Archive

Archive for August 5, 2011

Pianeta Terra, pericolo provieniente dal cielo o dalla presunta disinformazione

August 5, 2011 2 comments

Certo, sarebbe del tutto pertinente considerare la cometa C/2010 X1, comunemente conosciuta come Elenin, un comune corpo celeste albergante temporaneamente nella porzione di spazio del Sistema Solare e sarebbe del tutto lecito pensare che nella sua presunta mole (tra l’altro ancora volutamente sconosciuta) non sia riscontrabile una presunta minaccia adiacente al nostro pianeta per il protrarsi generale della vita sulla Terra. In effetti é palese voler informare le masse sulla veridicità del possibile marasma divulgato intorno alla figura devastante della cometa, frutto di una costante diffusione allarmistica che desidera considerare il senso di panico crescente idoneo a scongiurare l’ipotesi catastrofista dietro una continua deflagrazione del pathos volutamente innescato negli animi inconsapevoli da una serie di scalmanati il cui disegno principale sarebbe semplicemente quello di diffondere caos a livello planetario. Probabilmente l’idea che un pugno di uomini sia talmente disposto alla menzogna a tal punto da voler condurre le masse verso un nuovo periodo del terrore subconscio mediante l’espediente della minaccia proveniente dall’interminabile spazio siderale sia una visione annunciata della follia, ma al di là di una matassa di stampo fantascientifico… direi che le profezie annunciate secoli addietro trovano reale  fondamento nel nostro tempo nonostante fino a pochi anni fa erano considerate illazioni mitologiche di scarso interesse scientifico, direi che i vari capovolgimenti catastrofali sono ormai all’ordine del giorno, direi che gli allineamenti di Elenin sono da mesi oggetto di costanti eventi catastrofici sul Terra, e perché no anche sugli altri pianeti del Sistema Solare… senza considerare la presenza (volutamente non ancora riconosciuta dalla Scienza Ufficiale – come per il caso Elenin fino a pochi mesi fa) del famoso e inquietante Pianeta X… direi che al momento non é possibile escludere alcuna considerazione dopo tutti i cataclismi di cui siamo costantemente testimoni, per alcuni terrestri potrei definire vittime inconsapevoli, ragion per cui credo proprio che la notizia dell’incolume presenza della cometa, a mo’ di buona novella, sia una grande fandonia!

La verità é che qualcosa sta realmente accadendo sopra le nostre minuscole teste e nessuno per ragione d’essere o per vincoli di potere non vuole o non può diffonderne la notizia… ma noi esseri umani siamo abituati da secoli all’offuscamento delle informazioni basilari della nostra esistenza, della nostra formazione sociale, religiosa e scientifica per il predominio di pochi eletti… L’unica verità assoluta che aiuterebbe sicuramente la sete di conoscenza sarebbe quella di esserne parte integrante.

Marius Creati

Categories: Sententia Tags: , ,

2005 YU55, imminente transito nello spazio tra Terra e Luna

Un asteroide di 400 metri di diametro potrebbe colpire la Terra, ma gli esperti cercando di nasconderlo? Sembrerebbe così a leggere molte ipotesi apocalittiche dell’ultima ora, ma la verità (per fortuna) è diversa. Dopo la mezzanotte del 9 novembre, giorno in cui si celebra l’anniversario della caduta del Muro di Berlino l’asteroide 2005 YU55 scoperto solo da cinque anni, transiterà nello spazio compreso tra la Terra e la Luna, a circa 327mila chilometri dal nostro pianeta.  Anche se potenzialmente pericoloso, non comporta alcuna minaccia per la Terra per un’eventuale collisione nei prossimi cento anni, rassicura la Nasa. Alcuni sollevano dubbi sulla sicurezza della Luna che dista circa 384.400 dal nostro pianeta. Dovesse colpire il nostro satellite le conseguenze per noi non sarebbero piacevoli. Cerchiamo di capire cosa succederà davvero.

