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“Il Mio Amico Eric” di Ken Loach [2009]

Un passaggio impossibile da dimenticare

Film insignito del Premio della Giuria Ecumenica al festival del cinema di Cannes nel 2009, Il Mio Amico Eric è una commedia dai toni drammatici che vive in costante oscillazione fra l’intelligenza e la banalità.

La storia è quella di un postino depresso a causa della sua situazione familiare, che riesce a ritrovare sé stesso grazie ai consigli del suo “amico” immaginario Eric Cantona.

La lungimiranza del regista Ken Loach è evidente nel caratterizzare il personaggio principale interpretato da un grandioso Steve Evets, che si presenta senza molari e con un look da bassifondi cittadini. E’ un umile reietto da buona parte della società che non confida in altri che in un gruppo di amici/colleghi e soprattutto nel suo mito di sempre: Eric Cantona, ovvero uno dei calciatori più forti nonché controversi della storia del calcio.

Il problema è che la sceneggiatura prevede momenti di alti e bassi, i quali alternano a esilaranti scambi tra i personaggi seduti in un salotto piuttosto che al tavolo di un pub, momenti di superficialità disarmante come ad esempio la quasi totalità delle battute imboccate a un Eric Cantona in splendida forma. Da questo punto di vista appare un po’ come un’occasione sprecata. I suoi proverbi detti prima in francese e tradotti in seconda battuta sono alla lunga prevedibili e ripetitivi.

La parte buona di quest’aspetto è che Il Mio Amico Eric potrebbe essere una prova cinematografica contro chi accusa la filosofia d’essere materia elitaria fatta per gente acculturata che non ha altro da fare nella vita se non vaneggiare su cose astratte.

In questo film non si parla né di Nietzsche né di Kant, ma i vari piccoli spunti di riflessione sono tanto semplici quanto efficaci per smuovere l’insicuro personaggio, nel quale non si fa troppa fatica a immedesimarsi. Tutti noi passiamo prima o poi dalla timidezza, dalla convinzione di non essere capaci a fare o a raggiungere qualcosa. E anche se Aristotele risiede altrove, è sufficiente il fatto di definire alcuni proverbi come filosofia per avvicinare l’uomo al suo pensiero.

Purtroppo attorno al protagonista ruotano personaggi che malgrado la loro bravura appaiono come evidenti derivazioni da prototipi standard già visti e rivisti più volte al cinema. Non che sia un male perché sono ben rappresentati, ma la moglie che un po’ è stronza [pardon…] e un po’ è dolce è una trovata vecchia di decenni. Come far apparire un personaggio [famoso] solo agli occhi dello stravagante protagonista non è proprio la soluzione che stupisce maggiormente uno spettatore che con ogni probabilità nella sua infanzia ha già conosciuto il Grillo Parlante cosciente consigliere di Pinocchio, perlomeno nella versione disneyana.

Ken Loach ha dalla sua il realismo con il quale muove la macchina da presa all’interno degli spazi. Vedere un gruppo di amici rappresentato così realisticamente all’interno di un irish pub fa davvero venir voglia di ordinare una bionda doppio malto anche a un astemio. Altro che quei locali preconfezionati che [non] sanno ricreare oltreoceano, dove ogni rhum è palesemente tè freddo e esistono solo ragazze formose e poco vestite pronte a lanciare sguardi languidi in camera.

Il Mio Amico Eric è un film che come suggerisce il titolo originale Looking For Eric [cercando Eric] aiuta protagonista [il cui nome è Eric, come quello del suo idolo] e spettatore a cercare sé stesso dentro sé stesso. Sarà anche banale, ma se quello che vediamo rappresentato ci ricorda ciò che viviamo ogni giorno, allora ci aiuta a non dimenticarlo.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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