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Archive for July, 2011

Biennale di Venezia 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, ‘Scialla!’ e ‘Il maestro’ lungometraggio e cortometraggio di apertura

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la Biennale di Venezia / 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Controcampo italiano

Scialla! di Francesco Bruni è il lungometraggio di apertura / Il maestro di Maria Grazia Cucinotta è il cortometraggio di apertura / Roberta Torre presiede la Giuria

affiancata da Aureliano Amadei e Cristiana Capotondi

Scialla!, esordio dietro la macchina da presa dello sceneggiatore Francesco Bruni (Premio David di Donatello e Nastro d’Argento 2010 per La prima cosa bella di Paolo Virzì), e Il maestro, debutto nella regia cinematografica dell’attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta, sono rispettivamente il lungometraggio e il cortometraggio di apertura della sezione Controcampo italiano alla 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (31 agosto-10 settembre 2011), diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

Scialla! e Il maestro saranno presentati in prima mondiale in Sala Grande al Lido venerdì 2 settembre, e concorreranno rispettivamente al Premio Controcampo per i lungometraggi narrativi e al Premio Controcampo per i cortometraggi.

E’ stata inoltre definita la composizione della Giuria di Controcampo italiano, presieduta – come già annunciato in precedenza – dalla regista Roberta Torre (che alla Mostra 2010 ha aperto Controcampo italiano con il successo internazionale I baci mai dati), e che sarà formata anche dal regista e sceneggiatore Aureliano Amadei, vincitore del Premio Controcampo italiano 2010 con 20 sigarette (film vincitore anche di quattro David di Donatello e due Nastri d’argento) e dall’attrice Cristiana Capotondi, una delle rivelazioni del cinema italiano degli ultimi anni, applaudita l’anno scorso in La passione di Carlo Mazzacurati, in Concorso alla 67. Mostra.

Scialla – espressione tipica del gergo giovanile romano per intendere “lascia stare”, “stai tranquillo” – racconta di Luca (Filippo Scicchitano), quindicenne romano, irrequieto, cresciuto senza un padre, inconsciamente alla ricerca di una guida, e di Bruno (Fabrizio Bentivoglio), un professore senza figli che ha lasciato l’insegnamento per rifugiarsi nell’apatia delle lezioni private.  Accanto a Fabrizio Bentivoglio anche Barbora Bobulova, Vinicio Marchioni e il giovanissimo esordiente Filippo Scicchitano. Completano il cast Giuseppe Guarino, Prince Manujibeya, Arianna Scommegna, Giacomo Ceccarelli, Raffaella Lebboroni. Produttore esecutivo del film è Rita Rognoni per Pupkin Production. Scialla! è prodotto da Beppe Caschetto per IBC Movie in collaborazione con Rai Cinema e sarà distribuito da Rai Cinema/01 Distribution.

Francesco Bruni, nato a Roma nel 1961, livornese di adozione, si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia dove è stato docente di Sceneggiatura dal 1999 al 2009. Per il cinema ha sceneggiato tutti i film di Paolo Virzì oltre a lavorare con Mimmo Calopresti, Felice Farina, Vito Zagarrio, Francesca Comencini, Ficarra e Picone, Carlo Virzì,  Nina di Majo. Ha inoltre collaborato alla sceneggiatura di Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee.  Per la televisione è autore di tutte le sceneggiature della serie Il commissario Montalbano, Il Tunnel della Libertà e Il commissario De Luca. Ha ricevuto il Premio Solinas alla sceneggiatura nel 1994 per La seconda volta, il Ciak d’Oro per Ovosodo e per Caterina va in città, il David di Donatello e Nastro d’Argento per La prima cosa bella. Scialla! è la sua prima opera come regista.

Il maestro, esordio alla regia di Maria Grazia Cucinotta, è ispirato alla storia del nonno della regista e racconta la vita di un insegnante – interpretato dall’attore Renato Scarpa, già con lei ne Il Postino e uno dei protagonisti de Nel nome del padre di Marco Bellocchio – che dopo una vita dedicata al lavoro, una volta in pensione si ritrova solo e abbandonato.  Nel cast, accanto a Renato Scarpa, anche Nicholas Gianserra e Giselda Volodi. Il cortometraggio è prodotto dalla Seven Dreams Productions di Maria Grazia Cucinotta e distribuito da Diva Universal.

La Giuria di Controcampo italiano – sezione che da quest’anno presenterà 7 lungometraggi narrativi, 7 cortometraggi e 7 documentari, tutti in prima mondiale e tutti in competizione nelle rispettive categorie, con 2 nuovi Premi per i cortometraggi e per i documentari – assegnerà senza possibilità di ex-aequo i seguenti riconoscimenti:

• Premio Controcampo (per i lungometraggi narrativi)

• Premio Controcampo (per i cortometraggi)

• Premio Controcampo Doc (per i documentari)

Oltre alla Presidente Roberta Torre – che alla Mostra 2010 ha aperto Controcampo italiano con il successo internazionale I baci mai dati, film che in seguito è stato venduto in dieci Paesi ed è stato presentato al Sundance, a Mosca, a Londra e Tokyo – sono chiamati a fare parte della Giuria di Controcampo italiano:

·         il regista e sceneggiatore Aureliano Amedei, che è stato uno dei protagonisti della scorsa edizione della Mostra di Venezia, dove ha presentato nella sezione Controcampo italiano il suo lungometraggio d’esordio 20 sigarette, sulla sua vicenda autobiografica di scrittore-regista coinvolto nell’attentato del 12 novembre 2003 contro la base militare italiana di Nassirya. Il film si è aggiudicato il Premio Controcampo italiano, ha ricevuto anche una menzione speciale per l’interpretazione dell’attore protagonista Vinicio Marchioni e diversi premi collaterali. Dopo la presentazione a Venezia, 20 sigarette è stato presentato, in Italia e all’estero, in oltre 30 festival e rassegne cinematografiche, ha ottenuto 8 nomination ai David di Donatello, dove ha vinto il David Giovani, oltre a 3 statuette per la produzione, il montaggio, gli effetti visivi. Il film ha ottenuto anche due Nastri d’argento per la miglior attrice non protagonista e per il miglior sonoro in presa diretta. Amadei ha, inoltre, vinto il Globo d’oro come miglior regista esordiente.

·         l’attrice Cristiana Capotondi, una delle più note e apprezzate interpreti italiane della sua generazione. Nonostante la giovanissima età, vanta già un’esperienza pluriennale. Protagonista di una carriera precoce e in costante crescita, ha già avuto modo di confrontarsi con i più svariati generi cinematografici, dalle commedie romantiche ai film drammatici, e di lavorare con  importanti autori del cinema italiano. Nel 2004 è stata la protagonista di Volevo solo dormirle addosso (2004) di Eugenio Cappuccio, presentato alla 61 Mostra di Venezia nella sezione Mezzanotte, per cui viene candidata come migliore interprete non protagonista ai Nastri d’Argento. Recita successivamente in Notte prima degli esami, uno dei grandi successi italiani della stagione 2006, che riceve 11 nomination ai David di Donatello, inclusa quella per la Capotondi come migliore attrice protagonista. Per la sua interpretazione ottiene a Venezia il Premio Diamanti al cinema e il Premio Biraghi. Nel 2007 recita in Come tu mi vuoi, grazie al quale ottiene una candidatura ai Nastri d’argento come migliore attrice protagonista e ne I Vicerè di Roberto Faenza. Nel 2008 viene premiata a Venezia con il premio L’Oréal Paris per il Cinema. Nel 2010 in tv interpreta l’imperatrice Sissi, ottenendo il Premio Romy Schneider. Sempre nel 2010, recita ne La passione di Carlo Mazzacurati, presentato in concorso alla 67. Mostra di Venezia e nel corto The Wholly Family diretto da Terry Gilliam. Quest’anno ha invece girato La kryptonite nella borsa, esordio alla regia di Ivan Controneo e La peggior settimana della mia vita, opera prima di Alessandro Genovesi.


Giza, mistero della camera segreta

A maggio abbiamo letto su New Scientist di alcuni risultati entusiasmanti ottenuti da una esplorazione robotica innovativa della Grande Piramide di Giza, in Egitto. Un robot, costruito all’Università di Leeds nel Regno Unito, chiamato Djedi, ha esplorato un tunnel misterioso che si pensa possa portare ad una camera segreta nella piramide. Djedi ha fornito immagini spettacolari di geroglifici che attualmente sono in fase di analisi da parte di egittologi.
Potrebbero essere antichi graffiti le immagini inviate dalla telecamera, che hanno rivelato geroglifici in vernice rossa e linee di pietra che possono essere segni lasciati da muratori quando la camera era in lavorazione o simboli di significato religioso. Sono rimaste nascoste per 4500 anni. Tra i risultati ottenuti, Djedi ha anche contribuito a risolvere la controversia circa l’unico metallo conosciuto nella piramide, e ha mostrato una porta che potrebbe condurre ad un’altra camera nascosta.
Quale sia la funzione dei tunnel e della porte ancora non è noto, alcuni studiosi ritengono che, in questo caso condurebbero ad una camera segreta. Zahi Hawass, Ministro delle Antichità egiziane, descrive le porte come uno degli ultimi misteri rimasti da svellare delle piramidi.
La telecamera è riuscita a vedere gli angoli nascosti e ha osservato per la prima volta il retro della porta che conduce alla camera segreta. 
Dassault Systèmes, un partner tecnologico della robotica Leeds, ha prodotto un video interessante fly-through per aiutare le persone a comprendere esattamente doveè posizioneato il tunnel nella piramide e dove si trovano i geroglifici. Il software 3D usato, 3DVIA, sfrutta l’esperienza dell’azienda nella costruzione di sistemi computerizzati di progettazione e simulatori 3D.

Fonte: Archeomatica

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“Il pezzo mancante” di Giovanni Piperno (2010)

July 29, 2011 Leave a comment

Il pezzo mancante è un film a colori di genere documentario della durata di 71 min. diretto da Giovanni Piperno e interpretato daElisabetta Pedrazzi, Gelasio Gaetani Lovatelli, Taki Theodoracopulos, Vendeline Von Bredow, Giulia Graglia, Nicola Lazzari, Marella Caracciolo Chia, Giovanni Sanjust Di Teulada,Klaus Von Bulow, Afdera Franchetti.

Prodotto nel 2010 in Italia e distribuito in Italia da Cinecittà Luce il 17 giugno 2011.
Edoardo si è tolto la vita a 46 anni. Non sappiamo bene chi fosse in realtà il figlio di Gianni Agnelli, e sappiamo poco della storia di questa famiglia, nascosta e protetta per anni dal mito dell’Avvocato. Interviste a studiosi e amici, animazioni e filmati di repertorio, per una saga familiare lunga un secolo.

Per conoscere la storia della più nota dinastia dell’Italia contemporanea, la famiglia Agnelli, ricostruita dal regista Giovanni Piperno attraverso la testimonianza di un amico di Edoardo Agnelli e il ricco repertorio della casa di produzione della FIAT. Un film documentario che prova a rievocare i componenti di questa dinastia come in un ritratto basato sulla memoria familiare.

Fonte: Movieplayer.it

Monte Savino (Arezzo), coppia di anziani convola a nozze sulle Dolomiti

Si sono consociuti presso la casa di riposo a Monte Savino in cui soggiornano. I due anziani coniugi: Umberto Burroni di 76 anni e Carla Angeli di 72, hanno scoperto di essere fatti l’uno per l’altra trovando in ognuno quella che viene definita ‘l’anima gemella’. Burroni in particolare aveva deciso il ricovero presso la struttura per anziani, al fine di non gravare sui propri figli, ma la vita, proprio in quel luogo gli ha fatto il dono di fargli trovare il grande amore. I due neo sposini hanno così convolato a nozze con una gran festa insieme a tutti gli ospiti e i lavoratori della casa di riposo per poi partire in viaggio di nozze sulle Dolomiti.

Carla Liberatore

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Biennale di Venezia 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”

July 29, 2011 Leave a comment

la Biennale di Venezia / 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

 Aleksei Fedorchenko, Fred Roos, Charles Tesson, Serra Yilmaz nella Giuria del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” presieduta da Carlo Mazzacurati

Sono stati definiti i componenti della Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Giuria presieduta – come già annunciato in precedenza – dal regista italiano Carlo Mazzacurati, applaudito protagonista alla 67. Mostra 2010 con La passione (in Concorso) e il documentario Sei Venezia.

La 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica avrà luogo al Lido dal 31 agosto al 10 settembre 2011, diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta

Affiancheranno Carlo Mazzacurati nella Giuria Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”:

