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Nayda, controcultura del Marocco

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E ancora, la Nayda non si accompagna ad alcun sviluppo economico simile a quello spagnolo del periodo e ha poche aperture dirette sugli altri paesi europei. Bisogna ricordare che una parte di marocchini, giovani e meno giovani, praticano il sufismo sotto diverse forme. Elemento fortedell’identità marocchina, il sufismo assorbe tutti i membri  della società, qualsiasi età, sesso, status sociale, orientamento sessuale e politico  abbiano. Il sufismo attira sempre più i giovani marocchini per la sua tolleranza, per la facile interpretazione che dona del Corano, dal fatto che rifiuta il fanatismo e che abbraccia la modernità. I giovani trovano in questi principi di “bellezza” e di “umanità” del sufismo, uno stile di vita equilibrato che permette loro di abbracciare l’arte, la musica e l’amore senza essere obbligati ad abbandonare i loro legami spirituali e religiosi. A questo proposito, la Nayda rileva lo sviluppo sociale e l’estensione delle libertà individuali. Ma essa non puo’ contare sullo sviluppo economico per ingrandirsi. Il PIL marocchino aumenta ma le disuguaglianze si accentuano e quindi il movimento tocca principalmente le classi medie, in zone urbane, ponendolo oggi in un ruolo minoritario.  Vero è che questo movimento ha contribuito a sdrammatizzare la questione dell’identità marocchina, dopo le accuse del giornale Attajad che titolava: “Non sono dei marocchini!”. Questo giornale islamista dimenticava che tante giovani ragazze velatedanzavano al L’Boulevard fianco a fianco con migliaia di giovani arrivati daiquartieri popolari di Casablanca.  Dopo la spinta del settimanale  Telquel, molti artisti marocchini che partecipavano alla scena Nadya, scomparvero nel 2007, all’indomani di una rappresentazione a Bruxell, in Belgio. Secondo incidente di percorso, dopo quello del cantante Barry in Spagna, nel 2006,  che mise in causa l’accesso ai visti per gli artisti marocchini della nuova scena avant-gardiste  marocchina.

Fonte: My Amazighen

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