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Biennale di Venezia 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Damsels in Distress di Whit Stillman film di chiusura

August 16, 2011 Leave a comment

La Biennale di Venezia 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Damsels in Distress di Whit Stillman è il film di chiusura (Fuori Concorso) della 68. Mostra

La commedia Damsels in Distress, che segna il ritorno alla regia dello statunitense Whit Stillman (Metropolitan, Barcelona, The Last Days of Disco) e una nuova tappa del suo personalissimo viaggio nel mondo giovanile americano, è il film di chiusura (Fuori Concorso) della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto-10 settembre 2011), diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

Damsels in Distress sarà presentato in prima mondiale sabato 10 settembre in Sala Grande (Palazzo del Cinema), dopo la fine della Cerimonia di Premiazione.

Damsels in Distress, scritto, prodotto e diretto da Whit Stillman, è prodotto da Martin Shafer e Liz Glotzer, e ha come protagonisti le nuove giovani star del cinema statunitense Greta Gerwig – musa del movimento di cinema indipendente denominato “Mumblecore” (Hannah Takes the Stairs, Baghead, Nights and Weekends), protagonista anche del recente Lo stravagante mondo di Greenberg (Greenberg) e scelta da Woody Allen per il suo nuovo Bop Decameron – e Adam Brody (Il bacio che aspettavo, Jennifer’s Body, Scream 4). Al loro fianco anche Carrie MacLemore, Megalyn  Echikunwoke, Analeigh Tipton, Hugo Becker, Ryan Metcalf, Billy Magnussen.

Distribuito dalla Sony Pictures Classics e prodotto dalla Westerly Film Production, Damsels in Distress racconta la storia di tre ragazze intraprendenti che rivoluzionano la vita sociale nella loro università. Le tre protagoniste sono la dinamica leader del gruppo Violet Wister (Greta Gerwig), la più tranquilla Rose (Megalyn Echikunwoke) e la sexy Heather (Carrie MacLemore). Le tre giovani, dopo aver accolto una nuova studentessa, Lily (Analeigh Tipton), cercano di aiutare i ragazzi depressi del college con un programma di musica e cura del proprio aspetto. Le ragazze vengono coinvolte in intrighi amorosi con una serie di ragazzi –  il gentile Charlie (Adam Brody), l’uomo dei sogni Xavier (Hugo Becker), il matto del gruppo Frank (Ryan Metcalf) e Thor (Billy Magnussen) –  che metteranno a rischio l’amicizia tra le ragazze e la loro salute.

Con Damsels in Distress, Whit Stillman firma il suo quarto film da regista e sceneggiatore, e collabora per la terza volta con i produttori Martin Schafer e Liz Glotzer. La sua prima acclamata regia, Metropolitan (1990), presentata con successo al Sundance e alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, ha ricevuto una nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Le sue successive due pellicole, Barcelona (1994) e The Last Days Of Disco (1998), gli hanno portato numerosi riconoscimenti e recensioni entusiastiche. Da quest’ultima pellicola Stillman ha tratto un romanzo – The Last Days of Disco, with Cocktails at Petrossian Afterward – edito da Farrar, Straus & Giroux. Whit Stillman, classe ’52, si è laureato ad Harvard, dove è stato redattore di “Harvard Crimson”. Dopo diverse esperienze nell’editoria e nel giornalismo, Stillman ha lavorato nell’industria cinematografica spagnola, collaborando e apparendo nella commedia di Fernando Colomo Skyline, ambientata a Manhattan. Per un decennio dopo il suo ultimo film, si è stabilito in Europa, tra Parigi e Madrid.

Etilometri in Marocco, no-sense musulmano

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Secondo il ministro dei  Trasporti, Karim Ghellab, il personale della Sicurezza e della Gendarmeria Reale del Marocco, utilizzeranno a partire dal mese di settembre 2011  gli alcol test per misurare il tasso alcolemico dei guidatori sospetti. Il Marocco ha già aquistato 200 etilo test nel 2010 e 30 etilometri che permettono di misurare la concentrazione d’alcol nel respiro, mentre altri 100 etilometri sono in corso di acquisizione dalla Sicurezza Nazionale. Sono previsti 200 controlli al giorno, a partire dal mese di settembre sulle principali strade e autostrade del paese, per abbattere il numero esorbitante di incidenti che si producono nel reame, un ecatombe quasi sempre causata dallo stato di ebrezza dei guidatori. Il ministro dei Trasporti, in collaborazione con il Comitato nazionale sulla prevenzione degli incidenti di circolazione (CNPAC) lancerà a breve una vasta campagna di comunicazione che dovrà iniziare dopo il mese del Ramadan (quando tutti riprenderanno a bere) per accompagnare il lancio dell’alcol test. In questo mese di Ramadan la vendita di alcol è severamente proibita in Marocco e nei supermercati dove i reparti di bevande alcoliche sono blindati. Per poter acquistare anche solo una bottiglia di vino serve il passaporto e il cliente è registrato su di un apposito registro! Le bevande alcoliche sono proibite dal Corano ma non solo durante il mese sacro del Ramadan,  quindi ufficializzare l’uso dell’alcol test è ammettere che si fa un grande uso di alcolici in un  paese dove non dovrebbero esistere. Un no-sense in salsa musulmana.

Fonte: My Amazighen

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Digiuno nel Maghreb, tempi duri per i non-digiunanti

August 16, 2011 Leave a comment

Tra rivendicazioni democratiche e rinnovamento islamico, il rispetto della libertà di coscienza è passato in secondo piano in questo Ramadan 2011. Da quando la primavera araba ha segnato i suoi  colpi, i non-digiunanti  rischiano comunque grosso in Maghreb. Inchiesta su di un paradosso. Il Corano considera il digiuno del mese sacro del Ramadan come uno dei cinque pilastri dell’Islam e non sussistono delle penalità a chi non lo rispetta. “Era talmente inimmaginabile non osservare le regole del Ramadan che il Profeta non aveva previsto pene”, dichiara Malek Chebel, antropologo dell’Islam. Di colpo, gli uomini hanno dovuto  creare ex novo le omissioni del testo sacro. Da Casablanca a Tunisi, astenersi dal digiuno durante il Ramadan è mal visto e può avere delle conseguenze pesanti per i refrattari. Pene di prigione esplicite e accuse nebulose per “punire” gli eretici del Ramadan, oltre alla pressione sociale e l’animosità popolare. Ogni paese del Maghreb possiede la sua ricetta particolare per reprimere i non-digiunanti. In Marocco, l’articolo 222 del codice penale parla chiaro, sottolineando che “tutti gli individui conosciuti per la loro appartenenza all’Islam che rompono ostentatamente il digiuno in luogo pubblico durante il Ramadan sono passibili da uno a sei mesi di prigione ferma e una ammenda”. Una disposizione denunciata più volte da molti cittadini, in particolare gli aderenti al Movimento alternativo per le Libertà Individuali (MALI). Questo gruppo tentò di organizzare un pic-nic, nel Ramadan 2010, ma venne immediatamente circondato dalle forze dell’ordine e alcuni di loro arrestati. Cosa succederà quest’anno, in piena primavera araba? Il Movimento 20 Febbraio, fautore delle proteste in Marocco, non ha fatto sue le rivendicazioni del MALI, che sembra aver dimenticato. “Esiste un consenso talmente forte riguardo al mese del Ramadan che i manifestanti non sono riusciti a raggruppare intorno a se molti sostenitori (vedi rispetto delle libertà individuali e la libertà di coscienza). È un soggetto molto conflittuale, e sembra non sia più una priorità per i membri del Movimento, alcuni dei quali aderiscono al Mali”, dichiara Jean-Noël Ferrié, ricercatore al CNRS, specialista del Marocco e dell’Egitto. “Anche in privato, il digiuno è quasi un obbligo, a causa della pressione sociale fortissima. Nel resto dell’anno il paese è piuttosto liberale, ma la morale sembra concentrarsi durante il mese sacro”, analizza ancora Ferriè. Non è solamente il digiuno, anche il comportamento deve essere decente. Le donne per esempio, non si truccano durante il Ramadan. Ma secondo il ricercatore, il fervore popolare non è lo stesso che in Egitto dove le donne continuano a truccarsi in maniera molto evidente e pesante. E non digiunare in Egitto non è un atto penalmente rilevante anche se nel 2010  un abitante di Assouan venne arrestato dalle forze dell’ordine per non aver osservato il digiuno. Infatti, durante il regime di Moubarak, la polizia aveva il diritto di definire chi costituiva o no, attentato all’ordine pubblico. Perchè in Egitto è la pressione sociale che comanda. La maggioranza dei ristoranti e dei caffè aprono in ore serali, alcuni per lo F’tour (rottura del digiuno) e chi è aperto mostra una grande prova di discrezione lasciando le tende abbassate. Tutti sono sul  chi vive! “Per mangiare un sanwich devo  chiudere le finestre perchè non voglio, per esempio, che il portiere sappia che io non digiuno, solo i miei più cari amici sono al corrente di questa mia scelta“, spiega Salma, una studentessa del Cairo. Ma la pressione è ancora più forte presso i vicini algerini. Se il digiuno non è regolamentato come un obbligo per la legge, gli affari giudiziari contro i non-digiunanti si sono moltiplicati in questi ultimi anni, anche  verso i cristiani che rappresentatno lo 0,2% della popolazione. Il 5 ottobre 2010, due operai cristiani vennero arrestati perchè sorpresi a mangiare sul luogo di lavoro e giudicati. Considerando che nessun articolo prevede una condanna per un caso del genere, il tribunale di Aïn el-Hammam rilascio’ i poveri “miscredenti”.

Dopo aver rilasciato i due operai però, lo stesso tribunale condannò il 22 ottobre dello stesso anno,  Bouchouta Fares, a due anni di prigione ferma e a 100.000 dinars (1.000 euro) di ammenda per lo stesso fatto. “I giudici si appellano sovente ad una disposizione speciale del codice penale algerino: l’articolo 144 bis 2, che prevede delle sanzioni in caso di offese verso il Profeta  o ai precetti dell’Islam”, spiega la giudice  Miloud Brahim. Anche in uno stato laico come la Tunisia, in piena rivoluzione democratica, l’ambiente non è veramente dei migliori. Durante molti decenni il paese contava un numero consistente di non-digiunanti, in seguito all’appello dell’allora presidente Bourghuiba nel 1960, per combattere il sotto-sviluppo, mentre oggi la situazione si è capovolta. Da qualche anni, il rinnovamento islamista è riuscito, poco a poco, a marginalizzare i non-digiunanti, obbligandoli alla discrezione più totale. I caffè e i ristoranti che continuano a servire bevande e cibi durante la giornata lasciano le loro porte di ingresso completamente chiuse. Quest’anno, dopo i tumulti “democratici”, è ancora più difficile trovare un locale aperto nella capitale. La maggioranza di questi  stabilimenti sono chiusi dall’inizio del Ramadan. Le ragioni di questo cambiamento?  “La paura di eventuali rivolte popolari e la situazione attuale del paese”, analizza Mohammed Kerrou, professore di Scienze Politiche alla Facoltà di Diritto di Tunisi. L’obbligo della chiusura è stata presa comunque in esame dal nuovo Governo transitorio, prima di essere  rigettata. In seguito alle ondate di violenza che ha toccato diverse città del paese in luglio, all’attacco di un cinema a Tunisi dopo la proiezione del film “Ni Allah, ni maïtre” (Ne Dio, ne padroni) da parte di un gruppo islamico, i proprietari dei locali hanno preferito astenersi dall’aprire le loro porte. Soltanto gli Hôtels sono aperti e permettono ai tunisini non-digiunanti  di sostenersi nella giornata. Per prevenire eventuali  risse, una campagna preventiva dal titolo “Ramadan senza violenza”, che raggruppa diverse ONG e partiti politici, è stata lanciata mercoledi’ scorso.  “Le cose riprenderanno il loro corso normale, fatto salvo che gli islamisti non vincano le prossime elezioni”, conclude Mohammed Kerrou.

