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Archive for July 6, 2011

Marche Jazz&Wine Festival, atmosfera unica nel mondo del jazz

PIOBBICO – Castello Brancaleoni e Borgo Storico Sabato 9 Luglio 2011 – dalle ore 19.00
Dopo il grandissimo successo della prima serata di Marche Jazz&Wine Festival edizione 2011 a Montecarotto (AN), il secondo appuntamento con la musica jazz, le eccellenze enogastronomiche e la cultura si svolgerà sabato 9 luglio prossimo a Piobbico (PU). Piobbico, antico e pittoresco borgo ai piedi dell’appennino delle alte Marche, comune capofila del festival (l’evento è nato proprio a Piobbico, 4 anni fa, dalla volontà dell’Amministrazione Comunale), accoglierà i visitatori all’interno del suo centro storico incastellato, in cui si esibiranno, dalle 18.00 a notte fonda, jazzisti di grande levatura, in contemporanea con degustazioni guidate di prodotti tipici locali, cene a tema, visite guidate ai siti di grande interesse artistico e culturale del luogo.
Il tutto senza soluzione di continuità, permettendo, quindi, di vivere una sera piena di continue emozioni, di tanti stimoli per i sensi, potendo conoscere e apprezzare le eccellenze culturali e produttive del territorio.
Marche Jazz&Wine Festival, manifestazione patrocinata dalla Regione Marche, dalle Province di Ancona, Fermo e Pesaro e Urbino, nasce con l’intento di creare un’alternativa di qualità agli eventi che si svolgono sulla costa, facendo sì che soprattutto i turisti abbiano un’occasione per conoscere il nostro territorio in un contesto spettacolare e coinvolgente.
Le formazioni di musicisti che parteciperanno alla serata del 9 luglio sono: gli ARBRE MUSIQUE (Laura Avanzolini voce, Michele Francesconi pianoforte, Matteo Salerno flauto, Mattia Martorano violino, Aldo Zangheri viola, Fabio Gaddoni violoncello); il JAZZ PROJECT QUINTET (Rita Iacubino voce, Gino Genga chitarra, Riccardo Bufalari tromba/flicorno, Glauco Generali basso, Massimo Messina batteria); il BLACK SHEEP DUO (Sara Ceccarelli voce, Paolo Ceccarelli chitarra); i METHENY PROJECT (Roberto Monti chitarra, Simone Nobili chitarra, ospite Alessandra Bosco voce) e lo STEFANO COPPARI TRIO (Stefano Coppari chitarra, Antonangelo Giudice sax, Giacomo Dominici contrabbasso).
Come nelle scorse edizioni (è cambiato il nome del festival, già “Di Vino Jazz Festival”, ma lo svolgimento e le caratteristiche sono rimaste le stesse) la magia del luogo sarà non solo uno sfondo ideale per i tanti concerti e degustazioni, ma protagonista di quella che rimarrà una notte piacevolmente unica. Una notte da ricordare.

L’evento è un invito a conoscere la nostra realtà attraverso un viaggio che dalle vie del borgo conduce fino all’affascinante Castello Brancaleoni, accompagnati dai sapori tipici del territorio e da concerti di musica Jazz che completa lo scenario rendendo unica ed indimenticabile l’atmosfera.
Un’occasione imperdibile per conoscere le eccellenze del nostro territorio… un’atmosfera unica per trascorrere una serata indimenticabile.
– Programmazione artistica
ARBRE MUSIQUE – Castello Brancaleoni ore 23.00 – Laura Avanzolini, voce Michele Francesconi, pianoforte Matteo Salerno, flauto Mattia Martorano, violino Aldo Zangheri, viola Fabio Gaddoni, violoncello
JAZZ PROJECT QUINTET – P.zza S. Pietro ore 20.00 – Rita Iacubino voce Gino Genga chitarra Riccardo Bufalari tromba/flicorno Glauco Generali basso Massimo Messina batteria
BLACK SHEEP DUO – Borgo storico ore 20.30 – Sara Ceccarelli voce Paolo Ceccarelli chitarra
METHENY PROJECT – Piccionaia ore 20.30 – Roberto Monti chitarra Simone Nobili chitarra ospite Alessandra Bosco voce STEFANO COPPARI TRIO – P.zza S. Pietro ore 24.00 – Stefano Coppari chitarra Antonangelo Giudice sax Giacomo Dominici contrabbasso

Info:
Per informazioni e prenotazione cene: 389.5503584.
Le altre date del festival sono: 17 luglio a Falerone (FM), 23 luglio a Caldarola (MC) e 31 luglio a Offida (AP).