Partiamo dalla carta d’identità della asteroide. L’oggetto di cui stiamo parlando è stato scoperto il 28 Dicembre 2005 da Robert McMillan del Programma Spacewatch vicino a Tucson in Arizona, e osservato in precedenza da Mike Nolan, Ellen Howell e altri colleghi con il radar di Arecibo. L’incontro che si verifichà con la Terra sarà in effetti assai ravvicinato – 0,85 della distanza media fra Terra e Luna – senza tuttavia costituire un vero record: nel 1976 l’asteroide 2010 XC15 passò senza essere scoperto ad appena metà del raggio dell’orbita lunare, prima di essere rilevato l’anno scorso. La breve distanza dovrebbe permettere ai radar a terra di ottenere delle radio-immagini dell’asteroide con una risoluzione di 5 metri, molto più precisa che nel caso delle sonde orbitali utilizzate fino ad ora per le missioni di sorvolo asteroidale.
Siamo al sicuro?
Anche se classificato come un oggetto potenzialmente pericoloso, 2005 YU55 non costituisce una minaccia di collisione con la Terra per almeno i prossimi 100 anni. Tuttavia, questo sarà il massimo avvicinamento e un evento di questo tipo non si ripeterà fino al 2028, quando l’asteroide (153.814) 2001 WN5 passerà entro 0,6 distanze lunari. Dopo sarà la volta di Apophis con il prossimo perigeo previsto il 13 aprile del 2036; tuttavia, i rischi di una collisione nei passaggi successivi rimangono e i dati raccolti nei prossimi anni serviranno a prevedere l’orbita dell’asteroide fino almeno al 2070.

