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Archive for June 16, 2011

Laura Marzadori

Laura Marzadori, nata a Bologna nel 1989, è tra le migliori promesse violinistiche di livello internazionale del nostro Paese.
Fin da giovanissima si è imposta all’attenzione del pubblico e della critica, conquistando i massimi riconoscimenti in numerosi concorsi tra i quali la Rassegna Nazionale “Andrea Amati” di Cremona (presidente di giuria Salvatore Accardo),  il Premio Nazionale delle Arti di Roma (presidente di giuria Uto Ughi) , il Concorso Internazionale Postacchini di Fermo e vincendo nel 2005 il più importante concorso violinistico d’Italia: il Premio “Città di Vittorio Veneto”. Laura Marzadori, che nell’occasione si è aggiudicata anche il premio Gulli per la migliore esecuzione di Mozart, è la più giovane vincitrice del Concorso dalla fondazione.
Già a 17 anni Salvatore Accardo la definì uno dei maggiori astri nascenti del panorama violinistico internazionale.
Si è esibita in numerosi concerti sia in Italia che all’estero (Stati Uniti, Spagna, Austria, Repubblica Ceca, Ucraina, Germania, Svizzera, Turchia, fino in Sud America, in Uruguay e al Teatro Coliseum di Buenos Aires in Argentina). Da solista ha già collaborato con importanti direttori esibendosi con orchestre quali la Filarmonica Toscanini, l’Orchestra del Regio di Parma, l’Orchestra Regionale Toscana, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana e l’Orchestra Regionale di Roma e del Lazio con la quale ha riscosso grande successo al CRR Konser Salonu di Instanbul e all’auditorium Parco delle Musica di Roma con il Concerto N° 1 di Paganini. In questa stessa sede si era già esibita nel Dicembre 2006 nel Concerto della Solidarietà promosso dal Ministero per i Beni Culturali e ripreso da RAI TV.
Si dedica anche alla musica da camera, suonando in formazioni cameristiche con musicisti quali Salvatore Accardo, Pavel Berman, Rocco Filippini, Bruno Canino, Antonio Meneses, Antony Pay e Bruno Giuranna (con il quale ha recentemente eseguito le bachiane Variazioni Goldberg nella versione dello stesso Giuranna per violino, viola e violoncello).
Diplomatasi con lode e menzione speciale al Conservatorio Martini di Bologna, ha studiato e continua a perfezionarsi con prestigiosi insegnanti: con Marco Fornaciari, con Pavel Berman  presso l’Accademia Incontri col Maestro di Imola e con Salvatore Accardo all’Accademia Stauffer di Cremona e alla Chigiana di Siena, dove ha ricevuto per due anni consecutivi il Diploma d’Onore riservato ai migliori allievi. Ha seguito inoltre una corso di perfezionamento con Giuliano Carmignola nell’ambito delle attività dell’Orchestra Mozart. Nell’ultimo anno ha partecipato a numerose masterclass col celebre Maestro Zakar Bron.
Suona un violino Gian Battista Rogeri del 1701 di proprietà della Fondazione Pro Canale.

