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Archive for July 23, 2011

Emilio Solfrizzi, Premio Mario Camerini – migliore canzone da film

SERATA DI GALA – Premio Mario Camerini, migliore canzone da film

Il premio 2011 è assegnato a Emilio Solfrizzi per la canzone “Amami di più” interpretata insieme a Francesco Cerasi (testo scritto da Alessio Bonomo) del film “Se sei così, ti dico di sì” (2011 – Casa di Produzione Due Film – distribuzione Medusa. Nella serata  di gala verrà consegnata la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica e Emilio Sofrizzi, mentre a Alessio Bonomo l’Ercole di Castelbellino.

La  proiezione della pellicola vincitrice dell’Ercole di Castelbellino sarà il 24 luglio in piazza S. Marco (ore 23.00).  Il progetto per la sua originalità crea un forte momento di confronto critico con un eco di visibilità sul piano nazionale. Il Premio Camerini è tuttavia un premio che va alla migliore canzone presente in un film italiano dell’ultima stagione cinematografica. Il seminario sarà accompagnato da una retrospettiva cinematografica presso la Terrazza Mario Camerini che lancerà uno sguardo su cinque produzioni di Castellani.

Il Convegno di studi che continuerà nel pomeriggio del 24 luglio alle ore 18,15 con Gualtiero De Santi dell’Università degli Sudi di Urbino Carlo Bo focalizzerà la figura di Renato Castellani molto legata all’apparizione dell’ambito del neorealismo di un filone di commedia nel quale oggi molti ravvisano tratti essenziali della vita italiana del tempo. L’esempio maggiore di questo cinema è rappresentato da “Due soldi di speranza” (1951) che aprì l’avvio alla commedia italiana di autore.

Il film ebbe il premio al Festival di Cannes e comprese idealmente anche “Umberto D.” di De Sica e Zavattini. (che con Castellani collaborò Titina De Filippo. A sua volta Castellani avrebbe partecipato alla sceneggiatura di “Matrimoni all’Italiana”, il film di De Sica che, dopo il film di Eduardo, portava sullo schermo Filomena Maturano).

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Messico, enormi crepe si aprono nella terra

Lo scorso 13 luglio nella zona di Santa Maria in Huejoculco Chalco, uno stato del Messico, è apparsa una frattura nella terra di una lunghezza pari ad un chilometro e mezzo e gli esperti hanno scovato nelle vicinanze un’altra lunga crepa di 4 chilometri. Il professor Martin Espinosa ha dichiarato che queste crepe fanno parte di tutto un gruppo di fratture già presenti nella zona e che dunque tale fenomeno non ha carattere di eccezionalità e che sono dipese dal sovrasfruttamento della falda acquifera dovuta alla continua proliferazione di abitazioni residenziali.

Carla Liberatore


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“Agente Lemmy Caution, Missione Alphaville” di Jean-Luc Godard [1965]

July 23, 2011 Leave a comment

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Big In France

Jean-Luc Godard non è il regista che fa film per tutti.
Sì, è vero che la nouvelle vague francese si pone su un piano “popolare”, escludendo fittizi moralismi che imperversavano all’epoca dei troppo aulici film del cinema du papa, ovvero il cinema classico francese, al quale gli esponenti della nuova corrente francese si contrapponevano. Ma è anche vero che, come il tempo non ha tardato a dimostrare, fu proprio la nouvelle vague a uscirne come il movimento cinematografico decisamente più elitario in circolazione, a causa delle sue teorie tutte incentrate su cosa e come dovesse essere rappresentato. A parte film come i 400 Colpi di François Truffaut del ’59 dove la fruizione è garantita ad ampie fasce di pubblico, la maggior parte dei film categorizzabili in questa corrente artistica furono opere di difficile comprensione, la quale spesso deve uscir viva dalla noia mortale che attanaglia alcuni lungometraggi.
Il regista più radicale di tutti è sicuramente Jean-Luc Godard.
Sin dal suo primo lungometraggio A Bout De Souffle del 1960 ha dimostrato di non voler aver nulla a che spartire con il cinema francese di quell’epoca. Movimenti di macchina fuori da qualsiasi logica preesistente, montaggi fulminei e spiazzanti che infrangono ogni regola del decoupage classico, scene girate direttamente per strada con attori che si atteggiano come i giovani d’allora si atteggiavano e non come si sarebbe dovuto atteggiare un attore per stereotipare la figura del giovane al cinema. Godard rivoluziona un po’ su tutti i fronti e su tutti i generi.
Spazia dalla commedia al musical, dal dramma di Vivre Sa Vie [forse il suo film più riuscito] al film a sfondo politico e sociale. A Godard non interessa molto la storia che deve essere rappresentata, bensì è tremendamente ossessionato dalla forma attraverso la quale farà passare il suo messaggio. La narrazione è soltanto un pretesto, così come il genere cinematografico.
In Alphaville l’estemporaneo regista affronta due temi a lui nuovi: la fantascienza e lo spionaggio.
La fantascienza è palesata dalla rappresentazione della fantasmagorica città del futuro Alphaville: una normalissima Parigi della quale ci sono precluse alla vista soltanto la Tour Eiffel e l’Arc Du Triomphe…
Lo spionaggio è portato come bagaglio dalla presenza del personaggio Lemmy Caution, interpretato da un “tostissimo” Eddie Constantine.

Detto ciò non aspettatevi né la fantascienza, né lo spionaggio.

Per Godard, come di consueto, questa è un’occasione come tante per esprimere il suo amore disilluso per Parigi, e il suo disprezzo per la società a lui contemporanea, fatta di esseri non pensati, guidati nel loro quotidiano da decisioni prese da macchine.
La forma registica è ovviamente particolare, di rottura, moltissime sarebbero le scene sulle quali soffermarsi nell’analisi ma sarebbe riduttivo e pretestuoso. Tutto è rivisitato e reinventato in opposizione alla messinscena classica.
Eddie Constantine è bravissimo nella sua parte di uomo duro, che sa come trattare uomini e soprattutto donne. E’ ciò che piace a Godard, in recupero di personaggi machi per antonomasia alla Humphrey Bogart, come già avevamo potuto ammirare con uno straordinario strafottente Jean Paul Belmondo nel già citato A Bout De Souffle.
Al fianco di Constantine troviamo una costante del cinema godardiano della prima metà degli anni ’60, ovvero una affascinante Anna Karina che all’epoca delle riprese era anche moglie del regista. Purtroppo il suo ruolo non è così penetrante come fu in Vivre Sa Vie, ma il suo sguardo così vago e malinconico è quasi un unicum nel cinema contemporaneo, e i molti sguardi in macchina accentuano questo aspetto che, nell’occasione, valorizza alla grande anche la particolare figura di Lemmy Caution.
Malgrado questo sia un film fuori dagli schemi, non gli è preclusa la possibilità di influenzare il cinema a venire. L’aspetto sicuramente più interessante da evidenziare in questo senso è il ruolo giocato dalla macchina pensatrice in grado di controllare la società. Alfa 60 è un embrionale HAL 9000 come lo vedremo in 2001: Odissea Nello Spazio di Stanley Kubrick appena tre anni dopo. E non solo nell’idea, ma anche nella realizzazione. Una luce che fissa l’uomo in ogni momento e lo giudica e gli dice cosa deve e cosa non deve fare. Non male.

Agente Lemmy Caution, Missione Alphaville è un film pesante, senza una storia coinvolgente, eppure l’ironìa onnipresente, la critica alla società e i funambolismi tecnici di Godard hanno garantito al film un considerevole gruppo di sostenitori.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

Anders Behring Breivik, profilo di un presunto terrorista

Si cring chiama Anders Behring Breivik, ha 32 anni, è alto e biondo e si definisce con idee di estrema destra.
Dalle informazioni del suo profilo si legge anche che è anti-islamico; stiamo parlando dell’uomo considerato come l’attentatore di Oslo, anche se la sua identità non stata ancora confermata del tutto dalla polizia.

Oltre alle foto ed alle informazioni, dal suo profilo è possibile notare alcune preferenze strane, come la passione per giochi di guerra come “World of Warcraft” e “Modern Warfare 2″.
Sul suo profilo di Twitter, al quale si può risalire tramite Facebook, c’è scritta una citazione del celebre filosofo inglese John Stuart Mill: “Una persona con una fede ha la forza di 100.000 che hanno solo interessi“.

Fonte: GoLook-Technology.it

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“Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi”, grande mostra alla Pinacoteca di Brera

Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi

a cura di Fernando Mazzocca, Isabella Marelli e Sandrina Bandera

13 aprile – 25 settembre 2011

Nel 1859, a tre mesi dall’ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II, futuro re d’Italia, e dell’imperatore Napoleone III, che alleati avevano vinto la II Guerra d’Indipendenza, veniva allestita a Brera una grande mostra per celebrare la liberazione della Lombardia dal dominio austriaco. Fu in quell’occasione che Francesco Hayez presentò, in mezzo ai grandi quadri che raffiguravano le battaglie del Risorgimento, un piccolo dipinto, intitolato Il bacio, destinato per il suo significato e per la sua straordinaria bellezza a diventare una delle opere d’arte più popolari e riprodotte di tutti i tempi. Il bacio è stato scelto dalla Pinacoteca di Brera, dove si trova dal 1886, come emblema di una mostra dedicata, in occasione del centocinquantenario dell’Italia unita, ad un particolare aspetto dell’attività di Hayez, considerato da Giuseppe Mazzini il maggiore artista del nostro Risorgimento: “È un grande pittore idealista italiano del secolo XIX. È il capo della scuola di Pittura Storica, che il pensiero Nazionale reclamava in Italia: l’artista più inoltrato che noi conosciamo nel sentimento dell’Ideale”.

Il bacio, che Hayez ha replicato diverse volte senza però riuscire a raggiungere la magia della prima versione, ha avuto subito un grande successo per l’universalità del tema rappresentato e perché venne giustamente considerato l’opera che meglio incarnava quegli ideali risorgimentali espressi in particolare dal Mazzini. È stato infatti spesso interpretato come l’addio del giovane volontario alla sua amata, anche se in realtà il pittore intendeva significare, dandogli come sottotitolo Episodio della giovinezza, che la nuova nazione nasceva e sarebbe prosperata grazie all’energia e all’amore delle giovani generazioni che erano andate a combattere per la libertà.

Milano ha dato prima con le Cinque Giornate del 1848 e poi con la sua continua partecipazione un contributo decisivo al Risorgimento, ma non è stata, come Torino, Firenze e Roma, capitale dell’Italia unita. Quella che venne considerata invece la “capitale morale” ha avuto un ruolo, superiore a qualsiasi altra città italiana, decisivo per l’unità culturale del nostro paese. Milano è stata infatti nel corso dell’ Ottocento il più importante centro dell’editoria, della produzione artistica, del mercato dell’arte e del collezionismo, dell’attività musicale in riferimento soprattutto al melodramma, destinato ad una ininterrotta fortuna internazionale.

Tre protagonisti, appartenuti a due generazioni diverse, Alessandro Manzoni (1785 – 1873), Francesco Hayez (1791 – 1882) e Giuseppe Verdi (1813 – 1901), hanno rappresentato più di ogni altro il primato milanese nell’ambito della letteratura, della pittura e della musica, fornendo i modelli in cui la nuova nazione potesse riconoscersi, rispettivamente con la tragedia (Carmagnola e Adelchi) e il romanzo moderno (I Promessi Sposi), con la grande pittura storica e il ritratto, con il melodramma. Il complesso di Brera, con l’Accademia, la Pinacoteca, la Biblioteca Braidense e le altre Istituzioni, il Teatro alla Scala, i centri dell’editoria letteraria e musicale, come la famosa Casa Ricordi, furono il grandioso laboratorio di questa cultura nazionale. Manzoni era lombardo, Hayez e Verdi no, ma il loro successo a Milano testimonia quello spirito d’accoglienza e quella capacità di attirare ingegni che dai tempi di Leonardo è sempre stata una grande prerogativa milanese.

La mostra presenta una serie di capolavori di Hayez che ripercorrono alcune fasi della sua carriera, testimoniando i suoi rapporti privilegiati con Manzoni e con Verdi.

Si va dai dipinti storici degli anni venti, al suo esordio a Milano come pittore romantico, ispirati alla tragedia Carmagnola di Manzoni, sino ad un bellissimo Ritratto dell’Innominato, dedicato nel 1845 ad uno dei protagonisti dei Promessi Sposi. Accanto ai due migliori Autoritratti di Hayez, quello di Brera e quello degli Uffizi, vengono esposti il più famoso dei suoi ritratti, quello di Manzoni del 1841, nel quale lo scrittore è rappresentato in un atteggiamento informale con in mano la tabacchiera, e quelli della seconda moglie Teresa Stampa, dell’amico filosofo Antonio Rosmini e del pittore e uomo politico Massimo d’Azeglio, che aveva sposato Giulietta, la figlia prediletta di Manzoni. Questa serie di capolavori venne richiesta ad Hayez dal figliastro dello scrittore Stefano Stampa. Due straordinari dipinti sacri (L’Arcangelo San Michele e La Vergine Addolorata) sono invece opere di Hayez ammirate da Manzoni, che ci rimandano all’atmosfera degli Inni sacri.

Hayez ha avuto rapporti di amicizia anche con Verdi, che richiedeva la sua consulenza per la messinscena delle opere. Hayez infatti aveva già trattato in pittura gli stessi temi di alcuni dei più popolari melodrammi verdiani, come I Lombardi alla prima Crociata, I Vespri e I due Foscari. In mostra compaiono i più significativi di questi dipinti, ai quali sono stati abbinati in alcuni casi i ritratti dei loro proprietari, come l’imperatore Ferdinando I d’Austria per la prima versione de

L’ultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia, o il poeta Andrea Maffei e la moglie Clara, animatori del celebre salotto della contessa Maffei, per la seconda versione dello stesso soggetto. Si tratta di dipinti che, come il Francesco Foscari destituito o I Vespri Siciliani, eccezionalmente prestato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, ci colpiscono ancora proprio per la loro magnificenza e la forza melodrammatica, sottolineata in mostra da una colonna sonora composta dalle arie più celebri delle omonime opere verdiane.

La rassegna si chiude con Il bacio e i ritratti dei due assoluti protagonisti della musica dell’Ottocento italiano, che con il pittore ebbero un rapporto privilegiato: Gioacchino Rossini, amico di tutta una vita, e Verdi, che Hayez in realtà non ha mai effigiato. Viene allora presentato il celeberrimo ritratto dedicato da Giovanni Boldini a colui che aveva definito “il vero Imperatore e re dell’arte musicale”.

Programmata da Sandrina Bandera, direttore della Pinacoteca, nel quadro delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, la mostra, prodotta in collaborazione con Skira editore, si deve all’ideazione di Fernando Mazzocca, il massimo studioso di Hayez, e di Isabella Marelli, conservatrice delle opere dell’Ottocento della Pinacoteca di Brera, che avevano già collaborato alla grande rassegna dedicata nel 1983 da Milano al pittore, in occasione del centenario della morte. Un percorso musicale di famose arie verdiane, selezionato da Ede Palmieri, accompagna i dipinti e una proiezione multimediale. Il catalogo, edito da Skira, contiene oltre ai saggi dei due curatori e le schede delle opere in mostra, scritti di approfondimento di Mina Gregori, Angelo Stella, Roberto Cassanelli e Angelo Foletto.

LE SEZIONI DELLA MOSTRA I. Gli autoritratti di Hayez. Il pittore storico come il vate della nazione

Francesco Hayez, Autoritratto a cinquantasette anni, 1848. Olio su tela, cm. 124 x 94. Milano, Pinacoteca di Brera (dono di Angiolina Rossi Hayez all’Accademia di Belle Arti di Brera, 1883) Francesco Hayez, Autoritratto a sessantanove anni, 1862. Olio su tela, cm. 125,5 x 101,5. Firenze, Galleria degli Uffizi

II. Hayez e Manzoni. Dal “Carmagnola” ai “Promessi Sposi”

Giuseppe Beretta, da Francesco Hayez, L’estremo giorno del conte di Carmagnola, 1834-1838. Incisione a bulino su rame, mm. 685 x 815 (445 x 538). Milano, Biblioteca Nazionale Braidense (Fondo Manzoniano) Francesco Hayez, Studio per “Il conte di Carmagnola”, 1820. Acquerello, mm. 196 x 260. Milano, Biblioteca Nazionale Braidense (Fondo Manzoniano)

Francesco Hayez, I Vespri siciliani, 1822. Olio su tela, cm. 30 x 38,5. Collezione privata Francesco Hayez, Studio per la testa del Carmagnola (Ritratto del conte Alfonso Porro Schiaffinati), 1820-1821. Olio su tela, cm. 43 x 33,8. Collezione privata Francesco Hayez, Studio di una testa spiccata dal busto (Il Carmagnola), 1834. Olio su tela, cm. 33 x 41,5. Collezione privata Francesco Hayez, Ritratto dell’Innominato, 1845 circa. Olio su tela, cm. 108 x 63. Collezione privata

III. I ritratti della famiglia Manzoni e degli amici. Manzoni ammiratore di Hayez

Francesco Hayez, Ritratto della famiglia Borri Stampa, 1822-1823. Olio su tela, cm. 125 x 108. Milano, Pinacoteca di Brera (legato di Stefano Stampa all’Accademia di Belle Arti di Brera, 1900) Francesco Hayez, Ritratto di Alessandro Manzoni, 1841. Olio su tela, cm. 120 x 92,5. Milano, Pinacoteca di Brera (legato di Stefano Stampa all’Accademia di Belle Arti di Brera, 1900)

