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Shamablanca, lettura di una schizofrenia post-moderna

September 5, 2011 Leave a comment

Lontano dai soliti clichés esotici delle medine imperiali, souks e cammelli, Shamablanca evoca il quotidiano di una realtà misconosciuta del reame marocchino : il Marock. L’espressione Marock, presa in prestito dal film eponimo di Laïla Marrakchi, è oramai entrato nel linguaggio comune e designa lo stile di vita della jeunesse dorée casablanchese o rabatina, che vive sull’ora di Parigi, Londra o New York. Scuola al Descartes o al Lyautey (licei francesi di Rabat e Casablanca), questi giovani dell’alta società marocchina occidentalizzata vivono al margine in seno del loro proprio paese, “con il culo su diverse sedie”, ci dice Shama, eroina del romanzo di Sonia Terrab (giornalista del settimanale Telquel). In effetti, a Casablanca, è sufficiente osservare le auto che passano sul boulevard d’Anfa e le vetrine del lusso per verificare quanto segue: c’è gente poverissima in Marocco, ma anche gente ricchissima. Dopo sette anni di studi a Parigi, la 26enne Shama decide di rientrare in Marocco dove trova lavoro come marketing manager in una multinazionale a Casablanca. Ma questo ritorno tanto mitizzato non è senza sacrifici, a causa anche delle esigenze pressanti che si richiede alle donne: sistemarsi, diventare una sposa docile e una madre attenta. Indipendente, Shama è in preda alla pressione sociale e non riconosce le sue amiche di infanzia che sognano di trovare il tiket vincente: un marito che potrà loro donare un anello di fidanzamento più caro di quello delle loro vicine/amiche. Casablanca di giorno, giungla urbana grondante umanità; Casanegra la notte, città desolata e depravata. “Casa la pazza, Casa la bestia, Casa la grande” , senza dubbi l’altra protagonista del romanzo. Metropoli di 4 milioni e mezzo di persone, in costante movimento, che oscilla tra tradizione e modernità, condensando tutti i paradossi del Marocco attuale. Metropoli ostile per Shama, che pensa “essere donna qui è un dramma”, perchè si vede negata la libertà di camminare nell’anonimato della folla che gli ricorda costantemente il suo sesso, la sua condizione di oggetto del desiderio. Per dimenticare tuttto questo, Shama cammina nascosta urlando in silenzio la sua miseria dorata. Ma sotto lo stesso sole esiste un altra miseria che non vorrebbe più vedere, quella dei bambini di strada che mendicano: “Gli regalo quanto ? un dirham, della pietà o di più, uno sguardo umano, un piccolo sguardo, un millesimo di secondo di sguardo, per questa vita nella stessa città (…)”. Per salvarsi Shama si costruisce delle barricate, passa da bolla in bolla, dall’auto all’appartamento, dall’auto alla discoteca..tutto è lecito per scappare dalla realtà degli Altri, indigenti giudicati troppo indecenti. Shama è una giovane ragazza del suo tempo, con una vita sentimentale complicata. I tre personaggi maschili del romanzo sono degli archetipi: il miglior amico, il trentenne seduttore e il ragazzo di buona famiglia che vuole sposarsi per far felice la madre. Ma per Shama tutti gli uomini sono paralleli, anche se sono stati all’estero dove hanno acquisito una mentalità piuttosto aperta, ma che quando rientrano al bled (al paese) pensano che “una donna deve rinnegare il suo passato, in funzione di colui che le paga un futuro”. Ma allora, perchè Shama è tornata in Marocco? Lei che si vedeva parigina ad vitam eternam. Sessualità, droga, religione, tutte le ipocrisie e i difetti di una società nelle sue contraddizioni sono sezionate sotto la penna di Sonia Terrab. Il romanzo, decisamente visuale, inizia con il profilo su Facebook di Shama. Lo stile è nervoso, secco e a tratti crudo, si capisce e si prova la collera di Shama per quel Marock che non sente più suo. La giovane riversa sulla società, e su di lei, l’astio profondo per un lassismo che si rafforza e diventa immobilismo; trasuda tra le righe la sofferenza di persone, uomini o donne, che vivono come stranieri nel loro paese e che sopravvivono grazie alla speranza di poter ripartire, per fuggire da una identità imposta. Questo romanzo irriterà molti a causa del soggetto trattato, che non si riconosceranno. In effetti, non è l’immagine del Marocco autentica e tradizionale che certe persone vogliono difendere e promuovere a tutti i costi. La giovane e brava scrittrice tocca i tasti dell’identarietà di chi se ne è andato dal suo paese, e non si riconosce pù quando diventa adulto e maturo. La realtà dei fatti è che tanti studenti e lavoratori marocchini all’estero attendono con paura il loro ritorno a casa e, per alcuni, questa paura gli impedisce di tornare, scegliendo di essere soli in un paese lontano piuttosto che vivere la solitudine e la lontananza nel loro paese natale.

“ Tutti sono dei falsi-gettoni. Tutti degli ipocriti. Una banda di coglioni degenerati che non si rinnovano. Una banda di tarati che scorreggiano più in alto di tutti i sederi riuniti. Lei mi fa arrabbiare…Eccola, 28 anni, il Rolex di chi puo’, il matrimonio che uccide, stabilizza e quindi l’autorizza a non fermarsi: “Allora cara, quando è il tuo turno? Non resti che tu”. (…) Hamza è un marocchino medio a tutti i livelli, dalla semplicità cubica: famiglia, dio, patria. Un ragazzo con gli occhiali dissimulati dietro alle sue certezze: studi, lavoro, far piacere a sua madre, sposarsi, costruire una casa, acquistare un auto, generare, acquistare un auto più grande, assicurarsi, un credito, generare, diversi crediti, un altra assicurazione, preghiere, riscattare i suoi peccati, morire. Nel corso della vita, dimenticare di vivere”.

Shamablanca, Sonia Terrab – Éditions Atlantica Seguier, 15 euro/ 100 dirhams

Fonte: My Amazighen

Euro Volley 2011, convocati di Berruto per gli Europei di volley maschile 2011

September 5, 2011 Leave a comment

Al via sabato 10 settembre la XXVII edizione del Campionato Europeo di Pallavolo Maschile in Austria e Repubblica Ceca. 16 squadre partecipanti, suddivise in 4 gironi, con l’Italia di Mauro Berruto inserita nella pool C a Innsbruck con Francia, Belgio e Finlandia.
Il regolamento prevede il passaggio diretto ai quarti per le prime classificate di ogni singolo girone, mentre le seconde e le terze si scontreranno tra loro al fine di determinare le altre quattro sfidanti. La finale verrà disputata a Vienna domenica 18 settembre a partire dalle ore 18.00
In questi giorni gli azzurri si trovano a Monza per un collegiale che prevede, tra l’altro, l’amichevole di domani alle ore 18.00 contro la temibile Serbia al PalaIper
Durante una conferenza stampa tenutasi questa mattina a Milano, il ct azzurro ha diramato i nomi dei 14 che disputeranno la kermesse continenetale: i palleggiatori Boninfante e Travica; gli opposto Lasko e Sabbi; gli schiacciatori Maruotti, Parodi, Savani e Zaytsev; i centrali Barone, Birarelli, Buti e Mastrangelo; i liberi Bari e Giovi. Lo stesso tecnico ha poi dato piena fiducia alla sua squadra, inserendola tra le protagoniste della rassegna europea.

Programma Italia 1^ fase
10 settembre Belgio-Italia ore 18 RaiSport1
11 settembre Italia-Finlandia ore 18 RaiSport1
12 settembre Italia-Francia ore 19 RaiSport1
http://www.eurovolley2011.com

Fonte: Noisymag

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“Notorius, L’Amante Perduta” Alfred Hitchcock [1946]

September 5, 2011 Leave a comment

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Un ottimo Hitchcock d’annata