Fonte: Ufoonline


Categories: Astro, Warning Tags: , ,

Invasione araba nel Piemonte medioevale

August 5, 2011 Leave a comment

Sono piemontese, cuneese DOC per la precisione, è questo post è partito da una semplice parola in dialetto piemontese che mi ha portato a ricercare radici arabe nel mio Piemonte e nel cuneese in particolare: Ramadan. Mia madre,  da piccolino, quando ero particolarmente ilare e sciocco mi ammoniva con un “piantla li’ d’fe l’ramadan“…smettila di fare il Ramadan. La storia ci dice che i due potenti Stati arabi di Africa e Spagna, seppur ostacolati nella loro espansione dagli eserciti di Carlo Magno e dalle navi di Bisanzio, non rinunciarono mai all’ambizioso progetto di estendere il loro dominio anche in buona parte dell’Europa. Nel golfo francese di S.Tropez, allora Fraxinetum Sarracenorum, i saraceni avevano costituito un punto di base alle loro scorribande. Era l’anno 889 quando un imbarcazione di pirati arabi si fermò furtivamente in una baia vicino all’attuale golfo di S.Tropez e dopo aver invaso un vicino villaggio e visionato i dintorni compresero l’importanza stategica di quei luoghi. Ci restarono sino al 975, anno della distruzione di Frassinetto (molti rimasero nei nostri paesi e si mescolarono con la popolazione locale aggiungendo ad essa quei caratteri ereditari che ancora oggi sono visibili sui volti di tanti piemontesi, come i capelli ricci e gli occhi neri).  Si spinsero poi a Oneglia, Albenga, Genova e, penetrando nell’entroterra giunsero in Val Tanaro, sino a Mondovì, Borgo S.Dalmazzo ( antica Pedona), Acqui e Tortona, trucidando gli abitanti e distruggendo chiese e abbazie. Nel 904, per la precisione il 24 maggio, lungo il torrente Pogliola, presso Mondovi’, uccisero non prima di averlo spellato vivo, il vescoso di Asti, Eilulfo (diventerà in seguito S.Bernolfo) che marciava contro di loro. Nel 906 invasero la valle del Tanaro e la valle Pesio, stabilendosi tra la popolazione e per 70 anni  non ebbero nessuna difficoltà a gestire il loro dominio. Un loro vantaggio fu quello di arrivare dalla Liguria, scavalcando montagne e incontrando gente poca avvezza a tecniche difensive di guerra. In millenni di civiltà mai nessuno, neanche i Romani, affrontarono con tanta prepotenza ed enormi carneficine queste popolazioni. Tutto questo creò uno spostamento di genti dalla piana verso l’alta montagna che, perdurando la minaccia, costituì la prima vera base di nuclei abitati in aggiunta alle grange benedettine di Villarchiosso (Villare clausum), Valdinferno, Porenca, Perzietta e altre. Per proteggere poi questa vie di penetrazione in Piemonte, nella seconda e più numerosa calata del 935, in una realtà storica feudale e in balia dei signorotti, gli arabi si insediarono in alcuni punti strategici erigendo torri e fortificazioni. Per ammirare questa fenomenali tecniche di costruzione basta visitare i resti del castello di Frabosa (CN) oppure la stupenda torre posta su di un precipizio in alta val Tanaro (CN), ai Barchi presso Eca Nasagò. Il nome stesso della frazione Eca Nasago’  trae origine da due parole arabe che significano “feroce” e “luogo di battaglia“, per indicare probabilmente qualche terribile scontro avvenuto in zona. Si conosce anche il nome del loro condottiero, Sagittus, famoso per la sua infallibilità nel tiro con l’arco. Dalla torre dei Barchi detta dei Saraceni, partivano ogni giorno per il saccheggio dei paesi vicini, assalivano castelli, distruggevano chiese, incenerivano le biblioteche e i codici miniati dei conventi, riducevano allo squallore totale tutti gli edifici che incontravano sul loro cammino infernale. Massacravano gli uomini e rapivano fanciulle e bimbi che poi avviavano sui lontani mercati di schiavi in Oriente. Tornavano dalle loro scorribande a notte fonda e come covo si impadronirono delle case vicine alla torre chiamate ”Zitta di Barchi“. Proprio qui, narra la storia, che un giovane valligiano al quale i saraceni avevano stuprato e rapito la fidanzata, promise ai suoi compaesani la liberazione incondizionata senza ovviamente essere creduto, considerando la ferocia dei saraceni. Il giovane studiò le usanze del gruppo invasore e si rese conto che la guardia della torre era avvertita del ritorno dei suoi compagni da un tipico fischio ripetuto tre volte. Quando lo udiva, il saraceno nella torre apriva il portoncino che si affacciava verso il precipizio del fiume Tanaro e porgeva la mano ai compagni senza che potesse però scorgerli, data la forma della torre. Una sera, con il cuore in gola, il giovane fischiò tre volte e decise di vendicarsi. Si pose tra i denti il coltello e allungò la mano; con un balzo entrò nella torre., afferrò il saraceno per il collo e lo uccise. Poi sentì il fischio di avviso, quello vero. Ad uno ad uno porse loro la mano, ma anzichè tirarli a se nella torre, con uno sforzo enorme, li faceva roteare verso il vuoto, lasciandoli quindi cadere nel precipizio e nelle acque scure del fiume Tanaro. Il rumore di un forte temporale che si scatenò all’improvviso, nascose le urla di dolore e di morte dei saraceni. Poi, arrampicandosi  sulla torre, bruciò tutte le loro cose mentre gridava al villaggio la liberazione avvenuta. Tutti gli abitanti lo festeggiarono e lo portano in trionfo e fu aggiunto al suo cognome di famiglia un soprannome significativo: “Tornatore” cioè “reduce dalla torre” Ancora oggi nella borgata alcune famiglie storiche si chiamano Zitta-Tornatore. Ma se nelle nostre vallate gli arabi si limitarono a distruggere e uccidere, edificando punti d’appoggio, nelle regioni che ebbero vita tranquilla come in Sicilia o in paesi come la Spagna, essi portarono una nuova ventata di civiltà. Basti pensare a come riuscirono ad unire il loro immenso dominio, che si estendeva dall’India alla Spagna, sotto una sola religione e sotto una sola lingua che ancora oggi è una delle più diffuse del mondo. Furono attivi e geniali in ogni campo e molti prodotti agricoli furono introdotti da loro: gli agrumi, il riso, la canna da zucchero, il carrubo, le melanzane e anche il cotone e la coltivazione del baco da seta. Poi verso il 1200, dopo aver conosciuto un periodo di massimo splendore (come tutte le più importanti civiltà passate) iniziò la loro decadenza. In pochi anni gli Abbassidi vennero definitivamente travolti dai Mongoli, sostituiti poi dai Turchi, che tramite i loro sultani ripeterono gli appelli di Maometto alla guerra santa. Ma la superiorità europea era evidente e terminò così la grande epopea araba in Europa e pochi ruderi sparsi sui monti delle mie valli parlano di un epoca lontana che è stata molto importante per tutti noi, ma che pochi conoscono. Vi segnalo che nella provincia di Cuneo vivono alcune tradizioni risalenti appunto a quel periodo, come il Moro di Mondovi’ e il Festival dei Saraceni di Pamparato. La più importante rimane a Sampeyre dove ogni 5 anni viene rivissuta la cacciata dei saraceni dalla vallata e viene chiamata “la Baja“. La prossima durante il Carnevale del 2012.

