunge a tagliare il traguardo della terza stagione espositiva la Fabrica Fluxus Art Gallery di Bari (www.fabricafluxus.com), diretta da Roberta Fiorito con la collaborazione di Nico Murri.

Dopo una saporita anteprima proposta a settembre in Emilia Romagna in collaborazione con la galleria Spazio Meme, realizzata in occasione dell’undicesima edizione del festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, l’inaugurazione della stagione espositiva 2011-2012 di Fabrica Fluxus è affidata alla mostra “Tra bestia e cielo”, personale di Nicola Alessandrini, curata da Francesco Paolo Del Re e Roberta Fiorito e aperta al pubblico dal 1 al 20 ottobre. Una pittura visionaria, quella di Alessandrini, che descrive le mutazioni di un’umanità in bilico tra abbrutimento e desiderio di spiccare il volo.

Dal 22 ottobre al 21 novembre è in programma una personale di Zaelia Bishop intitolata “Dedalus Rising”, a cura di Francesco Paolo Del Re e Roberta Fiorito. Il pubblico pugliese si lascerà conquistare dagli affascinanti assemblage materici realizzati dall’artista romano a partire dall’incontro, a volte armonioso e a volte dissonante, tra elementi disparati: prelievi dal mondo animale, vegetale e minerale, fotografie ottocentesche e vecchie lettere d’amore.

A novembre Fabrica Fluxus presenterà a Colonia (Germania), per il secondo anno consecutivo, i suoi artisti nell’ambito dell’acclamata fiera Blooom – The creative industries art show, dedicata alla promozione delle tendenze più avanzate della giovane arte europea.

Gli eventi successivi proposti dal calendario espositivo della galleria sono la mostra fotografica “Azusa & real dolls” curata da Claudia Attimonelli dal 25 novembre al 4 dicembre e dal 5 al 12 dicembre un’iniziativa legata al Bari Queer Festival 2011.

Il 17 dicembre è prevista l’inaugurazione della mostra collettiva “Metamorfosi tattiche”, a cura di Francesco Paolo Del Re e Roberta Fiorito, che presenterà al pubblico le opere di una trentina di artisti tra i più apprezzati del territorio nazionale.

Il 2012 si apre all’insegna dell’arte femminile e per il nuovo anno Fabrica Fluxus allestisce una mostra personale di Claudia Giannuli e una bi-personale di Elena Rapa e Dast, visitabili tra gennaio e marzo. 

La galleria d’arte Fabrica Fluxus è uno spazio espositivo multidisciplinare e fluido di ricerca e sperimentazione, volto a promuovere la ricerca sui mutamenti delle espressioni della cultura contemporanea, facendo dialogare fra loro diversi ambiti quali il design, le arti visive, l’illustrazione, la fotografia e la grafica. L’attività curatoriale è votata alla ricerca di artisti e progetti culturali caratterizzati, se pur in modi diversi, dalla contaminazione di generi, discipline, mondi, tecniche e culture assai lontane fra loro, lavorando per contrasti forti, nella convinzione che la diversità e il confronto, che a volte si fa scontro violento, possano dar vita a feconde riflessioni. Inoltre, indagando il tema dello sconfinamento tra arte contemporanea e design che caratterizza molta della produzione artistica recente, Fabrica Fluxus raccoglie autoproduzioni che giovani artisti affiancano al pezzo unico da galleria, oltre a dischi, riviste e libri d’arte e fotografia a circolazione limitata, stampe d’autore e toys. In fine, ma non ultimo, si propone come laboratorio di idee, e non solo, che cerca di mettere a frutto le diverse competenze di ciascuno, da grafici e web designer a artigiani post-moderni.

Fabrica Fluxus Art Gallery – via Marcello Celentano 39, 70121 Bari

ORARI: lunedì, dalle 17.30 alle 20.30 dal martedì al sabato, dalle 11.30 alle 13.30 e dalle 17.30 alle 20.30. domenica chiuso

INFO: +39 080.5236319 – fabricafluxus@gmail.com – www.fabricafluxus.com

“Carta d’identità” di Mahmoud Darwish

October 4, 2011 Leave a comment

Carta d’identità

Scrivi :  sono un arabo;
la mia carta porta il numero cinquantamila.
Ho otto bambini,
e il nono nascerà dopo l’estate.
Ti dispiace forse ?

