Home > Lectio > “Senza Rete” di Stefania Giovando e Anna Luciani, Rupe Mutevole Edizioni

“Senza Rete” di Stefania Giovando e Anna Luciani, Rupe Mutevole Edizioni

 

STEFANIA GIOVANDO  ANNA LUCIANI
SENZA RETE

Euro 12,00
Collana – TRASFIGURAZIONI – nr. 36

Immagine di copertina © Franca Ferrari

ISBN 978-88-96418-25-3

Il topic di quella sera era allettante, per una che, come lei, amava essere al centro dell’attenzione: era stata tentata di gettarvisi a capofitto, accalorandosi nella discussione che, come sempre, si svolgeva fitta fitta, a metà tra il serio e il faceto.

– Che cos’è l’istinto di conservazione?
L’idea era stata lanciata da Irene e tutti, come al solito, avevano cominciato ad infervorarsi nella discussione. Tutti tranne lei. C’era qualcosa che la tratteneva, una strana reticenza, una curiosa inquietudine, una specie di disagio sottile, che le impediva di partecipare come avrebbe voluto, sebbene quelle discussioni serali fossero il momento più rilassante, per lei, e quello in cui il suo egocentrismo aveva modo di ottenere le gratificazioni di cui sentiva di avere bisogno. Tutti sapevano dei suoi occhi verde-mare e dei suoi capelli biondo oro: non aveva tralasciato di descriversi abbondantemente, calcando con mano generosa sui suoi pregi più evidenti e tralasciando sapientemente i piccoli grandi difetti, e nelle discussioni aveva avuto modo di dispiegare la sua cultura, il sapiente senso della misura, il perfetto equilibrio, la naturale attitudine a circondarsi di una corte di ammiratori adoranti, uomini o donne che fossero, tutti ugualmente attratti dal suo carisma, come api dal miele. Era benvoluta, insomma, ammirata, ricercata, stimata e tutta una serie di participi passati che stimolavano quell’ego che sentiva fremere imperioso dentro di sé, ma che sapeva tenere a freno con abile simulazione, cavandosela con hu-mour e classe ogni qual volta rischiava di tracimare.
Quella sera Eliana, semplicemente, non aveva voglia di discutere, senza, però, riuscire a definire con chiarezza il motivo della sua irrequietudine, di quella sottile malinconia che pian piano si faceva largo dai precordi dell’anima…
Sempre che io abbia un’anima – pensò, cercando di scherzare con se stessa.
Questo fatto di prendersi in giro, di giocare con se stessa, di burlarsi del suo essere più interiore, era un vecchio trucco che adottava per non pensare.
I pensieri… uffff, che barba, erano un inutile accessorio, per Eliana, un modo per crearsi dei problemi, quando la vita era così bella da godere, così dolce da giocare, così fantastica se la sai prendere. E lei la sapeva prendere, eccome, con l’abilità del predatore che chiude il cuore ad ogni sentimento e si concentra solo sulla preda da ghermire. E quanto ad istinto di conservazione, ne aveva da vendere, ne aveva una montagna, un mare, una galassia. Avrebbe potuto raccontare mille episodi, mille storie in cui si era salvata grazie all’istinto di conservazione…
“Homo homini lupus” aveva letto da bambina sul libro di latino di sua cugina e ne era rimasta così colpita che aveva giurato a se stessa di non far mai la parte dell’agnello.
< Milady > Gente, vi mando una bella canzone.
Eliana lesse le parole sul monitor, rendendosi conto che la discussione si era già conclusa. Del resto, ultimamente accadeva così, si iniziava a parlare, poi ci si stancava, allora Milady accendeva la radio e tutti ascoltavano la musica che fluiva nelle loro cuffie attraverso l’etere. Eliana rabbrividì, un brivido lungo, serpeggiante, crudele.
Com’è triste Venezia, soltanto un anno dopo, com’è triste Venezia, se non si ama più…
<Milady> Vi piace Venezia? Che ne dite se il nostro incontro lo facessimo lì?
Com’è triste Venezia se nella barca c’è soltanto un gondoliere che guarda verso te…
< Alba > Un po’ lontano per me…
< Gaia > Dai, Alba, organizzati…
< Venus > Ci sono così tante cose da vedere a Venezia: io posso fare da guida, la conosco molto bene!
< Milady > Sono certa che ci divertiremmo molto.
< Irene > Venezia è così romantica…
< Sirio > Romantica? Azz, vuoi vedere che finirò per sposarmi? Ops…dimenticavo! Sono già sposato…
< Irene > Scherza, scherza, tu, ma hai idea di quella laguna, di quelle calli, di quelle gondole…
< Mister > Dev’essere una città così gioiosa… i locali, le feste, il carnevale….
Si trovò a digitare prima di rendersene conto.
< Eliana > Venezia può essere molto triste, qualche volta…
La voce struggente di Aznavour le fece eco nella cuffia.
Troppo triste Venezia soltanto un anno dopo, troppo triste Venezia se non si ama più.
< Eliana > No, non sono d’accordo, il nostro incontro non si farà a Venezia.
Aveva digitato la frase d’impulso, senza un perché razionale, non era mai stata a Venezia, eccezion fatta per una gita in compagnia di una zia, attorniata da un nugolo di signore attempate, durante la quale aveva sentito un’atmosfera strana nella laguna, quasi un presagio di sventura, di dolore…
In quella gita frettolosa aveva provato un solo desiderio: allontanarsi al più presto da quella città che non era riuscita ad entrarle nel cuore.
Non c’era mai più tornata, pur soggiornando spesso in Veneto, a pochi minuti dalla città. Non ci aveva mai pensato seriamente a questa specie di ostilità per la città lagunare, visitata ogni anno da milioni e milioni di persone di ogni parte del mondo.
Solo adesso aveva avuto la possibilità di riflettere, spinta dalla canzone e dalla decisione delle sue amiche di organizzare un meeting a Venezia, alla fine dell’anno scolastico, per vedersi finalmente in faccia, dopo quasi due anni di frequentazioni del chan “dotti”.
Cos’ha di straordinario questo chan? – si era chiesta più volte, negli ultimi tempi – perché gli siamo così affezionati?
Non aveva ancora saputo darsi una risposta. Avevano dibattuto spesso la questione, tutti insieme, senza venirne a capo. Gli insegnanti sono dei “diversi” per la maggior parte della gente, una specie di razza a parte – pensò – non mangiano, non lavano i piatti, non vanno in bagno e… .non fanno sesso.
Creature asessuate… eh sì, l’immaginario collettivo è così che ci vede…
Ritornò a fissare l’attenzione sull’incontro veneziano che gli altri stavano entusiasticamente progettando.

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni

 

  1. No comments yet.
  1. No trackbacks yet.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d bloggers like this: