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Archive for September 29, 2011

“Zheng Rong tra astrazione e espressione”, mostra personale a Milano

September 29, 2011 Leave a comment

22 settembre – 15 Ottobre 2011

Zheng Rong

tra astrazione e espressione

mostra personale a cura di

Dorino Iemmi

Inaugurazione: 22 Settembre ore 18.30

Milano – L’arte di Zheng Rong si alimenta di due tradizioni: quella madre cinese e quella euro-americana del secolo scorso, operando una sintesi poetica originale che si sottrae alla omologazione universale oggi imperante e che azzera ogni pertinenza culturale storicamente determinata. Astrazione ed espressione, aspetti dell’arte cinese che, negli esiti più maturi di quest’artista, si sposano mirabilmente con l’arte informale diffusa in occidente che privilegia il segno e il gesto sulla forma.
Forte ruolo dell’inconscio, dunque, ma anche riserbo e autocontrollo che mitiga l’astrazione automatica. Cospira ad attenuare l’impeto gestuale anche l’emergere di memorie paesistiche e il dolce ricorrere di abbandoni lirici e musicali che trovano nella pittura ad acqua il mezzo di espressione più consono. Le sue pennellate, forti e dichiarative di un’identità colta, non sono spregiudicate. Sono il frutto di una meditazione e una gestazione prolungata, fatta di studi preparatori e di chiamata a raccolta di tutte le riserve psichiche e nervose che devono spendersi al momento decisivo dell’esecuzione. La mostra presenta una selezione di una trentina di opere che consentono di seguire il percorso dell’artista a partire dal 1988 sino ad oggi, tutte realizzate nel suo studio milanese.
Catalogo in galleria con testi di presentazione di Luca Pietro Nicoletti e Adriana Iezzi.
Biografia
Zheng Rong è nata a Sichuan in Cina, si è laureata alla Facoltà di Belle Arti dell’Università Normale di Shanghai. Nel 1986 si è trasferita in Italia dove ha frequentato l’Accademia di Brera di Milano, diplomandosi nel 1990. Attualmente vive e lavora a Milano, dedicandosi alla ricerca sulla pittura contemporanea e all’insegnamento.
Info: Zheng Rong tra astrazione e espressione – mostra personale a cura di Dorino Iemmi

Inaugurazione: 22 Settembre ore 18.30
Galleria Ostrakon
Via Pastrengo 15, Milano
dorino.iemmi@fastwebnet.it
orari: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30

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“Fuga Di Mezzanotte” di Alan Parker [1978]

September 29, 2011 Leave a comment

Molto rumore per nulla. O quasi.

Film cult distribuito nelle sale a cavallo fra il 1978 e il 1979, Fuga Di Mezzanotte racconta la storia vera di Billy Hayes, un ragazzo americano che nel ’70 aveva tentato di importare negli States 2kg di hashish, venendo però intercettato poco prima dell’imbarco all’aeroporto. Da qui inizia il suo calvario fatto di abusi e soprusi subiti nelle sciagurate prigioni turche.
La faccia da bravo ragazzo un po’ ribelle è affidata all’esordiente Brad Davis che non delude ma grande merito va anche imputato agli altri attori come il temibile sadico interpretato da Paul L. Smith, il volto noto Randy Quaid e soprattutto l’ennesima prova strabiliante d’un polimorfico John Hurt che non vinse l’Oscar come migliore attore non protagonista soltanto perché quell’anno la statuetta finì nelle mani di un altrettanto stralunato Christopher Walken nei panni del reduce impazzito ne Il Cacciatore di Michael Cimino.
Aldilà dell’importanza irrisoria che possono avere riconoscimenti di questo tipo [al film andarono comunque l’oscar per la miglior sceneggiatura di Oliver Stone e per le musiche di Giorgio Moroder] Fuga Di Mezzanotte affonda le profonde radici nel tempo nel quale è stato realizzato. Diventa un’opera tra le più signficative dell’epoca perché rappresentava l’epoca stessa, anzi, i giovani che stavano a loro modo cambiando il mondo. Un po’ come aveva fatto otto anni prima Zabriskie Point a un livello più colto e al contempo reale, così fa anche Fuga Di Mezzanotte istituendo un punto cardine cinematografico sul quale permettere di far forza a ogni giovane ribelle dell’epoca.

