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Archive for June 18, 2011

Mary Celeste, nave fantasma senza equipaggio

Al giorno d’oggi, tra programmi TV e riviste, sembra che siamo accerchiati dai misteri. La maggior parte di essi non hanno alcun fondamento (persone decedute e poi riapparse nelle “allucinazioni” di qualcuno), altri sono misteri con troppi dubbi per trovare verità (tutte le segnalazioni di UFO?), poi ci sono le leggende impossibili (mostro di Loch Ness?) e quindi ci sono le leggende “vere”, quelle a cui magari è più facile credere, in quanto sono un pezzo di storia. Ad esempio Mary Celeste, una nave canadese costruita in Scozia che fu trovata alla deriva nello stretto di Gibilterra nel 1872. Il mistero sta nel fatto che nella nave di 31 m non fu trovato alcun equipaggio…

Il mistero di Mary Celeste

Siamo nel 1860 e in Nuova Scozia stanno costruendo un brigantino canadese chiamato Amazon. Il brigantino è un tipo di veliero, veloce e snello dotato di due alberi, utilizzato principalmente come nave di scorta oppure, più frequentemente, come nave cargo. Amazon era lungo 31 metri e pesante 282 tonnellate, è considerata una delle navi più sfortunate della storia in quanto nel 1861, durante il viaggio inaugurale, vide morire il suo primo capitano. Poi dopo pochi mesi fu vittima di un incidente nello stretto della manica con un’altra nave.  Nel 1869 fu venduta ad una compagnia americana che la rinominò Mary Celeste.
Nel 1872 inizia il mistero della Mary Celeste. Il 7 novembre salpò da New York con un carico di alcool industriale sotto il comando di Benjamin Briggs, la destinazione era Genova, in Italia. Nella nave vi erano anche sette marinai, la moglie e la figlia del comandante. Dopo quasi 2 mesi, il 4 dicembre fu trovata alla deriva tra le coste portoghesi e le isole azzorre. Il ritrovamento fu fatto da un’altra nave, chiamata Dei Gratia. Alcuni marinai della Dei Gratia decisero di andare sulla Mary Celeste per vedere cosa era successo, ma non trovarono nessuno a bordo, l’equipaggio era totalmente scomparso, misteriosamente.
La nave non era in buone condizioni: vele strappate, stiva piena d’acqua e la bussola rotta, anche se pareva che la nave fosse stata abbandonata intenzionalmente. Riguardo l’alcool, beh, il carico di alcool inizialmente sembrava rimasto intatto ma una volta che fu portata a destinazione (Genova) si scoprì che mancavano 9 barili di alcool. Inoltre mancavano tutte le carte di bordo. Una volta portato a Genova il brigantino fu sequestrato da funzionari inglesi.
La vicenda ovviamente non si è mai conclusa, nulla si è mai saputo dell’equipaggio, nel 1873 furono trovate due scialuppe di salvataggio vicino alla Spagna, una era vuota con una bandiera americana e nell’altra vi erano 5 corpi deceduti che però non furono mai identificati.

Tutte le teorie sulla scomparsa

Le ipotesi riguardanti alieni, mostri marini ed altro sono risultate, ovviamente, improbabili.
La teoria più plausibile può essere dovuta all’alcool. Come le teorie popolari pensavano (e magari anche come tu lettore pensavi finora) l’equipaggio non ha mai bevuto l’alcool che trasportava, causando così tutti i danni e sparendo nel nulla. In realtà si pensa che una piccola uscita di vapori o una piccola fiamma che fuoriusciva dal carico di alcool fece spaventare il comandante, che pensava che il carico fosse sul punto di esplodere. La nave dunque fu evacuata e l’equipaggio morì per fame e sete sulle scialuppe di salvataggio. Nel 2005 lo storico tedesco Eigel Wiese costruì un modello e simulò l’esplosione. Grazie al suo esperimento capì che questa era la teoria più plausibile e spiegò come l’esplosione, che poi avvenne, causò danni solo alla stiva (che infatti fu trovata piena d’acqua) e comunque fu una esplosione contenuta.
Questa è dunque la teoria più accreditata. Ma ce ne sono altre, ad esempio c’è chi dice che ci sia stato un tentativo di rubare il carico della nave da parte dei marinai, che assassinarono il comandante e scapparono sulle scialuppe di salvataggio. Un’altra teoria dice che la colpa è da attribuire ai pirati, ma impossibile dal momento che il carico fu trovato intatto.