Locandina

Fonte: Artevista

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Cannabis, Marocco come Afganistan

July 6, 2011 Leave a comment

La produzione della resina di cannabis (haschic) è da sempre concentrata in due paesi: il Marocco, fornitore del mercato europeo e dell’Africa del nord, e l’Afganistan, che alimenta il mercato del sud-est. Queste affermazioni sono dell’Ufficio delle Nazione Unite contro la droga e il crimine (ONUDC), presentate in un rapporto pubblicato giovedi’ 23 giugno,  rapporto che ribadisce quanto l’haschic sia la droga più consumata e commercializzata nel mondo, con una media che varia tra i 125 e 203 milioni di consumatori.  Il rapporto dell’ONU indica che i campi coltivati a cannabis in Marocco siano oltre 47.500 ettari (ciffre fornite dalle autorità locali quindi la credibilità è messa in causa), la cui produzione è destinata principalmente al mercato dell’Africa del nord e all’Europa occidentale e centrale. Nel 2009, tra il 2,8% e il 4,5% della popolazione mondiale  con una forbice d’età tra i 15 e i 64 anni hanno consumato della cannabis almeno una volta, segnala il rapporto.  I paesi più sovente citati nel rapporto  come fonti per i consumatori di resina della cannabis sono il Marocco, l’Afganistan, il Libano, il Nepal e l’India. E’ di qualche giorno la notizia che una tonnellata di droga è stata sequestrata dalle unità di sorveglianza delle frontiere marocchine sulla costa di Tangeri. La quantità della droga è stata scoperta nella zona costiera di Slouqia, ovest di Tangeri, una regione di difficile accesso e coperta da foreste, mentre stava per essere imbarcata su uno Zodiac con destinazione Spagna.  Il porto di Tangeri, con quello di Nador e di Casablanca, sono veri luoghi di passaggio privilegiati per il transito di una grande parte della droga che arriva sul continente europeo.  L’ONU, nel suo ultimo rapporto, ha inserito il Marocco come il maggior produttore di cannabis del mondo, seguito dall’Afganistan, in seconda posizione.  Stessa e poco gratificante posizione è segnalata dall’Organo Internazionale degli Stupefacenti (OICS), che considera il Marocco in pole position nella produzione della resina di cannabis.  Malgrado una frenata registrata dal 2003 nella coltura della cannabis, l’OICS ha sollecitato le autorità marocchine a rivedere i meccanismi e le procedure utilizzate per raccogliere le informazioni  del caso, per evitare imparzialità con gli altri paesi produttori. In Marocco, grazie ad un Dahiri degli anni ’30, la coltivazione della cannabis è legale e crea migliaia di posti di lavoro nella zona del Rif (nord). Diventa illegale, subito dopo la raccolta, lo smercio e il contrabbando dell’haschic.

Fonte: My Amazighen

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“Splendessero lanterne” di Dylan Thomas

Splendessero lanterne

Splendessero lanterne, il sacro volto,
Preso in un ottagono d’insolita luce,
Avvizzirebbe, e il giovane amoroso
Esiterebbe, prima di perdere la grazia.
I lineamenti, nel loro buio segreto,
Sono di carne, ma fate entrare il falso giorno
E dalle labbra le cadrà stinto pigmento,
La tela della mummia mostrerà un antico seno.

Mi fu detto: ragiona con il cuore;
Ma il cuore, come la testa, è un’inutile guida.
Mi fu detto: ragiona con il polso;
Ma, quando affretta, àltero il passo delle azioni
Finché il tetto ed i campi si livellano, uguali,
Così rapido fuggo, sfidando il tempo, calmo gentiluomo
Che dimena la barba al vento egiziano.

Ho udito molti anni di parole, e molti anni
Dovrebbero portare un mutamento.

La palla che lanciai giocando nel parco
Non è ancora scesa al suolo.

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“Transformers 3” di Michael Bay (2011)

July 6, 2011 Leave a comment

Transformers 3 (Transformers: The Dark of the Moon) è un film a colori di genere azione, fantascienza della durata di 153 min. diretto daMichael Bay e interpretato da Shia LaBeouf, Patrick Dempsey, Rosie Huntington-Whiteley, John Malkovich, Ken Jeong, Frances McDormand, Alan Tudyk, John Turturro, Tyrese Gibson, Peter Cullen.
Prodotto (anche in 3D stereoscopico) nel 2011 in USA – uscita originale: 29 giugno 2011 (USA) – e distribuito in Italia da Universal Pictures il 29 giugno 2011.

Quando un misterioso evento accaduto nel passato sul pianeta Terra torna pericolosamente nel presente una nuova guerra epica potrebbe minacciare il pianeta. Entrato a far parte dell’universo adulto mantenendo, però, una riluttante alleanza con Optimus Prime, Sam Witwicky si mette alla guida dei Transformers. Saranno in grado di salvare gli umani?

La terza ‘dimensione’ dei Transformers

a cura di Roberto Castrogiovanni

Dopo un deludente secondo capitolo, Michael Bay recupera i punti di forza dell’esordio cinematografico dei Transformers, ma al tempo stesso riesce a innovare la formula della saga cibernetica introducendo un’atmosfera più cupa, a metà strada tra film di guerra e disaster movie, e soprattutto rivoluzionando la costruzione delle coreografie action grazie alla innovativa tecnologia tridimensionale.