Se si vuole vedere un film pienamente rappresentativo dell’intera filmografia di Alfred Hitchcock, Notorius è sicuramente uno dei più adatti.
A metà fra storia d’amore e thriller, il regista rappresenta con la sua abituale eleganza le vicende legate alla protagonista Ingrid Bergman che, scoperta ad aver aiutato il padre spia nazista, verrà costretta a collaborare in prima persona con la polizia statunitense. Al suo fianco un ligio alla professione Cary Grant che dovrà fare i conti con il fascino della Bergman.
In questo lungometraggio di 100 minuti circa è possibile rintracciare elementi classici del cinema hitchcockiano, così come elementi di grande innovazione cinematografica.
La prima parte del film è principalmente focalizzata sulla conoscenza e l’intimo avvicinamento fra i due personaggi protagonisti. È narrata qui una storia d’amore appassionante e priva di particolari ostacoli, nella quale tanto lo spettatore uomo che lo spettatore donna potranno identificarsi utopicamente in uno dei due personaggi in causa.

Questa apparentemente idilliaca situazione d’amore fiabesco non è una novità per il cinema di Hitchcock, anzi, basti pensare all’incipit di Rebecca, La Prima Moglie del 1940. Tutto appare perfetto e senza imbrogli, malgrado allo spettatore vengano già forniti dettagli che lascino presagire imminenti risvolti noir.

Nella seconda metà invece assistiamo al thriller, a ciò che meglio riesce al regista. Ed ecco che emergono altri punti focali attorno ai quali ruotano quasi tutte le opere di Hitchcock. Sin da quando inizia l’indagine lo spettatore è conoscenza di chi giochi il ruolo del meschino truffatore senza scrupoli. L’avvincente per lo spettatore non sarà quindi scoprire chi sia il colpevole, bensì cercare di capire come i protagonisti riusciranno a incastrarlo.

Ma come sempre accade nelle opere di Hitchcock il ruolo del buono e del cattivo è mutevole, chiunque ora è dalla parte del bene, ora da quella del male, ora è il colpevole, ora è la vittima. Ecco quindi ancora che tornano le analogie con film come Blackmail o Rebecca, La Prima Moglie, ma altrettanto possiamo intravedere l’importanza che ha giocato nel cinema a venire. Il Polanski degli anni ’90 e 2000, quello de La Morte E La Fanciulla, sarebbe potuto essere tale senza la lezione hitchcockiana? Difficile dirlo, ma la non definizione univoca del ruolo morale e societario dei personaggi affonda le radici proprie nell’innovazione apportata da Hitchcock.

Un altro tema ricorrente nelle opere del maestro inglese è il quasi onnipresente ruolo giocato dalla madre di uno dei protagonisti. E’ straordinariamente preponderante in Psycho, è marcatamente presente ne Gli Uccelli, non è affatto secondario in Delitto Per Delitto [L’Altro Uomo] e qui, in Notorius, continua a essere uno dei temi centrali dell’indagine psicologica. La madre gioca sempre un ruolo di dominio nei confronti del figlio, apparentemente maturo e autosufficiente, in realtà costantemente sottomesso al severo giudizio della madre. Non una mossa è compiuta senza consultarsi con la confidente madre, quasi in un inscindibile legame che vive in bilico fra timore e complesso edipico.

L’attenzione psicologica non è rilegata al trafficante “mammone” o alla madre stessa, bensì è centrale anche nella definizione del personaggio interpretato da Ingrid Bergman. Proprio lei, la protagonista indiscutibile della scena che qui più che in qualsiasi altra occasione riesce a regalarci un’interpretazione intensa che spazia su più registri, e se nel ruolo un po’ frivolo dell’inizio è efficace ma non totalmente convincente, con il passare dei minuti si cala sempre più nel folle vortice che la attanaglia costringendola a immergersi sempre più a fondo nel baratro autodistruttivo impostogli.