Francesco Hayez, Ritratto di Teresa Manzoni Borri Stampa, 1847-1848. Olio su tela, cm. 117 x 92. Milano, Pinacoteca di Brera (legato di Stefano Stampa all’Accademia di Belle Arti di Brera, 1900) Francesco Hayez, Ritratto di Antonio Rosmini, 1853-1856. Olio su tela, cm. 118 x 92. Milano, Pinacoteca di Brera (in deposito alla Galleria d’Arte Moderna di Milano; legato di Stefano Stampa all’Accademia di Belle Arti di Brera, 1900)

Francesco Hayez, Ritratto di Massimo d’Azeglio, 1864. Olio su tela, cm. 119 x 93. Milano, Pinacoteca di Brera (legato di Stefano Stampa all’Accademia di Belle Arti di Brera, 1900) Francesco Hayez, L’Arcangelo San Michele, 1838. Olio su tela, cm. 265 x 145. Iseo (Brescia), Parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo

Francesco Hayez, La Vergine Addolorata con gli Angioli e i segni della passione, 1842. Olio su tela, cm. 180 x 117. Riva del Garda (Trento), Museo Civico

IV. “I Due Foscari” e “I Lombardi”. Da Hayez a Verdi

Francesco Hayez, L’ultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia (I due Foscari), 1838-1840. Olio su tela, cm. 165 x 233. Milano, Fondazione Cariplo Francesco Hayez, Ritratto di Ferdinando I Imperatore d’Austria e Re del Lombardo Veneto, 1840. Olio su tela, cm. 121 x 96. Milano, Museo del Risorgimento (in deposito dall’Accademia di Belle Arti di Brera)

Francesco Hayez, L’ultimo abboccamento di Jacopo Foscari (I due Foscari), 1852-1854. Olio su tela, cm. 121 x 167,5. Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti Giuseppe Bertini, Ritratto del conte Andrea Maffei, 1845-1850 circa. Olio su tela, cm. 88 x 69. Milano, Museo Poldi Pezzoli

Francesco Hayez, Ritratto della contessa Clara Maffei, 1845. Olio su tela, cm. 68 x 58. Riva del Garda (Trento), Museo Civico Francesco Hayez, La sete dei Crociati sotto Gerusalemme, 1838 circa. Olio su tela, cm. 58 x 91. Padova, Collezione privata

Francesco Hayez, Francesco Foscari destituito (I due Foscari), 1842-1844. Olio su tela, cm. 230 x 305. Milano, Pinacoteca di Brera (legato di Filippo Ala Ponzoni all’Accademia di Belle Arti di Brera, 1889)

V. “Il suon di ogni squilla i Vespri suonò”. I “Vespri siciliani” da Hayez a Verdi

Francesco Hayez, La sposa di Ruggier Mastrangelo da Palermo insultata dal francese Droetto è vendicata con la morte di questo (I Vespri Siciliani), 1844-1846. Olio su tela, cm. 225 x 300. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna Francesco Hayez, Ritratto di Sarah Louise Strachan Ruffo di Motta e Bagnara Principessa di Sant’Antimo, 1840-1844. Olio su tela, cm. 116 x 93. Napoli, Museo Nazionale di San Martino

VI. La “musica dell’avvenire” da Rossini a Verdi. Il “Bacio” di Hayez e l’ “avvenire” d’Italia

Francesco Hayez, Il bacio, 1859. Olio su tela, cm. 112 x 88. Milano, Pinacoteca di Brera Francesco Hayez, Ritratto di Giocchino Rossini, 1870. Olio su tela, cm. 109 x 87. Milano, Pinacoteca di Brera Giovanni Boldini, Ritratto di Giuseppe Verdi, 1886. Olio su tela, cm. 118 x 96. Milano, Casa di Riposo per Musicisti, Fondazione Giuseppe Verdi

Pinacoteca di Brera

via Brera, 28 – Milano

Orari

8.30 -19.15 da martedì a domenica (la biglietteria chiude 45 minuti prima) chiuso lunedì http://www.brera.beniculturali.it

Biglietti

Intero euro 9 Ridotto euro 6.50 prenotazione 2 euro a persona per gruppi gruppi di scuole: prenotazione euro 10 per gruppo

Prenotazioni

per singoli e gruppi tel. 02.92800361 http://www.pinacotecabrera.net

Attività didattica a cura dei Servizi educativi della Pinacoteca di Brera tel. 02.72263219 – 262 http://www.brera.beniculturali.it/Servizi educativi

Soprintendenza BSAE Milano

Segreteria Soprintendente 02.72263203-204 – sbsae-mi.segreteria@beniculturali.it

Ufficio Mostre ed eventi

Paola Strada 02.72263262 – paola.strada@beniculturali.it

Ufficio Comunicazione grafica e web

Emanuela Daffra con Cesare Maiocchi

Ufficio Tecnico

Angelo Rossi

Laboratorio di restauro

Paola Borghese, Andrea Carini e Sara Scatragli

Laboratorio Fotografico

Angela Cavaliere, Patrizia Mancinelli e Roberto Giuranna

Produzione, comunicazione e catalogo

Skira editore

Progetto e direzione dell’allestimento

Corrado Anselmi con Antonella Pasquale

Progetto di illuminazione

Studio Balestreri Lighting Design, Barbara Balestreri, Lisa Marchesi, Ilaria Villa, Cristiano Cremaschini

Grafica della mostra

Emilio Fioravanti, G&R Associati

Ufficio Stampa Skira

Lucia Crespi, tel. 02 89415532 – 02 89401645, lucia@luciacrespi.it

Per informazioni

Pinacoteca di Brera Paola Strada, tel. 02 72263262 paola.strada@beniculturali.it Ufficio mostre ed eventi, tel. 02 72263266 sbsae-mi.brera@beniculturali.it

“Il settimo inferno” di James Patterson e Maxine Paetro, Casa Editrice Longanesi

IL SETTIMO INFERNO
James Patterson – Maxine Paetro
Traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani
Thriller
Collana: La Gaja scienza
Pagine: 308
Prezzo: € 16.60