Uno dei principi base della cibernetica e del funzionamento dei cyborg è la capacità di saper reagire agli stimoli dell’ambiente esterno, sapendo adattare le proprie caratteristiche e i propri comportamenti in base ai mutamenti della situazione. Da questo punto di vista anche la saga cinematografica dei Transformers, esattamente come i suoi giganteschi robot meccanici protagonisti, è capace di sapersi plasmare e auto-rigenerare a piacimento, apprendendo dagli errori del passato. Michael Bay, che si era per primo dichiarato insoddisfatto del secondo capitolo incentrato sui giocattoloni targati Hasbro, ha dimostrato di sapere intercettare le aspettative e le richieste del pubblico di fan, riprendendo le redini della lucrosa serie fantascientifica macina-incassi. Gli spettatori che avevano amato il primo capitolo di Transformers attendevano Bay al varco dopo la parziale delusione di Transformers – La vendetta del caduto (che comunque aveva ugualmente trionfato ai botteghini).

Le immagini che erano circolate ormai da parecchi mesi in anteprima avevano però già fatto presagire cheTransformers 3 avrebbe avuto un’atmosfera decisamente diversa, più cupa, a metà strada tra il film di guerra e il disaster movie, e soprattutto dalla spettacolarità notevolmente accresciuta dalla tecnologia tridimensionale. Quanto lasciato trapelare dai trailer e dalle preview è stato in effetti confermato dalla visione integrale del film: Transformers: The Dark of the Moon si riassesta sui livelli qualitativi dell’esordio cinematografico, eliminando quelli che erano stati i difetti più evidenti del precedente episodio, ovvero la totale incoerenza della sceneggiatura e la deriva eccessivamente grottesca, per non dire ridicola, di trama e personaggi.

Per un verso verrebbe da dire che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Siamo di fronte all’ennesima battaglia per la difesa del pianeta Terra, che contrappone gli infidi Decepticon capitanati da Megatron alla coraggiosa fazione degli Autobot guidati da Optimus Prime, spalleggiati dal giovane Sam Witwicky (Shia LaBeouf), in questo caso assistito da una nuova conquista, Carly (Rosie Huntington-Whiteley). I tipici elementi dell’estetica da pop-corn movie del regista ci sono tutti: la magniloquenza patriottica allaArmageddon e alla Pearl Harbor, l’inquadratura sovraccarica di stimoli visivi, la sinuosità dei vorticosi movimenti di macchina, la solennità dei ralenti, l’invadenza della rutilante colonna sonora. Ma, al tempo stesso, proprio come le colossali macchine robot che sono in grado di trasformarsi in qualcosa di nuovo grazie alle loro appendici meccaniche, anche Transformers 3è riuscito a innovarsi puntando su una nuova arma, vale a dire la tecnologia tridimensionale.

Sfruttando la stessa troupe di Avatar e introducendo nuove apparecchiature sperimentali (tra cui una piccola camera 3D montata sugli elmetti della squadra di paracadutisti che nel film si gettano nel vuoto) Bay è riuscito a sfruttare al massimo le potenzialità della profondità stereoscopica senza tuttavia rinunciare al consueto approccio registico concitato e ipercinetico. Pur essendo completamente privo delle riflessioni sul linguaggio e sulla percezione che aveva il pionieristico film di James Cameron, va detto che Transformers 3 rappresenta al momento lo stato dell’arte per quel che concerne l’applicazione del 3D nel cinema action. Questo perché Bay non si è limitato ad applicare di peso la tecnica stereoscopica al proprio stile di regia, ma ha sensibilmente modificato la composizione delle inquadrature e la costruzione della coreografie d’azione in funzione dell’accresciuta profondità delle visione. Gran parte degli scontri, infatti, si svolgono ormai un una dimensione verticale, sfruttando anche delle architetture e degli scenari che si sviluppano in altezza, come la spettacolare sequenza ambientata in un grattacielo che sta per crollare, ma anche le battaglie aeree che coinvolgono navi spaziali, senza contare l’introduzione di nuovi robot che sembrano costruiti proprio per attraversare lo schermo (tra cui dei serpentoni giganti che trivellano il terreno).

Va da sé che tutto quello che esula dalla componente meramente action non è niente di più che un pallido accessorio alla trama. E, in effetti, la prima parte del film, che ha soprattutto una funzione preparatoria alla colossale battaglia tra Autobot e Decepticon sullo sfondo della città di Chicago, presenta diversi momenti di stanca e risulta un po’ troppo farraginosa nel raccordare gli eventi che si svolgono negli anni Sessanta con quelli in epoca contemporanea. Anche in Transformers 3 le incoerenze e le imprecisioni narrative, come pure le svolte troppo semplicistiche nel definire le motivazioni e le psicologie dei personaggi non mancano. Tuttavia, non è di certo l’intreccio l’aspetto più importante per gli spettatori interessati alla serie dei Transformers, e al cinema di Michael Bay in generale. Quello del regista è, infatti, un cinema ormonale e “chimico”, che pompa l’adrenalina del suo pubblico, solleticandolo prima con le curve mozzafiato delle Chevrolet e delle Ferrari, ma anche con quelle della modella Rosie Huntington-Whiteley (il film si apre in maniera significativa con un primo piano del suo “vano posteriore”, reso ancora più plastico dalla tridimensionalità); e poi con le esplosioni, le battaglie e gli inseguimenti che questa volta gettano letteralmente a precipizio nell’azione.

