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Ramadan, inizia il countdown…

August 1, 2011 Leave a comment

Il countdown sta per iniziare… fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco inizierà il  2 agosto 2011. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio, per tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C., Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del Destino, Lailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aid al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quello cristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramonto è assolutamente proibito nutrirsi, bere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 38/45 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadan come un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro. In Marocco, essendo strettamente praticato, molti occidentali che qui vivono e lavorano, abbassano le serrande e se ne vanno in vacanza per evitare disagi e problemi legati naturalmente a questo avvenimento. Vero è che molti locali, bar, caffé e ristoranti, gestiti da marocchini, durante tutta la giornata sono chiusi e, i pochi aperti, aumentano i prezzi a dismisura approfittando della mancanza di servizi. È un mese che, per esperienza personale, è meglio uscire il meno possibile durante il giorno, quando sovente si è spettatori di risse e quant’altro dovute al nervosismo che un digiuno puo’ provocare. Purtroppo ho avuto anche modo di verificare con alcuni ospiti del Riad un po’ ingenui, una certa aggressività verbale verso i turisti che passeggiano con la bottiglia dell’acqua in primo piano o peggio ancora fumano disinvoltamente per la strada. Attenzione dunque ai comportamenti!. Il mese del Ramadan posso consigliarlo a viaggiatori che cercano di capire e carpire usi e costumi del Paese che gli ospita, ma lo sconsiglio ai turisti da Club Vacanze; il Ramadan è un momento sacro (anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato, con una buona dose di pazienza e di buona creanza. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!.

Fonte: My Amazighen

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Fred Roos

August 1, 2011 Leave a comment

Fred Roos (Usa, produttore)

Sin dai primi anni ‘70 il californiano Fred Ross ha lavorato con molti dei più importanti registi e attori di Hollywood, producendo alcuni tra i più significativi film del nostro tempo. Dopo un decennio di attività come produttore televisivo per alcune serie tv (come Gomer Pyle U.S.M.C., I Spy, Good Morning, World, e The Andy Griffith Show, con un giovanissimo Ron Howard), Roos è casting director per Petulia di Richard Lester (1968) e per una serie di film leggendari che hanno scritto la storia del cinema come Il Padrino (1972), American Graffiti di George Lucas (1973), Cinque pezzi facili (Five Easy Pieces, 1970) e Il re dei giardini di Marvin (The King of Marvin Gardens, 1972) di Bob Rafelson, Città amara di John Huston (Fat City, 1972), e Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni (1970), oltre ad essere stato casting consultant per Star Wars (1977) George Lucas. A coronare questa straordinaria serie di lavori, nel 1988 la Casting Society of America gli tributa un premio alla carriera. Sul fronte della produzione cinematografica, la sua lunga e fortunata collaborazione con Francis Ford Coppola va dagli esordi del regista di origini italiane sin ai suoi lavori più recenti, come Un’altra giovinezza (Youth Without Youth, 2007) e Tetro (2009), dei quali è produttore esecutivo, ma include anche il sei volte premio Oscar Il Padrino, parte II (The Godfather, Part III, 1974), Il Padrino, parte III (The Godfather, Part II, 1990) – candidato a sette statuette dell’Academy – e La Conversazione (The Conversation, 1974), che nel 1974 si aggiudica la Palma d’Oro a Cannes. Altre pellicole, frutto di questa felice collaborazione sono Un sogno lungo un giorno (One From the Heart, 1982), I ragazzi della 56a strada (The Outsiders, 1983), Rusty il selvaggio (Rumble Fish , 1983), Cotton Club (The Cotton Club, 1984), Giardini di pietra (Gardens of Stone, 1987) e Tucker, un uomo e il suo sogno (New York Stories, Tucker: The Man and His Dream, 1988). Nella sua lunga carriera Roos ha prodotto anche numerosi altri film, fra questi ci sono anche Hammett: indagine a Chinatown (Hammett, 1982) di Wim Wenders, Yellow 33 (Drive, He Said, 1971) di Jack Nicholson, Barfly, Moscone da bar (Barfly, 1987) di Barbet Schroeder, Black Stallion (The Black Stallion, 1979) di Carroll Ballard, Young Black Stallion (The Young Black Stallion, 2003) di Simon Wincer, Amori in città…e tradimenti in campagna (Town and Country, 2001) di Peter Chelsom, Il giardino segreto (The Secret Garden, 1993) di Agnieszka Holland, e il documentario vincitore del Cable Ace Award Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse (1991) diretto da Fax Bahr, George Hickenlooper ed Eleanor Coppola. A fine anni ’90 inizia un’altra fruttuosa collaborazione, con Sofia Coppola di cui co-produce il lungometraggio d’esordio Il giardino delle vergini suicide (The Virgin Suicides, 1999), diventando poi produttore esecutivo di tutti i lavori successivi: Lost in Translation (2003), Maria Antonietta (Marie-Antoinette, 2006) e Somewhere (2010), Leone d’Oro a Venezia lo scorso anno.

