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Archive for June 20, 2011

Prostituzione e web, “Le Iene” aiuta ad incastrare i responsabili

Ormai era il loro lavoro: reclutare ragazze su internet offrendogli un lavoro da escort e assicurare loro un’abitazione a Bologna o nei dintorni.
Il tutto veniva fatto attraverso una semplice procedura; rispondevano agli annunci di ragazze che cercavano appartamenti o occupazioni di lavoro a Bologna, offrendo loro un lavoro “sporco e non legale” e fissando un appuntamento.

Molte le ragazze che accettavano e tante quelle che ignoravano la richiesta, anche se, il tutto è durato molto poco grazie ad una di loro che ha denunciato l’accaduto scrivendo alle Iene.
Grazie al servizio andato in onda la scorso 22 settembre 2010, infatti, sono scattate delle indagini che hanno portato all’arresto dei due malintenzionati coinvolti, uno di 55 e l’altro di 35 anni, accusandoli di sfruttamento della prostituzione.

Fonte: GoLook-Technology.it

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Il Re del Marocco e la nuova Costituzione: tutto cambia, niente cambia?

June 20, 2011 Leave a comment

Il Re Mohammed VI ha chiesto ieri sera, durante un accorato appello alla popolazione, di votare Si al referendum che si svolgerà il 1° luglio che chiederà l’approvazione della nuova Costituzione, che passerà da 108 a 181 articoli. Leggendo il testo integrale della riforma tutto cambia e niente cambia, come direbbero i più scettici, vedi i giovani del Movimento 20 Febbraio che questa mattina hanno lanciato un appello per manifestare domani in tutte le piazze del Marocco contro la riforma, che a loro parere, è assolutamente nulla, anzi rinforzerebbe i poteri del monarca. Nella riforma il Primo Ministro vede aumentati i suoi poteri ma il sovrano resta il Comandante dei Credenti tout-court come l’Islam rimane religione di Stato, quindi lo Stato è sottomesso alle sue leggi. Il progetto della riforma servirà “a consolidare i pilastri di una monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale”, ha dichiarato nel suo discorso alla nazione Mohammed VI, che aveva comunque già annunciato il 9 marzo scorso questi cambiamenti. Il Primo ministro, che si chiamerà “Capo del Governo”, capo della maggioranza in Parlamento, avrà il potere di dissolvere la camera dei rappresentanti, la camera bassa del Parlamento, secondo il progetto in questione.  Nell’attuale costituzione, la dissoluzione delle due camere del Parlamento sono di esclusiva competenza del Re. Con l’arabo, la lingua Amazigh, il berbero, sarà considerata come lingua ufficiale, secondo il preambolo della nuovo articolo inserito nella riforma, ma dovrà ancora attendere i nuovi protocolli per la funzionalità esecutiva (vedi scuole, bilinguismo negli uffici e nelle amministrazioni pubbliche, ecc..). Il Re resterà “Comandante dei Credenti e Capo di Stato” e la sua persona sarà “inviolabile”. Garantirà “il libero esercizio dei culti” e l’Islam resta quindi la religione di Stato e la libertà di culto sarà garantita dal re (qui è tutto ancora molto ambiguo, anche secondo i giovani del Movimento 20 Febbraio). Il suo statuto di Comandante dei Credenti è quindi preservato e sarà la più alta autorità religiosa del reame. Il nuovo progetto costituzionale prevede anche di garantire l’indipendenza della giustizia vis-à-vis ai poteri legislativi e giudiziari, ha sottolineato ancora il re nel suo discorso. Il re resta, come nell’attuale Costituzione, il capo dell’esercito e dispone di poteri tali da accreditare gli ambasciatori e i diplomatici. Un “Consiglio superiore di Sicurezza”, presieduto dal re, sarà creato ed avrà come missione quella di “gestire le questioni  di sicurezza interna, strutturale e degli imprevisti”. Questo consiglio avrà come membri i capi dei poteri legislativi, esecutivi e giudiziari, i ministri, i responsabili e le personalità del settore. Il nuovo progetto   prevede di garantire l’indipendenza della giustizia davanti ai poteri legislativi e giudiziari, ha sottolineato più volte il re durante il suo discorso. Mohammed VI ha anche proposto di iscrivere nella Costituzione l’uguaglianza tra l’uomo e la donna oltre alla protezione dei Diritti dell’Uomo riconosciuti universalmente (anche qui l’ambiguità regna, è il caso di dirlo, sovrana). Un passo di quest’ultimo articolo recita infatti che i diritti riconosciuti universalmente (quindi la libertà di culto?  l’omosessualità che qui è punita sino a 6 anni di prigione, ecc..) saranno sottomessi alle leggi vigenti dell’Islam.  Staremo a vedere adesso cosa succederà; i giovani dei movimenti stanno scalpitando e, a onor del vero, avevano già previsto tutto questo.  Altro enigma sarà il referendum: quanti andranno a votare per il si o per il no alla nuova riforma? Se si pensa che nelle ultime legislative soltanto il 36% dei marocchini aventi diritto si era recato alle urne.