I personaggi “umani” finiscono così per essere solo delle figurine di contorno, dalla vecchia conoscenza John Turturro, di nuovo nei panni del macchiettistico ex agente Seymour Simmons, fino alle new entry John Malkovich, che gigioneggia come da par suo nelle vesti dell’eccentrico capo di Sam, Frances McDormand, severa direttrice dell’Intelligence, e Patrick Dempsey in un inedito ruolo da villain. Meno spazio pare esserci anche per le vicende personali di Sam, qui alle prese con le prime difficoltà del mondo del lavoro e con una tumultuosa relazione con la nuova fidanzata Carly (naturalmente la sceneggiatura non risparmia frecciatine avvelenate nei confronti della “ex” Megan Fox). E anche il messaggio politico-patriottico, che parte dalla Guerra Fredda per arrivare alle nuove minacce alla libertà dell’epoca contemporanea, si rivela poco più che un pretesto.
A dominare sono ovviamente le macchine e la tecnologia, com’è d’altronde giusto che sia in una saga “cibernetica” come quella dei Transformers.

Teen Wolf, nuovo licantropo in circolazione

Al Telefilm Festival c’era anche l’anteprima di Teen Wolf, il remake seriale del film Voglia di Vincere del 1985 con Michael J. Fox. La serie sarà trasmessa in autunno sul canale FOX.
Il protagonista Scott McCall è un liceale come tanti che sogna di uscire dall’anonimato. Durante un’esplorazione nel bosco insieme al suo miglior amico Stiles, i due vengono separati e Scott viene morso da una creatura misteriosa. Il giorno seguente il ragazzo scopre di possedere nuove capacità che gli rendono la vita più facile e soprattutto riesce a conquistare la nuova ragazza appena trasferita in città, Allison. Ma la vita del lupo mannaro non è tutta rose e fiori e l’avventura è solo all’inizio.
L’impressione che ho avuto dalla prima puntata non è stata eclatante, pur non togliendo niente al vecchio film non ho notato nulla di più se non un nuovo attore in erba Tyler Posey in ottima forma. Speriamo che la serie si riprenda più avanti e ci riservi delle sorprese. Nel precedente articolo sulla serie Vampire Diaries parlavamo di vampire-mania ma se c’è quella non può mancare la licantropia, infatti queste creature scaturite dal genere horror vanno spesso a braccetto, i poteri stessi acquisiti nella trasformazione di una di queste razze sono quasi sempre i medesimi! Si parla di forza fuori dal comune, velocità, immortalità e chissà perchè pure un fascino e un fisico da paura! Oltretutto se aggiungiamo una storia d’amore con un umano il piatto è perfetto… che stia diventando un clichè?

Fonte: Noisymag

Civitanova Danza, 18a edizione del Festival Internazionale nel nome di Enrico Cecchetti

Civitanova Danza diventa maggiorenne. Dal 1 luglio all’11 agosto Civitanova Marche, la città della danza, ospita la diciottesima edizione del festival internazionale promosso dal Comune di Civitanova Marche, dai Teatri di Civitanova, dall’AMAT, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Marche, dalla Provincia di Macerata e dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata. Il progetto artistico del festival dedicato al Maestro Enrico Cecchetti, originario della città marchigiana, è di Gilberto Santini (direttore AMAT). Main sponsor del festival è Ica al quale si affiancano Paciotti spa, Hotel Miramare e Maxicar.

Il programma – che si articola in otto appuntamenti – vuole confermare e approfondire le proprie caratteristiche d’intervento, come sono venute strutturandosi e consolidandosi nel corso della sua storia. “Civitanova danza tutto”, slogan che accompagna da qualche anno la manifestazione, testimonia da un lato l’aspirazione a riunire in sé i rappresentanti del mondo e delle diverse culture, dall’altro la tensione ad una onnicomprensività dello sguardo per le differenti tipologie di danza, diversi stili e linguaggi con cui la danza dialoga. La danza dunque come strumento di conoscenza è da alcuni anni la principale linea progettuale che anima il festival.

L’inaugrazione il 1 luglio al Teatro Rossini è affidata alla Scuola di Ballo Accademia Teatro alla Scala diretta da Frédéric Olivieri che torna a Civitanova Marche con uno spettacolo che propone un programma molto impegnativo per la ricercatezza e la difficoltà delle coreografie di George Balanchine, Angelin Preljocaj, William Forsythe, Ji_í Kylián, tra le più note ed apprezzate del repertorio contemporaneo.

