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Archive for June 23, 2011

Federico Brugia e Malika Ayane, nuovamente insieme nel corto “Perfetta” ideato per First Floor Un

Federico Brugia e Malika Ayane di nuovo insieme nel corto “Perfetta” ideato per First Floor Under

La nota cantante per la prima volta recita in un film, firmando, con il regista,  la sceneggiatura del secondo episodio contenuto nella rubrica “12 Piccole scene da grandi film mai esistiti”

Milano, 23 giugno 2011

Continua il connubio artistico tra il regista di The Family Federico Brugia e la cantante Malika Ayane. I due, questa volta, sono accomunati da un corto realizzato dallo stesso Brugia per First Floor Under (http://firstfloorunder.com/) magazine digitale nato su input del gruppo pubblicitario Tbwa\Italia.

Il regista ha realizzato un filmato d’eccezione dal titolo “Perfetta” che sarà online da oggi  e che ha per protagonista – alla sua prima prova attoriale –  Malika Ayane. Nel filmato la cantante interpreta il ruolo di una misteriosa casalinga “molto disperata” in un monologo lungo circa otto minuti in cui si scopriranno, grazie anche a numerosi colpi di scena,  i motivi delle strane lacune della protagonista.

Una “Voix humaine” surreale ambientata ai tempi delle telefonia mobile a cui Malika Ayane ha preso parte sia come attrice – unica – sia come sceneggiatrice della storia.

La scelta del regista è ricaduta sulla cantante poiché i due si conoscono da molto tempo e hanno già avuto modo di lavorare insieme in numerosi video musicali – l’ultimo in ordine cronologico è “Un giorno in più” in cui Malika veste i panni di una Biancaneve fuori dagli schemi -.

Il corto si inserisce nella rubrica “12 piccole scene da grandi film mai esistiti” ideata e curata esclusivamente dallo stesso Brugia e ospitata dal magazine digitale, fucina di talenti che da tempo attrae creativi che provengono sia dall’ambito pubblicitario sia da altri settori. Una piazza  stimolante che ha dato la possibilità alla stessa Malika di mettersi alla prova in un ambito diverso da quello abituale.

Il corto sarà distribuito da Officine Ubu.

Il regista, a proposito dell’esito della prova di Malika, ha dichiarato: “Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto. Ho sempre pensato che Malika fosse una cantante raffinata, elegante e talentuosa, ora posso affermare con certezza che si tratta di un’artista a 360 gradi che ha mostrato di avere molte potenzialità come attrice e come autrice. Sono certo che non si tratterà di un episodio isolato”.

Malika Ayane, a proposito della sua performance ha dichiarato: “Premetto che non sto pensando di fare l’attrice o di mettermi a scrivere, tantissime persone lo fanno bene e lo meritano di più. Tuttavia sono una cantante molto fortunata e ho incontrato un regista che oltre ad accompagnarmi – video dopo video – dall’inizio della mia avventura discografica, si fida di me al punto di coinvolgermi in progetti lontanissimi da ciò che penso di saper fare ma che si concludono sistematicamente con il mio stupore e con nuove idee su cui ci troviamo a lavorare sempre più a quattro mani e senza prenderci troppo sul serio. Sa far emergere sempre nuovi lati di me”.

Mini bio del regista:

Federico Brugia è un regista pubblicitario di fama internazionale, vincitore di numerosi premi ed eclettico filmmaker che spazia in diversi ambiti. Ha fondato la casa di produzione The Family – insieme a Lorenzo Ulivieri e Stefano Quaglia – e attualmente è al montaggio della sua prima opera cinematografica in uscita a novembre 2011 “Tutti i rumori del mare”.

Antartide, storia del continente – Il XX secolo (parte IV)

Nell’ottobre del 1901 un geologo svedese, Otto Nordenskiöld guidò la prima spedizione della Svezia, la Swedish Antarctic Expedition (SwedAE). Secondo i piani Nordenskiöld e cinque membri dell’equipaggio della nave Antarctic una volta sbarcati avrebbero dovuto trascorrere l’inverno sull’isola Snow Hill poco al largo della Terra di Graham (Penisola Antartica), esplorando le isole dei dintorni e compiendo ricerche. La nave che nel frattempo era tornata alle isole Falkland, durante il viaggio di recupero degli scienziati ebbe un incidente. Tre uomini dell’equipaggio sbarcarono per cercare di raggiungere Nordenskiöld ed i suoi, ma poco dopo la nave fu distrutta dai ghiacci e affondò. L’equipaggio, a bordo delle scialuppe di salvataggio, raggiunse l’isola Paulet dove trascorse l’inverno. Alla fine del 1903 una spedizione di soccorso argentina fu in grado di recuperare tutti i membri della spedizione e dell’equipaggio.

