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Archive for July 14, 2011

Siamo figli delle stelle

Vi siete mai chiesti di che cosa siamo fatti? Bene. A seconda delle persone le risposte sono tutte valide. Un biologo potrebbe rispondere che siamo costituiti da cellule che formano i nostri tessuti, i quali formano gli organi… e così via fino all’intero corpo. Una persona spirituale potrebbe dire che siamo un semplice involucro per la nostra anima. Uno scienziato (chimico o fisico che sia) ci darebbe la ricetta perfetta per costruire un uomo.

La ricetta dell’uomo

La ricetta per fare un uomo di media corporatura è la seguente: 15 kg di carbonio, 4 di azoto, 1 di calcio, mezzo di fosforo, 200 g di sodio, 150 di potassio, 150 di cloro, qualche grammo di una quindicina di altri elementi (tra i quali alcuni esotici, come il selenio, il litio e il vanadio in dosi infinitesimali) e quattro secchi d’acqua da 10 litri. I 40 litri d’acqua a loro volta si possono ottenere combinando 5 Kg di idrogeno e 35 Kg di ossigeno.

Nell’intervista a Margherita Hack che vi propongo alla fine dell’articolo, l’esimia professoressa dice:
(…)pulsar, cioè quei nocciolini centrali che rimangono dopo l’esplosione di grandi stelle, molto più grosse del Sole, che alla fine della loro vita danno luogo a un enorme serie di reazioni nucleari nel corso delle quali produco tutti gli elementi che noi conosciamo sulla terra, e quindi esplodendo arricchiscono il mezzo interstellare di questi elementi da cui poi si formerranno altre stelle con i loro pianeti e anche la vita, quindi noi oggi siamo fatti di materia costruita dentro le stelle, siamo un prodotto dell’evoluzione dell’universo(…)

Rianalizzando gli elementi chimici sopracitati, possiamo vedere che i  5 Kg di idrogeno e il pizzico di litio vengono dal big-bang, risalgono a 15 miliardi di anni fa. Gli altri ingredienti sono più recenti, per produrli l’universo ha dovuto evolversi per vari miliardi di anni, miliardi di stelle hanno dovuto nascere, splendere, morire, rinascere nel seno di nebulose generate da collassi stellari. I 15 Kg di carbonio sono stati costruiti dentro una stella nella fase terminale della sua vita, unendo 3 atomi di elio. I 35 Kg di ossigeno derivano dalla fusione di carbonio ed elio nel nòcciolo di stelle caldissime. Il ferro è cenere di stelle esaurite. Anche calcio, fosforo, zolfo, cloro, sodio e azoto vengono da caldissime fucine stellari. Le tracce di elementi ancora più pesanti ci arrivano dalle supernovae (cioè un’esplosione stellare estremamente energetica).
In conclusione possiamo dire che gli atomi che formano le molecole delle nostre cellule sono nati all’interno di fornaci cosmiche: stelle come quelle che vediamo in cielo.
Insomma, siamo nati dalle stelle.

Fonte: Skimbu

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“The Uninvited” di Charles e Thomas Guard [2009]