Fonte: Biennale di Venezia

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“L’imbroglio nel lenzuolo” di Alfonso Arau, sinossi

August 1, 2011 Leave a comment

1905. Il cinematografo conquista il Sud Italia, ma atterrisce i popolani del circondario ai quali pare una diavoleria che chiamano “L’Imbroglio nel Lenzuolo”. Marianna, erbivendola analfabeta, scopre di essere l’attrice di “La casta Susanna” un film di sei minuti in cui incanta o scandalizza folle di spettatori bagnandosi nuda in un lago. Ignorando cos’è il cinema, non riesce a capire come sia finita sullo schermo e si convince di avere un “doppio”, una donna a lei identica, che vuole distruggere la sua reputazione tra i suoi compaesani.

Regia: Alfonso Arau.

Interpreti: Maria Grazia Cucinotta, Anne Parillaud, Primo Reggiani, Geraldine Chaplin, Ernesto Mahieux, Giselda Volodi, Miguel Angel Silvestre, Nathalie Caldonazzo.

Fonte: Seven Dreams Productions

Suonare con le bobine di Tesla

Sicuramente chiunque ha visto il film “L’apprendista stregone”, uscito in Italia nell’agosto del 2010, si sarà chiesto cosa erano quegli strani apparecchi che il protagonista nerd usò per conquistare la bella ragazza. Quelle macchine capaci di produrre archi voltaici così sorprendenti e così vicini a noi, dato che in natura il fenomeno dei fulmini non è facilmente osservabile da brevi distanze. Ecco, quelle sono le bobine di Tesla.

Bobine di Tesla

Le bobine di Tesla o Tesla Coil (se ci sentiamo più cosmopoliti), così si chiamano, sono dispositivi elettrici che sfruttano due o più circuiti risonanti, cioè circuiti in grado di oscillare a una propria frequenza naturale. Questi apparati prendono il nome dal fisico serbo, poi naturalizzato statunitense, Nikolas Teslache ne costruì il primo modello nel 1891 per verificare i suoi studi sull’elettromagnetismo con l’intendo di condurre innovativi esperimenti sulla trasmissione di segnali elettrici e di energia elettrica senza fili.

Configurazione di base e funzionamento

Lo schema base del circuito per la bobina di Tesla consiste in alcuni dispositivi elettrici:

  • Generatore di Tensione: corrisponde alla normale presa domestica che fornisce tensione alternata a 50 Hz, il voltaggio serve alternato in modo che successivamente il primo circuito vada in risonanza con il secondo circuito.
  • Trasformatore: serve un trasformatore che aumenti il valore della forza elettromotrice (tensione) in uscita (dal dispositivo stesso)  per poter generare una grande carica e quindi le scariche aeree.
  • Condensatore: è un dispositivo elettrico costituito, nella sua forma più semplice, da due lamine metalliche parallele. La sua funzione è quella di condensare, accumulare al suo interno una grande quantità di carica.
  • Spinterogeno:  è un apparecchio elettromeccanico atto a generare la scintilla (come avviene nei motori a scoppio).
  • Primario: è una vera e propria bobina che ha un numero n di spire, cioè un avvolgimento a spirale di un cavo conduttore (solenoide). In fisica rappresenta l’induttanza, cioè un apparecchio capace di generare campo magnetico al passaggio di corrente alternata.
  • Secondario: è uguale al dispositivo precedente ma con un numero di spire molto maggiore di n.Collegato a terra.
  • Toroide: è la parte terminale del secondo circuito. Funziona come un condensatore, ed avendo una superficie molto estesa riesce ad accumulare talmente tanta carica da poter generare appunto i fulmini.