Scrivi: sono un arabo;
impiegato con i compagni della miseria in una cava,
ho otto bambini
per i quali dalla roccia
ricavo il pane,
i vestiti ed il quaderno.
Non chiedo la carità alle vostre porte
né mi umilio davanti alle piastrelle dei gradini.
Ti dispiace forse ?

Scrivi:  sono un arabo; un nome senza titolo
e resto paziente in una terra
dove tutto vive con impulso di furia.
Le mie radici si sono ancorate qua,
prima del nascere del tempo
prima dell’apertura delle ere
anteriormente ai cipressi, agli oliveti
ed al crescere dell’erba.

Mio padre… viene dalla stirpe  dell’aratro,
non è un figlio di signori privilegiati,
mio nonno pure era un contadino
né ben cresciuto, né ben nato!
Mi insegnava l’orgoglio del sole
prima di insegnarmi la lettura dei libri.
La mia casa è la guardiola di un custode
fatta di rame e di canna.
Sei soddisfatto della mia posizione?
Ho un nome senza titolo!

Scrivi:  sono un arabo;
dai capelli color carbone
e dagli occhi bruni.
La mia descrizione:
un akal[3]  sulla kufiyya copre il mio capo;
e il palmo della mano duro come la roccia,
graffia chi lo oserebbe toccare.

Il mio indirizzo è:
un villaggio disarmato… dimenticato
dalle vie senza nomi.

Scrivi:  sono un arabo;
avete rubato la vigna dei miei nonni
e la terra che coltivavo
insieme ai miei figli.
Senza lasciare a noi nulla
né ai nostri nipoti…
se non queste rocce.
E’ forse vero che il vostro stato
prenderà anche queste…
come si mormorava?

Allora!
scrivilo in cima alla prima pagina:
“non odio la gente
né aggredisco  alcuno,
ma se divento affamato
la carne dell’ usurpatore sarà il mio cibo.

Attenzione!
Guardatevi
dalla mia collera
e dalla mia fame!

poesia tratta dalla raccolta ‘Foglie di Ulivi’

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Fabrica Fluxus Art Gallery, spazio espositivo multidisciplinare

October 4, 2011 Leave a comment

Fabrica Fluxus art gallery is a multidisciplinary exhibition space supporting artistic research and experimentation. It promotes the research on mutations of contemporary cultural expressions by creating dialogues between different artistic fields such as design, visual arts, illustration, photography and graphics. The artists and cultural projects involved in this process are usually characterized by different artistic, disciplinary, technical and cultural backgrounds, thus bringing about strong contrasts: diversity and confrontation can sometimes bring about violent clashes but at the same time they also give birth to meaningful reflections. Furthermore, in trying to shed light on the subtle border between contemporary art and design, Fabrica Fluxus displays hand-crafted and unique pieces by young artists, records, magazines, limited edition art and photography books, prints and toys, Last but not least the gallery puts itself forward as a laboratory of ideas in which all the artists (graphic and web designers and post-modern artisans) can best use their skills.

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La galleria d’arte Fabrica Fluxus è uno spazio espositivo multidisciplinare e fluido di ricerca e sperimentazione, volto a promuovere la ricerca sui mutamenti delle espressioni della cultura contemporanea, facendo dialogare fra loro diversi ambiti quali il design, le arti visive, l’illustrazione, la fotografia e la grafica. L’attività curatoriale è votata alla ricerca di artisti e progetti culturali caratterizzati, se pur in modi diversi, dalla contaminazione di generi, discipline, mondi, tecniche e culture assai lontane fra loro, lavorando per contrasti forti, nella convinzione che la diversità e il confronto, che a volte si fa scontro violento, possano dar vita a feconde riflessioni. Inoltre, indagando il tema dello sconfinamento tra arte comtemporanea e design che caratterizza molta della produzione artistica recente, Fabrica Fluxus raccoglie autoproduzioni che giovani artisti affiancano al pezzo unico da galleria, oltre a dischi, riviste e libri d’arte e fotografia a circolazione limitata, stampe d’autore e toys. In fine, ma non ultimo, si propone come laboratorio di idee, e non solo, che cerca di mettere a frutto le diverse competenze di ciascuno, da grafici e web designer a artigiani post-moderni.