July 14, 2011 Leave a comment

Brain Damage

Remake americano del predecessore [produzione coreana] Two Sisters, The Uninvited è il classico prodotto per ragazzi. Tranne per l’eccellente colpo di scena finale.
Ciò che dà fastidio di questo tipo di film è il fatto di essere dei rifacimenti. Il remake non è di per sé deplorevole. Un film ri-girato a distanza di molti anni può essere aggiornato perlomeno alle nuove tecniche cinematografiche garantendo magari una più forte valenza espressiva dell’immagine. In questo caso però ci troviamo di fronte a un’azione di mercato che sempre più prende piede in quel di Hollywood dove, probabilmente per carenza di idee, si [ri]mettono in scena opere già portate sul grande schermo in Asia o in Europa [si guardi l’ottimo Lasciami Entrare di Tomas Alfredson del 2008].
Cosa c’è che non va negli originali?
La domanda è lecita, se non doverosa! Film che hanno già riscosso un buon successo di pubblico e critica oltreoceano potrebbero tranquillamente essere importati e distribuiti anche negli States. E invece no.
Io credo a Hollywood temano tremendamente di perdere il primato mondiale sul cinema per le masse, soprattutto nel genere horror. Quasi tutte le produzioni di questo genere degli ultimi 20 anni uscite nei cinema sono americane, con rare eccezioni. Immagino per loro sia quasi vitale produrre un remake, talvolta copiandolo passo passo dall’originale.
Purtroppo quest’operazione di copiatura non riesce mai a raggiungere l’originalità e la qualità dell’originale.
In The Uninvited non c’è quasi nulla di buono durante il 95% del film.
Tutto è scontato e banale e rientra nei classicissimi cliché dell’horror.
Il ritmo è presente ma ogni azione è largamente prevedibile dallo spettatore. I momenti di tensione sono talmente telefonati che nemmeno ci rendiamo conto d’averli passati. Le musiche e i movimenti di macchina anticipano tutto e non ci sarà sorpresa alcuna nel vedere la faccia di un personaggio morto anni prima sbucare dal buio di un armadio.
Sono ridicolizzati e estremamente inconsistenti anche i fuori campo d’impronta, come quando qualcuno cammina in controluce davanti a una porta socchiusa e noi vediamo la sua ombra che passa da sinistra verso destra, generando nella protagonista una terribile ansia e nello spettatore un sentito sbadiglio.
E nel confronto con l’originale [ma non solo nel paragone] persino gli attori sono insipidi. Le facce sono quelle classiche delle serie tv americane. Insomma, forse la protagonista piacerà ai ragazzini, però sarebbe interessante vedere qualcuno interpretare un ruolo, invece che limitarsi a mettere la faccia..
Non vorrei quasi parlare della fotografia imbarazzantemente irreale e della sceneggiatura che credo non sia nemmeno mai stata scritta, bensì presa in prestito da qualche altro film horror di serie b.
«Anna? Non voglio farti del male!» dice un personaggio a un altro mentre sta palesemente cercando di ucciderlo. Tanto per darvi un’idea degli strabilianti dialoghi che ci si trova di fronte guardando questo film.

Alla fine però c’è quel colpo di scena che, seppur già visto altrove con simili fini, arriva inaspettato e strappa un sorriso allo spettatore.

Non importa poi che nella storia tutto torni o che fino a quel momento il film era di basso profilo. In fondo, chi è che non ha mai sognato di abitare in una villa a due piani in riva al mare oppure di avere una ragazza come la bionda fidanzata del padre delle due sorelle?

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

Canada, mattoni della vita assemblati sugli asteroidi

Uno studio approfondito su di un asteroide caduto in Canada nel 2000, ha rivelato che gli elementi fondamentali della vita sono stati dispersi nell’universo dalla esplosione di supernove ed il loro, per così dire: ‘Assemblaggio’, è avvenuto all’interno degli asteroidi. La ricerca in questione è stata pubblicata sulla popolare rivista scientifica ‘Science’ e ha rilevato che nelle analisi dei più primitivi bolidi celesti, sussistono gli elementi della vita che si sono conservati per miliardi di anni. I ricercatori hanno esaminato una notevole quantità di materiali organici contenuti nel meteorite abbattutosi in Canada nel lago Tagish e hanno appurato che si tratti di uno dei più antichi del tipo: ‘Condrite Carbonacea’, un masso primitivo e lo studio di questo ha svelato come le rocce di questo tipo siano ricche di composti organici e grazie anche a questo studio è stato ricostruito il processo che ha portato ad assemblare gli elementi. Sempre secondo i ricercatori, ciò che ha permesso agli elementi della vita di assemblarsi sono state le alterazioni prodotte dalle variazioni di temperatura avvenute nell’acqua che era primitivamente presente nell’asteroide e questo ha generato quelli che ne sono stati i precursori. È stato dunque definitivamente rilevato che nelle condriti carbonacee sono presenti quei componenti di base delle proteine come gli aminoacidi e gli acidi monocarbossilici. L’asteroide dal quale si sono staccati i frammenti analizzati, come hanno spiegato i ricercatori, si è formato come i suoi simili dall’aggregazione di polveri nel Sistema Solare nascente e all’epoca conteneva ghiaccio. Quest’ultimo si sarebbe progressivamente riscaldato e poi sciolto. L’acqua sarebbe quindi penetrata all’interno dell’asteroide, alterando gli elementi organici presenti nella roccia e favorendo in questo modo la nascita delle molecole organiche prebiotiche.

