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Archive for August 4, 2011

Pleiadi, sette sorelle nella costellazione del Toro

Se consideriamo la dimensione dell’universo conosciuto, l’ammasso stellare delle Pleiadi (nome tecnico M45) è vicino a noi: dista infatti “solo” 440 anni luce. La loro formazione è molto recente e se teniamo presente che l’universo ha 13,72 miliardi di anni, l’ammasso delle Pleiadi ha solo 100 milioni di anni. E’ composto da sette stelle e viene anche chiamato “Le Sette Sorelle”, ed il riferimento al mito greco delle sorelle figlie di Atlantide e Pleione non è casuale. Secondo la mitologia i loro nomi erano Alcione, Celeno,Elettra, Maia, Merope, Asterope e Taigete e venivano chiamate vergini, anche se di fatto non lo erano perchè giacquero con altre divinità dalle quali ebbero anche dei figli; solo Merope era un vera vergine. Essa si sposò con Sisifo, il più scaltro truffatore tra le divinità greche, ma essa se ne vergognò talmente tanto che abbandonò le sue sorelle. Il dio Zeus le tramutò tutte in stelle e da allora brillano di luce propria rischiarando il cielo nella costellazione del Toro; solo la solitaria Merope brilla meno delle altre. In realtà in tutte le antiche mitologie terrestri c’è sempre un preciso riferimento a questo singolare ammasso stellare formato,sì, da sette stelle visibili ad occhio nudo, ma in realtà composto da centinaia di stelle. Per gli aborigeni australiani le Pleiadi rappresentavano una donna in atteggiamento promiscuo con Kidili, un misterioso uomo lunare; per i Maori segnano l’inizio del nuovo anno con il loro sorgere ad oriente e sono chiamate Mataariki .
Ma queste stelle hanno preso parte anche in maniera assai più misteriosa al destino dell’umanità, in maniera diciamo più attiva di quanto normalmente ci è dato sapere: le Pleiadi sono infatti il luogo di provenienza di un’antica razza extraterrestre.

Fonte: Esseri di Luce

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Biennale di Venezia / 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Vittoria Puccini madrina della manifestazione

la Biennale di Venezia / 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

 Vittoria Puccini madrina della 68. Mostra

Una delle più importanti attrici italiane della nuova generazione, nonché una delle protagoniste indiscusse del piccolo schermo, l’attrice Vittoria Puccini, premio L’Oréal Paris per il Cinema alla 67. Mostra 2010, sarà la madrina delle serate di apertura e chiusura della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

La 68. Mostra si svolgerà al Lido dal 31 agosto al 10 settembre 2011, diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

Vittoria Puccini aprirà la 68. Mostra nella serata di mercoledì 31 agosto, sul palco della Sala Grande (Palazzo del Cinema), in occasione della cerimonia di inaugurazione, seguita dalla proiezione del film di apertura (in Concorso) della Mostra, The Ides of March, scritto e diretto da George Clooney.

Il 10 settembre l’attrice condurrà la cerimonia di chiusura, in occasione della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi della giuria del Concorso Venezia 68. della Mostra.

Nata a Firenze, Vittoria Puccini esordisce al cinema nel 1999 nel film di Sergio Rubini Tutto l’amore che c’è. E’ poi scelta da Umberto Marino per Sant’Antonio da Padova (2001), film per la televisione in due puntate. Ritorna al cinema diretta da Renato De Maria in Paz (2001), film culto per gli amanti di Andrea Pazienza e dei suoi fumetti. Ma il ruolo che la consegna definitivamente alla popolarità è Elisa di Rivombrosa di Cinzia TH Torrini, film in tredici puntate, andato in onda su Canale 5 nel 2003 e il seguito trasmesso a partire da settembre 2005.

Richiamata al cinema da Pupi Avati, che la dirige in Ma quando arrivano le ragazze? (2004), Vittoria Puccini continua la sua fortunata carriera televisiva con le fiction Le ragazze di San Frediano (2006) diretta da Vittorio Sindoni, La Baronessa di Carini (2007) per la regia di Umberto Marino, Tutta la verità (2008) di Cinzia TH Torrini e C’era una volta la città dei matti (2008) di Marco Turco. Dopo la bella interpretazione nel film di Sergio Rubini Colpo d’occhio (2007), torna al cinema con il film Baciami ancora (2009, sequel de L’ultimo bacio), diretta da Gabriele Muccino, e con La vita facile (2010) di Lucio Pellegrini.

