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Archive for July 11, 2011

“L’Australiano” di Jerzy Skolimowski [1978]

July 11, 2011 1 comment

Ancestrali sospiri

L’australiano è un uomo che dopo aver vissuto diciotto anni in mezzo agli aborigeni apprendendo alcune magiche conoscenze sciamaniche, s’insinua nella vita [e nella casa] d’una coppia come tante. Il marito è inizialmente disponibile ad accogliere il forestiero mentre la donna è decisamente più restìa, ma non passerà molto tempo prima che le posizioni dei due nei confronti del misterioso ospite s’invertano drasticamente. A complicare la precaria posizione del timido marito nel tentativo di salvare la moglie dalle insistenti avances del nuovo arrivato, vi è la costante minaccia dell’australiano capace di uccidere qualsiasi essere vivente con la sola forza del suo “urlo terrifico”.

Il film della modesta durata di 86 minuti ha un forte carattere visionario reso tale da vari fattori. A una regia che nel complesso alcuni paragonano non a torto ad alcuni lavori di Peter Weir [il regista de L’Attimo Fuggente e The Truman Show, ma i riferimenti sono ai lavori precedenti come il mistico L’Ultima Onda del ‘77] si accosta una fotografia che in alcune scene d’interni anticipa velleitariamente il potentissimo Kubrick di Shining. A questi ambienti già di per loro ambigui si aggiungono le musiche elettroniche messe in campo da Tony Banks e Mike Rutherford [tastierista e chitarrista dei Genesis] che fungono da vero e proprio asse portante dell’instabilità emotiva dello spettatore.

Inoltre la prova sempre buona di John Hurt sostiene l’inquietantissima presenza dell’australiano Alan Bates, rigida maschera senza tempo che s’impone negli spazi domestici della sfortunata coppia come l’eterno inamovibile monolite della preistoria inscenata in 2001: Odissea Nello Spazio.

Persino il montaggio offre motivo d’interesse in vari punti del lungometraggio, soprattutto in scene come quella nella quale il disperato marito corre affannosamente verso il paese per sostituire una fibbia a un sandalo e nella sua presa di coscienza d’essere stato volontariamente allontanato dalla sua casa vengono inserite le irriverenti immagini di ciò che sta accadendo fra sua moglie e l’australiano.

A questa visionarietà d’estremo impatto però si accosta una storia che fatica davvero a stare in piedi.

Non si capisce, ad esempio come mai un uomo che ha vissuto per anni e anni a contatto con aborigeni dai quali avrebbe dovuto apprendere verità ad altri precluse, si abbassi ad utilizzare i suoi terrificanti poteri al solo fine di conquistare la donna di un altro. Diciotto anni per sottomettere una donna? Forse con un po’ di tatto avrebbe potuto impiegarci qualche settimana…

E invece no, il male ancestrale che cova dentro viene tutto esternato tramite queste stupide azioni e attraverso il suo agghiacciante urlo del quale, anche qui, non comprendiamo l’utilità.

Inoltre la frantumazione dell’anima di uno dei personaggi pare avvenga per il solo fatto d’essere giunti al termine della pellicola.

A ciò si deve aggiungere un parallelismo del tempo contemporaneo a chi narra i fatti al tempo nel quale si sono svolti i fatti narrati, che lascia nello spettatore un retrogusto insipido, di già assaporato in età infantile e ormai rilegato nei puerili ricordi.

Potrei sbagliarmi io ed essere un po’ troppo esigente a livello cinematografico, però una forza tale dell’immagine banalizzata da questa storia senza né capo né coda fa innervosire un poco.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

“Quindici Desideri” di Alda Teodorani, Dario Flaccovio Editore

Alda Teodorani – Quindici Desideri
La dark lady della nostra letteratura
Illustrazioni di Maurizio Manzieri, musiche originali di Mirko Fabbreschi, Dario Flaccovio Editore, pp.68, €20,00

Alda Teodorani – È nata a Massa Lombarda ma è romana di adozione. È autrice di traduzioni, racconti su riviste e quotidiani (tra questi, L’Eternauta, Diesel, L’Unità, Blue, Strane Storie, Delitti di carta, Liberazione, Carmilla, Science Fiction Magazine), su antologie (come “Le ragazze con la pistola”, Dario Flaccovio Editore, 2004) e sul web. Ha scritto anche sceneggiature e soggetti per fumetti. Scrittrice di culto, ha saputo contaminare i generi che ha affrontato fino a trasformarli in metaletteratura. Mantiene un rapporto privilegiato con i suoi lettori grazie anche al suo sito: http://www.aldateodorani.it.

