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“Come la pioggia” di Andrea Bonvicini, PerroneLab

“Come la pioggia” di Andrea Bonvicini
88 pagine – 12 €
Editore PerroneLab
ISBN: 978-88-6316-138-0

COSA ACCADREBBE SE L’UOMO FOSSE PRIVATO, IMPROVVISAMENTE, DELLO STRUMENTO CHE LO RENDE TALE, CHE LO DIFFERENZIA DA TUTTE LE ALTRE CREATURE ESISTENTI? SE UN GIORNO NON FOSSE PIÙ IN GRADO DI COMUNICARE?
“Dormo dove la stanchezza (o il buio) mi prendono. Non c’è un’unica direzione precisa, seguo lui. Sembra che da giorni stia girando attorno agli stessi luoghi. Il mattino talvolta il fischio è più sottile. Lui forse si muove anche di notte”. Sul sito http://www.comelapioggia.it lascia un commento o indica una recensione che hai fatto online. Riceverai un booklet gratuito con quattro racconti di Andrea Bonvicini.

“Come la pioggia” è un romanzo che può essere definito di genere distopico. La città in cui si muove il protagonista, a quel che si capisce un intellettuale, forse un letterato, viene coinvolta e stravolta da un evento di cui è difficile definire i contorni. Si manifesta come uno scoppio, un’esplosione, ma il cui risultato pare essere l’annullamento di ogni capacità di comunicazione tra le persone. L’io narrante si ritrova improvvisamente chiuso nell’impossibilità di raggiungere gli altri, di comunicare e di avere risposta. Un’esperienza che lo porta a indagare sulla sua propria già precedente incapacità a intessere veri rapporti con le persone, a parlare e esprimersi.

Questo nuovo evento sconvolgente lo porterà man mano in un corpo a corpo serrato col mistero della parola, con questo strumento che vorremmo preciso e potente, ma di cui si scopre la fragilità. Una parola di cui si vorrebbe poter dire “non tornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”, come recita l’esergo del romanzo con le parole di Isaia. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno. Ma non è così. E per il protagonista e la città attorno a lui non è più, radicalmente, così. Il protagonista è allora condotto a scavare per ritrovare il senso di una parola che sembra o negata da chi ce l’aveva affidata, oppure essa stessa fuggita da noi per punirci dell’incapacità a usarla con il rispetto che le è dovuto.

Ricostruirà quindi faticosamente un linguaggio, tenterà approcci con persone incontrate per la strada, ricorderà il passato, scruterà la città e se stesso alla ricerca di un segno che la parola non sia ormai del tutto negata. Forse potrebbe farsi di nuovo incontrabile, forse non ha mai abbandonato del tutto la città e l’umanità.

Questo corpo a corpo prenderà per il protagonista la forma di una figura misteriosa, una persona vestita di nero che incontra a più riprese: man mano capirà che solo cercandola, incontrandola, interrogandola (ma come?), forse tutto avrà fine. Sarà una ricerca dolorosa, violenta, e in cui i segni di speranza andranno cercati nei particolari.

Fino a che la parola (o forse meglio la Parola) potrà forse tornare a palesarsi in un incontro umano.

Andrea Bonvicini nasce il 14 maggio 1962, a Trento, dove ancora risiede con la sua famiglia. La sua attività lavorativa si svolge però a Milano, dove dirige una società di servizi. Le lunghe serate milanesi danno spazio alla scrittura e alle parole. Tra i suoi riferimenti letterari, Flannery O’Connor, Cormac McCarthy, Bernard Malamud, Giovanni Testori, Raymond Carver, Carlo Emilio Gadda, Dino Buzzati, Franz Kafka, Luigi Pirandello.

Fonte: PerroneLab

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