Vittoria Puccini ha vinto la terza edizione del Premio L’Oréal Paris per il Cinema alla 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2010, con la seguente motivazione: “per la bellezza e la capacità di esprimere performance cinematografiche particolarmente brillanti, nell’apprezzamento sia del pubblico, sia della critica”. Il Premio è stato assegnato da un’ampia giuria popolare che si è espressa via Internet.

“An Anthology of Moving Image | Scolpire il tempo”, weekend d’arte internazionale al MuSa di Pietrasanta

An Anthology of Moving Image | Scolpire il tempo

MuSA | Museo multimediale della Scultura e dell’Architettura

Weekend con i protagonisti della video art internazionale a cura di Alessandro Romanini.

Francis Alys, David Claerbout, Douglas Gordon, Pierre Huyghe, Gary Hill, Joan Jonas, Isaac Julien, William Kentridge, Paul McCarthy, Pipilotti Rist, Anri Sala

dal 5 al 7 agosto, 19.00-24.00 | Pietrasanta, via Garibaldi 97

Da venerdi 5, a partire dalle ore 19:00 fino alle 24:00, il MuSA, Museo Multimediale della Scultura e dell’Architettura ospita una kermesse di video art animata dai principali artisti internazionali, promossa dal Centro Arti Visive, in collaborazione con la Camera di Commercio di Lucca e la Cosmave.

Il MuSA, che diventerà in autunno uno spazio dedicato alla promozione della produzione territoriale legata alla scultura e all’architettura, promuove in questa fase iniziative culturali legate all’arte contemporanea e in particolare alle produzioni multimediali, facendo leva sulla sua vocazione tecnologica e sulla dotazione tecnica d’avanguardia.

La video art, esplosa a partire dalla fine degli anni Sessanta, sull’onda del propagarsi delle correnti artistiche concettuali e dell’eredità delle avanguardie storiche, ha rivoluzionato il modo di fare arte e di fruirla. All’incrocio fra cinema e televisione, da sempre è stata connotata da un approccio militante, votato alla liberazione dello spettatore dalla passività della visione massmediatica, a favore di una spiccata soggettività percettiva.

Le proiezioni che andranno avanti fino a lunedi 8 agosto, fanno parte della rassegna “Scolpire il Tempo” promossa dal Centro Arti Visive, curata da Alessandro Romanini, nell’ambito delle iniziative di Pietrasanta Contemporanea.

“An Anthology of Moving Image” è il titolo e raccoglie undici produzioni video realizzate da altrettanti artisti, mostrando i differenti approcci al mezzo video, riunendo artisti di due generazioni, dimostrando allo stesso tempo la longevità del mezzo espressivo video e come quest’ultimo sia diventato un contenitore di forme espressive diverse, dall’happening, alla sperimentazione musicale, a quella teatrale e performativa o più prettamente pittorica.

La rassegna riunisce artisti storici, veri e propri pionieri come Gary Hill (ha iniziato a produrre video nel 1973), Joan Jonas (classe 1936) e Paul McCarthy, accanto alla cosiddetta generazione di passaggio con Pierre Huyghe, Isaac Julien, David Claerbout e Douglas Gordon, fino ai giovani come Anri Sala, Pipilotti Rist e Francis Alys, con un grande artista conosciuto per il suo talento disegnativo che non ha mai disdegnato l’immagine in movimento nelle sue molteplici forme, il sudafricano William Kentridge, che presenta il video “Automatic Writing”.

Diversi gli approcci come dicevamo, da quelli legati alle indagini sulla percezione sfruttando le potenzialità del mezzo di Gary Hill a quelle più dichiaratamente performative di Joan Jonas – entrambi sono scultori di formazione – per arrivare a quelle iconoclaste di Paul McCarthy.

Douglas Gordon vincitore del prestigioso Turner Prize celebrato in spazi museali come il Moma di New York e il Guggenheim Berlino, noto al grande pubblico per veri e propri lungometraggi come “24 Hours Psycho” e “Zidane: 21st Century Portrait” presenterà il video “Over Shoulder”.

Francis Alys  a cui la Tate Modern di Londra ha dedicato nel 2010 un’ampia retrospettiva, che ha fatto seguito alle mostre tenute presso l’Hammer Museum di Los Angeles e il Reina Sofia di Madrid, presenta “El Gringo”.