Fonte: My Amazighen

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Ping—Pong, Panda, Povera, Pop—Punk, Planet, Politics and P—Art, installazione di Surasi Kusolwong alla Fondazione HangarBicocca

Installazione site-specific di SURASI KUSOLWONG

Dal 10/6 al 15/9/2011

La nuova mostra alla Fondazione HangarBicocca è dedicata all’artista tailandese Surasi Kusolwong, che realizza una spettacolare installazione site-specific nello shed, la parte iniziale del grande spazio dell’Hangar. Nelle navate grandi continua ancora, sino al 17 luglio, la mostra, completata nelle sue quattro fasi, del progettoTerre Vulnerabili.
L’Hangar presenta l’opera di Kusolwong, classe 1965, i cui lavori sono già stati esposti in importanti luoghi dell’arte internazionali come la Tate Modern a Londra, il Palais de Tokio a Parigi, The Rose Art Museum a Boston, oltre alle Biennali di Istanbul e Venezia (2003), di Berlino (2001) e di Taiwan (2000).
L’installazione prevede cinque tavoli da ping-pong, che i visitatori potranno utilizzare per giocare. Sopra ogni tavolo sono posizionati diversi tipi di oggetti e materiali dedicati a vari aspetti del lavoro di Kusolwong: oggetti di uso quotidiano, semplici, domestici e a volte kitsch come piccoli animali in gesso coperti da pezzi di conchiglie, o animali intagliati in legno e ancora oggetti tipici di diverse culture collezionati o fatti dall’artista. Nell’installazione saranno mischiati a materiali e oggetti che rimandano alla cultura dell’arte povera: specchi e forme ritagliate collegate ai simboli e ai manoscritti di Alighiero Boetti. Così giocando nell’installazione di Kusolwong, i visitatori entrano nel ritmo delle relazioni partecipando alla costruzione complessa e a volte contraddittoria della comunicazione della società contemporanea: un dialogo le cui domande e risposte molto spesso si creano giocando al rimbalzo, complicandosi o accelerandosi, provocando altre domande e altre risposte ancora… come nel gioco del ping-pong, domanda e risposta, da una parte e dall’altra…

Nell’installazione trovano anche posto: una scultura a forma di cubo in alluminio collegata a una macchina del fumo; una scultura-vulcano fatta da una montagna di sale con al centro una lampada; un gruppo di sculture-tenda fatte di marmo, lastre di ferro, pezzi di legno e specchio; una scultura fatta di tutte le pagine del libroLiving in the End Times di Slavoj Zizek, filosofo e psicanalista sloveno di matrice marxista che si occupa della crisi economico-sociale contemporanea; una scultura morbida fatta di spugne tagliate a blocchi rettangolari con un cartello dalla scritta “Prenditi del tempo per sederti e pensare”; una serie di lampade pendenti realizzate da Kusolwong, tra cui una posta a terra con un testo dipinto a mano dello scultore giapponese naturalizzato americano Isamu Noguchi scomparso nel 1988.

Fonte: HangarBicocca

Giuseppe Albanese

Nato a Reggio Calabria, inizia lo studio del pianoforte all’età di cinque anni e si diploma nel 1996 – a soli diciassette anni – con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore presso il Conservatorio “G. Rossini”.

Si perfeziona presso l’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola, conseguendovi nel 2003 il diploma con il titolo onorifico di “Master”, la qualifica più alta rilasciata da tale istituzione.

Già vincitore di primi premi assoluti in concorsi pianistici nazionali, nel 1997 partecipa al “Premio Venezia”, dove la Giuria (presieduta da Roman Vlad) gli conferisce all’unanimità il primo premio assoluto; alla 54ª edizione del Concorso Internazionale “Busoni” di Bolzano ottiene il “Premio speciale per la migliore esecuzione dell’opera contemporanea” e nel 2003 si aggiudica il primo premio al Concorso Internazionale “Vendome Prize” (presieduto da Sir Jeffrey Tate) con finali a Londra e Lisbona: un evento definito da Le Figaro “Il concorso più prestigioso del mondo attuale”.