  • il regista e sceneggiatore russo Aleksei Fedorchenko, che ha ottenuto un successo straordinario di critica e pubblico al Concorso della Mostra di Venezia 2010 col poetico Ovsyanki (Silent Souls, Premio Osella e Fipresci), e che si era rivelato alla Mostra 2005 con l’irriverente mockumentary First on the Moon (Pervye na lune), Premio Orizzonti per il miglior documentario, sulla leggendaria conquista della Luna da parte dei sovietici (prima di Armstrong!). Fonda nel 2005 una sua società di produzione, la “29 febbraio”, con la quale e produce il lungometraggio Železnaya doroga (La ferrovia, 2006) e i documentari Shosho (id., 2007) e Veter Šuvgej (Venti di cambiamento, 2008), attraverso i quali comincia la sua personale e insolita ricerca sulle diverse etnie minoritarie dell’ex Unione Sovietica che continuerà con Ovsyanki, tratto dal romanzo di Denis Osokin. Sta attualmente girando il suo nuovo film, tratto ancora una volta da un’opera letteraria di Osokin.
  • il produttore statunitense Fred Roos, che ha prodotto i primi leggendari successi della Nuova Hollywood, da Il Padrino ad American Graffiti a Star Wars, produttore di Francis Ford Coppola dagli esordi fino al recente Tetro (2009). Nella sua lunga carriera Roos ha prodotto anche numerosi altri film, fra questi ci sono anche Hammett: indagine a Chinatown (Hammett, 1982) di Wim Wenders, Yellow 33 (Drive, He Said, 1971) di Jack Nicholson, Barfly, Moscone da bar (Barfly, 1987) di Barbet Schroeder, Black Stallion (The Black Stallion, 1979) di Carroll Ballard, Amori in città…e tradimenti in campagna (Town and Country, 2001) di Peter Chelsom, Il giardino segreto (The Secret Garden, 1993) di Agnieszka Holland, e il documentario vincitore del Cable Ace Award Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse (1991) diretto da Fax Bahr, George Hickenlooper ed Eleanor Coppola. A fine anni ’90 inizia un’altra fruttuosa collaborazione, con Sofia Coppola di cui co-produce il lungometraggio d’esordio Il giardino delle vergini suicide (The Virgin Suicides, 1999), diventando poi produttore esecutivo di tutti i lavori successivi: Lost in Translation (2003), Maria Antonietta (Marie-Antoinette, 2006) e Somewhere (2010), Leone d’Oro a Venezia lo scorso anno.
  • il critico e storico del cinema francese Charles Tesson, che collabora dal 1979 ai “Cahiers du cinéma” ed è stato capo-redattore della rivista tra il 1998 e il 2003. E’ stato produttore di registi come Philippe Garrel e Jean-Pierre Limosin e distributore indipendente con un ventaglio amplissimo di offerte. Docente di Storia ed Estetica del Cinema all’Università della Sorbona, è autore di numerosi libri sul cinema, come Satyajit Ray (1992), Luis Bunuel (1995), El from Luis Bunuel (1996), Photogénie de la Série B (1997), Théâtre et cinéma (2007) e Akira Kurosawa (2008). Ha curato numeri monografici dei “Cahiers” rimasti celebri: Hong Kong cinéma (con Olivier Assayas, 1984), Made in China (1999), oltre al libro antologico L’Asie à Hollywood (2001). È membro del comitato di selezione della Semaine de la Critique (Festival di Cannes), di cui diverrà Delegato Generale a partire da gennaio 2012.
  • l’attrice turca Serra Yilmaz, da Harem Suaré (1988) di Ferzan Ozpetek diventa il notissimo volto simbolo del regista, caratterizzando anche Le fate ignoranti (2001), La finestra di fronte (2004, una nomination ai David e premio Flaiano), Saturno contro (2007), Un giorno perfetto (2008). Già dagli anni ’80 è interprete per i maestri del cinema turco (Hotel Madre-Patria di Ömer Kavur, in Concorso a Venezia nel 1987) e importante attrice teatrale. Nel 2004 lascia la compagnia del Teatro della Città di Istanbul e comincia a recitare al Teatro Rifredi di Firenze in “L’Ultimo Harem-the Last Harem” di Angelo Savelli, messo in scena con grande successo dal 2005 a oggi. Nel 2010 interpreta vari ruoli in “Sur le Seuil” di  Sedef Ecer, messo in scena al Centro Culturale Jean Houdrement a La Courneuvue e a Fécamp.  E’ anche popolare attrice televisiva, è traduttrice di opere di Pirandello e Yourcenar, e alla sua vita è stato dedicato il libro di Andreina Swich Una donna turchese (Baldini Castoldi Dalai).

La proposta della Giuria Venezia Opera Prima è stata formulata dal Direttore della Mostra, Marco Mueller, al Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che l’ha accolta.

 La Giuria assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni autonome e parallele), il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis, e 100.000 USD messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e Luigi  De Laurentiis, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.

 Negli ultimi anni si sono aggiudicati il Premio Venezia Opera Prima: Viaggio alla Mecca (Le grand voyage) di Ismael Ferroukhi (2004), 13 – Tzameti di Gela Babluani (2005), Khadak di Peter Brosens e Jessica Woodworth (2006), La zona di Rodrigo Plá (2007),  Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio (2008),  Engkwentro di Pepe Diokno (2009), Cogunluk (Majority) di Seren Yuce (2010).

“Il Giardino delle Baccanti”, Moda&Architettura III edizione filiera del Fashion System

Moda&Architettura filiera del Fashion System

Anche quest’anno Confeserfidi partecipa e promuove attivamente la III edizione di Moda&Architettura dal titolo “Il Giardino delle Baccanti”. Si tratta di una installazione di Alta Moda a cadenza annuale che quest’anno coinvolge come location un’antica masseria, le Dimore del Valentino in località Sampieri, risalente al tardo ‘800, adagiata su una dolce e suggestiva valle ricolma da macchia mediterranea; luogo di estrema bellezza, location da sogno in cui e’ possibile rivivere il ricordo delle memorie passate…., recentemente recuperata e destinata a fini turistici.
Moda&Architettura, organizzata da Compagnia del Mediterraneo e Ficchi di Riso Event Designer, oltre ad essere un veicolo di promozione e valorizzazione di Stylist Designers siciliani emergenti, è anche laboratorio di idee, di creatività, di artigianato, di fare impresa e soprattutto rete. Ed è sul fare rete, la vera forza della moda, che vogliamo soffermarci. Moda&Architettura, in una ottica di management di rete, ha voluto coinvolgere tutti gli attori della filiera manifatturiera e del fashion system (in qualità di sponsor e promotori) percorrendo tutti gli step necessari alla creazione, lancio e sviluppo dell’impresa artigiana.
Creatività, spirito di iniziativa e volontà di mettersi in gioco sono le caratteristiche che deve possedere chi sceglie di avviare un’attività in proprio. Ma non basta. Per trasformare le idee in una impresa è necessario valutare i rischi e saper redigere un business plan. E’ in questa fase che Confeserfidi può dare una mano concreta alla nuova iniziativa imprenditoriale, mettendo a disposizione dell’azienda in start up o in fase di avvio, servizi di supporto, esperti in finanza agevolata e rischi finanziari al fine di individuare le migliori linee di credito per il raggiungimento degli obiettivi che ha individuato il business plan. Intanto occorre una sede ed una segreteria dove ricevere telefonate, fornitori e potenziali clienti. Per ridurre i costi l’azienda si rivolge a Beasy Bureau che offre uffici, sale meeting, segretaria personale, anche per poche ore al giorno, giusto il tempo di concludere qualche contratto, a prezzi veramente competitivi. Gli investimenti potranno essere assistite da garanzie Confeserfidi, che riducono il pericolo di default per le banche e al contempo, grazie ad Artigiancassa poter accedere a contributi a fondo perduto e abbattimento dei tassi di interesse. Ovviamente il mercato del fashion, come qualsiasi altra attività economia ha necessità di costruirsi una identità forte e vincente. In questo cotesto ecco che subentra un altro partner della manifestazione, specialità in grafica pubblicitaria e cartellonistica “ Erga Service”. L’azienda cresce, si lavora alle nuove collezioni, i creativi sono in piena attività, è necessario preparare il nuovo catalogo, si contattano agenzie di modelle e modelli, si individua il fotografo e la location del set fotografico, e si coinvolge Toni Pellegrino Hair Stylist più originale e creativo del prestigioso marchio: Toni & Guy. La nuova collezione viene distribuita sui mercati nazionali ed internazionali, i dipendenti aumentano e aprono nuovi conti correnti di Banca Mediolanum che offrono diversi vantaggi ai nuovi correntisti. Iniziano le sfilate nazionali ed internazionali, occorrono interpreti, si organizzano trasfert per sarti, modelle, aiutanti back stage, Elios Trasfert fa il caso nostro. Occorre organizzare anche il catering per il pranzo e la cena, si convenzionano la Conad Alì e il Ristorante Al Galeone. Il service audio luci è già arrivato, E’ previsto anche un rinfresco per gli ospiti d’onore ci rivolgiamo a dei professionisti del catering “Milleventi gastronomici” Intanto gli aiuti scenografi e la scenografa Maria Rosa Carpintieri di Studio 39 con in mano le bozze realizzano gli allestimenti. Arrivano oggetti di ogni forma e grandezza, contemporaneamente la location si anima di splendide piante grasse di ogni forma e misura provenienti dal vicino Vivaio del Valentino La compagnia dei danzatori di Alosha prova movimenti a volo d’angelo su alberi e pietre calcare. Il direttore creativo: Fiocchi di Riso da le ultime direttive a modelli e fashion designers, cala la notte, arrivano gli ospiti. Appare agli occhi del visitatore il museo contemporaneo, centro polifunzionale sempre meno museo e sempre più luogo delle meraviglie, a metà tra tempio e piazza, e il pubblico che svolge contemporaneamente il doppio ruolo di soggetto e oggetto. Siamo in presenza dell’arte concettuale un’opera che comprende l’architettura rurale della masseria, i capolavori del passato e i vestiti di haute couture installati e il pubblico stesso, il vero protagonista della crescita di una azienda. I fashion designers ospiti della III° Edizione di Moda e Architettura “Il Giardino delle Baccanti sono: Salvo Presti, Almacesco e Stefano Scannapieco, tre giovani stilisti, tre giovani imprese, che iniziano ad esportare in Italia e nel Mondo lo loro idee creative, le loro creazioni, dimostreranno allo spettatore attento che tutto è indossabile.