Fonte: Studiomusica

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Libera nos a mala

Racconti di vita. Ma che vita, c’è da dire. Il titolo, che già dice tutto e, forse, è un peccato (e il termine cade a cecio, come si dice) è: “Sex and the Vatican, viaggio segreto nel regno dei casti”, edito da Piemme. Succulenta promessa di chissà quali torbidi talari, il libro è nato da un’inchiesa che vede coinvolti dei sacerdoti in festini gay a Roma, qualche mese fa. L’autore è Carmelo Abbate, che è stato una sorta di “infiltrato” in situazioni in cui i rappresentanti della chiesa non è che ci facciano un gran bella figura, considerato, poi, quanto santa madre chiesa va predicando.
Carmelo Abbate ha raccolto dati, dialoghi, testimonianze di sacerdoti e suore di ogni nazionalità che si dividono tra via della Conciliazione (Rione Borgo, Vaticano) e la movida romana. Una bella gatta da pelare, per il Vaticano. Suore e seminaristi sembrano condurre, praticamente, una doppia vita sia etero che omosessuale. Sacerdoti che manifestano il loro disagio o che abbandonano la tonaca, fin troppo attratti dal “peccato”, dalla vita “fuori” dal mondo ovattato e rigido della religione. E ci sono pure alti prelati rimasti impigliati in retate anti prostituzione e aborti clandestini per liberarsi dei cosiddetti “figli della colpa”.
Il libro sta provocando molto rumore e si aspetta la reazione delle alte sfere del Vaticano. Che certe cose esistessero, un pò lo sospettavamo tutti. Le condivamo con un pò di fantasia (sempre inferiore alla realtà, per certi versi) e ci dicevamo che la chiesa, in realtà, ha sempre fatto finta di non vedere e di non sentire. Certo, mettere tutto nero su bianco e darlo in pasto al mondo con tale risonanza, ha messo il Vaticano di fronte alle sue responsabilità.
Molti anni fa si mormorava, ricordo, di suore e di frati. Di tunnel sotterranei che univano conventi e monasteri e di “frutti della colpa” ritrovati ad anni di distanza, sepolti proprio vicino questi tunnel. All’epoca credevo fosse soltanto una pia (!) leggenda, ora penso proprio che, pure se con qualche esagerazione, sia tutto vero…
La chiesa non ne esce bene, dagli scandali che la stanno travolgendo. Forse, mi azzardo a dire, dovrebbe fare quella che i comunisti di un tempo chiamavano “autocritica”. Dovrebbe rivedere le sue finalità e gli strumenti di cui si serve. Dovrebbe pensare che la castità è una scelta, è vero, ma che il fatto di essere sposati o di essere omosessuali non preclude la possibilità di aiutare il prossimo. Certo tutti i preti pedofili che hanno insozzato la tonaca che indossano e la reputazione della chiesa, non hanno certo operato per il bene, non hanno certo aiutato il prossimo. Credo siano molto, ma molto più esecrabili di quanto hanno vissuto e vivono l’amore come un sentimento a tutto tondo. Del resto è stato lo stesso Cristo a dire che le prostitute ci avrebbero preceduti nel regno dei cieli. Negare l’amore come forza della vita “asessuata”, quindi erga omnes, come direbbero i latini, significa anche negare l’impegno e la missione delle persone di buona volontà che nell’ambito religioso operano onestamente.
L’amore non ha confini e non può essere ristretto in un ambito solamente. L’amore è ricco di sfumature. Non può essere comandato, comprato, venduto, barattato, castrato. Di fronte ai tanti scandali che la chiesa ha “offerto” ai fedeli ed anche a coloro che fedeli non sono, bisogna seriamente che essa prenda il famoso attimo di riflessione. Magari con un pò di cenere sul capo, che non guasta. Molte persone hanno avuto la vita e la psiche danneggiati da coloro dei quali si fidano, da quelli che dovevano essere degli educatori, persone “sicure” alle quali padri e madri affidavano i loro figli. Magari per far far loro i chierichetti, il doposcuola.
Di fronte a questa vergogna senza fine, di fronte a pontefici e alti prelati che questa vergogna hanno sempre coperto con la complicità di governi compiacenti, la chiesa non ha scusanti e non c’è perdono che tenga. Quelle vittime porteranno sempre, incisa profondamente nell’anima, la ferita della vergogna. Non si può negare per sempre. Non si può negare la verità, perchè la verità è più forte di qualunque potere umano. Come l’amore, del resto.

Fonte: I Giardini di Adone

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“Sex and the Vatican” di Carmelo Abbate, Edizioni Piemme

Titolo: Sex and the Vatican

Autore: Carmelo Abbate

Collana: Saggistica

Pagine: 420

Data di pubblicazione: aprile 2011

ISBN 978-88-566-1867-9

Parte dal racconto di una festa molto speciale, e da un’inchiesta che ha catturato l’attenzione dei media di tutto il mondo – da Newsweek alWashington Post, dalla Cbs al Guardian, dallaBbc a France 2, da El Mundo alla Pravda, fino alla tv iraniana – questo viaggio segreto nel Regno dei Casti. Un’inattaccabile indagine daundercover reporter che ha avuto enorme eco e ha provocato la reazione del Vaticano, che con una nota ufficiale del Vicariato di Roma ha invitato i preti coinvolti a «uscire allo scoperto».

Proprio in quei giorni caldi, Carmelo Abbate continuava il suo lavoro da “infiltrato”, un lavoro che si è protratto per diversi mesi e dalla Città Eterna si è allargato a molte altre città italiane, e quindi oltre confine. Il risultato è un reportage ricco di rivelazioni, dialoghi serrati, dati, incontri segreti, testimonianze, a volte dolenti, spesso sconcertanti.

Sacerdoti di ogni nazionalità che si dividono tra le stanze di via della Conciliazione e la movida della Roma by night. Preti dalla doppia vita. Esperienze di escort e chat. Seminaristi e suore che vivono di nascosto la propria sessualità, sia etero che omosessuale. Il problema dei figli dei sacerdoti e delle loro madri, che hanno inviato a papa Benedetto XVI un documento segreto per raccontare la loro difficile condizione. Sacerdoti che testimoniano il loro disagio, o che hanno scelto di gettare la tonaca alle ortiche. L’ossessione sessuofobica e l’«invincibile richiamo del peccato». Prelati rimasti invischiati nelle retate anti-prostituzione. Storie di aborti clandestini e richieste di adozioni per liberarsi dei “frutti del peccato”. E poi soldi, tanti, per comprare il silenzio delle amanti o per accompagnare la crescita di bambini “scomodi”.Un’inchiesta documentata, esclusiva, esplosiva.

Carmelo Abbate – Ha condotto numerose inchieste sul campo, in particolare riguardo a temi sociali. Ha fatto importanti reportage sul caporalato, sulle morti sul lavoro, sul fenomeno dell’immigrazione in Italia, sulla sanità. Si è finto marocchino e curdo per raccontare, tra vessazioni e paura, l’inferno del lavoro nero in Puglia e in Sicilia. Si è finto medico, spalancando le porte di reparti, pronto soccorso, sale operatorie, per documentare inquietanti episodi di malasanità negli ospedali del Sud. Nel settembre 2010 il suo reportage da prima pagina Le notti brave dei preti gay, pubblicato dal settimanalePanorama, ha fatto il giro del mondo.
Per Piemme ha pubblicato con successoBabilonia (2010). Sex and the Vatican esce in contemporanea anche in Francia, per i tipi di Michel Lafon.

Fonte: Edizioni Piemme

Gorgo

La cronaca, negli ultimi tempi, è fitta di episodi drammatici. Aggressioni, omicidi per questioni familiari, scomparse, suicidi drammatici. Viene la depressione solo a farsi un giro tra le pagine dei quotidiani. Dicono che bisogna tenersi informati sulle notizie “dall’Italia e dal mondo”, ma vien voglia solo di chiudere le pagine, spegnere la radio e cercare di vivere la vita senza ammantarsi del cupo mantello della disperazione.
Comunque, dal momento che viviamo in una sorta di villaggio globale che fa invidia al tanto vituperato (e a ragione) Grande Fratello, quello che fa il mio vicino interessa anche me. Più che interessarmi, può coinvolgermi e può anche arrivare a cambiarmi la vita. Perchè se il vicino decide di suicidarsi, per esempio, asfissiandosi con il gas piuttosto che andando a buttarsi in qualche fiume, c’è il rischio che a rimetterci le penne ci sia anche io, che di suicidarmi non ho la benchè minima intenzione. Qualcuno li chiama danni collaterali. Io li chiamo, piuttosto, uno smisurato egoismo ed una esecrabile leggerezza. Il suicidio non dovrebbe mai includere l’omicidio. Vuoi suicidarti? Bene, fallo da solo, non trascinare nessuno con te. Che c’entra gente innocente la cui unica colpa è abitare, casomai, nel tuo stesso condominio?
E vogliamo, poi, parlare di quelli che, presi da chissà quale raptus (va di moda, ultimamente, sia farsi prendere dal raptus che parlarne, di raptus) prima uccidono familiari o innamorati/e (di solito a lasciarci le penne sono per lo più le donne, però) e poi – sempre per il raptus, anche se qualcuno accenna al rimorso, questo sconosciuto – si uccidono o tentano di farlo. Sarebbe, forse, meglio che facessero prima quest’azione “preventiva”. Così si eviterebbero morti inutili. E si eviterebbe di tirare in ballo il rimorso che, con quest’esplosione di istinto bestiale, c’entra assai poco, temo.
Ultimamente c’è un proliferare preoccupante di omicidi-suicidi. Liti violente scoppiano in drammi familiari sempre più spesso. E’ come se si fosse ottusamente presi nella spirale dell’incomprensione ad oltranza. Figli che uccidono i padri e/o le madri e viceversa. Incomprensioni, questioni di soldi, malattie psichiche… Un disagio diffuso, il segnale di allarme che nella società in cui viviamo ci sono troppe cose che non vanno. Troppi valori cancellati, spazzati via da un uso infame e deleterio del potere. Da un malinteso senso di onnipotenza. Troppi sogni che si infrangono sugli scogli di difficoltà sempre più palesi, sempre più dure da superare. Sembra non essere più il tempo dei sogni e delle speranze. E quando non si hanno né gli uni né le altre, la vita diventa un peso ingombrante. Quando non si può avere ciò che si desidera, lo si distrugge. Non c’è più la consapevolezza di essere ben altro che esseri istintivi e primitivi. Ci si lascia andare. E basta. Quel che viene, viene. Di questo stato di cose molti, in alte sfere, hanno una pesante responsabilità. Dovrebbero essere chiamati alla sbarra della storia per essere giudicati. Ma, lo sappiamo un pò tutti, questo non avverrà mai. Costoro moriranno nei loro letti a tarda età, circondati dagli agi che hanno negato agli altri, impuniti e arroganti come il primo giorno che hanno sbattuto il loro potere in faccia alla storia.

Fonte: I Giardini di Adone

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“La caduta” di Guillermo Del Toro e Chuck Hogan, Mondadori

La caduta – Guillermo Del Toro, Chuck Hogan

Editore: Mondadori

Anno: 2011

Collana:Omnibus

Pagine: 312

Prezzo: 17.50 €

ISBN: 978880461133

Dopo che a bordo di un Boeing 777 atterrato all’aeroporto di New York sono stati ritrovati dei cadaveri infettati da un misterioso virus letale, si scatena nella metropoli una terribile pandemia che si estende velocemente negli Stati Uniti mettendo in pericolo il mondo intero.
A distanza di qualche settimana a New York regna il caos: le persone spariscono, i negozi vengono saccheggiati e l’esodo di massa dalla città sembra inarrestabile, mentre il sottosuolo brulica di creature assetate di sangue. È scoppiata la guerra tra vampiri del vecchio e del nuovo mondo per il controllo totale degli esseri umani, rendendo questi ultimi ancora più deboli e vulnerabili. Abraham Setrakian, l’anziano professore sopravvissuto allo scontro con il capo dei vampiri, il Padrone, nonostante le precarie condizioni di salute continua a guidare il piccolo gruppo di resistenza composto dagli scienziati Ephraim Goodweather – capo dell’Ente controllo e prevenzione malattie infettive, la cui ex moglie Kelly è entrata a far parte dello schieramento avversario e cerca di reclutare il figlio Zack – e Nora Martinez, oltre al disinfestatore Vasiliy Fet. Ma potrebbe essere troppo tardi. L’unica speranza di salvare l’umanità, ancora ignara del destino a cui sta andando incontro, consiste nell’uccidere il Padrone e il suo complice Eldritch Palmer, uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, disposto a tutto pur di ottenere l’immortalità. Nessun mezzo sembra però essere efficace, e il professore e i suoi compagni scopriranno ben presto di non essere gli unici a combattere il Padrone.
Secondo episodio della trilogia “Nocturna” dopo La progenie, La caduta è un thriller avvincente e cinematografico, ricco di azione e suspense, che conferma le notevoli doti dei due autori di intrattenitori del grande pubblico.

Guillermo Del Toro (Guadalajara – Messico, 9 ottobre 1964) ha debuttato come regista nel 1993 con il film Cronos. Dopo questo ha diretto MimicLa spina del diavoloBlade IIHellboy,Hellboy – The Golden Army e Il labirinto del fauno, che ha vinto tre premi Oscar. Attualmente sta lavorando alle riprese di Lo Hobbit, il prequel di Il Signore degli anelli.

Fonte: Libri Mondadori

“Lo sconosciuto” di Aldo Palazzeschi

Lo sconosciuto

L’hai veduto passare stasera?

L’ho visto.

Lo vedesti ieri sera?

Lo vidi, lo vedo ogni sera.

Ti guarda?

Non guarda da lato

soltanto egli guarda laggiù,

laggiù dove il cielo incomincia

e finisce la terra, laggiù

nella riga di luce

che lascia il tramonto.

E dopo il tramonto egli passa.

Solo?

Solo.

Vestito?

Di nero è sempre vestito di nero.

Ma dove si sosta?

A quale capanna?

A quale palazzo?