La contrapposizione fra agire per il bene comune e agire per il bene personale trova in questa pellicola una degna rappresentazione, nella quale i protagonisti arriveranno uno per uno a perdere la propria identità al fine di plasmarsi con il volere altrui.
Su questo tema dello smarrimento del sé ci fu un letterato che a cavallo fra XVI e XVII secolo compose molte opere: William Shakespeare. E nell’amore fugace celato agli occhi dei più narrato in Notorius, come non vedere echi shakespeariani? E nei dialoghi fra madre e figlio al momento di ordire contro l’indifesa Bergman, come escludere diretti riferimenti alle cospirazioni di corte inscenate da Shakespeare in opere come Amleto?
E come era solito fare il bardo Shakespeare, anche Hitchcock pone al centro focale delle vicende il dettaglio. Sono i dettagli a far scoprire i colpevoli, sono i dettagli a permettere ai personaggi di compiere le loro più o meno losche azioni. E sono i dettagli a tenere alta la suspense nello spettatore che ben conosce le vicende e sussulta quando vengono scoperti dei frammenti in vetro frettolosamente nascosti sotto uno scaffale, oppure quando un abbraccio forzato potrebbe far scoprire una chiave appena sottratta al proprietario.
La chiave, d’altronde sembra davvero affascinare il regista inglese. Era una chiave al centro delle vicende ne Il Delitto Perfetto, così come la chiave era la protagonista della più eccitante scena del bellissimo Delitto Per Delitto [L’Altro Uomo] del ‘51.

Soffermandoci invece ad analizzare la parte tecnica di Notorius, non possiamo che commentare entusiasticamente una regia di straordinaria efficacia in grado di discostarsi da una rappresentazione classica e al contempo di formare uno standard per il cinema futuro.

Già soltanto la prova schiacciante che convince la Bergman a collaborare con la polizia è resa con intelligenza. La registrazione che viene fatta ascoltare all’imputata è spiazzante e avrà talmente tanta fortuna da essere utilizzata ancora oggi in un qualsiasi film poliziesco.
Le inquadrature soggettive sono strabilianti. La donna che guida ubriaca l’automobile con i capelli al vento che le oscurano parzialmente la vista è rappresentata in soggettiva con le ciocche di capelli della protagonista che svolazzano libere davanti alla macchina da presa. Le deformazioni della pellicola sono invece di straordinario impatto nel restituirci l’idea di avvelenamento, di difficoltà nel percepire l’ambiente circostante. Esattamente come l’inquadratura capolavoro di un Cary Grant statuario che vigilia su una ubriaca Ingrid Bergman, eseguita a macchina da presa ruotata di 45° gradi.
Queste anomalìe prospettiche sono ricorrenti nell’opera e, cosa più importante, non cadono mai nel tecnicismo autoreferenziale. Al giorno d’oggi è davvero difficile scovare un regista che quando azzarda qualche funambolismo tecnico riesca a non discostarsi dalla funzionalità narrativa ed espressiva dell’immagine. In Hitchcock il problema non sussiste nemmeno perché i tecnicismi sono sempre estremamente contestualizzati.

L’azzardo tecnico più interessante è però il movimento di macchina che Hitchcock ripete più volte durante il film, arrivando alla perfezione nella scena della festa quando dal piano superiore in campo largo si va a riprendere il dettaglio custodito nella mano della protagonista. Il movimento è questo: spostare la macchina da presa di qualche metro per andare a mettere in risalto un volto o un dettaglio, in tempo rapido. È una sorta di zoom ante-litteram. Nel 1946 non esistevano ancora obiettivi a focale variabile che permettono di avvicinarsi o allontanarsi da un dettaglio senza muovere la macchina da presa, ma solamente agendo ruotando verso destra o verso sinistra l’obiettivo, come oggi avviene su ogni macchina fotografica reflex. Nel ’46 se si voleva realizzare un effetto di questo tipo bisognava spostare l’intera macchina da presa, con tutto il suo enorme peso, tramite un carrello con braccio libero di sollevare la cinepresa fino a qualche metro d’altezza, denominato dolly.