Moda e Architettura è organizzata da Compagnia del Mediterraneo in collaborazione con Confeserfidi, Toni & Guy e Banca Mediolanum.

Fonte: BlogModa

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“Presagio Finale” di Mark Fergus [2006]

July 28, 2011 Leave a comment

Il senso di Jimmy per la neve

Provate a supporre di conoscere approssimativamente la data della vostra morte. Non sapete come e perché, ma una sottospecie di indovino vi ha annunciato che in quel determinato periodo questo accadrà. E “questo” sbarrerà la vostra strada nel giro di qualche giorno.
Voi cosa fareste? Come vi comportereste? Ci credereste? Fareste qualcosa per evitarlo? Pensate sia possibile cambiare il corso degli eventi?
Le domande non sono proprio le più semplici alle quali rispondere e infatti il regista Mark Fergus ne è al corrente. Non tenta dunque di dare risposte univoche piuttosto solleva la questione, ci fa riflettere sul tema. E credetemi, non è davvero poco per un regista al suo debutto sul grande schermo e che in precedenza aveva sceneggiato film come Iron Man.
Presagio Finale non è affatto un brutto film. Non è un capolavoro registico, ma non è realizzato affatto male, anzi. Purtroppo il misticismo malinconico/nostalgico del titolo originale First Snow [La Prima Neve] è stato totalmente cestinato in favore di una traduzione molto più d’effetto [ma solo per il traduttore] e infinitamente più banale. Il titolo Presagio Finale ci fa pensare a una sorta di thriller para-paranormale in stile Final Destination, ma così non è. Se poi ci si aggiunge anche il fatto che in Italia lo si è fatto uscire nelle sale [chissà poi perché] con quattro anni di ritardo, beh, insomma, pare evidente che i distributori reputino lo spettatore italiano medio un perfetto idiota che non andrà mai a vedere un film che non offre né effetti speciali in 26 dimensioni, né battute di tremenda fattura come ci abituano i nostri fantastici registi/attori italiani. Inoltre non ha nemmeno partecipato e vinto né Cannes né Venezia, quindi perché farlo uscire come meriterebbe?
Non si sa, ma chi se ne frega. Al film ci siamo arrivati ugualmente, e abbiamo avuto modo di apprezzarlo non in minor misura.

La storia è quella di un intraprendente ragazzo in carriera non proprio a posto con il suo passato, che in seguito all’incontro di un veggente potrebbe essere a conoscenza di quando morirà.
Da qui in avanti il protagonista s’inoltra sempre più in una spirale paranoica che asfissia la sua vita quotidiana in favore della paura di vivere per paura di morire.
Molti sono quindi i grandi temi affrontati, ma sono difficilmente banalizzati per merito del regista che sceglie di dirci molto, ma non tutto, lasciando allo spettatore il compito di delineare i contorni di ciò che si è percepito.
La possibile ineluttabilità degli eventi è il vero mistero che ossessiona il protagonista per la durata del film. E’ possibile che fra poco morirò, e pur sapendolo non posso far nulla per evitarlo? è la domanda costante che si pone. E poi: Devo evitarlo? E come?
A rendere partecipe lo spettatore a questa non-azione che si concretizza nel dubbio esistenziale ci sono una sceneggiatura di pregevole qualità che rivela la formazione del regista e, soprattutto, l’interpretazione convincente di un Guy Pearce in ottima forma.
Guy Pearce, un uomo che cerca di vivere la sua vita dovendo obbligatoriamente confrontarsi faccia a faccia con il passato. Dopo i fasti di Memento di Chistopher Nolan del 2000 era difficile re-interpretare una parte per certi aspetti simile e differenziarla in maniera sostanziale. E invece Pearce dimostra d’essere ampiamente in grado di farlo regalandoci un prova recitativa di buon livello che costituisce uno dei fulcri visivi di questo lungometraggio.
Pearce è perfetto nel portare in scena ogni sfumatura di quell’implosione psicologica ed emotiva che contraddistingue il suo personaggio, passando attraverso felicità e paura, ottimismo e pessimistica arrendevolezza. E’ lui che ci rende partecipi più di ogni altra scelta di un regista valido ma non strepitoso. E’ lui che rende palpabile l’obbligatorietà del rapportarsi alla realtà composta da ineluttabili coincidenze.
Coincidenze che dopo il Crash – Contatto Fisico da Oscar del 2004 di Paul Haggis non avevamo più visto protagoniste così smaglianti di un’opera cinematografica [o perlomeno io non le ricordo].
L’attinenza a Memento invece non è solo relativa alla scelta dello stesso attore, ma per quanto riguarda la fruizione dello spettatore è anche evidente nel processo di svelamento della verità di fatti accaduti nel passato dei quali lo spettatore stesso è tenuto all’oscuro sin dall’inizio e che vanno via via definendosi man mano che i minuti passano e i ricordi riaffiorano nella mente del protagonista.
Presagio Finale è quindi un film abbastanza anomalo nel panorama del cinema contemporaneo, escludendosi autonomamente da un cinema basato sull’azione ma rimanendo formalmente ancorato a quello stile hollywoodiano che non gli permette di essere annoverato fra i “film d’autore”.

Ma le definizioni hanno, come sempre, poca importanza e ciò che ha rilevanza è che questa è un’opera che sa, a suo modo, stimolare mente e cuore dello spettatore. E credo sia assolutamente da lodare.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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“6 giorni sulla terra” di Varo Venturi (2011)

July 28, 2011 Leave a comment

6 giorni sulla terra è un film a colori di genere fantascienza, giallo, thriller della durata di 101 min. diretto da Varo Venturi e interpretato da Massimo Poggio, Laura Glavan, Marina Kazankova, Ludovico Fremont, Varo Venturi, Pier Giorgio Bellocchio, Nazzareno Bomba,Emilian Cerniceanu, Francesca Schiavo, Giovanni Visentin.
Prodotto nel 2011 in Italia e distribuito in Italia da Bolero Film il 17 giugno 2011.

Il dottor Davide Piso, coraggioso scienziato, studia da anni centinaia di casi di persone che ritengono di essere state rapite dagli alieni (le alien abductions) scavando nel loro inconscio, attraverso una temeraria tecnica ipnotica, attraverso la quale è in grado di far rivivere ai suoi pazienti le loro drammatiche esperienze di rapimento, ma anche a comunicare con le personalità “aliene” nascoste nella loro mente Mosso dal candido ideale di liberare l’umanità, Davide decide di rendere pubblica la terribile conclusione a cui è giunto sfidando lo scetticismo del mondo scientifico ufficiale: alcune razze extraterrestri, da sempre, impiantano le proprie personalità nel cervello dei rapiti (addotti) considerandoli “contenitori” di una preziosa energia che solo gli esseri umani sembrano possedere: l’anima. Nonostante le reazioni ufficiali alle sue dichiarazioni mettano subito a repentaglio la sua carriera di docente universitario, Davide decide di occuparsi anche del caso di Saturnia, una seducente diciottenne convinta di essere un’addotta, che gli chiede aiuto attraverso un’ambigua seduzione rivelatoria di una doppia personalità. Ma una volta messa sotto ipnosi, la ragazza non uscirà più dallo stato di trance, lasciando il posto ad una “entità” proveniente da antichissime dinastie, che afferma di possedere ormai completamente quel “contenitore”, dimostrazione dell’imminente “incarnazione” definitiva che la sua specie sta progettando da millenni. Questo costringerà Davide e i suoi due fedeli assistenti, Elena e Leo, a trattenere e sedare la ragazza per guadagnare tempo nella speranza di trovare una soluzione atta a liberare Saturnia dal suo ospite alieno. Ma i genitori della ragazza, una potente famiglia dell’aristocrazia nera, a sorpresa, considereranno questo un rapimento…

Per non perdersi il primo film di realscienza, una nuova onda cinematografica costruita su rivoluzionarie teorie scientifiche che abbattono i confini dei nostri “credo”. L’horror e la fantascienza vengono messi in controfase in questo genere sperimentale che vede nella cabina della regia l’italiano Varo Venturi.

Fonte: Movieplayer.it

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“Le XVIIIe au goût du jour”, esposizione al Palazzo di Versailles

Il diciottesimo secolo torna di moda al Palazzo di Versailles. Data di inizio della mirabile esposizione é l’8 luglio che si protrarrà fino al prossimo 9 Ottobre 2011. Il Palazzo di Versailles in collaborazione con il Museo Galliera presenta una grandiosa esibizione negli appartamenti reali del Grand Triaton dedicata proprio all’influenza che il 18° secolo ha suscitato da sempre nella moda contemporanea.

Vivienne Westwood, Karl Lagerfeld per Chanel, Dior, Jean Paul Gaultier, Comme des Garçons, Christian Lacroix, Olivier Theyskens pour Rochas, Martin Margiela, Azzedine Alaïa, Alexander McQueen per Givenchy, Yohji Yamamoto, Thierry Mugler… tutti insieme fantasticano sulle creazioni del periodo summenzionato.

Tra l’alta moda e il prêt-à-porter cinquanta modelli dei grandi creatori di moda del 20° secolo dialogano mediante l’impiego dei costumi e degli accessori sofisticati presi in esame dal secolo andato per esibire come la creatività del nostro tempo abbia dato valore alla sontuosità dei canoni trascorsi con grande e costante interesse.

Questi costumi da collezione sono stati messi a disposizione dall’archivio delle case di moda presenti all’esibizione e dalle collezioni del Museo Galliera.

Da sottolineare che i manichini messi a disposizione appartengono alla collezione dalla prestigiosa maison Bonaveri, leader internazionale per la realizzazione di prodotti esclusivi di qualità.