Fonti e approfondimenti

La Mary Celeste è uno dei misteri più intriganti nella storia dell’umanità, soprattutto perché esistono tanti documenti storici che ne parlano. Questo articolo è stato ispirato principalmente da Wikipedia, in cui troverai ulteriori approfondimenti. Nel 2001 la BBC ha pubblicato un articolo che parlava della scoperta di altri resti della nave ad Haiti. Secondo molti infatti la nave potrebbe essere naufragata molto prima di raggiungere l’Europa, dove fu portata dalle correnti.

Alberto Ziveri

Fonte: Skimbu

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“Vancouver Riot Kiss”, baci appassionati durante la guerriglia urbana

June 18, 2011 1 comment

Un amore tra le rovine, tra la guerra, tra i disastri umani; questo è quello che rappresenta la nuova immagine del fotografo Richard Lam intitolata”Vancouver Riot Kiss”.
L’immagine, è stata caricata sul web dopo i disordini accaduti nella città canadese dei Canucks, squadra di hockey sconfitta dai Bruins di Boston. Dell’immagine che ha spopolato sul web in poche ore, ne è stata presa anche una frase che la accompagnava in ogni sua condivisione: il condizionale è d’obbigo!

L’immagine in questione è stata anche paragonata ad altre opere simili e di grande valore, anche se il “caso verificato” in essa era molto diverso dalle altre: un bacio steso a terra di due giovani ragazzi mentre si infuriava la guerriglia urbana dopo la finale della Stanley Cup.
Che significato può avere? Lo sport è un gioco, e deve essere considerato come tale! L’amore va sempre al primo posto, sempre!

Fonte: GoLook-Technology.it

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“Countdown To Zero” di Lucy Walker [2010]

June 18, 2011 Leave a comment

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Come imparai a preoccuparmi e a odiare la bomba

La regista Lucy Walker dopo aver aperto il 14° Cinemambiente Environmental Film Festival con il suo formidabile Waste Land, presenta fuori concorso in anteprima italiana il delicato Countdown To Zero, documentario quanto mai attuale sulla questione del nucleare bellico.

A dispetto dei non troppi applausi che gli sono stati riservati a fine proiezione, Countdown To Zero è un lungometraggio d’estremo interesse.

Affrontare un tema già sviscerato centinaia e centinaia di volte non solo dai documentari ma persino dai telegiornali e dai programmi d’approfondimento, non è facile, eppure la Walker riesce a trovare un connubio perfetto di contenuti e forma.

A differenza della maggior parte dei documentari questo film vanta una cura davvero esemplare per la parte visiva, per l’immagine, composta da interviste ma anche da animazioni digitali, panorami e altre inquadrature davvero interessanti inserite in un contesto di costante allerta per lo spettatore grazie a un ottimo montaggio e a un sostegno sonoro di altissimo livello. Il ritmo non cala mai, quindi, un po’ per la bellezza dell’immagine e un po’ per i rumori e i suoni originali che compongono la colonna sonora, impreziosita oltretutto da un bellissimo brano dei Radiohead e da The Fixer dei Pearl Jam che accompagna i titoli di coda.

Persino le interviste non sono rese in maniera banale in questo documentario. Parlano Gorbaciov, Carter, Tony Blair, eppure sono pochi i minuti a loro dedicati. Sicuramente non di più di quelli che vengono destinati agli scienziati o a ex agenti militari che molto sanno sul tema trattato. Inoltre c’è tutta una serie di interviste fatte per la strada a ragazzi, anziani e a una trentina di altre comunissime persone che grazie alla loro ingenua spontaneità [che è quella che abbiamo tutti quanti quando intervistati] sono il vero termometro di angosce, paure e indifferenze del cittadino medio occidentale su questo tema.

« Ogni uomo vive con una spada di Damocle nucleare sulla testa, appesa ai più esili fili che possono essere recisi in ogni momento per caso, per errore o per follia. Le armi della guerra devono essere soppresse prima che esse sopprimano noi. »

Sono le parole pronunciate in un discorso pubblico da John Fitzgerald Kennedy che ritornano quasi ossessivamente sullo schermo durante il film. Caso, errore e follia, ecco i tre veri temi affrontati dalla Walker in relazione alla armi nucleari presenti nel mondo.

Comprare uranio arricchito, fondamentale per la costruzione di un ordigno nucleare, è quasi un gioco da ragazzi nei paesi dell’ex Unione Sovietica, e come se non bastasse farlo entrare negli Stati Uniti o in qualsiasi altro luogo lo è ancora di più! L’uranio infatti, se inserito in un contenitore di piombo non è rilevabile dalle apparecchiature che registrano le variazioni di radioattività nell’ambiente.

Già solo con queste due premesse quante probabilità esistono che la diffusione di queste tecnologie belliche si arrestino? Molto poche.

Se negli anni ’60 c’erano 60mila armi nucleari nel mondo, nel 1985 la cifra era già dimezzata, ma da allora si è stabilizzata su quei valori, con l’aggravante che sono aumentati i paesi che le possiedono.

Sebbene il 96% di queste armi siano ancora in mano degli Usa e della Russia, sempre maggiore è la brama di stati considerati fino a pochi anni fa “minori” di possedere anche loro la propria testata nucleare. Come deterrente per le atre nazioni? Per usarle realmente in qualche attacco? Le ragioni sono molte, ma se nel ’45 solamente gli Usa possedevano la bomba atomica, nel ’49 l’ebbe anche la Russia, nel 52 la Gran Bretagna, nel ’60 la Francia, nel ’64 la Cina, nel ’67 Israele, nel ’74 l’India, nel ’90 il Pakistan e nel 2006 la Corea del Nord. Ora, nel 2011 è stato ormai confermato da più fonti che l’Iran si stia armando in questo senso e se così fosse anche gli stati limitrofi come Egitto e Sudan andrebbero in questa direzione in via cautelativa.

Insomma, saranno anche diminuite le testate ma sono aumentati i paesi che le posseggono e questo è ben più temibile.

Come rimarcano molti degl’illustri intervistati, fin quando esisterà anche una sola testata nucleare, il rischio che questa prima o poi verrà attivata è pressoché certo.

D’altronde molti sono stati i casi nel corso degli anni nei quali si è rischiato di incappare in una guerra mondiale nucleare per colpa delle più banali casualità: un chip guasto che segnalò l’avvenuto attacco missilistico da parte della Russia, un funzionario russo che nel ‘95 si scordò di segnalare ai superiori la presenza di missili scientifici americani in acque russe e che rischiò di attivare il contrattacco nucleare russo. Ci fu persino uno stormo di uccelli che fece scattare la procedura d’attivazione missilistica poi, fortunatamente, revocata.

Dalla sua prima presentazione al festival di Cannes del 2010, Countdown To Zero ha ricevuto moltissimi consensi e persino qualche dissenso in relazione al suo catastrofismo che vede come unica soluzione possibile l’eliminazione di tutte le armi nucleari al mondo.

Non commento, ma vi porgo una domanda: voi vi sentireste più sicuri con o senza la presenza di anche solo un ordigno nucleare pronto a scattare in qualsiasi parte del globo terrestre?

Basti pensare che una bomba atomica grande come un pompelmo sarebbe in grado di radere completamente al suolo mezza New York…
A mio avviso questo documentario non è né catastrofistico bensì allarmistico, con il merito di risvegliare in ognuno di noi quel senso di appartenenza alla Terra e a ciò che ci circonda che porta a un immediato rifiuto di qualsiasi [superflua] arma, soprattutto se di quest’entità.