Si esibisce come solista (i suoi concerti sono solitamente trasmessi da RAI-Radiotre) suonando presso prestigiosi Teatri in Italia (Petruzzelli e Piccinni di Bari, Comunale di Bologna, Grande di Brescia, Savoia di Campobasso, Politeama di Catanzaro, Bonci di Cesena, Maggio Musicale Fiorentino, Carlo Felice di Genova, Politeama Greco di Lecce, Bibiena di Mantova, Savio di Messina, Auditorium Verdi e Teatro Dal Verme di Milano, Auditorium Scarlatti della RAI  e Teatro San Carlo di Napoli, Coccia di Novara, Politeama Garibaldi di Palermo, Auditorium Paganini di Parma, Fraschini di Pavia, Auditorium G. da Venosa di Potenza, Alighieri di Ravenna, Cilea di Reggio Calabria, Valli di Reggio Emilia, Auditorium Parco della Musica e Teatro dell’Opera di Roma, Auditorium MART di Rovereto, Chiabrera di Savona, Auditorium Toscanini della RAI e Lingotto di Torino, Sala Filarmonica di Trento, Verdi di Trieste, La Fenice di Venezia, Arena di Verona, Olimpico di Vicenza, ecc.) e all’estero (Laeisz Halle di Amburgo, Konzerthaus di Berlino, Teatro della Musica Araba de Il Cairo, Philharmonie di Essen, Gulbenkian di Lisbona, St.-Martin-in-the-Fields e Steinway Hall di Londra, Filarmonica Slovena di Lubiana, Metropolitan Museum, Rockefeller University e Steinway Hall di New York, Salle Cortot di Parigi, Mozarteum di Salisburgo, Filharmonia Narodowa di Varsavia, oltre che in Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Messico, vari stati degli USA, Uruguay, ecc.).

Vanta collaborazioni con direttori d’orchestra di livello internazionale, tra cui Christian Arming, Pavel Belaff, James Conlon, Will Humburg, Dmitri Jurowski, Julian Kovatchev, Alain Lombard, Nicola Luisotti, Othmar Maga, Carlo Montanaro, Anton Nanut, Tomas Netopil, George Pehlivanian, Donato Renzetti, Hubert Soudant, Michel Tabachnik, Jurai Valcuha, Alberto Veronesi, Jonathan Webb, Andriy Yurkevych, ecc.

Numerose anche le sue registrazioni discografiche: nel 1998 ha inciso a Roma il suo primo CD-Recital con le Fantasie di Schubert, Chopin, Schumann e Skrjabin. Nel 1999 registra per “Agorà” di Milano la prima esecuzione assoluta del “Concerto dell’Europa” di L. Simoni con la Targu-Mures Philarmonic. Nel 2000 per l’etichetta “Frame” di Firenze incide come solista “1900” con musiche di Skrjabin, Szymanowski, Mac Dowell e Bartók: questo disco è recensito dalla rivista “Suonare news” come “CD del mese” (dicembre 2001) e dalla rivista “Amadeus” con giudizio “5 stelle” sia artistico che tecnico (dicembre 2001). Nel 2004 pubblica “En plen air” (con musiche di Mendelssohn, Weber, Tausig, Debussy e Bartók) registrato in Israele per il Jerusalem Music Centre.

Giuseppe Albanese ha affiancato alla formazione musicale quella umanistica, diplomandosi al Liceo Classico con il massimo dei voti e laureandosi nel 2003 in Filosofia con il massimo dei voti, la lode e la dignità di stampa (con una tesi sull’ estetica di Liszt nelle Années de pèlerinage). È stato inoltre docente a contratto di Metodologia della Comunicazione Musicale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Messina.