Fonte: Dario Flaccovio Editore


Indonesia, allarme rosso per il vulcano Lokon

I funzionari hanno fatto evacuare centinaia di persone che vivono nei pressi del Monte Lokon su Sulawesi dopo che lo stato di allerta del vulcano e stato dichiarato a livello rosso. “Abbiamo alzato lo stato del vulcano al più alto livello di allarme  la notte scorsa”, ha detto il vulcanologo Kristianto alla AFP.”C’è stato un significativo aumento dell’attività vulcanica dal 9 luglio. Il vulcano ha incominciato ad eruttare pennacchi di cenere fino a 500m in aria durante il fine settimana evacuando le persone che vivono entro un raggio di 3,5 km intorno al vulcano come misura precauzionale, in caso di eruzione più grande che potrebbe essere accompagnata da fuoriuscita di gas mortale”. Circa 28.000 persone vivono intorno al vulcano, ma solo qualche “centinaia” verranno spostati oggi, i funzionari continuano a monitorare l’attività vulcanica. Il monte Lokon 1580m e’ uno dei vulcani più attivi inIndonesia e dista 20 chilometri  dalla capitale provinciale del Nord Sulawesi Manado. Il vulcano eruttò nel 1991, uccidendo un turista svizzero. Il Monte Soputan, un altro vulcano in provincia di Sulawesi Nord, e’ scoppiato all’inizio di questo mese, vomitando 5000m di cenere e fumo in aria. L’arcipelago indonesiano ha decine di vulcani attivi e si trova a cavallo principali linee di faglia tettoniche nota come l’Anello di fuoco tra il Pacifico e l’oceano Indiano.

Fonte: Terra Real Time

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“Colazione con Audrey” di Sam Wasson, Rizzoli

Autore: SAM WASSON
Titolo: COLAZIONE CON AUDREY
Editore: RIZZOLI
Collana: DI TUTTO DI PIÙ
Pagine: 252
Prezzo: 17,90 EURO
Anno prima edizione: 2011
ISBN: 17049139
Colazione con Audrey

“Audrey Hepburn non poteva certo saperlo – anzi, se qualcuno gliel’avesse preannunciato, sicuramente ne avrebbe riso – ma lei e quanti realizzarono Colazione da Tiffany stavano per scatenare una rivoluzione. Questo libro racconta di loro, dei loro sforzi e di quella rivoluzione.”

Sullo sfondo di un’America ancora intrappolata nel perbenismo degli anni ’50 ma già tesa verso lo spirito ribelle di Woodstock, Sam Wasson racconta la storia di un film, la storia di una donna e la storia di un’epoca.

Alle 5 del mattino del 2 ottobre 1960, Holly Golightly cammina per la Quinta Strada in una New York deserta, con gli occhiali da sole scuri e un abito di Givenchy destinato a diventare leggendario: è così che inizia Colazione da Tiffany ed è con questa scena che si apre una nuova era per la società americana (e non solo).
Sam Wasson racconta la nascita, la realizzazione e le conseguenze di un film unico. Svela le avventure rocambolesche che sceneggiatore, regista, attori e produttori hanno dovuto affrontare per portare a termine una lavorazione piena di imprevisti; i trucchi messi in atto per passare illesi (o quasi) tra le maglie della censura e le intuizioni geniali che hanno permesso al film di superare un’accoglienza diffidente, di fare breccia nei cuori degli spettatori e di diventare un vero classico.
Tutto parte dalla storia di una giovane comparsa che diventa un’icona di stile: Audrey Hepburn, con la sua grazia, riesce a guadagnarsi la fiducia di un pubblico eterogeneo e a conquistare mariti, mogli, genitori e figli.
Nel momento in cui la società si sente soffocata nei vecchi panni del primo dopoguerra e scalpita aspettando un cambiamento, Audrey e Colazione da Tiffany propongono un cinema diverso, una moda nuova e uno stile di vita libero da polverosi moralismi (e in cui il sesso non è più né un tabù né una condanna!).
L’autore ripercorre la storia del film, i retroscena più significativi ma anche le sfumature più segrete: Marilyn Monroe che si sfila le scarpe per ballare con Truman Capote, Billy Wilder che si nasconde in un armadio, Givenchy che pensa di parlare con la Hepburn sbagliata, Blake Edwards che organizza una festa per girare la scena di una festa e Moon River che rischia di non entrare nel film… salvo poi far risplendere Colazione da Tiffany alla notte degli Oscar.