Countdown To Zero uscirà il prossimo 24 giugno in Gran Bretagna, ma in Italia il 12 e 13 giugno si voterà un referendum che fra le questioni in causa proporrà al cittadino la scelta se essere favorevoli o meno alla produzione di energia nucleare nel nostro paese. Lucy Walker saprebbe cosa votare…

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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Francesco Piemontesi

Nato a Locarno nel 1983, Francesco comincia a suonare il pianoforte all’età di quattro anni. Dopo studi con Nora Doallo, si trasferice ad Hannover, dove prosegue la sua formazione alla Hochschule für Musik und Theater con Arie Vardi, ricevendo nel contempo preziosi consigli da parte di Alfred Brendel, Cécile Ousset, Murray Perahia, Mitsuko Uchida e Alexis Weissenberg.

Francesco ha ricevuto importanti premi e riconoscimenti tra cui al Reine Elisabeth di Bruxelles, e al Borletti-Buitoni di Londra. Nel settembre 2009 viene nominato “New Generation Artist” dalla BBC di Londra.

Ha tenuto concerti in Europa, Stati Uniti ed in Asia, partecipando ai Proms di Londra, Schleswig-Holstein Musikfestival, City of London Festival, Progetto Martha Argerich, ai Festival di Cheltenham, Ludwigsburg, Bad Kissingen, della Rheingau, della Ruhr e della Roque d’Anthéron.

Si è esibito inoltre alla Filarmonia di Berlino, al Carnegie Hall di New York, al Musikverein di Vienna, alla Suntory Hall di Tokyo.

Come solista ha collaborato con la BBC Symphony Orchestra, la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, l’Israel Philharmonic Orchestra, l’Orchestra Filarmonica di Monte Carlo, l’Orchestra Sinfonica di Praga, la Osaka Philharmonic, l’Orchestra Nazionale Belga, i Tonkünstler di Vienna, la Scottish Chamber Orchestra, il Musikkollegium di Winterthur e con le orchestre da camera di Vienna Zurigo e di Losanna, producendosi con direttori quali Jiri Belohlavek, Sakari Oramo, Lawrence Foster, Mikhail Pletnev, Vassily Petrenko, Christoph Poppen, Thierry Fischer, Eiji Oue e Bruno Weil.

Oltre a ciò, svolge pure un’intensa attività cameristica accanto a musicisti quali Yuri Bashmet, Renaud e Gautier Capuçon, Daniel Müller-Schott, Emmanuel Pahud, Heinrich Schiff, Jörg Widmann ed il quartetto Ebène.

Nelle prossime stagioni Francesco suonerà con la London Philharmonic Orchestra, NHK Symphony Orchestra, l’Orchestre de la Suisse Romande, Sinfonia Varsovia, la Liverpool Philharmonic, Orchestre National de Lille, Bournemouth Symphony, Northern Sinfonia, e una tournée con Zubin Mehta e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Suonerà inoltre in recital alla Wigmore Hall di Londra, al Concertgebouw di Amsterdam, e al Festival di Lucerna

Francesco ha inciso per EMI Classics e per Claves.

Fonte: Francesco Piemontesi

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“Una virtù vacillante” di Mishima Yukio, Giulio Einaudi Editore

Una virtù vacillante – Mishima Yukio

2009
ET Scrittori
pp. 138
€ 10,00
ISBN 9788806194277

Traduzione di Lydia Origlia

Il ritratto vivido e avvincente di una giovane donna che, annoiata dalla monotonia del matrimonio, si abbandona all’amore per un giovane, trasgredendo ogni regola e rinascendo nell’anarchia dell’eros, fino alla catarsi finale.