Astro emergente della coreografia israeliana e internazionale, Yasmeen Godder si distingue per la qualità coreografica e l’intensità dei suoi lavori. In Storm end come – presentato a Civitanova Danza in prima italiana il 7 luglio al Teatro Annibal Caro – i performers si avventurano in un viaggio fatto di tappe imprevedibili, stati mentali che conducono verso incontri ed interazioni con il mondo circostante, in continuo movimento. Attraverso questa atmosfera instabile, il lavoro svela un mondo complesso e confuso, che mette in gioco le identità degli individui ma che non riesce a frenare il desiderio di espressione personale, di intimità, di collettività.

Originari del quartiere ferroviario di Varennes-Vauzelles, nei pressi di Nevers, soprannominato il Bronx a causa delle sue vie ad angolo retto e della sua gigantesca officina, Les Tambours du Bronx animano il 17 luglio – in collaborazione con Popsophia e in esclusiva regionale – piazza della Libertà nella città Alta. Il gruppo si è formato nel 1987 in occasione del festival “Da Nevers all’alba”. Quello che all’inizio non doveva essere altro che un delirio per un solo concerto, si trasformò rapidamente in un’autentica istituzione. Ragazzi di strada, occhiali neri, muniti di manici di piccone, sono una ventina a tambureggiare su degli enormi bidoni metallici. Giunto dalla parte più remota della contemporaneità, il loro “rock ferroviario” è una poesia industriale sul fondo dei barili di petrolio. L’esibizione sarà preceduta il 16 luglio d un workshop per il pubblico tenuto dal gruppo.

Il 19 luglio (Teatro Rosini) la scena è per Balletboyz, considerata come una delle forze più originali e innovative nel panorama della modern dance. A Civitanova Danza presentano in prima ed esclusiva regionale Talent, uno spettacolo composto da tre differenti coreografie, un vibrante e maestoso lavoro d’ensemble che spinge danzatori al limite delle loro capacità fisiche. Dalla loro nascita nel 2001, la compagnia ha ricevuto numerosi riconoscimenti e nomination per premi internazionali: l’Olivier Award, due nomination al South Bank Show Award, la Rose d’Or, l’International Emmy e il Golden Prague Grand Prix per i documentari televisivi.

STOCKHOLM – TOKYO, and in between è il titolo della mostra di un grande maestro della fotografia internazionale Bengt Wanselius, allestita presso la Pinacoteca Moretti dal 23 luglio (in collaborazione con Popsophia). La galleria raccoglie gli ultimi quindici anni del lavoro dell’artista svedese in particolare nell’ambito della danza. Bengt Wanselius ha collaborato con artisti e coreografi di fama mondiale e le immagini raccontano proprio questi legami professionali che – dalla lunga esperienza con Saburo Teshigawara (a partire dalla produzione di Light behind Light del 1998) al lavoro con Mats Ek, specialmente per due balletti con Mikhail Baryshnikov e Ana Laguna – hanno prodotto gli scatti più affascinanti della storia della danza recente.

Dopo aver ospitato lo scorso anno Saburo Teshigawara e la sua troupe per le riprese del film A boy inside the boy, girato tra il Giappone e l’Italia, il festival offre al suo pubblico il 24 luglio – in collaborazione con Popsophia – la proiezione al Teatro Annibal Caro in prima italiana del lavoro coprodotto da Karas, Civitanova Danza, AMAT, Svim e Tokyo University of the Arts. La storia è narrata attraverso gli occhi di un ragazzo, che vaga tra sogno e realtà. La quotidianità della sua vita si trasforma in un mondo surreale grazie alla particolare sensibilità che solo la fanciullezza può dare. I vicoli di Civitanova Alta, i tramonti sul mare fanno da sfondo ai gesti e ai raffinati movimenti, mentre il paesaggio rurale così ricco di vigneti si fondono con i corpi dei danzatori.

Civitanova Danza accoglie il 3 agosto al Teatro Rossini un importante debutto in prima assoluta del Balletto di Roma che, nella sua costante ricerca e volontà di sperimentazione nel panorama della danza contemporanea, affida la sua nuova produzione La morte e la fanciulla – il celebre quartetto in re minore di Franz Schubert successivamente trascritto per orchestra d’archi da Franz Mahler – al giovane coreografo Paolo Santilli che agisce sull’apposita elaborazione drammaturgica firmata da Riccardo Reim. Le musiche sono eseguite dal vivo dall’Orchestra Filarmonica Marchigiana.