Le soluzioni di circuiti oscillanti sono molteplici, ad esempio si potrebbe considerare un circuito in cui scambiamo di posizione lo spinterogeno con il condensatore.

Come funziona?

Semplicemente la tensione iniziale viene potenziata dal trasformatore che ne aumenta il valore e la frequenza di oscillazione, questo permette al passaggio di corrente di accumulare una grande carica nel condensatore. Quando alle estremità dello spinterogeno si crea una differenza di potenziale tale da permettere il passaggio di corrente da un polo all’altro con una scarica, il condensatore si scarica nelle spire del primario aumentando la frequenza di oscillazione. Il campo magnetico indotto sul primario genera un campo nel secondario e quindi una corrente indotta di uguale intensità e frequenza, la tensione invece aumenta a dismisura perché controllata dal fattore (# di spire del secondario/# di spire del primario).

A questo punto data l’enorme tensione, si condensa una quantità enorme di carica sul toroide e, data la grande differenza di potenziale tra la parte terminale del secondo circuito e l’aria circostante, l’energia elettrica viene traferita sotto forma di scariche alle zone circostanti.

Produzione di suoni

La parte più interessante è che con queste folgori si posso generare suoni. Basta pensare alla quotidianità, quando durante un temporale si vede un fulmine dopo pochi secondi si sente un rumore: il tuono. Questo suono è dovuto alla velocissima espansione e successiva contrazione dell’aria circostante che genera un onda di pressione, cioè un onda sonora. Questo però spiega un suono costante e della stessa intensità, ma si possono creare melodie o riprodurre canzoni con questo apparato? La risposta è si. Sostanzialmente per creare un suono controllato è necessario regolare l’energia di scarica poiché modulando la lunghezza del fulmine possiamo controllare la temperatura e quindi la dilatazione e contrazione dell’aria necessaria per creare onde di pressione. Semplicemente si deve monitorare la tensione iniziale attraverso un ulteriore dispositivo elettronico : il potenziometro, che sfrutta delle resistenze interne per diminuire la tensione.

Per rendere più interessante l’argomento e farvi vedere il funzionamento di questi semplici apparecchi vi lascio un video qui sotto. Se come me amate la fisica ne resterete stupiti!

Fonte: Skimbu

 

 

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“La Neve Cade Sui Cedri” di Scott Hicks [1999]

August 1, 2011 Leave a comment

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Orgoglio e pregiudizio

Il pubblico che affolla i cinema al giorno d’oggi è molto vasto e differenziato. C’è ad esempio lo spettatore attento, che ha una vasta cultura cinematografica e che sa notare alcuni aspetti registici piuttosto che narrativi o interpretativi, così come può esserci al suo fianco uno spettatore più disattento, magari più interessato al suo mega-barattolo di pop corn o alla sua fidanzata piuttosto che a seguire ciò che viene proiettato in seguito al suo pagamento del biglietto.
Non è un male, ognuno è libero di vivere l’esperienza cinematografica [in sala o in home-video] come più gli aggrada e secondo le proprie possibilità.
Parallelamente a uno spettatore “normale” esiste colui che ama autodefinirsi [spesso senza conoscerne il significato] critico cinematografico, o degli audiovisivi, o dei nuovi media… insomma, più la definizione che si riesce a trovare è arzigogolata, più il presunto critico crede d’essere “critico”. Di critica, forse, c’è solo la sua situazione dell’ego, ma non importa.
Ciò che invece ha per me rilevanza in tutto ciò, è che se nell’insieme “spettatore medio” le persone in grado di lasciare aperti spiragli a espressioni non propriamente comuni e immediatamente riconoscibili, sono molto diluite all’interno della massa di “spettatori del divertimento”, mentre fra i cosiddetti critici c’è troppa attenzione a star dietro all’ultima moda interpretativa per poter effettuare visioni sufficientemente incondizionate dai pareri altrui.