Marius Creati

“La felicità” di Lev Nikolaevič Tolstoj

La felicità

Cristo ci rivela la verità. Se la verità esiste in teoria, deve esistere anche praticamente: e se la vita in Dio è felice e vera, essa dev’essere applicata alla vita reale: o la vita reale, infatti, deve conformarsi alla dottrina di Cristo, o la dottrina di Cristo è falsa.
Cristo ci chiama dalle tenebre alla luce, non già dalla luce alle tenebre. Egli ha compassione degli uomini, li tratta come agnelli perduti, e promette loro, per attrarli, un buon pastore e pascoli ubertosi. Ammonisce, però, subito i suoi discepoli che dovranno soffrire per la sua dottrina, e li scongiura d’essere incrollabili.
Egli non dice, però, che seguendo lui, soffriranno più che seguendo il Mondo: e soggiunge che la morale degli uomini rende infelice, mentre i suoi discepoli troveranno la felicità.
Questo insegnamento è indubbiamente di Cristo; la verità delle sue parole, il senso generale della dottrina da lui bandita, la sua vita e quella dei propri discepoli ne son tante prove.
È facile capire come i seguaci di Cristo siano più felici degli uomini che si piegano alla morale del Mondo: i primi, operando il bene, non provocano odio, e non servono di mira che alle persecuzioni dei cattivi. I partigiani del Mondo, invece, hanno per loro legge di vita la lotta e si divorano a vicenda. D’altronde, le prove umane sono eguali per tutti: ma, mentre i discepoli di Cristo le sopportano con calma, considerandole necessarie, i seguaci del Mondo si ribellano ad esse con tutte le loro forze, non conoscendo il motivo delle loro sofferenze. Richiami ciascuno alla mente i momenti dolorosi della sua vita, si rammenti le proprie passate sofferenze fisiche e morali, e si domandi in nome di quali principi egli .ha sopportato tanti mali: fu secondo lo spirito di Cristo o secondo quello del Mondo? Risalga l’uomo sincero, con la mente, il corso della sua esistenza, e constaterà di non aver mai sofferto seguendo la dottrina di Cristo, ma che la maggior parte delle disgrazie della sua vita provennero dall’aver seguito la morale dell’odierna società, resistendo alla sua propria coscienza. Nella mia vita, felice agli occhi altrui, l’insieme dei dolori che ho sopportato per parte degli uomini basterebbe a costituire un martirio per Cristo. I vizi che lordarono la mia esistenza, a cominciare dall’ubriachezza e dalla dissolutezza dei miei anni giovanili, nei quali mi dedicavo allo studio, per finire ai duelli, alle malattie, alle condizioni anormali e penose nelle quali lotto tuttavia, è un martirio offerto sull’altare del Mondo; e non parlo che della mia vita personale, eccezionalmente felice agli occhi degli altri. Quante vittime del Mondo esistono, delle quali non posso neppure immaginare le sofferenze! Noi siamo persuasi che i dolori causati da noi stessi sono condizioni usuali della vita; pertanto non possiamo capire come Cristo ci parli di liberazione dal male e di felicità.
Si afferma che la dottrina di Cristo è difficile da comprendere, là dove dice: «Chi vuole seguir me, deve abbandonare le sue terre, la sua casa, i fratelli, le sorelle e venire con me, che sono Dio, ed egli riceverà da me il cento per uno di quello che perde ».
Ma quando il Mondo grida: «Abbandona la tua casa, i tuoi campi, i tuoi fratelli della campagna, per venire nella città infetta », quel precetto nessuno lo trova difficile.
Le famiglie stesse consigliano la partenza ai figli. Oh! se il fine del Mondo fosse facile da raggiungere, gradevole e senza pericoli, si potrebbe credere che quello di Cristo fosse difficile e spaventoso. Ma in realtà la morale del Mondo è più faticosa da seguire di quella di Cristo. Vi furono, si dice, in altri tempi, dei martiri della dottrina cristiana. Ecco un fatto eccezionale. Nel periodo di mille ottocento anni, si contano trecento ottanta mila martiri, tra volontari e involontari, per Cristo. Fate il conto dei martiri che si ebbero per il Mondo; vedrete che su ogni martire per Cristo, ve ne sono mille per il Mondo; martiri le cui sofferenze furono cento volte più crudeli. Solo il numero degli uomini uccisi durante le guerre del nostro secolo ammonta a trenta milioni. Orbene, questi sono tutti martiri del Mondo, che se l’umanità seguisse l’insegnamento di Cristo, gli uomini non si ucciderebbero certamente fra loro.
Quando l’uomo avrà imparato a non credere più ai pregiudizi che impongono gli ornamenti, la catena all’orologio, il salotto inutile; quando si persuaderà ad evitare tutte le frivolezze mondane, egli non conoscerà più la sofferenza, le noie continue e il lavoro senza riposo e senza scopo, non si priverà più della natura, del lavoro che gli torna grato, della famiglia, della salute, non perirà più di una morte dolorosa e deplorevole.
Cristo non esige che si pervenga al martirio; c’insegna anzi a non tormentarci per delle false idee. La dottrina cristiana ha un senso profondamente metafisico; questo senso è universale, abbraccia tutta l’umanità, ma è altrettanto chiaro, semplice e pratico per la vita di ciascun uomo. Si può riassumere così: «Cristo insegna agli uomini a non commettere sciocchezze». Questa è la formula più semplice e più accessibile dei suoi insegnamenti.
Cristo dice: «Non incollerirti, non innalzarti al disopra degli altri: non è da uomo retto. Se ti adiri, se insulti tuo fratello, ne soffrirai ».
Poi dice: «Non rendere il male per il male, perché il male che tu farai, ti sarà reso centuplicato ».
Aggiunge ancora: «Non ti siano stranieri gli uomini di un paese e di una lingua, che non sia la tua. Se li consideri come nemici, tu ispirerai loro gli stessi sentimenti, e sarà peggio per te. Evita tutte queste bassezze, e te ne troverai soddisfatto ».
«Va bene – si risponde – ma la società è costituita in modo che non è possibile resisterle. Se l’uomo non acquistasse quel che il Mondo esige, egli e la sua famiglia perirebbero». Così parlano gli uomini, ma non così essi pensano. In coscienza, essi non credono quello che dicono: credono alla nuova morale del Mondo: temono la dottrina di Cristo col pretesto ch’essa costringe a varie sofferenze. Ora, noi vediamo gl’innumerevoli mali che gli uomini sopportano in nome dei pregiudizi mondani, ma non vediamo più, oggi, i patimenti subiti in nome della morale di Cristo.
Durante le guerre, trenta milioni d’individui perirono; migliaia e milioni periscono per la vita di dolori che impongono le convenzioni sociali; ma non saprei citare né milioni, né migliaia, e nemmeno un solo uomo che sia morto, che abbia avuto una vita di sofferenze seguendo la dottrina cristiana.
Questa dottrina ci è dunque ignota, noi non l’abbiamo mai accettata sul serio, e abbiam lasciato ci ripetessero che la dottrina di Cristo non è una regola di vita possibile.