Cosa dice il Corano ?

Il Corano evoca il Ramadan nelle sue Sure. E’ un obbligazione divina, pilastro della fede islamica:
“O voi credenti, il digiuno è stato prescritto, comme fu prescritto a quelli che vi hanno preceduto. Possiate voi credere in Dio” (Sura II, Versetto 183)
“Un numero di giorni, fatto salvo chi di voi è malato o in viaggio, che potrà recuperare lo stesso numero di giorni ulteriormente. Chi deve digiunare ma non ci riesce, dovrà riscattarsi nutrendo un povero. Colui che concederà un tale bene sarà esente, ma digiunare resta ancora il meglio per voi” (Sura II, Versetto 184)
Secondo la traduzione di Malek Chebel, Il Corano, Le Livre de Poche, Fayard, 2009.
Credits: Jeuneafrique.com

Fonte: My Amazighen

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“Swimming Pool” di François Ozon [2003]

August 16, 2011 Leave a comment

La zona morta

Chi è chi e cosa è cosa? Quanto la nostra mente è condizionata da ciò che vede e quanto è in grado di essere slegata da ciò che la circonda?
François Ozon non sa darci risposte a queste domande, ma sa benissimo come porcele.
Proprio lui, il regista che quattro anni prima aveva affrontato il delicato tema della maturità adolescenziale nel sorprendente Amanti Criminali, in Swimming Pool concentra la sua attenzione su una maturità più senile, decisamente più inoltrata nell’età ma non per questo già formata. Anzi.
La storia è quella di una famosa scrittrice di romanzi gialli che essendo troppo stressata e a corto di idee va a soggiornare in una serena casa isolata nella campagna francese.
Da qui in avanti tutto è raccontato ed esplicitato così come non lo è a fronte di un notevole colpo di scena finale. Ciò che interessa quindi a Ozon è raccontarci i cambiamenti interiori, d’affetto e soprattutto psicologici, che avvengono in ognuno di noi.
Nel caso in questione lo fa con una forma vagamente hitchcockiana e vagamente rohmeriana in grado di mettere in discussione tutto ciò che si è visto e sentito.
Cosa è reale e cosa è racconto? Quanto la mente inventa e quanto elabora? E quanto il ricordo condiziona il presente?
Ozon sceglie di narrare la sua storia con uno stile meno innovativo di quanto apprezzato in opere precedenti, eppure con una rara maestria cinematografica che è davvero difficile paragonare con altri registi contemporanei. Non è penalizzata la fotografia così come non lo è la narrazione. È semplicemente tutto funzionale e perfettamente integrato al racconto e all’indagine psicologica. Straordinario nella sua pulizia d’immagine.
L’unica divagazione visiva che si concede [e come se la concede!] è sul corpo umano.