Carla Liberatore

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Biennale di Venezia / 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, definita la Giuria internazionale del Concorso

la Biennale di Venezia / 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Eija-Liisa Ahtila, David Byrne, Todd Haynes, Mario Martone, Alba Rohrwacher e André Téchiné nella Giuria internazionale Venezia 68 presieduta da Darren Aronofsky

E’ stata definita la Giuria internazionale del Concorso della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, presieduta dal regista, produttore e sceneggiatore statunitense Darren Aronofsky.

La Giuria assegnerà i premi ufficiali della 68. Mostra, che avrà luogo al Lido dall’31 agosto al 10 settembre 2011, diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta.

Le personalità chiamate a farne parte sono:

l’artista visiva e regista finlandese Eija-Liisa Ahtila, i cui lavori sono stati esposti nei più importanti centri espositivi al mondo, dalla Tate Modern di Londra (con una mostra monografica nel 2002) al MoMA di New York (con l’installazione video The Wind nel 2006), e che ha partecipato in due occasioni alla Biennale Arte, nel 1999 con la video-proiezione Lohdutusseremonia (Padiglione dei Paesi nordici) e nel 2005 con l’opera The Hour of Prayer, proiettata su quattro schermi;

il compositore, artista visivo e regista britannico David Byrne, leader dei Talking Heads negli anni ’70 e successivamente creatore dell’etichetta discografica di successo Luaka Bop, che dal ’90 lavora su progetti di arte visuale e fotografia esposti in tutto il mondo. E’ stato protagonista insieme ai Talking Heads del celebre film-concerto Stop Making Sense (1984) di Jonathan Demme, regista (nonché interprete/narratore) dell’originale True Stories (1987), compositore di importanti colonne sonore fra cui L’ultimo imperatore (1987) di Bernardo Bertolucci con cui ha vinto l’Oscar, e recentemente ha collaborato con Will Oldham  per la colonna sonora del film di Paolo Sorrentino This Must be the Place;

il regista statunitense Todd Haynes, figura chiave del cinema indipendente, da sempre attratto da interessi artistici e letterari che trapelano nei suoi film, in Concorso a Venezia nel 2007 con I’m Not Here (Io non sono qui, Premio Speciale della Giuria e Coppa Volpi a Cate Blanchett) e nel 2002 con Far From Heaven (Lontano dal Paradiso, Coppa Volpi a Julianne Moore), premiato col Pardo d’oro a Locarno e col Premio della Giuria al Sundance per il film d’esordio Poison (1991);

il regista cinematografico e teatrale italiano Mario Martone, in Concorso a Venezia nel 2010 con l’applauditissimo Noi credevamo, vincitore di 7 David di Donatello e del Nastro d’argento dell’anno, già vincitore a Venezia del Premio della Giuria nel 1992 per l’esordio Morte di un matematico napoletano, grande protagonista della scena sperimentale del teatro italiano (tra i fondatori dei gruppi Falso Movimento e Teatri Uniti), ha allestito spettacoli nei maggiori teatri del mondo ed è direttore del Teatro Stabile di Torino;

l’attrice italiana Alba Rohrwacher, interprete fra le più richieste e acclamate delle ultime stagioni, a Venezia nel 2010 con La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo (per il quale ha ricevuto il Nastro d’argento come migliore attrice protagonista) e Sorelle mai di Marco Bellocchio, nel 2009 con Io sono l’amore di Luca Guadagnino, nel 2008 con Il papà di Giovanna di Pupi Avati, per il quale ha ricevuto il David di Donatello come migliore attrice protagonista (l’anno precedente lo aveva ricevuto come migliore non protagonista per Giorni e nuvole di Silvio Soldini);

il regista e sceneggiatore francese André Téchiné, uno dei Maestri del cinema d’Oltralpe, Palma d’oro a Cannes per Rendez-vous (1985), esordiente a Venezia nel 1969 con Pauline s’en va dopo un apprendistato critico nei prestigiosi “Cahiers du Cinéma”, ha scelto Venezia come suggestiva location del suo ultimo film Impardonnables (2011), presentato a Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs, con André Dussollier nei panni di Francis, scrittore affermato giunto sull’isola di S. Erasmo per dedicarsi con calma al suo prossimo romanzo.

Nella serata conclusiva della Mostra (10 settembre 2011), la Giuria Internazionale Venezia 68 assegnerà ai lungometraggi in concorso i premi ufficiali: il Leone d’Oro per il miglior film, il Leone d’Argento per la migliore regia, il Premio Speciale della Giuria, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente, l’Osella per il miglior contributo tecnico, l’Osella per la migliore sceneggiatura.