La conclusione del festival è affidata a Danza all’Opera, progetto speciale di Civitanova Danza in collaborazione con Sferisterio Opera Festival che vede protagonista l’11 agosto in un Gala – con le & étoiles del Bolshoi Ballet di Mosca e del Teatro dell’Opera di Kiev – una vera e propria stella della danza mondiale, Svetlana Zakharova. Considerata attualmente la migliore ballerina classica in assoluto – come testimonia il suo essere étoile dei maggiori teatri del mondo, dal Teatro Bolshoi al Teatro alla Scala – Svetlana approda nelle Marche per la prima volta, nella magnifica cornice dello Sferisterio di Macerata, grazie alla rinnovata sinergia tra due importanti realtà della regione, Civitanova Danza e Sferisterio Opera Festival.

La Carta Civitanova Danza (da 35 a 65 euro) dà accesso a quattro spettacoli (Scala, Balletboyz, Balletto di Roma e Yasmeen Godder) e offre il diritto di prelazione sull’acquisto dei biglietti (2 ad abbonato) per lo spettacolo dell’Arena Sferisterio.
Vendita carte dal 13 al 18 giugno presso la biglietteria del festival Teatro Rossini 0733 812936.
Per informazioni, acquisto carte e biglietti: Amat 071 2075880 – 2072439, http://www.civitanovadanza.it, http://www.amat.marche.it.
Inizio spettacoli ore 21.30.

“Instant English” di John Peter Sloan, il miglior modo per imparare e rafforzare l’inglese

July 6, 2011 1 comment

John Peter Sloan è un personaggio davvero particolare, probabilmente l’avete già visto a Zelig o da qualche altra parte. È un comico, cantante e insegnante di inglese. Dopo aver infatti girato per 15 anni l’Europa quando suonava in una band chiamata “The Max” ha incominciato a insegnare inglese in Italia, e dopo essersi accorto dell’inefficacia del metodo di insegnamento di inglese in Italia, ha deciso di crearne uno tutto suo. Tra un corso d’inglese e l’altro, John ha acquisito popolarità, e Instant English, che scopriremo in questo articolo, ha venduto oltre 150.000 copie…

Instant English

Instant English è un libro, scritto da John Peter Sloan, che ti insegna l’inglese, ma in un modo completamente nuovo e diverso.  Il suo libro è adatto sia per chi non sa l’inglese sia per chi lo sa già benissimo, in quanto in quasi 400 pagine parte dal presente ed arriva agli idiomi (tutti gli slang e modi di dire inglesi!). Ma perché molti ne sono rimasti così soddisfatti? Perché l’inglese viene spiegato in modo completamente diverso nel libro, ecco i vantaggi e le caratteristiche di Instant English:

  • Ha una grafica estremamente pulita e moderna, che non crea alcun tipo di confusione come capita sempre quando si impara una nuova lingua
  • Non si perde troppo in esempi, esercizi e immagini che servono solo a creare caos nelle proprie conoscenze, bensì Instant English mette ben in chiaro le regole e i verbi.
  • Il libro, la grafica e il metodo di insegnamento è estremamente semplice, ma ciò che insegna il libro è molto avanzato, cioè non tralascia nulla e troverai tutte le regole grammaticali, non solo quelle principali.
  • Sloan ha inventato la tecnica dei Building Blocks, cioè che nel libro troverete spesso dei riquadri delimitati da una riga blu laterale che descrivono un abitudine grammaticale inglese, o l’uso di determinate figure ecc.
  • John Sloan è anche un comico, questo significa che nel leggere il libro sicuramente non vi annoierete, perché spesso capiterete in qualche battuta che “risveglierà” la vostra lettura!
  • A differenza di tantissimi libri, la maggior parte degli esempi presenti in Instant English sono reali, oppure se non lo sono fanno crepare dalle risate. Anche per questo banale motivo troverai Instant English più moderno e divertente.
  • Se il vostro problema è la pronuncia, Instant English è integrato da un sito web in cui troverete tanto contenuto per rafforzare l’ascolto.
  • Molta attenzione è dedicata anche ai vocaboli, che non sono sparpagliati a caso nel libro o in una lunghissima lista, ma si trovano 10-15 vocaboli ogni 4-5 pagine inerenti a degli esempi o degli argomenti trattati in quelle pagine.

Utile anche per chi lo sa

Come detto prima, Instant English a mio parere è una vera bibbia sia per chi non sa l’inglese che per chi lo sa. Chi non lo sa potrà impararlo da 0, e credo che Instant English sia il miglior modo per iniziare (poi ricordo che per imparare alla perfezione l’inglese bisogna fare dell’esperienza all’estero), ma Instant English è ottimo anche per chi sa già l’inglese, nelle sue 400 pagine sicuramente troverai qualcosa che non sai, e poi potrai imparare i phrasal verbs (quei verbi “composti” di cui è sempre difficile capirne il significato) e gli idiomi (ovvero i modi di dire).

Prezzo e reperibilità

Il prezzo di Instant English è di 16,90 €, ma sono sicuramente spesi bene! Io l’ho trovato in una comune libreria di Parma, di conseguenza credo che lo possiate trovare in qualsiasi libreria di Italia, altrimenti lo trovate in qualsiasi libreria online, come Hoepli. L’editore è Gribaudo.