Cristo chiama gli uomini a una sorgente di acqua pura, che si trova loro vicinissima. Eppure essi soffrono la sete, mangiano il fango, bevono il sangue dei loro simili, perché i loro maestri affermano che essi perirebbero se andassero alla sorgente dove li invita Cristo.
Gli uomini muoiono di sete a due passi dalla fonte, senza osare avvicinarsi. Basterebbe aver fede negli insegnamenti divini; recarci, noi tutti che siamo assetati, alla sorgente per scoprire la perfidia di chi ci guida e la puerilità della nostra sofferenza. Allora soltanto sapremmo quanto la salvezza ci fosse vicina!
Così andrebbe dispersa l’abominevole menzogna nella quale si dibatte il Mondo.
Da una generazione all’altra, noi ci affatichiamo per assicurarci la vita con mezzi violenti. La felicità consiste per noi nel possesso delle ricchezze e del potere. Questo concetto della felicità ci è tanto familiare, che la parola di Cristo, secondo la quale la felicità non è né il potere, né la ricchezza, ci si presenta come l’imposizione di un sacrificio attuale, allo scopo di raggiungere una felicità ventura.
Ma Cristo non ci chiede alcun sacrificio; ci dice anzi di evitare tutto ciò che può tornare a nostro nocumento, e di lavorare con un fine utile alla nostra esistenza terrena. Solo per amore degli uomini Cristo prescrisse di non prendere nulla con la violenza, di non desiderare la roba altrui, di evitare qualsiasi disputa tra fratelli; ed Egli conferma tale insegnamento con l’esempio della sua stessa vita.
Ci dice, è vero, che chi segue Lui deve essere pronto a morire ogni momento di morte violenta, di fame, di freddo; che non deve considerare come certa nessun’ora dell’esistenza. Ma non si tratta che di una constatazione di accidenti materiali, cui è stata esposta la vita di ogni uomo, e non una richiesta di sacrifici.
Un discepolo di Cristo deve sempre essere pronto a sopportare il dolore e la morte; ma non è forse la condizione naturale di qualsiasi individuo che vive secondo la morale del Mondo, questa? Siamo talmente incancreniti, nel nostro errore, che tutto ciò che è ordinato per la preservazione causale della nostra vita, e cioè eserciti, fortezze, provvigioni, indumenti, medicinali, proprietà, ecc., ci fa l’effetto d’essere effettivamente atto ad assicurare la nostra esistenza. Dimentichiamo la storia di quel ricco che voleva costruire granai per accumulare immense provvigioni da bastare molti anni, e che morì la notte stessa.
L’insegnamento di Cristo ci dice che la vita è incerta, e che bisogna essere pronti alla morte ogni momento. Questo insegnamento è da preferirsi a quello che richiede una continua preoccupazione per trovare i mezzi d’assicurare l’esistenza; poiché, mentre nell’un caso che nell’altro la morte permane inevitabile, e la vita sempre incerta, almeno la vita cristiana non è assorbita da una preoccupazione chimerica. Liberati da questo affanno, noi possiamo tendere a un fine naturale: il nostro bene e quello altrui.
Il discepolo di Cristo sarà povero, è vero, ma godrà, grazie alla natura, di tutti i benefici diretti di Dio, e la sua vita non sarà sacrificata.
Abbiamo qualificato la felicità con un termine che per il mondo significa sventura: quello di «povertà ».
Ora, il seguace di Cristo sarà povero, vivrà cioè in campagna, e non in città; invece di confinarsi nella sua casa, lavorerà nei campi o nei boschi; vedrà il sole, la terra, il cielo, gli animali; invece di cercare mezzi artificiali per eccitare l’appetito, sentirà fame tre volte al giorno, dormirà invece di rivoltarsi su guanciali morbidi, cercando un rimedio contro l’insonnia; avrà figli e vivrà con loro; comunicherà liberamente con tutti gli uomini, e, cosa molto preziosa, non farà ciò che non gli piace, senza alcun timore per l’avvenire. Come tutti, egli andrà soggetto alle sofferenze, alle malattie ed alla morte; ma la più gran parte della sua vita sarà stata felice. Il lavoro, non l’ozio, è la sorgente della felicità. Nessuno può fare a meno di lavorare e ciò per la natura stessa dell’uomo. Altrettanto dicasi per gli animali, dal cavallo alla formica. Bisogna rigettare la barbara superstizione che fa considerare come felice soltanto l’uomo ozioso che vive di rendita. È necessario ristabilire, nelle nostre idee, la nozione dei giusti, quella che Cristo predicava dicendo: «Soltanto chi lavora, è meritevole della sua nutrizione». Cristo non ammetteva che alcuno fosse ozioso, che alcuno considerasse il lavoro come una maledizione. E ci dice: «Quando un uomo approfitta del lavoro di un altro, il primo deve nutrire il secondo. Per questo il lavoratore ha una sussistenza sempre certa ».
La diversità fra la morale di Cristo e quella del Mondo sta in questo: che secondo la morale del Mondo, il lavoro è pari al valore di un individuo: valore che egli mette a confronto e scambia con altrettanti valori proporzionati al suo lavoro.
Secondo Cristo, il lavoro è una condizione indispensabile della vita, e la nutrizione ne è la necessaria ricompensa. Esso produce la nutrizione e la nutrizione esige il lavoro.
Seguendo l’insegnamento di Cristo, l’uomo sarà tanto maggiormente felice quanto meglio comprenderà lo scopo dell’umanità; che è quello di consacrare la propria vita alla felicità altrui.
«Un simile individuo» dice Cristo «è degno della sua mercede e questa non potrebbe mai mancargli ».
Cristo c’insegna che la nostra sussistenza ci viene assicurata col nostro diventar utili e necessari agli altri.
Chi sostiene che i precetti di Cristo non si possono avverare, e che l’uomo è costretto a procurarsi ricchezze per sé, per la propria famiglia, ciò che gli sarebbe impossibile praticando la dottrina cristiana, pensa da uomo futile e perverso.
Il lavoro è dunque condizione indispensabile della vita umana, ed è per esso che si arriva alla felicità. Non è giusto togliere agli altri il prodotto del loro lavoro: al contrario, ognuno deve concorrere al benessere comune. Se gli uomini si contendono a vicenda il nutrimento, morranno tutti di fame; se, d’altra parte, gli uni sfruttano gli altri con la violenza, una grande quantità di persone morrà pure di fame, e appunto questo avviene oggigiorno.
Ogni individuo vive in grazia della solidarietà del lavoro umano: ciascuno, in altri termini, viene fatto crescere e salvaguardato dai pericoli dagli altri. Ma affinché tutti continuino a custodire ed a mantenere questo unico uomo, bisogna che questi, a sua volta, diventi utile e proficuo.
Gli uomini, anche cattivi, custodiranno e manterranno con sollecitudine chi lavora per essi.
Il lettore decida qual sia la vita più vera, più felice: se quella del Mondo o quella di Cristo!