Che sia il non più fresco corpo di Charlotte Rampling [ma che corpo!] o che sia quello immacolato d’una giovane Ludivine Sagnier, o ancora quello d’un uomo baffuto, poco importa. Ogni corpo è indagato senza alcun pudore dall’occhio imperterrito e mai volgare della macchina da presa. Ogni corpo è espressione e fantasia del sé e nulla c’è da nascondere in ciò che è carne, perché ciò che ispira e reprime è la carne stessa che ci compone.
Ciò che deve essere mostrato, viene mostrato senza remore nemmeno nel caso della poco più che adolescente nuova Lolita interpretata dalla Sagnier che, anche se non ha il fascino della sua personalità un po’ troppo frivola, ha quello del suo corpo perfetto. Ed è decisamente da notare come il regista, malgrado palesi in più di un’occasione delle venature feticiste di diretta derivazione da Bunuel e da Fassbinder, sia omosessuale. Il suo non è uno sguardo perverso ma quasi distaccato dall’emozione, piuttosto legato a un oggettiva e funzionale adorazione del bello.
E questo è alquanto interessante soprattutto se confrontato con registi di nuovissima generazione come la promettente Céline Sciamma trionfatrice quest’anno al Torino GLBT Film Festival, la quale affronta le scene di nudo con lo stesso impudico pudore tanto con la bambina di Tomboy quanto con le ragazzine alla scoperta del proprio corpo e dei propri amori viste in Naissance Des Pieuvres. E in questa tradizione di nudo nel cinema noterei anche le similitudini con la spontaneità dei corpi delle ragazzine che un cineasta come Jean-Luc Godard portò sul grande schermo nel suo criptico Detective dell’85.
Insomma, il corpo in funzione della mente e viceversa, per un Ozon che sapientemente mischia eros e thanatos.
L’altro grande tema affrontato in questa inconsueta opera è infatti il lutto, anzi, l’elaborazione del lutto. Come affrontarlo? Come rimuoverlo? Come conviverci?
A ben vedere tutta l’opera è basata sul ricordo e sulla rimozione del trauma della perdita di un caro, malgrado in tutta la durata del film non sia praticamente mai nominata. Ecco un altro aspetto che contribuisce a definire la grandezza di questo regista troppo rapidamente liquidato come superficiale.
Superficiale è se in superficie e solo su di essa si guarda. Ma come nella piscina del film, bisogna spostare il telo che copre lo strato d’acqua e lasciare che la luce rifletta la realtà sulla superficie e al contempo lasci intravedere un altro lato della realtà stessa attraverso la luce rifratta che penetra lo strato idrico.
François Ozon è un regista dalle mille sfaccettature ma nessuna di esse è invisibile ai nostri occhi. Nel film, ad esempio, c’è un primo piano di una straordinarietà assoluta, che indugia su una meravigliosa Charlotte Rampling mentre in un ristorante ascolta intensa le parole della sua commensale. In questa scena vi è racchiuso tutto il film e ogni indizio per comprenderlo. Ma lo spettatore non è ovviamente ancora in grado di afferrarne completamente il senso. Eppure l’autore ci dà tutti gli elementi necessari. Così come nella scena della Rampling che si mette a scrivere alla scrivania e la macchina da presa fa una lieve panoramica a sinistra e poi a destra nella stanza. C’è tutto. Bisogna soltanto saper osservare e non soffermarsi a una sinossi già vista in altri film ma che è sempre rimasta chiusa in sé stessa.

Swimming Pool è un intimo racconto del sé e della sua elaborazione che vive in costante contrasto tra la repressione e la libertà sessuale, tra il voyeurismo e l’esperire, tra il ricordo e l’adesso, tra la morte e la vita. C’è narrazione e psicologia. E soltanto soffermandosi unicamente ad ammirare gl’incantevoli corpi delle ninfe non è possibile tuffarsi nell’onirica parte della realtà.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