Alberto Ziveri

Fonte: Skimbu

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“La faccia della medusa” di Giorgio Celli, Gruppo Perdisa Editore

La faccia della medusa
Tra santi, gatti e indagini poliziesche

Giorgio Celli
Prezzo euro 10,00Pagine VIII + 136
Isbn 978-88-8372-378-0

In altri termini: sedurre vuol dire recitare, e l’attore migliore in questo gioco è sempre quello che si conforma ai consigli di Denis Diderot nel suo Paradosso. Risulta sempre più convincente, suggerisce l’autore dell’Encyclopédie, l’attore che recita a freddo rispetto a quello che si lascia possedere dal demone dell’immedesimazione. Entrare nel personaggio significa perdere se stessi e convincersi di essere un altro, quindi cadere preda di una sorta di schizoma. Per questo è sempre chi non ama che governa il destino della coppia, perché conserva appieno la sua lucidità e, tra i due, resta sempre il miglior stratega.

 La televisione è come la faccia della Medusa, con la differenza che pietrifica chi la fa, e non chi la guarda. Accade allora che, complice il successo televisivo ottenuto da Giorgio Celli in veste di divulgatore scientifico, molti si siano convinti dell’esistenza di due personaggi distinti: l’etologo, più noto, e lo scrittore, meno noto; l’uno che parla di animali e l’altro che fa letteratura e si occupa di arte.

“La faccia della medusa”, una sorta di antologia di racconti scritti nel corso degli anni, vuole tributare un po’ di ossigeno al “Celli con la penna” a scapito di quello col microscopio, e gli esiti non mancheranno di sorprendere. Già dalle primissime pagine veniamo catturati da una tecnica di scrittura permeata di virtuosismi linguistici e di raffinata ricerca stilistica, armi seducenti che ci permettono di visualizzare una disparata gamma di protagonisti: le ombre allungate di un bosco al tramonto, la luna Fata Morgana, gli amici con gli occhi di opale, San Giorgio, Buffalo Bill, Sherlock Holmes, Torquato Tasso…

Giorgio Celli è docente all’Istituto di entomologia “Guido Grandi” dell’Università di Bologna. Accanto al lavoro scientifico, ha coltivato la sua parallela attività letteraria. Ha fatto parte del Gruppo ’63 e ha collaborato a numerose riviste. Interessato al teatro e all’arte, ha vinto il premio Luigi Pirandello con Le tentazioni del professor Faust(Feltrinelli, 1976) e ha messo in scena alcune sue pièces teatrali al Festival dei due Mondi di Spoleto. Nel 1986 ha curato l’audiovisivo Arte e biologia nel Novecento per la sezione “Arte e scienza” della Biennale di Venezia. Collabora con “Il Messaggero” e tiene una rubrica su “Quattrozampe”. È stato il conduttore della fortunata trasmissione di RAI3 Nel regno degli animali.

Fonte: Gruppo Perdisa Editore

Milano, il volto magico della mia città

Alessandro Alessandrini
mostra promossa da Provincia di Milano/Assessorato alla Cultura
Foyer di Spazio Oberdan
Viale Vittorio Veneto 2, Milano
dal 1° al 17 luglio 2011
orari: da lunedì a domenica 10-20
inaugurazione giovedì 30 giugno, ore 18.30
ingresso libero

Milano – La mostra è dedicata agli angoli più suggestivi della città di Milano e, come dice il titolo stesso, a quella magia che ancora si respira in alcune zone come Brera, Porta Ticinese, Porta Romana, le strade intorno al Duomo, i Navigli, la zona Cordusio e le Cinque Vie, Porta Venezia e le arterie commerciali fatte di vetrine e luci colorate: luoghi questi con quell’atmosfera che ancora sussiste nascosta tra le colonne, negli antri in penombra, nelle viuzze strette, i vicoli, tra le finestre incorniciate da cotti, nei portoni ingentiliti dai balconi in ferro battuto o in pietra. Ma anche vie poco conosciute e mai ritratte dagli artisti conservano, all’occhio di Alessandrini, tratti di storia che in certi casi si trasformano in leggenda. Così pure tram e autobus, anche loro parte integrante della metropoli in continuo mutamento. L’artista ricerca dettagli quasi nascosti tra maestosi edifici che si stagliano verso il cielo come cattedrali, muri antichi che trasudano di storie senza tempo, ma anche l’armonia ed il contrasto del presente paesaggio urbano, che cambia, si trasforma per stare al passo con i tempi, subendo una metamorfosi. Il viaggiare tra le vie di Milano, dunque, come scoperta per immergersi nell’atmosfera di ogni luogo, fino a fondersi interamente nei vividi e cangianti colori che vi aleggiano, impossessandosi della sua poesia.
E in questo ardente universo emozionale, dove si intersecano vibranti sensazioni e veementi impressioni cromatiche Alessandrini coglie l’essenza dei luoghi, il «Carpe Diem» dei greci, l’attimo fuggente.
Tale percorso espressivo si configura in dipinti dai colori vigorosi e penetranti, armoniosamente avvolti in giochi di luci ed ombre, in un alternarsi inesauribile di fantasia e realtà, una sorta di immagini, di storie intrinseche vissute negli occhi, sulla pelle, nel cuore, testimone del passato e del tempo che verrà.