Ciò che purtroppo penalizza l’opera nella sua interezza è una forma registica palesemente teatralizzata, plasmata in ogni sua parte per la trasposizione cinematografica. Penalizzando i fatti realmente accaduti e raccontati nell’autobiografia dello stesso Hayes, il regista si impegna a distribuire il ritmo in maniera conforme allo standard richiesto dal pubblico del cinema hollywoodiano di quegli anni, così come la fotografia non tende alla mimesi ma è direzionata a ricreare un’atmosfera fittizia e quasi “utopica” nel verso necessario all’opera. Insomma, la prigione sappiamo che è sporca e degradata perché ci viene detto e fatto percepire da alcuni dettagli, ma lo spettatore non prova alcun senso di disgusto guardando quegli ambienti perché quegli stessi ambienti sono stati appositamente realizzati per fornire un’idea e non per essere ricostruzione della realtà.
In questo senso di palpabile finzione la regia passa in secondo piano a fronte di una storia che si pone, come già rimarcato più volte, come esempio ideologico per una generazione che agli elitarismi culturali preferisce la forza dell’esperienza.
Notevole è l’impianto sonoro che propone musiche turche in tema con l’ambientazione e musiche elettroniche dal sapore decisamente metafisico composte dal geniale Moroder. Da notare è anche il battito del cuore che accompagna fuori campo alcune scene di tensione nel film.

Fuga Di Mezzanotte è un’opera di sensibilizzazione che alla toccante storia affianca una sceneggiatura intelligente e non banale. E’ però importante evidenziare, a mio avviso, come lo stesso Hayes nel 2004 abbia ammesso d’essersi inventato molti dei passaggi più crudi descritti nel libro e nella sua versione cinematografica. Ecco spiegato quel forte senso di messinscena percepito durante il film …

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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“Gli anni folli”, mostra dedicata al Palazzo dei Diamanti di Ferrara

September 29, 2011 Leave a comment

Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalí. 1918-1933
Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 11 settembre 2011 – 8 gennaio 2012