Venezia, 8 luglio 2011

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Gli stati della materia

Prima dello studio dei fenomeni elettrostatici e magnetici la fisica classica aveva diviso la materia in stati di aggregazione a seconda delle proprietà meccaniche che il particolare stato presentava. Tutti noi conosciamo la divisione in solido, liquido e aeriforme ma non tutti sano che il progresso scientifico ha portato ad individuarne di nuovi. Questo perchè nella fisica moderna questa classificazione risulta troppo semplice ed inadeguata per descrivere in modo completo tutte le varianti assunte dalla materia. A differenza degli stati ordinari, che si percepiscono quotidianamente in natura, la maggior parte di quelli nuovi si verificano solo in particolari condizioni ambientali, cioè solo sotto certe condizioni di temperatura e pressione (principali cause delle modificazioni molecolari).

Gli stati di aggregazione della materia classici

Come detto sopra la divisione classica della materia prevedeva tre stati fondamentali a cui la fisica riconosceva diverse proprietà meccaniche. Infatti, come tutti noi possiamo sperimentare, il solido è quello stato in cui la materia mantiene una forma costante, a meno di applicare una o più forze esterne di intensità tale da rompere i legami del corpo, causando la rottura o il taglio del corpo.

Facciamo un esempio per comprendere meglio. Prendiamo un rametto di legno, sicuramente è un oggetto solido che ha una propria forma, ma se noi applichiamo due forza agli estremi facendo leva su un perno centrale, questo si spezza. I solidi sono, nella maggior parte dei casi, composti da un reticolo cristallino regolare, questa struttura, simile ad un telaio, è composta, in modo approssimativo, da nodi (atomi) e da aste (legami). I legami (che possono essere di varia natura) sono molto forti e riescono quindi a mantenere rigida la struttura globale che costituisce l’intero corpo. Gli unici moti a cui sono soggetti i costituenti della materia sono di tipo vibrazionale dovuti o all’agitazione termica (riscaldamento) o all’azione di forza esterne.

Lo stato liquido è caratterizato da interazioni deboli e quindi i suoi costituenti sono liberi di scorrere gli uni sugi altri, questo causa la perdita di volume proprio ed infatti un qualsiasi corpo liquido assume la forma del recipiente che lo contiene.

L’ultimo stato classico è quello aeriforme. Liberi da ogni legame, gli atomi che compongono il corpo gassoso si muovono independentemente seguendo la legge del caos (per cui non esiste una direzione preferenziale di crescita), ciò indica una completa assenza di forma, il gas tende ad espandersi ed ad occupare tutto il volume disponibile ( trasformazione irreversibile per il secondo principio della termodinamica).

Il Plasma

In realtà esistono diversi stati della materia identificati grazie alle moderne tecnologie ed alle nuove scoperte scientifiche e per convenzione definiamo il plasma il quarto stato della materia. Esso è costituito da un insieme di particelle con cariche elettriche positive (ioni) e negative (elettroni) in modo che complessivamente risulti neutro (la cui carica elettrica totale è cioè nulla).

Si scoprì che una qualsiasi sostanza , portata a una determinata temperatura, (in ogni caso elevatissima), passava ad uno stato fino ad allora sconosciuto, questo perchè la sostanza (in forma gassosa) viene ionizzata. Cosa significa questo? La ionizzazione termica è un processo nel quale gli atomi della materia vegono scissi a causa degli scontri tra quest’ultimi e molecole, ioni ed elettroni presenti. Spieghiamo meglio. L’ elevata temperatura viene assorbita dalle particelle, sottoforma di agitazione termica, che causa un grande aumento dell’ energia cinetica delle stesse. Questo implica che le particelle in queste condizioni hanno una grandissima velocità, queste scontrandosi rilasciano vicendevolmente energia (in modulo più grande dell’energia di legame degli atomi stessi). Per facilitare la comprensione facciamo un esempio. Approsimiamo due atomi a due palline. Nello stato gassoso, queste sferette si muovono casualmente ma data la bassa velocita nello scontro esse ribalzano l’una contro l’altra, nel plasma le due palle hanno una velocità tale che nello scontrarsi si distruggono a vicenda.