Nel 1901 la nave Gauss salpò dal porto di Kiel con a bordo una spedizione guidata dal geologo tedesco Erich von Drygalski, l’obiettivo della spedizione era quello di esplorare la zona del continente a sud delle isole Kerguelen. La nave rimase incastrata nei ghiacci, nonostante ciò gli scienziati effettuarono numerose scoperte (fra le quali il monte Gauss – o Gaussberg), effettuarono ben sette spedizioni con slitte per esplorare i dintorni, ed il 29 marzo del 1902 utilizzarono una mongolfiera con la quale raggiunsero i 500 m di altitudine. Una volta tornato in patria Gauss pubblicò un dettagliato (22 volumi) resoconto delle sue attività e scoperte.

La nave Discovery salpò dall’Inghilterra il 6 agosto 1901 con a bordo uno degli esploratori più noti nella storia dell’Antartide, Robert Falcon Scott, alla guida di una spedizione che aveva l’obiettivo di raggiungere il Polo Sud. La prima destinazione era la baia di McMurdo.

Il 4 febbraio 1902 Scott e Ernest Shackleton furono i primi a vedere e fotografare il continente dall’alto, facendo uso di una mongolfiera. Gli esploratori trascorsero l’inverno sull’isola di Ross, a Hut Point. La spedizione fu caratterizzata da una serie di sventure ed errori tecnici, ma ciò non impedì a Scott di lasciare la base il 2 novembre 1902 per tentare di raggiungere, insieme a Shackleton, Edward Wilson e 19 cani da slitta, il Polo Sud. I tre arrivarono fino agli 82° 17′ Sud, ma in seguito a problemi di scorbuto e cecità da neve dovettero tornare alla base, che raggiunsero il 3 febbraio del 1903. L’anno seguente, trascorso sempre sull’isola di Ross, effettuarono solo brevi viaggi per studi e ricerche.

Nello stesso arco temporale vi furono altre spedizioni, fra le quali quella guidata dallo scozzese William Speirs Bruce (spedizione Scotia) che disdegnava la “gara” al raggiungimento del polo sud magnetico per occuparsi effettivamente di ricerca scientifica. La nave Scotia con a bordo 25 persone era diretta nel mare di Weddell, ma a causa del maltempo fu costretta a riparare nelle isole Orcadi meridionali. Il 1 aprile del 1903 stabilì la prima stazione meteorologica del continente, Osmond House sull’isola di Laurie, e nello stesso anno la stazione fu ceduta all’Argentina che la rinominò Orcadas. La stazione è tutt’ora funzionante. Nel 1904 la nave riuscì a inoltrarsi nel mare di Weddell scoprendo la terra di Coats. Da un punto di vista scientifico la spedizione di Bruce è considerata una delle più valide: gli scienziati a bordo della nave raccolsero un gran numero di dati sulla flora, la fauna e il clima.

Nella primavera del 1903 giunse in Europa la notizia che la spedizione di Otto Nordenskiöld era dispersa, ed il francese Jean-Baptiste Charcot che aveva in preparazione una spedizione al Polo Nord decise di accorrere in soccorso per contribuire alle ricerche. Mentre la nave Français navigava diretta verso sud il gruppo di Nordenskiöld venne tratto in salvo, e Charcot decise quindi di esplorare la costa occidentale della Penisola Antartica.

Evitò la baia di Ross a causa della possibile rivalità con paesi già attivi nella zona e questo gesto gli valse da parte di Robert Scott il soprannome di “gentleman of the Pole”. Il 19 febbraio scoprì Port Lockroy sull’isola di Wiencke, l’inverno fu trascorso sull’isola di Booth. Durante il soggiorno invernale gli scienziati della spedizione effettuarono un’intensa attività di ricerca.