Gli anni folli narra la Parigi di Modigliani, Picasso e Dalí, quando la città era capitale mondiale dell’arte, dalla fine della Grande Guerra ai primi anni Trenta.
Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí furono i principali protagonisti di un periodo di eccezionale vitalità artistica. Anni che furono definiti “folli”, in una capitale in pieno fermento, dal clima cosmopolita, dove teatri, i caffè, il jazz, le gallerie attraevano da ogni parte del mondo musicisti, scrittori, coreografi, cineasti e artisti in cerca di fortuna e celebrità. Nella ville lumière, novella mecca dell’arte, si respirava l’aria di una nuova era, contrassegnata da un senso di libertà e da un clima di rinascita che fa di Parigi il laboratorio internazionale della creatività, prima che l’ascesa del Terzo Reich in Germania cambiasse in maniera irreversibile il clima europeo.
Sollecitati dal fermento di quel crocevia internazionale, i più grandi artisti del tempo rimettono in gioco le loro ricerche, con una straordinaria energia creativa. Ne deriva uno stupefacente caleidoscopio di stili nel quale, in sintonia con i sentimenti del dopoguerra oscillanti tra incertezza ed euforia, convivevano la necessità di conquistare una nuova armonia per allontanare il ricordo del conflitto e la volontà di rompere con il passato per ripartire da zero e dar vita a un’arte completamente inedita.
Tutto questo è raccontato in Gli anni folli, a Palazzo dei Diamanti, dall’11 settembre 2011 all’8 gennaio 2012, nella mostra organizzata da Ferrara Arte e curata da Simonetta Fraquelli, Maria Luisa Pacelli e Susan Davidson che qui hanno riunito dipinti, ma anche sculture, costumi teatrali, fotografie, ready made, disegni, dai più importanti musei e collezioni private del mondo.
La mostra prende le mosse dalle opere di due maestri impressionisti ancora attivi ed influenti nel primo dopoguerra. Se la monumentale Fonte di Renoir rivelò a Picasso e ai suoi colleghi la forza di una rilettura moderna dell’arte classica e rinascimentale, opere rivoluzionarie di Monet come il Ponte giapponese scardinarono qualsiasi idea di rappresentazione naturalistica e prospettica, giungendo alle soglie dell’astrazione.
Ad incarnare il carattere cosmopolita e bohémien della vita artistica parigina sono i ritratti e i nudi della cosiddetta “Scuola di Parigi”, una variegata costellazione di giovani artisti stranieri – come Modigliani, Chagall, Van Dongen, Foujita o Soutine – accomunati da uno stile figurativo fortemente personale, coerente con il sogno di libertà che li aveva attratti nella capitale francese. Le forme piene e armoniose del Nudo di Modigliani sono anche rivelatrici di quell’aspirazione all’equilibrio cui daranno voce, in modi diversi, molte delle tendenze attive a Parigi negli anni Venti.
Capolavori come Mandolino, bicchiere e fruttiera di Picasso e Il tavolino rotondo di Braque testimoniano lo stile elegante e misurato sperimentato in questa fase dai padri del cubismo. In quegli anni il genio multiforme di Picasso si manifesta anche in altre direzioni. Egli fu tra i pionieri, assieme a Derain, a De Chirico e a Severini, di quel moderno classicismo che si impose negli anni Venti attualizzando temi tradizionali o tratti dalla commedia dell’arte: ne sono espressione un’icona come la Maternità di Picasso, così come i maestosi Nudo con gatto di Derain e Due figure mitologiche di De Chirico, o ancora il raffinatoPulcinella malinconico di Severini. A loro volta Matisse e Bonnard recuperano una vena naturalistica nelle sensuali figure create al sud e in Normandia ma esposte a Parigi, come i bellissimi Nudo disteso e Nudo su sfondo giallo. Sempre a Parigi, dal 1919, l’olandese Piet Mondrian diede alla luce le sue rivoluzionarie tele neoplastiche ispirate a un principio di ordine universale, che rappresentavano un’ulteriore risposta alle ansie e ai timori del periodo postbellico. A rappresentare questa fase cruciale della sua ricerca saranno due composizioni a griglie di colori puri, una del primo periodo parigino e una dei pieni anni Venti.
Il teatro rappresentò un’importante frontiera per gli artisti, che idearono costumi e scenografie per compagnie sperimentali come i Balletti Russi e i Balletti Svedesi portando sulla scena la genialità delle loro ricerche creative. Uno spettacolare allestimento di costumi, bozzetti e riproduzioni di apparati scenici di Matisse, Larionov, Léger e De Chirico restituisce la suggestione di quelle “opere d’arte totale” nate dall’incontro tra musica, coreografia e arti visive.
Con il dadaismo e il surrealismo irrompe sulla scena artistica parigina l’esuberanza creativa e lo spirito radicale dei movimenti d’avanguardia. Ironiche, provocatorie e iconoclaste, le opere dei dadaisti prendono di mira le convenzioni morali e culturali della società borghese. Ne sono esempi emblematici i ready made di Duchamp, Air de Paris o Fresh Widow, e di Man Ray, Cadeau, così come le “macchine inutili” di Picabia quale L’oeil. Caméra. In seguito, la nascita del surrealismo riaccende un progetto utopistico di portata universale: restituire al mondo un significato nuovo, che possa aprire la strada alla liberazione spirituale e materiale dell’umanità. La mostra si chiude con le tele e le sculture di Ernst, Miró, Masson, Magritte, Tanguy, Giacometti e Dalí, dense di immagini oniriche e perturbanti, come finestre aperte sul meraviglioso che invitano ad abbattere ogni inibizione e a risvegliare il desiderio e l’immaginazione.