Nechljudov non si coricò e camminò un pezzo avanti e indietro per la stanza. La faccenda con Kàtjusa era finita. Essa non aveva bisogno di lui e ciò lo riempiva di tristezza e di vergogna. Ma non era questo che lo tormentava. L’altra sua opera non solo non era terminata, ma più forte che mai lo assimilava e richiedeva l’azione. Tutto il male atroce che aveva visto e conosciuto in quei mesi e soprattutto la sera stessa nell’orribile prigione, tutto il male che aveva sopraffatto anche il caro Krylzòv trionfava, imperava e non si intravedeva alcuna possibilità non solo di vincerlo, ma neanche di concepire il modo per vincerlo. Gli risorgevano dinanzi le centinaia, le migliaia di sciagurati rinchiusi in un’aria mefitica da indifferenti generali, procuratori, direttori di prigione, gli tornò in mente lo strano vecchio pazzoide che aveva apertamente accusato le autorità, e in mezzo ai cadaveri il bellissimo viso immoto e cereo di Krylzòv, morto nel suo corruccio. Con nuova forza, chiedendo imperiosamente risposta, gli si affacciò la domanda se fosse pazzo lui, o se fossero pazzi coloro che facevano tutto ciò pur ritenendosi creature ragionevoli.
Stanco di camminare e di pensare, sedette sul divano davanti alla lampada e apri macchinalmente il Vangelo che l’Inglese gli aveva dato per ricordo e che aveva gettato sul. tavolo quando si era vuotate le tasche.
«Dicono che qui dentro si possa trovare la spiegazione di ogni cosa», pensò e cominciò a leggere a casaccio dove il libro si era aperto. Era il capitolo XVIII di san Matteo.
1. In quell’ora i discepoli vennero a Gesù dicendo: Chi è il maggiore nel regno dei cieli?
2. E Gesù, chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse:
3. In verità, in verità io vi dico che se non siete nuovi e non divenite come i piccoli fanciulli, voi non entrerete nel regno dei cieli.
4. Ogni uomo dunque che si sarà abbassato come questo piccolo fanciullo è il maggiore nel regno dei cieli.
«Sì, sì, è così», pensò, ricordando che soltanto nella misura in cui si abbassava gustava la pace e la gioia della vita.
5. E chiunque riceve uno di questi piccoli fanciulli nel nome mio, riceve me.
6. Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio sarebbe per lui che gli fosse legata una macina al collo e che fosse sommerso nel profondo del mare.
«Perché sta scritto: chiunque riceve? E dove lo riceve? E che cosa significa: nel nome mio? » si domandò, sentendo che queste parole non gli dicevano nulla. «E che c’entrano la macina al collo e gli abissi del mare? No, qui, c’è qualcosa che non va, che non è preciso, non è chiaro», e gli tornò in mente che a più riprese nella sua vita aveva cominciato a leggere il Vangelo, ma ogni volta era stato respinto dall’oscurità di certi passi. Lesse ancora il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo versetto sugli scandali che debbono avvenire nel mondo, sulla punizione mediante la geenna di fuoco in cui saranno precipitati gli uomini e sugli angeli dei bambini che vedranno il volto del Padre Celeste. «Peccato che sia così sconclusionato» pensò, «eppure si sente che qualcosa di buono c’è ».
11. Poiché il Figlio dell’uomo è venuto per salvare ciò che era perduto, – seguitò a leggere.
12. Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di esse si smarrisce, non lascerà egli le altre novantanove e non andrà su per i monti a cercare la smarrita?
13. E se avviene che egli la ritrovi, io vi dico in verità che più si rallegrerà di quella che delle novantanove che non si erano smarrite.
14. Così la volontà del Padre Nostro è che neppure uno di questi piccoli perisca.
«Già, non era volere del Padre che essi perissero, eppure periscono a centinaia, a migliaia. E non vi è mezzo di salvarli», pensò.
21. Allora, accostatosi a lui Pietro, disse: -Signore quante volte dovrò perdonare a mio fratello? Fino a sette?
22. Gli dice Gesù: – Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
23. Perciò il regno dei cieli è simile a un re il quale volle fare i conti con i suoi servitori.
24. E avendo incominciato, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti.
25. E non avendo egli come pagarli, il suo signore comandò che lui, la sua moglie e i suoi figli e tutto quanto aveva fosse venduto e che il debito fosse pagato.
26. Allora il servitore cadde in ginocchio davanti a lui e disse: – Signore, abbi pazienza con me, e io ti pagherò tutto.
27. E il Signore, mosso da compassione, lo lasciò andare e gli rimise il suo debito.
28. Ma quel servitore, uscito fuori, trovò uno dei suoi compagni il quale gli doveva cento denari ed egli lo prese e lo strangolava, dicendo: – Pagami ciò che tu mi devi.
29. Allora il suo compagno si gettò ai suoi piedi e lo pregava dicendo: – Abbi pazienza con me, e io ti pagherò tutto.
30. Ma egli non volle, anzi andò e lo cacciò in prigione finché non avesse pagato il suo debito.
31. E vedendo ciò i suoi compagni ne furono grandemente contristati e vennero al loro signore e gli raccontararono tutto il fatto.
32. Allora il suo signore lo chiamò e gli disse: – Malvagio servitore! lo ti rimisi tutto il tuo debito perché tu me ne pregasti.
33. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno come io avevo avuto pietà di te?
«È possibile che sia tutto qui?» esclamò improvvisamente ad alta voce dopo aver letto queste parole. E la sua voce interiore gli rispondeva: «Si, è tutto qui ».
E accadde a Nechljudov quel che spesso accade a chi vive una vita spirituale. L’idea che al principio gli era apparsa una stranezza, un paradosso o addirittura uno scherzo, aveva trovato sempre più spesso una conferma nella vita e gli appariva a un tratto come la più semplice, lampante verità. Così gli era chiaro adesso che l’unico mezzo sicuro di salvezza dal terribile male di cui soffrono gli uomini consisteva nel riconoscersi colpevoli davanti a Dio e quindi incapaci di punire o di correggere gli altri. Gli era chiaro adesso che tutto il terribile male di cui era stato testimone nelle prigioni e nelle carceri e la tranquilla sicurezza degli autori di questo male proveniva soltanto dal fatto che gli uomini volevano una cosa impossibile: correggere il male, pur essendo cattivi. I viziosi pretendevano di correggere i viziosi e credevano di potervi arrivare con mezzi meccanici. Ma qual era l’unico risultato ottenuto? Gli uomini poveri e avidi di guadagno che si erano fatto un mestiere di queste presunte punizioni si erano essi stessi corrotti fino al midollo e corrompevano senza tregua anche coloro che essi tormentavano. Ormai gli era chiaro donde provenissero tutte le atrocità che aveva veduto, e come bisognasse agire per eliminarle. La risposta che non aveva potuto trovare era la stessa che Cristo aveva dato a Pietro: perdonare sempre, perdonare tutti, perdonare un infinito numero di volte, poiché non vi è nessuno che non sia colpevole e possa quindi punire o correggere.
«Ma è impossibile che sia così semplice!» diceva fra sé Nechljudov; e tuttavia vedeva senza ombra di dubbio che per quanto strano ciò apparisse sulle prime a lui, avvezzo al contrario, era nondimeno la soluzione sicura del problema, e non solo in teoria, ma anche in pratica. La consueta obiezione che bisogna pur agire in qualche modo contro i malvagi e che non è possibile lasciarli impuniti non lo turbava ormai più. Quest’obiezione avrebbe avuto valore, se fosse stato possibile dimostrare che le pene diminuiscono il numero dei delitti e correggono i delinquenti; ma essendo provato il contrario ed essendo manifesto che non era in potere degli uni di correggere gli altri, l’unica cosa ragionevole era smettere di fare ciò che oltre a essere inutile e dannoso era anche immorale e crudele. «Da parecchi secoli voi punite gli uomini che accusate di essere delinquenti. Li avete forse eliminati? No, non li avete eliminati, anzi, il loro numero si è accresciuto di tutti i criminali corrotti dalle pene e di tutti i criminali. magistrati, procuratori, giudici istruttori, carcerieri che giudicano e puniscono gli uomini». Nechljudov capiva adesso che la società e l’ordine esistono non già per merito di questi delinquenti autorizzati che giudicano e puniscono gli altri, ma perché, sia pure in mezzo a tanta depravazione, gli uomini continuano ad aver pietà gli uni degli altri e ad amarsi.
Con la speranza di trovare nel Vangelo la conferma a quest’idea, Nechljudov cominciò a leggerlo dal principio. Lesse la predica sulla montagna che l’aveva sempre commosso, e per la prima volta vi trovò non più bei pensieri astratti, espressione di un ideale. quasi sempre esagerato e irraggiungibile, ma comandamenti semplici, chiari e praticamente effettuabili che, tradotti in realtà (cosa del tutto possibile), fissavano un nuovo e meraviglioso ordinamento della società umana col quale non solo si distruggeva da sé tutta la violenza che l’aveva tanto sdegnato, ma si raggiungeva il più alto bene accessibile all’umanità: il regno di Dio sulla terra. Questi comandamenti erano cinque.
Primo comandamento (Matteo, V, 21-26): Non solo l’uomo non deve uccidere, ma non deve adirarsi contro il fratello, non deve considerare nessuno come cosa disprezzabile, come ‘raca’, e se ha avuto una contesa con qualcuno deve riconciliarsi prima di recare il suo dono a Dio, prima cioè di pregare.
Secondo comandamento (Matteo, V, 27-32): Non solo l’uomo non deve commettere adulterio, ma deve evitare di godere della bellezza femminile e una volta unitosi con una donna non deve mai tradirla.
Terzo comandamento (Matteo, V, 33-37): L’uomo non deve promettere alcuna cosa sotto giuramento.
Quarto comandamento (Matteo, V, 38-42): Non solo l’uomo non deve rendere occhio per occhio, ma deve porgere l’altra guancia dopo esser stato percosso sulla prima, deve perdonare le offese, sopportarle con umiltà e non rifiutare nulla di quel che gli altri gli chiedono.
Quinto comandamento (Matteo, V, 43-48): Non solo l’uomo non deve odiare i suoi nemici e combatterli, ma deve amarli, aiutarli, servirli. Nechljudov fissava immoto la luce della lampada.
Ricordando tutta la corruttela della nostra vita, si immaginò quel che avrebbe potuto essere la vita se gli uomini fossero stati educati in queste norme, e un entusiasmo da lungo tempo non provato gli invase ima come se dopo tanto languire e soffrire avesse trovato a un tratto la pace e la libertà.

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