Nel 1908 Shackleton fece ritorno in Antartide alla comando di una spedizione finanziata in parte in proprio e in parte dai governi australiani e neozelandesi, nel corso della spedizione fu raggiunta la vetta del Monte Erebus, prima scalata di una montagna del continente, fu raggiunto il Polo Sud magnetico. Shackleton, insieme ad altri tre membri dell’equipaggio della nave Nimrod raggiunse il punto più meridionale mai raggiunto fino a quel momento, gli 88° 23′ S di latitudine fermandosi a circa 155 km dal Polo Sud a causa delle cattive condizioni del gruppo.

Nel 1908 Charcot tornò in Antartide per la seconda volta, al comando della nave Pourquoi-Pas ? IV, fatta costruire appositamente per i mari antartici. La Pourquoi-Pas ? IV sopravvisse bene ad una collisione con una roccia, e poté proseguire per le coste prospicienti la Terra di Graham. Charcot tracciò le mappe dell’isola di Adelaide, scoprì una baia che chiamò Marguerite Bay in onore della moglie, e nel gennaio del 1910 avvistò una terra non ancora tracciata su alcuna mappa, chiamandola Terra di Charcot in onore del padre Jean-Martin, un celebre neurologo. Le mappe tracciate da Charcot rimasero in uso per oltre due decenni.

Nel 1910 salpò da Tokyo, accompagnata da forte scetticismo sia da parte delle autorità sia da parte dell’opinione pubblica, la prima spedizione giapponese, guidata dal tenente Nobu Shirase al comando del piccolo vascello Kainan Maru. La navigazione avvenne in pessime condizioni meteo, e dopo un fugace avvistamento (marzo 1911) della Terra Vittoria, in maggio la nave fu costretta a riparare in porto a Sydney. Constatato l’ormai irrecuperabile ritardo nei confronti di Scott e Amundsen, l’obiettivo della spedizione venne modificato: non più il raggiungimento del Polo Sud, bensì l’esplorazione della Terra di Edoardo VII.

Nel 1910 una spedizione guidata da Roald Amundsen partì con la nave Fram dalla Norvegia con l’intenzione di raggiungere il polo sud. Arrivato in antartide, partendo dalla Baia delle Balene, Amundsen raggiunse il polo sud il 14 dicembre 1911. Circa un mese più tardi anche un gruppo guidato da Robert Falcon Scott raggiunse il polo sud, ma tutti gli uomini che lo componevano perirono lungo il viaggio di ritorno. La base Amundsen-Scott, posta al polo sud, è intitolata a questi primi conquistatori.

La spedizione Endurance (in inglese Endurance Expedition), conosciuta anche come Imperial Trans-Antarctic Expedition, è stata una missione esplorativa svoltasi negli anni 1914-1917[3] la missione era comandata da Ernest Shackleton a bordo della Endurance, ed aveva come obiettivo l’attraversamento dell’Antartide partendo dal mare di Weddell. Il gruppo doveva poi essere recuperato dalla nave Aurora sull’altro lato del continente, sulla costa del mare di Ross.

L’Endurance viene però distrutta dalla banchisa a migliaia di chilometri dalle più vicine terre abitate: i 28 uomini dell’equipaggio sono costretti a lottare per sopravvivere. La temperatura oscilla da -22°C a -45 °C e le provviste sono limitate. Tutti gli uomini riescono a raggiungere l’isola Elephant, nelle Shetland Meridionali, mentre Shackleton salpa alla guida di una scialuppa di sette metri, salvata dal naufragio dell’Endurance, nel tentativo di raggiungere una base baleniera situata nella Georgia del Sud. Con l’aiuto di un sestante e di un cronometro, l’imbarcazione riesce a percorrere 1.800 km ed a raggiungere Grytviken, dove Shackelton organizza una spedizione di soccorso per gli uomini rimasti indietro.

Anche se all’epoca erano disponibili apparecchi radio senza fili, l’eccessiva distanza da una qualsiasi stazione ricevente rendeva questa tecnologia inutilizzabile per esplorazioni tanto remote. Inoltre il Regno Unito era impegnato nella prima guerra mondiale, e non volle destinare denaro, uomini e mezzi per una spedizione di soccorso così complessa e pericolosa.

L’equipaggio dell’Aurora dovette affrontate situazioni altrettanto critiche. La loro avventura, al contrario di quella di Shackleton, costò la vita a tre persone.

Oltre alle testimonianze scritte, durante la spedizione furono scattate numerose fotografie da parte di Frank Hurley.