Pubblicato a puntate nel 1957, Una virtú vacillante ebbe un successo tale in Giappone che «vacillare» divenne sinonimo di «cedere alla tentazione dell’adulterio». Protagonista del romanzo è la sensuale Setsuko, una giovane signora della borghesia medio-alta di Tokyo, che, intrappolata in un matrimonio di convenienza, si ribella a ogni forma di moralità e si abbandona tra le braccia di un affascinante conoscente.
Mishima analizza la giovane e bella Setsuko con la spietatezza di un entomologo, descrivendo con maestria il conflitto che la tormenta tra istinto ed etica, tra sentimento e razionalità, il misterioso e indomabile anelito a un amore travolgente, totale, eterno fino alla scoperta dell’ineluttabile verità: l’amante è simile al marito e alla gran parte degli uomini, strutturalmente incapaci di corrispondere all’assolutezza dell’amore femminile.

Fonte: Giulio Einaudi Editore

“La progenie” di Guillermo Del Toro e Chuck Hogan, Mondadori

La progenie – Guillermo Del Toro, Chuck Hogan

Editore: Mondadori

Anno: 2011

Collana:Omnibus

Pagine: 408

Prezzo: 5.00 €

ISBN: 978880461204

Traduzione: Gaetano Luigi Staffilano

Un Boeing 777 atterra all’aeroporto di New York e rimane immobile sulla pista. Si sospetta un attentato terroristico, ma quando le forze speciali salgono a bordo si trovano invece di fronte a una scena agghiacciante: sembra che tutti gli occupanti dell’aereo siano morti senza una ragione comprensibile. Eph Goodweather, dell’Ente prevenzione malattie infettive, e la sua collega Nora Martinez esaminano i cadaveri; qualunque ne sia stata la causa, la morte deve averli colti di sorpresa.
La notizia dell’accaduto arriva fino ad Abraham Setrakian, un anziano ex professore, l’unico in grado di capire la situazione. L’uomo riconosce in quel fatto inspiegabile l’evento a lungo atteso a cui si è preparato per tutta la vita… Si tratta di un morbo dagli effetti letali, la cui diffusione nelle strade di Manhattan dà inizio a uno scontro in cui gli umani diventano il cibo di misteriosi esseri soprannaturali. Con l’aiuto di Setrakian, Eph dovrà cercare di fermare il contagio e salvare la città prima che sia troppo tardi…
Guillermo Del Toro e Chuck Hogan rinnovano gli schemi del genere horror, facendo dellaProgenie un romanzo ad alta tensione visionaria che ci trascina nel cuore di un’epica battaglia tra bene e male, vita e morte, umano e disumano.

Guillermo Del Toro (Guadalajara – Messico, 9 ottobre 1964) ha debuttato come regista nel 1993 con il film Cronos. Dopo questo ha diretto MimicLa spina del diavoloBlade IIHellboy,Hellboy – The Golden Army e Il labirinto del fauno, che ha vinto tre premi Oscar. Attualmente sta lavorando alle riprese di Lo Hobbit, il prequel di Il Signore degli anelli.

Fonte: Libri Mondadori

“Baccini canta Tenco”, premio Enriquez Sirolo 2011

“BACCINI CANTA TENCO”…

Premio ENRIQUEZ SIROLO 2011 come miglior tour dell’anno

“Baccini canta Tenco” vince il premio Enriquez Sirolo 2011 come miglior tour dell’anno. La commissione ha assegnato a Francesco Baccini il riconoscimento – per la sezione “comunicazione musicale”, categoria “canzone d’autore di impegno”  – per  “aver saputo omaggiare, con grande stile e personalità, l’opera di Luigi Tenco e per averci restituito un grande comunicatore di impegno”.

Il premio Enriquez Sirolo viene assegnato ogni anno a coloro che tra registi, attori, cantanti, ballerini, musicisti, giornalisti, scrittori, artisti, e personaggi della comunicazione  si sono particolarmente distinti nella stagione 2010-2011, o nella loro carriera, per un teatro, un cinema , una tv, una musica, una editoria e una comunicazione di impegno sociale e civile.

