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“Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976” esposizione al Museo del Novecento

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L’ingresso al Museo del Novecento riserva una piacevole sorpresa: una mostra fatta di suoni, video, parole e fotografie; è l’esposizione curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, che propone una riflessione sul tema dell’arte pubblica in Italia nel giro degli anni in cui questo linguaggio artistico, nato in ambiente newyorkese alla fine degli anni ‘50, si manifestó in tutta la sua forza nel nostro Paese, in una rinnovata veste sociale, grazie soprattutto alle istanze del Nouveau Réalisme, e come momento di riappropriazione dello spazio urbano. Sono stati scelti quattro eventi fondamentali a far da bussola per il visitatore, diversi per intenti e curatela, ma accomunati dalla tensione verso il nuovo e non sperimentato, e dal radicamento sul territorio dell’azione artistica, con le conseguenze che esso comporta. Si tratta di Arte povera+azioni povere, Amalfi 1968, curata da Germano Celant, la prima volta italiana dell’arte pubblica, Campo urbano (Como, 1969), diretta dal critico Luciano Caramel, il Festival del Nouveau Réalisme, sotto la guida della sua mente teorica, Pierre Restany e Volterra ‘73, ideata da Enrico Crispolti. Di Campo urbano, eccezionale prestito delle sequenze fotografiche dell’Archivio Mulas e degli spezzoni audio, tra i quali anche le interviste ai protagonisti; Luciano Caramel offre una descrizione dell’atmosfera che circondava l’evento e circoscrive teoricamente il termine “campo” come uno spazio non assoluto, bensí vivificato da relazioni continue. Il desiderio di uscire dagli studi e dalle gallerie d’arte è comune denominatore anche per il Festival del Nouveau Réalisme, che si tenne a Milano nel 1970 in occasione del decennale del movimento, e che prevedeva un calendario di happenings performati dagli esponenti del movimento, nel cui novero rientravano l’espansione di César nella Galleria Vittorio Emanuele, i tiri al bersaglio in galleria di Niki de Sainte-Phalle, il muro di manifesti strappati di Mimmo Rotella, la macchina autodistruttiva di Tinguely in Piazza Duomo e il tanto contestato intervento di impacchettamento del monumento a Vittorio Emanuele II, ad opera di Christo, nella medesima piazza; questi ed altri momenti sono oggetto di un video dedicato al Nuovo Realismo e presente in mostra. Di Volterra ’73, ciclo di tre mesi di installazioni e happening,  colpiscono la poesia degli scatti fotografici e le riprese video di Enrico Cattaneo, che mostrano la capacitá di coinvolgere tanti aspetti e situazioni della cittá. Si mette in gioco anche la tipica produzione artigianale di alabastro al fine di valorizzare le eccellenze del territorio e promuoverne uno sviluppo socio-culturale. Il discorso si chiude con la Biennale di Venezia del 1976, dove la sezione Ambiente come sociale, curata da Enrico Crispolti, propose, in maniera innovativa e profetica una serie di audiovisivi e diapositive, materiali raccolti e ordinati secondo i processi problematici che li governavano e riuniti in un unico percorso, fornito di una colonna sonora. L’arte non vuole piú chiudersi e diventare un linguaggio elitario, all’opposto, chiede di essere attore di cambiamento sociale, e dagli eventi cardine analizzati prenderanno il via una serie di altre iniziative che fungono loro da corollario, una selezione delle quali è raccontata in mostra. Si segnalano Photomatic d’Italia di Franco Vaccari (1972-1974), che prevedeva la piú ampia partecipazione sociale, Parole di Maurizio Nannucci (1976) a Firenze, uno specchio della cultura popolare in quel tempo, l’intervento di Giuliano Mauri alla Palazzina Liberty di Milano (1976), che voleva costituire una posizione critica nei confronti del conflitto armato in Vietnam e le azioni performative ed educative del Laboratorio di Comunicazione Militante (1976-1977), guidato da Paolo Rosa, Ettore Pasculli, Tullio Brunone, Giovanni Columbu e Claudio Guenzani, la progettazione partecipata di Riccardo Dalisi a Napoli (1972-1976). L’eposizione offre dunque un’occasione di completamento del percorso sull’arte contemporanea del Museo del Novecento, e trova a Milano la sua collocazione ideale, nella cittá che battezzó il Nouveau Réalisme nella Galleria Apollinaire nel 1960.

Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976 completa idealmente il percorso espositivo del Museo del Novecento, che si conclude all’altezza degli anni Sessanta, con lavori pensati per superare il limite tradizionale del quadro o della scultura: dagli ambienti programmati e cinetici all’arte povera e all’Habitat di Luciano Fabro.
Inoltre l’area espositiva fruibile dall’esterno e il progetto allestitivo curato da Fabio Fornasari – contribuiranno all’idea di attualizzare le azioni ‘storiche’ degli artisti nello spazio urbano investendo nuovamente la città con le immagini di quelle stesse azioni. I passanti saranno coinvolti nel percorso espositivo in una sorta di corto circuito tra passato e presente.

15 aprile – 4 settembre 2011
Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976
Museo del Novecento
Via Marconi 1, Milano

Fonte: Noisymag

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