L’ammiraglio della US Navy Richard Evelyn Byrd fu il primo a sorvolare il polo sud, col pilota Bernt Balchen, il 20 novembre 1929. Byrd guidò in tutto cinque spedizioni in antardide, l’ultima nel 1946, chiamata Operation Highjump, composta da oltre 4.700 uomini, prevalentemente militari. Seppur pubblicizzata come avente scopi scientifici, i dettagli furono mantenuti segreti, per cui si ritiene probabile che fosse in prevalenza un’esercitazione militare. Tra le unità impiegate una portaerei, diversi sottomarini e altri mezzi militari. Prevista per una durata di otto mesi, l’operazione fu interrotta dopo soli due mesi, e non vennero mai date spiegazioni ufficiali sulle ragioni dell’interruzione.

Nel 1947-48 il capitano Finn Ronne, primo ufficiale ai comandi di Byrd nella spedizione precedente, guidò una sua spedizione con varie unità navali, tre aerei e cani da slitta. Ronne era in disaccordo con la teoria secondo la quale l’antardide era diviso in due sezioni separate, e provò che l’ Antartide occidentale e l’ Antartide orientale erano un unico continente, cioè che il mare di Ross e il mare di Weddell sono separati. Ronne percorse 5.800 km con sci e slitte trainate da cani, più di ogni altro esploratore dell’antartide. La Spedizione di ricerca Ronne mappò le ultime coste sconosciute dell’antartide e dell’intero pianeta, e fu la prima spedizione antartica ad includere delle donne.

Bisogna attendere quasi dieci anni per avere un’altra spedizione. Il 31 ottobre 1956, l’ammiraglio statunitense George J. Dufek e altri, con un aereo Douglas DC-3, fecero il primo atterraggio sul polo sud.

Fonte: InsideLife – MondoRaro

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“Mama Tandoori” di Ernest van der Kwast, ISBN Edizioni

Mama Tandoori

Una commedia divertentissima su una mamma che, per fortuna, non è la vostra!

Ernest van der Kwast

280 PAGINE | 16,90 EURO
Data di uscita: 1 giugno 2011
Traduzione: Alessandra Liberati
Formato: Special Books
ISBN: 9788876382901
Ernest ha quasi trent’anni: è un normale ragazzo olandese di origini indiane. Ma la sua vita nasconde un dettaglio imbarazzante: la temibile mamma Veena. Approdata in Olanda da Bombay nel 1969 con due valigie piene di sogni e gioielli, Veena ha sposato il timido studente di medicina Theo van der Kwast, dando alla luce tre figli. Ernest, il minore, assiste sgomento e affascinato alle peripezie della sua sgangherata famiglia multietnica, di nonna Voorst, che ha il vizietto di uscire nuda sul balcone dell’ospizio, dello zio Sharma, noto attore bollywoodiano, ma soprattutto della vulcanica mamma che, con la sua smisurata faccia tosta, riesce ad accumulare un piccolo patrimonio immobiliare ma anche a rovinare la vita di tutti quelli che hanno la sventura di incontrarla. Una commedia moderna, piccante come il peperoncino, su una madre che, per fortuna, non è la vostra.
Ernest van der Kwast

Ernest van der Kwast è nato il 1° gennaio del 1981 a Bombay, e vive a San Genesio, vicino a Bolzano. Nel 2004 ha rinunciato a una promettente carriera da lanciatore del disco per pubblicare il suo primo romanzo, sotto pseudonimo. L’acclamatissimo Mama Tandoori è il suo quarto libro.

Da Mama Tandoori:

Sono nato all’ospedale Jagjivan Ram Railway di Bombay, in India. Alle tre meno due della prima mattina dell’anno 1981 le mani dell’ostetrica scivolavano lungo il mio corpo, mi raccoglievano mentre precipitavo da antiche, favolose foreste ricche di farfalle e mi sollevavano, verso mia madre, nelle sue mani, tra le sue braccia. I miei occhi si aprirono. Occhi piccoli e scuri, un bagliore azzurro.
Questo è ciò che mi hanno raccontato: feci pipì, piansi e cercai il seno materno. In questa sequenza. Alla mia nascita erano presenti la zia Sharma e sua figlia Neelam. Agli uomini non era consentito assistere al parto. Mio padre era a 6852 chilometri di distanza, nella caserma Van Ghent di Rotterdam. Doveva recuperare il servizio di leva come primo tenente nel servizio trasfusionale militare. Io urlavo a pieni polmoni, mio padre lavorava sugli anticorpi monoclonali. Contro gli acari della polvere.
Era stato il marito della zia Sharma a telefonare alla caserma di Rotterdam. Lo zio Sharma. Nella comunicazione si perse qualcosa; la linea era disturbata, forse per colpa di alcuni uccellini accovacciati sul filo. Da un capo del telefono, nell’afa torrida di Bombay, lo zio Sharma annunciò la nascita di un figlio maschio, nel rigido inverno dall’altro capo del telefono ero diventato una femmina. Mio padre era estasiato dalla notizia. Dopo due figli maschi, finalmente una femmina. E il suo nome sarebbe stato: Eva Maria van der Kwast. Era stato già deciso da mesi. Gli ufficiali si congratularono con mio padre, uomini in uniforme verde che si abbracciavano, vino frizzante contrabbandato in caserma.
Per la nascita fu realizzato un biglietto di partecipazione. Carta a mano, una cicogna con un fagottino a scacchi: rosa e bianco. Poi arrivò la seconda telefonata. Mia madre dalla città afosa. In sottofondo si udivano dei gridolini, i miei gridolini. Gli uccellini volarono via dal filo.
Mio padre domandò come andasse, cosa stesse facendo Eva Maria.
Il suo «Chi?» sfrecciò come un dardo lungo il filo del telefono.
«La nostra Eva, la nostra cara figlioletta. Oh, sono così felice.»
«Ernest» disse mia madre senza tanti giri di parole.
Anche quel nome era stato deciso da tempo. Questa volta i miei genitori si erano preparati bene. Ernest Roelof Arend van der Kwast. Un esserino rugoso e grinzoso, con manine, piedini e un pistolino.
Un maschietto.
«Oh» si sentì dall’altro capo. Sorpresa, forse la stessa di quando venne a sapere che era nato il mio primo fratello. Ancora non riusciva a crederci.
«Un figlio.» Un’altra frecciata, stavolta ben assestata, che squarciò una nuvola rosa.
Per confermarlo, scoppiai a piangere. Eccomi, ecco Ernest.
Mio padre fece un colpo di tosse. Raccontò del biglietto che aveva già mandato allo stampatore. Eva Maria, in eleganti caratteri corsivi. Con su scritti i miei dati: 01-01-1981, ore 2.58, 3 chili e 254 grammi. Ci volle un attimo perché dall’altro capo del telefono si afferrasse a pieno la portata della sciagura. In seguito mia madre avrebbe raccontato che in quegli istanti di silenzio stava ponderando le alternative, valutando la possibilità di scongiurare la catastrofe. Le partecipazioni erano già andate in stampa, non avrebbe più avuto i soldi indietro.
Forse poteva darmi via in cambio di una femmina? In quel caso le partecipazioni potevano essere utilizzate senza problemi.
«Tutti in India vogliono un figlio maschio» disse mia madre anni dopo. «Noi ne avevamo tre.»

Fonte: ISBN Edizioni

“Ballata di Natale” di Charles Dickens, Mondadori

Titolo: Ballata di Natale

Autore: Charles Dickens

Editore: Mondadori

Anno: 2001

Collana:Oscar classici

Pagine: 240

Prezzo: 8.50 €

ISBN: 978880450024

Traduzione: Emanuele Grazzi

Scritta nel 1843, questa “Ballata di Natale” inaugura la fortunata serie di racconti natalizi di Dickens volti a instillare nel lettore “pensieri d’amore e di considerazione verso il prossimo, che non sono mai fuori stagione”. Mescolando la rappresentazione fedele dell’atmosfera delle festività vittoriane con una storia di fantasmi, la ‘Ballata’ narra la notte della Vigilia di Scrooge, un uomo “duro e aspro… chiuso in se stesso e solitario come un’ostrica”. Visitato dagli spiriti del Natale Passato, Presente e Futuro, che lo mettono di fronte al suo miserabile modo di vivere, Scrooge cambierà atteggiamento e si trasformerà in “un uomo così buono, come mai poteva averne conosciuto quella buona vecchia città”. Un grande classico della letteratura inglese e un capolavoro dell’opera dickensiana, presentato con il testo originale a fronte.