E così ecco che alla 64a edizione del Festival del Cinema di Cannes trionfa un detestabile pretenzioso film come The Tree Of Life di un Terrence Malick mai così presuntuoso prima d’ora, e tutti i critici [e quindi lo spettatore medio, a seguire] si dannano per lodare ciò che non hanno minimamente compreso a livello formale né a livello narrativo, ma che se gli altri critici lo lodano [tra l’altro già da prima che uscisse…], che figura ci faccio io critico, se lo disprezzo? C’è il tangibile rischio che gli altri possano pensare che io non l’abbia capito. E guai a far vedere che una cosa non la si è afferrata in pieno!

E bene, in tutto ciò ecco che un’opera visionaria proprio nella direzione che amerà prendere Malick ma uscita nel 1999 non se l’è calcolata quasi nessuno.

Si, la critica ne fa qualche accenno vagamente positivo, ma tutto passa in sordina, come se si stesse parlando di un filmetto carino e niente più.
Ahi! Che dolore per l’arte cinematografica!

Affermando sin da subito che non siamo di fronte a un capolavoro di portata epocale, La Neve Cade Sui Cedri è un raro esempio di cinema contemporaneo ben realizzato senza che cada nell’accademico.

Il maggior merito che attribuirei a Scott Hicks è di essere riuscito a misurare alla perfezione gli elementi in causa, creando un perfetta commistione fra la visionarietà resa tramite la forma e la logica della narrazione, il tutto al servizio di un messaggio alla base ben più profondo di quanto i sentimenti riescano a essere coinvolti durante la visione.
E’ d’altronde uno straordinario Max Von Sidow nei panni di un vecchio e saggio avvocato a sostenere verso la fine del film che a volte un piccolo processo in un paesino sperduto dell’America del Nord è ben più di un semplice marginale processo, divenendo senza troppe difficoltà un processo all’intera umanità. E se lo dice lui che nel ’57 giocava partite a scacchi con la morte, e nel ’73 esorcizzava discutibili bambine possedute, io tenderei a credergli.
E’ pur vero che lo spettatore dovrà impegnarsi, e non poco, per tentare di emozionarsi a fronte di avvenimenti che si pongono come toccanti per il solo fatto di essere tali, ed è anche vero che il ritmo non è incessante. Ma che importa emozionarsi, quando un’opera ci comunica comunque qualcosa? C’è già Via Col Vento per emozionarsi o Schindler’s List. Qui il regista pecca un po’ in questo senso, ma ci dà ben altro.

Innanzitutto una storia avvincente. Per di più molto ben raccontata.

La narrazione dei fatti in aula di tribunale è condita da impetuosi flashback attraverso i quali possiamo seguire i fatti che ci hanno portato in quell’aula. Ma non sono semplici inserti di dubbio gusto, bensì sono funzionali a un disvelamento estremamente graduale e condito da colpi di scena all’interno della storia stessa che man mano che passano i minuti ci aiutano a mettere sempre più a fuoco ciò che sin dall’inizio poteva essere così chiaro e lampante sotto i nostri occhi. E’ un meccanismo quasi alla Memento, dove partendo dai dati certi dell’adesso, si va a ritroso a scoprire un tassello alla volta ciò che è alla sorgente del problema. E’ estremamente avvincente.
A ciò si affianca una forma registica d’estremo impatto. A una fotografia che valse la candidatura all’oscar si aggiunge un montaggio strepitoso fatto di semplici immagini, spesso repentinamente alternate fra loro, dove ciò che conta non è sempre comprendere il fatto, ma la situazione interiore che ha portato ad agire. Oppure si vogliono soltanto restituire dei flash di un qualcosa che si è visto o che ci stiamo immaginando. Come i ricordi. Altro che la banalità filosofica di un Malick che cerca Dio indicando verso il cielo. Ne La Neve Cade Sui Cedri quello stesso senso empatico suggerito dalla visione in immagine del pensiero e del ricordo è di estrema funzionalità a una solidissima storia.
A me pare molto più lodevole che chiudersi per anni in sala di montaggio finendo per dimenticarsi di riflettere sul senso complessivo dell’opera. Certo, il film di Hicks si pone su un livello molto più umile di quello di Malick. Ma questa è una nota di demerito? Non credo. Forse è solo presa di coscienza delle proprie possibilità.