UN CASO SCOTTANTE
Due giovani maniaci omicidi sono legati da un patto efferato: annegare nel fuoco i peccati dell’America. Colpiscono le coppie, le aggrediscono in casa loro, e il gioco perverso si conclude con un incendio letale. E nel fuoco scompare anche qualsiasi traccia possa permettere di rintracciarli…

UNA SCOMPARSA SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI
Ma non basta: da un caso ‘caldo’ a un caso ‘freddo’, una pista morta che si riapre inaspettatamente grazie a un nuovo indizio. La scomparsa di Michael Campion ha colpito profondamente l’opinione pubblica. Tutti si sono appassionati alla storia del figlio del governatore, un ragazzo malato di cuore e adorato dalla gente per la sua sensibilità e intelligenza. Ora però sembra che non sia rapimento, ma omicidio. La giovane prostituta Junie Moon, interrogata a seguito di una telefonata anonima, alla fine confessa l’irreparabile… Ma è davvero tutto come sembra?

UNA VIA DI FUGA DALL’INFERNO
Le pressioni su Lindsay Boxer e sul collega Rich Conklin perché risolvano al più presto i casi crescono a dismisura, e questo fa avvicinare Lindsay a Rich come non era mai accaduto prima, portandola sull’orlo del crollo emotivo. Ma le Donne del Club Omicidi sono pronte a correre in suo aiuto anche questa volta, disposte perfino a correre tremendi rischi in prima persona… Ed è proprio in quel momento che i giochi si fanno pericolosi, bollenti… Infernali.

“James Patterson non sbaglia un colpo.” – Time

“Vende più di J.K. Rowling, John Grisham e Dan Brown messi insieme. Ma come fa?” – The Observer

“Hawk aveva i capelli corti, biondi, con la riga di lato, e parlava come un libro stampato. Pidge era più grande e grosso, un metro e novanta o giù di lì, forte come un toro, con due mani gigantesche, capelli lunghi castani. Due ragazzi all’apparenza perbene, colti, educati…
Pidge prese un altro regalo e lo scosse, mentre Hawk si avvicinava a Peggy Jablonsky. La donna emise un verso implorante. Non riusciva a parlare perché anche lei aveva la bocca tappata con un calzino. A Henry si strinse il cuore, nel vedere la sua espressione supplichevole.
Hawk le fece una carezza sulla testa biondissima e sulla guancia bagnata di lacrime. «Adesso apriamo tutti i regali» disse. «E poi decideremo se ammazzarvi o no.»”

Fonte: Casa Editrice Longanesi

“2022: I Sopravvissuti” di Richard Fleischer [1973]

July 23, 2011 Leave a comment

Mangiare sano per vivere sani

Nel 2022 il cibo è finito e la popolazione ha raggiunto livelli demografici spaventosi. L’unico alimento distribuito dallo stato sono delle tavolette verdi a base di plancton. In queste condizioni c’è però chi se la passa decisamente bene, come il ricco William Simonson il quale finirà ben presto assassinato. Su questo sporco caso indagherà l’arguto detective Thorn…
Interpretato da un Charlton Heston in ottima forma e da un Edward G. Robinson che sarebbe deceduto dopo pochi giorni dall’uscita nelle sale del lungometraggio, 2022: I Sopravvissuti è un film di fantascienza curato e ben realizzato.
Purtroppo la base è quella classica dei film polizieschi anni ’70, fatta di eroica testardaggine del detective di turno e di qualche scazzottata e sparatoria qua e là per tenere su il ritmo. Non che sia un male, ma penalizza l’originalità dell’intera opera.
Ciò che invece gioca a favore di questo film è il carattere distopico, inquietante e disincantato, sulle quali si fonda la narrazione. Gli ambienti sono scarni e degradati dove persino negli spazi aperti si può avvertire un senso di oppressione continua.
Non c’è un occhio costantemente vigile alla 1984 di Orwell e nemmeno una repressione alla Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, bensì una disillusione collettiva nella presa di coscienza dell’esaurimento delle risorse naturali del pianeta Terra. Manca l’acqua, la frutta, la verdura, la carne… ci sono soltanto persone sporche e affamate che lottano ogni giorno per la propria sopravvivenza.
Non è poco, soprattutto a ragion veduta del fatto che c’è chi ipotizza che entro il 2100 le risorse ambientali potrebbero essere terminate. Qual è l’utilità dunque di abusare di quanto ci viene offerto dalla Natura fino al punto di ucciderla?
E’ una tematica niente male che trova oggi più che mai terreno fertile per il dibattito. Al 14° Cinemambiente Film Festival svoltosi quest’anno a Torino sono state varie le opere ad affrontare questo discorso. Fra tutti spicca il filosofico Into Eternity di Michael Madsen che si domanda se il progresso scientifico il quale dovrebbe contribuire a migliorare la qualità della vita dell’uomo, non sia ormai giunto a un livello di follia troppo elevato per essere gestito dagli uomini.
Sul piano registico l’opera garantisce interessanti spunti come la prima sequenza costituita da sole immagini evocative proposte in rapidissimi split screen atti a raccontare quella che per noi oggi è storia contemporanea.
Oppure la scena del trapasso controllato di uno dei protagonisti visivamente immerso nell’utopica ed irraggiungibile natura. SIamo nel 1973 e viene realizzata una sequenza di questo tipo che rappresenta un consapevole suicidio assistito. Purtroppo il film si è rivelato troppo ottimista sotto questo punto di vista, in quanto nel 2011 siamo ancora qui a cercare di comprendere se l’eutanasia sia un bene o un male e se la chiesa cattolica approvi o meno.
La scena secondo me più interessante è comunque quella del “vero” pranzo dei due protagonisti che saziano la loro fame con una bella foglia di insalata e un pomodoro. È la mimica facciale a prendere il sopravvento, quasi come nelle mute commedie di Charlie Chaplin. La musica classica sullo sfondo rende la sequenza ironica e un po’ malinconica per la condizione nella quale versano i personaggi.

2022: I Sopravvissuti è dunque un film ancora di forte attualità. E non importa poi così tanto che le azioni compiute dall’impassibile Heston siano poco credibili. Passa un messaggio importante, e tanto basta per farcelo apprezzare.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

Hennayat, tradizione della Place Jemaa el Fna

Naima è una “Hennaya“, lavoro ancestrale tramandatogli da sua madre ed ereditando questa passione osservandola  sin da quando era bambina. Tutte e due le donne hanno fatto della Place Jemaa el Fna il loro luogo di lavoro quotidiano e imprescindibile. Dalle loro abili mani si compone il “Naqch beldi“, una ramage che ricorda ricami di altri tempi che le donne “Fassie” apprendono dalla più tenera infanzia; lo stesso motivo e decoro che viene utilizzato anche nell’architettura tradizionale o dai maestri artigiani che lavorano il cuoio, il legno o ancora il gesso. Matisse, durante il suo soggiorno in Marocco, restò fortemente impressionato dalla bellezza di queste vere e proprie opere d’arte. Molte delle sue opere dipinte in Marocco rappresentano paesaggi mediterranei molto colorati come “I Paraventi moreschi” o “Zorah” e in queste opere sono ben rappresentati i lavori delleHennayat. Ma quello che sorprende ancor più di queste donne è l’impressionante velocità a creare un vero quadro sulla pelle con una semplice mistura di foglie verdi scuro. Queste piccole foglie di henné (una varietà di sedano), seccate e trattate con del succo di limone e acqua calda producono una materia untuosa dove il colore puo’ essere intensificato aggiungendo altri ingredienti: segreto custodito gelosamente da ogni tatuatrice. Da secoli, la cerimonia di posa dell’henné è festeggiato come si deve dalle donne marocchine. Questa piccola festa dà luogo ad inviti ai parenti, agli amici e, durante il lavoro, si offre the e pasticcini agli invitati. Il rituale è accompagnato da canti, da poesie e tanta musica, secondo tradizione: un reale piacere che distende gli animi. Purtroppo però i tempi sono cambiati e anche le donne (nelle metropoli) non hanno molto tempo a disposizione e quindi i tatuaggi con l’Henné devono essere rapidi e belli; si rinuncia alla festa ma non al tatuaggio, simbolo profondo di seduzione femminile. Gli utensili usati dalle Hennayat si sono ugualmente evoluti. Jadis, un artista dell’henné utilizza dei bastoncini di legno sottilissimi che creano, con la sua bravura, linee , finissime croci e geometrie. Oggi la maggiorparte delle tatuatrici usa ancora delle siringhe di calibro diverso e, con una precisione incredibile, tracciano i loro disegni. I piedi e le mani sono mantenuti sospesi, sino al momento in cui il prodotto secca. Poi, con un tessuto inbevuto di succo di limone, aglio, pepe e zucchero, il tatuaggio viene tamponato e il giorno successivo viene rimossa la crosta con dell’olio di oliva. E’ quindi con grande precisione che Naima e le sue consorelle tatuatrici abbelliscono la pelle femminile utilizzando diversi motivi come animali, piante e fiori, specialmente nelle feste come matrimoni, battesimi oppure pellegrinaggi o semplicemente la vigilia di un Aïd (festa). IlRamadan è  in egual misura un mese di lavoro impegnativo, in particolare laNotte del destino. Le Hennayat non sono solo sinonimo di festa ma anche durante i momenti tristi sono presenti con il loro lavoro. Se non può essere applicato alla vedova durante il periodo del lutto, dal 7° al 40° giorno, l’henné in pasta, circola nelle assemblee, tra i familiari, affinchè tutti lo possano toccare, segnale finale dell’autorizzazione alla vedova ad utilizzarlo nuovamente. Altro luogo di henné sono i Santuari o i Mausolei. Questi ultimi lo propongono come una sorta di rituale necessario prima dell’ingresso per rendere onore al santo e può essere svolto nello spazio sacro della Koubba; in questo caso l’henné è un legame spirituale, profondo, un vero atto di fede. La maggioranza di queste visitatrici sono persone con problemi, disperate, e cercano un conforto, pensando che il Marabout (Santo) gli darà un sostegno morale. Nel momento che la Hennaya procede alla posa in opera del tatuaggio, decorando le mani e i pedi, gratifica il morale, donando momenti di serenità. Dopo questo rito sarà possibile toccare il santo sino al momento dell’ispirazione, della risoluzione del problema. E’ dentro a questi luoghi sacri che gli uomini e le donne possono coabitare, senza nessun tipo di interdizione e tabù. Nella Koubba ci si dimentica delledifferenze e si pensa solamente a pregare e a raggiungere l’anima. Un riposo spirituale e una beatitudine che parte dall’henné, applicato dalle mani esperte di una Hennaya, con gesti mirati e precisi, rinnovando, nel tempo, un arte e una tradizione che resiste ai tempi e alle mode.

Fonte: My Amazighen

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“Scolpire in Piazza”, arte della scultura su pietra arenaria a Sant’Ippolito