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“Le lettere di Alyzée” di Giulio Poli, Sangel Edizioni

Titolo: Le lettere di Alyzée

Autore: Giulio Poli

Codice: 9788897040170

€12,90

Un romanzo avvincente. Una storia cruda e dura di pedofilia, in una città tranquilla e in un mondo insospettabile. Un romanzo pieno di rabbia verso una realtà assurda contro cui si sta facendo ancora troppo poco. Una donna forte che cerca con ogni mezzo di portare un po` di ordine.

Background Questo libro descrive una serie di crimini, uno dei quali è un delitto di cui si deve trovare il colpevole. Un giallo insomma. Il nucleo centrale, o l’involucro esterno se si preferisce, è sicuramente questo. Ma c’è molto di più, perché è stato ispirato da una serie di fatti, realmente accaduti, che hanno costellato la cronaca recente. Un paio d’anni fa, quando ho cominciato a scriverlo, si era verificata un’escalation di episodi di violenza contro le donne. Più di recente, è alla ribalta la questione della pedofilia, che in verità fa parte del nostro quotidiano più di quanto osiamo immaginare. In generale, a me pare che entrambe queste manifestazioni aberranti dell’essere umano siano solo apparentemente legate al sesso, che ne è il mezzo. In realtà sono legate al potere. A monte, in entrambi i casi, si evidenzia un processo di reificazione. Lo stupratore, il pedofilo non fanno che affermare il proprio potere su un soggetto che reputano più debole, con la complicità – apparentemente negata, ma sostanzialmente presente –di un contesto culturale spesso condiscendente. Il grido di ribellione contro la mercificazione del corpo femminile sa ormai di femminismo démodé, mentre invece l’idea che ci si possa vendere in cambio di favori di qualsiasi genere è generalmente ammessa e sostanzialmente accettata. Siamo tutti pronti a dire che la pedofilia è una cosa orribile, ma poiché il più delle volte gli abusi avvengono nelle famiglie, si tende a considerarli un fatto privato, certamente da reprimere, ma del quale sfugge la devastante influenza sul tessuto della società. Stupri e molestie sono, per chi ne è vittima, irreversibili. Modificano per sempre la percezione dei legami umani, la possibilità di viverli pienamente e naturalmente, inducono a dubitare di tutti, ingenerano un processo di diffidenza e timore nei confronti dei propri simili che distrugge le fondamenta su cui si basa la convivenza sociale. Impedisce o distrugge i rapporti normali tra i sessi, rende precari i legami affettivi, ostacola i ruoli educativi, tende talvolta a perpetuarsi trasformando le stesse vittime in carnefici. Avendo però alla base una visione degenerata del potere, si sposa con la degenerazione della politica, ormai asservita a logiche di tipo economico. Se il sesso diventa un mezzo di potere, come il denaro, e se denaro e sesso danno il potere, la politica è finita, e ciò che resta è una guerra di tutti contro tutti. Ne fanno le spese le giovani generazioni, ma anche quella di chi, giovane negli anni Ottanta, è stato abbagliato dal luccichio delle promesse di ricchezza facile, dello yuppismo e del potere politico come mezzo per vivere più agiati e comodi. Questi, direi, sono i punti essenziali del romanzo. A margine, ma non troppo, vi si trova anche una riflessione sulla verità e sul dolore. La prima, che spesso mitizziamo e consideriamo il rimedio assoluto ad ogni male, è un problema per un politico-che non deve dirla- come per la vittima di un abuso, che non può dirla -anche se dovrebbe- per timore delle conseguenze. Il secondo, compagno inevitabile di ogni esistenza umana, viene spesso confuso con il male, perché quest’ultimo lo provoca. Ma il male, pur essendo potente, ha un limite. A volte in se stesso, come si vede nelle vicende dei malvagi che costellano questo libro. A volte perché, come fanno le donne coraggiose della vicenda, qualcuno gli si oppone, a costo di qualunque sacrificio. Forse chi ama i gialli troverà approssimativa la vicenda narrata qui, e sarà infastidito dalle riflessioni dei personaggi sui temi che ho esposto prima. Chi invece cerca riflessioni di carattere esistenziale sarà forse disturbato dalla presenza di un delitto da risolvere. Spero di trovare la comprensione di entrambi, e che non vada a vuoto nessuno dei colpi, a volte decisamente duri, che ho tirato in queste pagine. Volevo che la trama fosse avvincente, che ci fossero spunti di riflessione, ma soprattutto che si innescasse nei lettori, come si è innescato in me quando ho deciso di scrivere questo libro, uno scatto di ribellione contro una realtà assurda che accettiamo più di quanto possiamo immaginare. Il testo, proprio per questo, trasuda rabbia. Ma scrivere è l’unica forma onesta di ribellione che conosco.

Giulio Poli

Giulio Poli è nato ad Aosta, dove vive e lavora, nel 1965. È sposato con Giuliana e hanno un figlio. Laureato il lettere moderne, insegna materie letterarie al Liceo Scientifico “E. Bèrard”della sua città. Giornalista pubblicista, collabora stabilmente con il settimanale locale “Corriere della Valle”. Nel 2002, per la casa editrice Le Château, ha scritto il saggio storico Félix Orsières, un prete scomodo nella Valle d’Aosta dell’Ottocento, dedicato ad una singolare figura di sacerdote progressista. Per la stessa casa editrice ha collaborato nel 2004 al volume Il Comune di Aosta: figure, istituzioni, eventi in sei secoli di storia, vincitore del premio Willien, occupandosi del periodo compreso fra la Restaurazione e l’unità d’Italia. Nello stesso anno un suo racconto, Bookcrossing, è stato menzionato dalla giuria, presieduta dallo storico Alessandro Barbero, ed è stato inserito nel volume Incontri in biblioteca, pubblicato per un concorso letterario nazionale bandito dalla biblioteca di Donnas (AO) e dalla case editrice valdostana Stylos. Nel 2008 ha pubblicato il suo primo romanzo, Il furto dell’Apocalisse, edizioni Edicom. Appassionato cicloturista, nel 2007 ha raggiunto Roma da Aosta in bicicletta. Cintura nera di aikido, ama la letteratura, lo sport all’aperto, la fotografia, il cinema.

Fonte: Sangel Edizioni

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“Er gatto, er cane” di Carlo Alberto Salustri, Trilussa

Er gatto, er cane

Un Gatto soriano
diceva a un Barbone.
Nun porto rispetto
nemmanco ar padrone,
perché a l’occasione
je sgraffto la mano;
ma tu che lo lecchi
te becchi le botte.
Te mena, te sfotte,
te mette in catena
cor muso rinchiuso
e un cerchio cor bollo
sull’osso der collo.
Seconno la moda
te taja li ricci,
te spunta la coda…
Che belli capricci!
Io, guarda. so’ un gatto,
so’ ladro, lo dico:
ma a me nun s’azzarda
de famme ‘ste cose.
Er Cane rispose.
Ma io… je so’ amico!

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Ghiacciai dello Stelvio, superficie ridimensionata negli ultimi 50 anni

La superficie dei ghiacciai dello Stelvio si è ridotta del 40% negli ultimi 50 anni. Gli studi sono stati prodotti su di un campione significativo di ghiacciai alpini. La causa come al solito sono i cambiamenti climatici e secondo lo studio del progetto Share Stelvio, c’è stata una brusca accelerazione dello scioglimento in particolare dagli anni ‘90 ad oggi. Il progetto è nato ed è stato condotto in collaborazione con il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), il Comitato EV-K2-CNR, l’Università ed il Politecnico di Milano. La Coordinatrice del progetto, Guglielmina Diolaiuti, ha dichiarato: “Dall’analisi delle immagini – prosegue Diolaiuti – abbiamo scoperto che i ghiacci si sono ritirati del 39,9%, con una perdita di superficie pari a 20 chilometri quadrati. La riduzione non è stata uniforme nel tempo – precisa – ma ha visto un’accelerazione negli ultimi decenni: nel periodo 2003-2007, ad esempio, si sono persi in media 0,69 chilometri quadrati di ghiaccio all’anno contro gli 0,24 persi annualmente nel periodo 1954-1981”.

Carla Liberatore

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“Il principe granchio” di Italo Calvino

Il principe granchio

Una volta c’era un pescatore che non riusciva mai a pescare abbastanza da comprare la polenta per la sua famigliola. Un giorno, tirando le reti, sentì un peso da non poterlo sollevare, tira e tira ed era un granchio così grosso che non bastavano due occhi per vederlo tutto. – Oh, che pesca ho fatto, stavolta! Potessi comprarmici la polenta per i miei bambini!
Tornò a casa col granchio in spalla, e disse alla moglie di mettere la pentola al fuoco che sarebbe tornato con la polenta. E andò a portare il granchio al palazzo del Re.
– Sacra Maestà, – disse al Re, – Sono venuto a vedere se mi fa la grazia di comprarmi questo granchio. Mia moglie ha messo la pentola al fuoco ma non ho i soldi per comprare la polenta.
Rispose il Re: – Ma cosa vuoi che me ne faccia di un granchio? Non puoi andarlo a vendere a qualcun altro? In quel momento entrò la figlia del Re: – Oh che bel granchio, che bel granchio! Papà mio, compramelo, compramelo, ti prego. Lo metteremo nella peschiera insieme con i cefali e le orate.
Questa figlia del Re aveva la passione dei pesci e se ne stava delle ore seduta sull’orlo della peschiera in giardino, a guardare i cefali e le orate che nuotavano. Il padre non vedeva che per i suoi occhi e la contentò. Il pescatore mise il granchio nella peschiera e ricevette una borsa di monete d’oro che bastava a dar polenta per un mese ai suoi figlioli.
La Principessa non si stancava mai di guardare quel granchio e non s’allontanava mai dalla peschiera. Aveva imparato tutto di lui, delle abitudini che aveva, e sapeva anche che da mezzogiorno alle tre spariva e non si sapeva dove andasse. Un giorno la figlia del Re era lì a contemplare il suo granchio, quando sentì suonare la campanella. S’affaccio al balcone e c’era un povero vagabondo che chiedeva la carità. Gli butto una borsa di monete d’oro, ma il vagabondo non fu lesto a prenderla al volo e gli cadde in un fosso. Il vagabondo scese nel fosso per cercarla, si cacciò sott’acqua e si mise a nuotare. Il fosso comunicava con la peschiera del Re attraverso un canale sotterraneo che continuava fino a chissà dove. Seguitando a nuotare sott’acqua, il vagabondo si trovò in una bella vasca, in mezzo a una gran sala sotterranea tappezzata di tendaggi, e con una tavola imbandita. Il vagabondo uscì dalla vasca e si nascose dietro i tendaggi. A mezzogiorno in punto, nel mezzo della vasca spuntò fuori dall’acqua una Fata seduta sulla schiena d’un granchio. La Fata e il granchio saltarono nella sala, la Fata toccò il granchio con la sua bacchetta, e dalla scorza del granchio uscì fuori un bel giovane. Il giovane si sedette a tavola, la Fata batté la bacchetta, e nei piatti comparvero le vivande e nelle bottiglie il vino. Quando il giovane ebbe mangiato e bevuto, tornò nella scorza di granchio, la Fata lo toccò con la bacchetta e il granchio la riprese in groppa, s’immerse nella vasca e scomparve con lei sott’acqua.
Allora il vagabondo uscì da dietro ai tendaggi, si tuffò anche lui nella vasca e nuotando sott’acqua andò a sbucare nella peschiera del Re. La figlia del Re che era lì a guardare i suoi pesci, vide affiorare la testa del vagabondo e disse: – Oh: cosa fate voi qui?
– Taccia, padroncina, – le disse il vagabondo, – ho da raccontarle una cosa meravigliosa -. Uscì fuori e le raccontò tutto.
– Adesso capisco dove va il granchio da mezzogiorno alle tre! – disse la figlia del Re. – Bene, domani a mezzogiorno andremo insieme a vedere.
Così l’indomani, nuotando per il canale sotterraneo, dalla peschiera arrivarono alla sala e si nascosero tutti e due dietro i tendaggi.
Ed ecco che a mezzogiorno spunta fuori la Fata in groppa al granchio. La Fata batte la bacchetta e dalla scorza di granchio esce fuori il bel giovane e va a mangiare. Alla Principessa, se il granchio già le piaceva, il giovane uscito dal granchio le piaceva ancora di più, e subito se ne senti innamorata.
E vedendo che vicino a lei giaceva la scorza del granchio vuota, ci si caccio dentro, senza farsi vedere da nessuno.
Quando il giovane rientrò nella scorza di granchio ci trovò dentro quella bella ragazza. – Cos’ hai fatto? – le disse, sottovoce, – se la Fata se n’accorge ci fa morire tutt’e due.
– Ma io voglio liberarti dall’incantesimo! – gli disse, anche lei pianissimo, la figlia del Re. – Insegnami cosa devo fare.
– Non è possibile, – disse il giovane. – Per liberarmi ci vorrebbe una ragazza che m’amasse e fosse pronta a morire per me.
La Principessa disse: – Sono io quella ragazza!
Intanto che si svolgeva questo dialogo dentro la scorza del granchio, la Fata si era seduta in groppa, e il giovane manovrando le zampe del granchio come al solito, la trasportava per le vie sotterranee verso il mare aperto, senza che essa sospettasse che insieme a lui era nascosta la figlia del Re. Lasciata la Fata e tornando a nuotare verso la peschiera, il Principe – perché era un Principe – spiegava alla sua innamorata, stretti insieme dentro la scorza del granchio, cosa doveva fare per liberarlo: – Devi andare su uno scoglio in riva al mare e metterti a suonare e cantare. La Fata va matta per la musica e uscirà dal mare a ascoltarti e ti dirà: “Suoni, bella giovane, mi piace tanto”. E tu risponderai: “Sì che suono, basta che lei mi dia quel fiore che ha in testa”. Quando avrai quel fiore in mano, sarò libero, perché quel fiore è la mia vita.
Intanto il granchio era tornato alla peschiera e lasciò uscire dalla scorza la figlia del Re. Il vagabondo era rinuotato via per conto suo e, non trovando più la Principessa, pensava d’essersi messo in un bel guaio, ma la giovane ricomparve fuori dalla peschiera, e lo ringraziò e compensò lautamente. Poi andò dal padre e gli disse che voleva imparare la musica e il canto. Il Re, che la contentava in tutto, mandò a chiamare i più gran musici e cantanti a darle lezioni.
Appena ebbe imparato, la figlia disse al Re: – Papà, ho voglia di andare a suonare il violino su uno scoglio in riva al mare.
– Su uno scoglio in riva al mare? Sei matta? – ma come al solito la accontentò, e la mandò con le sue otto damigelle vestite di bianco. Per prevenire qualsiasi pericolo, la fece seguire da lontano da un po’ di truppa armata.
Seduta su uno scoglio, con le sue otto damigelle vestite di bianco, la figlia del Re suonava il violino. E dalle onde venne su la Fata. – Come suona bene! – le disse. – Suoni, suoni che mi piace tanto!
La figlia del Re le disse: – Sì che suono, basta che lei mi regali quel fiore che porta in testa, perché io vado matta per i fiori.
– Glielo darò se lei è capace di andare a prenderlo dove lo butto.
– E io ci andrò, – e si mise a suonare e cantare. Quando ebbe finito, disse: – Adesso mi dia il fiore.
– Eccolo, – disse la Fata e lo buttò in mare, più lontano che poteva.
La Principessa lo vide galleggiare tra le onde, si tuffò e si mise a nuotare. – Padroncina, padroncina! Aiuto, aiuto! – gridarono le otto damigelle ritte sugli scogli coi veli bianchi al vento. Ma la Principessa nuotava, nuotava, scompariva tra le onde e tornava a galla, e già dubitava di poter raggiungere il fiore quando un’ondata glielo portò proprio in mano.
In quel momento sentì una voce sotto di lei che diceva: – Mi hai ridato la vita e sarai la mia sposa. Ora non aver paura: sono sotto di te e ti trasporterò io a riva. Ma non dire niente a nessuno, neanche a tuo padre. Io devo andare ad avvertire i miei genitori ed entro ventiquattr’ore verrò a chiedere la tua mano.
– Sì, sì, ho capito, – lei gli rispose, soltanto, perché non aveva più fiato, mentre il granchio sott’acqua la trasportava verso riva.
Cosi, tornata a casa la Principessa disse al Re che s’era tanto divertita, e nient’altro.
L’indomani alle tre, si sente un rullo di tamburi, uno squillo di trombe, uno scalpitio di cavalli: si presenta un maggiordomo ad dire che il figlio del suo Re domanda udienza.
Il Principe fece al Re regolare domanda della mano della Principessa e poi raccontò tutta la storia. Il Re ci restò un po’ male perché era all’oscuro di tutto; chiamò la figlia e questa arrivò correndo e si buttò nelle braccia del Principe: – Questo è il mio sposo, questo è il mio sposo! – e il Re capì che non c’era altro da fare che combinare le nozze al più presto.

(Venezia)

da Fiabe Italiane di Italo Calvino

 

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