E’ davvero apprezzabile persino la colonna sonora di questo film. Forse il meglio lo dà un violoncello che accompagna immagini di paesaggi innevati, a livello musicale, ma è importante notare come nelle visioni dei ricordi da parte dei protagonisti, la parte sonora sia spesso fuori sincro, non va a tempo, oppure le frasi dette da qualcuno si ripetono due, tre o quattro volte consecutivamente, si sovrappongono fra loro… come un ricordo ossessivo del quale non riusciamo a liberarci. Altro che superficiali voci fuori campo che non ripetono altro che domande retoriche di scarsa originalità…

E come per le parole, anche i livelli del film si sovrappongono. Alla storia amorosa si accosta quella dell’indagine, alla quale si accosta l’analisi psicologica dei protagonisti, alla quale si somma tutto un discorso sul “pregiudizio” in tutte le sue forme per arrivare infine a dirci che come la neve cade sui cedri, l’ineluttabilità degli avvenimenti è possibile metterla in discussione solo tramite l’arrogante malafede dell’uomo nel rapportarsi ai suoi simili.
Il cast è valido, e con il già citato Von Sidow recitano anche un buon Ethan Hawke e un’altra valida manciata di volti noti e stra-noti del cinema hollywoodiano.

La Neve Cade Sui Cedri è un film intimo, a tratti rarefatto ma affascinante e non noioso. Nella fitta nebbia dell’inizio della pellicola si potrebbe correre qualche serio pericolo, ma se ci fermassimo a contemplare la spessa coltre di neve che ricopre le foreste potremmo trovare una serenità tutt’altro che dannosa…

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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Ramadan 2011, tradizione vs tecnologia