“Sono molto contento e onorato di ricevere questo premio – ha affermato Francesco Baccini –  soprattutto dopo averne letta la motivazione. Far conoscere l’opera di Tenco nella sua complessità era quello che volevamo fare, e sapere di esserci riusciti ci riempie di gioia e anche di orgoglio. Continueremo a portare Luigi a spasso nei teatri per molto tempo ancora”.

A ringraziare il cantautore genovese sono stati, nelle settimane scorse, anche gli eredi del cantautore di Ricaldone che hanno più volte assistito allo spettacolo.  “Ringraziamo Francesco Baccini e tutto lo staff che ha realizzato questo spettacolo – si legge in un messaggio che porta la firma di Graziella, Patrizia e Giuseppe Tenco –  in quanto rappresenta un viaggio emozionante nell’intera produzione artistica di Luigi, e che ne esalta l’estrema attualità, dalle canzoni più conosciute a quelle raramente eseguite, fatto che riteniamo importante per trasmettere, anche alle nuove generazioni, l’opera e l’impegno di Luigi, che non ha scritto solo canzoni d’amore”.

La cerimonia ufficiale di consegna del premio Enriquez Sirolo 2011 si terrà il 28 agosto presso il Teatro Comunale Cortesi di Sirolo, in provincia di Ancona.

Tra i premiati degli anni scorsi Giorgio Albertazzi, Gianfranco De Bosio, Ferruccio Soleri, Umberto Orsini, Umberto Ceriani, Emanuele Luzzati, Elisabetta Pozzi, Paolo Graziosi, Adriana Innocenti, Ascanio Celestini, Maddalena Crippa, Serena Sinigaglia, Claudio Di Scanno, Paolo Mazzarelli, Renato Gabrielli, Susanna Costaglione, Manuel Ferreira, Massimo Bubola, Rosalino Cellamare (Ron), Stefano Bollani, Maria Paiato, Mariano Rigillo, Carlo Molfese, Raoul Bova, Antonio Forcione, Andrea Zuppini, Mario Gelardi, Roberto Saviano, Valeria Paniccia, Silvia Siravo, Ivana Monti, Franco Cerri, Gigi Cifarelli, Carlo Molfese, Marco Poeta, Lella Costa, Moni Ovadia, Renzo Martinelli, Stefano Reali, Glauco Mauri, Roberto Sturno, Angelo Manzotti, Rai Fiction, Lando Buzzanca, Rubbettino Editore, Tony Sperandeo, Soccorso Clown, Giuseppe Manfridi, Leo Gullotta, Rita Maffei, Pamela Villoresi, Laura Aprati, Enrico Fierro, Armando Corsi, ecc.

VIDEO: E se ci diranno – Milano, Teatro Smeraldo: http://youtu.be/T-0nUIf7aFo

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“Il Circolo Pickwick” di Charles Dickens, Mondadori

Titolo: Il Circolo Pickwick

Autore: Charles Dickens

Editore: Mondadori

Anno: 2003

Collana:Oscar grandi classici

Pagine: 1066

Prezzo: 16.00 €

ISBN: 978880452045

Traduzione: Frida Ballini

Introduttore: Gilbert Keith Chesterton

Pubblicato nel 1836-37 da un autore poco più che venticinquenne, Il Circolo Pickwick è un capolavoro assoluto dell’umorismo, che riscosse fin dal suo primo apparire uno strepitoso successo. La trama, intessuta di innumerevoli episodi, è poco più che un pretesto per mettere in scena una miriade di personaggi, tra cui rimane indelebile nella memoria il protagonista Pickwick, con la sua faccia tonda come una luna piena e la sua meravigliosa, infantile, gioiosa ingenuità.

Charles Dickens, nato nel 1812 a Portsmouth, trascorre un’infanzia serena fino a quando, per un grave dissesto finanziario, il padre viene imprigionato per debiti. È una tragedia che sconvolge tutta la famiglia: il giovane Charles lascia la scuola per andare a lavorare in una fabbrica, sperimentando le condizioni disumane dei lavoratori di quel tempo.
L’esperienza dura solo sei mesi, ma è un vero inferno e lascerà nel suo animo profonde ferite e ricordi incancellabili.
A venticinque anni è apprendista in uno studio legale, poi cronista e stenografo parlamentare. Intanto comincia a scrivere e nel 1936 pubblica, a puntate settimanali, Il Circolo Pickwick, a cui fanno seguito Le avventure di Oliver Twist, a puntate mensili, e, a distanza di pochi anni, La bottega dell’antiquario, l’ultimo capolavoro, David Copperfield, esce nel 1850. Tutte le sue opere incontrano subito un grandissimo successo, favorito dalle letture pubbliche che l’autore tiene negli Stati Uniti, in Canada, in Italia, a Parigi, in Scozia, in Irlanda. Nel 1867 Dickens comincia ad avere problemi di salute, finché viene colpito da un attacco al cuore che lo stronca nel 1870.

Fonte: Libri Mondadori

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Sol-Art, la materia dell’idea

Le opere di Albano Aniballi in mostra. L’arte contemporanea si diffonde in campagna. Secondo appuntamento con la rassegna Sol-Art: mostra personale di Albano Aniballi “La materia dell’idea”

Senigallia – Sol-Art (Alternative space for art exhibitions), giunge al suo secondo appuntamento presentando “La materia dell’idea”, mostra personale di Albano Aniballi che sarà inaugurata domenica 19 giugno alle ore 18.30, presso il Solea albergo di Campagna di Ripe in collaborazione con la Galleria Gherardi 30 di Senigallia.

Questa esposizione sarà l’occasione per ammirare in una location inconsueta, lontana dai musei e dalle gallerie d’arte, il lavoro dell’artista marchigiano: quasi 20 opere che rintracciano tutto il suo percorso artistico dal 2000 ad oggi potranno essere ammirate nella splendida cornice della country house.

Albano Aniballi, oggi docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha percorso i suoi anni giovanili ad Urbino esercitandosi nell’ “arte del fare” con straordinaria creatività ripercorrendo la storia dell’umanità attraverso le capacità acquisite e una profonda sensibilità.

Nel linguaggio artistico di Aniballi il “fare” è inteso come preparare e costruire con mano, come scrive Maurizio Cesarini nel testo del catalogo: “La sua opera vive di scarti esecutivi, di costruzione e decostruzione della materia”, da qui il titolo della mostra “La materia dell’idea”, dove la manualità artigianale, intesa nel senso più alto del termine è in primo piano e la pittura si congiunge con il segno. Gli elementi sono mescolati dall’artista demiurgo che si spinge oltre i limiti e i confini delle tavole ampliandone le possibili combinazioni.

Ogni opera di Albano Aniballi ha un assetto formale ben costruito e determinato, con un aurea quasi sacrale, soprattutto nei lavori dove l’artista inserisce degli oggetti all’interno delle tavole stesse. Questi oggetti-ricordo sono racchiusi in nicchie e inseriti all’interno dell’opera stessa, restituendo un senso antico dal sapore archeologico.

Ogni segno grafico è ben definito ed equilibrato e vive di vita propria, dove il disegno conserva una distaccata identità rispetto alla pittura.

Guardando la serie di opere esposte al Solea di Ripe, il visitatore riuscirà ad esplorare le possibilità della materia e rimarrà incantato dalla poesia degli oggetti parti integranti di ogni opera.

Questo secondo evento della rassegna Sol-art, è dedicato dunque alla pittura e alla materia, proponendo ancora una volta una mostra personale di un’artista marchigiano, un’eccellenza nel panorama dell’arte contemporanea.

La mostra resterà visibile fino al 31 luglio, tutti i giorni dalle 10 alle 20. Ingresso libero.

Info: Per informazioni: Galleria Gherardi30 info@gherardi30.it tel/fax +39 329/0410598 – oppure Solea Albergo di Campagna tel/fax +39.071.7958455 – info@soleahotel.com

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