Questo nuovo stato si iniziò a studiare alla fine del XVIII secolo coincidente con le prime osservazioni sui fenomeni elettromagnetici. Primo fra tutti Benjamin Franklin che con il suo celebre esperimento scoprì la natura elettrica del fulmine, le ricerche però furono abbadonate fino alla metà del secolo successivo quando Sir William Crookes lo identificò come quarto stato della materia a cui Irving Langmuir diede il nome di plasma.

A questo punto vi starete chiedendo se sia possibile vedere il plasma realmente o toccarlo con mano o se sia meramente un’astrazione. Bene posso affermare con sicurezza che tutti noi abbiamo visto il plasma nella nostra vita. Il plasma non è uno stato eccezionale, poiché costituisce il 99% dell’Universo, come conseguenza dell’elevata temperatura esistente nei corpi celesti, che porta alla ionizzazione degli atomi, mentre sulla terra la presenza di plasma è rara ma frequente, infatti sono fatti di plasma i fulmini (le cariche libere del gas ionizzato producono un passaggio di corrente elettrica) e le aurore boreali inoltre, per gli appassionati di film riguardanti i viaggi spaziali, si ha una formazione di plasma sullo scudo termico dei veicoli spaziali al rientro nell’atmosfera.

Dalla teoria alla pratica

Per chi si sente un piccolo scienziato (forse un po’ pazzo) vi è la possibilità di ricreare del plasma nelle nostre case. L’occorrente è:

  • forno a microonde;
  • fiammiferi;
  • un bicchiere;
  • della cera;

oggetti di appoggio (non materiali metallici perchè provocherebbero delle scariche elettriche, meglio se di plastica dura o vetro)

Per realizzare il plasma basta porre uno o due fiammiferi all’interno del microonde inserito un una pallina di cera che terrà fermi i due cerini. A lato si devono disporre due o più supporti (a esempio delle mollette da bucato prive della parte ferrosa) su cui appoggiare il bicchiere in modo da tenerlo sollevato dal piatto dell’elttrodomestico. Accendete i fiammiferi, chiudete lo sportello del microonde e avviatelo. Si genereranno delle palle di plasma all’interno del bicchiere. Mi raccomando non fatelo per troppo tempo, il bicchiere potrebbe scoppiare rovinandovi l’apparecchio elettronico.

Come funziona? Semplicemente il campo elettromagnetico generato dal forno accellera gli elettroni e gli atomi provocando urti molto più potenti, capaci di strappare cariche elettriche agli atomi. Come se ad un auto in velocità dessimo una forte accellerazione per provocare un grande incidente.

Fonte: Skimbu

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Greenpeace, deforestazione anche misfatto di Barbie Mattel

Secondo Greenpeace la più famosa bambola del mondo sarebbe uno degli elementi che contribuiscono alla deforestazione in Indonesia. Gli attivisti di Greenpeace hanno lanciato una campagna internazionale contro la Mattel, casa produttrice di Barbie, a Los Angeles e a Jakarta. Secondo l’organizzazione di difesa dell’ambiente infatti, il legno degli imballaggi della bambola proviene da quella che hanno definito una famigerata azienda indonesiana autrice della deforestazione della foresta pluviale fra le più estese del mondo. L’azienda sarebbe la Asia Pulp and Paper e gli attivisti di Greenpeace basano la loro conclusione su alcuni esami compiuti da alcuni loro investigatori. L’Asia Pulp and Paper pare sia controllata dal gruppo Sinar Mas specializzato in produzione di carta e olio di palma. L’azienda si è difesa dichiarando che il legno degli imballaggi di Barbie è costituito al 96% da materiale riciclato e che hanno l’obiettivo di arrivare ad una percentuale del 100% entro il 2015.

Carla Liberatore

WPA 2011, 21 artisti contemporanei interpretano l’America

Schio (VI) – Il PROGETTO WPA 2011 è stato selezionato dall’ assessorato alla cultura del Comune di Schio per partecipare al programma culturale 2011 che ha come titolo “Che ve ne sembra dell’America?”.
Inaugurazione: venerdì 15 luglio 2011 ore 18.30.
Durata: dal 15 luglio al 07 agosto 2011.
Sede espositiva: Lanificio Conte, Largo Fusinelle, Schio, Vicenza

“Le opere di artisti contemporanei sono occasioni per capire il mondo e in questa epoca di crisi sono un’occasione di investimento nelle idee.” Pier Luigi Sacco
docente di Economia della Cultura all’ Università IULM, Milano.