La mostra, a cura di Simonetta Fraquelli, Maria Luisa Pacelli e Susan Davidson, è organizzata da Ferrara Arte.
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalle 9.00 alle 19.00
Aperto anche 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
Info
Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532 244949, fax 0532 203064
diamanti@comune.fe.it 

“Percorsi dipinti”, mostra di Paolo Del Giudice al Museo di Santa Caterina di Treviso

September 29, 2011 Leave a comment

Treviso – Scoprire o riscoprire Treviso seguendo “Percorsi Dipinti”, è questo l’invito dell’artista Paolo Del Giudice che, a quasi 15 anni dalla sua ultima mostra nella città natale, dedica al capoluogo della Marca una grande esposizione diffusa. Un centinaio di tele, in buona parte recenti e di grandi dimensioni, saranno collocate in una decina di spazi nel centro cittadino: dalla Sala Ipogea del complesso di Santa Caterina al Museo Diocesano di Arte Sacra, dal Palazzo Giacomelli alla biblioteca ex Gil, dal Battistero del Duomo alle chiese più importanti, fino allo spazio aperto della Loggia dei Cavalieri. Quando possibile i soggetti delle opere coincideranno coi luoghi che le ospitano.

La mostra, promossa e sostenuta da Gruppo Compiano – iniziative culturali in collaborazione con il Comune di Treviso, l’Ufficio Diocesano di Arte Sacra e Unindustria Treviso, si aprirà il 1 ottobre 2011 proponendo fino al 20 novembre un ampio e articolato ciclo espositivo delle opere di Del Giudice, legate alla sua personale rilettura del patrimonio storico, artistico e ambientale della città. Chiese e temi monumentali – tra i più frequentati all’artista – le periferie e i relitti contemporanei destinati alla demolizione, come le caserme in disuso o fabbriche dismesse, affioreranno dalle tele quasi a conservare la memoria dei luoghi sulla scorta di un altro dei filoni cari al pittore, l’archeologia industriale.

La poetica dei luoghi, infatti, è centrale da molti anni nell’opera di Del Giudice, tanto nei soggetti quanto nella scelta di spazi espositivi connotanti. Tra gli ambienti urbani, Venezia e Roma sono realtà particolarmente frequentate dall’artista, ma si tratta di archetipi, elementi architettonici noti e condivisi, mentre la riscoperta di Treviso ha un sapore del tutto diverso. Quello di Del Giudice in questo caso è uno sguardo quotidiano, curioso e avvolgente sulla città che lo ha visto, armato di cavalletto, dipingere i suoi primi dipinti quasi 50 anni fa. Il suo lavoro organico di raccolta di frammenti, scorci e prospettive si pone l’obiettivo di riconsegnare a chi la vive una Treviso intera, fatta di angoli noti e dimenticati. E di aprire al contempo a chi non la conosce le porte della città “gioiosa et amorosa”, fuori però dagli schemi del pittoresco usati dall’iconografia ufficiale.

Le tele non si limitano a mostrare la città dipinta, invitano il pubblico a conoscerla e ad abitarla, entrandoci. E così la mostra invade il centro storico, conquista musei e chiese, traccia itinerari e mappe che guidano i visitatori tra altari, cupole, piazze, ponti, porte e bastioni. Un gioco di specchi, un rimando continuo tra la città dipinta e la città “reale”, tra soggetti pittorici e spazi espositivi. Accanto al titolo “poetico”, ogni opera presenterà nel sottotitolo le indicazioni sul luogo ritratto, da visitare in città.

Percorsi dipinti, dunque, per lanciare uno sguardo rinnovato sugli spazi urbani, ma anche per attraversare i diversi tempi fissati nelle architetture cittadine: dai barbacani medioevali, fulcro dell’immaginario pittoresco della città, alle periferie sorte dal secondo dopoguerra; attraversando le eleganti ed originali declinazioni del Gotico e del Rinascimento, fino alle tracce significative della dominazione austriaca (come il vecchio complesso tribunale – carceri) e alle linee metafisiche dell’ex Gil, lascito del Ventennio.

L’esposizione è corredata da una presentazione video in dvd in cui l’artista illustra le ragioni e la genesi della mostra e da un ampio catalogo che documenterà le opere e il loro allestimento in luoghi significativi e che sarà presentato a mostra in corso.

L’inaugurazione è fissata per sabato 1 ottobre 2011, alle ore 18, nella Chiesa di Santa Caterina all’interno dell’omonimo complesso museale. Nell’occasione sarà presentato anche la presentazione video a cura di Loris Mora. Sabato 8 ottobre 2011, invece, si terrà alle 16.30 l’inaugurazione della spazio espositivo del Battistero del Duomo, cui seguirà una visita al Museo Diocesano d’Arte Sacra, e ai luoghi di culto interessati dalla rassegna. (Seguono cenni biografici sull’artista).

Informazioni evento: Museo di Santa Caterina e altre sedi
Dal 1 ottobre al 20 novembre 2011
Vernice sabato 1 ottobre | ore 18 | Museo di Santa Caterina
MUSEO DI SANTA CATERINA – Sala Ipogea
Piazzetta Botter – mar-dom 9-12.30 / 14.30-18 | 1 novembre chiuso – tel. 0422/658442

“Ruby Rubacuori” di Leonardo Bano

September 29, 2011 Leave a comment

– Ruby Rubacuori –

Oh! Ruby rubacuori
Non celar i tuoi ardori
Per omini scapigliati
Dai capelli montati

Oh! Ruby rubacuori
Non hai comesso errori
Non ascoltar emilio
Noi lo mandiam in esilio

300 euro per pompini
Che bella somma
Nemmeno signorini!

Accuse ingrate
d’altrocanto
non stara‘ dietro le grate

trad veneto

Oh! Ruby ciavacuori
Non scondar i to ardori
Per omeni spetinai
Coi cavei montai

Oh! Ruby ciavacuori
No te ghe comeso erori
No scoltar emilio
O mandem in esilio

Tresento euro par pompini
Che bea soma
Manco signorini!

Acuse ingrate
Infati
No stara‘ da drio e grate

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eVolo skyscraper competition 2012

September 29, 2011 Leave a comment

eVolo Magazine is pleased to invite architects, students, engineers, designers, and artists from around the globe to take part in the eVolo 2012 Skyscraper Competition. Established in 2006, the annual Skyscraper Competition is one of the world’s most prestigious awards for high-rise architecture. It recognizes outstanding ideas that redefine skyscraper design through the implementation of novel technologies, materials, programs, aesthetics, and spatial organizations along with studies on globalization, flexibility, adaptability, and the digital revolution. It is a forum that examines the relationship between the skyscraper and the natural world, the skyscraper and the community, and the skyscraper and the city.

The participants should take into consideration the advances in technology, the exploration of sustainable systems, and the establishment of new urban and architectural methods to solve economic, social, and cultural problems of the contemporary city including the scarcity of natural resources and infrastructure and the exponential increase of inhabitants, pollution, economic division, and unplanned urban sprawl.

The competition is an investigation on the public and private space and the role of the individual and the collective in the creation of a dynamic and adaptive vertical community. It is also a response to the exploration and adaptation of new habitats and territories based on a dynamic equilibrium between man and nature – a new kind of responsive and adaptive design capable of intelligent growth through the self-regulation of its own systems.