Notorius, L’Amante Perduta è un film che, anche se nel complesso potrebbe risultare un po’ meno avvincente di un La Finestra Sul Cortile a causa di una prima parte notevolmente più lenta della seconda, è da considerare come un capolavoro imperdibile della cinematografia.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

“Una finestra nella consapevolezza”, esposizione presso la Galleria Bebrera di Milano

September 5, 2011 Leave a comment

UNA FINESTRA NELLA CONSAPEVOLEZZA

Una doppia personale con le opere di Mike Booth e Flavia Vallarin a cura di Indira Fassioni
9-11 Settembre 2011 – c/o Galleria Bebrera

Venerdì 9 settembre 2011 presso il noto spazio Bebrera Mike Booth e Flavia Vallarin presenteranno una selezione di opere accomunate dalla volontà di manifestare gli effetti benefici di forme, colori e materie che la natura stessa mette a disposizione: “Il colore diviene una sola cosa con la materia, si muove alla ricerca di un punto dove sento che nasce l’armonia.” F. Vallarin

Si potranno ammirare quadri dove il colore sarà protagonista sprigionando tutta la propria energia, sculture realizzate con l’antichissima tecnica della ceramica raku, manifesto dell’unità dei 4 elementi, o i tappeti Kairos, come veri e propri strumenti per promuovere il benessere fisico e mentale.

Mike Booth è noto a livello mondiale sia per i suoi seminari sul colore e la consapevolezza che per la diffusione del sistema Aura-Soma®, un metodo olistico, nato negli anni ’80 da Vicky Wall, di cui egli fu collega ed erede. Il sistema Aura-Soma® unisce in modo armonico le qualità dei colori, delle essenze delle erbe, delle piante e le vibrazioni dei cristalli per promuovere la consapevolezza di sé e riportare l’individuo verso l’ unità di corpo-mente-spirito. 

Ma Mike Booth è anche un artista apprezzato sin dagli anni ’70 per i suoi mandala, cerchi archetipici, diffusi soprattutto nelle tradizioni orientali, a cui si conferiscono poteri taumaturgici. Per la loro realizzazione Mike utilizza anche i prodotti Aura-Soma®, in particolare le Pomander, le Quintessenze e gli Archangeloi, per supportare le qualità della consapevolezza che essi riflettono. 

Flavia Vallarin è un’intensa artista-naturopata che unendo le due doti dà vita ad uno stile eclettico e trasformista, dove il quadro e la scultura divengono terapeutici.  L’energia dei cristalli, unita alla forza dei colori, creano opere che rilasciano nell’ambiente una vera e propria forma di arte-terapia.

Venerdì 9 Settembre 

Vernissage 

dalle 18.30 alle 21.00

Ingresso con degustazione solo su invito

Sabato 10 Settembre

Esposizione e Workshop

dalle 10.00 alle ore 18.00

Nell’arco della giornata vi sarà la possibilità di partecipare a varie attività:

  • Mike Booth con consulenti ed insegnanti, da lui formati, sarà disponibile per tutti coloro che desiderino conoscere l’energia dei suoi mandala, per illustrare e spiegare la filosofia e le potenzialità del sistema Aura-Soma®, il cui cuore è costituito dalle 109 combinazioni di colore delle bottiglie Equilibrium. Brevi consultazioni Aura-Soma su appuntamento.
  • Workshop – dalle ore 11.30  – Breve introduzione al sistema Aura-Soma® e parte esperienziale dedicata al “sentire” l’energia del colore a cura di Monica Lasagni – durata circa 60 minuti.
  • Workshop – dalle ore 14,30  – Flavia Vallarin e Roberta Fileccia vi guideranno nell’esperienza energetica di riequilibrio dei chakra con l’ausilio dei cristalli e dei tappeti Kairos. Durata circa 15 minuti, su appuntamento.

Per permetterci di poter offrire a tutti la possibilità di partecipare, Vi invitiamo a riservare la vostra prenotazione contattando Monica Lasagni. Tel. +39 335 6632341 e-mail: mokiki@tin.it

Domenica 11 Settembre 

Esposizione

Dalle 10.00 alle 14.00

Un particolare ringraziamento all’azienda vinicola De Gustibus, che da diversi anni hanno fatto della ricerca del gusto e della originalità culinarie italiane la loro principale prerogativa, e la società di catering SacroCuore.

www.degustibusvini.com 

Contatti utili
Mike Booth
www.pasika.org
Flavia Vallarin
www.artherapysoul.com

Galleria Bebrera
Via Ciovasso 15
20121 Milano
info@bebrera.com
www.bebrera.com