August 1, 2011 Leave a comment

Ogni anno, la data d’inizio del Ramadan è determinata differentemente secondo i paesi. Quest’anno, la data varierà tra il lunedi’ 1° agosto e il martedi’ 2.  Alcuni paesi scelgono di determinare il primo giorno di Ramadan con un metodo scientifico, altri preferiscono scrutare il cielo, il 29 chabaane, data in cui la nuova luna fa la sua apparizione. Il Ramadan quindi inizierà quest’anno l’uno o il due agosto?  Si saprà con esattezza a fine settimana.  In Francia, Belgio, Marocco, Algeria e Senegal, le istituzioni musulmane osservano il cielo, nella notte del dubbio, il 29 del mese Chabaane, per determinare la luna crescente, e per quest’anno in Marocco il 29 del mese Chabaane corrisponderà a domenica 31 luglio, ma anche qui dipenderà dalla luna. In Canada per esempio, il 29 Chabaane corrisponde a sabato 30 luglio. In Francia, i membri della Commissione Teologica dell’Istituto Musulmano della Grande Moschea di Parigi si riuniranno con degli imam, personalità musulmane e responsabili associativi e dei luoghi di culto, per decidere  insieme il primo giorno del mese del Ramadan, che sin da ora è stato determinato per il 1° agosto, con la menzione: ”E’ suscettibile di una decrescita pari ad un giorno”.  In Belgio, il Consiglio dei Telogici, collegato all’esecutivo Musulmani del Belgio (EMB), aspetta la notte del dubbio. In Italia, il Centro Islamico Culturale, legato alla Grande Moschea di Roma, inserirà un messaggio automatico sulla sua segreteria telefonica dove indicherà la data esatta dell’inizio del mese sacro. In Senegal, una commissione speciale permanente, che raggruppa diverse famiglie religiose, determinerà per tutti i musulmani senegalesi l’inizio del Ramadan osservando la luna. In Marocco, il Ministero degli Habbous sta mobilitando le sue diverse delegazioni regionali oltre alleForze Armate Reali (FAR), attraverso tutto il paese, per osservare la luna. Diversi avvisi concordanti dovranno determinare il primo giorno di digiuno.  In Germania, in Turchia, in Libano, i religiosi hanno optato perun metodo di calcolo scientifico del calendario lunare. L’America del nord con il suo Consiglio del Fiqh d’America del nord (FCNA), assieme alla Società Islamica d’America del nord (ISNA), hanno stabilito che il 1° agosto sarà l’inizio del Ramadan e il 30 agosto l’ultimo giorno. Come il CEFR, questa organizzazione usa  la Mecca come punto di riferimento per determinare il calendario lunare: il Ramadan inizia quando la nuova luna è visibile nella città santa. In Germania, dove i musulmani sono per la stragrande maggioranza turchi, le date dell’inizio e della fine del Ramadan sono già state fissate al 1° agosto e al 29 agosto. Le differenze istituzioni musulmane del paese si riunirono nel 2008 per determinare un metodo unico di calcolo per l’inizio del mese sacro.  In altri paesi, la scelta del metodo non è chiaramente definita. Nei Paesi Bassi, per esempio, la diversità dei musulmani fa si che i due metodi coesistano. I MRE (marocchini residenti all’estero), nel caso di quest’ultimo paese non musulmano, dove nessuna istituzione religiosa trova un accordo, adottano sovente la data d’inizio del Ramadan del loro paese di origine. In Mali, il dibattito è sempre aperto. Un forum  ha avuto luogo nel paese, il 4 luglio scorso, che ha raggruppato tutti i musulmani attorno ad un unico metodo di calcolo e quest’anno una commissione nazionale di osservazione della luna è molto determinata ha informare sulle date del Ramadan, anche se alcuni dignitari musulmani persistono a fornire delle informazioni contradditorie.

Fonte: My Amazighen

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“Il prete” di Antonia Bird (1994)

August 1, 2011 Leave a comment

Il prete (Priest) è un film a colori di genere drammatico della durata di 103 min. diretto da Antonia Bird e interpretato da Linus Roache, Tom Wilkinson, Robert Carlyle, Cathy Tyson, James Ellis, Rio Fanning, Paul Barber, Lesley Sharp, Robert Pugh, Christine Tremarco.
Prodotto nel 1994 in Gran Bretagna e distribuito in Italia da Walt Disney Studios Motion Pictures Italia.

Il giovane Greg Pilkington, prete cattolico, viene mandato in una parrocchia di Liverpool in aiuto al più maturo Padre Matthew Thomas, impegnato in un accesa campagna contro il peccato e l’indifferenza dei suoi parrocchiani. La vita privata di Padre Matthew contraddice però in maniera stridente col suo impegno apostolico, perché il suo apparente celibato copre la convivenza “more uxorio” con Maria Kerrigan, la pur poco attraente domestica.

Fonte: Movieplayer.it


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Intellectual Ventures, il valore dell’innovazione

Gli assidui lettori di Wired non avranno problemi a capire di cosa vorrei parlarvi oggi. Intellectual Ventures è la compagnia fondata da Edward Jung e Nathan Myhrvold, ill quale illustra, sul numero di giugno di Wired, la ricerca che ha portato al suo libro Modernist Cuisine, uscito a Marzo. Intellectual Ventures, a mio avviso, è una delle compagnie più interessanti del nostro tempo e in questo articolo vi spiego il perchè. Scommettiamo che al termine della lettura ne sarete affascinati?