L’acronimo WPA è stato il punto di riferimento per lo sviluppo di questo progetto culturale.
Sembra ormai confermato il nesso tra la crisi economica americana del 1929 e l’attuale situazione mondiale.
Negli Anni Trenta con l’attuazione del New Deal, l’America, attraverso uno dei più vasti e importanti programmi culturali che la storia conosca, istituisce il WPA (Works Progress Administration).
Per il settore artistico il Presidente Franklin Delano Roosvelt fonda il Federal Art Project.
Oltre 5000 artisti vengono coinvolti in questo programma governativo.
Il ruolo dell’artista diviene quindi fondamentale nell’ attuazione di idee e nuovi stimoli, che contribuiscono a rimettere in moto le attività produttive.
Investire nella creatività può renderci nuovamente competitivi.
Uno degli intenti di questo progetto è quello di mettere in relazione con una mostra collettiva artisti di varie nazionalità, dando loro modo di creare delle opere a tema, che possano diventare anche motivo di dibattito sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.
A 21 artisti di varie nazionalità è stato chiesto di lavorare attenendosi al tema dell’America, dando spazio ad opere scaturite da una totale libertà d’immaginazione e da un’attenta ricerca individuale.
Nel periodo dell’esposizione inoltre, alcuni artisti italiani apriranno i loro ateliers agli artisti austriaci, cechi e tedeschi e al pubblico, per indagare i luoghi in cui le idee prendono forma.
Gli artisti stranieri saranno ospitati a Schio per alcuni giorni per poter creare una rete di scambi per un confronto culturale con gli artisti locali.
In seguito è prevista una mappatura di tutti gli studi d’arte della zona, valore aggiunto per un possibile sviluppo anche a livello turistico del nostro territorio.
Catalogo a cura di Belinda Guerriero e Joseph Rossi, introduzione storica di Giuseppe Antonio Muraro, testo critico di Carmen Rossi.

SETTORI
Pittura, scultura, fotografia, installazioni e video.

Artisti italiani
Armando Bertollo Schio, VI
Pierluigi Buttò, Udine
Arnaldo Dal Bosco, Cornedo, VI.
Giuliano Dal Molin San Vito Di Leguzzano, VI
Fabio Guerra Schio, VI
Pino Guzzonato Schio, VI
G.Paolo Lucato Bassano del Grappa, VI
Giuliano Marian, Pordenone.
Corrado Meneguzzo Malo, VI
Enrico Minato Crespano del Grappa, VI
Maria Elisabetta Novello Vicenza
Leonardo Onetti Muda Schio, VI
Joseph Rossi, Schio VI
Franco Ruaro Schio, VI
Fabio Sandri Castelgomberto, VI
Angelo Urbani Cornedo Vic.no, VI
Sergio Zanone, Sarcedo, VI

Artisti stranieri
Hubert Huber Passau, Germania
artista e curatore della Galleria d’Arte Contemporanea
Produzentengalerie di Passau, Germania
Karel Kocourek Pilsen, Repubblica Ceca
Anna Kocourkovà Pilsen, Repubblica Ceca
Herbert Christian Stöger Linz, Austria

apertura al pubblico: venerdì 16.30 / 20.00
sabato e domenica 10.00 / 12.30 – 16.30 / 20.00
o su appuntamento: telefonando a Belinda Guerriero
+39 349 7702041
Su richiesta sarà possibile visitare gli atelier di alcuni artisti

informazioni:
http://www.comune.schio.vi.it
tel. 0445 691285

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“X-Men – Le origini: Wolverine” di Gavin Hood (2009)

July 14, 2011 Leave a comment

X-Men – Le origini: Wolverine (X-Men Origins: Wolverine) è un film a colori di genere azione, fantascienza, fantastico, thriller della durata di 120 min. diretto da Gavin Hood e interpretato da Hugh Jackman, Liev Schreiber, Ryan Reynolds, Dominic Monaghan, Lynn Collins,Danny Huston, Daniel Henney, Taylor Kitsch, Kevin Durand, Tim Pocock.
Prodotto nel 2009 in USA e distribuito in Italia da 20th Century Fox il 29 aprile 2009.

Diciassette anni prima di entrare a far parte degli X-Men, Logan è un mutante innamorato della bella Volpe d’Argento. Quando un misterioso assassino di nome Sabretooth la uccide, Logan decide di vendicarsi ed entra in un programma chiamato “Arma X”, diretto dal losco William Stryker.