FABRICA FLUXUS Art gallery
via Celentano, 39 – 70121 Bari (Italy)
tel. +39 080.5236319
email: fabricafluxus@gmail.com
Skype: fabricafluxus
P.I.: 06843890721

Opening time (summer):
Tuesday to Fryday:  11:30-13:00 / 17:30-20:30
Orari di apertura (periodo estivo):
dal Martedì al Venerdì:  11:00-13:00 / 17:30-20:30

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Nasa, conferma e smentite sulla presunta vicinanza del Pianeta X

October 4, 2011 Leave a comment

Il 29 Settembre 2011, la NASA ha tenuto una conferenza per l’aggiornamento delle informazioni sul database di asteroidi vicini alla Terra nel nostro sistema solare, catalogati dal telescopio Widefield Infrared Survey Explorer (WISE). Ma la cosa si è fatta veramente interessante quando una persona, chiamando in diretta nello studio, ha chiesto alla Nasa di negare il pericolo del Planet X.

Al minuto 4:12 del video che segue, il chiamante chiede: “Potete (…) rassicurare la gente che il Pianeta X non arriverà l’anno prossimo?”

Non solo: Amy Mainzer (Principal Investigator NEOWISE, JPL) non ha negato la sua esistenza, ma quasi l’ha confermato, dopo essersi aggrovigliata in strane spiegazioni: “Il Pianeta X non è venuto per farci del male!” ha detto, riconoscendo sostanzialmente la sua esistenza. Dopo aver schivato la questione per qualche tempo, finalmente ha continuato: “Noi pensiamo che questo (Planet X?) è solo … eh … solo una sorta di” poi capisce l’errore e cerca di risolvere il problema aggiungendo: “Se c’è qualcosa là fuori potrebbe essere un grande corpo in un’orbita quasi circolare!” COSA??? Ma il chiamante spinge le cose ancora di più, chiedendo se ci fosse: “…qualche altra cosa da dire su questo punto?” Amy Mainzer cade in trappola, ancora una volta e comincia a parlare di nane brune: “Siamo stati in grado di confermare la scoperta di 100 nuovi … eh … oggetti, queste stelle sono molto fredde chiamate nane brune e … quindi … che è molto simile a quello che … eh … le persone sono interessati alla ricerca, quindi … abbiamo in realtà trovato che alcune di queste sono relativamente vicino alla Terra”.

Ma di cosa parla? Probabile, secondo me, che si tratti proprio del pianeta dell’incrocio…

Fonte: Altra News

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Lu.Be.C. 2011, Beni culturali ricerca e innovazione fra storia e futuro

October 4, 2011 Leave a comment
Il 20, 21 e 22 ottobre 2011 sono le date scelte in accordo con gli Enti sostenitori ed i Ministeri patrocinatori per il prossimo Lu.Be.C., un’edizione straordinaria di portata internazionale, organizzata in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Lu.Be.C., la due giorni lucchese, sarà a Lucca dal 20 al 22 ottobre 2011 ed aprirà i lavori partendo da una focalizzazione sul rapporto fra beni culturali e identità nazionale, con riferimento, da un lato, al contributo che il nostro patrimonio artistico ha dato, dà e può dare – specie alle giovani generazioni – alla formazione della coscienza nazionale e, dall’altro, alla sua capacità di ispirare quella  creatività da cui scaturiscono da sempre stimoli di sviluppo per il Paese.
“Tra storia e futuro”, dunque, si colloca il grande dibattito che vedrà incontrarsi rappresentanti del mondo pubblico e privato provenienti dai beni culturali, istituzioni museali, parchi archeologici e città d’arte sulle opportunità e le prospettive della ricerca scientifica e del trasferimento tecnologico per la valorizzazione dei beni culturali, lanciando sul tappeto i “bisogni” del comparto a livello internazionale e stimolando contestualmente la ricerca verso l’individuazione delle soluzioni più innovative.
E in questo quadro si inseriranno gli esiti delle ricerche e dei progetti che saranno presentati nel corso dell’evento: i modelli di sviluppo delle città d’arte, le linee guida per il “bando ideale” nei servizi alla cultura, strumenti e metodologie per comunicare la cultura ai giovani, il recupero come leva di valorizzazione del territori, gli strumenti per potenziare la competitività del turismo culturale, la collaborazione publico-privato, le opportunità legate ai poli di innovazione, distretti e reti d’impresa, la Magna Charta del volontariato nei beni culturali e molto altro.
Per supportare lo scambio, lo sviluppo di nuovi partenariati e potenziare le competenze professionali degli operatori pubblici e privati del comparto infine, LuBeC dedicherà ai suoi partecipanti  seminari intensivi e incontri B2B.
LuBeC  si costituirà, così, come un osservatorio sulle eccellenze che, oltre a permette la diffusione dei risultati finora conseguiti dalla costellazione di progetti scientifici per promuovere la ricerca e la sperimentazione di nuove tecnologie in questo settore, vuole altresì essere l’occasione per concordare nuovi obbiettivi ed accogliere le aspettative della comunità internazionale.
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“Triennale Internazionale di Arti Visive 2011”, esposizione internazionale a Roma