La compagnia

Come dicevo nell’introduzione, Intellectual Ventures è stata fondata nel 2000 da da Edward Jung e Nathan Myhrvold, ex CTO di Microsoft. La compagnia è famosa perchè è una delle cinque società che detengono più brevetti negli Stati Uniti. E sono proprio questi brevetti la base di Intellectual Ventures. Per farvi capire la filosofia che sta alla base vi riporto una frase di Myhrvold:

“An industry dedicated to financing inventors and monetizing their creations could transform the world.”

Che tradotta suonerebbe come:

“Un industria che finanzia gli inventori e monetizza le loro creazione potrebbe trasformare il mondo”

Non poteva essere più chiaro! Ma alla pratica come funziona? In questa compagnia si fanno fondamentalmente due cose: inventare e brevettare. Si sperimenta e inventa di tutto all’interno dell‘Intellectual Ventures Lab che raccoglie alcune tra le menti più brillanti del mondo e degli scienziati più promettenti. Ma prima di parlare dei laboratori e delle idee che nascono in quelcapannone di 3.000 mq, vorrei parlarvi un po’ di Nathan Myhrvold. perchè senza di lui Intellectual Ventures avrebbe molto meno fascino.

Nathan Myhrvold, CEO e fondatore

Nathan Myhrvold ha lavorato in Microsoft per 13 anni, è stato CTO, ossia Chief Technology Officer, e ha fondato Microsoft Research. Insomma, è stato un pezzo grosso in quel di Redmond.

Tuttavia non è la carriera di Myhrvold ad affascinare, o almeno non solo. Quello che attrae è la sua personalità. Myhrvold è un imprenditore, ma anche un genio eclettico dei nostri tempi. Passa da un interesse all’altro con una facilità impressionante e questo si riflette nel suo modo di parlare. Stiamo parlando di un uomo che ha lavorato in Microsoft per più di 10 anni per poi darsi alla cucina. Ma l’ha fatto in un modo mai visto prima, ossia approcciandola come una vera e propria scienza.

Il suo libro, Modernist Cuisine: The Art and Science of Cooking, è una guida ma anche un’encicolpedia che nasce dalle ricerche condotte da Myhrvold nell’Intellectual Ventures Lab insieme ai suoi collaboratori. Il libro si compone di ben 6 volumi per un totale di quasi 2.500 pagine e 21kg di peso.  Sul palco del TED, questa volta a Longbeach in California, l’autore ha parlato del suo libro e delle sue ricerche, quindi vi invito a guardare il video perchè chi meglio di lui potrebbe spiegarvi la sua cucina modernista?

Pensate sia tutto? E invece no. Nathan è uno dei più grandi finanziatori di ricerche antropologiche,ricerche che sono tra le più fruttuose del pianeta, e ha anche proposto una soluzione al riscaldamento globale basata sulla geoingegneria.

Una persona decisamente interessante vero?

Intellectual Venture Lab

Il laboratorio di ricerca è stato creato soltanto due anni fa ma ha già ottenuto notevoli risultati, brevettando circa 450 invenzioni all’anno. Niente male vero?

Ma su cosa si fa ricerca nei 3.000 mq dell’Intellectual Venture Lab? Su un po’ di tutto! Le idee sono tra le più svariate e alcune sono state anche molto criticate.

StratoShield

L’idea più discussa è stata la soluzione proposta per il riscaldamento globale perchè Myhrvold e il suo gruppo di scienziati sostengono che sia possibile ridurre gli effetti di questo fenomeno ricreando artificialmente le condizioni che seguono un’eruzione vulcanica. Naturalmente questageoingegnerizzazione del clima globale sarebbe possibile grazie alla tecnologia sviluppa nei laboratori di Intellectual Ventures, tecnologia volta a creare lo “StratoShield“. Questo scudo fa aumentare la quantità di aerosol di zolfo immesso nell’ atmosfera di circa l’1%, un processo che in natura avviene ogni volta che i vulcani eruttano, permettendo alla nostra atmosfera di respingere parte dei raggi solari.

