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“Caccia Al Ladro” di Alfred Hitchcock [1955]

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Il gatto perde il pelo, ma non il vizio

Terzo e ultimo film girato da Alfred Hitchcock avente come protagonista la bellissima Grace Kelly, Caccia Al Ladro prende le distanze sia dall’intrigante Il Delitto Perfetto sia dall’avvincentissimo La Finestra Sul Cortile, entrambi usciti nelle sale l’anno precedente al film in questione.
Se infatti i due film appena citati pongono al centro delle vicende lo sviluppo dell’intrigo da parte dei protagonisti e solo marginalmente toccano il tema amoroso, Caccia Al Ladro è invece una scorrevole ed elegante commedia rosa che poggia sulle solide basi del thriller classico hitchcockiano.
La mano del maestro inglese c’è e si vede, ma manca un po’ l’originalità e se il film risulta più che godibile grandissima parte del merito deve essere imputato a un magistrale Cary Grant, per l’occasione ladro gentiluomo, e a una ben inserita ma soprattutto splendida Grace Kelly.
A differenze di altri film di Hitchcock infatti poco è da scoprire e quel poco è oltretutto sufficientemente prevedibile. D’altronde lo spettatore non conosce l’identità dell’assassino fino alle ultime scene costringendo il regista a seminare qua e là [deboli] indizi per fuorviare le conclusioni dello spettatore. Sarebbe molto meglio, come di consueto per le sue opere, far conoscere sin dall’inizio il volto del colpevole, in favore di un’analisi psicologica ed emotiva che crei la vera tensione in chi sta osservando le vicende.
E invece quel voyeurismo impareggiabile che avevamo apprezzato in Notorius o in Nodo Alla Gola qui è assente per lasciare ampi spazi a intelligenti e taglienti scambi di battute fra i personaggi, i quali non saranno altro che una figurina immediatamente identificabile e categorizzabile inserita all’interno dei non troppo complicati eventi.
La storia è quella di un Diabolik in versione francese che, intento a fuggire dalla polizia per dimostrare a modo suo la propria innocenza, incapperà nella bella bionda venuta dall’America.
Purtroppo l’ironia è valida ma non è sufficiente a stimolare attivamente lo spettatore portandolo all’interno stesso della scena.
La fotografia è altrettanto valida ma ben lontana da una mimesi con la realtà e quindi oggi ci può apparire come tutt’altro che efficace, malgrado alcuni [ma non troppi] movimenti di macchina garantiscano un livello registico sempre più alto rispetto alla media dell’epoca.
Viene da domandarsi se Hitchcock abbia preso alla leggera l’incarico della realizzazione di questo film. Forse si. Sicuramente sottovalutò l’impegno per Il Delitto Perfetto e in quell’occasione sfornò un capolavoro. In realtà, impegnato o meno, bisognerà attendere fino alla svolta di Psycho, cinque anni e sei lungometraggi dopo, per ri-trovare il vero Hitchcock innovatore di regia e di soggetto di un intero genere cinematografico.

Ma questo ha forse poca importanza. Come il gatto nero che si aggira costantemente sui tetti dei lussuosi hotel di Caccia Al Ladro, anche Hitchcock sa camminare a passo felpato fra gli stili e i generi. In questo caso si avvicina con fare furtivo alla commedia sospettando un thriller, ne sente l’odore, ci gioca un po’, e poi si allontana rapidamente cercando l’ispirazione per qualcos’altro. E’ pur sempre un gatto raffinato, e un boccone avvelenato lo schiverebbe a metri di distanza…

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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