Pierre Huyghe autore del lungometraggio documentario “Zidane: 21st Century Portrait”, premiato con il prestigioso Hugo Boss Prize nel 2002, ha esposto i suoi video in spazi museali come il Guggenheim New York e il Centre George Pompidou di Parigi, il video presentato al MUSA si intitola “I Jedi”.

La mostra rimane aperta da venerdì 5 a domenica 7 dalle ore 19.00 alle 24.00

Per informazioni: 0584 792655 – mail: segreteria.studenti@cavpietrasanta.it

Ingresso libero


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“Kiki la modella” di Marco Ongaro, Edizioni Anordest

Titolo: Kiki la modella
Autore: Marco Ongaro
Collana: Biografie ControCorrente
Pagine: 202,  B/N, brossura
Prezzo: Euro 15
ISBN: 978-88-96742-40-2
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SE L’ARTE ABBELLISCE IL MONDO, L’EROS LO FA GIRARE
LA FOLLE PARIGI: La prima biografia italiana di Alice Prin, in arte Kiki de Montparnasse, divenuta negli Anni Folli a Parigi la regina delle modelle. Derain, Modigliani, Picasso, Soutine, Man Ray e molti altri artisti ne hanno fatto il ritratto. Hemingway ha scritto la prefazione alle sue memorie. Nella sua vita arte ed erotismo saranno sempre mescolati, inscindibili, espressioni diversificate della stessa energia.

LA REGINA DELLE MODELLE: Marco Ongaro prende spunto dalla figura cardine degli atelier parigini di inizio Novecento per ricostruire l’atmosfera dell’epoca riflettendo sulla fondazione dell’arte moderna e sulla funzione maieutica della modella. Ne esce l’ultimo ritratto di Kiki de Montparnasse, un dipinto vitalistico e disincantato in cui la bohème è privata di ogni romanticismo e la “commedia umana” mostra i suoi lati più teneri e crudeli.

“L’uomo la squadra. Una modella non si trova tutti i giorni. Una bella modella giovane e proporzionata, che non faccia tante storie per spogliarsi, che non pretenda di essere ritratta come vergine in abito da nozze, che abbia voglia o anche solo coscienza del dovere di una modella: quello di mostrare il proprio corpo con diligenza e buona disposizione”.

LA PRIMA BIOGRAFIA ITALIANA Kiki La Modella è la prima biografia italiana di Alice Prin, in arte Kiki de Montparnasse, ragazza destinata a una vita grama in odor di prostituzione se l’Età d’oro artistica esplosa a Parigi nei primi trent’anni del Novecento non l’avesse trasformata nella regina delle modelle, sfruttando la naturale propensione all’esibizionismo e la carica sensuale che fin dalla tenera età hanno caratterizzato la sua personalità.

UNA MUSA DEL ‘900 Derain, Modigliani, Picasso, Soutine, Man Ray e molti altri artisti ne hanno fatto il ritratto. Nudo sdraiato di Kiki ha fruttato a Foujita 8000 franchi al Salone d’Autunno nel 1922, e genera una reazione a catena inarrestabile. I cabaret la vogliono a cantare, il cinema la ospita per otto film. Hemingway scrive la prefazione alle sue memorie. La Musa è desiderata da tutti e anima le feste più accese di Parigi, la Ville Lumière. Nella sua vita arte ed erotismo saranno sempre mescolati, inscindibili, espressioni diversificate della stessa energia. Se l’arte abbellisce il mondo, l’eros lo fa girare.

DONNE CONTROCORRENTE: Kiki entra a far parte della galleria di donne importanti già pubblicate nella collana “biografie controcorrente” quali Sissi, Paolina Borghese, la Marchesa Casati, Françoise Sagan, Caterina Cornaro, Aspasia e le prossime Evita Peron, Veronica Franco, Lina Merlin e altre.