Il laser anti-zanzara

Sul sito dell’Intellectual Ventures Lab troviamo la sezione Malaria, un problema che viene affrontato in molti modi e da molti punti di vista. Se da un lato le menti brillanti di questa compagnia lavorano perridurre i tempi per la diagnosi e trovare nuovi strumenti per farlo, basati sull’ottica e il magnetismo, dall’altra menti altrettanto brillanti hanno pensato ad una soluzione più pratica per ridurre il contagio:uccidere le zanzare.

L’invenzione si chiama Photonic Fence e rileva le zanzare a distanza che vengono poi eliminate con il laser. Il sistema è molto preciso perchè riesce a discriminare tra diversi insetti confrontando il battito delle ali e la dimensione e per di più consente di stabile se si tratta di un maschio o di una femmina!

Altre ricerche e invenzioni

Tra le tante invenzioni che escono dal laboratorio di Myhrvold ce n’è una che riguarda il nucleare. All’Intellectual Ventures Lab è stato progettato un reattore nucleare, più sicuro, che è in grado di sfruttare le scorie di uranio oppure il torio. Questo progetto ha vinto il MIT Technology Review Top 10 Emerging Technologies nel 2009.

Altre ricerche hanno permesso invece di sviluppare modelli computerizzati di alcune malattie, ma anche di avvicinarsi alla creazione di vaccini. Senza contare ovviamente la ricerca in ambito informatico, di cui Myrvhold è maestro considerando gli anni passati in Microsoft.

Coclusioni

Intellectual Ventures è una di quelle compagnie per cui vorrei lavorare. Qui i ricercatori sono piedi di entusiasmo e di idee, a partire da Nathan Myhrvold che sembra un bambino in un negozio di caramelle in mezzo a tutte invenzioni. Le idee e le tecnologie che nascono nei loro laboratori hanno qualcosa di estremamente affascinante.

Che dite? Scommessa vinta?

Fonte: Skimbu

ArteNaturalmente, incontro con l’arte nella meravigliosa campagna fermana

Casette D’Ete (Fermo) – In ArteNaturalmente prende forma una interessante mostra nel verde della meravigliosa campagna Fermana per un incontro con l’Arte presso il suggestivo CASALE RACCOSTA a Casette d’Ete, una frazione del comune di Sant’ Elpidio a Mare, in provincia di Fermo.
Ideatore e promotore il sig. Vincenzo Raccosta, per amore per le arti visive si è messo a disposizione in questo progetto artistico-culturale con grande passione e profonda umiltà .
L’inaugurazione sarà il 30 luglio alle ore 17,30 e per l’occasione il critico d’arte Paola Pierangelini
presenterà l’esposizione.
L’apertura andrà dal 30 luglio al 7 agosto 2011 e rispetterà il seguente orario feriale e festivo continuato dalle ore 10,00 alle ore 20,00.
Tutta la mostra sarà ripresa da TV Centro Marche.

Gli artisti invitati sono:
Carla Abbondi, Arnoldo Anibaldi, Alfredo Bartolomeoli, Marco Campanelli, Giampiero Castellucci, Silvio Craia, Bruno D’Arcevia, Daniela Canigola, Manuela Cerolini, Marisa Cesanelli, Giorgio Cutini, Graziella Gabrielli, Maurizio Governatori, Alessandro Guerrini, Carlo Iacomucci , Bruno Mangiaterra, Mauro Marinelli, Maria Margherita Martinelli, Franco Morresi, Cipriano Olivieri, Sandro Pazzi, Aldo Petrini, Riccardo Piccardoni, Giuseppe Pierleoni, Alfredo Pirri, Vincenzo Raccosta, Fernando Rea, Anna Riccitelli, Alberto Rossi, Antonio Rossi, Juan Arroyio Salom, Athos Sanchini, Uros Sitar=Laikos, Giancarlo Splendiani, Sandro Trotti
Circa 10 di questi artisti presenti in questa mostra sono stati invitati alla biennale d’arte di Venezia – Padiglione Italia Regione Marche nelle sedi di Urbino e Ancona.

Per info: Sig. Vincenzo Raccosta
Strada Raccosta, 738 – Casette D’Ete (Fermo)
Tel. 0734-871890
Casette D’Ete –Luglio 2011
Marche-Italia

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