Francesco Pasinetti

August 16, 2011 Leave a comment

Francesco Pasinetti

Nipote di Guglielmo Ciardi, uno dei grandi della pittura veneta dell’800, Francesco Pasinetti ha dedicato la breve ma intensa vita alle “nuove” immagini, quelle del XX secolo: la fotografia e il cinematografo. Laureatosi primo in Italia (1933) con una tesi nella quale la X Musa entrava a far parte del novero delle arti, ha poi ampliato e corretto lo scritto (1939), che è diventato quella “Storia dal cinema dalle origini ad oggi” che è stata la prima trattazione organica apparsa nel nostro paese. Contemporaneamente aveva cominciato anche a collaborare come critico e polemista su quotidiano e riviste, a costruire con il Cineclub prima e il Cineguf poi, opere largamente sperimentali, arrivando, nel 1934, fondata una sua casa di produzione, a girare Il canale degli angeli, il suo unico lungometraggio. Perché poi, per quanto ci abbia provato, non è riuscito a realizzare che straordinari cortometraggi. In parte dedicati alla sua Venezia (tra gli altri nel 1942 Venezia minore, La Gondola, I piccioni di Venezia e nel 1947 Piazza San Marco e Il Palazzo dei Dogi), ma anche attenti a valori sociali (Nasce una famiglia, 1943) al mondo dell’arte (I pittori impressionisti e Arte Contemporanea, alla Biennale del 1948) e all’industria (Lumiei e Piave Boite Vajont, 1947). Si è cimentato con il teatro e la lirica (lavorando con Gian Francesco Malipiero). Ma, soprattutto, dopo aver fondato con il fratello Pier Maria il trisettimanale “Il Ventuno”, ha identificato e aiutato a imporsi giovani talenti negli ambiti più diversi: Glauco Pellegrini e Michelangelo Antonioni, Pietro Ingrao e Renato Guttuso, Alida Valli e Carla del Poggio… Insomma era già un maestro conclamato quando, stabilitosi a Roma come Direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia morì stroncato da un aneurisma aortico nel 1949: non aveva ancora compiuto 38 anni. Il primo giugno u.s. a avrebbe compiuto 100 anni. Un comitato regionale inizia con la preinaugurazione della Mostra del Cinema la programmazione degli eventi che celebreranno il centenario della sua nascita.

Fonte: Biennale di Venezia

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Laftour Fbab Dar, una première in Marocco

August 16, 2011 Leave a comment

Oggi è il 15° giorno di Ramadan e questa sera sarà organizzata attraverso tutto il paese l’operazione “Laftour Fbab Dar”, che consiste nel rompere il digiuno, per una volta, davanti all’abitazione, in strada. Le adesioni sono arrivate a centinaia di migliaia su Facebook grazie all’iniziativa dell’associazione “Maroc21”. Tutti i media ne parlano oramai da settimane e si prevede una serata di ftour open air per tanti marocchini. Davanti alle porte delle case saranno imbandite tavole con i prodotti tipici dello F’tour, in un clima famigliare, di condivisione e di convivialità e… di buon vicinato. Queste tavole aperte accoglieranno tutte le persone che vorranno usufruirne in segno di solidarietà e generosità, tipico del Ramadan. Quella di questa sera è la prima di una edizione che verrà ripetuta in tutti i Ramadan futuri riproposta nella stessa data, il 15° giorno del mese sacro e, sicuramente, si amplierà a dismisura nel corso degli anni. Immagini, video e fotografie saranno pubblicate sulla pagina di Facebook  dedicata a questo evento e darà tutte le informazioni, città per città, della reale partecipazione, oltre ad una vasta copertura mediatica nazionale ed internazionale. Stasera dunque una rottura del digiuno eccezionale a tutti quelli che si sposteranno in strada, anche se le critiche sono arrivate da alcune associazioni e dagli intelletuali del reame. La principale è quella di non pensare solo al mangiare (chiodo fisso in questo mese di digiuno) ma di rispettare il lavoro e gli impegni, e di donare i soldi che si spenderebbero ad allestire tavolate per i vicini al Corno d’Africa, dove migliaia di persone stanno morendo di fame e di sete. O ancora, senza andare lontano,  di donare tutti questi pasti alle associazioni che in Marocco si occupano delle persone di strada, demuniti, famiglie in gravi difficoltà economiche, orfani.

Fonte: My Amazighen

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