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“3 Giorni Per La Verità” di Sean Penn [1995]

5 minuti per la verità

Dei quattro lungometraggi realizzati da Sean Penn, 3 Giorni Per La Verità è forse il meno conosciuto. Se infatti Lupo Solitario vanta un non troppo vasto ma convinto gruppo di sostenitori, La Promessa ha fatto parlare molto quando è uscito nelle sale e Into The Wild è diventato ormai un film cult, 3 Giorni Per La Verità è sempre rimasto un po’ nell’ombra, malgrado possa vantare due protagonisti come Jack Nicholson e un formidabile David Morse.

La ragioni di questo parziale oblio però, paiono più che evidenti sin dalle prime battute.

La storia alterna le vicende di un padre che cerca vendetta per la figlioletta uccisa accidentalmente anni prima alle vicende dell’assassino appena uscito dal carcere e più pentito che mai d’essersi involontariamente macchiato di quell’insostenibile colpa.

E’ un’idea interessante che potrebbe essere ben sviluppata, e invece questa inversione psicologica dei ruoli nei personaggi è palesata entro i primi cinque minuti del film, rendendo praticamente inutili i rimanenti centosei. Lo spettatore conosce già fin dalle prime battute l’intento omicida dell’uno e il sentito pentimento dell’altro. Tutto ciò che viene frapposto in mezzo è un diluente composto da immagini scarne, evidentemente realizzate in quel di hollywood dove la messinscena emerge in ogni singolo fotogramma. E’ palpabile la realizzazione ad hoc di ogni ambiente e di ogni ripresa, e il montaggio non aiuta a mascherare quest’anti-mimesi del narrato.

E’ un peccato, a dir la verità, in quanto nell’interessante Lupo Solitario girato quattro anni prima la fotografia volutamente tagliente e non levigata restituiva una certa instabilità parallela a quella dei protagonisti della storia, e al contempo lasciava presagire successivi possibili sviluppi futuri. E invece in 3 Giorni Per La Verità quella fotografia grezza è diventata un’inconsistente ricerca di perfezionare ciò che si esaltava nell’imperfezione.

La scena finale pare addirittura una copiatura dall’ultima scena di Via Col Vento. Macchina da presa che zooma all’indietro alzandosi sopra la testa dei personaggi, finendo per abbracciare un intero paesaggio illuminato dalla calda luce del tramonto. Manca solo la bandiera americana e poi Elizabeth Taylor in controluce possiamo immaginarla da noi.

Persino la sceneggiatura appare fuori fuoco. I dialoghi sono già sentiti centinaia di altre volte in altri film, e l’inspiegabile lentezza del film certo non aiuta. E non pensate a una lentezza bergmaniana dove nulla accade poiché tutto accade, bensì il ritmo lento è dato da svariati racconti di ricordi di quando i personaggi erano felici e contenti, e altri cliché simili.

Il film acquista ritmo solo nelle ultime sequenze evidenziando ancora di più come Sean Penn abbia ingenuamente mancato il colpo.

Nemmeno le musiche della colonna sonora sono di un benché minimo interesse. Archi e controarchi ci accompagnano fra una scena banale e una smielata, allontanandosi ogni minuto di più dalle musiche da oscar composte da Eddie Vedder dei Pearl Jam per Into The Wild e dal folk/rock selezionato per Lupo Solitario. Niente Jefferson Airplane e niente Janis Joplin. Ok, la musica non deve prevaricare l’immagine, ma può sempre esserne un buon sostegno e, nel peggiore dei casi, se per un’ora e mezza il film non ci ha minimamente toccati almeno potremmo raccontare d’aver ascoltato della buona musica.

E invece no. Per fortuna che David Morse è talmente bravo da oscurare parzialmente persino la stella di Jack Nicholson che, sempre bravo è, ma nulla aggiunge alle sue interpretazioni precedenti. C’è anche Anjelica Huston nel ruolo dell’ex moglie di Nicholson, ma non lascia alcun segno, mentre la futura [ex]moglie di Penn, Robin Wright, ha perlomeno l’innato merito d’essere esteticamente bella.

3 Giorni Per La Verità non è un film insostenibile ma, detto fra noi, io guarderei altro…

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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