There are no restrictions in regards to site, program or size. The objective is to provide maximum freedom to the participants to engage the project without constraints in the most creative way. What is a skyscraper in the 21st century? What are the historical, contextual, social, urban, and environmental responsibilities of these mega-structures?

eVolo Magazine is committed to continue stimulating the imagination of designers around the world – thinkers that initiate a new architectural discourse of economic, environmental, intellectual, and perceptual responsibility that could ultimately modify what we understand as a contemporary skyscraper, its impact on urban planning and on the improvement of our way of life.

Registration

Architects, students, engineers, and designers are invited to participate in the competition. We encourage you to have multidisciplinary teams.

  • Participants must register by January 17, 2012.
  • Early Registration:  US $65 until November 15, 2011.
  • Late Registration: US $85 from November 16, 2011 to January 17, 2012.
  • One registration = One project
  • Participants may submit various projects, but must register each entry.
  • There is no limit as to the number of participants per team. Individual entries are accepted.

After your registration has been approved eVolo will send the registration number, which will be necessary for submission boards.

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Maestri d’Italia, sperimentazioni e ritorni all’ordine della modernità

September 29, 2011 Leave a comment

Milano – In concomitanza con il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, il FAI – Fondo Ambiente Italiano prosegue le lezioni dedicate ai grandi maestri che hanno contribuito con le loro opere a creare uno “stile italiano”. Il corso Maestri d’Italia. Sperimentazioni e ritorni all’ordine nella modernità. Lo sviluppo di un linguaggio figurativo nazionale si propone di proseguire il precedente ciclo (dedicato al periodo dal Duecento al Cinquecento) a partire dal tardo Cinquecento per concludersi con il Novecento.
Ideato da un comitato scientifico formato da Fernando Mazzocca, Alessandro Morandotti ed Antonello Negri, dell’Università degli studi di Milano, il corso prevede trentanove lezioni (a cadenza settimanale, da ottobre 2011 a dicembre 2012) e intende ripercorrere la storia dell’arte nazionale attraverso un’inedita indagine dei grandi maestri e del loro impatto sull’arte italiana. Tra gli altri verranno proposti artisti quali Caravaggio, Bernini, Canova, Hayez, Boccioni, Sironi, Fontana, analizzati sia attraverso l’analisi dei loro capolavori, sia tracciando la storia dell’eredità che hanno lasciato ai loro successori.
Gli incontri si svolgeranno presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, con cadenza settimanale, solitamente il mercoledì alle ore 18.00 e con una durata di circa 60/75 minuti.
Sono previsti due cicli di lezioni per studenti iscritti al Corso di Laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Milano che potranno frequentare gratuitamente le lezioni.
Informazioni e iscrizioni: Uffici FAI, Viale Coni Zugna, 5 (orario: lun. – ven. ore 9.00-13.00/14.00-17.00), tel. 02.467615.329/311, e-mail faiarte@fondoambiente.it

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Per Square Mile, popolazione mondiale concentrata

September 29, 2011 Leave a comment

Quanto sarebbe grande una città in cui vivono tutti gli abitanti della terra? Dipende dalla densità con cui la città è stata costruita.
Ecco la domanda di partenza che si sono posti sul sito persquaremile per arrivare all’immagine qui sopra; immaginando di far vivere tutti i 6,9 miliardi di persone in una sola, enorme città questa avrebbe dimensioni variabili, sarebbe più “piccola” se avesse la densità abitativa di Parigi oppure molto più estesa se avesse quella di Houston.

Fonte: Linea Di Sezione

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Intervista esclusiva a Francesco Cijecam Bonini

September 29, 2011 Leave a comment

E’ ancora caldo e l’afa rallenta i movimenti e i pensieri, nonostante tutto decido di trovarmi con Francesco Cijecam Bonini per quest’intervista; si decide per un aperitivo sul mare e il vento che si alza ci aiuta ad ingranare. Francesco è un designer-artigiano che si occupa principalmente di re-design con ottimi risultati, dimostrati dal successo che sta riscuotendo in rete attraverso il suo blog e i vari social network.