Alcune parole in dialetto piemontese derivanti dall’arabo:
Aticioc – Carciofo – in arabo Ardashuk
Burnia – Vaso – in arabo Brnja
Coma – Mucchio – in arabo Koma
Cussa – Zucca – in arabo Kusa
Marghè – Pastore – in arabo Margah

Credits: Sergio Piazzo – I saraceni in valle Ellero – Ed.ARS – Ricerca iniziata nel 1986 e tuttora aperta presso la Facoltà Orientale dell’Università di Torino / A.Sattia – I saraceni nelle Alpi – Ed.Studi Storici – 1987 / G.Patrucco – I saraceni nelle Alpi Orientali – Bollettino Storico Bibliografico Subalpino – 1908.

Fonte: My Amazighen

Categories: Araba Tags: , ,

Biennale di Venezia / 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Vivan las Antipodas! di Victor Kossakovsky secondo film della serata d’apertura

la Biennale di Venezia / 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Vivan las Antipodas! di Victor Kossakovsky è il secondo film della serata d’apertura (Fuori Concorso)

Il nuovo film del grande documentarista russo Victor Kossakovsky, Vivan las Antipodas!, è il secondo film della serata d’apertura (Fuori Concorso) della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (31 agosto-10 settembre 2011), diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

Vivan las Antipodas! sarà proiettato in prima mondiale in Sala Grande (Palazzo del Cinema) mercoledì 31 agosto alle ore 22 per il pubblico e tutti gli accreditati della Mostra. Il film è scritto e diretto da Victor Kossakovsky, prodotto da Heino Deckert, coprodotto da Leontine Petit, Joost de Vries, Marleen Slot, Gema Juarez Allen, Juan Manuel Egaña. Gli assistenti alla regia sono Saskia Heyden e Derek Howard. Le musiche sono di Alexander Popov, il suono di Michel Schöpping.

Per questo suo nuovo documentario, Victor Kossakovsky ci trascina in un singolarissimo viaggio intorno al mondo: nei pochi posti del globo situati esattamente uno all’opposto dell’altro. Con un montaggio di immagini di particolare effetto, Kossakovsky affronta un argomento inusuale come quello degli antipodi, realizzando “un poema sul mondo multipolare”. La storia è ambientata in quattro coppie di luoghi opposti sulla terra: Argentina-Cina, Cile-Russia, Hawaii-Botswana, Nuova Zelanda-Spagna. Si racconta di un pescatore solitario in un villaggio argentino e di una donna che vende pesce in una rumorosa strada di Shangai, di un guardiano del faro cileno a Capo Horn e di un ufficiale di bordo sul lago Baikal. Le loro storie sono antitetiche e simili allo stesso tempo.