Sant’Ippolito (PU) – Arrivata alla dodicesima edizione, “Scolpire in Piazza” perfeziona la formula organizzativa e ricerca collaborazioni sempre nuove. Quest’anno lo sforzo organizzativo è orientato allo sviluppo delle attività artistiche che, oltre al Simposio, vedono l’allestimento di cinque importanti mostre d’arte che presentano diverse modalità espressive: dalla scultura alla fotografia, dall’incisione alla pittura. Senza dimenticare l’originalissima esperienza didattica realizzata in esclusiva per Scolpire in Piazza. In questo modo Sant’Ippolito punta a consolidare la sua immagine di polo artistico a livello provinciale.
L’evento dedicato alla scultura su pietra, fa coesistere proposte di qualità e riscontro nel pubblico, riportando l’arte nelle strade e nelle piazze del paese. Una sfida condotta dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con le Associazioni e le attività economiche del territorio e con gli Enti Pubblici che hanno contribuito alla realizzazione di un’iniziativa consolidata e apprezzata dal pubblico.
Fondamentale in questo cammino il riconoscimento ufficiale alla manifestazione da parte della Regione Marche.
Le radici in un’antica tradizione
Sant’Ippolito continua a promuovere tutte le attività legate alla tradizione nella lavorazione della pietra arenaria. L’antico mestiere è stato rivitalizzato grazie al confronto con l’arte contemporanea, cercando di dare alla scultura su pietra un nuovo ruolo pubblico e sociale
Diverse scuole artistiche a confronto
I quattro scultori, nei nove giorni di residenza artistica a Sant’Ippolito, realizzeranno opere che esprimeranno diversi percorsi di formazione con due scultori su quattro provenienti dall’estero. Gli scultori invitati all’edizione 2011 sono: Tanya Preminger (Israele), Elena Saracino (Italia), Czeslaw Podlesny (Polonia) e Guido Pettenò (Italia).
L’impegno per la diffusione della scultura sul territorio
Fin dal 2003 molte delle opere in pietra realizzate a Sant’Ippolito sono state collocate in diversi centri delle Marche, contribuendo alla qualificazione degli spazi cittadini. Oggi sono 14 le sculture con il marchio “Scolpire in Piazza” sul territorio ragionale e presto ne saranno installate altre. Sul territorio di Sant’Ippolito ci sono 18 sculture. Gli enti partner per l’edizione 2011 sono i comuni di Isola del Piano e Pedaso e il Parco Naturale Regionale Gola della Rossa – Frasassi con il quale si è avviato un progetto pluriennale per l’installazione di sculture sulle principali vie d’accesso all’area protetta.
Mostre a Scolpire in Piazza 2011
Per questa edizione di Scolpire in Piazza il piano terra del Palazzo Scolastico è diventato un perfetto contenitore per le esposizioni artistiche in programma. La promozione dei giovani artisti avverrà con la mostra dei lavori dei corsi di scultura delle Accademie di Belle Arti delle Marche e e quella delle incisioni originali degli allievi della Scuola del Libro di Urbino. Gli altri tre eventi espositivi sono dedicati alle sculture di Giuseppe Papagni, alle fotografie di Paolo Mazzanti e ai dipinti di Abel Zeltman.
Accoglienza a Sant’Ippolito
Fedele alla sua tradizione di accoglienza, Sant’ippolito ha preparato un ricco programma di eventi spettacolari per tutti coloro che vogliono trascorrere un week end fra arte, spettacolo e gastronomia.

Scolpire in Piazza 2011 – Sant’ippolito (Pu) Dal 23 al 31 Luglio 2011
Programma completo

Sabato 23 luglio

• Apertura del Cantiere di Scultura – Parco Scolastico

• Ore 21.15 – Palazzo Scolastico

Inaugurazione XII edizione di Scolpire in Piazza e presentazione degli scultori ospiti.
Inaugurazione mostre d’arte
– “Fragilità Magiche” Sculture Giuseppe Papagni
– “Flowers” Photography Paolo Mazzanti
– “Abel Zeltman. Soy un circo 2011″ Dipinti
– Opere degli allievi dei Corsi di Scultura delle Accademie di Belle Arti di Urbino e Macerata
– “Giovani Segni” Incisioni originali in litografia, calcografia e xilografia degli allievi della Scuola del Libro di Urbino

Drink di benvenuto

Giovedì 28 – replica Venerdì 29 luglio

• Ore 19.30 – Pian di Rose – Stabilimento MEP

“… le audaci imprese io canto …”
ovvero in viaggio con L’Orlando negli spazi insoliti dello stabilimento MEP.

Gli spazi insoliti di un moderno stabilimento distolti dalla loro funzione e trasformati in un luogo di visioni, si offrono allo spettatore come singolare set per un itinerario tra alcuni quadri dell’Orlando Furioso, attraversati in un curioso gioco di contrasti ed evocazioni tra quotidiano e straordinario.

Con: Fabrizio Bartolucci, Sandro Fabiani, Marina Bragadin, Claudio Tombini, Giulia Bellucci, Massimo Pagnoni, Jessica Tonelli, Antonio Nisi, Giuseppe Esposto, Alberto Carbonari.

Ambienti sonori: Tommaso Vecchiarelli – Ideazione/regia: Fabrizio Bartolucci – In collaborazione con Laboratorio Linguaggi

Ore 19.30 – Ritrovo e cena
Ore 21.30 – Inizio percorso

Appuntamento su prenotazione (entro il 26 luglio 2011)
Numero massimo 120 persone – Quota individuale di partecipazione 15 € compresa cena.

Prenotazioni:
– Pro Loco Sant’Ippolito – Tel. 329 4283857 e mail: prolocosantippolito@libero.it

Sabato 30 luglio

• Dalle ore 19.00 – Centro storico
• Cena con specialità enogastronomiche di qualità del Paese degli Scalpellini
• Osteria Gustitalia
• Artisti e artigiani di Sant’Ippolito

“Il Giardino a Zig Zag” Laboratorio di didattica dell’arte per bambini e adulti.
A cura di: Alessandra Bastia, Anita Grifoni, Elvira Blasi – Gruppo laboratoriale “Il Pane Blu”.

• Ore 20.30
La Banda degli Zulù
Brioso quartetto acustico che rilegge (e ri-suona) i brani dei più grandi cantautori italiani secondo i timbri del loro set strumentale: chitarra acustica, fisarmonica, sax contralto e contrabbasso.

• Ore 22.00
In collaborazione con Dondup
Matthew Lee Mini Big Band
Straordinario performer, pianista e cantante innamorato del Rock’n’Roll, cresciuto in mezzo ai suoni dei grandi maestri del genere. Un fenomeno degli 88 tasti con un’energia e un dinamismo che fanno tornare alla mente il grande Jerry Lee Lewis .

• Dalle ore 21.30
Cinemamobile
Una sala cinematografica itinerante su un furgone Volkswagen Caravelle.