Per scoprire le origini del mito Wolverine, in un prequel che promette di intrattenere il pubblico con il suo mix di azione, thriller e adrenalinica fantascienza.

X-Brothers

a cura di Luciana Morelli

Di ottima fattura la prima parte incentrata sulle gesta ‘nuove’ dell’X-Team, leggermente sotto tono la seconda che sfocia più volte nel già visto, ma senza dubbio siamo di fronte ad un comic-action di buon livello, forse non proprio in linea con le attese, ma sicuramente di grande impatto visivo e soprattutto narrativo.

Dopo aver combattuto guerre su guerre a cavallo di due secoli insieme al fratello Victor Creed e al Team X di militari mutanti guidato da Stryker, Logan ha deciso di mollare tutto si è ormai ritirato a vita solitaria insieme alla sua amata Kayla Silverfox sulle montagne rocciose canadesi. Il suo lavoro di taglialegna e l’amore della sua compagna, che lo incoraggia a seguire il suo istinto umano e a tener a bada quello mutante, sembrano aver placato la rabbia e la voglia di riscatto dopo un passato e un’adolescenza pieni di oscurità e sofferenze. Sarà proprio il brutale assassinio di Kayla da parte di Victor a cambiare per sempre la vita di Logan, a fargli compiere il suo percorso di vendetta e a convincerlo a rimettersi in ballo senza mezzi termini. Devastato dal dolore e accecato dal furore per il grave lutto, Logan si lascia convincere da Stryker e accetta di farsi trasformare in Wolverine, nome in codice: Arma X. La tenacia e lo spirito di combattente aiuteranno Logan a sopportare l’immenso dolore fisico di un esperimento ancora non perfezionato che rivestirà il suo scheletro di adamantio puro, una lega di metallo indistruttibile che lo renderà invincibile. E’ sicuramente quello più ambizioso, ma quello subito da Logan è solo uno dei tanti esperimenti che Stryker e il suo staff di scienziati ha in serbo per gli ignari mutanti rapiti e imprigionati in giro per il mondo con lo scopo di trasformarli in micidiali armi da guerra da tenere sotto chiave e puntare all’occorrenza contro il nemico di turno in difesa del genere umano. Ma Wolverine non è un mutante come gli altri, è il non-plus-ultra, è arrabbiato e potente come nessun altro. E soprattutto h una missione da compiere…

Protagonista in ogni singola scena di questo spin-off X-Men – Le origini: Wolverine interamente dedicato alle origini del suo personaggio, Hugh Jackman torna a vestire i panni di Wolverine ed è spettacolo vero, almeno a tratti. Si parte a mille sin dalle prime immagini che raccontano la notte buia e tempestosa in cui tutto ebbe inizio, quella in cui il piccolo Logan in preda ad un raptus uccide con i suoi artigli il suo vero padre ignorandone l’identità. Victor e Logan scoprono così di essere fratelli e di avere un misterioso ‘dono’ che li accomuna. In preda al panico i due ragazzini scappano di casa per non farvi mai più ritorno instaurando un legame che andrà oltre il tempo e lo spazio. Si trasformeranno in due guerrieri indistruttibili, una squadra infallibile che insieme affronterà la Guerra Civile americana, i due conflitti mondiali e il Vietnam senza colpo ferire. Due corpi mutanti, due anime dark mai in competizione fino al giorno in cui, dopo una lunga e dolorosa separazione, si rincontrano faccia a faccia in un duello all’ultimo sangue. Assetato di vendetta l’uno, accecato dal suo egocentrismo e dalla voglia di primeggiare l’altro, Wolverine e Sabretooth (nome mutante di Victor, interpretato da un grandissimo Liev Schreiber) danno vita ad un duello indimenticabile e ‘sanguigno’ a suon di rocamboleschi combattimenti, inseguimenti e inevitabili riavvicinamenti. Jackman e Schreiber, che sfoggiano non solo una grandissima forma fisica ma anche una perfetta empatia attoriale, danno vita a due personaggi carismatici come pochi altri, un po’ uno la nemesi dell’altro. Sono contrastanti, passionali, istintivi, violenti, ma mentre Wolverine spicca per la sua dualità mostrando spesso il suo smarrimento di fronte alla sua vera natura – perennemente in bilico tra sentimento e istinto – Sabretooth non mostra mai esitazioni dando sfogo liberamente e indistintamente alla sua letale ferocia senza mai risparmiarsi.