Vivan las Antipodas! è anche un ritorno intelligente al film ‘planetario’ alla Godfrey Reggio (il documentarista statunitense autore di Koyaanisqatsi, Anima mundi e Naqoyqatsi, gli ultimi due presentati a Venezia nel 1991 e 2002), sull’enumerazione delle contraddizioni culturali e ambientali del nostro pianeta, attraverso rigorose e affascinanti dicotomie, che si sviluppano per mezzo di un montaggio particolarmente creativo di immagini documentaristiche, scandite da musiche suggestive.

“Un giorno viaggiando in Argentina – ha dichiarato Victor Kossakovsky – vidi un uomo che pescava da un piccolo ponte in un piccolo villaggio. Nella luce del tramonto, quel posto così semplice mi è sembrato il più meraviglioso al mondo. Ho pensato: cosa accadrebbe se tirassi ben più in fondo quel filo della canna da pesca, attraverso il centro della terra? Cosa avrei visto esattamente dall’altra parte? Ho controllato, e avrei trovato una delle città più popolate, movimentate e rumorose del pianeta, Shanghai. Poi ho imparato che da quando la maggior parte del pianeta è ricoperta dall’acqua, esistono solo poche terre abitate che hanno agli antipodi altre terre. Ad esempio, in tutta l’Europa solo la Spagna ha un paese agli antipodi, la Nuova Zelanda. Gli Stati Uniti hanno solo uno stato, le Hawaii, che ha agli antipodi il Botswana, a sua volta l’unico paese africano ad avere una terra agli antipodi. Abbiamo inoltre filmato nella coppia di luoghi secondo me più belli e cinegenici, il Lago Baikal e Capo Horn. Qualche volta accade che hai una buona idea per un film ma poi, quando davvero la realizzi, capisci che l’idea era migliore della realtà. In Vivan las Antipodas! accade invece che gli opposti coesistano. L’idea era buona, ma cosa realmente ho trovato è qualcosa di incredibile e sorprendente”.

Victor Kossakovsky è uno dei cineasti russi più conosciuti e apprezzati, ed è uno dei maggiori documentaristi al mondo. Realizza documentari dal 1989 e ha ricevuto più di 100 premi in festival nazionali e internazionali. Inoltre, retrospettive del suo lavoro sono state presentate nei più prestigiosi centri culturali, fra cui il MOMA a New York e il Centro Pompidou a Parigi.

Kossakovsky ha ottenuto la notorietà nel 1992 col suo documentario Belovy (60’), che descrive la vita di un contadino russo e di suo fratello. Il film ha vinto il Premio Ioris Ivens all’IDFA, ed è stato giudicato dai critici olandesi uno dei migliori documentari del ventesimo secolo.

Nel 1997 ha realizzato il documentario Wednesday 19.07.1961, che ritrae tutte le 74 persone nate a Leningrado nello stesso giorno, come lo stesso Kossakovsky. Il film ha vinto il Premio FIPRESCI alla Berlinale nel 1997.

Nel 1998 ha fatto seguito Pavel e Lyala – The Jerusalem romance, sui due suoi insegnanti di regia che adesso vivono in Israele, sul loro amore l’uno verso l’altro e sulla loro disputa sulla morte, che è diventata la prima parte della successiva trilogia I Loved You… (2000), realizzata in collaborazione con la BBC e produzioni tedesche. Il film ha ricevuto il premio per il miglior documentario al Festival di Montreal.

Il suo film del 2003, il tragicomico Tishe!, è uno sguardo fuori dalla finestra del suo appartamento di San Pietroburgo, nell’anno della preparazione della città per il trecentesimo anniversario. Per questo lavoro, Kossakovsky è stato paragonato a Buster Keaton e il film è stato nominato per ricevere il premio dell’European Film Academy e il premio Ioris Ivens, ed è stato distribuito nei cinema e sui canali televisivi di tutto il mondo.

Nel 2006 ha realizzato il documentario breve Svyato, 33 minuti dedicati all’argomento del riconoscimento di se stessi. Viene osservato un bambino di due anni, che riconosce il suo riflesso nello specchio per la prima volta. Il film ha vinto il Centauro d’oro al Festival di San Pietroburgo.