Fonte: Edizioni Anordest

Roberta Torre

Roberta Torre (regista – Italia)

Roberta Torre nasce a Milano. Dopo la laurea in filosofia, la Scuola di Cinematografia di Milano e l’Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi, si trasferisce a Palermo nel 1990. Negli anni ’90 gira diversi cortometraggi in video – Angelesse (1991), Angeli con la faccia storta (1992), Le anime corte (1992), Il teatro è una bestia nera (1993), Senti amor mio? (1994), La vita a volo d’angelo (1995), Verginella (1996) – che le fruttano vari premi in festival cinematografici italiani e stranieri e fonda una piccola casa di produzione, la “Anonimi & Indipendenti”. Il grande successo arriva però nel 1997 con il suo primo lungometraggio Tano da morire, un musical per molti versi anomalo che viene presentato al Festival di Venezia, in cui gli viene attribuito il premio Luigi De Laurentiis per l’opera prima, e che conquista poi altri premi tra cui due David di Donatello (miglior regista esordiente e migliore musicista a Nino D’Angelo) e tre Nastri d’Argento (miglior regista esordiente, migliore musica, migliore attrice non protagonista). Il seguito ideale di questo percorso è Sud Side Stori (2000), ancora un musical che rilegge la storia di Romeo e Giulietta in chiave multirazziale. La colonna sonora del film è firmata tra gli altri da Pacifico, che proprio in quell’occasione scopre il suo talento di paroliere, e Dennis Bowell, arrangiatore del grande Linton Qweesi Johnson. Ancora una formula che segna la tendenza alla sperimentazione dell’autrice che porta a recitare, ballare e cantare centinaia di immigrati e immigrate presi dalla strada. Nel 2002 firma Angela, un melò presentato al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs che segna un mutamento radicale di stile e ritrova il realismo dei primi ritratti documentaristici accostandolo ad una struttura narrativa di impianto classico. Al Festival di Locarno viene presentato Mare Nero (2006), un film noir, la storia inquietante di un uomo alle prese con le sue ossessioni girata nel mondo notturno dei privè e degli scambi di coppia, con Anna Mouglalis e Luigi Lo Cascio e si avvale della colonna sonora del compositore premio oscar Shigeru Umebayashi. Nel 2008 fonda la Rosettafilm con cui produce Itiburtino terzo e La notte quando è morto Pasolini, due docu-film sulle borgate romane. Il primo è un affresco sulla vita e le storie dei giovani del tiburtino terzo, storico quartiere di Roma, il secondo è una lunga intervista racconto di Pino Pelosi che ricorda la notte del delitto Pasolini tra passato e presente. I film vengono presentati al Festival di Locarno nella sezione Ici et Ailleurs agosto 2009. Nel 2008 aderisce al progetto collettivo “All human rights for all” in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, realizzando il cortometraggio La Fabbrica che vede come protagonisti dei bambini che si apprestano a nascere. Il 28 marzo 2009 inaugura presso l’Archivio Storico di Palermo la sua mostra fotografica Ma-donne; si tratta di 23 scatti in cui elabora creativamente una nuova immagine di donna contemporanea tra senso del mistico e gusto grottesco. Nell’aprile del 2009 va in onda lo spot realizzato dalla regista per l’associazione “Doppia Difesa” in favore delle donne e contro ogni violenza su di esse. Nello spot compaiono volti noti del mondo dello spettacolo che invitano le donne a denunciare le violenze subite e a non vivere più nel silenzio. I baci mai dati, il suo quinto lungometraggio, dopo aver aperto con successo la sezione la Controcampo Italiano alla 67. Mostra di Venezia è stato venduto in oltre dieci paesi. È stato inoltre l’unico film a rappresentare l’Italia al Sundance Film Festival  ed è stato successivamente presentato anche a Mosca, a Londra e Tokyo.

Fonte: Biennale di Venezia

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“Posso scrivere i versi più tristi stanotte” di Pablo Neruda

Posso scrivere i versi più tristi stanotte

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Scrivere, per esempio: «La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza.

Il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’amai e a volte anche lei mi amò.

Nelle notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
La  baciai tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi  amò e a volte anch’io l’amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi questa notte.

Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho perduta.

Udire la notte immensa, ancor più immensa senza lei.

E il verso cade sull’anima come sull’erba la rugiada

Che  importa che il mio amore non potesse conservarla.

La notte è stellata e lei non è con me.

E’ tutto. In lontananza, qualcuno canta. In lontananza.

La mia anima non si accontenta d’averla perduta.

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.

Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.

Noi, quelli di allora, già non siamo gli stessi.

Io non l’amo, è certo, ma quanto l’amai.

La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.

D’altro. Sarà d’altro. Come prima dei miei baci.

La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

Più non l’amo, è certo, ma forse l’amo.

È così breve l’amore, ed è sì lungo l’oblio.

Perchè in notti come questa la tenni tra le mie braccia,

la mia anima non si rassegna d’averla perduta.