Fonte: Giuseppe Albanese

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“Grandi speranze” di Charles Dickens, Mondadori

Titolo: Grandi speranze

Autore: Charles Dickens

Editore: Mondadori

Anno: 2004

Collana:Oscar classici

Pagine: 672

Prezzo: 10.00 €

ISBN: 978880453439

Traduzione: Caesara Mazzola

Introduttore: Alessandro Monti

La misteriosa fortuna che la sorte assegna all’orfano Pip, il suo altezzoso rifiuto dei vecchi amici, le sventure e le sofferenze che segnano il suo percorso esistenziale verso una consapevole maturità costituiscono la base di un racconto ove il senso di colpa e la violenza si fondono con spunti grotteschi nei quali la commedia assume connotazioni caustiche e crudeli. Dal momento in cui, nelle spettrali paludi del Kent, Pip s’imbatte in Magwitch, un forzato evaso, fino all’ultimo incontro con la bella e cinica Estella che suscita in lui emozioni e turbamenti, la vicenda diventa tanto drammatica quanto affascinante.
Studio dello sviluppo della personalità, è questa l’opera di Dickens in cui più si avverte un approfondimento psicologico che, unito alla raffinata maestria verbale dell’autore, consente di godere fino all’ultima pagina una storia ricca di eventi e di suspense.

Charles Dickens, nato nel 1812 a Portsmouth, trascorre un’infanzia serena fino a quando, per un grave dissesto finanziario, il padre viene imprigionato per debiti. È una tragedia che sconvolge tutta la famiglia: il giovane Charles lascia la scuola per andare a lavorare in una fabbrica, sperimentando le condizioni disumane dei lavoratori di quel tempo.
L’esperienza dura solo sei mesi, ma è un vero inferno e lascerà nel suo animo profonde ferite e ricordi incancellabili.
A venticinque anni è apprendista in uno studio legale, poi cronista e stenografo parlamentare. Intanto comincia a scrivere e nel 1936 pubblica, a puntate settimanali, Il Circolo Pickwick, a cui fanno seguito Le avventure di Oliver Twist, a puntate mensili, e, a distanza di pochi anni, La bottega dell’antiquario, l’ultimo capolavoro, David Copperfield, esce nel 1850. Tutte le sue opere incontrano subito un grandissimo successo, favorito dalle letture pubbliche che l’autore tiene negli Stati Uniti, in Canada, in Italia, a Parigi, in Scozia, in Irlanda. Nel 1867 Dickens comincia ad avere problemi di salute, finché viene colpito da un attacco al cuore che lo stronca nel 1870.

Fonte: Libri Mondadori

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Mortal Kombat – Legacy: Ep. 9: Cyrax & Sektor

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Antartide, storia del continente – introduzione (parte I)

L’esistenza di una vasta terra emersa, la Terra Australis, posta a sud del pianeta con lo scopo di “riequilibrare” la massa delle terre dell’emisfero settentrionale, è un’ipotesi che risale a diversi secoli fa. Secondo Aristotele l’esistenza di una zona fredda a nord del pianeta implicava l’esistenza di una zona altrettanto fredda posta a sud. Il Polo Nord (Arktikos) era posto sotto la costellazione dell’Orsa Maggiore (il termine greco arktos significa orsa) e quindi la terra opposta fu chiamata Antarktikos, Antartide.

Diversi secoli dopo il geografo greco Tolomeo disegnò sulle sue mappe una vasta terra a meridione, all’altezza del 20° parallelo, chiamata Terra Incognita che descrisse come abitata da popoli ricchi; sfortunatamente, secondo le conoscenze dell’epoca, una cintura di fuoco separava l’emisfero settentrionale da quello meridionale, rendendo inaccessibili le parti a meridione.

Nel Medioevo le ipotesi di esistenza di una terra a meridione furono rifiutate come blasfeme, dal momento che la concezione dominante del mondo piatto escludeva la possibilità dell’esistenza di una qualche terra “sull’altro lato”.

Il primo attraversamento dell’Equatore si deve al navigatore portoghese Lopes Gonçalves nel 1473. All’inizio del XVI secolo il francese Binot Paulmier de Gonneville salpò da Honfleur in Normandia diretto verso l’America. Rimasto in balia del vento andò alla deriva in direzione sud, raggiungendo le coste di un paese sconosciuto che descrisse abitato da una popolazione ricca e felice. Tornato in patria affermò di aver trovato la “grande terra Australe”, ma presumibilmente si trattava del Brasile.

Nel 1578 la regina Elisabetta I incaricò Francis Drake di cercare la Terra Incognita. Drake raggiunse Capo Horn, la parte meridionale della Terra del Fuoco dove scoprì il passaggio per il Pacifico (il Canale di Drake), ma non trovò alcun continente sconosciuto.

Nel 1642 l’olandese Abel Tasman salpò dal porto di Batavia alla ricerca del leggendario continente del sud. Nel corso della navigazione scoprì l’isola della Tasmania ed esplorò la costa occidentale della Nuova Zelanda.