Domenica 31 luglio

• Dalle ore 19.00

Consegna degli attestati di partecipazione a Scolpire in Piazza e degli assegni di studio agli allievi delle Accademie selezionati

Centro storico
• Cena con specialità enogastronomiche di qualità del Paese degli Scalpellini
• Osteria Gustitalia
• Artisti e artigiani di Sant’Ippolito

• “Il Giardino a Zig Zag” Laboratorio di didattica dell’arte per bambini e adulti.
A cura di: Alessandra Bastia, Anita Grifoni, Elvira Blasi – Gruppo laboratoriale “Il Pane Blu”.

• ore 21.00
Hebano
Un duo di giovani talenti formatisi al conservatorio Rossini di Pesaro che si presenta con un progetto originale e di grande qualità in un viaggio musicale tra il pop e la musica d’autore.

• Ore 22.00
In collaborazione con Dondup
“Sconcerto d’Amore” di e con Nando e Maila – Regia di Luca Domenicali
“Circo Teatro Comico Musicale” così Nando e Maila definisco il loro originalissimo spettacolo. Uno show surreale pieno di gags, acrobazie aeree, giocolerie musicali, prodezze sonore e tanta comicità.

• Dalle ore 21.30
Cinemamobile
Sala cinematografica itinerante realizzata su un furgone Volkswagen Caravelle
Artisti e Artigiani di Sant’Ippolito

• La bottega e le sculture di Natalia Gasparucci
• Le sculture di Filippo Ferri
• Le sculture di Dario Battistoni
• Le ceramiche artistiche di Gloria Villanelli
• I vetri artistici di Sonia Zanelli
• Le foto artistiche di Ylenia Gasperini
• I disegni e le incisioni artistiche di Jonathan Tinti
• I lavori di tessitura su telaio di Diane Roch Magrini e delle allieve del Corso di Tessitura
• Laboratorio ed esposizione degli allievi del XIX corso per la lavorazione della pietra arenaria
• Laboratorio ed esposizione degli allievi del corso di scultura della Scuola Media di Sant’Ippolito

Le Mostre

Palazzo Scolastico – Viale Leopardi, Sant’Ippolito
Dal 23 luglio al 7 agosto 2011 dalle 17.00 alle 19.30
Il 30 e il 31 luglio dalle 17.00 alle 23.30
Su appuntamento tel. 0721 728144

– “Fragilità Magiche” Sculture Giuseppe Papagni
– “Flowers” Photography Paolo Mazzanti
– “Abel Zeltman. Soy un circo 2011″ Dipinti
– Opere degli allievi dei Corsi di Scultura delle Accademie di Belle Arti di Urbino e Macerata
– “Giovani Segni” Incisioni originali in litografia, calcografia e xilografia degli allievi della Scuola del Libro di Urbino

Cantiere di Scultura

Da sabato 23 a domenica 31 luglio 2011
Parco Scolastico Sant’Ippolito
Orario di lavoro degli artisti: dalle 9.00 alle 18.30

– Tanya Preminger (Israele) per il Parco Naturale Regionale Gola della Rossa – Frasassi;
– Elena Saracino (Italia) per il Parco Naturale Regionale Gola della Rossa – Frasassi;
– Czeslaw Podlesny (Polonia) per il Comune di Pedaso;
– Guido Pettenò (Italia) per il Comune di Isola del Piano.
——–

Informazioni
http://www.scolpireinpiazza.orghttp://www.facebook.com/scolpireinpiazza – e mail: scolpireinpiazza@gmail.com
Comune di Sant’Ippolito – Tel. 0721 728144

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“Storia e Scienza, donne protagoniste”, Festa dell’Astronomia ottava edizione a Perinaldo

Ottava edizione della “Festa dell’Astronomia” Sabato 23, Domenica 24 Luglio 2011

Il Comune di Perinaldo e l’ Osservatorio Astronomico Comunale “G.D.Cassini” organizzano la “Festa dell’Astronomia 2011”, giunta alla sua ottava edizione.

“Storia e Scienza, donne protagoniste.”

Sabato 23 luglio

Sala del Consiglio
ore 16,30 : Saluto del Sindaco
ore 16,40 – 19 Conferenze:
Introduce l’Ing. Alberto Passerone (Dipartimento Energia e Trasporti I.E.N.I – CNR, Genova)

  • “Le cacciatrici di comete”, dott.ssa Gabriella Bernardi (giornalista scientifica)
  • “Presenze femminili nella vita di Gio.Domenico Cassini”,  dott.ssa Anna Cassini (storico).
  • “Da uno spazio all’altro (dal reale al virtuale)”, dott.ssa Bianca Falcidieno (Research Director,  Istituto di Matematica Applicata e Tecnologie Informatiche – CNR, Genova)
  • “Tornare sulla Luna”, prof.ssa Amalia Finzi, (Meccanica del Volo Spaziale, Politecnico di Milano, membro esperto dell’Human Spaceflight Vision Group dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Sala del Consiglio
ore 21,45 – 22,15: immagini e musica, al pianoforte Maria P. Gabba

Osservatorio, cortile ed esterni
dalle ore 22,15 in poi osservazioni astronomiche (a cura di Stellaria, con la collaborazione dell’Associazione Astrofili di Cernusco/s.Naviglio)

Domenica 24 luglio

Cortile dell’osservatorio e Chiesa della Visitazione
ore 10,30-13,30: le meravigleie del Sole, osservazione al telescopio e animazioni con “Stellaria”e l’Ass.Astrofili di Cernusco; la misura del Tempo; transito del Sole al mezzogiorno solare sulla linea Meridiana della Chiesa della Visitazione

Cortile, locali dell’osservatorio astronomico, centro storico
ore 15,30 – 17: proiezioni al Planetario e laboratorio per bambini
ore 17 – 18: presentazioni multimediali, percorsi attraverso il centro storico

Partecipazione libera – Perinaldo ed il suo Osservatorio Astronomico vi aspettano numerosi.

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