Benché questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.

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“Louis Vuitton Architecture and Interiors”, libro esclusivo di Louis Vuitton

Louis Vuitton ci stupisce con uno speciale contributo verso il prestigioso mondo dell’interior design attraverso un gesto molto esclusivo.
Stiamo parlando della pubblicazione del nuovo libro “Louis Vuitton Architecture and Interiors”; il libro in questione, riporta in 304 pagine tutti disegni e progetti di interior design dedicati ai personaggi più esigenti, molto attenti al design.
Gli esclusivi progetti sono stati concepiti da alcuni degli architetti più famosi al mondo, come Peter Marino, Christian de Portzamparc, Jun Aoki e altri ancora.
Come tutte le opere e gli accessori Louis Vuitton, questo nuovo libro si presenta in diverse varianti, tutte caratterizzate dalla custodia nel classico tessuto Monogram; sono disponibili, infatti, la versione oro, bronzo e rame ad un prezzo che va dagli 85 ai 130 dollari.
Per altre informazioni basta visitare il sito louisvuitton.com

Fonte: GoLook.it

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Ramadan, piccoli commerci crescono…

August 4, 2011 Leave a comment

Già da una settimana prima dell’inizio del Ramadan, piccoli commerci crescono. Nei quartieri popolari è un fiorire di attività legate strettamente alla ricorrenza del mese sacro del Ramadan. Ogni anno sempre più numerose, queste attività sono il termometro reale per capire i consumi e strumento efficace, anche se limitato, alla lotta contro la disoccupazione sempre più preoccupante. Ognuno di questi commercianti è specialista nella preparazione e nella vendita di prodotti particolari. Le donne si installano ovunque nelle strade per vendere differenti tipi didolci marocchini: msemmen, baghir, harcha… In alcuni casi si affittano locali per l’occasione e giovani ragazze preparano la pasta sfoglia per la pastilla o l’onnipresente e immancabile dolce del Ramadan: la Chebbakia. Negli stessi locali si producono e si vendono i prodotti, per assicurare al compratore la massima qualità. La sociologa Samira Kassimi spiega che le donne marocchine dedite a queste attività sono, anno dopo anno, in aumento e incrementano il mercato del lavoro. Nel passato gli uomini non accettavano che i piatti del Ramadan fossero preparati da altre donne ma, da qualche anno a questa parte, le cose sono cambiate. A livello culturale è più accettabile che le donne acquistino piatti pronti perché evidentemente non hanno il tempo per prepararli. Anni addietro le donne lavoratrici, la settimana antecedente il Ramadan, passavano il loro tempo libero dal lavoro a preparare piatti e congelarli. Oggi con l’avvento dei piccoli commerci occasionali, a prezzi corretti, non è più necessario fare questo e si cambiano le abitudini. AhmedBachiri, 29nne laureato in letteratura francese, da quattro anni si mobilita durante il Ramadan, coinvolgento alcuni amici disoccupati, affittando un locale producendo e vendendo Chebbakia. Racconta che dopo tre anni senza lavoro ha deciso di mettere fine a questa situazione cercando di guadagnarsi da vivere con differenti commerci. Dichiara di aver appreso da sua madre la ricetta della Chebbakia e non ha esitato un attimo a realizzare il progetto guadagnando più di10.000 Dh in un mese (1.000 Euro c.ca). E’ un lavoro occasionale dice, ma è meglio che rimane a braccia conserte. La giovane Yasmine con l’aiuto della madre Zohra produce e vende Baghrir. Dice: “Mio padre è deceduto da dieci anni ed è mia madre che ha sempre provveduto ai nostri bisogni. L’aiuto nei suoi lavori e continuo a studiare con serietà. Il mio sogno è  quello di fare un master. Ma prima di iniziare gli studi, il Ramadan è una buona occasione per guadagnare qualche dh.” Anche questo è il Ramadan, in attesa di tempi migliori. Un aiuto a donne e giovani che con spirito imprenditoriale si guadagnano da vivere; un mese di guadagno che servirà al sostentamento di molte famiglie che sognano un futuro migliore, e lo attendono senzaaspettarlo passivamente. Inshalla!