Ben presto il mondo occidentale, preso dalla crescita dei traffici commerciali da e verso l’Asia, perse l’interesse nei confronti della Terra Incognita. Nel 1675 il francese Antoine de la Roché durante la navigazione da Lima all’Inghilterra andò alla deriva in una tempesta e scoprì la Georgia del Sud. Al ritorno raccontò di aver avvistato il continente meridionale, ma con ogni probabilità l’avvistamento riguardò i Clerke Rocks situati a circa 50 km a est sud-est della Georgia del Sud. Nel 1699 lo scienziato Edmond Halley intraprese una spedizione alla ricerca della Terra Australis Incognita, e suoi sono i primi avvistamenti registrati di iceberg nell’emisfero australe. Il maltempo e i rischi di collisione con i ghiacci lo costrinsero però ad interrompere le ricerche ed a ritornare verso latitudini più settentrionali.

Il primo navigatore a oltrepassare il 44° parallelo sud fu Jean Baptiste Charles Bouvet de Lozier il 10 dicembre del 1738. Il 1 gennaio del 1739 avvistò terra, un enorme promontorio coperto di neve che ritenne parte di un continente e chiamò Capo della Circoncisione. In realtà fu avvistata quella che in seguitò verrà chiamata Isola Bouvet. L’avvistamento successivo dell’isola risale al 1808, mentre il primo sbarco fu solo nel 1822.

Nel gennaio del 1773 James Cook attraversò per primo il Circolo Polare Antartico. Due anni dopo, nel suo terzo viaggio, scoprì le Isole Sandwich meridionali. Cook circumnavigò il continente senza mai avvistare terra, ma le sue osservazioni sull’enorme numero di foche e balene avvistate provocarono l’arrivo di numerose spedizioni di caccia. I cacciatori erano soprattutto originari del New England ed europei, ed a loro si deve la scoperta di numerose isole.

Fonte: InsideLife – MondoRaro

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“Oggetti d’arte chiamati scarpe” di René F. Caovilla e Alvise Zorzi, Edizioni Biblos

Oggetti d’arte chiamati scarpe

René Caovilla

Edizioni Biblos

180 pp.

EAN: 9788864480060

Data di pubblicazione: 2009

Origine del record: Il copyright dei dati bibliografici e catalografici e delle Immagini fornite è di Informazioni Editoriali I.E. Srl o di chi gliene ha concesso l’autorizzazione. Tutti i diritti sono riservati.

Monografia sulla storia creativa dello stilista René Caovilla: una tradizione, quella calzaturiera che parte dalle origini veneziane dell’antica Arte dei Calegheri, e che arriva alla moderna industria di una famiglia che ha costruito un impero.

Recensione Blitz:

ROMA, 10 GIU – OGGETTI D’ARTE CHIAMATI SCARPE – DI RENE’ CAOVILLA – BIBLOS EDIZIONI – 175 PP – Cosparse di perle e polvere di diamanti, ispirate a dettagli di dipinti famosi e a gioielli antichi, realizzate con gemme naturali e materiali preziosi: sono gli ‘Oggetti d’arte chiamate scarpe’ di Rene’ Fernando Caovilla, le creazioni dell’artigiano, imprenditore calzaturiero di Venezia, raccontate in un volume che ripercorre sessanta anni della sua carriera.

Presentato in questi giorni a Venezia, nell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti a Palazzo Cavalli Franchetti, in concomitanza con la Biennale, il prezioso libro con copertina in seta rossa, titolo e logo della maison incisi in oro, e’ costituito per gran parte dalle immagini fotografiche patinate delle calzature-gioiello di Caovilla, accostate ognuna, alle rispettive fonti d’ispirazione. Una galleria di creazioni di altissima gamma, da red carpet, da custodire religiosamente come oggetti da collezione, che potrebbe essere riduttivo chiamare semplicemente scarpe. Le immagini sono precedute da una lunga prefazione di Alvise Zorzi, che parte dalla ricostruzione storica della tradizione calzaturiera di Venezia, dallo spirito e dal talento degli antichi maestri calegheri (come venivano chiamati i calzolai a Venezia nel 1500), fino ad arrivare alla loro incarnazione del XXI secolo, rappresentata appieno da Rene’ Caovilla appunto.