Lo spirito che anima la mostra “Milano:il volto magico della mia città” di Alessandro Alessandrini non è la malinconia di un tempo che non c’è più, di un ricordo che appartiene al passato, ma far comprendere che anche se la città cambia, il suo sguardo vive nel presente e soprattutto è proiettato nel futuro. Un viaggiare viscerale che non finirà mai di esistere, che non conoscerà tregua alcuna, non potendo smettere di ricercare la sua vera essenza, sarà, di fronte alla vita, destinato ad essere un instancabile, temerario, viaggiatore dello spirito, in perpetuo moto.

Alessandro Alessandrini è nato a Milano il 24 luglio 1960, si è diplomato al Liceo Artistico di Brera. Fin dalla tenera età è portato per la pittura, tanto che i suoi insegnanti lo rimproverano di pensare troppo a disegnare e di tralasciare le altre materie. A scuola studia il colore, sotto varie sfaccettature, con nuove tecniche e prodotti innovativi, ma non tralascia il disegno dal vero dei busti di gesso, non solo limitandosi a copiarli, ma cercando di dar loro un’anima. Questi esercizi rimarranno anche in seguito nella sua mente, quando dipingerà dei personaggi particolari, cercando con pochi tratti di colore, di dare una personalità a figure che altrimenti risulterebbero statiche ed inanimate.
Partecipa ad una collettiva, nel 1982. La prima personale è nel 1984 alla Galleria Barcon di Milano. Da allora ha esposto in diversi luoghi di prestigio tra cui: Museo di Milano, Galleria Bolzani, Consolato Americano, Circolo della Stampa in Palazzo Serbelloni a Milano, Antico Castello di Rapallo, Castello Visconteo di Abbiategrasso, Palazzo Roncalli a Vigevano, Villa Cicogna a Bisuschio, Rocca Sanvitale a Fontanellato, Palazzo Ducale a Sabbioneta.
Dopo gli anni dei dipinti neoimpressionisti dedicati alla sua città, ha consolidato un vedutismo intriso di emozioni, sensazioni, ricordi, sogni, passioni, nostalgie che lo hanno portato ad esporre in città d’arte come Venezia e Firenze.
In questi ultimi anni si è dedicato allo studio dell’acqua, dei suoi riflessi, delle innumerevoli sfumature cromatiche presenti nelle trasparenze e nei riverberi. L’acqua come elemento primordiale, poiché sin dal concepimento l’embrione vive nel liquido amniotico e si sostenta grazie a questo elemento prezioso. Il nostro corpo è costituito per l’80% d’acqua e tutta la nostra esistenza è collegata ad essa. Dai villaggi alle città, ai traffici, agli scambi, ai trasporti, alle grandi imprese monumentali di tutte quelle civiltà del passato che ci hanno preceduto nel mondo intero, si sono realizzate grazie all’acqua.
Alessandrini è uno spirito libero, fuori da ogni schema, alieno alla mondanità e ad ogni convenzione, con voglia di vivere e soprattutto di capire quello che c’è intorno a lui, con un bisogno fisico di dipingere e quindi di provare emozioni da trasferire attraverso i colori nella sua pittura.
In questo suo lungo viaggio, infinito e senza tregua, alla ricerca di remote risposte, traspare nel percorso una continua ricerca dell’essenza dell’essere, il senso originario dell’umana esistenza e una grande passione per la vita.

Per informazioni :
– Spazio Oberdan, tel. 02 77406302/6341; http://www.provincia.milano.it/cultura

Fonte: Artevista

Ramadan, il mese dello Chaâbane

July 6, 2011 Leave a comment

È l’ultimo percorso, il rush finale prima del mese sacro del Ramadan, il mese dello Chaâbane, il cui primo giorno ha coinciso con domenica 2 luglio. È  un mese carico di significati spirituali per tutta la nazione musulmana; il profeta Maometto consigliò ai musulmani di consacrare la notte centrale del mese dello Chaâbane alla preghiera e il giorno dopo al digiuno, come preparazione al mese sacro. Ottavo mese del calendario  musulmano, Chaâbane è preceduto dal mese del Rajab e permette ai musulmani di prepararsi psicologicamente al Ramadan. Questo periodo di digiuno, il Ramadan, arriva all’inizio del nono mese del calendario hegiriano e  dura dai 29 ai 30 giorni, secondo le fasi lunari in corso. Quest’anno è previsto in Marocco il 1° agosto sino al finale del mese, ma  saro’ più preciso in seguito, quando si avranno dati certi in merito.

Fonte: My Amazighen

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