October 4, 2011 Leave a comment

Roma – Nel cuore di Roma verrà  inaugurata la “Triennale Internazionale di Arti Visive 2011”con il patrocinio di Roma Capitale.
Si terrà a breve uno degli eventi romani più esclusivi e importanti per l’arte contemporanea: la “Triennale Internazionale d’Arte 2011”.
La manifestazione, affidata ad un Comitato scientifico di docenti e accademici e presieduta dal noto Critico d’Arte Daniele Radini Tedeschi, farà da contraltare alla Biennale di Venezia. In tal modo anche Roma, come Milano e altri grandi centri, avrà una sua Triennale.
L’Esposizione si terrà nel cuore della capitale, da data 03 Ottobre fino a data 13 Ottobre 2011 con vernice fissata per il 4 Ottobre ore 17.00, presso il Complesso Monumentale Museale Galleria L’Agostiniana in Piazza del popolo num.12 adiacente alla Basilica di Santa Maria del Popolo; una delle sedi più antiche visitata ogni giorno da centinaia di turisti.
Il Comitato Scientifico e Organizzativo offrirà ai visitatori una iniziativa di qualità atta a promuovere e favorire l’arte contemporanea al fine di sviluppare le creazioni artistiche.
Il curatore, Professore Daniele Radini Tedeschi, esperto d’arte presso l’Università La Sapienza di Roma e noto storico d’Arte Antica per aver scritto numerosi testi scientifici sul pittore Sodoma e scoperto importanti inediti,  cosi spiega il leit motive della manifestazione “ Questa Triennale nasce purtroppo sotto una “cattiva stella” in quanto biennali, triennali, quadriennali spopolano nelle varie città d’Italia con più o meno sostanza e autorevolezza ergendosi come manifestazioni d’elite e creando in realtà una sorta di oligopolio espanso. Ebbene, invece di criticare come spettatori esterni il dilagare di fenomeni similari è stato nostro desiderio calarsi nell’incerto, nel “pantano” per cercare di ricondurre l’arte al suo ruolo di lavorio, di sapere per artefici, e quindi per cercare di ricatalogare e di far rinascere i genere quali: natura morta, paesaggio, ritratto e tanti altri. Cercheremo di apportare in tal modo un processo simile a quello già avvenuto nel corso del seicento poichè attualmente bisogna riconoscere che l’arte vive un momento di crisi tanto che viene naturale domandarsi se è l’arte della crisi o la crisi dell’arte”
A corollario dell’esposizione uscirà il libro scientifico “Itinerari d’Arte Contemporanea, dalla Crisi alla Figurazione con uno sguardo alla Triennale di Roma 2011” che raccoglierà i grandi artisti del passato unitamente ai nuovi artisti della Triennale.

Informazioni:
Triennale di Roma 2011, Esposizione Internazionale di Arti Visive
Sede: Complesso Museale Galleria L’Agostiniana, Piazza del Popolo num.12, Roma
Vernice: 4 Ottobre ore 17.00
Curatela : Prof. Daniele Radini Tedeschi
Orari Galleria 11.00- 12.30 /16.00- 19.00
Periodo Espositivo: 4 Ottobre fino a data 12 Ottobre
Domenica chiuso
Ingresso Libero
Sito www.triennalediroma.com
Email triennalediroma@virgilio.it

“PAINTERS NEW GENERATION part 1”, mostra allo Spazio UBUNTU Project di Ferrara

October 4, 2011 Leave a comment

Ferrara – Nuova Mostra allo Spazio UBUNTU Project in occasione dell’Internazionale Festival a Ferrara (30 Sett/2 Ott 2011), in collaborazione con Misael verrà presentata una selezione di giovanissimi Artisti che prediligono dipingere con gli effetti del computer piuttosto che del pennello: Dorian Rex, Ferruccio Lipari e Chiara Fersini i protagonisti della Mostra “PAINTERS NEW GENERATION part 1” (sono in programma diverse esposizioni) che descriverà l’illusionistico Mondo del nuovo “Surrealismo digitale“. La Mostra che inaugurerà ufficialmente il 1 Ottobre alle ore 18:00 presso la sede di Misael  a Ferrara presso UBUNTU Project Store in via Palestro, rimarrà visibile al pubblico con ingresso libero fino al 15 Novembre.

TESTO introduttivo di Angelo Cruciani:

“Inevitabilmente cambiano, cambiamo”.
Uomini d’Arte d’ogni secolo raccontano vecchie storie ma con vesti nuove.
Riflessione: dalla Clava alla Bomba Atomica, quando si parla di armi tutto diventa più chiaro ed efficace. Dal pennello di tasso all’aerografo, dalla bomboletta spray al Photoshop, anche i pittori si trasformano; continuano a dipingere, ma non solo con i classici mezzi. L’Arte è evoluzione, ma spesso proprio perchè travolgente rimane  difficile da digerire.
Nel Magico flusso delle Eree liquide, i canoni estetici si spostano su  scacchiere senza regole da infrangere, forse è arrivato il tempo di ricostruire.
Ci provano indispensabilmente i giovani, loro che non capiscono i linguaggi della lentezza,   parlano meglio il compiuteresco del dialetto appreso per imitazione.
Giovani senza valori costruiti a tavolino, tra le nebbie del tecnologico arrivismo, giovani con mille mezzi, abbandonati ad intrattenimenti pericolosi. Parlano via Skype, cercano via Facebook, si vendono via Myspace, cellulare incorporato, google map installato direttamente nella mano, applicazioni come braccialetti, la vita  “sembra” più facile:
le armi della solitudine nella guerra per salvarsi da tutto.
Creativi informi però cercan di plasmare le nebbie che regnan nelle anime dei nuovi tempi.
Vedono nascere paradisi che ci salvano da antichi inferni, creature di luce si muovono sui deserti industrializzati, siamo uno nessuno e centomila, ma anche di più ora la creatività ha soltanto la commissione di se stessa, artisti per amore, la professione rimane segreta.
Per il primo round  di quest’ Indagine Artistica scende in campo una combinazione già affiatata: Dorian Rex, Chiara Fersini e Ferruccio Lipari:tre sensibilità che spesso s’intrecciano e confondono una nell’altra, si completano e proseguono: assieme intonano  all’unisono. Sembran figli della Porcellana, che dal computer partoriscono cristallo, ma non sono fragili: semplicemente delicati e preziosi, senza sfarzo.
Sanno esser essenzialmente barocchi, nei virtuosismi degli infiniti dettagli che compongono le loro opere, centinaia di ore lavorative davanti allo schermo per trasformare qualcosa in un sogno, nella fotografia di una nuova realtà il ritratto di quel mondo incomprensibile che da sempre  l’uomo cerca di esplorare.

Info:
Artisti: Dorian Rex, Chiara Fersini, Ferruccio Lipari
a cura di Cruciani Angelo
30 Settembre/15 Novembre 2011
Vernissage/opening: 1 Ottobre 2011 h:18:00
FERRARA: Ubuntu Project Store+ Misael  Via Palestro 21 A/B

UBUNTU PROJECT SPACE
in collaborazione con Misael
Uff stampa:  ufficiostampa.misaelproject@gmail.com      
Resp Spazio Ferrara: Concetta Cimmino   concetta.cimmino@gmail.com

PAINTERS NEW GENERATION part 1
a cura di Angelo Cruciani
artisti: Ferruccio Lipari, Chiara Fersini e Dorian Rex
dal 30 Settembre al 15 Novembre 2011
apertura ufficiale: sabato 1 ottobre 2011 h: 18:00
Aperto da: Lunedì a sabato. Chiuso Giovedì pomeriggio
orario:9:30/12:30   pom  16:00 alle 20:00
website: www.ubuntuprojectstore.com
www.misael.eu