Il libro racconta la storia professionale di un designer curioso e capace di cogliere l’ispirazione dall’arte e dalla cultura. Come nel caso del bracciale romano del I secolo A.C. conservato nel Museo Archeologico di Napoli, da cui nacque nel 1970 il sandalo con cavigliera a forma di serpente, divenuto simbolo della griffe. E’ la storia di pezzi unici, intrisi di cultura e arte veneziana, dai merletti ai mosaici della Basilica di San Marco, ai dettagli di un dipinto Rinascimentale, fino ai decori di una porcellana Tang.

Da un talismano buddista a un gioiello Deco’. Dai ricami del corpetto di Eleonora da Toledo ritratta da Bronzino, ai collages dei Futuristi. Insomma, il libro racconta la storia d’ amore tra Caovilla e le sue creazioni, amate dai piu’ grandi stilisti, con i quali sono avvenuti incontri durati anche 30 anni, come nel caso di Valentino con cui comincio’ a collaborare negli anni ’70. Segui’ la maison Dior diretta da John Galliano e Chanel con Karl Lagerfeld.

“W Zappatore” di Massimiliano Verdesca, premio Miglior Film Narrativo al Brooklyn Film Festival

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Continua l’impegno di The Family nella produzione di film indipendenti

“W Zappatore” di Massimiliano Verdesca si aggiudica un premio prestigioso al Brooklyn Film Festival

Milano, 16 giugno 2011

E’ stato indubbiamente un trionfo per il film “W Zappatore”, opera prima di Massimiliano Verdesca, al Brooklyn Film Festival conclusosi lo scorso 12 giugno. Il filmato si è, infatti, aggiudicato il riconoscimento più prestigioso della manifestazione, ovvero il premio come Miglior Film Narrativo. Non solo: la commedia ha fruttato, inoltre, il premio di Miglior Attrice a Sandra Milo. La protagonista, infatti, si è calata in maniera particolarmente stupefacente e inconsueta nei panni di una nonna molto moderna, in versione “rock’n’ roll”. Il film, indipendente, alla cui co-produzione ha partecipato anche Stefano Quaglia di The Family, Fourlab e Piero Fedele, è stato prodotto da Rock’n’Dog, Apnea Film e Simon Puccini.

La commedia parla di un giovane, Marcello Zappatore – vero cantante rock amatissimo nel Salento dove è ambientata la storia – che si guadagna da vivere suonando in una band di heavy metal. Il ragazzo però ha un problema: uno strano prurito all’altezza del capezzolo che presto si trasformerà in una vera e propria stigmate. Il suo dilemma è: continuare a suonare la musica di Satana o seguire la parola di Dio? Sì, perché per l’improvvisa comparsa delle stigmate, Zappatore viene cacciato dalla sua band e questa sarà solo una delle tante complicazioni che lo spingeranno a compiere alcune riflessioni e a fare un viaggio accompagnato anche da due attrici straordinarie come Guia Jelo – nei panni della madre – e Sandra Milo.

Stefano Quaglia, executive producer di The Family ha dichiarato: “The Family, oltre a produrre filmati pubblicitari, continua sempre di più a supportare la realizzazione di film di qualità, autoriali e indipendenti perché sono portatori di una ventata nuova di talento e originalità. La co-produzione di questo film ci ha dato molta soddisfazione sia per i premi che si è aggiudicato, sia per la storia straordinaria narrata, per il trattamento delle immagini e per la bravura degli attori che vi hanno recitato. Speriamo che il film adesso continui su questo percorso e riesca ad arrivare anche a un pubblico più vasto. Noi, dal canto nostro, continueremo la nostra opera a supporto di autori talentuosi come Massimiliano Verdesca”.

Il trailer del film è visibile al seguente indirizzo: http://www.wzappatore.com

“Il cielo di Lampedusa” di Hamid Barole Abdu

Il cielo di Lampedusa

Lampedusa,

una notte come tante

notte fonda e chiara

le stelle e la luna

fanno compagnia ad

una nave solitaria

Nel Mare del Mediterraneo

viaggiano senza bussola

giovani solitari

carichi di coraggio

tasche piene di speranza

Nel Mare del Mediterraneo

i coralli ed i pesci

in silenzio riposano

testimoni di un viaggio

verso mete sconosciute

Nel Mare del Mediterraneo

le luci della città timidamente

controllano il silenzio

Lampedusa,

è alba presto

galleggiano in mezzo al mare

frammenti di vita

testimonianze di un viaggio

finito male

oggi non approderà sulle tue sponde

l’onda umana che spesso

si riversa su di te

ma non temere, l’onda ritorna.

Sempre.

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