Considerata la difficoltà di scrivere uno spin-off che fosse incentrato su un solo personaggio ma che non sfigurasse al confronto con gli altri più corali capitoli della saga, gli sceneggiatori Skip Woods e David Benioff(straordinario autore del soggetto e della sceneggiatura de La 25ª ora di Spike Lee) hanno fatto un buon lavoro alternando momenti impegnati ad altri di puro intrattenimento e sfornando anche qualche gustoso scambio di battute.
Tante sottotrame si snocciolano in questi velocissimi 100 minuti ‘originari’, tanti gli effetti speciali (non sempre impeccabili) e tanti i personaggi, vecchi e nuovi si avvicendano in questo quarto capitolo, ma la lente d’ingrandimento è sempre fermamente puntata sulle evoluzioni fisiche e psicologiche di Wolverine e di rimbalzo sulle straordinarie doti recitative (e non solo) di uno Hugh Jackman dalle mille risorse, un attore che riesce a trovare sempre nuovi stimoli e a rinnovare di volta in volta il suo celeberrimo alter-ego mutante senza farlo mai apparire ‘pesante’. Stavolta però ha trovato a far pane per i suoi denti nel collega Schreiber, capace in più di un frangente di rubargli clamorosamente la scena.
Di ottima fattura la prima parte incentrata sulle gesta ‘nuove’ dell’X-Team, leggermente sotto tono la seconda che sfocia più volte nel già visto, ma senza dubbio siamo di fronte ad un comic-action di buon livello, forse non proprio in linea con le attese, ma sicuramente di grande impatto visivo e soprattutto narrativo.

Aspettando le gesta di Magneto è arrivato dunque il momento di godersi l’attesissimo blockbuster dedicato a Wolverine, a tratti ficcante e affilato come i suoi artigli di adamantio, ma incapace di lasciare solchi troppo profondi nella storia della saga targata Marvel. Tanto meno nella memoria degli appassionati.

Fonte: Movieplayer.it

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Università di Oxford, possibile scoperta di una Crocifissione del Michelangelo Buonarroti

Un nuovo tassello è stato aggiunto al corpus di opere del grande Michelangelo Buonarroti. Lo storico dell’arte Antonio Forcellino ha dichiarato di aver identificato un nuovo capolavoro del pittore aretino, sinora attribuito a Marcello Venusti, valtellinese di nascita, ma fortemente influenzato dalle forme michelangiolesche, a tal punto che ne divenne un affermato e fedele copista.
E’ proprio questa assoluta fedeltà all’arte di Michelangelo che ha condotto la storiografia artisitca ad attribuire la “Crocifissione con la Madonna, San Giovanni e due angeli piangenti” all’artista lombardo.
Nei giorni scorsi, però, il Forcellino ha sostenuto che quel dipinto – ospitatto all’Università di Oxford – è opera di mano michelangiolesca; grazie ad una serie di analisi con tecniche a raggi infrarossi, lo storico dell’arte non ha dubbi sull’attribuzione: “La differenza tra quest’opera e il lavoro di Venusti è evidente…solo Michelangelo avrebbe potuto realizzare un simile capolavoro”.
A smorzare gli entusiasmi le parole, come sempre taglienti e argute di Vittorio Sgarbi, “Forcellino è bravo, ma malato di michelangiolite, vede michelangeli dappertutto”.
Osservando l’opera in questione, appare evidente l’influenza del maestro aretino sul valtellinese, ma risulta altresì un pò azzardata la teoria di Antonio Forcellino. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi, nel frattempo ecco il dipinto tanto discusso.

Fonte: Noisymag

“Non da questa collera” di Dylan Thomas

 Non da questa collera

Non da questa collera, anti-culmine dopo
Che il rifiuto paralizzò i suoi fianchi e il fiore zoppo
Si curvò come una bestia a lappare il fiotto solitario,
In una terra cinghiata dalla fame,
Ella riceverà una scorpacciata d’erbacce
E potrà generare quelle mani viticce che palpo
Attraverso i tormentati, due mari.
Dietro il mio capo un quadrato di cielo s’affloscia
Sul sorriso circolare lanciato da amante ad amante
E la palla dorata rotola via dai cieli;
Non da questa collera, dopo
Che il rifiuto rintoccò come campana sott’acqua, il suo sorriso
Potrà generare quella bocca, dietro lo specchio,
Che brucia lungo i miei occhi.

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