Charles Dickens, nato nel 1812 a Portsmouth, trascorre un’infanzia serena fino a quando, per un grave dissesto finanziario, il padre viene imprigionato per debiti. È una tragedia che sconvolge tutta la famiglia: il giovane Charles lascia la scuola per andare a lavorare in una fabbrica, sperimentando le condizioni disumane dei lavoratori di quel tempo.
L’esperienza dura solo sei mesi, ma è un vero inferno e lascerà nel suo animo profonde ferite e ricordi incancellabili.
A venticinque anni è apprendista in uno studio legale, poi cronista e stenografo parlamentare. Intanto comincia a scrivere e nel 1936 pubblica, a puntate settimanali, Il Circolo Pickwick, a cui fanno seguito Le avventure di Oliver Twist, a puntate mensili, e, a distanza di pochi anni, La bottega dell’antiquario, l’ultimo capolavoro, David Copperfield, esce nel 1850. Tutte le sue opere incontrano subito un grandissimo successo, favorito dalle letture pubbliche che l’autore tiene negli Stati Uniti, in Canada, in Italia, a Parigi, in Scozia, in Irlanda. Nel 1867 Dickens comincia ad avere problemi di salute, finché viene colpito da un attacco al cuore che lo stronca nel 1870.

Fonte: Libri Mondadori

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““Verde Carne, Chioma Verde””, mostra colletiva alla Cascina Farsetti di Roma

“Verde Carne, Chioma Verde”

 Mostra Collettiva di

 Pasquale Nero Galante, Ferruccio Maierna, Jean Pierre Marrocco

 Venerdì 01.07.2011 – 18.00

L’uomo e l’ambiente in cui vive: quanto l’umanità ha cercato di trasformare il territorio a sua immagine, tanto più la Natura applica una tale fascinazione nell’animo da suggestionare azione e pensiero. Una triplice personale che ha come filo conduttore l’immaginario paesistico trasformato in Arte!

Curatori: Lisa Simonetti – Antonio Gabbiani

Programma in dettaglio: “Verde Carne, Chioma Verde”

Mostra collettiva  di: Pasquale Nero Galante, Ferruccio Maierna, Jean Pierre Marrocco

LocationCascina Farsetti – Villa Doria Pamphilj

Via Leone XIII 75 – Roma

Tel: 06.9360201 – 349.7782748

Periodo: 01 Luglio 2011 / 10 Luglio 2011

Vernissage: Venerdì 01 Luglio 2011 – Ore 18.00

Orari: tutti i giorni dalle ore 09,00 alle ore 14,00 (o telefonare per appuntamento).

“Fuga da New York” di Federico García Lorca

Fuga da New York

Piccolo valzer viennese
A Vienna ci sono dieci ragazze,
una spalla dove singhiozza la morte
e un bosco di colombe disseccate,
C’è un frammento del mattino
nel museo della brina,
C’è un salone con mille finestre,
Ahi, ahi, ahi, ahi!
Prendi questo valzer a bocca chiusa,
Questo valzer, questo valzer, questo valzer,
di sì, di morte e di cognac
che bagna la coda nel mare,
T’amo, t’amo, t’amo
con la poltrona e il libro morto,
nel corridoio malinconico,
nella soffitta oscura del giglio,
nel nostro letto di luna
e nella danza che sogna la testuggine,
Ahi, ahi, ahi, ahi!
Prendi questo valzer dal fianco spezzato,
A Vienna ci sono quattro specchi
dove giocano la tua bocca e gli echi,
C’è una morte per pianoforte
che tinge i ragazzi d’azzurro,
Ci sono mendicanti sui tetti,
Ci sono fresche corone di pianto,
Ahi ahi, ahi, ahi!
Prendi questo valzer che muore tra le mie braccia,
Perché t’amo, t’amo, amore mio,
nella soffitta dove giocano i bambini,
sognando vecchie luci d’Ungheria
fra i rumori della tiepida sera,
vellendo pecore e gigli di neve
nell’oscuro silenzio della tua fronte,
Ahi, ahi, ahi, ahi!
Prendo questo valzer del «T’amo sempre»,
A Vienna ballerò con te
con una maschera che abbia
testa di fiume,
Guarda che rive ho di giacinti!
Lascerò tra le tue gambe la mia bocca,
l’anima in fotografie e gigli
e nelle oscure onde del tuo andare,
amore mio, amore mio, voglio lasciare
violino e sepolcro, i nastri del valzer.

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Annamaria Iommi, 81enne che realizza il sogno di diploma di media inferiore

Una signora 81enne di Sicile, impedita nel completare gli studi a causa della seconda guerra mondiale, 67 anni dopo ha deciso di iscriversi alla scuola media inferiore per completare gli studi per il diploma. La donna, che si chiama Annamaria Iommi, ha preso il diploma nello stesso istituto che frequentava durante la guerra e ha potuto completare l’ultimo anno di scuola media inferiore. Nonostante svariati problemi di salute, la signora ha voluto comunque coronare il suo sogno di tutta una vita, impeditole soltanto dalla crudeltà dell’ultima guerra mondiale.

Carla Liberatore

“L’ultima compagna” di Hamid Barole Abdu

L’ultima compagna

Benvenuta

ultima compagna

ti accolgo festosamente

è un momento preciso

fine di una lunga attesa

ti porgo la mano e il saluto

una mano sicura e tranquilla

sguardo del mio viso sereno

stringimi la mano

con forza e calore

avvolgi con il tuo mantello

il mio corpo nudo

libero dalle maschere

nato da argilla e fango

svanire nella polvere

la mia ultima dimora

libero da croste e nodi

fagotti della coscienza

riconciliata con l’io, il sé

e il mondo

Vieni vicina, ultima mia compagna

concedimi la tua attenzione

osserva i miei occhi

fari che illuminano

spazio di gioia

senti le parole melodiose

labbra incise di serenità

rispondono alla tua presenza

Benvenuta

la mia ultima compagna

acconsenti alle mie orecchie

di gustare l’ultimo respiro

brano che conclude

la fine di un’esistenza

che canta

l’ultima partenza sublime

su un Buraq*

con le ali.

 

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Emanuela Orlandi, notizia shock sulla scomparsa della giovane donna

Annuncio shock in TV di un ex agente del SISMI. L’uomo ha aggiunto: “È a Londra, in una casa di cura dove la tengono sotto sedativi”. La rivelazione è andata in diretta nella trasmissione Metropolis in onda su RomaUno TV, che in quella circostanza aveva dedicato la puntata proprio al mistero della scomparsa della ragazza avvenuta il 23 giugno 1983. Il misterioso uomo è intervenuto in diretta telefonica durante la trasmissione gelando tutti i presenti in studio. L’uomo misterioso si è detto un ex agente del SISMI con il nome in codice ‘Lupo Solitario’ e ha affermato senza alcun dubbio di conoscere le sorti della ragazza. L’ex sedicente agente dei servizi segreti ha asserito di aver voluto rompere il silenzio perché è stato minacciato e ha anche aggiunto che Emanuela Orlandi nelle ore immediatamente seguenti al rapimento sarebbe stata direttamente trasferita in Inghilterra con prima una BMW nera e poi con una Mini Minor e a bordo delle due auto ci sarebbero stati un agente inglese ed una donna. La rivelazione apre una nuova luce sulla vicenda concedendo inoltre ulteriori elementi prima sconosciuti. Lupo Solitario, rivolgendosi al fratello di Emanuela Orlandi, avrebbe detto: “Devi scovare a fondo su cosa faceva tuo papà, mi dispiace Pietro, scoprirai delle cose che non ti piaceranno”. Infatti per l’ex agente, il padre di Emanuela Orlandi sarebbe stato testimone di un giro di riciclaggio di denaro sporco legato alla banca Antonveneta e al finanziere Roberto Calvi il quale fu ritrovato morto sotto al ponte dei Frati Neri proprio a Londra. La redazione di RomaUno ha dichiarato di aver messo a disposizione l’intero video della trasmissione, alla Magistratura che ha riaperto il caso della scomparsa di Emanuela dopo le rivelazioni della ex fidanzata del boss della banda della Magliana. S’intrecciano così una serie di tasselli che creano legami fantasiosi o veritieri fra la banca Vaticana, la banca Antonveneta, il finanziere Roberto Calvi, i Servizi Segreti Militari e la banda della Magliana. Qualunque sia l’intreccio, l’augurio è che Emanuela Orlandi sia effettivamente ancora viva e che venga ritrovata presto e riportata fra le braccia dei propri familiari.

Carla Liberatore

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Rassegna Teatrale “LINEE D’ORIZZONTE” al Teatro Studio Uno di Roma

RASSEGNA TEATRALE “LINEE D’ORIZZONTE”

Teatro Studio Uno via Carlo della Rocca, 6 – Roma, zona Torpignattara, dal 21 giugno al 17 luglio.

da martedì a domenica alle ore 21.00.

Torna dal 21 giugno al 17 luglio, presso il Teatro Studio Uno di Roma, la rassegna teatrale LINEE D’ORIZZONTE organizzata dall’ass.cult LA CATTIVA STRADA che per il terzo anno consecutivo, in linea con la sua politica di promozione delle giovani compagnie e delle realtà innovative dello spettacolo, propone i lavori di 20 artisti e compagnie indipendenti del panorama romano.

L’intento della rassegna è di far emergere quelle realtà teatrali nascoste che muovendosi all’esterno dei circuiti “ufficiali”, non hanno avuto la possibilità durante la stagione appena trascorsa di trovare la giusta visibilità, e nello stesso tempo creare un’occasione di confronto e di scambio artistico con il pubblico e tra le stesse compagnie selezionate.

Ponendosi come una valida alternativa di intrattenimento estivo all’interno del multietnico quartiere di Tor Pignattara, la terza edizione di LINEE D’ORIZZONTE offre un ricco mese di programmazione teatrale, dalla commedia dell’arte, a Dostoevskij, dalla drammaturgia contemporanea alla sperimentazione, una proposta eterogenea vicina ai diversi gusti del pubblico.

Ad aprire la rassegna il 21 giugno sarà lo spettacolo “ABITARSI” di Francesca Merli, con L. Avetrani e G. Mortelliti, un’inedita pièce teatrale, un’interessante riflessione su cosa significa indossare ogni giorno un abito di ordinanza, l’abito della circostanza, l’abito che la società ci impone, l’abito del lavoro: un leitmotiv che si ripete, tanti abiti uguali alla fine tanti nessuno.

Come ogni anno, gli spettacoli che si alterneranno sul palco dello Studio Uno, saranno preceduti da un aperitivo all’aperto offerto dall’associazione, durante il quale si terranno performance musicali e letture per rendere ancora più piacevole il trascorrere della serata.

Rassegna Teatrale “LINEE D’ORIZZONTE”

Direzione artistica: Marco Zordan e Alessandro Di Somma

Programma:

21-22 Giugno- “ABITARSI” di Francesca Merli, con L. Avetrani e G. Mortelliti
23-24 Giugno- “PAZZA IDEA” Ass.Cult. IRIDE
25-26 Giugno- “POPOLO BUE” Ass.Cult. Compagnia delle rose
28 Giugno- “ANDY E NORMAN” spettacolo di beneficenza organizzato dalla Onlus POPICA
29 Giugno- “TIREZ SUR LE PIANISTE” di e con Francesco Leineri
30 Giugno- “ITALIA BELPAESE” di e con Laura Graziosi, regia Davide Dolores
1 Luglio- “GUIDO RUVOLO LIVE IMPROVISATION”, di e con Guido Ruvolo
2 Luglio- “CRONACHE DELL’AMMUTINAMENTO” regia di Pina Dori
3 Luglio- “LE ASTUZIE DI COVELLO” Compagnia Opera Prima
5 Luglio- “CERCHIONI” regia di Francesco Blasi
6 Luglio- “MANNARE” regia di Federico Grippo
7-8 Luglio- “POESIE IN CORNICE” regia di Pablo Massimo Taddei
9 Luglio- “LE NOTTI BIANCHE” regia di Enoch Marella
10 Luglio- “UN CUORE DEBOLE” regia di Enoch Marella
12-13 Luglio- “UNICO IN DUE ATTI” di Balzano e Cipriani
14 Luglio- “ZORRO” regia di Carmen Pommella
15 Luglio- “PROMETEO IN BLUES” Groucho Teatro
16 Luglio- “GLI ZII DI HENDRIX” Groucho Teatro
17 Luglio- “THE TIME IS SALOME'” Regia Roberto Sacripanti

TEATRO STUDIO UNO

Via Carlo della Rocca, 6, zona Torpignattara.

Biglietto+aperitivo €10 tessera associativa gratuita.

Info e prenotazione (consigliata):

3494356219- 3283546847

www.lacattivastrada.com

lacattivastrada@gmail.com

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