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Archive for September 10, 2011

World Trade Center, dieci anni di teorie tra complotti e ricostruzioni

September 10, 2011 Leave a comment

Le Torri gemelle sono state abbattute con un’esplosione controllata, piano dopo piano. Il Pentagono è stato colpito da un missile, e non da un aereo. Gli aerei dirottati erano imbottititi di esplosivo (e i loro passeggeri, rapiti, sono stati uccisi altrove e gettati nell’Oceano). Il building 7 delWorld Trade Center, accanto alle Twin towers, è stato demolito intenzionalmente e non è crollato per effetto del fuoco. Israele ha concepito e organizzato l’attacco, per provocare un conflitto globale traStati Uniti e mondo arabo (e il Mossad avvertì gli ebrei che lavoravano nelle Due Torri di starsene a casa la mattina dell’11 settembre).
Nessun evento, dai tempi dell’assassinio a Dallas di JFK, ha fatto sorgere così tante idee e teorie complottiste. Secondo molte di queste, largamente presenti in Rete, l’11 settembre sarebbe frutto di una cospirazione del governo americano per imporre un regime autoritario e ridare ossigeno, attraverso le spese militari e il controllo delle fonti energetiche, al capitalismo declinante.

Roberto Festa illustra le 4 ragioni complottistiche più accreditate.

I primi dubbi circa la versione ufficiale dell’attentato sono d’altra parte antichi, e risalgono ai momenti immediatamente successivi al crollo dei grattacieli. Come raccontato da Robbyn Swan e Anthony Summers, autori di The Eleventh Day: The Full Story of 9/11 and Osama bin Laden, già nel pomeriggio dell’11 settembre un ragazzo di nome David Rostcheck lasciò la poltrona davanti al televisore, dove aveva assistito al disastro, si mise al computer. In unachatroom scrisse: “Sembra che non si sia trattato di un incendio ma di una demolizione controllata. Se non ci dicono qualcosa di più nei prossimi giorni, allora c’è davvero qualcosa di strano”.

Da quel pomeriggio le teorie complottiste si sono moltiplicate. Se alcuni ambienti propizi alla diffusione hanno scarsissima credibilità (la teoria del complotto sionista è stata per esempio rilanciata da autori che negano l’Olocausto, e non ha alcun fondamento: un morto su dieci dell’11 settembre era ebreo), in molti altri casi l’idea della cospirazione è cresciuta negli ambienti accademici, tra ex-funzionari della Cia e dell’Fbi e tra le stesse fila dell’esercito Usa. Uno tra i più conosciuti propagatori di dubbi circa la versione ufficiale è per esempio un professore di teologia, David Griffin, che ha scritto nove libri per dimostrare che gli attentati “furono concepiti all’interno dell’apparato statale americano” per giustificare davanti all’opinione pubblica internazionale la guerra in Medio Oriente.

Con gli anni questo genere di teorie si sono estese ben al di là dei circoli ristretti dell’accademia e degli esperti ed appassionati di intelligence. Un sondaggio del 2006 indicava che un americano su tre riteneva che l’amministrazione Bush avesse in qualche modo mentito (o progettando direttamente gli attentati, o non facendo nulla per evitarli, in modo da poter invadere l’Iraq).
Il fenomeno ha assunto dimensioni tali da condurre il governo americano a pubblicare nel 2009 un documento sul suo sito per chiarire i principali dubbi. Senza molto successo. I truthers, i sostenitori del complotto, continuano a diffondere le loro tesi e a seminare dubbi (grazie anche allo straordinario volano offerto dalla Rete).
Ecco dunque quattro delle tesi complottiste più accreditate (e le ragioni che le rendono poco credibili).
  1. Il vicepresidente Dick Cheney ordinò all’aviazione militare americana di non alzarsi in volo e di non intercettare gli aerei dirottati. Questo spiegherebbe il ritardo nella capacità di reazione dell’amministrazione Bush. La versione ufficiale ruota invece sulla mancanza di coordinamento tra organi di controllo del traffico aereo civile (Faa) e aviazione militare. Il carattere multiplo degli attacchi, un sistema contraereo concepito ai tempi della Guerra Fredda e rivolto all’esterno del Paese, la disattivazione degli strumenti di identificazione a bordo, sarebbero gli altri elementi capaci di spiegare la lentezza nella reazione.
  2. Una delle teorie complottiste più diffuse (sostenute per esempio nei libri di Steven Jones, un fisico della Brigham Young University) riguarda la possibilità che le Due Torri siano state abbattute attraverso una serie di cariche esplosive coordinate (tesi che sembrerebbe accreditata dalle immagini delle esplosioni nei piani alti degli edifici). In realtà, ogni demolizione controllata di un edificio avviene facendo brillare i piani inferiori. Di più. Una ricerca del National Institute of Standards and Technology ha concluso che l’impatto degli aerei contro le Due Torri danneggiò in modo definitivo le colonne portanti. 10 mila galloni di benzina, distribuiti su più piani, fecero scoppiare gli incendi. Sotto l’effetto di temperature altissime, i pavimenti cominciarono a curvarsi, mentre anche le colonne perimetrali si piegavano e mettevano in atto una serie di processi dinamici che portarono al definitivo collasso.
  3. In 9/11. The Big Lie, il francese Thierry Meyssan ha sostenuto che il Pentagono fu distrutto da un missile, e che resti di un aereo furono portati sul luogo per simulare il disastro. In realtà, decine di corpi di passeggeri e membri dell’equipaggio furono trovati nella zona dell’impatto. L’aereo fu visto volteggiare sopra il Pentagono, e fu fotografato da molti. Nessuna prova che indichi la distribuzione dei resti di un aereo sul luogo del disastro è mai stata trovata.
  4. Alcuni truthers sostengono che gli aerei dirottati erano imbottiti di esplosivo, e che furono fatti esplodere con un meccanismo telecomandato a distanza. I presunti passeggeri a bordo sarebbero stati uccisi altrove, e i loro corpi poi scaricati nell’Oceano. Anche qui ci sono prove che dimostrano in modo inequivocabile la presenza dei passeggeri a bordo degli aerei dirottati. Le telefonate partite dai velivoli, e dirette a familiari e amici dei passeggeri, furono fatte con i telefoni presenti sul retro delle poltrone.