Fonte: Rizzoli 

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“X-Men” di Bryan Singer (2000)

July 11, 2011 Leave a comment

X-Men è un film a colori di genere azione, fantastico della durata di 104 min. diretto da Bryan Singer e interpretato da Hugh Jackman, Patrick Stewart, Ian McKellen, Famke Janssen, James Marsden, Halle Berry, Anna Paquin, Rebecca Romijn, Bruce Davison.
Prodotto nel 2000 in USA e distribuito in Italia il 30 novembre 1999.

X-men, uomini nati con differenze genetiche, poteri che li rendono superiori e osteggiati dagli uomini. Il sogno del loro leader, Charles Xavier, è arrivare a una possibile coabitazione fra homo sapiens e homo superior.

I Mutanti di X-Singer

a cura di Vincenzo Carlini

I Mutanti dell’universo Marvel approdano sul grande schermo grazie a Bryan Singer. Che ne tratteggia a caldo i superpoteri e le X-umane debolezze, in un moderno affresco a tinte apocalittiche.

La saga fumettistica degli X-men ha subito nel corso del tempo vari cambiamenti che ne hanno stravolto l’assetto originario. Bryan Singer, appassionato di comics ma avvicinatosi “cinematograficamente” al mondo dei Mutanti dell’universo Marvel grazie all’insistenza di un amico, rifugge da tentativi di ricostruzioni strettamente filologiche mischiando volutamente le carte (interessante la proposizione delle origini di Magneto, il cattivo di turno). Non mancano dunque le defezioni importanti (Bestia e Angelo), mentre la continuity è sottoposta a forzature, come per Bobby Drake/Uomo Ghiaccio (presente già nel primo storico numero del 7 luglio 1963 e ritratto invece da Singer come uno dei giovanissimi studenti del Professor Xavier) e per Wolverine (tra i protagonisti principali del film, mentre nei comics fu inserito in squadra solo nella nuova serie del 1975).

La necessità di stringere le maglie narrative intorno all’azione ed alla caratterizzazione dei personaggi porta il regista americano a ricorrere a intuizioni intelligenti, moderne e mai superficiali, optando per l’urgenza di scelte iper-cinetiche e iper-tecnologiche che non sono mai fini a loro stesse, ma ben connaturate con il carattere adrenalinico e fantastico della storia. Singer riesce così a far emergere anche i sottotesti impliciti nel dramma umano, o meglio, extra-umano di questi classicissimi “supereroi con superproblemi”. A partire dall’ossessione per l’Olocausto (già oggetto di un precedente film di Singer, L’allievo) e quindi di conseguenza per i pregiudizi nei confronti del “diverso”, già complessato per dover convivere con differenze genetiche che ne castrano a priori ogni possibilità di socializzazione con il normale homo sapiens (come per Marie/Rogue – Anna Paquin – impossibilitata addirittura a toccare gli altri per non arrecare danni). Tematiche queste evidentemente care al regista, figlio unico adottivo, ebreo e dichiaratamente gay.

Tra i fans degli X-men hanno destato qualche perplessità i costumi scelti per i supereroi, molto diversi da quelli ideati dal grande Jack Kirby nella primissima serie di fumetti. Se in effetti il Magneto impersonato magistralmente da Ian McKellen assume posture eccessivamente fetish e poco carismatiche (quasi una versione aggiornata di quelle kitsch degli astronauti del sempre troppo dimenticato Terrore nello spazio di Mario Bava), per gli altri Mutanti (insieme alle splendide scenografie hi-tech di James Edward Ferrell Jr.) la scelta ci sembra comunque coerente ed aggiornata rispetto ai canoni odierni (inclusi gli abiti di Wolverine, orfano della tradizionale calzamaglia gialla che Ciclope citerà ironicamente in una scena del film). Nel cast brillano per la loro interpretazione, oltre al citato McKellen, anche Hugh Jackman (Wolverine) ePatrick Stewart (il Prof. Xavier), soprattutto per le loro impressionanti similitudini con i charactersoriginari. Più in secondo piano le stelle Halle Berry e Rebecca Romijn nei ruoli rispettivamente di Tempesta e di Mystica che necessitano di capacità più “fisiche” che attoriali in senso stretto (l’aderentissima “X-tuta” a squame blu della Romijn< e le scollature generose della Berry ne sono una lampante dimostrazione).

Fonte: Movieplayer.it

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“Cerca la carne sulle ossa” di Dylan Thomas

Cerca la carne sulle ossa

“Cerca la carne sulle ossa fra non molto
Spolpate e bevi alle due munte rupi
Il dolce midollo e la feccia,
Prima che le mammelle delle dame
Siano vizze e le membra brandelli.
Non profanare, figlio, i sudari, ma quando
Vedrai le dame fredda pietra, appendi
Una rosa d’ariete sugli stracci.

“Ribèllati alle leggi della luna
E al parlamento del cielo,
Al governo del mare perverso,
A tirannia del giorno e della notte,
A dittatura di sole.
Ribèllati all’osso e alla carne,
A parola di sangue, ad astuzia di pelle,
E al verme che nessuno può ammazzare.

“La sete è spenta, la fame placata,
E lungo il cuore ho uno spacco;
La faccia è smunta allo specchio,
Le labbra smorte dai baci
Ed è smagrito il mio petto.
Una ragazza allegra mi prese per uomo,
La stesi giù e le narrai il peccato,
Le misi accanto una rosa d’ariete.

“Il verme che nessuno può ammazzare
E l’uomo che nessuna corda impicca
Si ribellano al sogno di mio padre
Che da un ostello di rossi porci
Ulula il sozzo demonio alle spalle.
Non posso come un pazzo assassinare
Stagione e sole, grazia e ragazza,
Né il mio dolce risveglio soffocare.”

La nera notte amministri la luna,
Il cielo detti pure le sue leggi,
Il mare parli con voce regale:
Non nemici ma un unico compagno
Sono il buio e la luce.
“Guerra al ragno e allo scricciolo!
Guerra al destino umano!
E distruzione al sole!”
Prima che morte ti prenda, ah sconfessalo!

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National Science Foundation, innalzamento record dei mari negli ultimi 100 anni

Una ricerca finanziata dalla National Science Foundation ha dimostrato che negli ultimi 2000 anni l’innalzamento dei mari ha subito vari momenti di aumento e di stasi ma i rilevamenti effettuati sulla costa atlantica degli Stati Uniti ha evidenziato che negli ultimi 100 anni il mare si è innalzato come non mai. I ricercatori hanno basato il loro studio anche attraverso l’analisi di microfossili foraminiferi conservati in sedimenti estratti dalle paludi costiere del North Carolina. I rilevamenti effettuati sui sedimenti hanno dimostrato come dal diciannovesimo secolo il cambiamento del livello marino sia avvenuto in maniera drastica. In pratica gli studiosi asseriscono che il mare ha mantenuto i suoi livelli piuttosto stabili fra il 200 AC e il 1000 DC, poi dall’undicesimo al quindicesimo secolo il livello è aumentato di circa mezzo millimetro all’anno anche a conseguenza di un insolito periodo di caldo avvenuto in quelle epoche e il confronto con l’ultimo secolo è che il livello dei mari si è innalzato di due millimetri all’anno.

Carla Liberatore

“Senza Rete” di Stefania Giovando e Anna Luciani, Rupe Mutevole Edizioni

 

STEFANIA GIOVANDO  ANNA LUCIANI
SENZA RETE

Euro 12,00
Collana – TRASFIGURAZIONI – nr. 36

Immagine di copertina © Franca Ferrari

ISBN 978-88-96418-25-3

Il topic di quella sera era allettante, per una che, come lei, amava essere al centro dell’attenzione: era stata tentata di gettarvisi a capofitto, accalorandosi nella discussione che, come sempre, si svolgeva fitta fitta, a metà tra il serio e il faceto.

– Che cos’è l’istinto di conservazione?
L’idea era stata lanciata da Irene e tutti, come al solito, avevano cominciato ad infervorarsi nella discussione. Tutti tranne lei. C’era qualcosa che la tratteneva, una strana reticenza, una curiosa inquietudine, una specie di disagio sottile, che le impediva di partecipare come avrebbe voluto, sebbene quelle discussioni serali fossero il momento più rilassante, per lei, e quello in cui il suo egocentrismo aveva modo di ottenere le gratificazioni di cui sentiva di avere bisogno. Tutti sapevano dei suoi occhi verde-mare e dei suoi capelli biondo oro: non aveva tralasciato di descriversi abbondantemente, calcando con mano generosa sui suoi pregi più evidenti e tralasciando sapientemente i piccoli grandi difetti, e nelle discussioni aveva avuto modo di dispiegare la sua cultura, il sapiente senso della misura, il perfetto equilibrio, la naturale attitudine a circondarsi di una corte di ammiratori adoranti, uomini o donne che fossero, tutti ugualmente attratti dal suo carisma, come api dal miele. Era benvoluta, insomma, ammirata, ricercata, stimata e tutta una serie di participi passati che stimolavano quell’ego che sentiva fremere imperioso dentro di sé, ma che sapeva tenere a freno con abile simulazione, cavandosela con hu-mour e classe ogni qual volta rischiava di tracimare.
Quella sera Eliana, semplicemente, non aveva voglia di discutere, senza, però, riuscire a definire con chiarezza il motivo della sua irrequietudine, di quella sottile malinconia che pian piano si faceva largo dai precordi dell’anima…
Sempre che io abbia un’anima – pensò, cercando di scherzare con se stessa.
Questo fatto di prendersi in giro, di giocare con se stessa, di burlarsi del suo essere più interiore, era un vecchio trucco che adottava per non pensare.
I pensieri… uffff, che barba, erano un inutile accessorio, per Eliana, un modo per crearsi dei problemi, quando la vita era così bella da godere, così dolce da giocare, così fantastica se la sai prendere. E lei la sapeva prendere, eccome, con l’abilità del predatore che chiude il cuore ad ogni sentimento e si concentra solo sulla preda da ghermire. E quanto ad istinto di conservazione, ne aveva da vendere, ne aveva una montagna, un mare, una galassia. Avrebbe potuto raccontare mille episodi, mille storie in cui si era salvata grazie all’istinto di conservazione…
“Homo homini lupus” aveva letto da bambina sul libro di latino di sua cugina e ne era rimasta così colpita che aveva giurato a se stessa di non far mai la parte dell’agnello.
< Milady > Gente, vi mando una bella canzone.
Eliana lesse le parole sul monitor, rendendosi conto che la discussione si era già conclusa. Del resto, ultimamente accadeva così, si iniziava a parlare, poi ci si stancava, allora Milady accendeva la radio e tutti ascoltavano la musica che fluiva nelle loro cuffie attraverso l’etere. Eliana rabbrividì, un brivido lungo, serpeggiante, crudele.
Com’è triste Venezia, soltanto un anno dopo, com’è triste Venezia, se non si ama più…
<Milady> Vi piace Venezia? Che ne dite se il nostro incontro lo facessimo lì?
Com’è triste Venezia se nella barca c’è soltanto un gondoliere che guarda verso te…
< Alba > Un po’ lontano per me…
< Gaia > Dai, Alba, organizzati…
< Venus > Ci sono così tante cose da vedere a Venezia: io posso fare da guida, la conosco molto bene!
< Milady > Sono certa che ci divertiremmo molto.
< Irene > Venezia è così romantica…
< Sirio > Romantica? Azz, vuoi vedere che finirò per sposarmi? Ops…dimenticavo! Sono già sposato…
< Irene > Scherza, scherza, tu, ma hai idea di quella laguna, di quelle calli, di quelle gondole…
< Mister > Dev’essere una città così gioiosa… i locali, le feste, il carnevale….
Si trovò a digitare prima di rendersene conto.
< Eliana > Venezia può essere molto triste, qualche volta…
La voce struggente di Aznavour le fece eco nella cuffia.
Troppo triste Venezia soltanto un anno dopo, troppo triste Venezia se non si ama più.
< Eliana > No, non sono d’accordo, il nostro incontro non si farà a Venezia.
Aveva digitato la frase d’impulso, senza un perché razionale, non era mai stata a Venezia, eccezion fatta per una gita in compagnia di una zia, attorniata da un nugolo di signore attempate, durante la quale aveva sentito un’atmosfera strana nella laguna, quasi un presagio di sventura, di dolore…
In quella gita frettolosa aveva provato un solo desiderio: allontanarsi al più presto da quella città che non era riuscita ad entrarle nel cuore.
Non c’era mai più tornata, pur soggiornando spesso in Veneto, a pochi minuti dalla città. Non ci aveva mai pensato seriamente a questa specie di ostilità per la città lagunare, visitata ogni anno da milioni e milioni di persone di ogni parte del mondo.
Solo adesso aveva avuto la possibilità di riflettere, spinta dalla canzone e dalla decisione delle sue amiche di organizzare un meeting a Venezia, alla fine dell’anno scolastico, per vedersi finalmente in faccia, dopo quasi due anni di frequentazioni del chan “dotti”.
Cos’ha di straordinario questo chan? – si era chiesta più volte, negli ultimi tempi – perché gli siamo così affezionati?
Non aveva ancora saputo darsi una risposta. Avevano dibattuto spesso la questione, tutti insieme, senza venirne a capo. Gli insegnanti sono dei “diversi” per la maggior parte della gente, una specie di razza a parte – pensò – non mangiano, non lavano i piatti, non vanno in bagno e… .non fanno sesso.
Creature asessuate… eh sì, l’immaginario collettivo è così che ci vede…
Ritornò a fissare l’attenzione sull’incontro veneziano che gli altri stavano entusiasticamente progettando.