R.: Francesco, chi sei? Raccontaci di te?

F. C. B.: Livornese, ventotto anni, studi in Scienze ambientali, passione per il design, per il riciclo e da sempre recupero mobili cercando di dargli un carattere, diciamo particolare.

R.: Come mai questo nome Cijecam?

F. C. B.: E’ un nome ironico il cui significato preferisco non rivelare, mi piace come suona però, l’accostamento delle lettere richiama l’Est europeo.

R.: I tuoi studi non hanno trattato i campi in cui lavori, come nasce questa passione?

F. C. B.: Questa passione nasce da prima degli studi universitari, il primo lavoro che ho fatto è stato cambiare il colore ad una sedia della mia bisnonna. L’idea nasce dalla voglia di recuperare un oggetto caduto in disuso e fare tutto questo con pochi materiali.

R.: Da qui ti sei avvicinato al re-design?

F. C. B.: Si, in questo ha avuto una parte importante anche il mio percorso universitario, dove ho imparato le caratteristiche di riciclo dei vari materiali ed il ciclo dei rifiuti.

R.: Bricolage/fai da te/artigianato/design a quali di queste categorie ti senti di appartenere?

F. C. B.: Sicuramente i miei oggetti fanno parte del fai da te, le persone restano sorprese ma i processi per la realizzazione sono alla portata di tutti, non sono mai troppo elaborati. Poi mi sono “montato la testa” e lo chiamo design, anche se l’impronta artigianale è forte in ogni creazione.

R.: Nei tuoi lavori manca la parte della produzione in serie, tipica degli oggetti del disegno industriale, cosa ne pensi?

F. C. B.: La parte della produzione è assente perché sono tutti pezzi unici, il lavoro che svolgo è più legato al campo della decorazione; le idee si modellano sull’oggetto che trovo a disposizione volta in volta.

R.: Riportando quello che dici nel mio campo, l’architettura, è interessante pensare di poter lavorare solo sull’esistente andando a modificare il patrimonio edilizio pregresso, ma senza costruire nulla di nuovo.

F. C. B.: Si, mi trovo completamente d’accordo con questa considerazione, a Livorno in particolare, mi sembra ci sia un’eccessiva voglia di cementificare tutto. E’ il discorso che porto avanti anche nei miei lavori, perché comprare una sedia ad una determinata cifra prodotta in serie, che ha un certo impatto ambiental, quando puoi avere un pezzo unico, probabilmente ad un costo inferiore, evitando inoltre che vada a finire nel ciclo dei rifiuti prima del tempo.

R.: Da quello che dici sembra che le idee nascano sempre da un oggetto e non avvenga mai il contrario, è una giusta considerazione?

F. C. B.: Si, fondamentalmente è così che funziona, però mi capita anche di avere un’idea e di aspettare fino a quando non trovo l’oggetto giusto per l’ispirazione.

R.: Non ti sei mai interessato alla produzione ex-novo di un oggetto?

F. C. B.: Mi piacerebbe, ma non credo di avere le conoscenze tecniche; mi faccio più ispirare dalle forme che già esistono. Per esempio avevo delle sedie anni ’50, quelle classiche da osteria, che io chiamo innumerevoli perché ne ho ammassate tante nel corso del tempo, fino a quando non sono andato nel pollaio del mio babbo e non ho avuto l’ispirazione per combinarle con la rete per i polli.

R.: Le sedute sono una parte importante della tua produzione, è un fatto casuale o voluto?

F. C. B.: All’inizio le sedie sono stati gli oggetti più facili da reperire e trasportare, però mi sono reso conto col tempo che mi riesce meglio lavorare su una sedia piuttosto che su un altro prodotto. Ci vedo possibilità che altri mobili invece non hanno.

R.: Il colore è un altro tema fondamentale della tua produzione, cosa ci puoi dire a riguardo?

F. C. B.: Sono molto estemporaneo in questo, vedo un colore che mi colpisce e allora lo uso sull’oggetto, mi piace provare colori particolari come il blu acceso, fucsia, arancione. Poi molto della resa finale dipende dalla marca scelta, alcuni smalti rendono i colori eccezionali; inoltre bisogna considerare anche la superficie su cui vado a lavorare, a seconda del tipo la resa finale è molto diversa.

R.: Alcuni oggetti sembrano delle rivisitazioni di pezzi di design internazionale, penso soprattutto a poltronadicartone, hai dei particolari punti di riferimento?

F. C. B.: Solo una volta mi sono reso conto che un oggetto che avevo realizzato in realtà già esisteva…il cestello-lampada, la poltronadicartone invece è stato uno sfizio che mi sono voluto togliere sapendo di imitare qualcosa di già fatto.

R.: Il tuo blog raccoglie molti link di varia natura, cerchi di trarre ispirazione anche da mondi diversi tra loro?

F. C. B.: Si, alcuni siti servono da ispirazione per i miei lavori, ma sono anche amici e persone che ho conosciuto su internet, IDA interior lifestyle, Casa Andersen che mi ha avvicinato al mondo del tessile…

R.: Anche questo aspetto è molto interessanti, come ti sei avvicinato alla tessitura, sei autodidatta anche in questo aspetto?

F. C. B.: Ho iniziato con la macchina da cucire della mia nonna, facendo delle prove, poi per PercorsiMusicali, una scuola di musica di Livorno, ho realizzato dei divani, quasi dei pouf, partendo da zero.

R.: Allora degli oggetti ex-novo li hai fatti!

F. C. B.: (ride) Si, non ci avevo pensato.

R.: Altri progetti futuri?

F. C. B.: Ho una soffitta piena di mobili che attendono! E poi ho un altro progetto che parte a settembre che unisce la mia passione per i mobili con quella della progettazione; è un’iniziativa con altre due ragazze che hanno dei blog IDA interior lifestyle e Appunti di casa che si chiama Redecorate, 3 minds 1 project. Prendiamo in esame un progetto, lavorando ognuno sul proprio blog, io curo la parte progettuale, Ilaria (IDA) cerca un ispirazione del motivo conduttore e Valentina (Appunti di casa) propone altre situazioni simili. E’ da un po’ che avevo questa idea ma solo ora sono riuscito a concretizzarla. Molti impegni quindi. Bene io ho finito, è stato un piacere e in bocca al lupo per tutti questi progetti paralleli.

Fonte: Linea Di Sezione

“Il volo del pensiero” di Carlo Iacomucci

September 29, 2011 Leave a comment

Caldarola (MC) – Il pittore e incisore marchigiano Carlo Iacomucci e tra gli artisti invitati alla mostra itinerante di opere contemporanee dal titolo: “Omaggio dell’arte alla libertà di espressione” organizzata dall’Ordine dei giornalisti Consiglio regionale delle Marche e dal suo presidente, il giornalista Gianni Rossetti.
Un viaggio itinerante che toccherà le cinque province marchigiane e due città simbolo dell’arte, Roma e Firenze. In catalogo un testo critico dello storico dell’arte prof. Armando Ginesi.
Prima mostra a Caldarola (MC) fino al 2 ottobre 2011
Palazzo dei Cardinali Pallotta, Piazza Vittorio Emanuele.
“Il volo del pensiero” è il titolo dell’opera legata alla Libertà di Stampa presentata da Iacomucci nativo di Urbino e dove frequenta le scuole artistiche, dal 1985 opera a Macerata.

Per infocarloiacomucci@libero.it

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