Fonte: Ufoonline

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Paulaner, installazione nuovo luminoso simbolo dell’Oktoberfest 2011

September 10, 2011 Leave a comment

Che si tratti del più grande boccale di birra al mondo?
Il nuovo, luminoso simbolo della weiss Paulaner debutta all’Oktoberfest!
Monaco – Il famoso simbolo della Paulaner, il boccale di birra gigante che ruota sulla torre, è stato sostituito da una nuova luminosa installazione. Ogni anno, troneggiava sulla fiera della birra più popolare e famosa al mondo, l’“Oktoberfest”, attraendo migliaia di persone. “Più leggera e molto più realistica”: queste le caratteristiche richieste alla nuova struttura. Una volta realizzato, il boccale è stato collocato all’Oktoberfest una settimana prima dell’apertura ufficiale. 
Anche la nuova installazione ruota ma il suo peso è stato dimezzato.  Alta 6 metri – considerando la schiuma quasi 7 – raggiunge un diametro che sfiora i 3 metri. Se riempita di birra, la sua capacità è di 42.000 litri. Queste misure potrebbero rendere il boccale della Paulaner il più grande al mondo. Il record attuale è di soli 5,87 metri di altezza. Tuttavia, potrebbe esistere un ostacolo alla conquista del nuovo record. Il regolamento dei Guiness dei Primati richiede che sia una copia fedele alla realtà: quindi deve poter essere riempito di birra. 
Ma ciò significherebbe mettere a rischio la sua tecnologia. Infatti, il boccale presenta una novità: è illuminato dall’interno, contrariamente a quello precedente su cui erano puntati dei riflettori. Il boccale è dotato di un sensore che ne regola la luminosità in base alla  luce del giorno. “La parte superiore è rivestita da led che si accendono a intermittenza per imitare il reale luccichio della schiuma. Così, grazie al materiale plastico traslucido utilizzato, appare di un giallo dorato che ha il sapore di birra appena spillata” afferma Andreas Steinfatt, CEO di Paulaner Brauerei. 
Non è la prima volta che Paulaner stupisce con grandi installazioni: dopo la ricostruzione della tenda “Winzerer Fähndl” e l’istallazione, nel 2010, di un distributore centralizzato per servire la birra in maniera più efficiente e veloce, quest’anno è venuto il turno della torre e del boccale. Il vecchio boccale è stato in servizio per oltre 30 anni. Originariamente di pietra, è stato dipinto nel 2001 per rassomigliare a un vero boccale di vetro. A causa del suo peso di quattro tonnellate, la tendenza ai cedimenti e gli alti costi di manutenzione, si è deciso di sostituirlo. Anche la torre, sulla quale poggia, è stata totalmente rinnovata e, oggi, raggiunge i 24 metri. 
Il nuovo boccale è stato realizzato nella città tedesca di Dresda, Sassonia, dal noto artista Peter Ardelt. Il concept di Ardelt ha convinto Paulaner proprio perché il suo progetto riproduceva il tipico colore della birra. Oggi, il boccale ruota in cima alla torre accanto alla tenda della Paulaner dominando sull’Oktoberfest. 
Per maggiori informazioni e per le immagini del boccale (forse il più grande al mondo), della torre simbolo di Paulaner, del tendone e per le news relative all’Oktoberfest potete consultare la Fanpage Paulaner all’indirizzo www.facebook.com/paulanermuenchen.

Categories: Curiosità

[REC] Genesis, terzo capitolo della saga

September 10, 2011 Leave a comment

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Come avevamo precedentemente annunciato in questo articolo, Filmax sta per lanciare il terzo capitolo della saga REC che si intitolerà [REC] Genesis.
E’ confermata l’uscita del trailer per il 16 settembre, quindi il consiglio è di tenere d’occhio il sito ufficiale del film (finalmente rinnovato) ma anche il canale Youtube di Filmax.
Inoltre possiamo anticiparvi che a dispetto dei fiduciosi che speravano in un’uscita nelle sale a fine anno, dobbiamo putroppo informarvi che la release nei cinema spagnoli è prevista per il 30 marzo 2012; proprio così… ciò significa che le uscite internazionali sono ancora ignote. E’ pronta invece la sceneggiatura per il quarto film Apocalypse, diretto dal secondo regista della saga Jaume Balagueró, ma in merito alla produzione non si sa ancora nulla.

Nell’attesa di altre novità vi proponiamo alcune nuove immagini pubblicate direttamente nella pagina Facebook del film di cui il famoso matrimonio che vi avevamo anticipato.

Fonte: Noisymag

Categories: Cinema News Tags:

Fès, splendore in similitudine con le favelas di Rio de Janeiro

September 10, 2011 Leave a comment

La splendida Fès è allo stremo. Hay Aounates El Hajjaj è un quartiere che sul piano della sicurezza ha delle similitudini con le favelas di Rio, senza avere la stessa architettura. Quando ci si avvicina assomiglia a tanti quartieri sparsi nelle varie città marocchine, dal nord al sud. Le costruzioni che nascono a vista d’occhio sono del tipoR+3 o R+4 (3/4 piani), seguendo il modello catastale nazionale in uso nelle città. Ma, a tutti gli effetti, le costruzioni periferiche sono in realtà un muro perimetrale che circonda una città selvaggia dove regna l’anarchia. In seguito alle dimissioni delle autorità, un grupppo di islamici hanno costituito una banda armata con coltelli e spade; questo permette ai suoi membri di affrontare la deliquenza ma anche di imporre le loro ideologie malate. Un fenomeno, che era totalmente sparito dopo gli avvenimenti del 2003, prolifico oggi a causa dell’inesistenza delle autorità preposte e che giornalmente guadagna terreno. I quartieri di Hay 45-Bab Sifr, vicino a Ben Dabab, Hay Chicane a Ben Souda, Hay Laayoune, Zankat Azziate, Sidi Boujida, Hay Wandou-Bab Fthou, Hay Ain Boufaouz, Inane Al Kadiri…queste le zone ad alto rischio abbandonate e conquistate dai trafficanti di droga e dai gangster. Nate senza autorizzazioni, le costruzioni si accumulano in questi quartieri, spogli di ogni struttura culturale, sportiva o di attrazione. Anche gli alberi e i giardini sono rari. “La povertà di tutte le campagne che circondano Fès spinge i giovani demuniti a spostarsi nei quartieri selvaggi della città. Davanti a questa situazione tutti hanno paura. I responsabili non vogliono prendere nessuna iniziativa che rischierebbe di provocare degli scontri che creerebbero grossi problemi ai loro superiori”, ha dichiarato un poliziotto sotto aninimato a Aufait Maroc. Gli abitanti di Fès si sono costituiti in una Associazione, Fès Cultura e Patrimonio dell’Umanità. Il suo presidente, Mohammed Sanhaji, sta combattendo un ardua battaglia con le inesistenti autorità, per ridare nuovo slancio alla splendida città medioevale e imperiale. Mohammed Azhari, presidente di un altra associazione, l’Associazione Fassi per l’ambiente e lo Sviluppo, conferma l’assenza totale dei responsabili davanti al degrado sociale e ambientale della città. Abdenbi Errifi, abitante di Hay Narjis dichiara a Aufait che “in tutta la città di Fès oggi è molto difficile camminare di notte e, di giorno, bisogna essere sempre in guardia. A Aouniate El Hajjaj anche la polizia ha paura di entrare. Sovente si assiste ad aggressioni davanti ai poliziotti stessi che non fanno alcun gesto per difendere le vittime”. L’urbanizzazione selvaggia del Marocco non è altro che lo specchio della corruzione e dell’incompetenza che regna sovrana. Si costruisce di notte, sono ben organizzati e non si sa da dove sbucano, pertanto le zone delle bidonville e gli altri quartieri insalubri si vendono a prezzi alti perchè commercialmente validi per lo spaccio di droga. Come nelle favelas di Rio il crimine si è sviluppato e organizzato al punto di fare paura alle autorità stesse che non osano più, da tempo, avventurarsi in queste zone di non-diritto. Il rischio rimane quello degli islamisti che si installano in quelle zone e si ergono a protettori della popolazione demunita che non puo’ traslocare in luoghi più vivibili. Come a Rio, ci si chiede, la sola soluzione sarà quella di inviare i militari per occupare questi quartieri? La politica di riassorbimento delle bidonville è effettivamente reale solo nelle cifre. Ma non si stanno creando delle periferie calde ovunque attorno alle città del Marocco, cementificando illegamente per produrre niente altro che giovani prigionieri di questi muri? Si rimpiazziano le bidonvilles con dormitori senza anima, senza cultura, senza lavoro, senza educazione, senza spazi verdi degni di questo nome. I candidati alle prossime legislative di novembre inseriranno tutte queste problematiche nei loro programmi e relative soluzioni, dimenticandole velocemente. Comme d’habitude!, dicono i cittadini onesti..

Credits Interviste: Aufait Maroc

Fonte: My Amazighen

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