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni

 

‘Job Application’ in Facebook… passeggiata per il bosco

Ormai è una cosa diffusa e secondo quanto rivelano alcuni sondaggi, ad oggi è triplicato il numero di giovani che vorrebbe prendere posto di lavoro in Facebook.
Molti pensano di dover passare una sorta di “prova all’ultimo sangue sul pc“, così come mostra anche il film di Mark Zuckerberg, ma in realtà è molto diverso.

Come colloquio di lavoro, infatti, l’intraprendente Mark, attualmente considerato come uno degli “imprenditori” più ricchi e potenti del pianeta, offre ai suoi aspiranti dipendenti una passeggiata per il bosco di Palo Alto, in California, dove mentre si mangia un panino o si sorseggia un The, si può chiacchierare all’aria aperta senza troppe difficoltà.
Una “prova di lavoro” che ha fatto molto discutere tutti gli ammiratori di Mark, che credevano, come prima accennato, di doversi imbattere in sfide impossibili per poter prendere posto nel Facebook Team, che attualmente conta 2000 dipendenti in tutto il mondo.

Fonte: GoLook-Technology.it

Marocco, violenze sui bambini… la legge del Silenzio

July 11, 2011 Leave a comment

Il quartiere di Aïn Borja, a Casablanca, è ancora ricco di vestigia dell’ex zona industriale che fu, negli anni ’40, sede di numerose aziende straniere. In questo quartiere, molte testimonianze attestano che l’imam della moschea Younes avrebbe violentato una ragazzina di 13 anni che vive nella stessa zona. E’ tutto? No, non esattamente. Il fratello della vittima rifiuta categoricamente questa tesi spiegando: ”Siamo stati dal medico che ha dichiarato con un certificato che non è stata violentata”. Ma allora perchè questa precauzione? Il ragazzo non risponde. Le testimonianze ascoltate nella moschea indicano che lo stupro c’è stato, eccome ! Le conferme arrivano da alcuni fedeli della moschea e dall’imam che ha preso il posto del sospettato, resosi irreperibile da cinque giorni. Barba e kamis di rigore, i due testimoni sono atterriti: “E’ veramente una brutta storia. Sono i vicini che hanno visto la ragazzina nell’appartamento dell’imam, situato all’interno della moschea. Uno dei vicini ha scritto un foglio anonimo, messo sotto la porta di casa dell’imam, dove affermava che l’avrebbero denunciato se non se ne fosse andato”. Nel suo rapporto effettuato nei tribunali degli affari famigliari del Marocco, l’ONU ha stabilito che oltre il 68% delle donne che sono vittime di violenze domestiche preferiscono risolvere il problema in famiglia. Una cifra che avvalla la teoria dei tabù e della legge del silenzio che circonda i fenomeni legati alle differenze forme di violenza. Nella profusione dei dettagli, i testimoni evocano la visita che la ragazzina avrebbe subito dal medico precisando che“le sono stati praticati tre punti di sutura”. Questo dettaglio è ripreso da altri testimoni, come l’agente di sicurezza che conferma la versione secondo la quale sono stati i vicini, il cui appartamento affaccia sul cortile della moschea, ad aver visto l’uomo di fede attirare la ragazzina nel suo appartamento, aprofittando dell’assenza della moglie. Per il gerente di un cyber cafè situato davanti alla moschea, la famiglia adottiva della bambina non vuole scandali. Ma cosa ne è del giovane imam 35 enne dalla forte corporatura? Una giovane donna che vive nella zona ha dichiarato che “ non posso dire grandi cose su questa storia ma posso affermare che questo imam aveva uno sguardo pesante e passava molto tempo a fissare le donne”. Pare che in fretta e furia l’imam si sia trasferito, con le sue cose, traslocando alle due di mattina. Raccogliendo testimonianze dirette nel quartiere, viene a galla che non sarebbe la prima volta che la moschea Younes è segnata a dito per delle situazione simili. Qualche tempo fa, il muezzin fu preso in flagranza di reato con un giovane ragazzo minorenne… I luoghi di culto non sono più le oasi di pace che dovrebbero essere? Sarebbe troppo azzardato confermare un simile sospetto, ma un silenzio generalizzato di questi affari rendono le cose ancora più faragginose. L’Associazione “Touche pas à mon enfant” è categorica: “Questo silenzio è giustificato dall’aspetto morale e culturale legato agli affari di violenza sessuale. La società marocchina tratta ancora questi casi con una certa indifferenza, malgrado le gravi ripercussioni di questo fenomeno sulle vittime. Non ci sono ancora le capacità nè il coraggio di bruciare queti tabù e gettare le basi di una nuova cultura che si faccia carico di proteggere le vittime delle aggressioni sessuali. Soltanto con questo genere di cultura si potrà garantire una miglior implicazione della società per lottare contro questo flagello e mettere un freno a questi abusi”. Questa denuncia di silenzio è condivisa dal capo della polizia giudiziaria della Prefettura di Hay Mohammadi, che dichiara di non avere ricevuto nessuna denuncia a carico dell’imam. “Le famiglie delle vittime preferiscono in generale non denunciare credendo cosi’ di garantire a loro una vita di coppia normale peggiorando di fatto la situazione“. Le aggressioni sessuali a carico di minori quindi non sono testabili e in realtà si tratta di numeri impressionanti. L’Associazione “Touche pas à mon enfant” dichiara che solo nel 2008 le aggressioni sesssuali su minori sono state 306. Questa cifra moltiplica per sei le cifre dichiarate nel rapporto della Colazione contro gli abusi sessuali sui bambini nel primo semestre del 2007, con una crescita del 536% che prova l’inquietante propagazione del fenomeno in Marocco.

Interviste raccolte da Samir Benmalek per AuFait Maroc

Fonte: My Amazighen

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