Vivan las Antipodas! è il suo nuovo progetto internazionale pensato per i cinema e le televisioni di tutto il mondo.

Crop Circle, nuovo disegno nell’Est di Kennett

 

This slideshow requires JavaScript.

La notte dello scorso 21 luglio è apparso nella zona est di Kennett negli USA e precisamente nello stato della Pennsylvania, un nuovo crop circle, cosiddetto ‘cerchio nel grano’ che presenta una formazione bellissima come al solito e secondo alcuni ricercatori anche prodiga di significati. La zona è quella prossima alla Collina degli Splendenti di Silbury Hill e presenta molte similitudini con un altro crop circle apparso il 9 agosto 2005 a Wayland’s Smithy. Alcuni studiosi del fenomeno UFO ritengono che questo nuovo cerchio nel grano rappresenti una eclissi di sole dove sul bordo esterno si possono verificare 10 piramidi e a detta di questi, la prossima eclissi riportata sul crop circle si dovrebbe verificare il 10 dicembre 2011. Altri ricercatori dediti a tali tematiche sostengono inoltre che questi pittogrammi che appaiono nei campi di grano in tutto il mondo ormai da decenni, sono una specie di moduli armonici che hanno il compito di trasferire informazioni sul programma di sviluppo della nuova coscienza cosmica dell’umanità. Lo scopo di questi cerchi nel grano sarebbe dunque quello di dare istruzioni al genere umano per la continuazione della vita prima dell’inizio dei cataclismi globali. In definitiva per questi ricercatori, l’ultimo crop circle apparso in Pennsylvania indicherebbe che l’umanità sta attraversando un processo di trasformazione per portarsi verso l’unificazione della coscienza universale ma prima dovrà attraversare una fase di trasformazione che comporterà appunto enormi sconvolgimenti sul pianeta Terra.

Carla Liberatore

Categories: Mysterium Tags: ,

“7 Seven – 21 storie di peccato e paura” di AA.VV., Edizioni Piemme

7-SEVEN. 21 STORIE DI PECCATO E PAURA

di Autori Vari

È un’antologia terapeutica per tutti gli autori che hanno deciso di parteciparvi. Una sfida per ciascuno di loro ad affrontare sia sul piano letterario sia su quello psicologico uno dei sette vizi capitali. Gli scrittori, invitati a scegliere liberamente il loro “vizio”, coinvolgono il lettore sia con le storie di delitti, rapine, follia, sia con la curiosità di scoprire il “lato oscuro” di ogni autore con la confessione della loro scelta, firmata in calce al racconto. Alcuni esempi illuminanti: «Quando mi è stato proposto un racconto noir su uno dei peccati capitali» scrive Perissinotto «la mia scelta cadde sulla Lussuria, perché è l’unico peccato di cui mi pento: mi pento di non averlo commesso abbastanza spesso». Pederiali, invece, ha scelto la Gola «per una questione di DNA emiliano e per onorare la memoria di un caro amico: Giovanni Poletti che nel 1957 diede una famosa cena per salutare gli amici più intimi prima di buttarsi nel canale. Una cena indimenticabile, una vera ultima cena…»C’è da credere alle dichiarazioni degli autori? Sì, no, ciò che importa è il piacere che provocano questi racconti.Per finire una nota storica: fu San Gregorio Magno, papa dal 590 al 604, a codificare in sette i vizi capitali, eliminando la Tristezza che c’era nell’elenco precedente e mettendo la Superbia al primo posto, considerandolo il peggiore dei vizi. A quanto pare il sommo poeta Dante non era d’accordo, perché i superbi non li cacciò all’Inferno, ma li sistemò momentaneamente in Purgatorio.