Fonte: My Amazighen

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“Walter Valentini – lungo le rotte della notturna volta” alla Galleria Pinxit di Urbino

Urbino – Nuovo appuntamento con la mostra “Walter Valentini – lungo le rotte della notturna volta” alla Galleria Pinxit di Urbino. Giovedì 28 luglio, alle 21.15, alla presenza dell’artista, verrà inaugurata la seconda parte dell’esposizione che vedrà protagoniste le opere su carta e le terrecotte refrattarie.

Dopo il successo ottenuto dalla prima sezione della mostra, contenente un selezionato corpus di dipinti e sculture realizzate nell’ultimo decennio, si potranno ammirare opere significative, tradotte su materiali “inconsueti” ma ricchi di fascino e storia, quali sono le “carte” e le “terrecotte”, con tecniche esecutive estremamente raffinate ed elaborate, che testimoniano della versatilità creativa e della vivacità espressiva di Valentini che, ancora una volta, si misura con personalità e originalità sui temi a lui più congeniali e meglio riferibili alla sua poetica astratto-concreta. L’inaugurazione sarà preceduta da una breve conversazione sul tema “figurazione-astrazione”, tenuta dal critico Roberto Budassi, e da un intervento del regista Alessandro Sartori, sul film “Sulle tracce dell’infinito”.

Info
La mostra durerà fino il 18 settembre.
Orario: 17.30 – 22:30 chiuso domenica e lunedì.

“Riding The Bullet” di Mick Garris [2004]

August 4, 2011 Leave a comment

Shooting the bullet

Riding The Bullet è l’ennesimo film tratto da un romanzo di Stephen King.
Fra cortometraggi, lungometraggi e serie tv sono state realizzate ben 44 opere basate sulle storie del maestro del brivido. Da Shining a Carrie, Lo Sguardo Di Satana, da Misery Non Deve Morire a Christine, La Macchina Infernale, da Il Miglio Verde a Le Ali Della Libertà passando per film meno conosciuti come L’Allievo e L’Implacabile.
Molti di questi sono capolavori indiscussi della cinematografia contemporanea, altri invece si accontentano della più modesta definizione di film godibile. A noi ora poco importa se King abbia preferito la modestissima versione televisiva del ’97 di Shining all’incomparabile perfezione inscenata da Kubrick nell’80.
Ciò che, ahinoi, conta, è che Riding The Bullet è sicuramente una delle più brutte trasposizioni cinematografiche tra quelle che stiamo prendendo in considerazione. E’ davvero brutta, potrei già smettere di scrivere qui per non rischiare di smussare il mio parere.
E invece spenderò ancora qualche breve parola per evidenziare come il film sia totalmente esente da un filo logico che possa legare le scene che paiono come mischiate e gettate a casaccio nel montaggio. Si salva soltanto l’ultima parte, a livello narrativo. Ma non per la messa in scena da telefilm anni ’80 di serie d.
D’altronde è stato un mio sbaglio quello di guardare tutto il film. Oddio, potrebbe esserci di peggio, ma le avvisaglie erano poste ben in vista sin dai primi minuti.
Simboli della morte sparsi qua e là senza che inducano lo spettatore a percepirne l’effimera presenza, vorrebbero forse richiamare atmosfere carpenteriane con risultati davvero pessimi. Sono sicuro che John Carpenter, come si suol dire, si rivolterebbe nella tomba, se solo fosse morto…
A ogni modo, Mick Garris non sa davvero dove aggrapparsi non dico per innovare il genere horror, ma anche solo per raggiungerlo, per rientrare nello standard, e così si affida a continui e ripetuti effetti speciali di tremendo livello più che per la fattura per l’idea. Non hanno mai un vero senso all’interno della pellicola ma sono costantemente presenti per cercare di stupire uno spettatore che, stando alle speranze del regista, dovrebbe entusiasmarsi nel vedere il protagonista che camminando passa attraverso il fantasma di sé stesso. E’ noioso, già visto milioni di altre volte e qui è tutto davvero gratuito.
D’altronde la storia è raccontata malissimo e la fotografia è pessima… qualcosa doveva pure inventarsi per cercare di mascherare la propria inettitudine.
Garris cerca di affidarsi molto anche all’ironia che se per certi versi alleggerisce una visione altrimenti tremenda, d’altra parte dimostra come forse il suo talento sarebbe maggiormente apprezzato nel reparto della comicità che in quello dell’horror, anche se palesemente di basso profilo.

Riding The Bullet è quindi la scelta sbagliata per qualsiasi tipo di serata stiate organizzando. Passate ad altro.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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