Fonte: Edizioni Piemme

Categories: Lectio Tags:

Aureliano Amedei

Aureliano Amedei (sceneggiatore, regista – Italia)  

Aureliano Amadei è stato uno dei protagonisti della scorsa edizione della Mostra di Venezia, dove ha presentato nella sezione Controcampo italiano il suo lungometraggio d’esordio 20 sigarette, sulla sua vicenda autobiografica di scrittore-regista coinvolto nell’attentato del 12 novembre 2003 contro la base militare italiana di Nassirya. Il film si è aggiudicato il Premio Controcampo italiano con la seguente motivazione: “La densità del racconto ha il ritmo di una verità che, oltre ogni pregiudizio, diviene personale storia in cui si intersecano, con intelligenza e non senza qualche venatura di ironia, gli elementi dell’esercizio di libertà. Libertà dal proprio vissuto per inseguire un sogno, libertà dai propri pregiudizi per incontrare le persone, libertà dal proprio dolore per non indurre lo spettatore a sguardi prestabiliti”. Il film ha ricevuto anche una menzione speciale per l’interpretazione dell’attore protagonista Vinicio Marchioni e diversi premi collaterali. Dopo la presentazione a Venezia, 20 sigarette è stato presentato, in Italia e all’estero, in oltre 30 festival e rassegne cinematografiche, ha ottenuto 8 nomination ai David di Donatello, dove ha vinto il David Giovani, oltre a 3 statuette per la produzione, il montaggio, gli effetti visivi. Il film ha ottenuto anche due Nastri d’argento per la miglior attrice non protagonista e per il miglior sonoro in presa diretta. Amadei ha, inoltre, vinto il Globo d’oro come miglior regista esordiente.

Aureliano Amadei è nato a Roma nel 1975 e debutta come attore protagonista all’età di 5 anni nel film tv Progetti di Allegria di Vittorio de Sisti.  Nel 1995 parte per Londra, dove frequenta l’Accademia d’Arte drammatica Webber Douglas e  si diploma come attore nel 1998. A Londra lavora come attore al Globe Theatre. Tornato in Italia, recita in vari film tra cui Il Talento di Mister Ripley di Anthony Minghella (1999), I cavalieri che fecero l’impresa di Pupi Avati (2001), La Rivincita di Natale di Pupi Avati (2004). Lavora anche in alcuni spettacoli teatrali, tra cui Morti senza sepoltura di Sartre, dove è attore protagonista, per la regia di Marcello Cava.  Nel 2001 debutta come regista teatrale nello spettacolo Unamunda di David Ives, finalista al Festival di Cremona.  Inizia poi a realizzare come regista una serie di documentari per SAT2000 e per “La Storia siamo Noi”, oltre a due videoclip e a vari lavori da videomaker. Nel 2003 è coinvolto nella strage di Nassirya, dove si trova come aiuto regista di Stefano Rolla. Nel 2005 scrive con Francesco Trento il libro “Venti sigarette a Nassirya” da cui ha tratto il suo lungometraggio d’esordio. Nel 2008 inizia a produrre con la propria casa di produzione – MOTOPRODUZIONI – una serie di documentari suoi e di altri autori. Ha scritto, insieme ad Alessandro Falcone e Gian Piero Palombini, il libro “Non pensavo che la vita fosse così lunga”, sulla vita del celebre pugile triestino, Tiberio Mitri, scomparso il 12 febbraio 2001.

Fonte: Biennale di Venezia

Categories: Biografie Tags:

DNA, gene segreto per cambiare sesso

August 5, 2011 1 comment

Sarebbe stato identificato nei topi maschi. In pratica basta cancellare un solo determinato gene nel DNA dei piccoli roditori di sesso maschile affinché si verifichi in loro la trasformazione dei testicoli in ovaie che indurrebbe al definitivo cambiamento di sesso nell’animale. La ricerca è stata effettuata da alcuni studiosi statunitensi dell’università del Minnesota ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature. Il gene ‘Sry’ in grado di determinare il cambiamento di sesso nei topolini maschi sarebbe l’arbitro del cromosoma Y e scambiando questo gene con il gene ‘Foxl2’, si può procedere alla ‘femminizzazione’ dell’animale maschio che avverrebbe in maniera del tutto naturale senza alcun bisogno di interventi chirurgici.

Carla Liberatore

Categories: Scientia Tags: